Il sistema delle grandi opere inutili, il governo giallo verde, i movimenti, la democrazia Di: comitato No-Tunnel TAV Firenze

“… I gruppi valsusini che si oppongono al TAV hanno diverse sfumature nei rapporti con i partiti esistenti, ma sempre, anche quando si sono aperte finestre di credito (prima alla ex sinistra radicale, oggi ai 5 stelle), mai si è delegata a nessuno la lotta per il no alla grande opera inutile..” Comitato No Tunnel TAV – FIRENZE

Dopo aver partecipato al “Festival Alta Felicità” organizzato a Venaus da vari comitati No TAV valsusini la prima riflessione nasce dall’indubbio, eccezionale successo dell’iniziativa. Decine di migliaia di partecipanti tutti i giorni, una tendopoli che non aveva fine, oltre alla musica, passeggiate ai cantieri, dibattiti organizzati e spontanei in tutti i tavoli disponibili, una voglia di politica che trabocca da ogni angolo di Venaus.

Ecco, la voglia di politica esplode in questo luogo e si staglia sul disastro culturale di una intera classe dirigente, vecchia e nuova, che ripete stanchi slogan ormai odiati dai cittadini o balbetta quando le contraddizioni arrivano tra le mani.
I gruppi valsusini che si oppongono al TAV hanno diverse sfumature nei rapporti con i partiti esistenti, ma sempre, anche quando si sono aperte finestre di credito (prima alla ex sinistra radicale, oggi ai 5 stelle), mai si è delegata a nessuno la lotta per il no alla grande opera inutile: “non esistono governi amici” è la frase che riassume la posizione del movimento, ben giustificata dall’antico tradimento della sinistra radicale, che preferì la governabilità, e quello che si rischia con il nuovo governo ormai affogato nella marea delle lobby che prosperano nei palazzi del potere, in particolare nel ministero dei trasporti.
Questo atteggiamento di caparbia indipendenza, però, non ha mai escluso la ricerca di confronto con le istituzioni che anzi è stato sempre perseguito per esporre le documentate ragioni del no. Atteggiamento che è costantemente presente in tutti i gruppi di opposizione alle “grandi opere inutili” e che quasi sempre si scontra con un muro di gomma o di manganelli.
Nei giorni del festival il dibattito su cosa può rappresentare il nuovo governo giallo-verde è molto presente; il dibattito è indispensabile non solo per la Torino-Lione, ma per tutte le opere volute dalla lobby finanziarizzata dei costruttori.
Il successo elettorale del movimento 5 Stelle è dovuto sicuramente anche all’appoggio e alla partecipazione diretta da parte di molti attivisti alla miriade di lotte territoriali in tutta Italia.
Adesso che questo movimento è arrivato al potere si vedono chiaramente i limiti di una analisi del fenomeno “grandi opere”. I temi su cui i 5 stelle hanno basato la loro azione era la lotta alla corruzione, ai ladri, ai parassiti; adesso che sono finalmente arrivati alle leve del potere scoppiano però tutte le contraddizioni del caso e si parla di “sottoporre i progetti a valutazione di costi e benefici”; formula diplomatica e ambigua dietro la quale si può nascondere ogni possibile decisione. Che gli effetti di questo atteggiamento possano essere nefasti lo si vede già in casi come il Terzo Valico (dichiarato incredibilmente “strategico”) o il MOSE (“i cantieri sono troppo avanzati”).
Indubbiamente tanta prudenza nasce dal bisogno di mediare con un partito come la Lega che ha sempre appoggiato le grandi opere; anche il nuovo ministro ha trovato tutto lo staff tecnico e dirigenziale, allevato e cresciuto sotto la guida di Ercole Incalza, che pone problemi per ogni possibile passo indietro proposto.
In questo quadro, ancora molto incerto negli sviluppi, si capisce bene come risolvere l’anomalia delle grandi opere sia impresa piuttosto difficile e ardua. Partire dai singoli progetti può essere utile da un punto di vista tattico se si sottoponessero davvero le opere a serie verifiche, ma può essere alibi per avallarle. Soprattutto un tale procedere non mette in chiaro che quello delle grandi opere è un problema di sistema, non si tratta di singoli fenomeni corruttivi, ma di come questa fase del capitalismo globale abbia bisogno di inventarsi prodotti inutili, come la costruzione di grandi infrastrutture, tali da garantire profitti enormi.
Trovare una soluzione al problema delle grandi opere inutili” e al fenomeno delle privatizzazioni selvagge non può che passare da un profondo cambiamento del sistema di decisioni e soprattutto del sistema economico, perché queste tornino al servizio della comunità umana e non solo del profitto di sempre meno imprese sempre più monopolistiche.
Insomma se non si va nella direzione di una profonda democratizzazione del sistema politico il problema non sarà mai risolto. E quando diciamo democratizzazione dobbiamo pensare a riprogettare la partecipazione dell’intera comunità e dei lavoratori del settore delle infrastrutture.
Insomma dal tunnel delle grandi opere se ne può uscire, come dal tunnel dell’ingiustizia sociale e della povertà, solo costruendo un sistema dove le esigenze di tutti sono tutelate. Questo sistema si chiama “democrazia”, quella concreta, non la farsa elettorale in cui i cittadini possono solo scegliere chi attuerà decisioni prese da altri. Che questo sia possibile lo si percepisce anche al Festival Alta Felicità dove una intera comunità ha realizzato un evento eccezionale senza capi e senza élite decisioniste.

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