VITTIME DEL SALVA-BANCHE/ TRUFFATI E CENSURATI Di: Giovanni Donzelli (FdI)

“… Per i risparmiatori truffati dal provvedimento del governo noto come “Salva-banche”, ora, è persino a rischio il sacrosanto diritto di manifestare…” G.Donzelli

Per i risparmiatori truffati dal provvedimento del governo noto come “Salva-banche”, ora, è persino a rischio il sacrosanto diritto di manifestare.

E’ inquietante l’episodio accaduto a un pullman proveniente da Arezzo, sul quale tra l’altro viaggiavano molti anziani (non pericolosi sovversivi) e diretto alla manifestazione di risparmiatori regolarmente autorizzata e annunciata. Sono stati fermati senza apparente motivazione poco prima di entrare a Roma e tenuto bloccato per 40 minuti. A renderlo noto la Presidente dell’Associazione vittime del Salva-banche Letizia Giorgianni, in un post su Facebook.

Solidarietà ai risparmiatori truffati e grazie a Letizia Giorgianni per il lavoro, anche di denuncia, che sta facendo. Ha ragione lei: questi sono segnali molto brutti.

TAV FIORENTINA/ Il buon senso chiede di chiudere subito il progetto Di: Comitato NO TUNNEL TAV Firenze

La spada di Damocle dei tunnel TAV pende sempre sulla città

PRESTO E BENE……..

COMUNICATO STAMPA – Firenze, 3 ottobre 2017

Il buon senso chiede di chiudere subito il progetto

Ancora in questi giorni un articolo di Massimo Vanni ci parla del rinvio dell’inizio dello scavo dei tunnel del Passante TAV fiorentino.  Il giornalista si chiede se dietro questi continui rinvii non ci siano decisioni politiche non manifeste che vorrebbero abbandonare il progetto.
Il Comitato No Tunnel TAV si chiede cosa si aspetti a chiudere definitivamente questo progetto che non può andare avanti; ha così tante magagne ed errori progettuali che non può essere realizzato, è di una inutilità così alta da sfiorare il ridicolo.
Il Comitato ritiene, tra l’altro, che ormai siamo in una lunghissima campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 2018 e tutti sanno, anche se non lo vogliono dire, che i costi elettorali dell’inizio dello scavo sarebbero salatissimi per chi, come il Presidente della Regione Enrico Rossi, ha fatto le barricate per portare avanti i lavori.
A questo punto qualcuno deve trovare il coraggio di dire “ci siamo sbagliati”, chiudere con questo progetto che non serve a nulla. I problemi sono molti e anche quelli sulle terre di scavo sono lontani dall’essere risolti nonostante la deregolamentazione fatta negli ultimi anni.
La richiesta del Ministero dell’Ambiente di ulteriori approfondimenti dimostrano che i problemi delle terre di scavo sono importanti, che l’idea progettuale di conferirle in un programma di ripristino ambientale a Cavriglia è stato un grave errore e nemmeno la deregolamentazione avvenuta in questi anni è stata sufficiente a dare il via libera allo scavo.
Il Comitato si chiede anche come potrebbe essere gestito il conferimento delle terre prodotte dalla fresa; queste terre al momento della loro produzione non sono utilizzabili, sono sostanzialmente e praticamente RIFIUTI, difficili da trasportare perché allo stato semiliquido. Queste terre, fino alla loro essiccamento e degradazione degli additivi, andrebbero trattati come rifiuti. Viene ovviamente da chiedersi se il loro trasporto è previsto con le norme più stringenti per i rifiuti, perché questi potrebbero essere irregolarmente smaltiti (è già successo proprio con le terre TAV di Firenze), se il luogo dei siti di stoccaggio a Santa Barbara ha i requisiti urbanistici per ospitare una discarica.
Ci si dimentica comunque che le terre TAV fiorentine non sarebbero solo contaminate da additivi degradabili, ma anche dai materiali plastici utilizzati e dagli oli minerali che sempre vengono dispersi in queste lavorazioni (è bene ricordare la scandalosa vicenda delle terre della linea Firenze Bologna).
Insomma il Comitato chiede solo un po’ di buon senso; a questo punto saper dire “scusate ci siamo sbagliati” sarà sempre meglio che affondare nel ridicolo e condannare Firenze ad un disastro ambientale ed economico.

