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10, 100, 1000 Via Toscana Di: Michele Ricci Palmieri

Cinesi, carne da macello. La SINISTRA LI CUCINA A FUOCO LENTO.

CINESI VENDITA ABUSIVA DI ORTAGGI IN VIA PISTOIESE A PRATO.


da: http://www.notiziediprato.it

Fiamme in una serra, paura per la presenza di una bombola di acetilene

Sul posto i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme e messo in sicurezza una bombola di acetilene che è stata prontamente raffreddata

Fiamme in una serra, paura per la presenza di una bombola di acetilene

Un incendio ha distrutto una serra gestita da cinesi in via Roma alle Fontanelle. L’allarme al 115 è scattato attorno alle ore 15 di oggi, venerdì 11 agosto. Ad alimentare le fiamme sono stati … Leggi articolo intero 

Eccoci di nuovo a parlare di una tragedia sfiorata. Stavolta a bruciare è una serra, dove dentro si coltiva chissà che cosa. Una serra coltivata da chissà chi, per conto di chi, su terreno affittato a chi…

Ovviamente stiamo parlando di cinesi e di quell’organizzazione a ciclo chiuso,  che nel tempo è riuscita ad escogitare anche un’agricoltura di sussistenza. E’ l’evoluzione della schiavitù e dei lavoratori clandestini, tenuti segregati nei capannoni.

Si vorrebbe che lo fossero, ma la verità è che non sono macchine e devono mangiare. Allora quell’organizzazione che si occupa di loro, che li fa arrivare in Italia con visto turistico e li fa immediatamente dileguare nel nulla, si preoccupa anche di produrre loro del cibo, o forse si dovrebbe usare la parola “mangime”, tanto questi esseri umani vengono allo stato di animali da lavoro, al pari di un bue o di un somaro.

Nessuno controlla, o forse formalmente è anche tutto regolare, tant’è che nella zona di Prato Sud, proprietari di terreni senza scrupoli, anche attraverso agenzie immobiliari senza scrupoli, affittano a prestanomi cinesi, che reclutano manodopera cinese da impiegare in serre di fortuna, per allevare piante per uso alimentare, spesso ricavate da sementi importate illegalmente.

Alcuni anni fa, qualche coraggioso finanziere provò anche ad interessarsi a questo strano giro. Ci fu anche un sequestro, ma poi più nulla. Un affare troppo grosso, destinato a coinvolgere personaggi troppo in alto. Da qui il veloce aborto e poi l’oblio.

Ma le serre e i campi ci sono ancora. E ci sono anche i contadini, che vivono in baracche o nella serre stesse. A Paperino, Cafaggio, Castelnuovo, San Giorgio a Colonica. In quei campi e in quelle serre si producono ortaggi e verdure che poi finiscono nelle cucine dei catering abusivi, o vendute in strada da venditori abusivi, o sono utilizzate dai paninari abusivi, che operano praticamente indisturbati abusivamente su strade pubbliche. Ogni tanto qualche sequestro, poi il dissequestro e tutto ricomincia come prima. Con in mezzo il pagamento di multe e sanzioni che si dimostrano sempre risibili per il giro d’affari.

I cinesi si sa, non si possono toccare. La linea politica è chiara: i cinesi sono un risorsa.

Ma alle volte qualcosa va storto, perché anche a loro capitano gli incidenti. E’ umano. Come si vorrebbe che fossero animali da lavoro, ancora di più si vorrebbe che fossero macchine infallibili. Ma non è così, l’errore umano capita, ed alle volte capita anche dove si prendono tutte le cautele e le precauzioni. Figuriamoci dove l’unica legge che viene rispettata è quella del profitto a tutti i costi.

Così ogni giorno, a Prato, si sfiora la tragedia. Per gli schiavi cinesi, ma non solo. Perché i cinesi è vero che sono un mondo a parte, ma non vivono su un mondo a parte. I cinesi vivono e lavorano accanto a noi: nel magazzino a fianco o nel terreno di là dal nostro muretto.

E se esplode una bombola, o si incendia una serra, in pericolo ci siamo anche noi.

La tragedia di Via Toscana, non ci ha insegnato nulla.  E anche oggi siamo a parlare di una tragedia sfiorata, come altre ce ne saranno. Sfiorate o forse anche no.

Nel tempo non le conteremo più: saranno 10, 100, 1000 Via Toscana… e la musica non cambierà, perché i cinesi non si possono toccare. I cinesi, si sa, sono una risorsa.

PRATO, STORIE DI SCHIAVI E DI APPROFITTATORI Di: Ernesto Ravagli

GRAZIE ALLA SINISTRA, PRENDE CAMPO LO SCHIAVISMO ISTITUZIONALE

NERI, LAVORATORI GRATIS, NEGLI ORTI DI ROSSI DEL FUTURO.

NERI, LAVORATORI GRATIS E FONTE DI GUADAGNO PER TANTI AMICI DELLA SINISTRA

In passato ci siamo dovuti sorbire le tante panzane  sul volontariato come leva per favorire l’inserimento dei soggetti che si trovano presso i centri di accoglienza della città. Ci siamo sorbiti le solite scene di conferenza stampa dove enti e soggetti no profit, ci venivano a decantare i loro mille propositi di quelle convenzioni tra loro siglate per impiegare le lunghe giornate dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale che si trovano nei Centri di accoglienza di Prato.

