INQUINAMENTO: PECHINO NON RESPIRA PIU’ Di:Eugenio Buzzetti

27 febbraio 2014 alle ore 18.56

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Pechino – Se venite a Pechino nei prossimi giorni, evitate di respirare. E’ una delle battute che vanno per la maggiore in questi giorni di nebbia fitta e di miasmi persistenti. La coltre di smog che ha avvolto la capitale e altri grossi centri della Cina nel fine settimana ha superato i livelli di guardia, registrando i valori più alti da quando sono in funzione i sistemi di rilevamento di inquinamento atmosferico. Ancora oggi l’aria nella capitale si presenta pesante e satura di odori chimici.

A causa dello smog alcuni voli nel fine settimana sono stati cancellati o hanno subito ritardi. La visibilità ridotta a poco più di un centinaio di metri ha causato problemi agli aeroporti di molte località della Cina nord-orientale e centrale. Domenica è stato il terzo giorno consecutivo con livelli di smog al di sopra della media. Il Centro per il Monitoraggio Ambientale della municipalità di Pechino ha rilevato una densità di polveri 2.5 di oltre 700 microgrammi per metro cubico in molte aree della città, un valore che supera di quasi trenta volta la concentrazione massima di polveri sottili considerata accettabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che fissa in 25 microgrammi per metro cubo la soglia di sicurezza. Il record è stato registrato sabato sera in centro a Pechino, con un livello di 993 microgrammi per metro cubo.

Per fronteggiare l’emergenza, sono stati diramati avvisi a stare in casa, soprattutto per bambini e anziani, i più a rischio di problemi cardiovascolari o di complicazioni all’apparato respiratorio. Le scuole elementari e medie hanno vietato le attività sportive all’aperto nei giorni in cui lo smog ha raggiunto i livelli più alti di concentrazione di polveri sottili. Lo staff medico dei maggiori ospedali della capitale, come il Chaoyang Hospital, hanno rilevato negli scorsi giorni un aumento dei pazienti che lamentavano problemi respiratori o attacchi di cuore. Nella mattinata di ieri le autorità municipali hanno messo in atto il piano di emergenza. Il piano, in vigore dallo scorso anno, prevede, tra le altre misure, una diminuzione delle attività delle imprese di costruzione e una riduzione delle emissioni industriali. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, hanno aderito alle misure 54 imprese edilizie, che hanno sospeso le attività nei giorni scorsi, e 28 gruppi industriali che hanno ridotto le emissioni inquinanti del 30%. Lo smog dovrebbe avvolgere la capitale cinese fino a mercoledì prossimo, secondo le previsioni meteorologiche, quando verrà parzialmente spazzato via dal vento che soffierà sulla città.

“PERICOLOSO RESPIRARE”

Il tasso di inquinamento di queste ore è il più alto da quando la città di Pechino ha iniziato a pubblicare i dati sulla presenza di polveri sottili nell’atmosfera, lo scorso anno. Dal 1 gennaio scorso, altre 74 città si sono aggiunte all’iniziativa cominciando a segnalare il tasso di inquinamento atmosferico. Uno studio condotto dalla Scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Pechino assieme alla sezione pechinese di Greenpeace dal titolo “Dangerous Breathing” rivela come nel 2012 sarebbero morte 5872 persone in Cina a causa dello smog. Le città prese in esame dalla ricerca sono Pechino, Shanghai, Guangzhou e Xian. Secondo le proiezioni dello studio congiunto nella sola Pechino sarebbero stati oltre 2500 i decessi per i danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico. La cifra più alta si registra a Shanghai, con oltre 3300 decessi lo scorso anno. Il danno economico totale viene quantificato in poco più di un miliardo di dollari. Il rapporto non tiene conto -per la scarsezza di dati disponibili- dei ricoveri ospedalieri per i danni causati dallo smog, né dei giorni di lavoro o di scuola persi a causa di malattie collegate all’inquinamento atmosferico.

Emissioni industriali e degli autoveicoli, spesso bloccati a lungo nel traffico della capitale, sono i principali responsabili della pessima qualità dell’aria. Nella sola città di Pechino si contano circa venti milioni di abitanti e 5,2 milioni di auto che circolano ogni giorno sugli anelli autostradali della città, una cifra, questa, destinata a salire nei prossimi anni, ma che da sola non basta a spiegare il fenomeno dell’inquinamento. Per limitare le emissioni da gas di scarico, la municipalità di Pechino ha annunciato il 10 gennaio scorso che fornirà incentivi per l’acquisto di auto elettriche. L’ipotesi di introdurre una Congestion Charge annunciata ad agosto per ridurre lo smog provocato dalle autovetture, come avviene in molte città europee, viene accolta con scetticismo da Zhou Rong, attivista di Greenpeace che ha contribuito allo studio sui danni alla salute dell’inquinamento atmosferico. “Nella provincia dello Hebei -spiega Zhou- le auto sono meno che a Pechino, ma nei giorni scorsi si sono registrati livelli di inquinamento ancora più alti che nella capitale. Una misura diretta solo contro le automobili potrebbe non essere sufficiente”. Secondo le statistiche del Ministero per la Protezione Ambientale, nelle aree a maggiore concentrazione di industrie in Cina, ci sono più di cento giorni all’anno di foschia dovuta allo smog, con una concentrazione di polveri sottili 2.5 tra le due e le quattro volte superiori alle soglie di accettabilità stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

LE MISURE CONTRO L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Secondo il dodicesimo piano quinquennale per il controllo della qualità dell’aria, le emissioni saranno registrate in 117 località comprese le tre zone a maggiore concentrazione di industrie, cioè l’area Pechino-Tianjin-Hebei e i delta del Fiume delle Perle e dello Yangtze. L’obiettivo per l’anno in corso è quello di ridurre le emissioni del 2%. Il ministero per la Protezione Ambientale prevede entro il 2015 una riduzione del PM10 compresa tra l’8% e il 15% rispetto ai livelli attuali, e una riduzione del PM2.5 tra il 4% e il 15%. I livelli di anidride solforosa dovrebbero scendere di una percentuale compresa tra il 6 e il 14%, mentre il diossido di azoto dovrebbe diminuire rispetto ai livelli del 4% – 10%. I traguardi del piano quinquennale sembrano, però, difficili da raggiungere: secondo il rapporto annuale stilato dalla International Energy Agency sui trend di mercato nel settore del carbone, la Cina dal prossimo anno conterà per oltre la metà del consumo di carbone a livello globale. Dal 2011, il Dragone è il maggiore importatore di carbone al mondo.

Intanto, c’è anche chi la prende sul ridere a guardare i livelli altissimi di inquinamento. Su Weibo, il popolare sito di microblogging che fa le veci di Twitter, oscurato dalla censura in Cina, un internauta dal cuore spezzato scrive con perfidia: “Sono contento che la mia ex viva a Pechino”. Un altro si chiede: “La gente a Pechino comincerà a mutare?”. La risposta, implicita, viene da un terzo utente: “A Pechino sono diventati tutti degli aspirapolvere”. Forse anche per evitare il mutamento, nei giorni scorsi si è registrato un boom di acquisti di mascherine anti-gas nella capitale.