A proposito della filippica di Vittorio Fetri su Di Maio Di: Vittorio Lana

“… il nostro Candidato M5s, con quest’ultima uscita di un accordo per una coalizione di Governo basata su un “contratto sul modello tedesco” credo abbia rotto l’incantesimo e rovinato tutto, ancor prima di partire….” V.Lana

Foto dagospia

La filippica di Feltri sul candidato PdC Di Maio è forse ingenerosa visto che non tralascia nulla degli aspetti negativi del personaggio, mentre non cita minimamente un solo attributo positivo del giovanotto, che pur ci sarà. Da qualche parte.
Ma con il salvacondotto di 11 milioni di voti, l’intero Regno delle due Sicilie più l’ex Stato Pontificio dalla parte Pentastellata, oltre Torino, vari centri minori e la Capitale, il giovanotto di Pomigliano può ben presentarsi in completino blu dalle parti del Quirinale a dire la Sua, in nome del Popolo italiano.
E scrivo di più all’omonimo Feltri, giacché nel mio peregrinare nel Meridione Italico vidi e toccai di peggio in politica e nell’area di governo, te l’assicuro. Dammi il braciere e mi ci gioco la mano.
Tuttavia, il nostro Candidato M5s, con quest’ultima uscita di un accordo per una coalizione di Governo basata su un “contratto sul modello tedesco” credo abbia rotto l’incantesimo e rovinato tutto, ancor prima di partire.
Ma come si fa a scegliere un termine tanto bislacco, quanto orripilante per l’immaginario collettivo nazionalpopolare dei “Pigs”, acronimo di Porci, con cui vengono identificati dall’uomo della strada e dalle Alte sfere teutoniche e nordeuropee, i cittadini Italiani, Greci, Portoghesi ed Irlandesi.
Se il Giovinetto avesse studiato un tantino di più avrebbe magari appreso che i principi fondamentali di diritto civile e internazionale che informano i contratti discendono da una specifica clausola del Diritto Romano riassumibile in quel “Pacta sunt servanda” applicato dai Pretori, accompagnati dai Littori, mica dai Barbari di qua e di là dal Reno che l’appresero per civilizzazione.
Non bastassero 2,5 millenni di esperienze lugubri e nefaste, evocare da parte di un Partenopeo, qualcosa di Teutonico di qua dalle Alpi, porta anche iella. Non ci credo, ma tocchiamo ferro.


COME SIAMO SCESI IN BASSO

Vittorio Feltri, il feroce ritratto di Luigi Di Maio: da Galileo a Giggino, un drammatico segnale di decadenza

5 Aprile 2018

C’ è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l’ elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l’ anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi. Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio,,, Leggi articolo intero

Il problema dei migranti è uno solo: i pidocchi. Di: Giacomo Fiaschi

“… Benito Mussolini lo aveva capito perfettamente e, con la sua politica coloniale in Libia, contrappose una forma di colonialismo moderno, indirizzato allo sviluppo e alla crescita che avrebbe permesso uno sfruttamento delle risorse coloniali, come si dice oggi, molto più “inclusivo”, ovvero orientato a rendere partecipe dei benefici l’intera popolazione della coloni…” G.Fiaschi