Le facce e i nomi erano sempre gli stessi: Caritas, Arci solidarietà Prato, Cooperativa sociale 22 onlus, Consorzio Astir, Cooperativa sociale Pane&Rose, Asm… le solite organizzazioni di volontariato e del terzo settore, che ci vengono presentati come soggetti intenti ad aiutare i migranti ad inserirsi nella società anche attraverso lo svolgimento di attività di volontariato, lasciandoci credere che queste attività avrebbero avuto un effetto positivo per il miglioramento delle loro competenze di socializzazione, alfabetizzazione, integrazione…

Tradotto: baggianate senza senso. Soprattutto perchè l’unica cosa certa di queste “convenzioni” è che girano soldi, anche tanti, che vengono elargiti senza alcuno vero controllo e soprattutto se quando si dice contro, si intende andare poi a verificare questi soldi che fine fanno per davvero e se a distanza di tempo questi abbiano dato o meno dei risultati apprezzabili.

Dunque, chi sono questi migranti inseriti nella società per fare attività di volontariato? Dove sono? Che cosa hanno fatto? Che cosa stano facendo adesso? Si sono integrati? Sono persone che vivono, lavorano e pagano le tasse come dei qualsiasi altri cittadini?

Più volte, anche per bocca di membri della Giunta, abbiamo ascoltato che questi migranti non hanno fatto rientro nei luoghi dove erano ospitati. sono persone di cui si sono perse le tracce. E dove sono finiti? Non si sa. C’è solo da aspettare che qualche pattuglia, vedendoli girovagare senza meta da qualche parte, faccia loro richiesta di documenti e scopra che da migranti o richiedenti asilo che erano, adesso altro non sono diventati che girovaghi clandestini.

Nel frattempo si continua a spendere ancora, come se non ci fosse un domani. Così si viene a sapere che la gara pubblica per l’affidamento dei servizi di accoglienza, dove il Comune di Prato è l’ente capofila del progetto territoriale che vede la partecipazione di tutti i Comuni della Provincia e l’Asl, è una roba da circa 12 Milioni di Euro  per gestire l’arrivo di altri 240 migranti da suddividere in 6 unità, da 40 posti ciascuno, sparse sul territorio.

Ancora una volta i nomi e le facce sono sempre gli stessi . Si parla di ARCI regionale e Cooperativa Pane e Rose, già a vario titolo impegnati nella gestione di ben 800 presenze da tempo distribuite sul territorio comunale.

Dunque soldi, soldi, soldi e ancora soldi, come se non ci fosse un domani, mentre i dileguamenti nel nulla si moltiplicano, finendo per essere carne da dare in pasto a sfruttatori e caporali. Perchè il vagabondare senza meta è fatto anche di mettersi a disposizione di chi offre una qualche possibilità di lavoro, che senza documenti e da clandestini, non può essere che al nero. Che si tratti di andare a raccogliere pomodori o di infilarsi in qualche tintoria gestita da cinesi.

E così anche Prato, la nostra città, da il suo particolare contributo in quelle storie di schiavi e di approfittatori, che sono il vero motore di questa immigrazione e dei forti guadagni dei tanti benemeriti che ci sguazzano con sommo piacere.

CINESI, il TABU’ della SINISTRA PRATESE Di: S.L.

“…Pensando alla realtà dei cinesi di Prato, un tempo, vorrei dire “noi di sinistra”, ci saremmo indignati. Forse saremmo andati a bussare di uscio in uscio a quei capannoni con i vetri oscurati, nel tentativo di spiegare a quei lavoratori fantasma che in quanto tali avrebbero dovuto ribellarsi, iniziare un cammino verso l’affermazione dei loro diritti e chissà quanto altro…” S.L.

“PRATO MUORE E LORO GIOCANO.” Massimo Cecchi, 26/03/2015

Prato – La signora Monica Castro capogruppo PDL in consiglio comunale a Calenzano e nostra cara amica, ci prospettò un po’ di tempo fa un’idea per far muovere il Mondo della disoccupazione della nostra zona, idea che portava al coinvolgimento delle aziende gestite da cinesi. L’idea della signora Castro era giungere a far si che le aziende cinesi dovessero avere una percentuale, se ben ricordiamo intorno al 30%, di lavoratori italiani. L’idea, in quanto idea, non sarebbe pellegrina ma esiste un ma che la blocca sul nascere, non si può obbligare un imprenditore nella scelta del personale, anche perché si dovrebbe poter vedere scattare la legge a riguardo delle pari opportunità e delle discriminazioni razziali. Dunque un idea nata e morta. Si dovrebbe poi dover pensare ad un’altra realtà, chi dei pratesi, tolte alcune aziende cinesi prontomoda del macrolotto, andrebbe a lavorare in uno dei tanti capannoni fatiscenti presenti nella nostra città, e soprattutto sarebbe disposto ad accettarne il trattamento economico? Certo ci direte voi che il trattamento economico dovrebbe essere ben chiaro e legale. Ma in tutto questo cosa avrebbero da guadagnare i cinesi? Niente. Oggi le aziende cinesi prosperano grazie al lavoro nero sotto pagato, a varie forme di schiavitù, prosperano non pagando ne tasse e neppure tributi, insomma prosperano perché niente hanno da pagare e dunque il loro prodotto può esser posto sul mercato a prezzi irraggiungibili per un’azienda italiana. Se i cinesi dovessero lavorare con le regole che sono state imposte agli italiani e ai pratesi si troverebbero a dover combattere anche loro con la recessione. Prato è morta per i costi della mano d’opera, per i costi contributivi, per le tassazioni, per  regole da rispettare, vedi la 626, e oggi si trovano a dover lottare anche con l’assicurazione per i “Muletti”  e l’apposizione agli stessi di targhe come le autovetture. Così i cinesi sarebbero costretti a fare gli stessi prezzi dell’imprenditore pratese e dunque costretti a chiudere. La forza dei cinesi si basa sull’illegalità e le irregolarità diffuse, su queste non esistessero a Prato non avremmo il “Problema cinese”.

