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L’ITALIA è il PAESE DELL’ANALFABETISMO ECONOMICO Di: Fabio Cintolesi

Qual’è la vera radice dei problemi del paese?…

Ripropongo questa interessante tabella perché, con la crudezza dei numeri, sfata una serie di grossolani miti che in Italia vanno per la maggiore, solo perché in questo paese l’analfabetismo economico è diffuso ancora più di quello funzionale.

Il primo mito è che i problemi dell’Italia sono causati dall’euro. Come si può ben vedere, ci sono molti paesi dell’area euro che dal 2000 ad oggi hanno avuto tassi di crescita sostenuta e duratura. Non che io sostenga che l’euro sia stato un buon affare, ma se molte economie, anche già sviluppate, sono cresciute nel quadro della moneta unica, ci sono delle ragioni. Capirle servirebbe per trovare qualche soluzione e non inseguire i guaiti di chi sbraita di moneta sovrana per risolvere i problemi dell’Italia.

Il secondo mito sono le dimensioni di un paese, cioè che secondo alcuni un paese piccolo non competere in un mondo globalizzato. Affermazione demenziale profondamente smentita dai numeri. Ai primi nove posti di questa tabella ci sono 9 paesi che messi tutti insieme non fanno la popolazione dell’Italia. Piccolo è bello? Sicuramente molti piccoli stati hanno dimostrato di essere più efficienti e dinamici di fronte alle sfide globali di grandi paesi.

Il terzo mito è quello secondo il quale senza fare debito pubblico non si possono ricreare le condizioni per la crescita economica. Italia e Grecia sono i paesi più indebitati d’Europa, e forse tra i più indebitati della Via Lattea, ma in quanto a crescita economica siamo fanalini di coda a livello mondiale (davanti ai soli Venezuela e Siria, forse). Debito pubblico tra l’altro in costante crescita, che però non crea ne’ sviluppo, ne’ occupazione, ma solo clientele al servizio della classe politica e rendite parassitarie molto estese. Molti vedono il pareggio di bilancio come un abominio, ma in realtà per un paese come l’Italia, forse sarebbe una panacea, per motivi non soltanto economici.

Non ho letto di alcun partito politico italiano che in questa campagna elettorale abbia iniziato una seria riflessione in tal senso. E’ per questo che le cose non potranno migliorare a breve o a medio termine.

PRATO, una CITTA’ CON LA PISTOLA PUNTATA ALLA TEMPIA Di: Aldo Milone

 Un episodio che allarma la città di Prato: la rapina a mano armata con pistola puntata alla tempia per rubare un’auto e veri e propri raid ad auto, a farmacie e a esercizi commerciali.Intanto in Ministro Minniti a Firenze invia 13 pattuglie di Forze di Polizia per il presidio del territorio mentre a Biffoni fa solo qualche promessa.

Il Minitro dell’interno Minniti a Prato questa settimana (Foto: Il Tirreno)

Giovedi scorso si è verificato un episodio, riguardante la sicurezza dei cittadini, che  crea sicuramente un allarme sociale tra la cittadinanza. E’ stata compiuta una rapina a mano armata per rubare un’auto ad un ragazzo di 25 anni. Fatto un pò insolito nella nostra città per le modalità, ovvero l’utilizzo di una pistola puntata alla tempia del malcapitato. Purtroppo non è l’unico episodio che si sta verificando in Prato e creare un certo allarme sociale. Sempre qualche giorno fa, e non solo, abbiamo avuto ripetuti episodi di rotture di vetro di auto e relativi furti al suo interno. Molti dei proprietari di queste auto sono stati vittime di più fatti del genere in questi ultimi 2/3 mesi. In questi ultimi giorni non solo rotture di vetro abbiamo avuto ma anche episodi più gravi come quello verificatori in una stradina adiacente a p.zza Duomo dove c’è stata una rissa tra magrebini a colpi di machete e sempre lunedì uno scippo ai danni di una persona anziana che ha riportato la frattura della spalla. E non solo questi fatti-reati, sempre in questa settimana si sono verificati veri e propri assalti a farmacie, circoli e negozi da parte di qualche banda provocando più che altro ingenti danni materiali alle vetrate utilizzando dei tombini. Intanto il nostro “amatissimo” sindaco Biffoni e alcuni esponenti di grido del suo partito vanno dicendo che in Prato c’è stato un calo di reati contraddicendo di fatto anche il Procuratore capo della Repubblica dr. Nicolosi che, proprio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha affermato chiaramente che il numero dei reati era in notevole ascesa. Ovviamente un magistrato fa queste affermazioni sulla base del numero di denunce e non ipotesi. In merito a questi fatti, è opportuno rammentare che lunedì scorso abbiamo ricevuto la visita del Ministro dell’Interno Minniti, ovviamente per sponsorizzare la campagna elettorale del Pd, a cui era forse il caso di sollecitare qualche rinforzo per le locali Forze di Polizia per cercare di arginare questi episodi. Invece il Ministro Minniti qualche rinforzo, non solo l’ha promesso,ma ha dato anche dei tempi, l’ha inviato a Firenze. Difatti, sempre nella medesima giornata di lunedì, è stato a Firenze per la firma del patto “Firenze sicura”, e in quest’occasione ha detto che in pochi giorni sarebbero arrivate nel capoluogo toscano 13 pattuglie di Forze di Polizia per il presidio del territorio. Questa è l’ennesima dimostrazione di come Prato viene considerata dal Governo. Neanche di fronte a quanto sta succedendo si riesce ad avere un minimo di attenzione. Altro che calo dei reati. Purtroppo bisogna anche saper leggere i dati sui reati che, a volte, sono solo sterili numeri e non rappresentano quell’allarme sociale che è diffuso tra i cittadini.

