UE si o UE no? Euro si o Euro no? Di: Giacomo Fiaschi

Le ragioni di due no. Tondi tondi.

L’Euro brucia?

Da almeno una ventina d’anni queste due questioni sono il cavallo di battaglia di due schieramenti politici opposti. Il primo, che mette insieme, come nella strana coppia, le fasce più estreme di destra e di sinistra, per il doppio no magari con opposte motivazioni, e il secondo che unisce in un raggruppamento maggioritario le truppe cammellate di quel centrismo che ambisce da sempre a conquistare il maggior consenso sia di sinistra che di destra, per un doppio si.

Pur nella diversità dei schieramenti, tanto all’esterno quanto al loro interno, c’è tuttavia un fattore unificante, un tessuto connettivo fortissimo che conferisce a tutti e a ciascuno quell’italianità capace di creare un insieme generato da una comune essenza, da un condiviso modo di essere.

Questo comune fattore identitario si riassume con questo lemma: “si ma, no ma, si se no se”, noto anche per la sua celeberrima variante “ma anche” di veltroniana memoria.

Considerato in casa un valore aggiunto della politica, questo fattore identitario è visto come il fumo negli occhi al di là delle Alpi, dove i distinguo sui temi importanti sono presi in considerazione solo se riferiti ad elementi essenziali, realmente dirimenti riguardo allo stabilire l’esatta natura di un fenomeno. Quando, al contrario, i se e i ma sono tirati fuori per giustificare una serie di eccezioni alle regole per legittimare una scappatoia che ne consenta l’elusione, allora i nostri vicini di casa fiutano aria di truffa, di furberia, di scaltrezza levantina e diventano cattivi.

E i burocrati della UE, che restano quello che sono, ovvero grigi burocrati, hanno pure ragione. Perché se una norma viene accettata e firmata allora a quella norma ci si deve attenere. Punto e basta. Tirar fuori i se e i ma dopo, e non prima, quando era il momento di farlo, non è da persone serie, ma da imbroglioni.

Ed è così che ci vedono oltralpe. Un popolo di imbroglioni.

La UE, come giustamente osserva qualcuno, è un sistema di standard economico-sociali che ha come scopo quello di uniformare i paesi membri sotto una serie di aspetti riguardanti sia la pubblica amministrazione sia i comportamenti dei cittadini e delle imprese (nel pagare le tasse, nel rispettare una serie di norme a tutela della salute e della sicurezza nelle case e nelle fabbriche e laboratori…).

Questi standard sono il fondamento sul quale si basa tutta l’architettura della Unione Europea.

I rispetto delle regole è, dunque fondamentale, e chi non le rispetta mette a rischio la casa comune.

Non è così difficile da comprendere.

E non è che noi italiani non si comprenda. Anzi. Lo abbiamo compreso talmente bene che abbiamo trovato subito il verso di esercitare quella virtù che s’impara sin dalle scuole elementari e che ci rende singolari, unici in Europa, praticamente imbattibili. E’ una virtù nella quale ci riesce difficile competere solo con i nostri vicini nordafricani, che in questo campo meriterebbero, se esistesse, un premio Nobel per omnia saecula saeculorum. Parlo della furbizia. Ossia di quella attitudine spirituale, che ha radici nell’essere, e pertanto non eradicabile pena la perdita ineluttabile dell’identità, oserei dire di quel gene italico che fa del nostro DNA un unicum in Europa, e che consiste nel trovare sempre il modo per scansare gli obblighi, per eludere ogni norma, per svicolare da qualsiasi percorso che comporti la rinuncia ad afferrare al volo ogni possibile vantaggio, soprattutto se a discapito degli interessi altrui, condizione che ne amplifica il valore.

Non possiamo farci nulla. E’ più forte di noi.

Anche perché, in Italia, se non fai il furbo passi immediatamente nella categoria dei fessi.

Tertium non datur. La normalità non fa parte dell’esistere italiano. Non che sia inutile, intendiamoci. Anzi, come concetto è utilissimo. Prezioso. Come lo è il numero zero nella teoria degli insiemi: rappresenta la cardinalità dell’insieme vuoto.

Ed ecco il vero motivo per cui l’adesione dell’Italia alla Unione Europea e all’Euro è catastrofica: perché è contro natura.

Chiedere a noi italiani di estirpare la furbizia per sostituirla con l’intelligenza è come chiedere di fare a meno del parmigiano per sostituirlo con il parmesan americano. Vogliamo scherzare?

Quelli che in passato hanno tentato di farlo o sono espatriati come Leonardo, o sono stati relegati in un cantuccio come Machiavelli, o son finiti morti ammazzati o si sono ammazzati da sé.

L’Italia sta bene per conto suo, fuori da qualsiasi club e da ogni alleanza. Nel suo isolamento troverà il modo per cavarsela sempre e per un semplice motivo: perché è un mosaico, un laboratorio incredibile di etnie diverse, di furbi che s’ingannano a vicenda neutralizzando in tal modo ogni effetto letale della furbizia.

Se resteremo italiani rinunciando a star per forza e contro natura nella UE non rischiamo nulla. Anzi saremo più sicuri di sempre. Perché dal nostro laboratorio continueremo a fornire al resto d’Europa ciò di cui l’Europa ha più bisogno: quella genialità nel trovare soluzioni inimmaginabili, quella straordinaria creatività nella arti e nelle scienze che rischiamo di perdere per sempre per questa fìsima di voler essere diversi da quello che siamo sempre stati dalla notte dei tempi: un insieme di persone diverse, che parlano una ventina di lingue diverse, che mangiano un pane diverso da una città a un’altra, che riescono a vivere insieme nel territorio ingovernabile di quella straordinaria, meravigliosa curiosa espressione geografica unica al mondo che si chiama Italia.