Massimo Cecchi – “Monica Castro, un’idea, purtroppo, “Pellegrina””, 24/11/2013


Rileggendo queste parole di Massimo Cecchi, questo suo vecchio articolo, uno dei tanti da lui scritti sull’argomento, viene da chiedersi per quanto tempo ancora questo e tutti gli altri come questo, debbano continuare ad apparirci come attuali. Tra i tanti che mi sono riletto, ho pensato di portare alla ribalta proprio questo, usandolo come spunto per quella che sarà la mia riflessione. L’ho scelto perchè la data è indubbiamente emblematica. Si tratta di un articolo scritto esattamente una settimana prima della tragedia di Via Toscana.

Cecchi non era un mago, nè un veggente. Eppure una settimana prima di quel fatto, scrisse questo articolo, che come ho detto, non è un articolo superato nei suoi argomenti. Potremmo affibbiargli la data di oggi e andrebbe sempre bene.

So che a molti amici di sinistra, Cecchi non piaceva, tanto per questo, che per tanto altro. Perchè questi amici di sinistra, ritenevano che certi argomenti e quel suo modo di proporli, fosse “di destra”.

A me che non sono certo di destra,  Massimo Cecchi non ha mai dato fastidio o arrecato particolari disturbi. In quello che scriveva Cecchi, se l’argomento è quello dei cinesi di Prato, non ci ho mai trovato niente di destra, di fascista o di leghista. Dico anzi che mi dà non poco da pensare che molti di sinistra, provino certe sensazioni e così tanta riluttanza di fronte a certi argomenti.

Può darsi che la mia impressione sia anche sbagliata, ma in tutti questi articoli, ritrovo sempre quel filo conduttore per cui, soprattutto, il cinese non è presentato come lo straniero invasore da combattere o scacciare, bensì è il soggetto debole e sfruttato da altri più forti, che siano essi altri cinesi suoi connazionali o pratesi e italiani.

Al di là di cosa si pensi o si pensasse di Cecchi, mi chiedo quanto nella sinistra pratese, quella parte in cui dovrei, potrei, ed uso e sottolineo il condizionale, riconoscermi, questo equivoco sia privo di condizionamenti, o sia piuttosto una reazione stizzita di fronte a un qualcosa che si avverte come scomodo.

Pensando alla realtà dei cinesi di Prato, un tempo, vorrei dire “noi di sinistra”, ci saremmo indignati. Forse saremmo andati a bussare di uscio in uscio a quei capannoni con i vetri oscurati, nel tentativo di spiegare a quei lavoratori fantasma che in quanto tali avrebbero dovuto ribellarsi, iniziare un cammino verso l’affermazione dei loro diritti e chissà quanto altro…

Francamente, non ho mai visto niente di simile. Di cinesi, di sfruttamento, anche negli ambienti della sinista, non si può parlare. L’unico vocabolo è ammesso è quel “risorse”, che suona tanto come una beffa per loro stessi, che per tutti quelli che vivono la città.

Più in generale penso che la sinistra si sia smarrita in molti modi, ma a Prato, attorno al tema dei cinesi, credo che la sinistra sia andata verso un spersonalizzazione che difficilmente ha pari altrove o la si riscontra su altri argomenti.

Qui si è arrivati a creare un vero e proprio tabù. E se non ricordo male, la parola tabù non era certo di quelle che stavano nelle nostre corde…

 

Cara Prato, e CARA SINISTRA, io non dimentico Di: David Elmutter

” …Ho ben chiaro e ben ricordo anche fatti ben specifici, come ad esempio che Aldo Milone abbandonò la Giunta Romagnoli, non perché tentato da chissà quali lusinghe di ottenere fama e onori personali, ma perché impedito di fatto a portare avanti il compito che solo di facciata. …” D.Elmutter

ALDO MILONE (PRATO LIBERA SICURA) 

Prato– Agosto, lo si sa, è il mese dei ladri. Ma a Prato i ladri non aspettano certo agosto per darsi da fare. Ormai da tempo ci troviamo nel bel mezzo di una sequela di furti a catena. Interi quartieri cittadini in cui la “Paura” ormai si respira nell’aria. E la paura non è solo degli anziani o delle donne sole, ma è diffusa in tutti i vari generi della popolazione residente.  Cos’altro dobbiamo aspettarci? La realtà è che anni e anni di “Accoglienza” al buio, spesso non siamo a conoscenza di chi abbiamo accolto, anni in cui i cittadini cinesi hanno spadroneggiato, non riusciamo neppure a stabilirne in linea  di massima quanti possano essere i clandestini orientali, se riusciamo a dar loro un numero, che risulta sempre

Prato e i cinesi, qualcuno sa quanti siano?

