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Come si cambia per non morire Di: David Elmutter

In tutta questa tempesta emozionale l’unica cosa inamovibile è quella passata quasi inosservata: sindaco, assessori, ex assessori e consiglieri di sinistra che non hanno speso una, dico una, parola sulla Leopolda 10.

Come si cambia, per non morire potrebbe essere il titolo di una canzone della Mannoia, ma è anche l’attuale politica odierna. Tutti che hanno strombazzato il maxiraduno di Roma e la kermesse renziana alla Leopolda.
Dei primi non mi viene niente da dire, perché al di là degli slogan urlati, non vedo cambiamenti da quando la Lega era al governo. Dei secondi dovrei parlare ancora meno perché la Leopolda con gli anni somiglia sempre più a una riunione di Scientology.
Però potrei parlare delle sottili differenze tra i due eventi se riferito al panorama politico pratese. Riprendendo il tema delle canzonette, a Prato più che la Mannoia vedrei bene Gaber con la sua cos’è la destra, cos’è la sinistra per evidenziare lo smarrimento politico in atto, prima tra tutte la sciagurata scelta del candidato sindaco per il centrodestra. Visto il fallimento delle liste civiche pure (tralascio volutamente quelle nate per i somari del paese di acchiappacitrulli) a Prato stiamo assistendo alla sparizione del centro moderato. O meglio, alla trasformazione del centro moderato. Politici che orfani di Berlusconi cercano un posto al sole con Salvini dichiarandosi leghisti fin dai tempi di Giulio Cesare (alla Trump) ed ex consiglieri comunali affascinati dalle sirene renziane speranzosi di tornare in auge, o meglio, di essere traghettati verso l’altra sponda, più sicura e rilucente. Ovvio che l’elettorato comune sia disorientato e che chi mastica un pò di politica cittadina si trovi in grossa difficoltà per la scelta di appoggiare chi cosa e perché.
In tutta questa tempesta emozionale l’unica cosa inamovibile è quella passata quasi inosservata: sindaco, assessori, ex assessori e consiglieri di sinistra che non hanno speso una, dico una, parola sulla Leopolda 10. Loro sanno già da che parte stare, loro che sono nati e cresciuti a pane e partito e che hanno stipendi a prescindere.
Chi sono? Basta leggersi i curriculum….

UE si o UE no? Euro si o Euro no? Di: Giacomo Fiaschi

Le ragioni di due no. Tondi tondi.

L’Euro brucia?

Da almeno una ventina d’anni queste due questioni sono il cavallo di battaglia di due schieramenti politici opposti. Il primo, che mette insieme, come nella strana coppia, le fasce più estreme di destra e di sinistra, per il doppio no magari con opposte motivazioni, e il secondo che unisce in un raggruppamento maggioritario le truppe cammellate di quel centrismo che ambisce da sempre a conquistare il maggior consenso sia di sinistra che di destra, per un doppio si.

Pur nella diversità dei schieramenti, tanto all’esterno quanto al loro interno, c’è tuttavia un fattore unificante, un tessuto connettivo fortissimo che conferisce a tutti e a ciascuno quell’italianità capace di creare un insieme generato da una comune essenza, da un condiviso modo di essere.

Questo comune fattore identitario si riassume con questo lemma: “si ma, no ma, si se no se”, noto anche per la sua celeberrima variante “ma anche” di veltroniana memoria.

Considerato in casa un valore aggiunto della politica, questo fattore identitario è visto come il fumo negli occhi al di là delle Alpi, dove i distinguo sui temi importanti sono presi in considerazione solo se riferiti ad elementi essenziali, realmente dirimenti riguardo allo stabilire l’esatta natura di un fenomeno. Quando, al contrario, i se e i ma sono tirati fuori per giustificare una serie di eccezioni alle regole per legittimare una scappatoia che ne consenta l’elusione, allora i nostri vicini di casa fiutano aria di truffa, di furberia, di scaltrezza levantina e diventano cattivi.

E i burocrati della UE, che restano quello che sono, ovvero grigi burocrati, hanno pure ragione. Perché se una norma viene accettata e firmata allora a quella norma ci si deve attenere. Punto e basta. Tirar fuori i se e i ma dopo, e non prima, quando era il momento di farlo, non è da persone serie, ma da imbroglioni.

Ed è così che ci vedono oltralpe. Un popolo di imbroglioni.

La UE, come giustamente osserva qualcuno, è un sistema di standard economico-sociali che ha come scopo quello di uniformare i paesi membri sotto una serie di aspetti riguardanti sia la pubblica amministrazione sia i comportamenti dei cittadini e delle imprese (nel pagare le tasse, nel rispettare una serie di norme a tutela della salute e della sicurezza nelle case e nelle fabbriche e laboratori…).

Questi standard sono il fondamento sul quale si basa tutta l’architettura della Unione Europea.

I rispetto delle regole è, dunque fondamentale, e chi non le rispetta mette a rischio la casa comune.

Non è così difficile da comprendere.

E non è che noi italiani non si comprenda. Anzi. Lo abbiamo compreso talmente bene che abbiamo trovato subito il verso di esercitare quella virtù che s’impara sin dalle scuole elementari e che ci rende singolari, unici in Europa, praticamente imbattibili. E’ una virtù nella quale ci riesce difficile competere solo con i nostri vicini nordafricani, che in questo campo meriterebbero, se esistesse, un premio Nobel per omnia saecula saeculorum. Parlo della furbizia. Ossia di quella attitudine spirituale, che ha radici nell’essere, e pertanto non eradicabile pena la perdita ineluttabile dell’identità, oserei dire di quel gene italico che fa del nostro DNA un unicum in Europa, e che consiste nel trovare sempre il modo per scansare gli obblighi, per eludere ogni norma, per svicolare da qualsiasi percorso che comporti la rinuncia ad afferrare al volo ogni possibile vantaggio, soprattutto se a discapito degli interessi altrui, condizione che ne amplifica il valore.

