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TARANTO-ILVA/ CHE FARE?! Di: Giacomo Fiaschi

“… sulla sicurezza nel lavoro mi chiedo come sia stato possibile che lo stato, che fu promotore, fondatore e titolare per decenni delle acciaierie di Taranto, non abbia provveduto ad adeguare gli impianti alle norme sulla sicurezza ambientale, che nel frattempo erano entrate in vigore, prima di privatizzare l’azienda. …” G. Fiaschi

Pictured: the Mining Park of the Ilva plant in Taranto, Puglia, Italy. (https://www.ilpost.it/)

Quando ero un bambino “mi divertivo” come tanti altri miei coetanei alla “macchinetta per fare i cannelli” che stava di lato ai due telai a navetta e martello, un Nebiolo e un San Giorgio, del mio babbo, che aveva smesso di fare il contadino per diventare tessitore. I “cannelli” altro non erano che bobine di dimensioni adatte ad essere inserite nella “spola” (detta anche “navetta”) che, colpita violentemente dai due “martelli” posti ciascuno alle estremità destra e sinistra del telaio, attraversava l’ordito distribuendo il filo della trama, dopo di che il “pettine” spingeva la trama comprimendola mentre i licci si alzavano per alternare la disposizione dei fili dell’ordito formando in tal modo la “tela”, ovvero il tessuto che lentamente, battuta dopo battuta si arrotolava sul subbio anteriore.
Chi non è mai entrato in uno “stanzone” dove una decina di tessitori lavoravano a due telai ciascuno non può neanche lontanamente immaginare cos’era, negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, la vita dei tessitori.
Oltre alla fatica fisica, c’era il rumore infernale dei telai e il rischio, tutt’altro che remoto, che una “spola” uscisse dal piano di tessitura per sfrecciare alla velocità di un proiettile ad altezza d’uomo con effetti, quando colpiva il bersaglio, raccapriccianti.
Poi le cose sono cambiate.
Le navette furono abbandonate e sostituite da aghi e tanto il rumore quanto il rischio di incidenti spesso mortali, si ridussero drasticamente.
Gli artigiani investirono per rinnovarsi e rinnovare, con sacrifici notevoli e negli anni ottanta e novanta il tessile pratese era cambiato. Poi la crisi fece piazza pulita e non ci fu soluzione al progressivo declino. Ma questa è un’altra storia, sulla quale ci sono molte cose da dire.
Tornando al disorso sulla sicurezza nel lavoro mi chiedo come sia stato possibile che lo stato, che fu promotore, fondatore e titolare per decenni delle acciaierie di Taranto, non abbia provveduto ad adeguare gli impianti alle norme sulla sicurezza ambientale, che nel frattempo erano entrate in vigore, prima di privatizzare l’azienda.
Oggi le tecnologie permettono di produrre senza l’utilizzazione di combustibile inquinante. Ma si tratta di investimenti che richiedono tempi troppo lunghi per essere compatibili con la redditività di un’azienda privata che, per grande che possa essere, non può accollarsi l’onere di un conto economico che mette in bilancio il “bonum commune” dell’ambiente e della salute pubblica, come invece lo stato può e deve fare.
A Taranto o interviene lo stato con regole serie e con una conduzione a prova di incompetenze e corruzioni di vario genere e livelli, oppure la soluzione non c’è.
Pare che la UE imponga regole che impediscono agli stati membri di farlo.
Dico “pare” perché non sono un esperto in materia. Leggo i giornali e sento quello che dicono in tv gli esperti cercando di capire quello che dicono mentre non si parlano addosso.
Ma se la UE non permette allo stato italiano di intervenire direttamente per salvare ambiente, lavoro e salute dei suoi cittadini, allora mi chiedo cosa aspettiamo a chiedere che queste regole cambino subito e, se non cambiano subito, a fare lo stesso quel che dev’essere fatto?
Forse che restare nella UE si deve pagare con il cancro, la distruzione dell’ambiente e la perdita del lavoro per decine di migliaia di cittadini? Io dico di no. Perché se è vero che il paradiso può attendere, è altrettanto vero che l’inferno è puntualissimo.

Se in Italia ci fosse uno Stato, allora la più grande acciaieria d’Europa sarebbe già stata messa in condizione di funzionare in modo da non nuocere alle persone.
La privatizzazione dell’ILVA si è rivelata per quello che è: un errore sciagurato.
Gli investimenti necessari per il suo recupero sono enormi e solo un soggetto forte, istituzionale e pubblico, che guarda all’interesse nazionale come al bene finale, può essere titolare della proprietà di questo stabilimento.
Lasciarlo in mano ai privati significa subordinare il bene comune agli interessi privati.
Ma soprattutto significa una cosa: che lo Stato in Italia non esiste più. È stato sostituito con una sorta di governatorato sottomesso ai dettami di un potere straniero in mano a Germania e Francia con sede a Bruxelles.