 

Aldo Milone

Capogruppo di Pls

 

Capogruppo di Pls

IMPRESE AI MANAGER. E NELLA PA PREMI AI MIGLIORI Di: Giovanni Donzelli

“… Purtroppo le leggi che abbiamo non favoriscono questo. Il centrodestra al governo porterà all’obiettivo della “Tassa piatta” (quella che tutti chiamano Flat tax ma che a noi piace definire in italiano) entro la fine della legislatura….” G.Donzelli

Un nuovo welfare, riduzione delle aliquote fiscali, una sanità pubblica sostenibile, politiche per le imprese che facciano tesoro dell’esperienza di Industria 4.0. Su questi temi ho partecipato oggi a Firenze al ‘faccia a faccia’ organizzato dal Cida Toscana (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità). Un confronto fra candidati moderato da Leonardo Testai (Sole 24 Ore) alla presenza del segretario toscano di Cida Walter Bucelli, e del presidente nazionale Giorgio Ambrogioni. Dispiace che l’esponente del Partito democratico non si sia presentata: forse dopo anni di disastri al governo non hanno neanche il coraggio di mettere la faccia davanti alle realtà imprenditoriali.

Io credo che l’impresa in Italia debba uscire dalla convinzione delle imprese di terza generazione. Dobbiamo assumere la mentalità che un’impresa di successo, che funziona, non necessariamente passa di mano da padre o figlio. La mentalità manageriale che in Italia ancora non c’è prevede il passaggio di mano ad un manager che fa funzionare l’immagine, o magari anche a delle persone che ci lavorano e assumono competenze ed esperienza tali da poterla guidare. Ne gioverebbero gli stessi proprietari: con un maggior successo gli eredi continuerebbero a suddividersi utili maggiori.

Purtroppo le leggi che abbiamo non favoriscono questo. Il centrodestra al governo porterà all’obiettivo della “Tassa piatta” (quella che tutti chiamano Flat tax ma che a noi piace definire in italiano) entro la fine della legislatura. Nel frattempo secondo Fratelli d’Italia la tassa si può immediatamente applicare sul reddito incrementale guadagnato rispetto all’anno precedente, che rappresenta da un lato un incentivo a produrre, dall’altro aiuta a far emergere il nero e favorisce il lavoro.

Nel rapporto fra la politica e la pubblica amministrazione, inoltre, occorre dividere bene i casi in cui la politica deve fare un passo indietro, come i ruoli manageriali. Penso alla sanità, che in Toscana la sinistra ha letteralmente occupato: in un recente bando la Regione ha di fatto comunicato il vincitore di un bando pubblico per un importante ruolo dirigenziale. La pubblica amministrazione deve cercare i manager migliori. E poi bisogna inserire il criterio del merito: oggi nel pubblico gli obiettivi dei dirigenti sono una barzelletta. Anziché porre obiettivi che tutti automaticamente raggiungono, come accade oggi guadagnando migliaia di euro in più all’anno, occorre porre asticelle alte: il premio ci deve essere per le eccellenze, e questo stimolerebbe davvero a migliorarsi.