Non possiamo farci nulla. E’ più forte di noi.

Anche perché, in Italia, se non fai il furbo passi immediatamente nella categoria dei fessi.

Tertium non datur. La normalità non fa parte dell’esistere italiano. Non che sia inutile, intendiamoci. Anzi, come concetto è utilissimo. Prezioso. Come lo è il numero zero nella teoria degli insiemi: rappresenta la cardinalità dell’insieme vuoto.

Ed ecco il vero motivo per cui l’adesione dell’Italia alla Unione Europea e all’Euro è catastrofica: perché è contro natura.

Chiedere a noi italiani di estirpare la furbizia per sostituirla con l’intelligenza è come chiedere di fare a meno del parmigiano per sostituirlo con il parmesan americano. Vogliamo scherzare?

Quelli che in passato hanno tentato di farlo o sono espatriati come Leonardo, o sono stati relegati in un cantuccio come Machiavelli, o son finiti morti ammazzati o si sono ammazzati da sé.

L’Italia sta bene per conto suo, fuori da qualsiasi club e da ogni alleanza. Nel suo isolamento troverà il modo per cavarsela sempre e per un semplice motivo: perché è un mosaico, un laboratorio incredibile di etnie diverse, di furbi che s’ingannano a vicenda neutralizzando in tal modo ogni effetto letale della furbizia.

Se resteremo italiani rinunciando a star per forza e contro natura nella UE non rischiamo nulla. Anzi saremo più sicuri di sempre. Perché dal nostro laboratorio continueremo a fornire al resto d’Europa ciò di cui l’Europa ha più bisogno: quella genialità nel trovare soluzioni inimmaginabili, quella straordinaria creatività nella arti e nelle scienze che rischiamo di perdere per sempre per questa fìsima di voler essere diversi da quello che siamo sempre stati dalla notte dei tempi: un insieme di persone diverse, che parlano una ventina di lingue diverse, che mangiano un pane diverso da una città a un’altra, che riescono a vivere insieme nel territorio ingovernabile di quella straordinaria, meravigliosa curiosa espressione geografica unica al mondo che si chiama Italia.

L’AMBIENTALISMO SENZA GUERRA AL CAPITALISMO E’ GIARDINAGGIO Di: Etruria 14 PRATO

“… La parola d’ordine delle manifestazioni è stata quella di “Salvare il Clima, cambiare il sistema” ed ha portato molti ragazzi a scendere in strada per esprimere una preoccupazione del tutto giustificata per il futuro del pianeta e per la stessa razza umana. …” Etruria 14 – PRATO

Greta Thunberg, bambina prodigio svedese, uscita ultimamente dal cilindro della politica internazionale, ha scosso di recente il mondo con la sua retorica ambientalista.

L’adolescente, affetta dalla sindrome di Asperger che lotta contro il cambiamento climatico, è diventata un simbolo globale.

Grazie alla sua condanna all’inquinamento che “sta uccidendo il pianeta”, abbiamo avuto in queste settimane, manifestazioni di giovani in tantissime città nel mondo, per protestare contro il deterioramento del clima e la distruzione dell’ambiente.

La parola d’ordine delle manifestazioni è stata quella di “Salvare il Clima, cambiare il sistema” ed ha portato molti ragazzi a scendere in strada per esprimere una preoccupazione del tutto giustificata per il futuro del pianeta e per la stessa razza umana.

In diverse scuole, ad esempio, sono stati creati dei “Comitati per il Clima” per sviluppare dei “Progetti sul Clima” per la scuola. Con lo slogan “Cambiate il Mondo, a cominciare da voi stessi”, l’obiettivo preposto da tali attività, è quello di provare a ridurre la nostra “impronta ecologica” quotidiana. Questo tipo di orientamento, pensiamo noi, sia particolarmente perverso perché fa sentire, specialmente le popolazioni occidentali, COLPEVOLI DEL DISASTRO CLIMATICO, trasformando un problema storico e globale causato dal Capitalismo in un problema “domestico” causato dagli individui. Se ci fermiamo a pensare quanto possa incidere la riduzione “della nostra impronta ecologica” rispetto a quelle delle Grandi Industrie e del Capitale, le nostre azioni si potrebbero tramutare in piccolezze come quella di usare meno acqua per lavare i piatti, non sprecare tanta acqua sotto la doccia e cercare di evitare l’utilizzo frequente dello scarico del WC, ma anche di non usare più plastica di ogni tipo, fare la raccolta differenziata ed altre scelte che limitano in parte la nostra vita, insomma qualcosa di minuscolo e allo stesso tempo un atto quasi inefficace per sconfiggere il problema.

Quest’approccio rivolto a “responsabilizzare gli individui”, se non guidato da una logica “sana”, è particolarmente pericoloso. Prima di tutto, perché serve a dimenticare i principali colpevoli di questo problema e al tempo stesso porta a scagionare da ogni responsabilità il sistema Capitalista e tutti gli Stati che inquinano. Poi in secondo luogo, perché trasforma queste migliaia di giovani – che oggi sono liceali o universitari ma che domani saranno lavoratori o disoccupati – in “cittadini attivi” che si sentono colpevoli di tutto quello che sta accadendo intorno a loro. Ciò produce una falsa immagine della società in cui viviamo.

