PRATO, STORIE DI SCHIAVI E DI APPROFITTATORI Di: Ernesto Ravagli

GRAZIE ALLA SINISTRA, PRENDE CAMPO LO SCHIAVISMO ISTITUZIONALE

NERI, LAVORATORI GRATIS, NEGLI ORTI DI ROSSI DEL FUTURO.

NERI, LAVORATORI GRATIS E FONTE DI GUADAGNO PER TANTI AMICI DELLA SINISTRA

In passato ci siamo dovuti sorbire le tante panzane  sul volontariato come leva per favorire l’inserimento dei soggetti che si trovano presso i centri di accoglienza della città. Ci siamo sorbiti le solite scene di conferenza stampa dove enti e soggetti no profit, ci venivano a decantare i loro mille propositi di quelle convenzioni tra loro siglate per impiegare le lunghe giornate dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale che si trovano nei Centri di accoglienza di Prato.

Le facce e i nomi erano sempre gli stessi: Caritas, Arci solidarietà Prato, Cooperativa sociale 22 onlus, Consorzio Astir, Cooperativa sociale Pane&Rose, Asm… le solite organizzazioni di volontariato e del terzo settore, che ci vengono presentati come soggetti intenti ad aiutare i migranti ad inserirsi nella società anche attraverso lo svolgimento di attività di volontariato, lasciandoci credere che queste attività avrebbero avuto un effetto positivo per il miglioramento delle loro competenze di socializzazione, alfabetizzazione, integrazione…

Tradotto: baggianate senza senso. Soprattutto perchè l’unica cosa certa di queste “convenzioni” è che girano soldi, anche tanti, che vengono elargiti senza alcuno vero controllo e soprattutto se quando si dice contro, si intende andare poi a verificare questi soldi che fine fanno per davvero e se a distanza di tempo questi abbiano dato o meno dei risultati apprezzabili.

Dunque, chi sono questi migranti inseriti nella società per fare attività di volontariato? Dove sono? Che cosa hanno fatto? Che cosa stano facendo adesso? Si sono integrati? Sono persone che vivono, lavorano e pagano le tasse come dei qualsiasi altri cittadini?

Più volte, anche per bocca di membri della Giunta, abbiamo ascoltato che questi migranti non hanno fatto rientro nei luoghi dove erano ospitati. sono persone di cui si sono perse le tracce. E dove sono finiti? Non si sa. C’è solo da aspettare che qualche pattuglia, vedendoli girovagare senza meta da qualche parte, faccia loro richiesta di documenti e scopra che da migranti o richiedenti asilo che erano, adesso altro non sono diventati che girovaghi clandestini.

Nel frattempo si continua a spendere ancora, come se non ci fosse un domani. Così si viene a sapere che la gara pubblica per l’affidamento dei servizi di accoglienza, dove il Comune di Prato è l’ente capofila del progetto territoriale che vede la partecipazione di tutti i Comuni della Provincia e l’Asl, è una roba da circa 12 Milioni di Euro  per gestire l’arrivo di altri 240 migranti da suddividere in 6 unità, da 40 posti ciascuno, sparse sul territorio.

Ancora una volta i nomi e le facce sono sempre gli stessi . Si parla di ARCI regionale e Cooperativa Pane e Rose, già a vario titolo impegnati nella gestione di ben 800 presenze da tempo distribuite sul territorio comunale.

Dunque soldi, soldi, soldi e ancora soldi, come se non ci fosse un domani, mentre i dileguamenti nel nulla si moltiplicano, finendo per essere carne da dare in pasto a sfruttatori e caporali. Perchè il vagabondare senza meta è fatto anche di mettersi a disposizione di chi offre una qualche possibilità di lavoro, che senza documenti e da clandestini, non può essere che al nero. Che si tratti di andare a raccogliere pomodori o di infilarsi in qualche tintoria gestita da cinesi.

E così anche Prato, la nostra città, da il suo particolare contributo in quelle storie di schiavi e di approfittatori, che sono il vero motore di questa immigrazione e dei forti guadagni dei tanti benemeriti che ci sguazzano con sommo piacere.