Comitato No Tunnel TAV Firenze
338 3092948

 

IL PD ARRIVA SEMPRE SECONDO Di: Aldo Milone

“… Con la giunta Cenni Prato era un modello da esportare, Biffoni invece aspetta altri per provare a copiarli comportandosi come i cinesi che copiano nell’abbigliamento ed in altri settori…” A. Milone

Il Sindaco di Prato, Matteo Biffoni, insieme all’On. Sottosegretario Antonello Giacomelli

Biffoni è riuscito anche nella lotta all’illegalità e nel caso dei controlli antiprostituzione ad arrivare secondo. Prato, sotto la giunta Cenni, veniva considerato a livello nazionale come un modello da esportare per la lotta all’illegalità e per il contrasto della prostituzione su strada. Fu fatto il primo sequestro di autovettura che ebbe una risonanza sui media nazionali. Ha applicato un regolamento, approvato durante la giunta Cenni, e rimasto inapplicato durante questi primi 3 anni di sua legislatura. Si è svegliato, e come già detto, arrivando secondo, dopo l’ordinanza del suo collega di partito nonche sindaco di Firenze Nardella.

Leggi: Stretta nei controlli antiprostituzione/sequestrata l’auto ad un cliente ed elevate otto multe

Senza voler sempre ricordare il mio lavoro, quando ero Assessoroe feci elevare 100 sanzioni all’anno e diversi sequestri di auto. Ma la di là di ciò, sull’argomento vorrei concludere con una battuta: con la giunta Cenni Prato era un modello da esportare, Biffoni invece aspetta altri per provare a copiarli comportandosi come i cinesi che copiano nell’abbigliamento ed in altri settori. Che strana affinità.

Biffoni a parte, va detto anche che le scoperte tardive, devono essere una prerogativa tipica di larga parte del PD, visto che adesso tra queste sembra esserci anche l’illegalità cinese. Alla festa di “Adesso Prato”, Il sottosegretario Giacomelli ha detto infatti che, quando fu firmato nel 2007 il primo patto Prato sicura con l’allora sottosegretario Minniti, si prevedeva di aggredire l’aspetto economico dell’illegalità cinese.

Leggi: Al via la festa Pd “Adesso Prato”, tra le questioni anche le misure contro l’illegalità cinese

Allora l’on. Giacomelli mi deve spiegare che fine hanno fatto i vari dossier inviati ai governi precedenti, Monti, Letta e Renzi. Con questi dossier si chiedeva proprio personale e strumenti legislativi per debellare il cancro dell’illegalità cinese.

Anche qui dobbiamo aspettare che si muova per primo Nardella?..

”Carlo ottavo era stancato si fermò a pisciare a Prato” Di: Augusto Sarti

 “.. cosa hanno davvero dato i cinesi a Prato? Chi sa dirlo? Eppure ci viene ripetuto da anni che sono una risorsa e ci dobbiamo credere. Prato è una città che naviga e si arrovella su questo funanbolico atto di fede…” A.Sarti