(Fonte: http://www.giovannidonzelli.it)

Prato, odor di mafia? Di: Filippo Boretti

“… Se per certi versi, come è doveroso, dobbiamo attendere la pubblicazione delle motivazioni delle ordinanze di scarcerazione, nel frattempo è giusto chiedersi se dobbiamo sperare nel’ultimo grado di giudizio, nella Cassazione, oppure credere nei romanzi e in una giustizia italiana farlocca e pressapochista…” F. Boretti

I rappresentanti della pubblica accusa avrebbero potuto cambiare le sorti dei 25 imputati cinesi, se si fossero presentati al Tribunale del Riesame? Certamente no. Infatti, no è questo il punto. Se per certi versi, come è doveroso, dobbiamo attendere la pubblicazione delle motivazioni delle ordinanze di scarcerazione, nel frattempo è giusto chiedersi se dobbiamo sperare nel’ultimo grado di giudizio, nella Cassazione, oppure credere nei romanzi e in una giustizia italiana farlocca e pressapochista. Dunque, un azzardo in avanti dei titolari l’inchiesta fra errori e leggerezza o chissà che altro di peggio e di indicibile pubblicamente? A volte la Cassazione bacchetta, annullando importanti ordinanze del riesame, a volte no.
Resta un fatto: non possiamo credere alla sorte, in fatto di giustizia e – soprattutto – di mafia a Prato …
#filippoboretti #cina #cinaprato #prato #pratocina #toscana #mafia#mafiacinese #mafiaprato #mafiatoscana #statomafia #italia #europa#giustizia #cassazione #statodidiritto #democrazialiberale #repubblica#repubblicaitaliana #Costituzione #politicasana #politicapositiva #libertà#liberali #liberalismo #liberismo #liberalitoscana #riflessioneliberale#rivoluzioneliberale


La mafia scomparsa è un caso. «Ma io credo in questa inchiesta»

Prato, parla il capo della squadra mobile che per anni ha indagato sul gruppo criminale di Zhang Naizhong. La politica presa in contropiede dal Riesame che ha scarcerato i 25 cinesi arrestati a gennaio

di Paolo Nencioni, 14 febbraio 2018

PRATO. Ma insomma, c’è o non c’è questa benedetta mafia cinese a Prato? È la domanda che molti si fanno all’indomani delle ordinanze con le quali il Tribunale distrettuale del riesame ha scarcerato i 25 cinesi arrestati lo scorso 18 gennaio nell’ambito dell’operazione China Truck, che ipotizzava proprio….  (LEGGI articolo intero)

E Bravo il TRIBUNALE DEL RIESAME!…. Di: Giacomo Fiaschi

PRATO – “… Se non è pazzia furiosa questa ditemi voi cos’è la pazzia furiosa. Siamo infilati nell’ingranaggio di una macchina infernale dalla quale usciremo come da un tritacarne….” G. Fiaschi

A Prato la DDA giorni fa ha smantellato una rete di delinquenti che operava in diverse città europee. La forza di questa organizzazione consiste nel vincolo di omertà, complicità e regole di comportamento dalle quali non si sgarra.
In altre parole, un vero e proprio sistema mafioso cinese che a Prato ha la rpopria base operativa.
Arrestati per associazione mafiosa e collocati giustamente in un carcere mettendo sotto sequestro conti correnti e quant’altro, il tribunale del riesame ha annullato il provvedimento e li ha fatti scarcerare disponendo il dissequestro dei conti correnti e di tutto il resto perché non si può chiamare “mafia” una semplice e genuina associazione per delinquere.
Bravo il tribunale del riesame e bravissimo l’abile drappello di avvocati che hanno garantito a questi onesti associati per delinquere la scarcerazione immediata e il rientro in possesso del loro sudato e meritato danaro.
I Pratesi tutti, gli Italiani e stranieri residenti in Italia con o senza permesso di soggiorno, e in particolare delinquenti, assassini, rapinatori, adepti delle mafie cinesi e nigeriane, sfruttatori della prostituzione minorile e non, trafficanti di droga e compagnia cantante ringraziano sentitamente.
Se non è pazzia furiosa questa ditemi voi cos’è la pazzia furiosa.
Siamo infilati nell’ingranaggio di una macchina infernale dalla quale usciremo come da un tritacarne.
E i politici, che elemosinano il nostro voto per un seggio in parlamento? Come le stelle di Cronin, stanno a guardare. Si godono lo spettacolo e pontificano, esortano a non lasciarsi condizionare dalle “percezioni”.
Loro, chissà come mai, non li tocca nessuno. Non “percepiscono” nulla, ad eccezione, naturalmente della barcata di quattrini che ogni mese sfilano dalle tasche degli italiani per metterseli nelle proprie.


La mafia cinese… non era mafia: tutti scarcerati, il Riesame cancella il vincolo associativo

Colpo di scena nell’inchiesta che aveva portato all’arresto di 33 persone accusate di gestire con metodi mafiosi il trasporto merci delle aziende cinesi in tutta Europa

Non era mafia quella che dal quartier generale di Prato e dalla succursale di Roma controllava e gestiva il traffico delle merci cinesi in Europa. Il tribunale del Riesame ha escluso l’associazione mafiosa contestata a diversi dei trentatré cinesi destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare emessi nell’ambito dell’inchiesta China Truck della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Molti quelli che lo scorso 18 gennaio non sono sfuggiti all’arresto e che oggi, venerdì 9 febbraio, sono stati o liberati, o … Leggi articolo intero