Il motto popolare della moglie ubriaca e della botte piena riassume bene la questione dell’ILVA di Taranto.
Se vuoi produrre l’acciaio devi far funzionare impianti che impattano pesantemente sull’ambiente. Se vuoi un ambiente sano non puoi metterci un’acciaieria.
La via di mezzo accontenta e scontenta tutti. Mettere a norma gli impianti in modo tale che non danneggino l’ambiente è possibile? Qualcuno dice di si e qualcuno dice di no.
E allora? Bisogna scegliere fra la botte piena e la mogli ubriaca. E si torna daccapo.
Ma il governo non ha certo fatto una bella figura.


Arcelor Mittal spegne gli altoforni dell’acciaieria di Taranto Ex Ilva, situazione drammatica

Arcelor Mittal comunica il piano di chiusura degli impianti

A partire dal 12 dicembre si spegneranno alcuni altoforni dell’ex Ilva di Taranto. Prima il 2, poi il 4 a l’1, mentre per due giorni resterà chiuso, a novembre, il treno a caldo per assenza di ordini. La situazione ha assunto ormai toni drammatici, evidenziano i sindacati che con Landini chiedono di non toccare i posti di lavoro. Intanto Confindustria Taranto comunica di non riuscire a far fronte agli stipendi dei lavoratori dell’indotto -…See more at: http://www.rainews.it/

IL SISTEMA PRATO Di: Sergio Castignani (Fronte Verde)

“… a nostro avviso si devono adottare provvedimenti che vadano a contrastare a monte, modificando o cambiando i regolamenti comunali, per quello che è possibile, per non permettere di lavorare o di aprire nell’illegalità, altrimenti, con i controlli gli faremo solo il solletico…” S. Castignani (F.V.)

Noi del Fronte Verde non siamo rimasti sorpresi dalla magistratura che ha definito il distretto illegale “sistema prato” in quanto era arcinoto da decenni quello che succedeva e succede in prato, pertanto nessuno di noi è caduto dal pero…come si suole dire.

Ci sembra di aver letto una proposta per fare una nuova commissione di studio sul fenomeno, come se non ci fossero pagine e pagine che descrivono i problemi, dettagliatamente, insieme ai comitati, persone e aziende che ogni giorno vivono questo disagio, altra proposta è quella di intensificare i controlli, niente di nuovo, ci avevamo già provato nei cinque anni di giunta Cenni, con risultati mediocri, infatti non è cambiato niente, che dire? Crediamo che ancora una volta queste proposte siano fuori tempo massimo.

Con questo non vogliamo dire che siamo contro i controlli, anzi è giusto e necessario farli, ma non sono risolutivi per dare un fermo all’illegalità, di qualunque tipo, a nostro avviso si devono adottare provvedimenti che vadano a contrastare a monte, modificando o cambiando i regolamenti comunali, per quello che è possibile, per non permettere di lavorare o di aprire nell’illegalità, altrimenti, con i controlli gli faremo solo il solletico, basta fare due calcoli, dividere le aziende della provincia di prato con i controlli minuziosi che potremmo fare in una settimana, se poi teniamo conto che una azienda ha una vita media di tre anni, per nascere il giorno dopo con nuova partita iva, il risultato sarà che tra cinquant’anni saremo sempre qui a parlarne.

Noi Del Fronte Verde crediamo di poter dare una mano in proposito, avendo da anni studiato il problema in questione, se qualcuno sarà interessato a consultarci, per sapere cosa abbiamo elaborato, ci mettiamo a disposizione per il bene della città, nel caso a nessuno interessi i nostri progetti continueremo a seguire le vicissitudini cittadine e, le varie tifoserie…

Segretario Federale Prato

Sergio Castignani

Cell. 348 7313556

Email [email protected]

CASO FORTETO ALLA CORTE EUROPEA – CHI PAGA I RICORSI DI FIESOLI?! Di: On. Giovanni Donzelli (FdI)

“… dalle carte dei processi e dalle testimonianze unanimi abbiamo appreso che nella cooperativa con il cuore a sinistra gli stipendi rimanevano interamente a disposizione della comunità: Fiesoli era forse “più uguale” degli altri?…” G.Donzelli

Con quali soldi Rodolfo Fiesoli, il pedofilo del Forteto condannato ieri in via definitiva a 14 anni e 10 mesi, sta pagando e pagherà gli avvocati di primissimo livello che lo hanno difeso da molti anni a questa parte, e che oggi apprendiamo continueranno a farlo in un grottesco ricorso alla Corte europea?

Eppure dalle carte dei processi e dalle testimonianze unanimi abbiamo appreso che nella cooperativa con il cuore a sinistra gli stipendi rimanevano interamente a disposizione della comunità: Fiesoli era forse “più uguale” degli altri?

Intanto è ora che Fiesoli vada in carcere: per lui chiediamo che non ci sia neanche un giorno di sconto nella pena.

