..e fanno CINQUE SENZA DI TE…

“…pur non amandolo particolarmente e giudicandolo a tratti un estremista, aveva il coraggio di scrivere quelle cose crude che nessun altro giornalista o blogger avrebbe avuto… …Ecco perché, caro Massimo Cecchi, preferivo la tua schiettezza e la tua ridondanza di virgole…” Il Troglodita Vero  (Ciao Massimo… Di: Il Troglodita Vero)

 


E’ ormai passato un lustro. Cinque anni esatti da quando il direttore Massimo Cecchi ci ha lasciati, con tutto il vuoto della mancanza delle sue quasi quotidiane parole. Ripensando ad allora, sembra passato molto più tempo. Saremo forse giudicati dei pessimisti, ma pensando ai fatti di Prato, dell’Italia e del Mondo, la sensazione è che quell’inarrestabile decadenza diffusa, che già allora ampiamente si avvertiva, abbia avuto una sempre più marcata accelerazione. E’ quella decadenza che particolarmente si avverte nei fatti che si osservano tutti i giorni, nella vuota discussione politica ad ogni livello, di un mondo che scivola sempre più in basso, risucchiato da quel pensiero unico che altro non ci appare che una vorticosa discesa che stritola le masse decerebrate verso il vuoto conformismo del pensiero unico .

Per questo si fa doppia la mancanza di Massimo Cecchi, per la sua persona e per le sue parole. Manca la sua capacità di pensare, di elaborare il pensiero e di offrire spunti di dibattito e di riflassione.

Spesso rileggiamo i suoi articoli, cogliendone sempre la grande attualità.

Per questo in questo giorno di ricorrenza abbiamo pensato di riproporre, un articolo di Massimo di sette anni fa. Di questo non vogliamo aggiungere altro, se non il caldo consiglio di un’ attenta lettura e l’invito a chiedersi se questo ormai vecchio articolo non sembri scritto non più lontano di qualche giorno o qualche settimane fa..

Per il resto, il nostro grande saluto alla memoria del nostro direttore Massimo Cecchi. Un pensiero infinito, una presenza costante.


Enrico Rossi e “La cantatrice calva” Di: Massimo Cecchi

“… Alla fine dello sproloquio tutti applaudono pur non avendo inteso niente, ma non vogliono farlo capire, non vogliono che chi siede accanto a loro possa intendere che il vicino non capisce di politica e non capisce le fini argomentazioni di Rossi, e tutti applaudono…” M. Cecchi

IL BEFFARDO BEFFATO, ENRICO ROSSI.


MASSIMO CECCHI. Fondatore di PRATO nel Mondo

Prato-Ci sono delle frasi passate alla storia pur non avendo nessun significato per noi intellegibile, come “Pape satan, pape satan aleppe” che possiamo trovare nella Divina Commedia dantesca, in molti hanno provato a dare un senso alla frase, nessuno pare ci sia riuscito. Un altro esempio famoso e più legato ai nostri tempi ha addirittura dato, poi, il titolo ad una commedia scritta da Jonesco, la frase era, e tutt’ora è rimasta come titolo dell’opera: “ La cantatrice calva!” Ma per questa esiste la spiegazione. Alla prima messa in scena della commedia, ad un certo momento un attore, vestito da pompiere, doveva irrompere sul palcoscenico a dire la sua battuta. Quella sera l’attore che impersonava il pompiere entrò in scena ma nella sua più profonda costernazione si accorse di aver dimenticato la battuta che pure doveva essere brevissima come la sua interpretazione. Essendo l’attore un professionista e non volendo far scena muta davanti al pubblico, urlo ciò che gli venne in mente e fu appunto “ La cantatrice calva” e usci di scena. Il pubblico non si accorse minimamente della “Stonatura” e proseguì a seguir lo spettacolo senza domandarsi cosa mai il pompiere avesse voluto dire. Cosi accade, forse non sempre ma molto spesso, con il nostro “Re sole” Enrico Rossi. Il Presidente sale sul palco, appositamente preparato perché lui possa tranquillamente sproloquiare, ed inizia una serie di “Toh la cantatrice calva” seguita da un “Pape satan pape satan aleppe” e per non farsi mancar niente anche da uno “Scossi i cardini”. Tutte frasi che non significano assolutamente niente, e lui le propina ai suoi attenti ascoltatori quali perle di saggezza politica. Alla fine dello sproloquio tutti applaudono pur non avendo inteso niente, ma non vogliono farlo capire, non vogliono che chi siede accanto a loro possa intendere che il vicino non capisce di politica e non capisce le fini argomentazioni di Rossi, e tutti applaudono. Non uno che abbia il coraggio di chiedere: “Ma che caspio ha detto?” Tutti temono di passar come coloro che non capiscono niente di politica e non intendono il fine discettare del Presidente. E Rossi è contento e se la gode. Ma prima o poi accadrà, accade sempre, come nella fiaba del “Re nudo” che qualcuno gli porrà la fatidica domanda: “ A presidè ma che stai a dì?” E quella sarà la fine di Rossi, perché semplicemente non saprà rispondere. E così potrà accadere proprio davanti a dei magistrati seri che non si accontenteranno dei suoi “Pape satan, pape satan aleppe” ma vorranno spiegazioni, spiegazioni vere, e Rossi si accorgerà, suo malgrado, che le uniche parole che sa pronunciare sono quelle che i magistrati non vogliono sentire, e li si compirà il destino del Presidente. Come si compì il destino del re quando il bambino, fra gli applausi scroscianti del popolo, urlò nella sua ingenuità: “Ma guardate, il re è nudo”.

(Massimo Cecchi, 26 settembre 2013)