L’ETICA BORGHESE PRIMA DEL ’68 DI: Guglielmo Piombini

Un sunto degli immani disastri creati dalla “cultura” sessantottina 

Piacenza, 10/02/2018. Dalla manifestazione “anti-fascista”, al pestaggio del carabiniere in servizio

 

Leggo con una certa sorpresa, nel libro “Educazione” del sociologo Franco Garelli (Il Mulino, 2017), queste conclusioni di una ricerca da lui svolta nella provincia di Milano tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. La ricerca descrive le nuove generazioni del tempo:

“Praticamente senza alcuna eccezione condividono i valori che possono essere considerati tradizionali in queste zone: la famiglia che come istituto non viene discusso, per cui tutti pensano con serietà a sposarsi; il lavoro, per cui il fannullone è disprezzato alla stessa stregua del ladro; la moderazione e l’oculatezza nelle spendere il denaro, per cui lo spreco, l’ostentazione, ma anche l’avarizia e l’ansietà, sono derisi; la competenza e l’iniziativa unite ad un realismo nel proporsi gli scopi. Accanto a questi valori tradizionali si sono integrate, senza alcuna frizione, alcune idee moderne sull’importanza dell’istruzione come strumento per acquisire una competenza e assicurarsi una posizione sociale (realizzabile) e l’incomprensione della cultura (istruzione) fine a se stessa. L’orizzonte politico di questi giovani è limitato, ma costantemente tenuto nella sfera del possibile e del realizzabile, e la società ai loro occhi appare come un sistema comprensibile in cui chi è intelligente e onesto si può inserire al posto giusto” (p. 31-32).

Quei giovani rispettavano dunque un’etica borghese riguardo il lavoro, la famiglia e lo studio che oggi viene considerata retriva, e per questo continuamente derisa nei film e nei romanzi. Non conosco nessun film (a parte quelli di Clint Eastwood e pochi altri) od opera di letteratura degli ultimi quarant’anni, italiana o straniera, che non critichi o mostri disprezzo per quella mentalità.

Se prendo a caso un nuovo romanzo americano che affronti tematiche sociali e vado a leggere la critica, trovo inevitabilmente una frase di questo tipo: “L’autore svela tutte le ipocrisie della società borghese, e mostra il lato oscuro del sogno americano”.

Non sorprende quindi che i giovani d’oggi se interrogati darebbero risposte completamente diverse da quelle dei loro coetanei di 50-60 anni fa.

Forse hanno delle ragioni per criticarli, ma non dimentichiamo che quelle generazioni contestate dai sessantottini per la loro “gretta” mentalità borghese realizzarono un fenomenale boom economico e demografico, senza il quale pochi di noi godrebbero dell’attuale benessere, e pochi di noi sarebbero nati.”

Caro OSCAR GIANNINO… Di: Filippo Boretti

RIFLESSIONE pomeridiana
Stabilità e #preferenzanegativa: che cos’è?

 

Caro Oscar Giannino, l’auspicio della stabilità governativa per l’Italia deve andare di pari passo con una reale e rispettosa rappresentanza costituzionale. In assenza di questa, basta comprendere l’oltraggio che si è fatto al popolo sovrano con la vigente legge elettorale, l’oligarchia prevale e permane; quando dal substrato sociale non si eleggono estremismi, populismi ed “ismi” di ogni sorta in Parlamento. L’Italia è agli estremi. La questione non è solo una ripresa economica, panacea di tutti mali della società e del popolo, ma far argine e tirare fuori gli anticorpi per tirarsi via da una vera emergenza democratica. Il prossimo Parlamento sarà il peggiore di una lunga serie di peggio che abbiamo avuto. Il voto porterà dentro Camera e Senato parlamentari sotto “vincolo di mandato” stretto al collo dai segretari di partito e non da modifiche costituzionali. La selezione che è stata fatta, affinché un popolo turco voti candidati di qualsiasi tipo in listini e pluricandidature bloccati, creerà dissidenza e voto di protesta, mentre l’auspicio per la stabilità istituzionale che tu nutri, resta vano. Meglio, invece, un Parlamento bloccato che non riesca ad esprimere nessun governo e che riscriva subito la legge elettorale, mentre il Presidente della Repubblica, in un impeto di dignità, sciolga immediatamente le Camere appena approvata. ​Una legge proporzionale con pluralità di liste o maggioritaria uninominale, secondo lo schema classico adottato in altri Paesi democratici, senza alcun ricorso a marchingegni che ne alterino il funzionamento a vantaggio di una forza politica.
Anzi, la prossima legge elettorale dovrebbe prevedere la cosiddetta “preferenza negativa”. Non è un caso che i “politici” non tengano conto di schede nulle e bianche, beffandosi del “non voto”. Se invece fosse prevista la “preferenza negativa”, superata una certa soglia percentuale, si potrebbero ripetere le elezioni. Questo indurrebbe tutti i partiti e i politici a maggior ragionevolezza.
Chi da certezza a noi cittadini che questo prossimo “consiglio di amministrazione” di nominati tramite suffragio universale, usando il “Rosatellum” liberticida e il nostro voto, non voglia riscrivere la Costituzione una volta ancora ed in senso turco?
Prima della “stabilità” ci vuole il rispetto della democrazia liberale e dello stato di diritto. La stabilità è frutto di una democrazia matura e solida, non di alchimie elettorali e di accordi oligarchici.
#filippoboretti #iononvoto #vincolodimandato #leggeelettorale #Costituzione#democrazialiberale #statodidiritto #candidati #rosatellum #Parlamento#elezioni #4marzo #elezionipolitiche2018 #elezioni2018 #politiche2018#toscana #italia #politica #democrazia #politicasana #politicapositiva #libertà#liberali #liberalismo #liberismo #liberalitoscana #riflessioneliberale#rivoluzioneliberale

