TUNNEL SOCCORSO/ SOLUZIONE ESTETICA o INCOSCIENTE ESTETISMO? Di: Vittorio Lana

“… Senza pretendere di scimmiottare l’urbanista o l’ingenere idraulico, basta il ricorso alla pratica del buon senso per capire che il vero enigma sta negli effetti della colata di cemento fino a 30 metri di profondità per circa 600 mt. in aggiunta a quelle già esistenti….” V.LANA

IL SINDACO DI PRATO, MATTEO BIFFONI.

IL SINDACO, MATTEO BIFFONI. …Ma governare la città non è come occuparsi di un famoso gioco in scatola… 

Che il plastico urbanistico dell’area del Soccorso, con il tunnel sull’asse della declassata, presenti affascinanti soluzioni estetiche e di viabilità è un fatto assodato.
D’altronde senza un razionale e moderno sfruttamento edificatorio delle aree circostanti, l’oneroso intervento risulterebbe invero sterile ove finalizzato al solo miglioramento viario ottenibile con l’estensione di carreggiata a 4 corsie di superficie sulla declassata ed un sottopasso sulla via Roma.
Senza pretendere di scimmiottare l’urbanista o l’ingenere idraulico, basta il ricorso alla pratica del buon senso per capire che il vero enigma sta negli effetti della colata di cemento fino a 30 metri di profondità per circa 600 mt. in aggiunta a quelle già esistenti.
Giacchè la prevalenza delle acque sotterranee alimentata dalle colline e dall’antico corso del Bisenzio, a detta degli esperti, si muove lungo l’originario greto in direzione dell’attuale via Roma, verso la Piana e l’Ombrone, non viceversa, manca o, ai più non è nota, una convincente soluzione tecnico-scientifica al problema supposto di prevedibile innalzamento della falda per la Città a monte dell’opera.
In concreto, le acque di superficie come potranno defluire e superare la barriera di cemento del tunnel, sopratutto dopo la sciagurata intubazione del Vella, unico corso d’acqua senza sponde rialzate che, per 2,5 millenni, assicurò l’equilibrio idrico della Piana di Prato.
Questa la domanda.


Da: http://liberamenteprato.blogspot.it

TUNNEL AL SOCCORSO

Diciamolo subito! L’opzione tunnel per superare la strozzatura della declassata al Soccorso è la migliore tra quelle possibili. Certamente non la più economica nè quella priva di elementi critici. Ma sia il raddoppio dell’attuale sede che un nuovo ponte non avrebbero gli stessi risultati che si ottengono con l’interramento della superstrada. Per il quale francamente non esistono problemi tecnici irrisolvibili. Checchè ne dicano alcuni critici sui socials. Immaginando chiss… (Leggi articolo intero)

PARCO AREA VECCHIO OSPEDALE/ 24 MILIONI di EURO di DANNI da RIPARARE DI: Aurelio Donzella

UN PARCO BELLISSIMO AL POSTO DEL VECCHIO OSPEDALE, PIU’ UN PADIGLIONE A PORTE GIREVOLI!!!!!
MERAVIGLIOSO!!!!!!
PRATESI!?!?!?!?!?!?

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Ma non vi rendete conto che tutto questo vi costera’ ventiquattro milioni e mezzo??????
Ventiquattro milioni e mezzo che pagherete voi e solo voi!!!!!!
Ventiquattro milioni e mezzo che rappresentano la riparazione di un danno procurato a noi da questa sinistra che ci governa?????
Un incalcolabile danno rappresentato dalla rottamazione di un ospedale funzionante e sostituito da un minuscolo ospedale inefficiente che ha già dovuto mandare altrove tanti reparti!!!!!!!!!!
Ovviamente rottamato il vecchio ospedale, l’ area abbandonata DOVEVA ESSERE TRASFORMATA per non creare un sito di degrado e di pericolo nel centro della città!!!!!!
Un incalcolabile danno che praticamente ha privato il comprensorio di Prato di un ospedale idoneo al suo numero di abitanti, che praticamente ha privato il comprensorio di Prato del proprio ospedale!!!!!!!
Sinistronzi che avete dato il vostro cervello in comodato d’ uso al PD, continuate a sostenere questo partito e vedrete come vi ritroverete!!!!!