Mi torna in mente quel passo tratto da Maledetti Toscani, del buon Curzio Malaparte: ”Carlo ottavo era stancato si fermò a pisciare a Prato” e noi dove Carlo ha pisciato abbiamo apposto una targa ad imperitura memoria.  Evidentemente è questa la cultura della quale finiamo per esser figli. Una cultura e un modo di essere che si sono paurosamente appiattite su una realtà così diversa e lontana dalla nostra. Pensiamo ai cinesi: cosa hanno davvero dato i cinesi a Prato? Chi sa dirlo? Eppure ci viene ripetuto da anni che sono una risorsa e ci dobbiamo credere. Prato è una città che naviga e si arrovella su questo funanbolico atto di fede. Non l’unico a dire la verità, perchè cosa dire del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi? Lui, cosa ha davvero dato alla città? Forse su Enrico Rossi l’atto di fede dei pratesi è ancora più importante. Tutti forse hanno chiaro che Il Presidente Rossi, da Prato ha saputo solo prendere e ancora prendere, niente di più e niente di meno. Ciò non toglie che noi Italiani, e chissà, ancor di più i pratesi, siamo sempre pronti a tenere i piedi in due scarpe,  ci siamo adattati, diamo loro il meglio che è possibile dare, e a volte, e sempre più spesso finiamo per toglierlo agli italiani, ai pratesi che ne hanno più bisogno. Le nostre istituzioni sono pronte a precipitarsi in ogni angolo, anche il più remoto della città, per ingraziarsi coloro che fanno una spietata concorrenza ai nostri cittadini, agli artigiani che vedono i loro prodotto andar fuor di prezzo rispetto ai prodotti cinesi frutto di lavoro nero, manodopera clandestina, minorile e anche schiavismo. Ma le nostre Istituzioni fanno finta di non vedere e hanno quasi a noia chi invece vuol vedere e bene come possano i cinesi lavorare e guadagnare dove i pratesi, che per anni lo hanno fatto, non riescono più. Dove finiscono i soldi dei loro lauti guadagni? Non certo in tasse cittadine, molti di loro che pur vantano la residenza in città nella nostra città sono introvabili, provate a notificar loro una contravvenzione, impossibile, non esistono. Per non parlare di quelli che pur risiedendo stabilmente a PRato, risultano residenti chissà dove. Nella loro assenza e presenza, comunque sono ben riusciti a far sparire ed esportare all’estero, da Prato, miliardi di Euro e i nostri amministratori son pronti a calarsi la braghe per ingraziarseli. Addirittura il Presidente si è inventato la perla degli ispettori regionali, che con i loro controlli-truffa, altro non servono che a voler far sembrare in regola e sotto stretta sorveglianza, realtà pregne d’illegalità per molteplici aspetti.. 

Se non avessimo un colore diverso di pelle anche noi da domani ci faremmo cinesi certi di aver maggior attenzione che da puri e semplici pratesi. Gesù ha sempre predicato che siamo tutti uguali, così il Papa Francesco, ma per esser tutti uguali anche noi che cinesi non siamo, dovremmo avere dei diritti che non abbiamo e che mai avremo.Noi siamo i tartassati per eccellenza, noi siamo coloro a cui i vigili del fuoco controllano i capannoni guardandosi bene dal compierlo in capannoni cinesi, noi siamo il popolo pecora, ubbidienti e rispettosi, dunque perché affannarsi verso di noi, i cinesi un giorno voteranno, ius soli oppure no.

E Prato sarà sempre di sinistra e i pratesi continueranno a mettere targhe a tutti quelli che useranno Prato come latrina.


Proposta shock di Rossi:Cittadinanza italiana a tutti i cinesi di Prato

di 

”La risposta più semplice e più efficace per affrontare il problema del distretto cinese delle confezioni a Prato sarebbe concedere la cittadinanza ai lavoratori stranieri. Allora quei due miliardi di euro che, secondo Irpet, i cinesi producono a Prato prenderebbero meno le vie del ritorno in Cina, con le rimesse, o quelle dell’evasione e della illegalità”. Lo scrive il governatore della Toscana, Enrico Rossi, sulla sua pagina Facebook…. Leggi

Quando lo Stato calpesta la dignità della persona DI: Giacomo Fiaschi

“… E’ una cosa imbarazzante dover richiamare, diciamo così, all’ordine d’una smarrita coerenza mentale il prossimo, ma sono costretto a farlo dopo aver tentato inutilmente, e a più riprese, di far comprendere che il mio punto di vista non è né a favore né contro la secessione della Catalogna dalla Spagna…” G. Fiaschi

Non riesco a comprendere come qualcuno, che pure ho sempre stimato come persona intelligente, possa attribuirmi simpatie per un’istanza secessionista, quando non ho fatto altro che ripetere una e una sola cosa: che non è ammissibile che si risponda con la forza ad una manifestazione pacifica e che un referendum, che abbia valore legale o no, non può essere vietato e ostacolato, soprattutto usando le forze di polizia armate contro cittadini disarmati.
E’ una cosa imbarazzante dover richiamare, diciamo così, all’ordine d’una smarrita coerenza mentale il prossimo, ma sono costretto a farlo dopo aver tentato inutilmente, e a più riprese, di far comprendere che il mio punto di vista non è né a favore né contro la secessione della Catalogna dalla Spagna, ma sempre e solo a favore della libertà e della dignità della persona e del popolo disarmato, e sempre e solo contro l’arroganza del potere, legittimo o no, che usa le forze di polizia per reprimere con la violenza cittadini disarmati che vogliono esercitare in modo pacifico e non violento la loro sovrana e inalienabile libertà di parola collettiva.

