“… La DC prendeva quattrini dagli USA e il PCI dall’Unione Sovietica. Poi cadde il muro di Berlino, l’Unione Sovieticà si disunì, gli Americani non sapevano più che farsene della DC e i quattrini non bastavano più…” G. Fiaschi

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PD story.

Allora, proviamo a raccontarla in questo modo.

C’erano una volta in Italia il PCI (Partito Comunista Italiano) e la DC (Democrazia Cristiana), due partiti populisti secondo alcuni e popolari o nazional-popolari secondo altri.

Insieme facevano circa il 60% di raccolta dei voti degli italiani del dopoguerra. La DC al governo insieme con due o tre o quattro partiti minori che servivano a far finta che ci fosse una democrazia, e il PCI all’opposizione con tutti gli altri a reggere il moccolo.

La DC prendeva quattrini dagli USA e il PCI dall’Unione Sovietica.

Poi cadde il muro di Berlino, l’Unione Sovieticà si disunì, gli Americani non sapevano più che farsene della DC e i quattrini non bastavano più. A quel punto la DC cominciò ad autofinanziarsi prendendo mazzette dalle ditte alle quali faceva avere gli appalti dei lavori pubblici. Il PCI le andò dietro con le cooperative rosse e i partiti minori si dettero da fare nelle amministrazioni locali.

Un giorno a Milano la magistratura decise di prendere il posto della politica e fece scoppiare un casino.

Da lì caddero tutti e si scoprì che il più pulito aveva la rogna.

Per evitare di andare tutti in galera furono mandati al macero il PCI e la DC con la tecnica della Bad-Co e della New-Co.

Nacquero partiti nuovi, dal nome furbetto, falso ingenuo e bambinesco. Gli elettori sulla scheda videro l’asinello, l’ulivo, la quercia e persino la margheritina. La cabina elettorale si trasformò in asilo infantile.

Poi un televisionar-palazzinaro milanese, che usando la politica aveva fatto affari giganteschi, decise di “scendere in campo” per salvare il suo impero, rimasto orfano di mamma politica travolta dalla ruspa giudiziaria due anni prima. E stravinse con un partito dal nome ammiccante alla nazionale di giuoco del pallone, vero collante della società italica.

A quel punto i protagonisti dell’inciucio dietro le quinte democristian-comunista d’un tempo ebbero l’idea di uscire allo scoperto e nacque il condominio politico che fu battezzato Partito Democratico. Obiettivo: arrivare al 40% e diventare il partito pigliatutto.

Ma fu un disastro e il suo primo presidente si dimise.

Il PD fu affidato a un presidente ad interim poi ad uno di garanzia e infine ad un segretario che cadde vittima delle primarie aperte che videro vincere un giovanotto che voleva rottamare tutto.

Poi il giovanotto fu rottamato dagli elettori che bocciarono il suo progetto di rottamazione della costituzione e nel condominio targato PD scoppiò il bordellone.

L’Italia, nel frattempo era scivolata lentamente in un mare di merda.

Fine della storia.