Prato e i cinesi, qualcuno sa quanti siano?

parziale, lo dobbiamo solo al veder l’ammontare di euro che lasciano Prato per altre destinazioni. Ma loro, a dire il vero, non sono la causa dei furti. Per quello che c’è dato di sapere sono proprio loro i primi ad essere poi colpiti, e anche in modo violento, dalla delinquenza che ormai si annida ovunque in Prato. I cinesi, con i loro affari al nero e le tasche sempre stracolme di contanti, pronte ad essere spedita in Cina, con i dannati money trasfert, sono un vero richiamo per delinquenti di ogni dove. Molti di loro, clandestini, non hanno neanche la possibilità di aprire un conto corrente e vivono nella paura di esser derubati, aggrediti per strada o nei magazzini dove vivono, mangiano e lavorano. Prato è ormai su una china che non è più solo e soltanto una lieve discesa ma una vera e propria scarpata, una frana inarrestabile. Prato ha bisogno impellente di forze di polizia, e lo diciamo con la chiare consapevolezza dell’inutilità di chi continua a fare sfoggio di ottime entrature e vantare amicizie romane, come il Sindaco Biffoni. A distanza di tre anni, cosa vediamo? Qual’è il risultato tangibile di contante amicizie ed entrature?

Nonostante continuiamo a vedere una sinistra che, con grande parzialità, si arrampica addossando alla precedente Giunta e più precisamente all’Ex-Assessore Aldo Milone. Facendo ciò non fanno altro, sbugiardando se stessi, di dare, come si usa dire in Toscana, di “Bischero” al loro ex Sindaco Romagnoli che ebbe il coraggio di chiamare Milone alla guida della sicurezza e legalità.

Oggi non abbiamo nessuno, Biffoni non può essere qualcuno, lo ha dimostrato con la “Manica larga” avuta per i cinesi, lo sta oltremodo dimostrando non riuscendo a tenere sotto controllo solo tre strade del centro storico. Più fortunata di noi Pistoia inserita in un’altra fascia che con i suoi 90 mila abitanti circa ha molte più forze di polizia di Prato. Ma a chi sta prendere questo scomodo testimone e portarlo al traguardo? Tocca alla Giunta Biffoni che finirà solo per sgolarsi nell’urlare che la colpa è della Giunta precedente, senza per altro compiere niente per migliorare la realtà dei fatti.

Dunque a questa sinistra, e a quelle Prato vittima di quella possessione diabolica che ostinatamente spinge il pratese ad essere di sinistra, voglio dire che io non dimentico.

Ho ben chiaro chi sia il responsabile e i responsabili di tutto questo scempio. Ho ben chiaro e ben ricordo anche fatti ben specifici, come ad esempio che Aldo Milone abbandonò la Giunta Romagnoli, non perché tentato da chissà quali lusinghe di ottenere fama e onori personali, ma perché impedito di fatto a portare avanti il compito che solo di facciata. Un compito, per il quale, poiché eseguito con passione e rettitudine, causò lui anche comprovate minacce, che personalmente ritenni, come ancora oggi ritengo, di tipo mafioso.

Allora voglio con l’occasione dire che Agosto è sì il  mese dei ladri, ma è anche il mese in cui il rallentamento delle attività quotidiane, agevola pensieri e riflessioni.

E tra i miei pensieri e le mie riflessioni, ci sono memorie di fatti e di persone che tutto l’oppio della sinistra che abbonda in città, non può in alcun modo cancellare.

Alcune riflessioni su ALIA Di: Sergio Benvenuti

“… il vero riciclo richiede politiche industriali di lungo periodo e investimenti mirati sui materiali da recuperare e su adeguati impianti di trattamento. Caro Dr. Giannotti queste sono cose che i comitati da 15 anni vanno dicendo e scrivendo nelle loro proposte alternative all’incenerimento ed oggi sono favorevolmente sorpreso della sua conversione…” S.Benvenuti, Comitato Ambientale di Casale

Sulla Repubblica di ieri c’è un servizio di 2 pagine sui rifiuti urbani scaturito dalle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di ALIA Livio Giannotti che mi hanno sorpreso. Si è accorto solo ora che la raccolta differenziata che viene effettuata da ALIA non è di qualità e che questo dipende in larga misura dai cassonetti stradali che non rispettano i contenuti previsti. Ha scoperto solo ora che che non è solo colpa dei cittadini ma di una comunicazione inefficace dei gestori (depliant farraginosi, scritte non chiare sui cassonetti, orari di conferimento del porta a porta spesso cervellotici). Giannotti si avventura anche su un argomento che fino ad oggi i gestori non hanno voluto mai affrontare con i comitati, cioè sull’importanza dei materiali effettivamente recuperati, quando invece i nostri gestori e le Amministrazioni Comunali si sono sempre concentrati sulla quantità di raccolta differenziata che non ha niente a che vedere con il riciclo. Dice anche che il vero riciclo richiede politiche industriali di lungo periodo e investimenti mirati sui materiali da recuperare e su adeguati impianti di trattamento. Caro Dr. Giannotti queste sono cose che i comitati da 15 anni vanno dicendo e scrivendo nelle loro proposte alternative all’incenerimento ed oggi sono favorevolmente sorpreso della sua conversione. Una cosa che non capisco però è come si faccia a coniugare l’impianto di incenerimento dei rifiuti previsto dal Piano Regionale rifiuti a Case Passerini con il progetto di riciclo del 70% dei materiali. C’è forse un ripensamento? Oppure prevedete di continuare a bruciare il 40% della plastica riciclata come recentemente sostenuto dal COREPLA oppure peggio di ammassarla in piazzali in attesa che qualcuno gli appicchi il fuoco?