Condividiamo pienamente la preoccupazione e l’indignazione di queste decine di migliaia di giovani, ma dobbiamo chiederci se questo movimento che sta nascendo, nei suoi obiettivi, sia il metodo giusto per risolvere il problema o se sia una trappola che può solo portare allo scoraggiamento e all’amarezza di essere usati e ingannati.

Vi chiediamo semplicemente di non farvi prendere dai falsi proclami e dalle belle parole, e di provare a vedere il più chiaro possibile cosa di “strano” ha questa battaglia.

Analizzando ciò che Greta Thunberg ha dichiarato in questi giorni, nel suo discorso all’Onu durante il Convegno sull’ Azione per il Clima, possiamo evidenziare un attacco rivolto verso quella classe politica, colpevole di usare «parole vuote» volte a discutere solo «di denaro e di favole legate all’ eterna crescita economica» ma soprattutto quello che ci ha colpito in special modo, è la condanna in specifico verso cinque Paesi. Germania, Francia, Brasile, Argentina e Turchia sono stati messi in discussione proprio da Greta perché colpevoli di non combattere il riscaldamento globale.

Subito a primo impatto, ciò che ci fa rimanere allibiti è che fra questi Paesi messi in cattiva luce dalla bambina svedese, non vengono chiamati in causa né la Cina, né l’India, Nazioni fra le più inquinanti della terra e fra i responsabili maggiori dei cambiamenti climatici. Come mai Greta non li abbia citati, non si riesce a capire. La nazione Cinese, pur avendo sostenuto l’ accordo di Parigi sul clima (2015), nel 2018 ha aumentato la costruzione di centrali a carbone, con progetti che si estendono fino al 2030, aumentando in maniera esponenziale l’ utilizzo del carbone, che è la materia prima più inquinante che si possa avere in assoluto e che serve proprio per produrre il 60% del fabbisogno energetico di questo grande Paese Asiatico. Nella stessa situazione si trova l’India dove si registra il peggior inquinamento dell’ aria: su 10 fra le città più inquinate al mondo, sette sono indiane e New Delhi è al primo posto. Ma anche le Filippine e l’Indonesia che sono tra i più grandi produttori di inquinamento sia di aria e mare, non hanno ricevuto nessuna critica.

Già qui possiamo notare la prima incongruenza nella lotta personale di questa nuova paladina mondiale, contro chi “ li ha rubato il futuro” ma non ci fermeremo qua, vogliamo andare oltre e tralasciare questo errore di analisi. Vogliamo provare a capire come mai è stato fatto uscire alla ribalta così, questo personaggio mediatico e chi muove davvero le fila dietro Greta.

Se notiamo bene, chi che gira attorno alla sua immagine, è una sorta di rete transnazionale ben definita. La bambina svedese è inconsapevolmente la punta dell’iceberg di un meccanismo politico-mediatico ben oliato e organizzato. Vedere personaggi come Obama, Clinton, Bill Gates e altri soliti noti del mondo “Liberal” che elogiano la sua lotta e guardare come i media progressisti sponsorizzano le sue manifestazioni per strumentalizzarle contro le sovranità nazionali, fa molto riflettere, specialmente se pensiamo che questa “trappola mediatica” del movimento per il clima, ha riportato in auge in tutta Europa partiti ormai defunti come quello dei VERDI, sospinti economicamente da alcune fondazioni vicine a Soros in modo da poter fare argine ai movimenti Sovranisti, e tutto ciò ha permesso loro di portare a casa degli ottimi risultati, come il secondo partito alle elezioni in Germania o il quarto partito in Austria.

Ma questa “trappola mediatica” del movimento per il clima, ha ridato nuova linfa politica alle stesse Sinistre, ormai abbandonate dal popolo, che grazie a Greta, si sono riprese le piazze di tutta Europa, guidando in questi giorni, i cortei a difesa dell’ambiente. Stanno tornando di moda, qualcosa che avevamo dato per andato via per sempre. Insomma dietro a questa giovane bambina, hanno ripreso ossigeno, soggetti e figure politiche che pensavamo fossero in difficoltà e ne siamo fortemente preoccupati.

E’ bene che si lotti a difesa della natura, ma che non ci siano strumentalizzazioni e infiltrazioni di partiti, gruppuscoli politici “manovrati” o soggetti alquanto pericolosi che poco hanno a che fare in questa battaglia. Sappiamo tutti quanto sia pericoloso lo sfruttamento e l’inquinamento ambientale, ma è arrivato il momento di riconoscere davvero il colpevole di tutto questo : Il Capitalismo Globale. Difficile pensare che il cambiamento climatico sia una favola per scienziati, quando vediamo in ogni stagione aumentare i disastri climatici in tutto il mondo.

Il problema quindi va rovesciato rispetto a come lo rappresentano Greta e chi la sponsorizza. Questi signori ci dicono che per salvare il Pianeta bisogna imporre delle regole ambientali a livello globale e da questo traggono l’ennesimo alibi per tentare di mettere sotto accusa le sovranità nazionali in Europa e in Occidente. Peccato però che alcuni dei principali inquinatori, come la Cina e molti paesi emergenti, se ne fregano di queste direttive e vanno in direzione diametralmente contraria. Risultato? Le regole “globali” vengono applicate soltanto dagli Europei (Trump si è chiamato subito fuori) diventando un ennesimo vantaggio competitivo per le economie emergenti. Produrre osservando le regole energetiche ed ambientali costa molto di più. Risultato: le industrie europee chiudono e delocalizzano proprio in quei paesi dove le regole sono più labili. Si potrebbe pensare ad esempio, che l’Ilva di Taranto in Cina, potrebbe essere una specie di “isola ecologica”, visto la totale assenza di tutela dell’ambiente.