PRATOPARTECIPA/ PROSEGUE IL PERCORSO PER UNA PARTECIPAZIONE ISTITUZIONALIZZATA

“… Si parla di “democrazia recitativa” quando il popolo sovrano viene espropriato dei principi, degli ideali e dei diritti che ne rappresentano la parte costituente…” P.A. Sanesi

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Ieri lunedì 13 marzo, nuovo incontro con l’Amministrazione per definire gli obiettivi del patto ed i percorsi per una partecipazione aperta a tutte le realtà territoriali. PratoPartecipa ha consegnato all’incaricato Frosini il proprio progetto per una valutazione più approfondita da parte degli uffici comunali e ha chiesto di poter ricevere quanto prima l’indicazione delle sedi che saranno destinate ai cittadini. Per il momento la richiesta si è limitata a tre sedi con la prospettiva di arrivare a cinque per favorire il decentramento della parecipazione. Il prossimo incontro è stato fissato per mercoledì 22 marzo sempre presso l’assessorato di via Santa Caterina, piano terra, ore 15,30. Come sempre tutti gli interessati sono invitati a partecipare agli incontri.

 


 

Si parla di “democrazia recitativa” quando il popolo sovrano viene espropriato dei principi, degli ideali e dei diritti che ne rappresentano la parte costituente. Quando il pensiero unico omologato promuove l’ordine simbolico di una società che accetta lo svuotamento della sovranità popolare, le diseguaglianze (vertice/base) e l’atrofia delle forme del dissenso, negando qualsiasi pensiero antagonista, la democrazia non rappresenta più una forma politica realizzata nell’esistente.Allora dobbiamo solo sperare che l’elemento critico – culturale possa un giorno tornare a colonizzare l’immaginario umano collettivo.

Paolo André Sanesi

Questa amministrazione comunale non è degna di rappresentarci come cittadini Di: Associazione Amici di Prato

“… Una classe dirigenziale che ha perseguito i propri interessi anziché quelli della città, indegni pronipoti di quella Sinistra (con la S maiuscola) che governava Prato negli anni ruggenti. Una classe dirigente che non proviene più dalla base del partito e dal territorio ma dall’elite economica, attingendone tutti i vizi senza nessuna capacità….” Ass. Amici di Prato

BIFFONI E ABATI, DIO LI FA E POI LI ACCOPPIA.

BIFFONI E ABATI, DIO LI FA E POI LI ACCOPPIA.