A proposito dei 4 nuovi ospedali della Toscana Di: COMITATO SANSALVICHIPUÒ – FIRENZE

“… Fra gli sprechi, intesi come sperpero di denaro pubblico a favore dei privati, oltre all’acquisto di nuovi edifici pagati ben oltre il loro valore di mercato pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, emerse, grazie alla rigorosa analisi del compianto Ivan Cicconi, quello della costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato) utilizzando il cosiddetto “project financing”. …” Comitato SANSALVICHIPUÒ

Enrico Rossi Presidente della Regione Toscana

Nel gennaio del 2013 il nostro comitato promosse, assieme alla CUB sanità, un convegno sulla situazione generale della sanità in Toscana, sulle minacce sempre più avvertite dai cittadini alla tutela della salute, all’accesso universale alla cura e all’assistenza.
Tutto ciò a causa di un processo sempre più spinto di aziendalizzazione delle Asl e di piani sanitari regionali ispirati a una logica di privatizzazione e di risparmio i cui capisaldi si fondavano sulla “partecipazione alla spesa” (ticket ) e sull’aumento delle liste d’attesa, sulla diminuzione dei distretti sanitari, sul taglio dei posti letto e dei costi di degenza, sul blocco del turn over fra medici e infermieri, nonché sulla vendita del patrimonio immobiliare e storico in capo alle stesse aziende sanitarie.
In quel convegno furono anche denunciate le storture di cui soffriva il tanto esaltato modello toscano: altissimi stipendi per i massimi dirigenti, ingenti sprechi e un carente sistema di controllo dei bilanci delle varie Asl, come testimoniato dal clamoroso buco milionario di Massa, riconducibile a pratiche contabili poco trasparenti, e da altri casi toscani, poco chiari, di deficit di bilancio.
Fra gli sprechi, intesi come sperpero di denaro pubblico a favore dei privati, oltre all’acquisto di nuovi edifici pagati ben oltre il loro valore di mercato pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, emerse, grazie alla rigorosa analisi del compianto Ivan Cicconi, quello della costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato) utilizzando il cosiddetto “project financing”.
Un sistema, la finanza di progetto, che prevede la costruzione di questi ospedali da parte di un concessionario privato, che gestisce direttamente l’opera e i suoi costi anche se gran parte del finanziamento è a carico delle Asl. Per compensare l’apporto del privato all’operazione, la parte pubblica riconoscerà al concessionario un canone fisso garantito, per minimo 19 anni da esso stesso determinato, in cambio del quale erogherà, a pagamento e in condizioni monopolistiche, tutti i servizi non sanitari, commerciali e di manutenzione della struttura ospedaliera.
Ivan Cicconi spiegò nel convegno come tale partenariato pubblico-privato, che già con la TAV era servito a mascherare dietro il millantato finanziamento privato quello enorme a totale carico del pubblico, con il conseguente incremento del debito a carico delle future generazioni, applicato alla sanità, avrebbe parimenti danneggiato gli interessi collettivi incrementandone i costi con il risultato di arricchire solo i privati e impoverire le già scarse risorse del welfare.
Oggi, come rileva la stessa Corte dei Conti, sappiamo che i nuovi ospedali sono costati 379 milioni, di cui circa 303 sborsati dal pubblico, che si è accollato anche una parte consistente degli oneri finanziari e fiscali relativi ai prestiti bancari sostenuti dal privato, il quale ne ha messi solo 75. Con questa operazione il privato incamera non solo i guadagni sulla costruzione, ma soprattutto una rendita sicura e sproporzionata (1,227 miliardi) che si tradurrà in un vero e proprio salasso per i bilanci sanitari.
Da rilevare, inoltre , come l’edilizia ospedaliera quale nuovo business privato, ha prodotto un’altra deleteria conseguenza: tutti i quattro ospedali toscani presentano problemi strutturali e di impiantistica fin dalla loro apertura: dall’acqua che penetra dal suolo a causa del sito inadatto prescelto, alle porte che non isolano né chiudono, alle sale operatorie scarsamente funzionali, ecc. Infatti, la Corte dei Conti, a questo proposito, rileva che è stata “modesta l’attività di controllo, anche a causa della direzione dei lavori, affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso”.
E che dire, in ultimo, di queste scelte incentrate sui grandi ospedali che si accompagnano, malgrado le forti e motivate opposizioni delle popolazioni locali, alla chiusura o al depotenziamento di storici e indispensabili presidi ospedalieri, in particolare quelli delle aree disagiate e di montagna?