Quindi le tante invocate regole globali contro le emissioni, invece di migliorare la situazione, la peggiorano, premiando in senso competitivo i paesi più inquinanti e creando disoccupazione e recessione qui da noi.

E allora che soluzioni possiamo prendere? Il Sovranismo, e il conseguente Protezionismo, sono le uniche medicine che ci possono salvare. Imponiamoci tutte le regole giuste contro l’emissioni, contro l’utilizzo della plastica, per la produzione sostenibile dell’energia, ma insieme imponiamo Dazi contro quelle economie che queste regole non le seguono. Combattiamo con i Dazi sia il dumping ambientale che il dumping sociale, ovvero costruiamo delle barriere commerciali contro chi strutta l’ambiente e i lavoratori. Semplice no?

Eppure provate a fare questo discorso a Greta e ai suoi “gretini”, li vedrete immediatamente scappare lanciando anatemi contro l’oscurantismo Sovranista, nemico della Santa Globalizzazione. Sarà un caso che alcune delle più potenti multinazionali e le personalità politiche più “Liberal” sono i principali sponsor di Greta Thunberg?

Il futuro del Mondo è sempre più compromesso, aggiungiamo noi, dagli effetti di un sistema economico che distrugge l’ambiente naturale, la vita di milioni di esseri umani attraverso lo sfruttamento, la guerra e la miseria e tutto questo provoca cambiamenti nelle condizioni climatiche, atmosferiche e riproduttive del pianeta con conseguenze sempre più catastrofiche.

Il Capitalismo sta uccidendo il pianeta. Dobbiamo lottare per migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento, salvaguardando l’ambiente perché è fondamentale per la salute umana, animale e vegetale. Soltanto una RIVOLUZIONE SOVRANISTA tutelerà ogni Nazione e combatterà in maniera ferrea, coloro che creano ricchezza sfruttando in maniera illecita tutte le risorse di questa terra. Il Futuro appartiene ai Patrioti e non alla Globalizzazione.

Tutti per il clima? In Comune NO… Di: Bavastro

“… A Prato abbiamo Silvi Calzelunghe che come la quasi omonima, è una rossa petulante e indisponente consigliera comunale che ha l’abitudine di rompere gli schemi (e per qualcuno, anche qualcos’altro). …” Bav.

Se, come me, siete intorno alla sessantina, non potete non ricordarvi di Pippi Calzelunghe la lentigginosa mocciosetta che ne combinava di tutti i colori destando l’ammirazione o il rimprovero della gente normale.
A Prato abbiamo Silvi Calzelunghe che come la quasi omonima, è una rossa petulante e indisponente consigliera comunale che ha l’abitudine di rompere gli schemi (e per qualcuno, anche qualcos’altro). Cosa è successo? Semplice. La petulante rossa “di noattri” ha postato su Facebook un immagine delle finestre aperte in palazzo comunale in spregio al riscaldamento acceso o all’aria condizionata che rappresenterebbero uno spreco o, per dirla alla moda attuale, uno schiaffo alle tante prese di coscienza sul clima, specie del nostro PD. Si, perché Tommy-Alessi ebbe a dire che “il consumo si paga a forfait” quindi fottesega se si consuma metano per riscaldamento ed elettricità per i condizionatori, mentre Annika-Biagioni si da un gran daffare a smuovere le anime belle ambientaliste. In altre parole, come si direbbe a Prato, si razzola male, ci si comporta peggio ma si predica bene. Specialmente se hai la faccia come il culo.
In tutta questa enorme scenetta, ovviamente qualcuno se ne fotte, qualcuno tira a campare e qualcun altro ha la coscienza sporca.
I nomi li lascio mettere a voi.
A patto però che l’unico punto fermo sia l’interprete del signor Nilsson ovverosia colui che si fa fotografare in piazza appresso i cartelli “Più topa – Meno plastica”.

ALLAGAMENTI/Inconcepibile insistere con il progetto del TUNNEL al SOCCORSO Di: Aldo Milone

“… abbiamo già avuto un tragico precedente di un allagamento di un piccolo sottopasso come quello di via Ciulli che ha portato alla morte di 3 donne cinesi…. … Biffoni continua ad insistere e a portare a termine con tanta ostinazione quest’opera che rischia di creare più danni alla città piuttosto che benefici…” A. Milone

Dopo questi ormai frequenti temporali tropicali che portano spesso alla chiusura dei sottopassi, si spera che ci sia un ripensamento da parte di Biffoni per quanto riguarda la costruzione del tunnel al Soccorso.

Ieri pomeriggio appena ha piovuto con una certa insistenza per circa una mezz’ora, si è proceduto immediatamente alla chiusura di due sottopassi lunghi al massimo un centinaio di metri. E non è la prima volta che vengono chiusi perchè allagati. Queste piogge torrenziali sono il frutto di un clima tropicale che ormai è in pianta stabile in Italia. Tutto ciò dovrebbe portare ad un ripensamento anche per quanto riguarda la costruzione del tunnel al Soccorso che dovrebbe essere lungo circa 900 metri.

Eppure abbiamo già avuto un tragico precedente di un allagamento di un piccolo sottopasso come quello di via Ciulli che ha portato alla morte di 3 donne cinesi. Invece Biffoni continua ad insistere e a portare a termine con tanta ostinazione quest’opera che rischia di creare più danni alla città piuttosto che benefici.