Il processo che vede imputati i vertici Estra contro il comune che tiene banco in questi giorni, dopo lo scandalo del Creaf, è l’ennesimo procedimento giudiziario che vede coinvolta la classe dirigenziale del PD pratese. Una classe dirigenziale che ha perseguito i propri interessi anziché quelli della città, indegni pronipoti di quella Sinistra (con la S maiuscola) che governava Prato negli anni ruggenti. Una classe dirigente che non proviene più dalla base del partito e dal territorio ma dall’elite economica, attingendone tutti i vizi senza nessuna capacità. Dopo i 13 milioni di euro per gli swap , dopo un ospedale concepito e nato insufficiente in posti letto e nonostante tutto difeso fino allo stremo, dopo l’aumento delle aliquote Tasi e Tari, dopo l’approvazione del bilancio previsionale che ci sommergerà di debiti facendo andare in default le casse comunali tra pochissimi anni, dopo i 22 milioni di euro sperperati nel Creaf, tutti i nodi hanno cominciano a venire al pettine della magistratura che sta processando Paolo Abati, (dg di Estra) Luciano Baggiani (A.U. di Consiag) Paolo Quercioli (EstraReti) e anche Cesare Calistri e Alessandro Puccetti, dipendenti del gruppo. La giustizia farà il suo corso e farà luce sulla vicenda per cui, a fronte di reiterate richieste da parte del Comune, Estra, pur avendoli disponibili, non fornì gli essenziali dati tecnici senza i quali la gara non poteva tenersi. Questa grave turbativa d’asta sarebbe però il meno. Quello che dà più da pensare è la strafottenza e la sicumera del Calistri che scrive in una mail (rintracciata e messa agli atti, e quindi di pubblico dominio) che “Se come credo hanno già il bando pronto, più tardi diamo questi dati e più si rallenta la pubblicazione del bando”, come se il fatto di considerare il tutto “cosa loro” gli fornisse l’impunità. Quello che poi evidenzia ancor meglio l’agire delinquenziale di questa classe dirigente è il fatto, ancor più grave, della strategia di accordo collegiale tra azienda e i comuni soci limitrofi a Prato, tutti amministrati dal centrosinistra, che hanno avallato la scelta di non consegnare i dati, firmando un documento precedentemente predisposto (anche questo agli atti) da Estra stessa dopo un incontro al quale parteciparono i segretari comunali, come se il monopolio – il LORO monopolio! – fosse la cosa più naturale del mondo.
Questo e gli altri misfatti elencati sopra ci autorizzano pienamente a non ritenere questa amministrazione comunale degna di rappresentarci come cittadini, e quindi di amministrare questa città.

Prova ne sia che anche il Creaf non è una cosa che ha richiesto la città, non è una cosa che ha richiesto la provincia di Prato, non è una cosa che hanno richiesto né dalla unione industriale né dalle associazioni di categoria. Questa è stata un operazione voluta dalla Regione per mano del governatore Enrico Rossi e avallata dal PD che ha dapprimo coinvolto i comuni in società e successivamente deliberato fondi su fondi. L’idea forse non era sbagliata ma è stata sbagliata la gestione globale successiva che non ha portato al declino. E anziché staccare la spina si è voluto alimentare il malato terminare con iniezioni di denaro pubblico senza construtto. Da tempo il Creaf è finito nell’occhio del ciclone per i suoi sperperi e da tempo è stata denunciata la mala gestione, sempre difesa proprio dal PD a ogni livello. Arrivare adesso a prenderne le distanze equivale a fare uno scaricabarile da sciacalli senza assumersi nessuna responsabilità. Il “progetto Creaf” è stato abbandonato a se stesso DOPO l’inchiesta della procura, e non prima!
Per ciò che riguarda Estra al di là di ogni congettura sul ruolo che avevano, hanno avuto e hanno adesso certi personaggi, abbiamo voluto portare all’attenzione il fatto gravissimo che FOSSERO I SINDACI E GLI AMMINISTRATORI LOCALI A SEGUIRE LE DIRETTIVE DELL’ AZIENDA E NON IL CONTRARIO! Riteniamo scandaloso e matrice intimidatoria il far firmare un documento preparato dall’ufficio legale di Estra. Anzi, vogliamo spingerci oltre. Erano talmente di sicuri di essere al di sopra di tutto e di tutti che non si sono neanche preoccupati di usare un briciolo di accortezza: mail dell’azienda, carta intestata, telefonate dagli uffici di presidenza…..
Insomma, è talmente innegabile il dolo che la procura ha aperto un inchiesta e che anche la Corte dei Conti ha avviato un procedimento.

LIBERI DI SPARARE Di: Ernesto Ravagli

“… in Italia, introdursi in un negozio o in un’abitazione si riveli essere un ottimo investimento in ogni caso: se proprio non si riesce a trafugare nulla, allora basta aggredire i presenti e cercare che questi rispondano con una pistola o un coltello. L’importante poi è accusare il colpo ed aspettare che la giustizia faccia il suo corso: sicuramente non ci sarà poco da aspettare, ma alla fine l’incasso è sicuro…” E.Ravagli

Pistola

La triste vicenda di Mario Cattaneo, il ristoratore che si è difeso dall’aggressione di malviventi, sparando ed uccidendo uno dei suoi aggressori, riaccende i riflettori sulla questione della riforma della legittima difesa.