Ieri la giustizia ha fatto il suo corso, ma il Forteto nasconde tante responsabilità ancora impunite, anche di politici e magistrati. Per questo è urgente l’avvio dei lavori della Commissione d’inchiesta parlamentare ed è assolutamente paradossale che le forze di maggioranza, come il Movimento 5 Stelle, invochino oggi la partenza dell’organismo, istituito da ben otto mesi.

Sono al governo oggi ed erano al governo quando la legge è stata approvata: vorremmo sapere chi dovrebbe attivarsi se non loro.

Queste dichiarazioni sono mirate unicamente a coprire la vergogna nel sedere oggi al governo insieme alla sinistra, che ha contribuito a magnificare l’immagine del Forteto e fatto di tutto per tenere il coperchio su una vicenda indegna.

 


DA;

Donzelli racconta: “Così abbiamo combattuto e vinto la prima battaglia contro gli abusi al Forteto”

giovedì 7 novembre 12:08 – di Giovanni Donzelli*

Era il 2011 quando alcune persone chiesero di incontrarci, avevano trovato il coraggio di parlare dopo decenni di violenze e angherie al Forteto. Allora ero consigliere regionale. Negli stessi giorni … leggi articolo intero

A PRATO ABBIAMO ANCHE LE ASSOCIAZIONI SPORTIVO-POLITICHE? Di: Aldo Milone

“… Non riesco inoltre a comprendere il ruolo di questa neo associazione o meglio vuole farsi promotrice di eventi sportivi nazionali e internazionali…” A.Milone

Il Foto: Il Dott. Luigi Galardi (Fonte: Notizie di Prato)

Ho letto che si è appena costituita un’associazione sportiva denominata Lo sport per Prato. Questa associazione si propone di organizzare eventi nazionali e internazionali. Fatta questa breve premessa, andiamo ad esaminare chi sono i componenti. Il Presidente è il dr. Luigi Galardi, già responsabile del circolo Lo Sport all’interno del Pd. Gli iscritti sarebbero già circa 120. A me dà l’impressione che questa associazione non sia per nulla estranea ad un contesto politico. Somiglia molto alla lista dello Sport che ha sostenuto Biffoni alle ultime elezioni amministrative. Non riesco inoltre a comprendere il ruolo di questa neo associazione o meglio vuole farsi promotrice di eventi sportivi nazionali e internazionali. Quindi bisogna dedurre che l’Assessorato allo sport si dedicherà alla semplice gestione degli impianti sportivi o questo assessorato verrà abolito? Non so se i promotori di tale associazione si siano resi conto che la loro attività è in stridente contrasto con il predetto assessorato. A meno che quest’ultimo non si limiti a svolgere un ruolo di sostegno a tale associazione. E questo sarebbe veramente umiliante per un’Istituzione comunale che perderebbe la sua principale funzione. Allora Biffoni farebbe bene anche ad abolirlo perché il sostegno che dovrebbe essere dato a questa associazione nel caso in cui organizzi degli eventi, può essere fornito anche dalla struttura amministrativa dell’assessorato.

Aldo Milone

Prato libera e sicura


da: http://www.notiziediprato.it/

Nasce l’associazione Sport per Prato: “Puntiamo a fare da catalizzatore per il mondo sportivo cittadino”

Sono già 120 gli iscritti al sodalizio che ha nominato Luigi Galardi come primo presidente. Tra gli obiettivi portare in città eventi importanti nazionali ed internazionali

Si è costituita da appena due settimane l’Associazione Sport per Prato e ai 20 soci fondatori si sono già aggiunti circa 120 iscritti. “Sport per Prato – dicono i promotori – è un’associazione del territorio, per le persone. Apartitica, di volontariato e senza scopo di lucro, aperta a tutti coloro che hanno a cuore il mondo dello sport e tutti i valori che esso rappresenta”.
L’obiettivo di Sport per Prato è quello di … Leggi Articolo Intero

ADESSO a PRATO abbiamo anche i “facilitatori di parcheggio”… Di: Daniele Gostini

“… Gli stessi che si battono per una città “green” e per le pari opportunità, specie sul fronte dell’integrazione, non possono esimersi da combattere questo fenomeno che trova in piazza Mercatale il suo fulcro di stato franco. … ” D.Gostini

Foto TV Prato

Mi dicono che in consiglio comunale a Prato è stata usata l’espressione “facilitatori di parcheggio” anziché la più corretta “parcheggiatori abusivi”. La cosa più strana è che talune testate giornalistiche abbiano messo in evidenza il silenzio delle opposizioni sulla cittadinanza onoraria al vescovo emerito Agostinelli tacendo su questa cosa che ritengo di una gravità inaudita, oltre che lesiva per i cittadini pratesi, perché di fatto si attesta una forma di illegalità odiosa e intollerabile.
Gli stessi che si battono per una città “green” e per le pari opportunità, specie sul fronte dell’integrazione, non possono esimersi da combattere questo fenomeno che trova in piazza Mercatale il suo fulcro di stato franco. Da cittadino chiedo che il consigliere che ha profferito la locuzione si dimetta o che almeno faccia ammenda e che il sindaco faccia chiarezza in modo che un cittadino paghi solamente il tempo della sosta senza il bisogno di essere tagliaggiato.
Oppure che tolga le macchinette di Essegiemme e che affidi la gestione della riscossione ai suddetti “facilitatori di parcheggio”, cosa che ritengo oltre che impossibile altamente illegale.