In Italia il problema dei migranti non ha una soluzione. E non ce l’ha per il semplice fatto che non si tratta di un problema, bensì di un fenomeno naturale inarrestabile perché derivante dal bisogno di fuggire da un ambiente ostile, nel quale non c’è alcuna prospettiva di vita al di sopra della soglia minima di una sopravvivenza in condizioni talmente insopportabili da far apparire più accettabile il rischio di morire annegati durante il viaggio sui barconi o di essere considerati dei criminali una volta sbarcati, piuttosto che continuare a vivere con la certezza di essere condannati senz’appello e per sempre ad una vita da bestie.
In Italia il problema non sono i migranti. E non si tratta di un solo problema, bensì di diversi problemi causati da elementi di diversa natura. Il primo di questi elementi è, senza alcun dubbio, quello che ha origine dalla sua posizione geografica. Una posizione geografica che non è stata adeguatamente valorizzata dalla classe dirigente italiana, soprattutto politica ma non solo, per trasformarla in una posizione “geopolitica” idonea a renderla capace di ampliare le sue dimensioni economiche e strutturali in modo tale da potersi imporre, come la sua stessa posizione dominante su tutto il Mar Mediterraneo richiede, come paese leader in Europa nel governo dell’area euro-mediterranea.
Benito Mussolini lo aveva capito perfettamente e, con la sua politica coloniale in Libia, contrappose una forma di colonialismo moderno, indirizzato allo sviluppo e alla crescita che avrebbe permesso uno sfruttamento delle risorse coloniali, come si dice oggi, molto più “inclusivo”, ovvero orientato a rendere partecipe dei benefici l’intera popolazione della colonia, rispetto a quello del colonialismo tradizionale, in particolar modo francese che mirava a garantirsi tutto con la complicità di una ridottissima parte della popolazione alla quale veniva garantita, in cambio, una “fetta della torta” da spartire, sufficientemente grande da sfamarne abbondantemente gli appetiti e sufficientemente piccola da non rappresentare una perdita eccessiva. L’errore di Benito Mussolini, non solo nella sua strategia coloniale, fu quello generale del fascismo. Un errore fatale, derivante dal vizio di fondo connaturato essenzialmente al carattere barbaro e violento, intollerante e arrogante del fascismo stesso. Un errore definito magistralmente da Niccolò Machiavelli nel capitolo diciottesimo del “Principe”: “Essendo adunque un Principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quella pigliare la volpe e il lione; perchè il lione non si defende da’ lacci, la volpe non si defende da’ lupi. Bisogna adunque essere volpe a cognoscere i lacci, e lione a sbigottire i lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendono.”
Dopo Benito Mussolini fu la volta di Enrico Mattei che aveva visto con lucidità profetica e geniale l’avvenire dell’Italia fondato su due pilastri: l’energia e lo sviluppo tecnologico. Mattei fu al contempo “volpe e lione” e diede il via ad un progetto ambizioso. Un progetto talmente geniale che dalle sue rovine riuscì a uscire qualcosa che ancora oggi resta in piedi come una delle strutture più forti del pianeta nel suo settore: l’ENI. Il dramma di Mattei fu quello di essere un Italiano che amò l’Italia più di sé stesso. Per questo fu assassinato. E non cadde a causa della forza delle “volpi” e dei “lioni” stranieri, più grossi di lui ma contro i quali sapeva difendersi bene, ma perché tradito dai pidocchi italiani, che lo isolarono e lo consegnarono inerme alle loro zanne.
Ed eccoci al vero problema: un problema di pidocchi.
Quei maledetti pidocchi parassiti che hanno fatto combriccola con lo straniero aprendogli le porte di casa perché arraffasse tutto quello che c’era da arraffare, ottenendo in cambio quelle briciole che pur non essendo sufficienti a sfamare il paese sono largamente sufficienti a riempire il loro ventre.
Non ce l’hanno fatta, anche se ci hanno provato, con l’ENI e con Finmeccanica, due realtà la cui classe dirigente è infinitamente superiore a quella politica ed economica italiana, ed in grado di tener testa non solo a “volpi e lioni” forestieri, ma anche ai miserabili pidocchi nostrani. Ed è, forse, da questo vivaio di una classe dirigente capace di tener testa persino a presidenti nominati dai politici, magari con sollecitazioni di pidocchi, che potrebbero essere individuati personaggi-chiave per far risalire la china al nostro paese.
Sperare nella UE è come sperare che il lupo faccia da guardiano notturno agli agnelli.
Perché il “non problema” delle migrazioni e dei migranti può essere affrontato solo restituendo all’Italia quel ruolo e quella dignità di leader alla quale è “vocata” dalla sua geografia che piaccia o no a Francia e Germania, ovvero ai padroni della UE.
Solo così l’Italia sarà in grado di accogliere, in un tessuto economico e produttivo sano e attraverso un funzionamento serio di strutture sociali adeguate, quella parte di umanità che cerca di sottrarsi ad una sorte indegna. E’ vero che essere un paese che accoglie non significa essere un paese che permette a chiunque di venire a fare quello che gli pare. Ma per poter essere credibili bisogna cominciare a “non far fare quello che gli pare” a pidocchi e parassiti nostrani. Perché finché sarà di dominio pubblico il fatto che in Italia basta pagare per poter “fare quello che gli pare” saremo invasi non solo da folle di delinquenti che si infiltrano nelle folle dei migranti in cerca di dignità, ma anche da chi ci vede come il fumo negli occhi e “migra” con la carte in regola per “investire” nel nostro Paese al solo scopo di depredarci con la complicità dei pidocchi, che sono e restano il vero problema dei migranti: quelli veri, che si portano dietro dalla miseria dalla quale tentano disperatamente di fuggire e che si eliminano facilmente, e quelli metaforici che trovano qui, per eliminare i quali ci vuole molto di più e molto di meglio e di più concreto delle promesse elettorali e degli slogan del tipo “aiutiamoli a casa loro” e “fermiamo gli sbarchi” non si sa come e non si sa con quali mezzi.
Ci vuole una classe dirigente, fatta di giovani e vecchi. Perché non è una questione anagrafica, ma di competenze, di esperienze, di istruzione adeguata e di capacità, tutte qualità che la politica dei pidocchi e dei pidocchiofili ha in odio. Dalle scelte che saranno in grado di fare in merito a questa classe dirigente sapremo se abbiamo premiato, con il voto del 4 marzo, pidocchi oppure “volpi e lioni” e se potremo affrontare il fenomeno delle migrazioni in modo serio e senza concessioni a populismi beceri da una parte e parassitismi assassini dall’altra.