I cittadini devono prendere sempre più coscienza di questi problemi, delle responsabilità politiche che sono alla base delle mancanze sempre più gravi del sistema sanitario pubblico, della progressiva mercificazione e privatizzazione del diritto alla salute.
Comitato San salvi chi può.
www.firenzecomitatosansalvi.blogspot.com – [email protected]
Cell: 328.7644679

Un’ALTRA STESSA STORIA Di: Ernesto Ravagli

“… In quel clima propulsivo si sedicenti “giovani rampanti”, ed autodichiarati “rottamotori ” vi è stata la scelta dell’ inviare il proprio cavallino di razza Biffoni a Prato, sostenendolo con la propria aurea dell’invincibilità. Poco importava se l’esperienza fosse assente o se mancassero lui certe competenze di base o peggio ancora, di originalità nel programma di governo cittadino,,,” E.Ravagli

” Snobisme du absolu” è un’espressione coniata da  un grande scrittore francese contemporaneo per definire lo snobismo letterario e intellettuale, sempre alla ricerca di eroi e dell’eccezionale, che permea la nostra vita quotidiana. Da qualche mese stiamo assistendo allo scivolamento nel nulla e alla consegna all’oblio di Matteo Renzi, colui che tra qualche anno ci potrà tornare saltuariamente alla memoria come il grande affabulatore che per breve tempo si sostituì all’icona, oggi imbalsamata, benchè da alcuni compianta, di Silvio Berlusconi e del suo berlusconismo rampante che fu. Difatti, non diversamente dal Cavaliere dei tempi migliori, il Matteo di Rignano ha sparso via etere e social vari, le proprie perle di ottimismo e speranza , unite a quel non-so-che di simpatia e di tipica cadenza fiorentina, grazie alle quali ha saputo far breccia nel cuore degli italiani, sempre pronti a dar credito a chi ha l’abilità di non sapersi dimostrare più furbo di loro.

Va detto che la parabola del funambolo di Rignano sull’Arno ha trovato in questo particolare momento storico quella particolare tempesta perfetta che sta nell’assenza di un alternativa possibile! Per la maggior parte delle persone, comprese quelle di destra, Renzi ha  rappresentato l’ultima spiaggia.

Mettici poi anche come non esista neanche  più un centrodestra politico in Italia, e il gioco è fatto, e fatto bene.

Dunque abbiamo così incontrato il nuovo re Mida della politica italiana, che grazie al puntello del grande vecchio di Arcore, è riuscito, sia pure per breve tempo, a  governare indisturbato, cantando di  “riforme”, sempre tra l’annunciato e l’accennatamente compiuto, e tra il palesemente inutile o il drammaticamente dannoso.

In quel clima propulsivo si sedicenti “giovani rampanti”, ed autodichiarati “rottamotori ” vi è stata la scelta dell’ inviare il proprio cavallino di razza Biffoni a Prato, sostenendolo con la propria aurea dell’invincibilità. Poco importava se l’esperienza fosse assente o se mancassero lui certe competenze di base o peggio ancora, di originalità nel programma di governo cittadino. Tutto venne sopperito da slogan seducenti, simili a quelli del Capo, che hanno presa sulla popolazione grazie anche all’amplificazione data dall’omogeneità e dal conformismo dei media anche a livello locale. Tutto ciò con il compito non scritto di agevolare i poteri forti, molto pratici e molto poco ideologici, delle partecipate, che di gran lena sarebbero tornate protagoniste. Ecco che tutto viene poi posto sotto una luce rosea ammaliante per far passare delle scelte talmente discutibili e tanto ingiuste da penalizzare la nostra città in maniera quasi silente.

 Così abbiamo avuto anche la sua giunta, questa giunta, caratterizzata appunto da un sindaco calato dall’alto per mancanza di locali candidati capaci, alcuni fatti fuori per faide interne.

Ma all’avvicianrsi del volgere al termine di tale triste esperienza, sarebbe per la verità  molto sciocco se tra gli avversari di Biffoni che ci si cullasse nell’illusione di una caduta degli dei che travolga tutto, come uno tsunami, fino a Prato. Sarebbe sciocco, in Italia come a Prato, che accadesse perché ancora dopo tre anni sembra ci sia da parte dell’attuale opposizione, un assenza di alternativa credibile e possibile di governo cittadino –di equilibri e di persone– che potrebbe subentrare a un possibile flop di Biffoni, Renzi o chi per essi.

Insomma per noi che non amiamo certi esecutivi, che si parli di Giunta Biffoni o dei ridicoli governi che abbiamo transitare per Roma negli ultimi tre anni e anche oltre, forse è il caso che guardiamo molto a noi stessi, a trovare un nuovo convincente programma, un opposizione forte e un nuovo carismatico leader se vogliamo davvero pensare di sostituirlo a una prossima tornata elettorale con uno migliore e non peggiore.

Detto anche, che se non taglieremo i ponti con la quotidiana ricerca di eroi e dell’eccezionale, non potremo fare altro che passare da una storia a un’altra stessa storia.