Mai visto prima? C’è sempre una prima volta
Oggi tutta l’Europa si chiede inorridita che cosa stia succedendo in Spagna, questo paese conservatore e stabile, che ha superato la crisi economica e cresce a buon ritmo. Quello che è successo è qualcosa di inedito: un governo legittimo ha portato avanti una vera e propria insurrezione. Mentre l’altro governo ha scagliato le forze dell’ordine contro cittadini pacifici. Mai visto prima.”


 Una ferita brutale 

di Montserrat Domínguez  (da:  http://www.huffingtonpost.it)

No, quello che s’è vissuto in Catalogna non è stato un referendum. Al massimo una pantomima: caotica nell’organizzazione e con imbrogli nell’esecuzione. E con aspetti inquietanti, come per la privacy dei dati personali di milioni di catalani. Ma una cosa è certa: è il maggior successo… Leggi


Alla base delle divergenze d’opinione circa il significato del referendum catalano c’è una diversa idea di “Stato”.
Per alcuni lo Stato è un’entità superiore a se stante e infallibile per definizione, che ha potere supremo sulla persona e sul popolo. Per altri è semplicemente una macchina amministativa il cui scopo è prevalentemente quello di provvedere e garantire a tutti i cittadini quanto è necessario per vivere in pace.
Io sono di questa seconda idea. Di più: quando uno Stato, abusando dei suoi poteri, calpesta la dignità della persona e umilia il popolo facendo uso del tutto ingiustificato e ingiustificabile delle forze di polizia allora quellio Stato è uno Stato canaglia, nemico del popolo e merita di essere combatto con ogni mezzo perché è tirannico.
Da maledetto cattolico sono un estimatore del pensiero di Tommaso d’Aquino secondo il quale uccidere il Tiranno non solo non è un reato, ma neanche un peccato. Essendo, tuttavia, sempre stato contrario a qualsiasi forma di violenza, sostituisco il verbo “uccidere” con l’”espressione “mandare a fare in,,,”.

La CATALOGNA e’ la GALLINA DALLE UOVA D’ORO della SPAGNA Di: Fabio Cintolesi

“… Ciò dovrebbe farci riflettere sui danni che le politiche redistributive, mania di tutti i politici, causano e possono causare. Trasferire coattivamente risorse da un soggetto ad un altro, da un territorio ad un altro, quasi sempre a soli fini elettorali, non solo è solenne ingiustizia di per se’, ma crea (anzi, ha già creato) intere fasce di cittadinanza ed aree geografiche dedite al parassitismo…” F.Cintolesi

La Catalogna è una delle 17 comunità autonome della Spagna. Una delle più ricche e con una economia tra le più dinamiche, oltre che una delle più popolose. Questi dati fanno si che la Catalogna da sola circa il 20% del prodotto interno lordo spagnolo.

Al di là delle differenze linguistiche e delle vicende storiche, che hanno portato la Catalogna ad essere sempre legata da secoli alla Spagna, pur con le proprie peculiarità e con diversi gradi di autonomia e di autogoverno, c’è un importante aspetto fiscale ed economico da considerare, per capire l’attuale crisi.

Non tutti sanno che la Catalogna, al pari di altre regioni europee (ad esempio Lombardia e Veneto), subisce un prelievo fiscale superiore a quanto lo stato spagnolo spenda poi sul territorio. Stime esatte sono di difficile calcolo, ma gli indipendentisti affermano che questa somma ammonti all’8% del PIL catalano. Secondo gli unionisti, invece, siamo tra il 2% e il 6%, a seconda degli anni. In ogni caso una somma variante tra i 14 e i 28 miliardi di euro.

Nel caso di indipendenza della Catalogna dalla Spagna, il rapporto deficit-PIL del residuo stato spagnolo passerebbe dall’attuale 4,5% (dato del 2016) fino al 6,5% o addirittura oltre il 7,5%.

Questa situazione sarebbe un disastro per la Spagna “residuale”. Il governo di Madrid dovrebbe affrontare un deficit di bilancio forse addirittura superiore a quello greco. Dovrebbe adottare misure di bilancio (tasse e taglio delle spese) molto simili a quelle adottate in Grecia, con la prevedibile conseguenza della fine dei partiti tradizionali spagnoli (popolari e socialisti).