A questo proposito ricordiamo quel  6 luglio 2005, in cui il Senato approvò il disegno di legge n° 1899, relativo alla riforma della legittima difesa, ed il cui sì definitivo del Parlamento arrivò pochi mesi dopo il 24.01.2006: ben 244 voti favorevoli su 175 contrari ed il provvedimento diviene legge.

Si parlava di “Diritto all’autotutela in un privato domicilio”, aggiungendo due commi alla norma originaria: «Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità;   b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale».

Per intendersi, diveniva legittima la condotta di colui che, per difendere la propria o l’altrui persona dal pericolo di un’aggressione da parte di chi ne abbia violato il privato domicilio, colpisca o addirittura uccida il malvivente con un’arma legittimamente detenuta, che sia da taglio o un mero oggetto contundente, sempre che non vi sia desistenza da parte dell’intruso.

Sembrava dunque che il  rapporto di proporzionalità, che stabiliva il confine determinato dalla vecchia norma tra azione legittima e reato, fosse ampliato e non di poco, tramutando in lecite azioni che fino ad allora non lo sarebbero state.

Sembrava che anche per i giudici chiamati ad esprimersi in merito certi fatti,vi fosse vita assai più facile, evitando il sistematico ed arduo compito di dover propendere, fra la tutela dell’onesto cittadino e la garanzia dei diritti dei malviventi, comunque riconosciuti dall’ordinamento.

Appariva anche sdoganato il legittimo utilizzo delle armi da parte del cittadino, sia nell’atto di  difendere la «propria o altrui incolumità», ma per le a tutela di propri interessi patrimoniali.

Purtroppo, quello che anche la norma non ha cancellato è l’impossibilità di difendersi con le armi dall’attacco di un delinquente che ne sia invece sprovvisto.

Un dettaglio forse sfuggito o forse ritenuto di poco conto per chi all’epoca sedeva in parlamento, ma oggi, a distanza di quasi dieci anni e di numerosi casi di condanne di cittadini onesti che loro malgrado si sono trovati a doversi difendere dal un aggressione nel propria abitazione o nel proprio negozio, osserviamo che questo ha completamente neutralizzato l’effetto che si sarebbe voluto determinare con l’approvazione della nuova norma.

Un pastrocchio davvero imperdonabile e per il quale, anche chi allora si espresse in modo favorevole alla nuova norma, dovrebbe sentirsi responsabile in prima persona sia per tutte le vite dei tanti onesti cittadini, distrutte da interminabili e pesanti risvolti giudiziari, che per i tanti delinquenti allegramente e profumatamente risarciti.

Accade infatti che in Italia, introdursi in un negozio o in un’abitazione si riveli essere un ottimo investimento in ogni caso: se proprio non si riesce a trafugare nulla, allora basta aggredire i presenti e cercare che questi rispondano con una pistola o un coltello. L’importante poi è accusare il colpo ed aspettare che la giustizia faccia il suo corso: sicuramente non ci sarà poco da aspettare, ma alla fine l’incasso è sicuro.

Allora il Ministro della Giustizia Castelli affermò: “è stato finalmente sancito il principio per cui un aggressore e un aggredito non sono più sullo stesso piano. È stato riconosciuto il diritto dell’aggredito di difendersi” come pure non mancarono le solite speculazioni della sinistra più mentecatta, come quella dell’allora capogruppo di Rifondazione comunista in commissione Giustizia, Giuliano Pisapia, (attuale leader di Campo Progressista) che definì il provvedimento «Una norma incostituzionale, in quanto pone sullo stesso piano il bene della vita e dell’incolumità personale e beni di carattere patrimoniale. Un ulteriore vulnus alle regole di uno stato di diritto».

