La Russia invade la Crimea, per adesso l’aeroporto.

La Crimea deve rimanere una parte integrante dell’Ucraina pur mantenendo legami con la Russia”. Lo ha affermato il presidente deposto Viktor Yanukovich, durante una conferenza stampa che ha tenuto a Rostov sul Don, nella Russia meridionale. “Quanto sta accadendo è una reazione naturale” a una “usurpazione del potere”, a “un colpo di stato operato da banditi” ha detto l’ex leader, chiedendo il rispetto dell’accordo firmato il 21 febbraio tra lui, i leader dell’opposizione e tre ministri europei. Yanukovich ha sottolineato di non essere stato destituito: “Continuerò a lottare, sono stato costretto a lasciare il paese dopo le minacce subite”. La crisi in Ucraina, secondo l’ex capo di Stato, è stata provocata da una politica occidentale “irresponsabile” che è stata “indulgente” verso i manifestanti. Yanukovich ha insistito sulla “illegittimità” del Parlamento ucraino che ha votato “sotto la pressione dei dimostranti”. Poi ha chiarito che non si candiderà alle presidenziali di maggio, da lui ritenute “illegali” in quanto Yanukovich si considera ancora “il presidente in carica”.

Intanto l’ex capo di Stato è ricercato anche in Svizzera per un’inchiesta per presunto riciclaggio di denaro sporco insieme al figlio Alexander. Il governo svizzero ha annunciato il congelamento dei beni di 20 esponenti ucraini, tra cui Yanukovich, suo figlio e alcuni ex ministri. Stessa linea è stata adottata, su richiesta di Kiev, dall’Austria e dal Liechtenstein.

Il governo di Kiev ha affermato che chiederà alla Russia l’estradizione di Yanukovich in Ucraina. Intanto continua la ricerca nel paese dei fedelissimi dell’ex capo di Stato. La Procura Generale ucraina ha spiccato mandati d’arresto a carico di 10 esponenti del passato regime tra cui Viktor Pshonka, già titolare dello stesso ufficio giudiziario, gli ex ministri dell’Interno e della Giustizia, Valery Zakharchenko e Olena Lukash, come pure Andry Klyuev, a suo tempo responsabile dell’amministrazione presidenziale. Per tutti l’accusa è di concorso in strage, la stessa per la quale è ricercato l’ex presidente Viktori Yanukovich.

Dopo l’occupazione di giovedì della sede del Parlamento della Crimea, anche oggi la situazione nella pensiola autonoma ucraina rimane tesissima. Questa mattina miliziani filorussi hanno preso il controllo di due aeroporti in Crimea, sede di scontri nei giorni scorsi tra dimostranti filorussi e manifestanti filoeuropeisti collegati alla protesta della Maidan di Kiev.

Si tratta degli scali di Belbek, vicino a Sebastopoli, a pochi passi dal quartier generale della flotta russa in Crimea e dell’aeroporto della capitale Sinferopoli. L’azione sarebbe servita a “prevenire l’arrivo di militanti” filoeuropeisti collegati alla protesta della Maidan. Le autorità ucraine hanno ripreso il controllo degli scali ma la reazione del governo ucraino è stata durissima. “E’ un’invasione militare e un’occupazione”, ha scritto su Facebook il ministro dell’Interno Arsen Avakov, che ha puntato il dito subito contro la Russia. Il presidente ucraino, Oleksandr Turchynov, ha convocato un incontro del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa dedicato alla situazione in Crimea. Ma la flotta russa si è affrettata a smentire ogni coinvolgimento nell’occupazione.

Intanto una base della guardia costiera ucraina a Sebastopoli è stata circondata da circa 30 soldati della marina russa. Lo riferisce la guardia di frontiera dell’Ucraina. I soldati, appartenenti alla 810esima brigata della flotta russa del mar Nero, hanno spiegato di avere l’ordine di impedire che armi custodite nella base della guardia costiera vengano confiscate da “estremisti”. Il ministero della Difesa russo non ha commentato la notizia.

Intanto a a Kiev il nuovo governo incassa il sostegno di Washington. Il vicepresidente americano Joe Biden ha telefonato al neo primo ministro ucraino Arseni Yatseniuk per promettere il “sostegno totale” degli Stati Uniti ai nuovi dirigenti del paese.

L’Ucraina deve far fronte anche alla pesante crisi economica e finanziaria che sta colpendo il paese. Ieri è stato chiesto un prestito da 15 miliardi al Fondo Monetario Internazionale per far fronte al blocco dei finanziamenti russi. Il paese ha bisogno di almeno 35 miliardi di dollari per evitare lo spettro del default. La Banca centrale ucraina ha annunciato oggi di aver limitato a 15 mila grivnie (circa 1.095 euro) il massimale quotidiano dei soldi ritirabili nelle banche del Paese. Una misura presa sullo sfondo delle gravissime difficoltà finanziarie che espongono l’Ucraina al rischio di bancarotta. La divisa nazionale ha perso un quarto del suo valore dall’inizio dell’anno.