 

da: https://www.gonews.it/

Bocciata mozione Fdi sui parcheggiatori abusivi a Prato, Belgiorno: “Per il Pd non sono illegali”

26 ottobre 2019 14:43Politica e OpinioniPrato

Ieri il Consiglio Comunale di Prato con i voti dei consiglieri del PD, Lista Biffoni, Lista dello Sport e Demos ha bocciato la nostra mozione volta a contrastare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi che ormai regna indisturbato da anni in città. Grande assente nella discussione il Sindaco Matteo Biffoni.  “È chiara la posizione presa … LEGGI ARTICOLO INTERO

Come si cambia per non morire Di: David Elmutter

In tutta questa tempesta emozionale l’unica cosa inamovibile è quella passata quasi inosservata: sindaco, assessori, ex assessori e consiglieri di sinistra che non hanno speso una, dico una, parola sulla Leopolda 10.

Come si cambia, per non morire potrebbe essere il titolo di una canzone della Mannoia, ma è anche l’attuale politica odierna. Tutti che hanno strombazzato il maxiraduno di Roma e la kermesse renziana alla Leopolda.
Dei primi non mi viene niente da dire, perché al di là degli slogan urlati, non vedo cambiamenti da quando la Lega era al governo. Dei secondi dovrei parlare ancora meno perché la Leopolda con gli anni somiglia sempre più a una riunione di Scientology.
Però potrei parlare delle sottili differenze tra i due eventi se riferito al panorama politico pratese. Riprendendo il tema delle canzonette, a Prato più che la Mannoia vedrei bene Gaber con la sua cos’è la destra, cos’è la sinistra per evidenziare lo smarrimento politico in atto, prima tra tutte la sciagurata scelta del candidato sindaco per il centrodestra. Visto il fallimento delle liste civiche pure (tralascio volutamente quelle nate per i somari del paese di acchiappacitrulli) a Prato stiamo assistendo alla sparizione del centro moderato. O meglio, alla trasformazione del centro moderato. Politici che orfani di Berlusconi cercano un posto al sole con Salvini dichiarandosi leghisti fin dai tempi di Giulio Cesare (alla Trump) ed ex consiglieri comunali affascinati dalle sirene renziane speranzosi di tornare in auge, o meglio, di essere traghettati verso l’altra sponda, più sicura e rilucente. Ovvio che l’elettorato comune sia disorientato e che chi mastica un pò di politica cittadina si trovi in grossa difficoltà per la scelta di appoggiare chi cosa e perché.
In tutta questa tempesta emozionale l’unica cosa inamovibile è quella passata quasi inosservata: sindaco, assessori, ex assessori e consiglieri di sinistra che non hanno speso una, dico una, parola sulla Leopolda 10. Loro sanno già da che parte stare, loro che sono nati e cresciuti a pane e partito e che hanno stipendi a prescindere.
Chi sono? Basta leggersi i curriculum….

UE si o UE no? Euro si o Euro no? Di: Giacomo Fiaschi

Le ragioni di due no. Tondi tondi.

L’Euro brucia?

Da almeno una ventina d’anni queste due questioni sono il cavallo di battaglia di due schieramenti politici opposti. Il primo, che mette insieme, come nella strana coppia, le fasce più estreme di destra e di sinistra, per il doppio no magari con opposte motivazioni, e il secondo che unisce in un raggruppamento maggioritario le truppe cammellate di quel centrismo che ambisce da sempre a conquistare il maggior consenso sia di sinistra che di destra, per un doppio si.

Pur nella diversità dei schieramenti, tanto all’esterno quanto al loro interno, c’è tuttavia un fattore unificante, un tessuto connettivo fortissimo che conferisce a tutti e a ciascuno quell’italianità capace di creare un insieme generato da una comune essenza, da un condiviso modo di essere.

Questo comune fattore identitario si riassume con questo lemma: “si ma, no ma, si se no se”, noto anche per la sua celeberrima variante “ma anche” di veltroniana memoria.