Proviamo ad immaginare, nella migliore delle ipotesi, il traffico che porterà nelle vie adiacenti e in una parte della città la chiusura, ovviamente inevitabile, del tunnel in caso di pioggia torrenziale. E nella peggiore delle ipotesi? Forse sarebbe il caso di evitare di pensarlo perchè il tragico precedente del sottopasso di via Ciulli è già sufficiente e non si ha bisogno di una ripetizione. Bisogna solo sperare, visto che Biffoni è così testardo, che la ditta che procederà all’esecuzione vada incontro alle tante problematiche presenti nel sottosuolo e prospettate anche da qualche tecnico comunale o anche da qualche geologo.

Aldo Milone, ex assessore comunale

Matteo SALVINI visto da un “NON-SALVINISTA” Di: Giacomo Fiaschi

“… ho la sensazione che Salvini non faccia davvero tutta quella paura che i suoi detrattori vorrebbero dare ad intendere. Fascismo, pieni poteri, deriva razzista e chi più ne ha più ne metta: balle spaziali. …” G. Fiaschi

MATTEO SALVINI .

Stasera mentre mi preparavo una tisana ho acceso l’elettrodimestico più inutile che ho in cucina e ho visto cinque minuti di Piazzapulita. Parlavano di Salvini.
Al tg avevo visto il comizio di Salvini in Umbria. C’era davvero tanta gente.
E questa gente Salvini la incontra tutte le volte che si ferma a parlare in giro per l’Italia. Ho anche sentito cosa diceva e, come mi è capitato di sentire altre volte, non sono riuscito a sentirgli dire qualcosa che incitasse all’odio né razziale né di altro genere. Mi è parso di sentire un politico che sa parlare alla gente usando un linguaggio comprensibile ma soprattutto dicendo esattamente quello che le persone vogliono sentirsi dire. Potrebbe sembrare una cosa facile e banale, ma chi s’intende di comunicazione di massa sa benissimo che non lo è affatto. Per ottenere successo non è sufficiente dire determinate cose. Bisogna anche sapere modulare la voce, avere in mente una scaletta e tirar fuori gli argomenti in sintonia con il potenziale d’attesa delle persone che hai davanti in quel momento, intercettando il loro umore osservando le espressioni dei volti e tante, tante altre cose ancora.
Per saper fare questo non basta avere il talento naturale, comunque indispensabile. Bisogna anche applicarsi e studiare parecchio. In altre parole bisogna lavorare molto e non fidarsi mai solo del proprio talento e basta. Ci vuole umiltà e la consapevolezza costante del fatto che si può sempre sbagliare.
Chi di mestiere fa l’attore e mi legge comprende bene quello che dico.
Detto questo, ho la sensazione che Salvini non faccia davvero tutta quella paura che i suoi detrattori vorrebbero dare ad intendere. Fascismo, pieni poteri, deriva razzista e chi più ne ha più ne metta: balle spaziali.
La verità è che Salvini “dà noia”, “fa rabbia” ai suoi concorrenti, dei quali non ce n’è uno, uno solo, che sia capace di competere con lui sul palco in piazza. A cominciare da Grillo che ha avuto il monopolio delle piazze d’Italia fino a che è arrivato Salvini che gli ha sfilato di mano lo scettro di mattatore senza neanche aver avuto il bisogno di mandare affanculo tutti gridando a squarciagola.
Tutto qui. E più che lo attaccano e più che gli mandano accidenti, più che i loro attacchi e i loro accidenti se li sentono arrivare addosso quei milioni di persone che accorrono sparpagliati a migliaia in quelle piazze stracolme.
Non riconoscere a Salvini la sua intelligenza e la sua abilità e continuare a scagliarsi contro di lui come se fosse un idiota o il demonio, non è solo un errore, è anche un’ammissione di grande stupidità.
Parola di un non salvinista.

Rischio con Renzi? Ma anche no!.. Di: Bavastro

“… Non sia mai che, sindaco a parte, qualcuno debba mollare l’incarico, magari confezionato ad hoc come per Faggi, perché in quota non più solo renziana ma renziana esterna!…” Bav.

Non scrivo nulla di Renzi perché il soggetto proprio non mi interessa ma scrivo qualcosa di quelli “amici di Renzi” che stanno governando a Prato. A precisa domanda tutti quelli che contano, ma soprattutto tutti quelli che hanno una poltrona sicura, hanno spergiurato che rimangono nel PD.

Belle fie si! Già si sono spartiti i posti in base alle correnti o alle alleanze, vorrei vedere se davvero si mettessero a bisticciare tra loro. Bisticciare, proprio come i bambini perché di serio nella politica pratese non c’è niente (da ambo le parti) e quel che conta è sempre il tirare a campare seduti su qualche scranno.

Al massimo potrebbero fare come i ladri di Pisa che litigavano di giorno e facevano combriccola di notte ma vista la situazione attuale, perché mettersi a recitare una parte (lo hanno già fatto la Lombardi e Bianchi di passare a Leu, Carlesi di passare a Centro Solidale e Blasi all’inverso passare da Leu al Pd senza che nessuno si sia mai accorto della differenza) dato che le elezioni già ci sono state e per le regionali ancora è tutto un divenire? Non sia mai che, sindaco a parte, qualcuno debba mollare l’incarico, magari confezionato ad hoc come per Faggi, perché in quota non più solo renziana ma renziana esterna!

