Il problema dei migranti è uno solo: i pidocchi. Di: Giacomo Fiaschi

“… Benito Mussolini lo aveva capito perfettamente e, con la sua politica coloniale in Libia, contrappose una forma di colonialismo moderno, indirizzato allo sviluppo e alla crescita che avrebbe permesso uno sfruttamento delle risorse coloniali, come si dice oggi, molto più “inclusivo”, ovvero orientato a rendere partecipe dei benefici l’intera popolazione della coloni…” G.Fiaschi


In Italia il problema dei migranti non ha una soluzione. E non ce l’ha per il semplice fatto che non si tratta di un problema, bensì di un fenomeno naturale inarrestabile perché derivante dal bisogno di fuggire da un ambiente ostile, nel quale non c’è alcuna prospettiva di vita al di sopra della soglia minima di una sopravvivenza in condizioni talmente insopportabili da far apparire più accettabile il rischio di morire annegati durante il viaggio sui barconi o di essere considerati dei criminali una volta sbarcati, piuttosto che continuare a vivere con la certezza di essere condannati senz’appello e per sempre ad una vita da bestie.

In Italia il problema non sono i migranti. E non si tratta di un solo problema, bensì di diversi problemi causati da elementi di diversa natura. Il primo di questi elementi è, senza alcun dubbio, quello che ha origine dalla sua posizione geografica. Una posizione geografica che non è stata adeguatamente valorizzata dalla classe dirigente italiana, soprattutto politica ma non solo, per trasformarla in una posizione “geopolitica” idonea a renderla capace di ampliare le sue dimensioni economiche e strutturali in modo tale da potersi imporre, come la sua stessa posizione dominante su tutto il Mar Mediterraneo richiede, come paese leader in Europa nel governo dell’area euro-mediterranea.
Benito Mussolini lo aveva capito perfettamente e, con la sua politica coloniale in Libia, contrappose una forma di colonialismo moderno, indirizzato allo sviluppo e alla crescita che avrebbe permesso uno sfruttamento delle risorse coloniali, come si dice oggi, molto più “inclusivo”, ovvero orientato a rendere partecipe dei benefici l’intera popolazione della colonia, rispetto a quello del colonialismo tradizionale, in particolar modo francese che mirava a garantirsi tutto con la complicità di una ridottissima parte della popolazione alla quale veniva garantita, in cambio, una “fetta della torta” da spartire, sufficientemente grande da sfamarne abbondantemente gli appetiti e sufficientemente piccola da non rappresentare una perdita eccessiva. L’errore di Benito Mussolini, non solo nella sua strategia coloniale, fu quello generale del fascismo. Un errore fatale, derivante dal vizio di fondo connaturato essenzialmente al carattere barbaro e violento, intollerante e arrogante del fascismo stesso. Un errore definito magistralmente da Niccolò Machiavelli nel capitolo diciottesimo del “Principe”: “Essendo adunque un Principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quella pigliare la volpe e il lione; perchè il lione non si defende da’ lacci, la volpe non si defende da’ lupi. Bisogna adunque essere volpe a cognoscere i lacci, e lione a sbigottire i lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendono.”
Dopo Benito Mussolini fu la volta di Enrico Mattei che aveva visto con lucidità profetica e geniale l’avvenire dell’Italia fondato su due pilastri: l’energia e lo sviluppo tecnologico. Mattei fu al contempo “volpe e lione” e diede il via ad un progetto ambizioso. Un progetto talmente geniale che dalle sue rovine riuscì a uscire qualcosa che ancora oggi resta in piedi come una delle strutture più forti del pianeta nel suo settore: l’ENI. Il dramma di Mattei fu quello di essere un Italiano che amò l’Italia più di sé stesso. Per questo fu assassinato. E non cadde a causa della forza delle “volpi” e dei “lioni” stranieri, più grossi di lui ma contro i quali sapeva difendersi bene, ma perché tradito dai pidocchi italiani, che lo isolarono e lo consegnarono inerme alle loro zanne.
Ed eccoci al vero problema: un problema di pidocchi.
Quei maledetti pidocchi parassiti che hanno fatto combriccola con lo straniero aprendogli le porte di casa perché arraffasse tutto quello che c’era da arraffare, ottenendo in cambio quelle briciole che pur non essendo sufficienti a sfamare il paese sono largamente sufficienti a riempire il loro ventre.
Non ce l’hanno fatta, anche se ci hanno provato, con l’ENI e con Finmeccanica, due realtà la cui classe dirigente è infinitamente superiore a quella politica ed economica italiana, ed in grado di tener testa non solo a “volpi e lioni” forestieri, ma anche ai miserabili pidocchi nostrani. Ed è, forse, da questo vivaio di una classe dirigente capace di tener testa persino a presidenti nominati dai politici, magari con sollecitazioni di pidocchi, che potrebbero essere individuati personaggi-chiave per far risalire la china al nostro paese.
Sperare nella UE è come sperare che il lupo faccia da guardiano notturno agli agnelli.
Perché il “non problema” delle migrazioni e dei migranti può essere affrontato solo restituendo all’Italia quel ruolo e quella dignità di leader alla quale è “vocata” dalla sua geografia che piaccia o no a Francia e Germania, ovvero ai padroni della UE.
Solo così l’Italia sarà in grado di accogliere, in un tessuto economico e produttivo sano e attraverso un funzionamento serio di strutture sociali adeguate, quella parte di umanità che cerca di sottrarsi ad una sorte indegna. E’ vero che essere un paese che accoglie non significa essere un paese che permette a chiunque di venire a fare quello che gli pare. Ma per poter essere credibili bisogna cominciare a “non far fare quello che gli pare” a pidocchi e parassiti nostrani. Perché finché sarà di dominio pubblico il fatto che in Italia basta pagare per poter “fare quello che gli pare” saremo invasi non solo da folle di delinquenti che si infiltrano nelle folle dei migranti in cerca di dignità, ma anche da chi ci vede come il fumo negli occhi e “migra” con la carte in regola per “investire” nel nostro Paese al solo scopo di depredarci con la complicità dei pidocchi, che sono e restano il vero problema dei migranti: quelli veri, che si portano dietro dalla miseria dalla quale tentano disperatamente di fuggire e che si eliminano facilmente, e quelli metaforici che trovano qui, per eliminare i quali ci vuole molto di più e molto di meglio e di più concreto delle promesse elettorali e degli slogan del tipo “aiutiamoli a casa loro” e “fermiamo gli sbarchi” non si sa come e non si sa con quali mezzi.
Ci vuole una classe dirigente, fatta di giovani e vecchi. Perché non è una questione anagrafica, ma di competenze, di esperienze, di istruzione adeguata e di capacità, tutte qualità che la politica dei pidocchi e dei pidocchiofili ha in odio. Dalle scelte che saranno in grado di fare in merito a questa classe dirigente sapremo se abbiamo premiato, con il voto del 4 marzo, pidocchi oppure “volpi e lioni” e se potremo affrontare il fenomeno delle migrazioni in modo serio e senza concessioni a populismi beceri da una parte e parassitismi assassini dall’altra.