In retrospettiva possiamo dire che tutte queste persone e le varie forze politiche di riferimento, da una parte e dell’altra, ben farebbero starsene zitti e lavorare seriamente per una legge che chiarisca una volta e per sempre che la difesa del propria abitazione e del proprio domicilio, dove essere ammessa con ogni mezzo, indipendente dall’offesa.

E’ giunta l’ora di scrivere a chiare lette che chiunque si introduca dove non gli è consentito, mediante effrazioni ed a scopo di compiere un furto o altri delitti, è da considerare un soggetto che in quel momento decide deliberatamente di spogliarsi di tutti quei diritti, che oggi invece possono anche arrivare a garantirgli un futuro ricco e gioioso.

In altre parole, in caso di aggressioni come quella subita dal Sig. Cattaneo, ognuno deve essere libero di sparare in casa propria.

Dal niente non nasce niente. Di: Emiliano Citarella

“…Sarà un congresso difficile perché Renzi è molto organizzato tra gli iscritti e ha molta forza comunicativa. E lasciamo stare la storiella che Renzi ha contro i grandi poteri. Orlando non sarà il Magic Johnson della comunicazione ma è solido e ha lo spirito del ri-costruttore..” E.Citarella

 

AVANTI POPOLO e TAVOLATA ROSSA (..quando c'è da mangiare, alla fine tutti d'accordo..)

AVANTI POPOLO e TAVOLATA ROSSA (… Ai bei tempi del partito unito.. DS+Margherita=PD… ..diviso D’ALEMA+Bersani…. ecc.. ecc…)

Leggo un’intervista del sindaco di Prato Matteo Biffoni secondo la quale l’idea di partito di Orlando è rimasta ferma a Ds + Margherita mentre la proposta di Renzi si fonderebbe sul dinamismo e sull’attualità.
Opinione legittima, peccato che tre anni di governo e di guida del Pd abbiano portato – ahinoi – ad una rottura del Pd stesso con una guida di Renzi che onestamente non ha mai voluto davvero federare il Pd o fondarne un’anima condivisa ma solo un rapporto maggioranza che decide e minoranza che subisce. Penso che Renzi abbia avuto la sua occasione e che non l’abbia sfruttata appieno. Lo dico senza acrimonia perché non possiamo nemmeno lontanamente immaginare le difficoltà che ha incontrato ma é andata così, inutile girarci intorno.
Certo, anche quanti se ne sono andati potevano rimanere dentro ed impegnarsi per cambiare le cose.
Rimane il fatto che molti, tantissimi, troppi in questi anni se ne sono andati, soprattutto quanti erano legati al Pd e non a questa o quella corrente interne. Cerchiamo di dirci la verità.
Penso – così – che la proposta politica di Andrea Orlando sia molto avanzata perché si rivolge a tutte le anime del Paese, quella cattolica, quella liberale, quella socialista che esistono ancora come correnti storiche dotate di una loro dignità che andrebbe – invece – riconosciuta e valorizzata senza pensare di poter creare dal niente qualcosa di nuovo.
Renzi ha avuto la sua occasione, alcuni di noi lo hanno anche sostenuto credendo nella sua proposta. Adesso si tratta di rifondare una cultura condivisa – nella quale lo stesso Renzi goda di un suo legittimo protagonismo – ma aperta a tutti.
Il nuovismo, la rottamazione ci ha portato sin qui.
Come dicevano gli antichi: ex nihilo nihil fit, dal niente non nasce niente.
Sarà un congresso difficile perché Renzi è molto organizzato tra gli iscritti e ha molta forza comunicativa. E lasciamo stare la storiella che Renzi ha contro i grandi poteri. Orlando non sarà il Magic Johnson della comunicazione ma è solido e ha lo spirito del ri-costruttore. Per questo gli va data l’opportunità di provare a fare. Sarà battaglia dura, proveremo a spiegare le nostre ragioni, senza alzare la voce, senza essere strumentali ma convinti che occorra cambiare rotta. Adesso.