SOTTO ELEZIONI l’ORDINARIO DIVENTA STRAORDINARIO Di: Paolo Andrea Sanesi

“… Fino a ieri non c’erano mafie, non c’era illegalità (o soltanto un’illegalità compatibile con qualsiasi altra realtà), non c’era un’emergenza nazionale. Non c’era niente anche quando nel 2008 il procuratore Squillace Greco in una nostra assemblea denunciò che Prato avrebbe meritato una vertenza nazionale per la sua drammatica situazione. …” P.A. Sanesi

Che l’ordinario diventi “straordinario” sotto elezioni è più che comprensibile. La “straordinarietà” nasce dall’incapacità non dico di risolvere i problemi – complessi- ma anche di affrontarli, studiarli, comprenderli. Occorrerebbe avere gli strumenti adatti, culturali e indipendenti da logiche consociative, ideologiche, di poltrone, di utilità personale o di partito. Non abbiamo niente di tutto questo e fa effettivamente impressione sentire oggi la necessità impellente di tamponare falle che fino a ieri venivano negate. Fino a ieri non c’erano mafie, non c’era illegalità (o soltanto un’illegalità compatibile con qualsiasi altra realtà), non c’era un’emergenza nazionale. Non c’era niente anche quando nel 2008 il procuratore Squillace Greco in una nostra assemblea denunciò che Prato avrebbe meritato una vertenza nazionale per la sua drammatica situazione. Oggi “Alice nel paese delle meraviglie” si è svegliata ed ha scoperto che invece tutto questo esiste. Noi di PratoPartecipa vorremmo che tutta la città riproponesse con forza – in ogni occasione- la nostra domanda inevasa: “come è potuto accadere tutto questo sotto gli occhi di tutti?”. Chi non ha tutelato il territorio che era chiamato ad amministrare? Quando la politica inizierà ad assumersi le proprie responsabilità?
Ripetiamo tutti insieme: “come è potuto accadere tutto questo sotto gli occhi di tutti?”


Comunicato di venerdì 16 maggio 2008 del Coordinamento dei Comitati Civici cittadini di Prato a seguito dei commenti alla serata organizzata dal CCC lunedì sera a Palazzo Novellucci su “sicurezza e legalità: la città e il suo futuro”.
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Il fine del nostro attivismo civico non è la polemica, ma l’attenta conoscenza dei fatti e la valutazione delle conseguenze delle scelte politiche sul futuro della nostra città coinvolgendo i saperi tecnici degli esperti, e i tanti saperi diffusi sul territorio. Questo è stato l’impegno che abbiamo tenuto con fermezza e moderazione su alcune battaglie che ci hanno visto oppositori decisi, quali l’ipotesi di inceneritore a Prato, il parcheggio interrato in Piazza Mercatale, il nuovo deposito della Cap alle Badie, il recupero del sito archeologico di Gonfienti, ecc. E questo era il metodo che ci proponevamo nell’incontro organizzato dal coordianamento lunedì sera.

Noi non siamo e non vogliamo essere i comitati del no a priori, ma per il “bene comune” della citta’, quando si tratta di prendere delle decisioni importanti e spesso irreversibili ci sforziamo di capire, confrontare, aprire un dialogo trasparente sui vari scenari possibili; a differenza di questa amministrazione che impone scelte spesso sbagliate senza la capacità di motivarle ed argomentarle adeguatamente. La sua azione è dunque incentrata principalmente in azioni di comunicazione e marketing, che si vorrebbe contrabbandare come partecipazione, mentre si fa leva sulla forza politica, mediatica e metodologica di controllo del suo capillare e diffuso partito per sterilizzare ogni forma di scomodo dissenso.