 

A proposito del DASPO URBANO Di: Sergio Castignani

“.. Prima del daspo urbano il sindaco poteva solo sperare nel prefetto, che era l’unico con potere di firma, per allontanare, con il foglio di via gli indesiderabili, spero di non aver fatto errori nella piccola panoramica che ho fatto, nel caso ringrazio chiunque, me lo farà notare…” S. Castignani

Foto La Stampa

Come tutti sappiamo i sindaci, con il decreto Minniti, hanno qualche strumento in più per combattere l’illegalità cittadina, tra questi strumenti c’è il daspo urbano: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/02/10/daspo-urbano-e-norme-contro-movida-selvaggia-ecco-le-misure_c1288f3b-f934-46c6-8f49-fef18565345e.html.

Questo strumento ha molte voci d’intervento, si va da una semplice sanzione amministrativa, passando dall’obbligo di ripulire per chi sporca, fino ad arrivare all’espulsione dalla città per cinque anni.

Prima del daspo urbano il sindaco poteva solo sperare nel prefetto, che era l’unico con potere di firma, per allontanare, con il foglio di via gli indesiderabili, spero di non aver fatto errori nella piccola panoramica che ho fatto, nel caso ringrazio chiunque, me lo farà notare.

Fatta questa premessa, vorrei arrivare alla situazione pratese, perché noi, a Prato non ci facciamo mancare niente, pertanto di questi provvedimenti contenuti nel daspo urbano, ne dovrebbero essere stati emessi molti dal nostro sindaco e dal prefetto, in proposito vorrei conoscere i numeri…giacché non è difficile scoprire chi bivacca, chi sporca, chi spaccia e chi rende la vita cittadina invivibile, basta fare un giro, sono sempre i soliti, come si legge quasi tutti i giorni anche sui giornali.

Vero è che le leggi di questo paese delle banane non aiutano, ma è anche vero che in molti casi basterebbe mettere in atto e, far rispettare quelle leggi delle banane ( non solo vicino alle elezioni) per migliorare la situazione in una città allo sbando come la nostra, mi aspetto che qualcuno faccia sapere i numeri dei provvedimenti emessi, anche per valutare se il daspo urbano sia in grado di funzionare oppure va rivisto, o più semplicemente, per come la vedo io, c’è da rivedere tutta l’amministrazione attuale…qui però sorge un altro problema, chi è in grado di dare solide garanzie di governabilità…il centroEnientedestra per adesso lo vedo in molta confusione…come la situazione di Poggio a Caiano, prossimo alle elezioni, dimostra,vedremo!


Cos’è il daspo urbano

da https://www.nextquotidiano.it

Il daspo urbano colpirà chi viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza, esercita il commercio abusivo, l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine abusivo. L’articolo 9 del decreto prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro e di un ordine di allontanamento (dal luogo della condotta illecita) nei confronti di chiunque, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ‘ivi previsti’, limita la libera accessibilità e fruizione di infrastrutture (fisse e mobili) ferroviarie, aeroportuali marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze. La competenza all’adozione dei provvedimenti è del sindaco del comune interessato e i proventi delle sanzioni sono destinate ad interventi di recupero del…  Leggi articolo intero

I cinesi preferiscono la clandestinità. Di: Edmondo Ferri

“… Erano e rimangono in gran parte clandestini. Lavoratori inchiodati alle macchine da cucire per dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Senza nessuna tutela e spesso senza neppure un’identità…” E. Ferri

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“Sistema Prato”: Un collaudato intreccio tra affari ed illegalità 