Prato, Città del TUNNEL del SOCCORSO o città da SOCCORRERE nel TUNNEL? Di: Aldo Milone

“…Biffoni pensa solo e troppo al futuro dimenticandosi del presente; più che del tunnel del Soccorso, Prato avrebbe bisgono di essere soccorsa dai tanti tunnel in cui questa Giunta la sta sta infilando sempre più….” A. Milone

"Un'altra storia"... Sì, forse anche vero, MA COME? E PER CHI?!!!...

“Un’altra storia”… Sì, forse anche vero, MA COME? E PER CHI?!!!…

Leggendo la notizia Richiedenti asilo sorpresi dalla municipale a lavorare a nero in ditte gestite da cinesi, mi viene solo da sorridere. Biffoni in campagna elettorale asseriva che nei controlli avrebbe continuato con il metodo Milone, poi tentava di prendere le distanze dicendo che i controlli sarebbero stati diversi. Poi leggo di questi controlli che cercano solo di scimmiottare i famosi maxiblitz notturni che venivano fatti sotto il mio assessorato. E lo dico con forza e orgoglio, quei maxiblitz furono partoriti dal sottoscritto.

Anche Giovedi scorso, durante l’approvazione della delibera del tunnel al Soccorso, Biffoni, faceva presente di come avrebbe trasformato Prato. Nel mio intervento di replica, ho chiesto a Biffoni di pensare prima a ripulire la città dalle tante discariche abusive che si sono formate e poi al futuro. Stamattina su fb ci sono tante foto di discariche abusive in diverse zone della città e anche di pregio. Biffoni pensa solo e troppo al futuro dimenticandosi del presente; più che del tunnel del Soccorso, Prato avrebbe bisgono di essere soccorsa dai tanti tunnel in cui questa Giunta la sta sta infilando sempre più.

Quanto ai richiedenti asilo, ricordo sempre i non infrequenti casi di arresti per spaccio di sostanze stupefacenti . Oltre ai richiedenti asilo politico, troviamo anche chi l’ha ricevuto o l’ha richiesto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Se si facesse un report, verrebbe fuori un risultato molto sorprendente. La maggioranza degli arrestati avrebbero un permesso di soggiorno per motivi umanitari o sarebbero dei richiedenti asilo politico. Fatta questa premessa, mi chiedo come si faccia a continuare ad accogliere persone che in poco tempo si dedicano al traffico di sostanze stupefacenti. Alla fine l’unico risultato che si raggiunge è quello di ingrossare le fila di questo sporco traffico. Adesso mi chiedo se bisogna accettare questo stato di cose quando è palese, soprattutto a Prato, il comportamento dei profughi. Vederli ben vestiti e dotati di cellulari di ultima generazione, dovrebbe come minimo far sorgere qualche dubbio in chi li gestisce e anche nella giunta Biffoni che si vanta del progetto SPRAR come accoglienza dei profughi. Forse Biffoni, anche alla luce di questi episodi, tra lavoro nero e atti  delinquenziali e dell’ incarico che ricopre quale responsabile immigrazione in seno Anci, farebbe bene a smettere di far finta di arrabbiarsi ogniqualvolta si prevedono muovi arrivi di profughi in città. Quindi, oltre a bloccare eventuali nuovi arrivi, si prodighi anche per allontanare da Prato chi delinque.