E’ per questo che l’amministrazione Romagnoli ha lanciato da tempo il suo ostracismo politico nei confronti del Coordinamento dei Comitati Cittadini, reo di rappresentare una coscienza civica politicamente non malleabile, e non ascrivibile a nessun partito, e non riconducibile a vecchi schemi consociativi, tanto cari a questa città. Già lo scorso 5 dicembre in Salone Consiliare il sindaco definì i comitati “le solite facce che vediamo sempre”, da distinguere dai “cittadini veri” che invece non erano presenti e che avrebbero dovuto essere mobilitati, ipotizzando “l’adozione del sistema del sorteggio”. Ci chiediamo quanto questo apprezzamento posso essere ritenuto democratico e di sinistra rivolto a coloro che rinunciano al proprio tempo libero e a serate con la propria famiglia per partecipare alla vita civica della città e dare il proprio piccolo disinteressato e Non retribuito contributo !

Lunedì sera l’amministrazione ha dato vita ad un nuovo episodio di bassa statura politica, seguito ci spiace dirlo da una distorta ricostruzione dei fatti. Secondo il Sindaco: “prima hanno deciso dove, quando e come e poi mi hanno invitato a partecipare a cose gia’ fatte senza concordare. L’agenda di un sindaco e’ fitta di impegni e avevo gia’ dato la mia disponibilita’ al comitato di via Pistoiese. Mi sembra che la polemica sia stata cercata” (fonte http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=NL080901). Non contento Romagnoli, dopo un lunedì per lui piuttosto burrascoso, ha imbonito per mezzora senza contraddittorio gli insonnoliti telespettatori di Tv Prato impartendo la sua monocorde versione dei fatti .

Tutti i protagonisti sanno che le cose sono andate in maniera diversa. L’incontro e la sala erano prenotati da settimane. Lo stesso per gli inviti protocollati ed i contatti informali. Di contro solo nel fine settimana la presidente della circoscrizione centro, che cura i contatti con i comitati, ha dirottato sindaco e giunta nell’opportuna assemblea di San Domenico facendo mancare al Coordinamento ogni riferimento politico per la serata. A questo punto ogni soggetto dotato di indipendenza di giudizio puo’ rendersi conto che la scelta dell’amministrazione di disertare con ogni suo componente l’incontro di Palazzo Novellucci è stata una precisa scelta politica. E vista la presenza del Questore di Prato Domenico Savi, del sostituto procuratore distrettuale antimafia Ettore Squillace Greco, e dei capiredattori dei due maggiori giornali cittadini riteniamo che non sia stata la scelta piu’ felice.

Noi crediamo che la politica sia l’arte di discutere, anche con franchezza, e risolvere i problemi della polis, della comunità cittadina. Non esistono “cittadini veri” da contrapporre alle “solite facce”. Esistono principi etici e di correttezza politica, che differiscono del tutto dalla bassa politica fatta di stratagemmi e di piccoli espedienti dalle gambe corte e dal naso lungo. Proprio per questo lunedì sera l’assenza del sindaco o di un suo rappresentante politico è risultata davanti a trecento persone ancora più rumorosa! Con l’intento di fare un torto al Coordinamento, coloro che sono venuti per ascoltare hanno visto invece l’amministrazione fuggire goffamente dalle proprie responsabilità.

Coordinamento dei Comitati Cittadini di Prato
Prato 16 maggio 2008


A proposito di FLAT-TAX e di MISURE INIQUE

“… La Lega propone una sanatoria con riscossione a saldo e stralcio di una percentuale attorno al 15%. Ora, io non so se questo sia equo o meno (in molti casi non lo é), ma so anche che in molti casi questi crediti sono frutto di una crisi che dura da 10 anni e che ha colpito durissimo imprenditori, professionisti, commercianti e semplici cittadini….” F.Sarti