Rajoy quindi non difende l’unità della Spagna e men che meno la costituzione spagnola. L’invio di 27mila uomini della Guardia Civil in Catalogna, praticamente un esercito d’occupazione, credo abbia il solo scopo di difendere se’ stesso e il proprio sistema di potere, spesso creato e mantenuto attraverso redistribuzione clientelari di risorse statali.

Qualora “finissero” i soldi della Catalogna, il potere dei partiti tradizionali spagnoli verrebbe a tal punto ridimensionato, da ritenere improbabile la sopravvivenza politica di Rajoy e di molti altri politici madrileni.

Al di là degli effetti meramente politici, sotto il profilo finanziario la Spagna diventerebbe un nuovo “grande malato” dell’area euro. Un po’ come la Grecia, solo con un’economia 5 volte più grande. Forse è anche per questo che nessuno nell’Unione Europea si è permesso di criticare il governo di Madrid, per la gestione a dir poco criminale della crisi catalana.

Ciò dovrebbe farci riflettere sui danni che le politiche redistributive, mania di tutti i politici, causano e possono causare. Trasferire coattivamente risorse da un soggetto ad un altro, da un territorio ad un altro, quasi sempre a soli fini elettorali, non solo è solenne ingiustizia di per se’, ma crea (anzi, ha già creato) intere fasce di cittadinanza ed aree geografiche dedite al parassitismo. Milioni di persone che scambiano la propria posizione di privilegio per “diritti”, in questo ben imbeccati da una classe politica a dir poco criminale.

Soprattutto soggetti pronti a sostenere politiche violente, come quelle di Rajoy, per difendere il proprio tenore di vita, basato sull’esproprio continuato dei soggetti e delle aree produttive. In questo senso, la situazione italiana (a livello di travaso di risorse) è forse assai peggio di quella spagnola e, con l’aggravarsi della crisi economica, non è escluso che potremmo ritrovarci a dover scegliere tra il negoziato e le autoblindo.

Enrico Rossi e “La cantatrice calva” Di: Massimo Cecchi

“… Alla fine dello sproloquio tutti applaudono pur non avendo inteso niente, ma non vogliono farlo capire, non vogliono che chi siede accanto a loro possa intendere che il vicino non capisce di politica e non capisce le fini argomentazioni di Rossi, e tutti applaudono…” M. Cecchi

IL BEFFARDO BEFFATO, ENRICO ROSSI.


MASSIMO CECCHI. Fondatore di PRATO nel Mondo

Prato-Ci sono delle frasi passate alla storia pur non avendo nessun significato per noi intellegibile, come “Pape satan, pape satan aleppe” che possiamo trovare nella Divina Commedia dantesca, in molti hanno provato a dare un senso alla frase, nessuno pare ci sia riuscito. Un altro esempio famoso e più legato ai nostri tempi ha addirittura dato, poi, il titolo ad una commedia scritta da Jonesco, la frase era, e tutt’ora è rimasta come titolo dell’opera: “ La cantatrice calva!” Ma per questa esiste la spiegazione. Alla prima messa in scena della commedia, ad un certo momento un attore, vestito da pompiere, doveva irrompere sul palcoscenico a dire la sua battuta. Quella sera l’attore che impersonava il pompiere entrò in scena ma nella sua più profonda costernazione si accorse di aver dimenticato la battuta che pure doveva essere brevissima come la sua interpretazione. Essendo l’attore un professionista e non volendo far scena muta davanti al pubblico, urlo ciò che gli venne in mente e fu appunto “ La cantatrice calva” e usci di scena. Il pubblico non si accorse minimamente della “Stonatura” e proseguì a seguir lo spettacolo senza domandarsi cosa mai il pompiere avesse voluto dire. Cosi accade, forse non sempre ma molto spesso, con il nostro “Re sole” Enrico Rossi. Il Presidente sale sul palco, appositamente preparato perché lui possa tranquillamente sproloquiare, ed inizia una serie di “Toh la cantatrice calva” seguita da un “Pape satan pape satan aleppe” e per non farsi mancar niente anche da uno “Scossi i cardini”. Tutte frasi che non significano assolutamente niente, e lui le propina ai suoi attenti ascoltatori quali perle di saggezza politica. Alla fine dello sproloquio tutti applaudono pur non avendo inteso niente, ma non vogliono farlo capire, non vogliono che chi siede accanto a loro possa intendere che il vicino non capisce di politica e non capisce le fini argomentazioni di Rossi, e tutti applaudono. Non uno che abbia il coraggio di chiedere: “Ma che caspio ha detto?” Tutti temono di passar come coloro che non capiscono niente di politica e non intendono il fine discettare del Presidente. E Rossi è contento e se la gode. Ma prima o poi accadrà, accade sempre, come nella fiaba del “Re nudo” che qualcuno gli porrà la fatidica domanda: “ A presidè ma che stai a dì?” E quella sarà la fine di Rossi, perché semplicemente non saprà rispondere. E così potrà accadere proprio davanti a dei magistrati seri che non si accontenteranno dei suoi “Pape satan, pape satan aleppe” ma vorranno spiegazioni, spiegazioni vere, e Rossi si accorgerà, suo malgrado, che le uniche parole che sa pronunciare sono quelle che i magistrati non vogliono sentire, e li si compirà il destino del Presidente. Come si compì il destino del re quando il bambino, fra gli applausi scroscianti del popolo, urlò nella sua ingenuità: “Ma guardate, il re è nudo”.