 

MULTINAZIONALI FINANZIARIE, LA VERA PESTE BUBBONICA DELLA POLITICA DI: Giacomo Fiaschi

“… Il potere (di condizionare le scelte dei governi) di queste multinazionali finanziarie (banche e via discorrendo), è esattamente lo stesso di quello che hanno usurai o strozzini che dir si voglia nei confronti dei malcapitati che si rivolgono a loro per ottenere prestiti…” G. Fiaschi

Immagine da:  http://www.pinguinoeconomico.it/

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http://www.pinguinoeconomico.it/

La vera peste bubbonica della politica (non solo in Italia) è l’interferenza delle grandi multinazionali, specie finanziarie (come Goldman Sachs e J.P. Morgan) negli affari interni di paesi che, per via del debito pubblico di proporzioni esorbitante sono tenute sotto scacco continuo da chi acquista quote anche modeste, se considerate in relazione agli oltre 2.000 miliardi di euro, dei titoli di stato, ma gigantesche se considerate in assoluto (per esempio l’1% equivale a.oltre 20 miliardi di euro, praticamente un’intera manovra finanziaria).
Il potere (di condizionare le scelte dei governi) di queste multinazionali finanziarie (banche e via discorrendo), è esattamente lo stesso di quello che hanno usurai o strozzini che dir si voglia nei confronti dei malcapitati che si rivolgono a loro per ottenere prestiti.
La soluzione del problema è una sola: non ricorrere a questi soggetti.
E per farne a meno, bisogna spendere meno.
Tutti, a cominciare da quanti sono a capo delle istituzioni, perché a costoro incombe l’onere di dare l’esempio.
Ecco la lista delle multinazionali che negoziano il debito pubblico italiano:
Banca Imi, Barclays (inglese), Bnp Paribas (francese), Citigroup (americana), Commerzbank (tedesca), Crédit Agricole (francese), Credit Suisse (svizzera), Deutsche Bank (tedesca), Goldman Sachs (americana), Hsbc (inglese), Ing Bank (olandese), Jp Morgan (americana), Merril Lynch (americana), Monte dei Paschi, Morgan Stanley (americana), Nomura (giapponese), Royal Bank of Scotland (inglese), Société Générale (francese), Ubs (svizzera) e Unicredit.


Da: http://www.pinguinoeconomico.it/

POLITICA, ECONOMIA E FINANZA: UN INTRECCIO FATALE

Il mondo brucia in una serie di conflitti anche cruenti, spesso dimenticati dalle cronache televisive. Solo i morti, se numerosi, fanno ancora notizia, anche se solo per qualche ora. Ogni continente ha ormai almeno un pericoloso focolaio di guerra civile. L’Europa ha l’Ucraina, oltre ai soliti Balcani in rivolta (Serbia e Bosnia), l’Asia ha la Tailandia, l’America Latina ha il Venezuela, l’Africa né è sempre stata costellata, ma ora i più pericolosi e preoccupanti sono nella parte settentrionale in due Paesi strategici… (Leggi articolo intero)

NOSTRA SIGNORA DELLE BANCHE Di: Vittorio Lana

“…La giovane donna, laureata in legge col massimo dei voti cum lauda, fu l’anima della Leopolda ed esordì nella p.a. sedendo, da trentenne, nel CDA di Publiacqua SPA dimostrando, da subito, un carattere di ferro ed innegabili capacità organizzative, supportate da un’avvenenza che oggi, come ieri, aiuta….” V.Lana

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Forse i tanti detrattori di E. Boschi, segretario di Stato alla PdC Gentiloni ed ex pluri ministro Riforme e Rapporti col Parlamento con Renzi, non han capito che più di una avvenente fanciulla di governo, si tratta dell’esponente politico di maggior caratura, dopo il leader, cui potrebbe anche sopravvivere in politica.
La bocciatura della sua riforma costituzionale e le vicende del governo non hanno scalfito il suo carisma.