1) La flat tax proposta dal #centrodestra é in ogni caso in grado di garantire la progressivitá della tassazione: ipotizzando, infatti, di elevare la no-tax area (area di redditi esenti) a 12mila euro (o addirittura 15mila euro) si garantirebbe una progressivitá ancor maggiore di quella attuale. Sull’aliquota da introdurre, invece, io ritengo sarebbe più opportuno garantire una doppia aliquota. Ad esempio per redditi inferiori e superiori ai 75mila euro. Si otterrebbe il doppio effetto di garantire un sistema di tassazione progressiva ed un risparmio di tassazione per TUTTI.
L’operazione non é né semplice né rapida, ma é tecnicamente fattibile ed auspicabile.
2) Agenzia Entrate Riscossioni (ex Equitalia) vanta crediti per oltre mille miliardi di euro. Di questi oltre la metá sono inesigibili. Il restante é parzialmente incassabile. La cifra di crediti realmente esigibile é di soli 50 miliardi. La Corte dei Conti certifica ogni anno che la quota all’incasso di questi 50 miliardi non va oltre il 6/7%.
La Lega propone una sanatoria con riscossione a saldo e stralcio di una percentuale attorno al 15%. Ora, io non so se questo sia equo o meno (in molti casi non lo é), ma so anche che in molti casi questi crediti sono frutto di una crisi che dura da 10 anni e che ha colpito durissimo imprenditori, professionisti, commercianti e semplici cittadini.
Permettere di onorare i propri debiti può essere utile a far ripartire alcune posizioni. D’altronde giá la rottamazione varata dall’attuale governo ha portato nelle casse dell’Erario 6,5 miliardi di euro (e sempre di misura condonatoria trattasi).
Sono favorevole a misure di “pax fiscale” ancorché inique se aiutano l’economia e la finanza pubblica. Invito tutti a riflettere anche su questo aspetto, in sede delle prossime elezioni politiche.
Potrei dire – per fare volutamente un esempio politicamente scorretto – che neppure utilizzare oltre 6 miliardi di finanza pubblica per favorire clandestinitá ed immigrazione incontrollata (oltre ad un doveroso aiuto a chi, davvero, fugge da situazioni incompatibili con la vita) é una operazione equa e sostenibile: eppure il governo Renzi, prima, e quello Gentiloni, adesso, lo hanno fatto.
3) A proposito di misure inique: é stato correttamente osservato che l’operazione “80 euro” promossa dal Governo Renzi ci costa oltre 10 miliardi l’anno, a regime. Ed é una operazione appannaggio esclusivo dei lavoratori dipendendenti (con redditi inferiori a 26mila euro). Allora io dico: o questa sgravio si concede a tutti (autonomi, professionisti e pensionati) oppure é più equo utilizzare in altro modo questo fiume di denaro.

Questo per aiutare meglio a riflettere, oltre i numeri buttati lí a caso, che su queste elezioni si gioca il futuro del paese ed il presente di molti imprenditori, professionisti, pensionati e semplici cittadini.


da: http://www.ilgiornale.it

La Confindustria dice sì: “Flat tax primo passo verso la riforma fiscale”

L’ok del presidente Boccia alla proposta di Forza Italia: aiuta imprese e lavoratori

L’aliquota unica proposta dal centrodestra, infatti, si applicherebbe anche ai redditi di A Confindustria piace la flat tax. «È un buon concetto nella logica di rivedere il sistema per una riforma fiscale in Italia che dovrebbe partire dai cosiddetti produttori, cioè imprese e …  Leggi articolo intero

Perchè la TASSAZIONE SUL NETTO E’ LIBERALE E LIBERISTA Di:Filippo Boretti

Oggi, tassando sul lordo, si è costretti a pagare le tasse anche in assenza di disponibilità

​L’assurda legge elettorale, voluta dai signori uscenti dalla Camera e dal Senato, impone ai molti di restarsene a casa e ai pochi, che conoscono il valore della politica, di fare scelte rischiose e discutibili. Fra queste in Toscana avevamo scelto con fermezza – come Partito Liberale Italiano – di presentarci correndo da soli. Potevamo certamente riportare un risultato più che ragguardevole, visto l’abominio che con questa legge elettorale sta avvenendo. Le nostre candidature sarebbero state, considerata anche l’assenza di Energie per l’Italia (movimento di Stefano Parisi), candidature di uomini e donne toscani, dei territori collegati al voto, stimabili e qualificate; personalmente, in campagna elettorale avrei potuto riaffermare autentiche ricette e proposte liberiste, in campo economico e fiscale, che promuovono libertà, responsabilità ed agire di cittadini e di imprese, e riducono lo Stato a funzione istituzionale e regolatrice.

Visione liberale, quando, propongo una tassazione efficiente ed equa, come tale progressiva ma sul netto (portando tutto in dichiarazione, spese e investimenti d’azienda, familiari e individuali), affinché il più grande moltiplicatore dell’economia nazionale, e dello Stato sociale italiano, sia il cittadino contribuente con le proprie scelte, e non siano più i partiti. Tassazione che salvaguarderebbe il risparmio, più di quanto non si faccia adesso, in quanto tutto ciò che è stata spesa o che è stato investimento aziendale, familiare o individuale non sarebbe tassato, ma tassabile sarebbe solo ciò che effettivamente resterebbe nelle disponibilità di ciascuno. Oggi, invece, tassando sul lordo, sei costretto a pagare le tasse anche se disponibilità non ne hai più… Hai preso una multa? Portala in  dichiarazione. Porti tuo figlio all’asilo nido privato? Porta il costo in dichiarazione. Hai assunto? Metti il costo in dichiarazione? Hai investito sul futuro di tuo figlio pagando gli studi all’estero? Porta il tuo “bilancio familiare” in dichiarazione. Hai fatto investimenti (dunque, mosso l’economia)? Portali in dichiarazione. Hai ristrutturato un immobile? Porta le spese in dichiarazione etc.