(Massimo Cecchi, 26 settembre 2013)

Prato e le GIUNTE INFEDELI Di: Sergio Castignani

“…. vorrei sottolineare che negli ultimi quindici anni a Prato ci sono state giunte delle quali si ricorda ben poco del loro passaggio, in ultima, quella dell’attuale sindaco Biffoni, che allineato con le precedenti non sta rispettando il patto con gli elettori…” S.Castignani

LA GIUNTA DI PRATO.

Noi…. Voi e gli Altri…

Quante volte ci capita di parlare o scrivere di politica? Negli ultimi anni, considerando il notevole peggioramento della vita nelle nostre città, quasi tutti i giorni, mentre per oltre quarant’anni ce ne siamo, strafregati, purtroppo il parlare, o scrivere di politica più spesso non ha portato nessun rimedio alla nostra proverbiale ignoranza politica, siamo ancora al noi…voi e gli altri, come se ognuno fosse meglio dell’altro, non abbiamo ancora capito che un incapace, rimane tale che sia con noi…con voi o con gli altri e così le persone capaci e oneste.
Detto questo vorrei sottolineare che negli ultimi quindici anni a Prato ci sono state giunte delle quali si ricorda ben poco del loro passaggio, in ultima, quella dell’attuale sindaco Biffoni, che allineato con le precedenti non sta rispettando il patto con gli elettori, niente di nuovo sul mercato politico, dopo aver fatto un bel programma per le elezioni, si ripone nel cassetto per abbracciare gli interessi di partito, un piccolo esempio? Vedi partecipazione! Quella vera! Come si dice spesso; Il bel tempo si vede dal mattino, pertanto non c’è bisogno di aspettare altri due anni per una valutazione della legislatura, ameno che non avvenga un miracolo che illumini questa maggioranza…mentre dovremmo diramare le ricerche dell’opposizione.
Noi elettori cosa facciamo? Non discutiamo sui programmi politici che i governi della città non hanno rispettato, cito gli ultimi tre, anche se potremmo andare molto più indietro con gli anni, giunta Romagnoli, Cenni e in ultimo Biffoni, nessuno di questi ha mantenuto fede al programma, oppure ha fatto il minimo indispensabile per galleggiare, noi quando discutiamo di politica citiamo l’appartenenza. Siccome ci hanno divisi in pacchetti di voti, esaltiamo la parte del pacchetto alla quale ci sentiamo legati, anche se in il quel pacchetto ci sono politici impresentabili o incapaci e, per la stessa ragione demonizziamo gli altri pacchetti, questo è il nostro modo di ragionare della politica e dei politici, pur riconoscendo l’incapacità di un politico a noi vicino idealmente non riusciamo a mandarlo in culo, lo teniamo stretto come fosse oro, questo permette a tanti incompetenti di cavalcare l’onda per decine di anni.
Prato ha molte criticità, in testa il lavoro, che oramai è un ricordo, traffico, sicurezza, illegalità diffusa, degrado, tasse, solo per citarne alcune, ma chi governerà Prato di tutto questo non si dovrà preoccupare, perché gli elettori Pratesi, invece di chiedere conto agli eletti del perché non vengono fatte le cose, si dedicheranno a difendere l’indifendibile, all’insegna del: Noi siamo meno peggio…voi non avete fatto…gli altri non contano…queste le risposte più comuni in una discussione politica, mentre quelle più “intelligenti” dicono semplicemente che la colpa è di chi li ha votati, in parte è vero, chi non vota non ha colpe, ma nemmeno il diritto di lamentarsi, mentre i fenomeni del “li avete votati” si “scordano” che chi ha governato prima non ha risolto niente dei problemi esistenti, i quali non sono certo nati negli ultimi anni.
La soluzione ci sarebbe, è semplicemente quella di premiare il merito e non l’appartenenza, approvare i progetti per la loro efficacia e non per dove provengono, approvare le spese necessarie e non perché portano consensi al partito, non eleggere incompetenti di partito, ma è troppo intelligente per i tanti greggi presenti, molto più facile discutere di politica con il noi…voi…e gli altri.
28/09/17 Sergio Castignani