A Prato è sempre cosi: parlano di cambiare e quando c’è l’opportunità non hanno il coraggio di fare delle scelte perché tira più un pelo di poltrona che un bomba di Rignano.


http://www.notiziediprato.it/

A Prato Renzi raccoglie poco o niente. Tutti i big restano nel Pd

Il primo a dire “no” è l’amico Matteo Biffoni. Seguono Faggi e Ciolini. Possibilisti Dominijanni e Tinagli

Prato è stata una delle terre più renziane della Toscana eppure accoglie freddamente l’uscita dal Pd del senatore per fondare un nuovo movimento politico. E’ vero che al momento è un’iniziativa politica solo “romana” che non ha traduzione immediata a livello locale ma la colonnina di mercurio del termometro politico registra una temperatura piuttosto bassa in termini di accoglienza positiva.
Nessuno degli storici “fedelissimi” di Matteo Renzi è pronto a seguirlo in questa nuova avventura. A cominciare dal sindaco Matteo Biffoni, renziano della prima ora e amico dell’ex premier. “Qualche giorno fa ci siamo visti e gli ho detto…  Leggi articolo intero

La TASSA SUI PRELIEVI e’ un SEMPLICE PALLIATIVO Di: Vittorio Lana

“… Per combattere la micro-evasione fiscale, meglio l’obbligo tassativo, per tutti, di misuratori e l’incremento dei controlli sugli scontrini, tanto odiosi, quanto più efficaci e dissuasivi (educativi)…” V.Lana

La tassa sui prelievi di contante proposta da Confindustria credo sia un semplice palliativo antievasione. Buona solo per i “bamba” che se la bevono, in buona o in malafede.

Per combattere la micro-evasione fiscale, meglio l’obbligo tassativo, per tutti, di misuratori e l’incremento dei controlli sugli scontrini, tanto odiosi, quanto più efficaci e dissuasivi (educativi).

Con l’auspicio che qualcuno riesca a convincere gli attuali Governanti che, stanti le norme in vigore, i soldi frutto di rilevanti evasioni fiscali vengono ritratti sia da attività fittizie o criminali, che da vendite a nero; sono movimentati da e per l’estero, con modalità transfrontaliere (terrestri, marittime ed aeree); vengono riciclati in acquisti mobiliari, immobiliari, societari ed in leasing.

Non originano di certo da prelievi interni Bancomat o Carte di Credito tracciabili.


Contante, Confindustria propone una tassa sui prelievi per combattere l’evasione fiscale

Il Centro studi di Viale dell’Astronomia in una nota firmata da Montanino propone di incentivare con un credito d’imposta del 2% l’utilizzo della moneta elettronica e di recuperare il mancato gettito con una commissione del 2% sui prelievi eccedenti i 1500 euro mensili. Critiche di Confesercenti e Confcommercio, dubbioso l’ex ministro Visco: “Non serve a molto”. Duro il professer Stevanato: “Zero possibilità di essere attuata”

Il Centro studi di Confindustria propone una tassa sul prelievo di contanti per combattere l’evasione fiscale. La proposta, avanzata nell’ambito del dibattito in vista della prossima legge di bilancio, non comporterebbe oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica e consentirebbe, attraverso una commissione del 2% sui prelievi superiori ai 1500 euro mensili, di recuperare circa 3,4 miliardi l’anno che, nell’ottica di confindustria, dovrebbe essere utilizzati per incentivare l’uso della moneta elettronica. Un’idea criticata sia da Confesercenti che da Confcommercio, secondo cui “quella della tassa sui contanti non è la strada giusta”. È una misura che “non serve a molto” anche per l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, mentre per … LEGGI ARTICOLO INTERO su https://www.ilfattoquotidiano.it/

MALPENSA VEN’ANNI DOPO Di: Gianfredo Ruggiero (Intervista)

Intervista a Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo culturale Excalibur di Lonate Pozzolo (Varese), che si batte contro i vecchi e i nuovi guasti ecologici, civili e sociali dell’aeroporto lombardo 

Veduta dell’Aeroporto di Malpensa

 

 

Malpensa? Sfruttamento, danni ambientali e… ’ndrangheta

Veduta del Parco del Ticino

A cavallo tra Piemonte e Lombardia, sorge il più antico parco regionale d’Italia (1974): il Parco naturale della Valle del Ticino, zona ricca di laghi, canali, boschi e tanto verde spontaneo, classificata dall’Unesco «riserva naturale della biosfera». Tutto questo rischia di scomparire per sempre, se si dovesse costruire una terza pista per l’aeroporto di Malpensa, che cancellerebbe l’Area del Gaggio: 330 ettari di brughiera, di verde incontaminato, di testimonianze storiche del secondo conflitto mondiale.

Il logo del circolo culturale Excalibur di Lonate Pozzolo

Una delle associazioni che si oppone con più forza a tale progetto è Excalibur di Lonate Pozzolo, 12.000 abitanti in provincia di Varese, e il cui territorio comunale è in parte già occupato dal mega aeroporto. Si legge nel suo sito ufficiale: «Siamo di DESTRA perché sosteniamo la libertà d’impresa e la proprietà privata; siamo di SINISTRA perché vogliamo la giustizia sociale; siamo AMBIENTALISTI perché rispettiamo la natura e amiamo gli animali». Tra le proprie iniziative, ad esempio, un volantino (aprile 2011) che invitava i cristiani a Pasqua e i mussulmani in genere a pregare di più e a uccidere meno agnelli, vari interventi sulla “storia scritta dai vincitori”, non ultima quella dell’Unità d’Italia, sulla falsa democrazia vigente oggi in Occidente, sulla bontà della scelta vegetariana, sullo sfruttamento degli immigrati, con ricadute negative anche sui lavoratori italiani.

Abbiamo intervistato il leader storico del gruppo, Gianfredo Ruggiero, nelle recenti amministrative candidato sindaco al comune del Varesotto per Alternativa verde.