Considerato in casa un valore aggiunto della politica, questo fattore identitario è visto come il fumo negli occhi al di là delle Alpi, dove i distinguo sui temi importanti sono presi in considerazione solo se riferiti ad elementi essenziali, realmente dirimenti riguardo allo stabilire l’esatta natura di un fenomeno. Quando, al contrario, i se e i ma sono tirati fuori per giustificare una serie di eccezioni alle regole per legittimare una scappatoia che ne consenta l’elusione, allora i nostri vicini di casa fiutano aria di truffa, di furberia, di scaltrezza levantina e diventano cattivi.

E i burocrati della UE, che restano quello che sono, ovvero grigi burocrati, hanno pure ragione. Perché se una norma viene accettata e firmata allora a quella norma ci si deve attenere. Punto e basta. Tirar fuori i se e i ma dopo, e non prima, quando era il momento di farlo, non è da persone serie, ma da imbroglioni.

Ed è così che ci vedono oltralpe. Un popolo di imbroglioni.

La UE, come giustamente osserva qualcuno, è un sistema di standard economico-sociali che ha come scopo quello di uniformare i paesi membri sotto una serie di aspetti riguardanti sia la pubblica amministrazione sia i comportamenti dei cittadini e delle imprese (nel pagare le tasse, nel rispettare una serie di norme a tutela della salute e della sicurezza nelle case e nelle fabbriche e laboratori…).

Questi standard sono il fondamento sul quale si basa tutta l’architettura della Unione Europea.

I rispetto delle regole è, dunque fondamentale, e chi non le rispetta mette a rischio la casa comune.

Non è così difficile da comprendere.

E non è che noi italiani non si comprenda. Anzi. Lo abbiamo compreso talmente bene che abbiamo trovato subito il verso di esercitare quella virtù che s’impara sin dalle scuole elementari e che ci rende singolari, unici in Europa, praticamente imbattibili. E’ una virtù nella quale ci riesce difficile competere solo con i nostri vicini nordafricani, che in questo campo meriterebbero, se esistesse, un premio Nobel per omnia saecula saeculorum. Parlo della furbizia. Ossia di quella attitudine spirituale, che ha radici nell’essere, e pertanto non eradicabile pena la perdita ineluttabile dell’identità, oserei dire di quel gene italico che fa del nostro DNA un unicum in Europa, e che consiste nel trovare sempre il modo per scansare gli obblighi, per eludere ogni norma, per svicolare da qualsiasi percorso che comporti la rinuncia ad afferrare al volo ogni possibile vantaggio, soprattutto se a discapito degli interessi altrui, condizione che ne amplifica il valore.

Non possiamo farci nulla. E’ più forte di noi.

Anche perché, in Italia, se non fai il furbo passi immediatamente nella categoria dei fessi.

Tertium non datur. La normalità non fa parte dell’esistere italiano. Non che sia inutile, intendiamoci. Anzi, come concetto è utilissimo. Prezioso. Come lo è il numero zero nella teoria degli insiemi: rappresenta la cardinalità dell’insieme vuoto.

Ed ecco il vero motivo per cui l’adesione dell’Italia alla Unione Europea e all’Euro è catastrofica: perché è contro natura.

Chiedere a noi italiani di estirpare la furbizia per sostituirla con l’intelligenza è come chiedere di fare a meno del parmigiano per sostituirlo con il parmesan americano. Vogliamo scherzare?

Quelli che in passato hanno tentato di farlo o sono espatriati come Leonardo, o sono stati relegati in un cantuccio come Machiavelli, o son finiti morti ammazzati o si sono ammazzati da sé.

L’Italia sta bene per conto suo, fuori da qualsiasi club e da ogni alleanza. Nel suo isolamento troverà il modo per cavarsela sempre e per un semplice motivo: perché è un mosaico, un laboratorio incredibile di etnie diverse, di furbi che s’ingannano a vicenda neutralizzando in tal modo ogni effetto letale della furbizia.

Se resteremo italiani rinunciando a star per forza e contro natura nella UE non rischiamo nulla. Anzi saremo più sicuri di sempre. Perché dal nostro laboratorio continueremo a fornire al resto d’Europa ciò di cui l’Europa ha più bisogno: quella genialità nel trovare soluzioni inimmaginabili, quella straordinaria creatività nella arti e nelle scienze che rischiamo di perdere per sempre per questa fìsima di voler essere diversi da quello che siamo sempre stati dalla notte dei tempi: un insieme di persone diverse, che parlano una ventina di lingue diverse, che mangiano un pane diverso da una città a un’altra, che riescono a vivere insieme nel territorio ingovernabile di quella straordinaria, meravigliosa curiosa espressione geografica unica al mondo che si chiama Italia.

L’AMBIENTALISMO SENZA GUERRA AL CAPITALISMO E’ GIARDINAGGIO Di: Etruria 14 PRATO

“… La parola d’ordine delle manifestazioni è stata quella di “Salvare il Clima, cambiare il sistema” ed ha portato molti ragazzi a scendere in strada per esprimere una preoccupazione del tutto giustificata per il futuro del pianeta e per la stessa razza umana. …” Etruria 14 – PRATO

Greta Thunberg, bambina prodigio svedese, uscita ultimamente dal cilindro della politica internazionale, ha scosso di recente il mondo con la sua retorica ambientalista.