Prato- Chiamateli pure fantasmi. Perché nonostante siano il motore di quel «distretto parallelo» industriale che produce ogni giorno un milione di capi di abbigliamento low cost – con un giro d’affari di due miliardi – gran parte dei cittadini cinesi che lavorano nel manufatturiero di Prato per aziende di connazionali non esistono né per il comune della città toscana né per il ministero degli Interni. Erano e rimangono in gran parte clandestini. Lavoratori inchiodati alle macchine da cucire per dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Senza nessuna tutela e spesso senza neppure un’identità. Anche se hanno garantito ai loro boss asiatici introiti da capogiro nel bel mezzo della crisi economica peggiore degli ultimi ottanta anni. Lo dicono i dati del Viminale sulla sanatoria che si chiuse il 15 ottobre 2013 e permise a 134.576 lavoratori stranieri irregolari, in tutta Italia, di tentare la strada della regolarizzazione (le domande sarebbero poi state vagliate dal ministero). A Prato, la via d’uscita dall’emersione fu percorsa da appena 1054 lavoratori extracomunitari irregolari. Chiamarlo flop è un eufemismo. Perché i numeri non lasciano dubbi ma avevano lasciato speranze. Le stime – elaborate sulla base di statistiche e a seguito dei blitz quotidiani sulle imprese del manufatturiero «parallelo» e del suo indotto – parlano ancora di circa 30-40 mila clandestini presenti sul territorio. Considerata l’altissima densità di immigrati cinesi a Prato. D’altra parte le imprese orientali attive a Prato sono circa 6.000, di cui 4.500 solo nel distretto degli abiti low cost. E invece nulla di fatto. Anche perché la metà delle  domande fu presentata da lavoratori domestici, colf o badanti e non da lavoratori nel settore industriale, come sono gran parte dei cinesi presenti a Prato e dintorni. «I dati sono più che deludenti», spiegava allora l’ Assessore all’Integrazione, oggi On. Giorgio Silli, della prima amministrazione comunale di centrodestra a Prato in cinquant’anni di potere rosso incontrastato.  Come nel resto d’Italia, a giustificare la scarsa adesione forse influì un sistema esoso e poco ghiotto: era previsto che la domanda venisse presentata dal datore di lavoro, dietro versamento di mille euro, non rimborsabili in caso di rifiuto di domanda, e oltre al pagamento degli ultimi sei mesi di contributi evasi. Ma tutto questo non bastò a spiegare il fenomeno. «Era l’occasione della vita per molti imprenditori cinesi, quella di non andare in carcere», spiegava sempre allora l’On. Silli riferendosi alle pene previste, da sei mesi a tre anni di carcere e una multa di 5mila euro per chi impiega un lavoratore straniero irregolare. E invece «hanno calcolato che il pagamento dei contributi avrebbe reso il loro prodotto non più concorrenziale». «Non solo  i lavoratori cinesi sono disposti a farsi schiavizzare perché sanno o sognano anche loro di diventare un giorno imprenditori».

Delusione e rabbia da parte delle istituzioni pratesi, che vedono l’industria tessile cinese e il suo indotto ingrassare in barba alle regole italiane. «E poi ogni giorno circa un milione e mezzo di euro parte via money transfer da Prato verso la Cina». Il distretto parallelo marcia ma lascia a bocca asciutta la città.
Imprenditori o schiavi?

Il trucco c’era ma pochi lo vedevano. Di: Giacomo Fiaschi

“… Oggi assistiamo alla malinconica deriva d’un tal Renzi Matteo qualsiasi, ridottosi a fare da figurante sulla scena di quello stesso teatro che, quando era ancora nei sui panni di giocoliere illusionista, voleva far chiudere in quattr’e quattr’otto trasformandolo in parte in una specie di albergo a ore romano per amministratori locali annoiati della periferia, e in parte nell’anticamera di rottamazione di politici nullafacenti divenuti un peso morto per i partiti….” G. Fiaschi