Manifestazione di Excalibur

Il vostro nome-logo, unito al “no” a Malpensa, potrebbe far pensare a re Artù, a nostalgici di un Medioevo preindustriale o al mondo di Tolkien…

«Preciso subito: la nostra opposizione a Malpensa non è di natura preconcetta, non siamo contro gli aeroplani e non auspichiamo un ritorno al calesse o alla società bucolica (anche se le civiltà contadine erano molto più sagge di quelle attuali). Siamo semplicemente contrari alle devastazioni ambientali perpetrate in nome di un supposto progresso e non accettiamo il principio del cosiddetto “prezzo da pagare per…”. Il progresso o rispetta la natura, la qualità della vita e la dignità del lavoro o è, come in questo caso, solo speculazione più o meno mascherata. Il problema non sono le infrastrutture, strade, ferrovie e aeroporti che, se necessarie, vanno fatte, il problema è come sono realizzate e quali sono le vere finalità».

Ansa del Ticino

Vale a dire?

«Su Malpensa si sono concentrate le attenzioni di speculatori di ogni sorta e nazionalità che stanno facendo tabula rasa di ciò che resta del Parco del Ticino e della nostra Brughiera. Tutto questo grazie a una legge regionale del 2000, il Piano d’Area Malpensa, che ha permesso ad alcuni imprenditori locali e a varie multinazionali di aggirare i vincoli ambientali per costruirvi di tutto: capannoni industriali, grandi alberghi, mega parcheggi e gli immancabili centri commerciali, grazie anche al placet delle amministrazioni locali (più alberghi, più denari nelle casse comunali)».

Striscione di protesta contro la terza pista

Ma non pensate alla benefica ricaduta sull’occupazione, specie in tempi come quelli odierni?

«I sostenitori e, soprattutto, i beneficiari della grande Malpensa affermano che il nuovo aeroporto è indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese e per rilanciare l’occupazione: niente di più falso.

Partiamo dal lavoro: è vero, Malpensa porta lavoro, ma quale lavoro e a quali condizioni i sostenitori di Malpensa si guardano bene dal dirlo.

A parte le funzioni impiegatizie riservate agli italiani, il grosso della manodopera proviene dal settore dei servizi e dal cosiddetto indotto e vede l’utilizzo quasi esclusivo di extracomunitari. Non perché i lombardi siano improvvisamente diventati un popolo di lazzaroni e di scansafatiche, ma perché le (pseudo) cooperative, alle quali sono appaltate le attività di supporto a Malpensa, per mantenere bassi i prezzi e alti i guadagni, trovano più conveniente usare gli immigrati invece dei nostri operai disoccupati. Immigrati che, stando peggio di noi, sono disposti ad accettare condizioni di lavoro e di retribuzione al limite, spesso superato, dello sfruttamento. Condizioni indegne di un Paese che si ritiene civile».

Gianfredo Ruggiero, presidente
del Circolo culturale Excalibur

E i lavoratori della zona?

«Nella nostra provincia, tra aziende che chiudono e altre che si trasferiscono altrove, la disoccupazione ha raggiunto livelli record. Le famiglie sono in crisi e i giovani senza speranza, eppure vi sono oltre 52 mila extracomunitari stabilmente occupati a cui si aggiungono le migliaia di immigrati in nero, soprattutto nell’edilizia. Il rischio è quello di una guerra tra poveri che vede disoccupati italiani contro immigrati sfruttati. Se aggiungiamo la perdita di professionalità che ha portato negli anni scorsi tantissimi giovani ad abbandonare la loro occupazione stabile in laboratori artigianali e piccole officine meccaniche per un posto alla Sea, la società di gestione aeroportuale; giovani che ora si ritrovano, nelle migliori condizioni, con un contratto a termine, il quadro si completa».

Malpensa, però, non resta, comunque, un volano per l’economia?

«Altra bufala! Trent’anni fa il nuovo aeroporto è stato pensato come strumento di supporto alle nostre esportazioni ma ora, tra la delocalizzazione delle aziende che chiudono in Italia per riaprirle all’estero e l’affacciarsi di nuovi Paesi produttori che si apprestano a invadere i nostri mercati con i loro articoli a basso costo, la situazione si è letteralmente ribaltata.

Malpensa sarà utilizzata non tanto per esportare le nostre merci, quanto per agevolare le importazioni dall’estero. Infatti il vero business di Malpensa non è, come molti credono, il traffico passeggeri, bensì il trasporto merci (Cargo City) che sarà ulteriormente potenziato a latere della terza pista. È sufficiente visitare i capannoni e i centri logistici sorti negli ultimi anni lungo la strada provinciale 52 per scoprire che le merci ivi stoccate sono quasi esclusivamente di provenienza orientale.

Sulla terza pista si è inoltre recentemente espressa l’associazione nazionale dei vettori e operatori del trasporto aereo che, attraverso un comunicato stampa diramato l’1 giugno 2011, parla esplicitamente di inopportunità di una nuova pista per Malpensa ed esprime preoccupazione “per l’aumento dei costi previsti sugli scali milanesi, che andranno inevitabilmente a gravare sulle compagnie aeree e sui passeggeri”. Motivazione, questa, che non si esclude abbia contribuito alla decisione di Lufthansa di abbandonare Malpensa dopo appena tre anni (novembre 2008) dall’avvio del nuovo brand “Lufthansa Italia”».

Vista aerea dello scalo di Malpensa

È vero che, come ormai denunciato da articoli, libri e inchieste televisive, la criminalità calabrese è divenuta potentissima nella vostra area?