L’adolescente, affetta dalla sindrome di Asperger che lotta contro il cambiamento climatico, è diventata un simbolo globale.

Grazie alla sua condanna all’inquinamento che “sta uccidendo il pianeta”, abbiamo avuto in queste settimane, manifestazioni di giovani in tantissime città nel mondo, per protestare contro il deterioramento del clima e la distruzione dell’ambiente.

La parola d’ordine delle manifestazioni è stata quella di “Salvare il Clima, cambiare il sistema” ed ha portato molti ragazzi a scendere in strada per esprimere una preoccupazione del tutto giustificata per il futuro del pianeta e per la stessa razza umana.

In diverse scuole, ad esempio, sono stati creati dei “Comitati per il Clima” per sviluppare dei “Progetti sul Clima” per la scuola. Con lo slogan “Cambiate il Mondo, a cominciare da voi stessi”, l’obiettivo preposto da tali attività, è quello di provare a ridurre la nostra “impronta ecologica” quotidiana. Questo tipo di orientamento, pensiamo noi, sia particolarmente perverso perché fa sentire, specialmente le popolazioni occidentali, COLPEVOLI DEL DISASTRO CLIMATICO, trasformando un problema storico e globale causato dal Capitalismo in un problema “domestico” causato dagli individui. Se ci fermiamo a pensare quanto possa incidere la riduzione “della nostra impronta ecologica” rispetto a quelle delle Grandi Industrie e del Capitale, le nostre azioni si potrebbero tramutare in piccolezze come quella di usare meno acqua per lavare i piatti, non sprecare tanta acqua sotto la doccia e cercare di evitare l’utilizzo frequente dello scarico del WC, ma anche di non usare più plastica di ogni tipo, fare la raccolta differenziata ed altre scelte che limitano in parte la nostra vita, insomma qualcosa di minuscolo e allo stesso tempo un atto quasi inefficace per sconfiggere il problema.

Quest’approccio rivolto a “responsabilizzare gli individui”, se non guidato da una logica “sana”, è particolarmente pericoloso. Prima di tutto, perché serve a dimenticare i principali colpevoli di questo problema e al tempo stesso porta a scagionare da ogni responsabilità il sistema Capitalista e tutti gli Stati che inquinano. Poi in secondo luogo, perché trasforma queste migliaia di giovani – che oggi sono liceali o universitari ma che domani saranno lavoratori o disoccupati – in “cittadini attivi” che si sentono colpevoli di tutto quello che sta accadendo intorno a loro. Ciò produce una falsa immagine della società in cui viviamo.

Condividiamo pienamente la preoccupazione e l’indignazione di queste decine di migliaia di giovani, ma dobbiamo chiederci se questo movimento che sta nascendo, nei suoi obiettivi, sia il metodo giusto per risolvere il problema o se sia una trappola che può solo portare allo scoraggiamento e all’amarezza di essere usati e ingannati.

Vi chiediamo semplicemente di non farvi prendere dai falsi proclami e dalle belle parole, e di provare a vedere il più chiaro possibile cosa di “strano” ha questa battaglia.

Analizzando ciò che Greta Thunberg ha dichiarato in questi giorni, nel suo discorso all’Onu durante il Convegno sull’ Azione per il Clima, possiamo evidenziare un attacco rivolto verso quella classe politica, colpevole di usare «parole vuote» volte a discutere solo «di denaro e di favole legate all’ eterna crescita economica» ma soprattutto quello che ci ha colpito in special modo, è la condanna in specifico verso cinque Paesi. Germania, Francia, Brasile, Argentina e Turchia sono stati messi in discussione proprio da Greta perché colpevoli di non combattere il riscaldamento globale.

Subito a primo impatto, ciò che ci fa rimanere allibiti è che fra questi Paesi messi in cattiva luce dalla bambina svedese, non vengono chiamati in causa né la Cina, né l’India, Nazioni fra le più inquinanti della terra e fra i responsabili maggiori dei cambiamenti climatici. Come mai Greta non li abbia citati, non si riesce a capire. La nazione Cinese, pur avendo sostenuto l’ accordo di Parigi sul clima (2015), nel 2018 ha aumentato la costruzione di centrali a carbone, con progetti che si estendono fino al 2030, aumentando in maniera esponenziale l’ utilizzo del carbone, che è la materia prima più inquinante che si possa avere in assoluto e che serve proprio per produrre il 60% del fabbisogno energetico di questo grande Paese Asiatico. Nella stessa situazione si trova l’India dove si registra il peggior inquinamento dell’ aria: su 10 fra le città più inquinate al mondo, sette sono indiane e New Delhi è al primo posto. Ma anche le Filippine e l’Indonesia che sono tra i più grandi produttori di inquinamento sia di aria e mare, non hanno ricevuto nessuna critica.