Se andiamo a guardar bene e sino in fondo credo che sia onesto riconoscere che Renzi, alla fin fine non solo non è stato il responsabile della tragedia del Partito Democratico, ma credo, piuttosto, che ne abbia prolungata oltre misura la permanenza in vita facendo credere di essere in possesso della formula magica per rianimarlo.
Matteo Renzi si è mosso sul palco della Leopolda come un prestigiatore, un brillante illusionista capace come pochi d’incantare un pubblico che aveva bisogno di crederci ancora in quel progetto del quale ormai tutti avvertivano l’imminente fallimento.
E’ stato bravo, bisogna ammetterlo, e per un po’ c’è riuscito davvero molto, molto bene. Talmente bene che in tanti, tantissimi, ci sono cascati. Altri no: erano stati troppo vicini al prestigiatore sul palcoscenico e avevano capito che il trucco c’era anche se non era facile vederlo.
E non era facile non perché fosse difficile. No. Tutt’altro. Non era facile vederlo semplicemente perché per la maggior parte degli spettatori, i più ingenui, era troppo bello crederci, mentre per altri, i più furbi, era conveniente.
Per i più furbi di tutti è stato addirittura un vero terno al lotto. Molti dei ministri, viceministri e persino qualche straccio di sottosegretario non avrebbe avuto la più remota possibilità di far parte del più scalcinato dei governi se non avesse finto di credere che fosse vero quello che sapevano benissimo essere del tutto falso.
Ma tutti i giochi di prestigio, tuttavia, alla lunga non reggono, e anche l’astro del migliore illusionista volge prima o poi inesorabilmente al tramonto.
Oggi assistiamo alla malinconica deriva d’un tal Renzi Matteo qualsiasi, ridottosi a fare da figurante sulla scena di quello stesso teatro che, quando era ancora nei sui panni di giocoliere illusionista, voleva far chiudere in quattr’e quattr’otto trasformandolo in parte in una specie di albergo a ore romano per amministratori locali annoiati della periferia, e in parte nell’anticamera di rottamazione di politici nullafacenti divenuti un peso morto per i partiti.
Quando oggi Matteo Renzi tenta di riciclarsi come senatore lo fa usando in modo maldestro, quasi controvoglia, bacchetta, foulard e cilindro perché sa che ormai ha perso il suo pubblico, la metà del quale si è spostata per andare a batter le mani a qualcunaltro. E dal cilindro escono solo conigli e colombi morti stecchiti. Quando, poi, apre bocca per un abracadabra con l’aria di colui che per primo non crede alle sue stesse parole, è una frana totale.
Eppure desterebbe anche sentimenti di umana compassione se non addirittura di simpatia, se non fosse per il fatto che ha scelto di ritirarsi senza dignità, arraffando un seggio che gli assicura un bello stipendio da senatore del popolo di Firenze, Lastra a Signa, Signa, Scandicci e Impruneta. Chissà se il suo amico Tony Blair organizzerà ancora in suo onore una cena raffinata ed elegante nella residenza fiorentina del suo capo Jamie Dimon, superstar di J.P. Morgan.
Forse no. Poco male. C’è sempre il fido Verdini che non gli farà certo mancare un bisteccone di chianina al sangue cotta alla brace.
E se non sarà un Brunello d’annata ad annaffiarla non mancherà di sicuro un onesto Chianti. Probabilmete sarà una cena a due perché si sa, quando la barca affonda, si resta in pochi persino a tavola.
Meglio così. Ne tocca di più per ciascuno e al diavolo l’etichetta: a rutto libero e chissenefrega.
Avrebbe potuto scegliere d’uscir di scena in silenzio, con discrezione e umiltà.
Due parole estranee al suo vocabolario. Non è (ancora) da lui.
Ci penserà il tempo e ci penseranno, alla prossima tornata, gli elettori di Firenze, Lastra a Signa, Signa, Scandicci e Impruneta. a fargliele imparare.
Forse.

TRAGEDIA VIA TOSCANA/ Una storia cha sa sempre di più di OMERTA’ e IPOCRISIA Di: Aldo Milone

“… Solo dopo la tragedia del 1 dicembre 2013, la Regione Toscana, il Pd e tutta la sinistra ha aperto gli occhi o ha fatto finta di comprendere questo fenomeno…” A. Milone

ROSSI E I CINESI, VERO AMORE?

La sentenza della Cassazione ha posto fine alla triste vicenda della confezione Teresa Moda nella quale sono tragicamente morti 7 operai cinesi. La Cassazione ha condannato in maniera definitiva le sorelle cinesi Lin, titolari almeno formalmente della confezione in questione, e anche i proprietari dell’immobile che sono italiani. La cosa che risulta anche interessante è la motivazione della Suprema Corte che riconosce il trattamento disumano degli operai. Ho voluto evidenziare questa motivazione perchè mi fa ricordare quando, sotto il mio assessorato, venivano fatti controlli a tappeto nei capannoni e venivo accusato di essere un razzista dalla sinistra. Eppure spesso lo scrivente e i Questori Savi e, poi successivamente, Cerulo evidenziavano lo stato di quasi schiavitù in cui si trovavano gli operai cinesi che venivano trovati a lavorare. Nonostante si cercava di porre all’attenzione delle varie Istituzioni nazionali e regionali e di tutti i partiti questa situazione drammatica per quanto riguarda i lavoratori cinesi, si veniva ugualmente tacciati di comportamenti da razzisti nei confronti della comunità orientale. Solo dopo la tragedia del 1 dicembre 2013, la Regione Toscana, il Pd e tutta la sinistra ha aperto gli occhi o ha fatto finta di comprendere questo fenomeno. Tra l’altro si apprende che il 1 maggio, in occasione della festa dei lavoratori, saranno presenti a Prato i segretari nazionali dei tre maggiori sindacati, Cgil, Cisl e Uil che hanno deciso di dedicare la manifestazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Onestamente non so se ridere o piangere per la nausea che mi assale per le motivazioni di questa manifestazione. È paradossale che si svolga proprio a Prato questa manifestazione e la sua motivazione. I 3 segretari confederali se ne sono accorti solo adesso? O hanno aspettato la sentenza della Cassazione? Questa è non solo ipocrisia allo stato puro ma prendere per i fondelli  la città di Prato. Mi auguro che i lavoratori, almeno quelli che ancora sono tali, boicottano la manifestazione che rappresenterà solo una parata per poi dimenticarsi il giorno dopo di quello che succede in città.