I crimini “dimenticati” del comunismo Di: M. Introvigine

“…I crimini nazisti ci sono ricordati ad ogni piè sospinto, perchè le vittime, altrettanto innocenti, della barbarie rossa sono relegate in un angolo della nostra memoria?…” G.Ruggiero

I crimini nazisti ci sono ricordati ad ogni piè sospinto, perchè le vittime, altrettanto innocenti, della barbarie rossa sono relegate in un angolo della nostra memoria?

G.R.

Continua la controversia fra gli storici se abbia ucciso più persone Hitler o Stalin. Il libro dello storico inglese Frank Dikötter Mao’s Great Famine. The History of China’s Most Devastating Catastrophe, 1958-1962 (Walker, New York 2010) ci ricorda che Mao Tse-Tung li batte di gran lunga entrambi, stabilendo record che forse superano anche Gengis Khan. Una cosa, secondo Dikötter, è sicura: il “Grande Balzo in Avanti” del 1958-1962 è il più grande crimine di tutti i tempi, la peggiore catastrofe mai causata da mano umana nella storia.

Si trattò di una corsa folle allo sviluppo economico, attraverso la collettivizzazione lanciata da Mao nel 1958, dopo che Khruscev aveva promesso che in quindici anni l’economia russa avrebbe superato quella degli Stati Uniti. Mao rispose che nello stesso periodo, anzi prima, la Cina avrebbe superato la Gran Bretagna. Così, nel 1958 avviò una gigantesca campagna per concentrare tutti i contadini dell’enorme Cina in soli 28.000 grandi comuni; imporre ritmi di lavoro forsennati per costruire a tempo di record nuove dighe e canali; installare in ogni villaggio piccoli altiforni per produrre ghisa e altri materiali. Il piano era demente.

Le dighe costruite frettolosamente cedettero, facendo, nel solo caso delle due barriere sul fiume Hua, 230.000 morti. Gli altiforni (in cui pure i contadini furono costretti a buttare di tutto, dalle pentole ai rivestimenti delle case, talora distrutte per questo scopo) produssero materiali ferrosi del tutto inutili. Soprattutto, si distrussero le famiglie. Uomini e donne furono separati e inviati a lavorare fino a venti ore al giorno in unità separate, dormendo all’addiaccio o in casermoni o tende malsane e mangiando, pochissimo, nelle mense.

Uno dei collaboratori di Mao dichiarò che era venuto il momento di riconoscere che «tutto è collettivo, anche le persone umane». Dikötter è il primo storico al quale il governo di Pechino ha consentito di accedere a tredici dei trentuno archivi regionali cinesi, e a quattordici dei maggiori archivi comunali, fra cui quelli di Nanchino, Canton e Wuhan. Si tratta di tesori di documentazione, ma non di una ricerca completa. Difficilmente questa sarà mai consentita dalle autorità cinesi, a meno di un cambio di regime e se pure lo fosse, molti documenti sono irrimediabilmente perduti. Il materiale è comunque sufficiente a tracciare un quadro allucinante.