Già qui possiamo notare la prima incongruenza nella lotta personale di questa nuova paladina mondiale, contro chi “ li ha rubato il futuro” ma non ci fermeremo qua, vogliamo andare oltre e tralasciare questo errore di analisi. Vogliamo provare a capire come mai è stato fatto uscire alla ribalta così, questo personaggio mediatico e chi muove davvero le fila dietro Greta.

Se notiamo bene, chi che gira attorno alla sua immagine, è una sorta di rete transnazionale ben definita. La bambina svedese è inconsapevolmente la punta dell’iceberg di un meccanismo politico-mediatico ben oliato e organizzato. Vedere personaggi come Obama, Clinton, Bill Gates e altri soliti noti del mondo “Liberal” che elogiano la sua lotta e guardare come i media progressisti sponsorizzano le sue manifestazioni per strumentalizzarle contro le sovranità nazionali, fa molto riflettere, specialmente se pensiamo che questa “trappola mediatica” del movimento per il clima, ha riportato in auge in tutta Europa partiti ormai defunti come quello dei VERDI, sospinti economicamente da alcune fondazioni vicine a Soros in modo da poter fare argine ai movimenti Sovranisti, e tutto ciò ha permesso loro di portare a casa degli ottimi risultati, come il secondo partito alle elezioni in Germania o il quarto partito in Austria.

Ma questa “trappola mediatica” del movimento per il clima, ha ridato nuova linfa politica alle stesse Sinistre, ormai abbandonate dal popolo, che grazie a Greta, si sono riprese le piazze di tutta Europa, guidando in questi giorni, i cortei a difesa dell’ambiente. Stanno tornando di moda, qualcosa che avevamo dato per andato via per sempre. Insomma dietro a questa giovane bambina, hanno ripreso ossigeno, soggetti e figure politiche che pensavamo fossero in difficoltà e ne siamo fortemente preoccupati.

E’ bene che si lotti a difesa della natura, ma che non ci siano strumentalizzazioni e infiltrazioni di partiti, gruppuscoli politici “manovrati” o soggetti alquanto pericolosi che poco hanno a che fare in questa battaglia. Sappiamo tutti quanto sia pericoloso lo sfruttamento e l’inquinamento ambientale, ma è arrivato il momento di riconoscere davvero il colpevole di tutto questo : Il Capitalismo Globale. Difficile pensare che il cambiamento climatico sia una favola per scienziati, quando vediamo in ogni stagione aumentare i disastri climatici in tutto il mondo.

Il problema quindi va rovesciato rispetto a come lo rappresentano Greta e chi la sponsorizza. Questi signori ci dicono che per salvare il Pianeta bisogna imporre delle regole ambientali a livello globale e da questo traggono l’ennesimo alibi per tentare di mettere sotto accusa le sovranità nazionali in Europa e in Occidente. Peccato però che alcuni dei principali inquinatori, come la Cina e molti paesi emergenti, se ne fregano di queste direttive e vanno in direzione diametralmente contraria. Risultato? Le regole “globali” vengono applicate soltanto dagli Europei (Trump si è chiamato subito fuori) diventando un ennesimo vantaggio competitivo per le economie emergenti. Produrre osservando le regole energetiche ed ambientali costa molto di più. Risultato: le industrie europee chiudono e delocalizzano proprio in quei paesi dove le regole sono più labili. Si potrebbe pensare ad esempio, che l’Ilva di Taranto in Cina, potrebbe essere una specie di “isola ecologica”, visto la totale assenza di tutela dell’ambiente.

Quindi le tante invocate regole globali contro le emissioni, invece di migliorare la situazione, la peggiorano, premiando in senso competitivo i paesi più inquinanti e creando disoccupazione e recessione qui da noi.

E allora che soluzioni possiamo prendere? Il Sovranismo, e il conseguente Protezionismo, sono le uniche medicine che ci possono salvare. Imponiamoci tutte le regole giuste contro l’emissioni, contro l’utilizzo della plastica, per la produzione sostenibile dell’energia, ma insieme imponiamo Dazi contro quelle economie che queste regole non le seguono. Combattiamo con i Dazi sia il dumping ambientale che il dumping sociale, ovvero costruiamo delle barriere commerciali contro chi strutta l’ambiente e i lavoratori. Semplice no?

Eppure provate a fare questo discorso a Greta e ai suoi “gretini”, li vedrete immediatamente scappare lanciando anatemi contro l’oscurantismo Sovranista, nemico della Santa Globalizzazione. Sarà un caso che alcune delle più potenti multinazionali e le personalità politiche più “Liberal” sono i principali sponsor di Greta Thunberg?