BIFFONI e il VUOTO DEL SALTO… Di: Michele Ricci Palmieri

“… Come in Renzi per l’Italia, in Biffoni, in molti, avevano intravisto un nuovo futuro per Prato e adesso che i tempi sono maturi è chiaro come non mai l’innata capacità della sinistra nel nascondere le sue profonde assenze e l’incapacità di prospettare futuro, che possa dirsi almeno accettabile….” M. Ricci Palmieri

Il Sindaco di Prato Matteo Biffoni

Spesso ci dimentichiamo della storia. Sia quella remota, che si apprende dai libri, che quella recente, per la quale la memoria e il vissuto dovrebbero venirci in soccorso. Dovremmo infatti ricordarci come tre anni or sono, tanti pratesi, sia di sinistra, ma anche di centro-desta hanno creduto alle parole di quel Matteo Biffoni, oggi sindaco Biffoni, che allora come oggi, al netto di qualche fugace comparsata televisiva, nella quale lo vediamo pontificare su argomenti nei confronti dei quali ben farebbe a starsene zitto (uno su tutti, l’immigrazione), altro non è che un emerito sconosciuto fortemente sponsorizzato da Renzi. Allora, correva l’anno 2014, in Renzi molti, sicuramente troppi, intravedevano un nuovo futuro per l’Italia.Un futuro poi velocemente e rovinosamente naufragato lo scorso dicembre 2016, con la ben nota batosta referendaria.

Ebbene oggi, a Prato, una città che ha avuto la sciagura di avere le sue elezioni amministrative comunali nella fase parossistica della fugace epopea renziana, abbiamo tutti chiari gli effetti dell’affidare una città, anche non certo piccola per numero di persone e problemi connessi, a una giunta guidata da un inesperto, formata anch’essa da inesperti che altro non hanno saputo fare che disattendere ciò per cui i pratesi, avevano votato. Accettando alcuni, come ho detto, anche non di sinistra, di votare a sinistra.

Come in Renzi per l’Italia, in Biffoni, in molti, avevano intravisto un nuovo futuro per Prato e adesso che i tempi sono maturi è chiaro come non mai l’innata capacità della sinistra nel nascondere le sue profonde assenze e l’incapacità di prospettare futuro, che possa dirsi almeno accettabile.

In pochi anni,  e non mi faccio vergogna dal dirlo, abbiamo visto letteralmente a “Puttane” un teatro, il Teatro Metastasio e un  museo d’arte contemporanea che,  oggi addirittura sappiamo essere nelle mani dei tanti diktat politici, forse come mai prima d’ora.

Poco poi c’è da dire a Prato di quell’aeroporto che nessuno vuole, e nei confronti del quale il Sindaco Biffoni ha dato forse il suo massimo in fatto di indugi e tentennamenti. Diversamente si è dimostrato deciso a portare avanti le follie e le assurdità, quali quelle del  “Buco” al Soccorso, che forse non verrà mai fatto e con tanto che il raddoppio del sovrappasso era già iniziato, o l’idea di rifare il Macrolotto Zero, non tenendo conto assolutamente delle realtà ma basandosi solo e soltanto su “Voli Pindarici”.

Ma poi la bontà di un sindaco la si vede anche dalle piccole cose. O a come nelle cose, qualunque esse siano, questi si misura, tanto con i piccoli quanto con i grandi. Anche se ormai, siamo così distratti ed assuefatti a questa realtà di caduta libera che stiamo vivendo, che non ci accorgiamo più di nulla.

Perchè altrimenti, cosa dire dell’ordinanza di questi giorni sul razionamento dell’uso dell’acqua potabile, quando ogni dove in città, chi a l’acqua pubblica la distribuisce, e cioè la potente società Publiacqua s.p.a., si consente si lasciar correre le copiose perdite che vediamo perdersi per le nostre strade?..

E’ la solita storia del dimostrarsi forti con i deboli e deboli con i forti.

Allora, dopo tre anni suonati di Giunta Biffoni e dopo tutto ciò che ho qui detto, la domanda che mi faccio  e che faccio a quelli non di sinistra, che  allora scelsero di votare a sinistra, è se quello che allora era già chiaro e cioè che si stesse facendo di un salto nel vuoto, oggi sia ancora più chiaro di quale vuoto, quale profondo vuoto, sia stata la conseguenza di quel salto…

Alla ricerca del COCOMERO PERDUTO Di: Aurelio Massai

BEATO CHI HA UN TETTO A PRATO (Antico detto popolare)

Al di là delle molte leggende metropolitane, nate proprio dal frutto della totale mancanza di informazioni  serie a riguardo, sembra che di queste “Leggende” ce ne sia una che poi così “leggenda” non lo sia poi così tanto. Mi riferisco ovviamente a quella dei cinesi che non muoiono mai,e che è legata a quel particolare fenomeno per cui esiste un sproporzione tra il  numero dei cinesi che vivono in città e il numero dei decessi che si in questi si registrano. E’ ormai noto che a fronte di una comunità che senza ombra di dubbio conta un numero di presenze stabili di qualche decina di migliaia di unità, ogni anni si registrano in questa un numero di decessi che spesso fatica ad arrivare alla decina. Per giunta tutti causati da incidenti stradali o in ospedale per malattie sopravvenute. Vale a dire che non vi è nessun caso di decesso denunciato come avvenuto tra le mura domestiche… …Cosa forse anche vera, visto che poi vine da chiedersi quali siano davvero le “mura domestiche” di questi cittadini cinesi, spesso clandestini?  Alcune spiegazioni ufficiali riportano che i cinesi che giungono per di più a Prato in giovane età e dunque ben difficilmente trovavano qui la morte. Quelli anziani o che nel loro soggiornare qui sviluppano gravi malattie, preferiscono tornare a morire nella loro lontana patria. Anche su questa ipotesi, si sa però che non si ritrovano grandi riscontri, dal momento che di certi voli per la Cina che avessero ammalati, se non gravissimi, non vi è alcun dato ufficiale. Da qui la facile conclusione per cui molti dei defunti cinesi vengono semplicemente fatti “scomparire”, per poter aver libera accesso ai loro documenti da riciclare con l’ingresso di l’ingresso di nuovi immigrati.Ipotesi questa della quale vi è invece il chiaro riscontro nel ritrovamento di un cadavere semi seppellito in un campo della nostra periferia, a Iolo per l’esattezza, o  il corpo, quello di una donna, privo di  tracce di violenza ma con evidenti segni folgorazione. Vale a dire uno dei mille incidenti sul lavoro che accadono a Prato, dei quali non si sa assolutamente nulla, a meno che non accadano tragedie, come quella di Via Toscana.

