Quell’ultima sigaretta Di: Massimo Cecchi

 

“…Mentre scrivo, cose assurde forse, accendo l’ennesima sigaretta della giornata, anche questa è dipendenza, ma accendendola penso che so di poterla spegnere, che a pochi metri da me mi aspetta una famiglia, il mio cane, i miei gatti, le mie abitudini ma penso anche, in contrapposizione, quante volte ho pensato di poter farla finita con i problemi, ma avevo qualcuno, avevo a chi aggrapparmi, quasi tutti abbiamo a chi aggrapparci, ma chi non ce l’ha?…” M.Cecchi («Quell’ultima sigaretta. Di: Massimo Cecchi» è apparso il giorno 12 maggio 2014  alle ore 23:11 sul Prato nel Mondo, http://ilpuntodiprato.altervista.org/)

ultima sigaretta

“… MI è tornato in mente quell’articolo che per lui era il fiore all’occhiello. Il racconto di “quell’ultima sigaretta”: storia di un tossicodipendente morto d’overdose un anno fa, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia, a partire dal dono di una coperta e di qualche sigaretta.Mi raccontava che quello era il suo articolo più letto ed io sono andato a leggerlo solo oggi, di ritorno del suo funerale. E’ un articolo bellissimo, pieno di carità, di umanità…” F.Fedi“Massimo Cecchi, l’ultimo saluto”Scritto il  by 


Ciao. Prato-Ne avevo parlato da queste pagine, ne avevo parlato di quel giovane che dormiva su una coperta davanti alla farmacia comunale di San Paolo, una sera particolarmente fredda tornai a casa e gli portai una coperta, non aveva neppure quella. Da quel giorno siamo diventati ”Amici” come si può diventare amici di un personaggio così. Da quella sera mi aspettava, aspettava che io portassi fuori il mio cane, sempre tardissimo o prestissimo secondo cosa si intenda per le due del mattino, e sempre mi chiedeva, aggiungendo un “per piacere”, una sigaretta, a me non ha mai chiesto di più, solo una sigaretta. Sono venuto a sapere, più tardi dal nostro primo incontro, che era tossicodipendente ma ciò non mi ha creato nessuna repulsione come era avvenuto a molti nel quartiere. Le dipendenze sono dipendenze non si combattono sentendosi soli, non si combattono con le cure imposte, si combattono quando esiste una ragione per farlo, una ragione sola, forse la più stupida immaginabile, ma una ragione. Ebbi modo di incontrarlo anche in centro, nel corso mentre con il Consigliere comunale Paradiso stavamo parlando, lui riconoscendomi mi salutò e con una sorta di riserva mi chiese una sigaretta, gli detti quelle che avevo, sapevo di poterle ricomprare e dunque ero tranquillo. E’ stata l’ultima volta che ci siano parlati. Ho avuto ancora modo di vederlo ridotto a dormire su dei cartoni steso su una panchina dei giardinetti vicino a casa mia, ma appunto dormiva e non mi chiese l’ultima sigaretta. Alcuni giorni fa un overdose da cui fu salvato dal pronto intervento di un autoambulanza, rifiutò il ricovero, lo fanno tutti. Nel frattempo è stato scacciato dal luogo dove dormiva dove in effetti aveva creato un gran sudicio, oggi mi hanno detto che è stato trovato ancora in overdose in piazza del mercato nuovo, questa volta non tornerà a chiedermi una sigaretta, è morto, è morto come forse aveva sempre vissuto, steso sull’asfalto. So che molti di voi, amici lettori, in questo momento starete pensando, “l’ha voluto lui, un drogato in meno.” Ma le dipendenze sono dure da combattere come sono facili da acquisire, un attimo di debolezza, un po’ di depressione, la solitudine, portano alle volte alle scelte più stupide e a ciò che più si avvicina al suicidio, alla fuga, alla speranza di trovare nell’oblio, sia questo alcolico o dovuto a droghe, un po’ di pace dentro e alla base sempre e soltanto paura e solitudine. Mentre scrivo, cose assurde forse, accendo l’ennesima sigaretta della giornata, anche questa è dipendenza, ma accendendola penso che so di poterla spegnere, che a pochi metri da me mi aspetta una famiglia, il mio cane, i miei gatti, le mie abitudini ma penso anche, in contrapposizione, quante volte ho pensato di poter farla finita con i problemi, ma avevo qualcuno, avevo a chi aggrapparmi, quasi tutti abbiamo a chi aggrapparci, ma chi non ce l’ha? Bene è facile che si trovi a morire su quell’asfalto che da sempre è stata la sua casa. Comunque anche stasera porterò con me un pacchetto con tre o quattro sigarette per ricordare uno dei fantasmi della nostra città, anche questa è un’illusione ma serve a vivere

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