 

Aldo Milone

Capogruppo di Pls

Reddito di FURBANZA Di: Claudio Falcini

“… Io non ho nulla contro redditi o sussidi di cittadinanza….il problema di fondo però è che noi siamo italiani e non svizzeri …” C.Falcini

Stamani ero in cantiere e come responsabile della sicurezza ho contestato ad un’ impresa che non poteva svolgere quell’ appalto in quanto priva di un adeguato numero di lavoratori dipendenti…..la risposta del titolare è stata da una parte disarmante ma dall’ altra neanche troppo scandalosa….mi ha detto…: “Geometra lei ha ragione ma io non so cosa devo fare …. ho il lavoro da portare avanti altrimenti rischio di perderlo…. sono stato al centro per l’ impiego, mi hanno dato 4 nominativi che ho contattato e tutti e 4 mi hanno risposto che non sarebbero venuti a lavorare perchè ancora usufruivano del sussidio di disoccupazione….anzi…(ha aggiunto) uno di questi mi ha pure detto che preferisce fare dei lavori a nero e continuare a prendere il sussidio ancora per 6 mesi”……Io non ho nulla contro redditi o sussidi di cittadinanza….il problema di fondo però è che noi siamo italiani e non svizzeri per cui questi sussidi o redditi servirebbero solo a premiare i furbi……forse sarebbe più opportuno (a mio modesto parere) che i soldi che si vogliono investire per questa cosa, fossero utilizzati per creare lavoro….perchè come diceva Montanelli …tra gli italiani la solidarietà non esiste. Esiste la complicità…..


REDDITO DI CITTADINANZA M5S/ Quanto costa? I paletti di Salvini a Di Maio, “meglio lavoro ai giovani”

Reddito di Cittadinanza, la promessa M5s fa discutere: quanto costa la misura? I primi paletti messi dalla Lega di Matteo Salvini, “meglio lavori ai giovani e altre misure”

Reddito di Cittadinanza M5s (LaPresse)Reddito di Cittadinanza M5s (LaPresse)

Il Movimento 5 Stelle ha puntato tutto durante la campagna elettorale sul Reddito di Cittadinanza e ora inevitabilmente – al netto delle notizie più o meno verificate di richieste ai Caf in giro per l’Italia – gli elettori chiedono a gran voce quando e come si potrà dar atto alla promessa elettorale. Sulla formazione del Governo l’asse finora che prova i primi veri contatti è quello tra i due veri vincitori di queste Elezioni, ovvero Salvini per il Centrodestra e ovviamente Di Maio per il Movimento 5 Stelle…  (Leggi articolo intero)

Anni di pessima politica ci hanno abituato alla contrapposizione Di: Filippo Boretti

“… Fino ad un mese fa, eravamo abituati a dialogare solo fra sordi in opposte fazioni, centro-destra e centro-sinistra, frutto di pessimi sistemi maggioritari artificiosi e pieni di magheggi per la sola conquista del potere (accettare il male minore e gli uomini peggiori era il male comune)…” F. Boretti