«L’indotto di Malpensa passa anche attraverso organizzazioni criminali, come dimostra il processo in corso alla ’ndrangheta lonatese che vede alla sbarra 41 imputati per vari reati di estorsioni, spaccio di droga e rapine e l’indagine tuttora aperta sul caso “Pirellino”, la costruzione di un edificio di 13 piani nella frazione di Sant’Antonino a Lonate Pozzolo, la cui autorizzazione edilizia è stata concessa in virtù del Piano d’Area Malpensa. Con il suo corollario di attentati all’assessore al territorio Danilo Rivolta e auto bruciate che hanno portato la responsabile del settore lavori pubblici a chiedere e ottenere il trasferimento ad altro Comune.

Malpensa è diventata anche il crocevia della droga: non passa giorno che non siano fermati passeggeri carichi di sostanze stupefacenti destinate al mercato europeo e a quello locale, come confermato dalla recente retata delle forze dell’ordine sempre a Lonate Pozzolo».

Altra manifestazione di Excalibur

Vi è dunque anche un degrado civile e sociale?

«La terza pista comporta altresì un ulteriore processo di delocalizzazione a carico dei residenti della frazione di Tornavento. Oltre seicento famiglie sono destinate ad abbandonare la propria casa, i propri affetti e i propri vincoli di amicizia per fare posto a Malpensa. A questi si aggiungono i nuovi residenti: nonostante la spada di Damocle della terza pista, Tornavento ha conosciuto in questi ultimi anni un incredibile sviluppo di edilizia residenziale con la costruzione di nuove case e condomini, soprattutto sul lato sud di via Goldoni e lungo via Sant’Anna. Di questo la “Valutazione d’impatto ambientale”, la cui impostazione risale a dieci anni fa, non tiene conto. Sarebbe opportuno che essa fosse riformulata in virtù dei nuovi scenari abitativi e dei conseguenti costi, economici a carico della collettività e sociali a carico dei residenti».

Area del Gaggio

Conseguenze su ambiente e salute?

«Salute: sulle ali di Malpensa sono giunte a noi nuove specie infestanti come la Diabrotica virgifera, un insetto di origine americana che infesta le coltivazioni di mais, rivenuto inizialmente nei pressi dell’aeroporto Marco Polo di Venezia e successivamente nell’intorno di Malpensa; l’Anoplophora chinensis malasiaca (tarlo asiatico), un parassita che distrugge gli alberi, comparso per la prima volta nel Comune di Parabiago vicino a Malpensa; la più conosciuta Ambrosia, diffusasi in Europa come conseguenza della contaminazione di sementi importate dal Nordamerica; per quanto riguarda il Nord Italia, il focolaio iniziale si è sviluppato nelle vicinanze dell’aeroporto della Malpensa.

Quando nel 2003 ci fu l’epidemia di polmonite atipica (Sars) proveniente dalla Cina, uno dei primi casi sospetti su individuato, e non a caso, proprio a Malpensa».

In conclusione?

«Un’ultima riflessione, sui falsi miti di Malpensa e sugli aspetti poco dibattuti del nuovo aeroporto, riguarda il presunto benessere arrecato da Malpensa. Se è vero che Malpensa porta benessere, bisogna chiedersi a chi? Ai residenti e a tutti coloro che ne subiscono i disagi? No, i benefici finiscono nei bilanci della Sea, i cui maggiori azionisti sono il Comune di Milano e la Provincia di Varese, di alcune multinazionali come l’olandese Avioport e la catena Jolly Hotel e ai quei quattro imprenditori locali che hanno fatto man bassa di terreni una volta vincolati e protetti. A noi cosa rimane? A noi rimane l’inquinamento e il rumore degli aerei, il cemento al posto del verde, un aumento impressionate della delinquenza e l’illusione che Malpensa un giorno ci farà… tutti ricchi».

Rino Tripodi

( https://excaliburitalia.wordpress.com/      

Solo ADESSO ROSSI SI ACCORGE CHE IL NUOVO OSPEDALE E’ PICCOLO Di: Aldo Milone

“… dopo 9 anni la Regione, ovvero il “magnifico ed eccellentissimo” presidente Rossi, si accorge che il Santo Stefano non è abbastanza capiente per la città di Prato. …” A. Milone

SUA MAESTA’ ROSSI.

Solo adesso stanno iniziando i lavori per l’ampliamento dell’ospedale Santo Stefano. Dico solo adesso perchè almeno 8/9 anni fa, giunta Cenni, fu evidenziato che il nuovo nosocomio era piccolo in rapporto alla popolazione pratese. Se qualcuno ha ancora una buona memoria, si può benissimo ricordare dei consigli comunali straordinari indetti proprio per evidenziare questo non insignificante particolare. Il presidente della Regione Rossi tacciò i pratesi, ma soprattutto l’allora maggioranza di centrodestra, di essere dei “TROGLODITI” perchè non comprendevamo la funzionalità del nuovo ospedale. Adesso, dopo 9 anni la Regione, ovvero il “magnifico ed eccellentissimo” presidente Rossi, si accorge che il Santo Stefano non è abbastanza capiente per la città di Prato. Allora la domanda che mi pongo e pongo è la seguente: Se questo ampliamento fosse stato fatto quando veniva richiesto un pò da tutti, si risparmiavano o no questi soldi pubblici? oppure i lavori per la costruzione della nuova palazzina sarebbero costati molto meno o no? Questo è un esempio di come si sprecano i milioni di euro dei cittadini. Del resto il presidente Rossi non ci sorprende perchè ci ha abituato a ben altri sprechi e a ben altre cifre, un esempio? I “buchi” di alcune Asl toscane, ricordiamo per ora solo Massa.

Aldo Milone, ex assessore comunale


…Così parlò Enrico Rossi…