Senza parole

Senza parole

La giovane donna, laureata in legge col massimo dei voti cum lauda, fu l’anima della Leopolda ed esordì nella p.a. sedendo, da trentenne, nel CDA di Publiacqua SPA dimostrando, da subito, un carattere di ferro ed innegabili capacità organizzative, supportate da un’avvenenza che oggi, come ieri, aiuta.
C’è un solo tarlo che finirà, nel tempo, per consumare la sua immagine: il risentimento delle centinaia di migliaia di cittadini, famiglie ed imprese che dalla sera alla mattina, han visto scomparire i risparmi di una vita presso le note 4 banche più le altre a seguire associando, in modo o nell’altro, il suo nome ad uno dei più gravi misfatti della Repubblica.
Non basterà il proscioglimento del Padre da vicende penali né la sua uscita dall’aula nella seduta di Governo in cui venne varato il D.L salvabanche bail-in, poichè la ruberia ha riguardato direttamente o indirettamente qualche milione d’Italiani cambiandogli la vita.
Loro non dimenticheranno mai, anzi.


ECCO COSA HA FATTO LA BOSCHI IN DIRETTA TV!

LETTERA AD UN PARTITO MAI NATO Di: Valerio Grandini

“… Vorremmo un partito che infatti non si occupasse dei problemi dei lavoratori non solo in fabbrica ma anche dei quartieri dove vivono, dove, vuoi o non vuoi, c’è il tema della sicurezza e perchè noi viviamo le zone più povere e degradate dell città, anche quello della legalità e dell’immigrazione….” V.Grandini

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Nel rivolgermi a te, che dovresti essere il mio partito, dovrei esordire con la parola “caro”, ma la verità è che poi così caro non mi sei mai stato.

Parlo ovviamente di te, Partito Democratico, al quale dico di non essere affatto sorpreso di tanto sfaldamento, riportandoti come dalle mie parti, dove chissà per quale combinazione astrale, ancora ci sono gli operi e, bene o male, da sempre abbiamo sentito il partito come assente e lontano. Sappi però anche che non sarà certo tornando davanti alle fabbriche per spiegare ciò che si sositende di aver fatto, come  il Jobs Act  o la cancellazione dell’articolo 18, che potremo avere la sensazione di aver ritrovato la nostra casa perduta.

Tra di noi, quegli operai sempre troppo usati per dare tono ed enfasi ai propri proclami, il gioco delle correnti interne, non interessa affatto. Piuttosto saremmo interessati ad ascoltare e partecipare a discussioni su quelle correnti estrerne e travolgenti, che sballottano in aria le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri anziani e le nostre aziende, e dico nostre non a caso, anche se in realtà di prioprietà di altri, sempre più anche di stranieri, perchè nostre le sentiamo, perchè le sentiamo costruite sul nostro impegno e sul nostro lavoro.

Tant’è vero, che ci aspetteremmo di partecipare e di ascoltare discussioni anche su questo, come dei luoghi dove viviamo.  Vorremmo un partito che infatti non si occupasse dei problemi dei lavoratori non solo in fabbrica ma anche dei quartieri dove vivono, dove, vuoi o non vuoi, c’è il tema della sicurezza e perchè noi viviamo le zone più povere e degradate dell città, anche quello della legalità e dell’immigrazione.

Così è finita che tanti non votano Pd e, tanto Renzi, quanto  D’Alema, sono nomi di rappresentati di una classe dirigente che li ha venduti, al pari di tanti altri. Il Pd non piace. Tra chi non è mai piaciuto e chi ha cercato di farselo piacere, pura sapendo fin dall’inizio che non poteva andare.

Tanto meno poi piace ai nostri figli, tra chi, volere o volare, lavora in nero, chi precario e chi fa collezione di voucher.

A quasi dieci anni dal suo “lancio”, perchè mi viene più facile parlare di “lancio”, come si usa dire per la pubblicità di un qualche prodotto da dare in pasto al mercato, che non di nascita, il livello di scollegamento è tale che con quello che ci capita, neanche sappiamo a quale porta bussare.

Per questo, via via che scrivo, mi accorgo anche che non mi va di scrivere neanche più. Perchè in fondo, cosa scrivo? Cose ovvie, che tutte le persone di buon senso sanno. E poi, a chi? A chi scrivo? Questa è una lettera a un partito mai nato.