Foto: Il Tirreno

24 anni di pessima politica ci hanno abituato alla contrapposizione, non al dialogo. Il dialogo fra idee e visioni diverse, ma confrontabili ed a volte sintetizzabili, non solo è scomparso ma ha tiranneggiato la cultura del “chi vince ha ragione” (l’opposto della democrazia liberale) e decide per tutti. Però, adesso, di fronte allo scenario politico post 4 marzo, non resta che il dialogo per nuove proposte politiche e il coraggio della politica nel superare i suoi stessi steccati. Fino ad un mese fa, eravamo abituati a dialogare solo fra sordi in opposte fazioni, centro-destra e centro-sinistra, frutto di pessimi sistemi maggioritari artificiosi e pieni di magheggi per la sola conquista del potere (accettare il male minore e gli uomini peggiori era il male comune). Non dovremmo più stupirci, come nel 1947, se avversari fino al giorno prima si trovino ora accomunati nel chiedersi quale miglior proposta politica, quale idee, quale visione per Prato in vista delle amministrative del prossimo anno. Resta il solito dubbio: cambiare tutto per non cambiare nulla oppure proporre il suicidio politico per far emergere più audaci risorse umane? Le roccaforti non sono più difendibili: o si governa con metodo liberale – primo fra tutti partecipando con i cittadini le scelte più difficili – oppure la città implode e la politica può chiudere i battenti, a favore del potere e di nuovi potestà.
#StayTuned #elezionipolitiche2018 #amministrative2019 #prato#visioneliberale #rivoluzioneliberale #riflessioneliberale #liberali #liberalismo#liberismo #libertà #democrazialiberale #statodiDiritto #comunità#responsabilità #sussidiarietà

La fontana del #Bacchino è uno dei simboli di Prato e si trova in piazza del Comune. La fontana pubblica della città venne realizzata tra il 1659 e il 1665 in occasione della proclamazione di Prato quale “città” e di Diocesi del 1653. L’opera è dello scultore Ferdinando #Tacca, che realizzò la figura bronzea di un Bacco giovane seduto attorno a grapoli d’uva. La giovinezza e l’aspetto euforico del #Bacco dovevano rispecchiare il rinnovamento cittadino.

Giustizia? Di: Sergio Castignani

“… un tempo, i genitori che non mandavano i figli a scuola avevano la visita dei carabinieri a casa, ed erano cazzi loro se inadempienti, ma questi erano altri tempi, per me migliori, ma sono uno dei pochi a scriverlo…” S.Castignani

Foto: http://www.napolitoday.it/

Vorrei spendere due minuti nel ricordare la guardia giurata ammazzata a bastonate da tre minorenni, per rubargli la pistola che al massimo avrebbe fruttato € 500,00 al mercato clandestino, come possiamo definirli questi tre senza cervello? Io direi escrementi umani, sperando che la merda non si offenda… e considerando che non frequentavano, e non hanno mai frequentato nessuna scuola, così hanno detto nei Tg, oltre le responsabilità dei genitori, ci sia anche, e non di minore importanza quella di uno stato inesistente, giacché c’è una scuola dell’obbligo, un tempo, i genitori che non mandavano i figli a scuola avevano la visita dei carabinieri a casa, ed erano cazzi loro se inadempienti, ma questi erano altri tempi, per me migliori, ma sono uno dei pochi a scriverlo…non a pensarlo però… ma forse, essendo loro escrementi, anche frequentando una scuola avrebbero fatto lo stesso misfatto,chissà?

Questi tre escrementi pagheranno lievemente per quello che hanno fatto, grazie a leggi da stato delle banane che abbiamo, forse arriverà in loro soccorso proprio l’ultima legge presentata da questo governo di molluschi incapaci, in pratica per essere carcerati c’è bisogno di una raccomandazione come per trovare lavoro, chissà se ha dato suggerimenti il ministro del lavoro.

Ora pensiamo se fosse successo al contrario, se la guardia giurata si fosse accorta dell’aggressione e avesse tirato fuori la pistola stendendogli tutti e tre, giustamente, a parer mio, sono convinto che contro questo poveruomo si sarebbe scatenato l’inferno, una parte politica avrebbe chiesto pene esemplari e il contrasto alla vendita delle armi, i Tg avrebbero fatto salotto con parenti e amici all’insegna del “erano dei bravi ragazzi”… questa è l’Italia, purtroppo è morto una persona che finito il lavoro, si accingeva a tornare a casa, questa è la dura realtà, in uno stato, dove i cittadini non sono tutelati, né prima, né dopo, spero, ma non ne sono convinto, che sia fatta giustizia, Riposa in Pace Francesco Della Corte.

 

Punti di ascolto per cittadini e battaglie in favore degli ambulantiDi: LEGA Salvini Premier PRATO

RASSEGNA COMUNICATI IN VERSIONE INTEGRALE


LEGA – SEZIONE PROVINCIALE

VIA FAULI 40   –  59100 PRATO

Cellulare3401684719   –  [email protected]

 


PRATO  15 MARZO 2018

Patrizia Ovattoni: punti di ascolto per i cittadini e presidio nei vari quartieri della città. Il vigile di quartiere, figura indispensabile per rilanciare un efficace ed efficiente piano di contrasto territoriale alla criminalità diffusa e predatoria nonché per dare una risposta al senso di insicurezza e disagio dei cittadini.