Ben presto i cinesi iniziarono a morire, o di fame o uccisi dalle milizie che temevano rivolte. Mao giunse perfino a commissionare degli studi sul numero di persone che, regione per regione, dovevano essere giustiziate per prevenire ogni rischio di rivolta, e a imporre “quote” di esecuzioni alle autorità regionali. La fame portò a diffusi episodi di cannibalismo, rigorosamente documentati negli archivi, e a un vero e proprio sterminio dei vecchi e dei bambini, separati dai familiari e concentrati in “Case della felicità” le cui razioni alimentari dal 1960 scesero a livelli così bassi che quasi tutti morirono. Molti coloro che finirono uccisi dalle milizie. Dikötter riporta che in un villaggio, dove la maggioranza delle persone era già morta di fame, furono allestite “trappole” con dolci e riso per vedere chi era disposto a rubare per sopravvivere.

Chi ci cascava finiva in un sacco, dove era subito bastonato a morte dalla milizia. Quanti morirono? Nessuno lo saprà mai con certezza, conclude lo storico, ma oggi le stesse fonti ufficiali cinesi parlano di una cifra minima di quarantacinque milioni di persone, riferita peraltro ai soli cinque anni del Grande Balzo in Avanti e non all’intera carriera di Mao. Nel 1961 era diventato chiaro, anche a molti esponenti del partito, che la natura stessa si ribellava al folle progetto. «C’è una nuova battaglia – rispose Mao in un discorso –: abbiamo dichiarato guerra alla natura». 

Ma alla fine, incalzato soprattutto da Liu Shaoqi, che minacciava di organizzare una rivolta all’interno del partito, Mao nel 1962 dovette cedere e rinunciare al Grande Balzo in Avanti. Ma giurò di vendicarsi. Nel 1966 scatenò la Rivoluzione Culturale, che uccise almeno altre 700.000 persone: tra cui, nel 1969, Liu Shaoqi, che fu prima imprigionato e poi lasciato morire, privato delle cure mediche per il suo diabete. Di tutti questi orrori qualcuno vorrà attribuire la colpa ai soli collaboratori del presidente. Ma il libro di Dikötter toglie ogni illusione sul suo ruolo. L’immane tragedia fu voluta e guidata personalmente da Mao.

M. Introvigine

(Pubblicato il da )

La razza degli amici-compagni Di: Giacomo Fiaschi

Le Temps des Cathédrales – Quando i Bordier Collie sostituirono i mastini

Il Renzi “Cantastorie” fiorentino.

Fino a quando la società civile in Italia era divisa in due grandi raggruppamenti di orientamento culturale, democristiano da una parte e social-comunista dall’altro che si controllavano a vicenda come due can mastini da guardia, la corruzione c’era (e non era neanche piccola) ma veniva tenuta a bada dagli stessi mastini.
Poi i rottamatori veri, quelli degli anni sessanta, mandarono in pensione i mastini e li sostituirono con due Bordier Collie, uno maschio e l’altro femmina, che venivan fatti accoppiare (di nascosto) per assicurare la continuità dell’andazzo. La corruzione, infatti, restò quella di prima, ma passò per una transizione democratica che ne ampliò i confini rendendola un fenomeno più partecipativo e meno elitario. I due Border Collie abbaiavano ma, com’è nella loro indole, non mordevano mai sul serio, come facevano prima i mastini. Ma ad un certo punto ha dato noia anche l’abbaiare perché, dopo certi fatti interni ai due partiti, la cosa è finita in aula del tribunale ed è successo un pandemonio.
I Border Collie son finiti nel canile e cominciò l’era dei conigli più o meno mannari, ma intanto era crollato tutto e gli inquilini dopo lo sfratto decisero di mettersi d’accordo e fecero un condominio nel quale non c’era più bisogno di cani da guardia. Al posto loro fu scelto di adottare un cockerone tranquillo, praticamente un cagnolotto da compagnia.
La corruzione da patologica diventò fisiologica e nessuno si scandalizzava più di nulla. Per un po’ le cose andarono avanti, sia.pure con qualche alto e basso. Nel frattempo cominciarono a nascere i primi figli degli inevitabili accoppiamenti fra condomini e venne fuori la razza degli amici-compagni. Bambini svegli, che avevano ereditato il meglio del patrimonio genetico delle ultime generazioni democristiane e comuniste.
Fra questi emersero quelli più furbi e vivaci, che decisero di rottamare i loro stessi genitori, proprio come fecero i primi rottamatori, quelli degli anni sessanta, che mandarono in pensione i due mastini.
Ed arrivò il tempo delle Cattedrali. La corruzione sparì. La chiamarono con mille nomi diversi, tutti carini. E vissero per secoli felici e contenti.
Forse…