Eccidio del Castello- Ma Faggi conosce la storia? Di: Francesco Fedi

Rimossa la corona per le vittime dell’eccidio partigiano. Per il Comune c’è vittima e vittima. A Prato i morti non sono tutti uguali.

IL VICESINDACO FAGGI, non  conosce o ha indicazioni di partito?

IL VICESINDACO FAGGI, non conosce o ha indicazioni di partito?

«oggi la memoria della lotta di liberazione viene offesa in una forma diversa, con un’azione provocatoria, attraverso l’esibizione di uno striscione in memoria dei “camerati”, da parte dei neofascisti di Casa Pound e Etruria 14. L’amministrazione comunale ha provveduto a rimuoverlo, perché non si può tollerare che le vittime e i carnefici siano posti sullo stesso piano, che sia tributata qualsiasi forma di onore a chi ha partecipato alle azioni naziste contro la popolazione civile, a chi ha guidato, come è successo a Sant’Anna di Stazzema, i nazisti a colpire donne e bambini inermi e si è macchiato di crimini atroci contro innocenti» Simone Faggi, Vice Sindaco del Comune di Prato.

Le dichiarazioni di Simone Faggi, ci fanno capire come il Vice-Sindaco del Comune di Prato o non conosce la storia o questioni di partito impediscono lui di darne giusta contezza.

Il fatto cui lui si riferisce è noto alle cornache come “Eccidio del Castello dell’Imperatore o “Eccidio della Fortezza” e si trattò di un massacro compiuto il 7 settembre 1944, a Prato, dalla brigata partigiana guidata da Marcello Tofani (detto Tantana), del quale abbiamo parlato anche ieri (LEGGI: Prato, città divisa tra fascisti e “diversamente fascisti”).

Quattro giorni prima, il 3 settembre le truppe alleate avevano raggiunto il terriotrio pratese, nei pressi di  Carmignano, dopo aver avuto un primo contatto con il CLN di Prato, a Campi Bisenzio. Il  giorno dopo il CLN uscì allo scoperto, e vi fu la decisione di far presidiare la città dalle uniche forze partigiane presenti, costituite da circa duecento uomini. Le truppe tedesche avevano già ripiergato verso la linea gotica e  i pochi fascisti ancora presenti in zona se ne stavano nascosti, rimanendo completamente imbelli.

Il giorno ancora successivo, 5 settembre, mentre gli americani stavano guadagnado posizione sulle colline, dalla retrovia tedesca furono esplose alcune cannonate, che arrivarono ad uccidere   un civile in piazza Duomo e ferendone poi altri tre.

Intanto una trentina di partigiani erano entrati nel centro attraverso la Porta Santa Trinita, e  Rosario Ardizzone, commissario prefettizio al comune di Prato, facente funzioni di podestà, dunque giudicato fascista, venne prelevato dal Monastero di San Vincenzo, ucciso e, dopo averlo occultato, il suo cadavere fu ritrovato venti giorni più tardi, in Piazza dei Macelli.

Tra il 5 e il 7 Settembre 1944, si scatenò una vera e propria “caccia al fascista”, culminata con le prime esecuzioni, per le quali Il Castello dell’Imperatore fu assunto come scenografia di fondo.

Marcello Tofani, detto Tantana, era allora un giovane di 21 anni, pieno di odio per la morte del fratello Ruggero, con i suoi uomini andò in giro per Prato alla ricerca di chiunque si fosse schierato con Mussolini o con la Repubblica Sociale.

Raggiunto un certo numero di prigionieri, li portarono alla fortezza ed iniziarono le esecuzioni.

Ricorda Aldo Lazzeri:

« I prigionieri venivano fatti uscire uno ad uno dal castello. Sulla porta c’erano quattro o cinque partigiani. Gridavano: “Andatevene a casa, delinquenti!”. E li spingevano lungo la rampa che scende verso la Madonna delle Carceri. Tra i due torrioni, addossata alle mure della fortezza, c’era allora una catapecchia adibita a deposito di armi. Tra quelle lastre se ne stava appostato il Tantana e i suoi accoliti che, a bruciapelo, sparavano alla nuca di quei disgraziati. Un carretto trainato da un ciuco portava i corpi, chissà dove. Il parroco della basilica, don Franco Franchi si raccomandava: “Lasciate che gli impartisca i sacramenti, prima di ucciderli!”. Ma non gli fu concesso. Riuscì solo, fugacemente, a benedire i cadaveri e buttare qualche secchio d’acqua sulle pozzanghere di sangue, ogni tanto”. » (Cronaca de Il Tirreno, 1º settembre 1994)

Oltre alla brutalità delle esecuzioni, c’è da sottlineare come questo ovviamente avvenne senza alcun processo. Tantomeno adeguati processi ci sono stati dopo, benchè, come abbiamo sempre riportato ieri, il Tofani fu poi processato e condannato a 25 anni.

A distanza di 70 anni, è ancora incerto il numero delle esecuzioni: basandosi sul Registro comunale delle denunce di morte del 7 settembre 1944, il Caponi ( I fatti della Fortezza, Crocevia rivista del centro culturale cattolico di Prato, 1994) parla di 12 nominativi,  Salvagnini (Fascisti pratesi. Trent’anni di storia ed un massacro, 2004) ne conta invece 40, mentre monsignor Eugenio Fantaccini, in una lettera al Vescovo di Prato, scrisse di 17 persone.

Detto questo, è davvero preoccupante che il Vice Sindaco di una città, metta queste 12-17 o 40 vittime su un piano diverso da altre per le quali, nelle mani dei nazi-fascisti, è più che vero come non ebbero certo una diversa e migliore sorte .

Tra le vittime accertate, non ci sono solo uomini ed autentici energumeni, ma anche donne come Gennara Bettarini, di anni 28, vicesegretaria del fascio repubblicano femminile di Prato, Marianna Campani, operaia tessile e semplice volontaria del Dopolavoro fascista o la giovane Fiorenza Maria Razzai, di anni 18, vigilatrice nelle colonne Opera Nazionale Balilla, ritrovata priva di vita in via Strozzi.

Questo ci fa capire con quanta follia e quanta cecità queste persone operarno la prorpia personale vendetta e, al Vice Sindaco Faggi verrebbe da chiedere se egli ritenga giusto ed appropriato il termine di “carnefice” per la giovane Fiorenza Maria Razzai o se la deposizione di una corona in sua memoria, fosse anche soltanto per lei, o per le altre donne come lei, le molte altre di cui non si sa assolutamente nulla, sia una atto davvero così spropositato.

Non v’è altro che concludere con la stessa citazione con cui ieri abbiamo iniziato:

In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.” Ennio Flaiano

…e anche Simone Faggi, con queste sue esternazioni, si è dimostrato proprio un “diversamente fascista”…

 

Un pensiero su “Eccidio del Castello- Ma Faggi conosce la storia? Di: Francesco Fedi

  1. debora guerini

    Sono d’accordo con Fedi, le vittime vanno onorate e non devono diventare strumento politico. L’ignoranza che caratterizza il tempo moderno ed i personaggi che se ne fanno portavoce ci porteranno a fondo.

I commenti sono chiusi.