UNA STORIA GIA' VISSUTA. (foto do giovanni cocco)UNA STORIA GIA’ VISSUTA. (foto  Giovanni Cocco)

Ma di fronte a tutto ciò, in tutti questi anni, la domanda più stupida che i pratesi hanno continuato a farsi, è cosa sarebbe oggi Prato senza i cinesi. Una domanda che assilla tutta la città, fatta eccezione di tutti quelli che con dai cinesi, quasi sempre illecitamente,  ritraggono forti guadagni. Qui poi c’è chi si spertica nel ricordare come a loro volta i pratesi, in tempi in cui non vi erano particolare impedimenti a metter s’ un attività  ed arricchirsi, hanno fatto in passato, nè più nè meno quello che fanno i cinesi oggi. e nel ricordare ciò ci si dilunga nel ricordare i telai che viaggiavano giorno e notte, negli stanzini dietro alle case, o le roccature e orditure infilate nei tuguri più impensabili, o le strade solcate da donne e bambini che trasportavano la “Pezza” da “smollettare” su barroccine e biciclette.

Le stesse cose che compiono oggi i cinesi di Prato, ma oggi non è più ammesso, come non è più ammesso il lavoro nero, lavoro nero che ha reso ricca Prato. Ma c’è il risvolto della medaglia, i cittadini pratesi il guadagno del lavoro svolto a nero lo reinvestivano sul territorio, qui compravano le case, qui acquistavano i vestiti per la famiglia e qui i soldi rimanevano. Per i cinesi è diverso. I soldi non rimangono a Prato, se non per qualche spicciolo, i soldi volano verso la Cina, e per i cinesi più furbi, visto che anche tra di loro ci sono i più e i meno furbi, verso paradisi fiscali. E i cittadini di Prato si trovano a pagare le tasse anche per coloro che le eludono e le evadono.

Così, pensando che oggi è il 31 di Luglio, tra quindici giorni tanti di questi cinesi, ce li vedremo in Piazza, tutti sgomitanti alla ricerca di una fetta di cocomero, con il quale a Prato è tradizione fare festa a Ferragosto. Una fetta che magari verrà lui passata direttamente dalle mani del Sindaco di Prato. Che a pensarci, già mi pare un’immagine già di beffarda ironia…

Avviene così da alcuni ed è anche bene. Perchè no? E se i cinesi sono così tanti che a qualche pratese la sua fetta potrà mancare, sicuramente di tutto il male che c’è a Prato, non sarà certo quello peggiore.

E mentre c’è chi continua a chiedersi cosa sarebbe Prato senza i cinesi, c’è chi non sa neanche cosa chiedersi o forse è fin troppo preso dalla ricerca di quella fetta, o quel cocomero perduto, che chissà se tornerà mai più..

OMICIDIO LO CASCIO/ DA REGIONE DOVEROSO CONTRIBUTO Di: Giovanni Donzelli, FdI

“… alla famiglia di Leonardo Lo Cascio, il giovane rimasto ucciso a Prato lo scorso 30 marzo a seguito di una violenta rapina mentre stava andando a lavorare, un contributo di solidarietà da 20mila -EURO..” G. DONZELLI, Consigliere Regionale Fratelli d’Italia

Foto “La Nazione”

Grazie all’azione di sensibilizzazione e alle mozioni di Fratelli d’Italia approvate dal Consiglio e recepite nella variazione di bilancio votata ieri dall’aula, la Regione assegnerà a Mario Vece, l’artificiere che ha perso una mano e un occhio nel tentativo di disinnescare una bomba nel giorno di Capodanno a Firenze, e alla famiglia di Leonardo Lo Cascio, il giovane rimasto ucciso a Prato lo scorso 30 marzo a seguito di una violenta rapina mentre stava andando a lavorare, un contributo di solidarietà da 20mila euro ciascuno. Si tratta di una cifra che è soltanto simbolica e che non può certo essere riparatoria, ma che rappresenta la doverosa vicinanza della Regione nei confronti di vittime di gravi fatti di criminalità.

Sono soddisfatto che il Consiglio regionale abbia mostrato la sua sensibilità, dopo aver già manifestato concretamente attenzione alle mie proposte per il contributo assegnato a Gianmichele Gangale e Giuseppe Giangrande, anch’essi vittime nel 2013 di gravi fatti di criminalità.

Lo stanziamento sarà sempre irrisorio rispetto a situazioni di questo tipo, la cosa importante in questo contesto è che queste persone, dopo essere stati colpiti da situazioni drammatiche, si sentano almeno tutelate dalle istituzioni.

(Fonte: http://giovannidonzelli.blogspot.it)