Le assemblee dei cittadini a La Querce e a Figline sono solo l’ennesimo esempio dell’esasperazione dei pratesi per il dilagare della criminalità in città. Noi torniamo quindi a sottolineare l’importanza della nostra raccolta di firme che da mesi stiamo portando avanti per sollecitare l’istituzione del vigile di quartiere.

Invitiamo tutti a contattarci per sottoscrivere la raccolta e far capire al sindaco Biffoni che solo una copertura più capillare delle periferie può contribuire a far calare furti, rapine e vandalismi, soprattutto nelle ore notturne, prosegue Ovattoni. La microcriminalità trae infatti la sua forza sia dalla leggerezza delle pene in caso di arresto che dalla mancanza di controllo nelle strade e nei parcheggi. Un servizio capillare di sorveglianza servirà a dare fiducia ai cittadini e far sentire più vicina e amica la polizia municipale. E infatti questo è un modo innovativo di vedere il vigile, che non fa multe ma prende segnalazioni e ascolta le richieste dei residenti. Con il nostro progetto sono previsti dei punti di ascolto per i cittadini e presidi nei vari quartieri.

Il ripetersi di situazioni come quelle recenti a La Querce, le spaccate in bar e negozi a colpi di tombino ormai quasi quotidiane e la percezione di insicurezza allargata a tutte le zone e a tutti i quartieri di Prato richiedono un cambio di marcia immediato e drastico, conclude Ovattoni.

Aiutateci a rendere ancora più forte la nostra e vostra voce mettendo la vostra firma sui nostri moduli.

Contatto per firmare la petizione: 3401684719

                                                                                       Il Segretario Provinciale

                                                                                       Patrizia Ovattoni


PRATO 13 MARZO 2018

Prosegue la battaglia della Lega a sostegno dei commercianti ambulanti

 Anche dopo le elezioni non si ferma la battaglia della Lega a sostegno dei commercianti ambulanti e dei loro timori in merito alla direttiva europea Bolkestein, che prevede la riapertura dei bandi per riassegnare le licenze per le attività che si svolgono sul suolo pubblico, dichiara Patrizia Ovattoni, segretario provinciale Lega.

L’applicazione della direttiva Bolkestein è stata prorogata dalla Commissione Bilancio alla Camera fino al 31.12.2020, ma i commercianti ambulanti e le loro associazioni chiedono un deciso intervento politico a livello nazionale, per togliere mercati ambulanti, fiere, chioschi e stabilimenti balneari dalla Bolkestein e non soltanto una proroga della sua applicazione.

In pratica, per ogni diverso mercato, gli ambulanti devono aver acquistato una licenza, il cui costo varia a seconda dell’importanza e della posizione in cui si svolge, ed ogni licenza può costare dai 10.000 fino ai 30.000 o addirittura 50.000 euro. Si tratta quindi di un investimento che i commercianti fanno, con l’intento di recuperare e ammortizzare tale costo in anni di lavoro e il fatto che l’assegnazione delle licenze possa essere messa di nuovo in discussione, oltretutto in base a criteri ancora non definiti, li getta nello sconforto. E’ necessaria perciò la volontà politica di risolvere tali problemi, perché sono a rischio migliaia di posti di lavoro.

Una ulteriore spesa che i commercianti ambulanti devono sostenere è il pagamento al comune del suolo pubblico, che dovrebbe servire a garantire la manutenzione delle aree dei mercati, la cartellonistica che serve a segnalarne la presenza e la collocazione dei bagni pubblici tipo Sebach, ma non sempre questi servizi vengono garantiti dai comuni. La spesa sostenuta per il cosiddetto suolo pubblico, che viene pagata anticipatamente, non viene nemmeno rimborsata nei casi in cui i mercati non possano svolgersi, ad esempio a causa della pioggia, di altri fenomeni atmosferici o di altri tipi di eventi.

Inoltre, ad aggravare la complessa realtà degli ambulanti, conclude Ovattoni, si è aggiunta negli ultimi anni la spietata concorrenza dei colleghi stranieri, in particolare pachistani e cinesi per quanto riguarda il mercato di Prato, che riescono a vendere merce a bassissimo costo, talvolta anche di marca, la cui provenienza dovrebbe essere controllata dalle autorità insieme alla regolarità delle assunzioni dei lavoratori.

Infine la concorrenza degli abusivi, sempre più numerosi, rende necessari controlli costanti perché costituisce una concorrenza sleale nei confronti dei commercianti che pagano tasse, licenze e suolo pubblico, oltre a costituire una vera e propria forma di evasione fiscale.

LEGA –  Il Segretario Provinciale

                                                                                       Patrizia Ovattoni