Il futuro del Mondo è sempre più compromesso, aggiungiamo noi, dagli effetti di un sistema economico che distrugge l’ambiente naturale, la vita di milioni di esseri umani attraverso lo sfruttamento, la guerra e la miseria e tutto questo provoca cambiamenti nelle condizioni climatiche, atmosferiche e riproduttive del pianeta con conseguenze sempre più catastrofiche.

Il Capitalismo sta uccidendo il pianeta. Dobbiamo lottare per migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento, salvaguardando l’ambiente perché è fondamentale per la salute umana, animale e vegetale. Soltanto una RIVOLUZIONE SOVRANISTA tutelerà ogni Nazione e combatterà in maniera ferrea, coloro che creano ricchezza sfruttando in maniera illecita tutte le risorse di questa terra. Il Futuro appartiene ai Patrioti e non alla Globalizzazione.

Tutti per il clima? In Comune NO… Di: Bavastro

“… A Prato abbiamo Silvi Calzelunghe che come la quasi omonima, è una rossa petulante e indisponente consigliera comunale che ha l’abitudine di rompere gli schemi (e per qualcuno, anche qualcos’altro). …” Bav.

Se, come me, siete intorno alla sessantina, non potete non ricordarvi di Pippi Calzelunghe la lentigginosa mocciosetta che ne combinava di tutti i colori destando l’ammirazione o il rimprovero della gente normale.
A Prato abbiamo Silvi Calzelunghe che come la quasi omonima, è una rossa petulante e indisponente consigliera comunale che ha l’abitudine di rompere gli schemi (e per qualcuno, anche qualcos’altro). Cosa è successo? Semplice. La petulante rossa “di noattri” ha postato su Facebook un immagine delle finestre aperte in palazzo comunale in spregio al riscaldamento acceso o all’aria condizionata che rappresenterebbero uno spreco o, per dirla alla moda attuale, uno schiaffo alle tante prese di coscienza sul clima, specie del nostro PD. Si, perché Tommy-Alessi ebbe a dire che “il consumo si paga a forfait” quindi fottesega se si consuma metano per riscaldamento ed elettricità per i condizionatori, mentre Annika-Biagioni si da un gran daffare a smuovere le anime belle ambientaliste. In altre parole, come si direbbe a Prato, si razzola male, ci si comporta peggio ma si predica bene. Specialmente se hai la faccia come il culo.
In tutta questa enorme scenetta, ovviamente qualcuno se ne fotte, qualcuno tira a campare e qualcun altro ha la coscienza sporca.
I nomi li lascio mettere a voi.
A patto però che l’unico punto fermo sia l’interprete del signor Nilsson ovverosia colui che si fa fotografare in piazza appresso i cartelli “Più topa – Meno plastica”.

ALLAGAMENTI/Inconcepibile insistere con il progetto del TUNNEL al SOCCORSO Di: Aldo Milone

“… abbiamo già avuto un tragico precedente di un allagamento di un piccolo sottopasso come quello di via Ciulli che ha portato alla morte di 3 donne cinesi…. … Biffoni continua ad insistere e a portare a termine con tanta ostinazione quest’opera che rischia di creare più danni alla città piuttosto che benefici…” A. Milone

Dopo questi ormai frequenti temporali tropicali che portano spesso alla chiusura dei sottopassi, si spera che ci sia un ripensamento da parte di Biffoni per quanto riguarda la costruzione del tunnel al Soccorso.

Ieri pomeriggio appena ha piovuto con una certa insistenza per circa una mezz’ora, si è proceduto immediatamente alla chiusura di due sottopassi lunghi al massimo un centinaio di metri. E non è la prima volta che vengono chiusi perchè allagati. Queste piogge torrenziali sono il frutto di un clima tropicale che ormai è in pianta stabile in Italia. Tutto ciò dovrebbe portare ad un ripensamento anche per quanto riguarda la costruzione del tunnel al Soccorso che dovrebbe essere lungo circa 900 metri.

Eppure abbiamo già avuto un tragico precedente di un allagamento di un piccolo sottopasso come quello di via Ciulli che ha portato alla morte di 3 donne cinesi. Invece Biffoni continua ad insistere e a portare a termine con tanta ostinazione quest’opera che rischia di creare più danni alla città piuttosto che benefici.

Proviamo ad immaginare, nella migliore delle ipotesi, il traffico che porterà nelle vie adiacenti e in una parte della città la chiusura, ovviamente inevitabile, del tunnel in caso di pioggia torrenziale. E nella peggiore delle ipotesi? Forse sarebbe il caso di evitare di pensarlo perchè il tragico precedente del sottopasso di via Ciulli è già sufficiente e non si ha bisogno di una ripetizione. Bisogna solo sperare, visto che Biffoni è così testardo, che la ditta che procederà all’esecuzione vada incontro alle tante problematiche presenti nel sottosuolo e prospettate anche da qualche tecnico comunale o anche da qualche geologo.

Aldo Milone, ex assessore comunale