Certamente, tassando il netto, non più il lordo, non ci sarebbe – quasi – più il problema del “nero”: tutti avrebbero interesse a “dichiarare”, dunque, tutti avrebbero interesse a dare e/o richiedere uno scontrino fiscale, una ricevuta, una fattura …

La “progressività” sarebbe, inoltre, la leva che spingerebbe l’economia reale in quanto più porti in dichiarazione, meno paghi in tasse …

Questo principio, ovvero di porre al centro dello “Stato” il cittadino, non più lo Stato e neppure lo Stato sociale, sarebbe la vera rivoluzione liberale e liberista che la politica italiana attuale non ha il coraggio di enunciare e di attuare. La differenza sostanziale sarebbe di principio: la politica, tramite lo Stato, non potrebbe più guidare, controllare la società, e dovrebbe rinunciare in maniera stabile a tutti i suoi privilegi collegati alla gestione del potere tramite la “cosa pubblica” (i denari in primis) e limitarsi a far funzionare la macchina istituzionale, quella burocratica ed avere uno Stato sociale efficace ed efficiente, concorrenziale, a garanzia – soprattutto ma non unicamente – delle fasce più povere.

La stessa “flat-tax #25xtutti” dell’#IstitutoBrunoLeoni, una proposta di riforma complessiva del sistema fiscale seria perché guarda anche alla revisione dello Stato sociale, non può definirsi né liberale né liberista, anche se corregge la deriva incontrollata della fiscalità italiana: aliquote marginali effettive contro marginali nominali, giungla di detrazioni e arbitrarietà delle deduzioni, innumerevoli imposte sostitutive etc. Forse, solo per questo ritenuta interessante – anche da taluni liberali – tentando di riporre sotto il controllo dello Stato, ovvero della politica, quindi dei partiti, ciò che oramai era diventato una giungla ingarbugliata.

In aggiunta, si deve considerare che con le tasse gli italiani, oramai, mantengono solo in parte una pesantissima macchina statale (considerate oltre lo Stato sociale anche tutte le varie forme partecipative dello Stato nell’economia), mentre l’altra è data – tramite il debito pubblico – in braccio agli stranieri. Un cane che si morde la coda, una vera schiavitù imposta ad ogni cittadino presente e prossimo futuro, in forma, appunto di tassazione.

Chi, dunque, delle attuali forze politiche in campo, responsabili della crisi di uno Stato sull’orlo del tracollo, dovendosi garantire la spartizione del potere e dei privilegi, ha reale interesse a promuovere una riforma complessiva della fiscalità?

La riforma fiscale, appunto, è il cuore della riforma dello Stato e la tassazione sul netto, col mantenimento della progressività delle aliquote, sarebbe una vera rivoluzione. Infatti, ponendo le scelte del cittadino al centro del sistema, si comprende bene quale altra rivoluzione avverrebbe: libertà di scelta in campo scolastico e universitario, libertà di scelta del sistema pensionistico, libertà di scelta del sistema sociale e di quello sanitario etc.; tutti zoppi, al momento attuale, se il cittadino non è libero di scegliere fra un sistema privato e un sistema generalista (questo sì garantito dallo Stato), portando tutto in dichiarazione. Si può comprendere bene, altresì, che operando questa rivoluzione fiscale, portando finalmente il cittadino al centro dello Stato, si ridurrebbe notevolmente il peso dello Stato stesso in economia. Insomma, basterebbero i cittadini a far muovere l’economia e la società reali, non i “partiti”.

Idea liberale questa, rivoluzionaria o sovversiva, il cittadino al cuore del sistema? Non solo liberale, ma anche autonomista e concretamente federale perché ad essere premiati sarebbe non solo i cittadini, pure i vari territori. Tanto che le attuali Regioni potrebbero benissimo andarsene in soffitta, a maggior vantaggio di Province e Comuni.

Provocatoria e poco realista? Poco realista solo per coloro che di “Stato” vivono sulle spalle dei cittadini. Certamente in controtendenza, quella della tassazione sul netto e del mantenimento della progressività delle aliquote, in una visione responsabile e autonomista del cittadino e dei territori.

In pratica, proposta chiara per far comprendere che si possono avere ricette per uno “Stato” diverso, amico, regolatore e istituzionale, e per un maggior benessere di tutti (cittadini e società) con “meno” Stato partendo dal cuore dello Stato stesso: il sistema fiscale, ma senza IRPEF e, tanto meno, senza Flat-Tax italiche.

Filippo Boretti

Consigliere Nazionale PLI – Partito Liberale Italiano

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