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OMICIDIO LO CASCIO/ DA REGIONE DOVEROSO CONTRIBUTO Di: Giovanni Donzelli, FdI

“… alla famiglia di Leonardo Lo Cascio, il giovane rimasto ucciso a Prato lo scorso 30 marzo a seguito di una violenta rapina mentre stava andando a lavorare, un contributo di solidarietà da 20mila -EURO..” G. DONZELLI, Consigliere Regionale Fratelli d’Italia

Foto “La Nazione”

Grazie all’azione di sensibilizzazione e alle mozioni di Fratelli d’Italia approvate dal Consiglio e recepite nella variazione di bilancio votata ieri dall’aula, la Regione assegnerà a Mario Vece, l’artificiere che ha perso una mano e un occhio nel tentativo di disinnescare una bomba nel giorno di Capodanno a Firenze, e alla famiglia di Leonardo Lo Cascio, il giovane rimasto ucciso a Prato lo scorso 30 marzo a seguito di una violenta rapina mentre stava andando a lavorare, un contributo di solidarietà da 20mila euro ciascuno. Si tratta di una cifra che è soltanto simbolica e che non può certo essere riparatoria, ma che rappresenta la doverosa vicinanza della Regione nei confronti di vittime di gravi fatti di criminalità.

Sono soddisfatto che il Consiglio regionale abbia mostrato la sua sensibilità, dopo aver già manifestato concretamente attenzione alle mie proposte per il contributo assegnato a Gianmichele Gangale e Giuseppe Giangrande, anch’essi vittime nel 2013 di gravi fatti di criminalità.

Lo stanziamento sarà sempre irrisorio rispetto a situazioni di questo tipo, la cosa importante in questo contesto è che queste persone, dopo essere stati colpiti da situazioni drammatiche, si sentano almeno tutelate dalle istituzioni.

(Fonte: http://giovannidonzelli.blogspot.it)

 

Il Centro Pecci e le NOMINE VECCHIO STILE Di: Stefano Azzini

“… le scelte le fanno in Regione, e noi pratesi (Sindaco e Assessori compresi) siamo solo esecutori di ordini provenienti da Firenze…” S. Azzini

E’ passata poco più di una settimana dalla lettera del direttore del museo Pecci, che la Regione rincara la dose, nominando nel Cda due pratesi espressione della politica vecchio stile, nonostante l’età delle persone nominate.
Qui si ribadisce il concetto che era sfuggito a molti la scorsa settimana, ovvero che le scelte le fanno in Regione, e noi pratesi (Sindaco e Assessori compresi) siamo solo esecutori di ordini provenienti da Firenze.
D’altra parte la Regione tira fuori i soldi, quindi, figuriamoci se permette a quattro piccoli pratesi o meglio ancora a un direttore esperto della materia di metter bocca.
Tutti zitti quindi; d’altra parte, i due neo consiglieri sono stati scelti proprio per accontentare entrambi gli schieramenti, ovvero per non creare problemi a chi comanda veramente.
Auguri.


PRATO. Patrizia Ovattoni segretaria della Lega Nord di Prato e Lorenzo Marchi, coordinatore di Democrazia solidale, nominati dalla Regione nel cda della Fondazione Pecci. Dopo quattro mesi di attesa – dall’approvazione del Piano regionale di sviluppo avvenuta nel marzo scorso nel quale è stata messa “nero su bianco” la volontà della Regione di entrare a far parte delle leve di comando del museo pratese – si è trovata la quadra sui nomi la cui scelta spetta, in caso di doppia investitura, sia alla maggioranza che all’opposizione.

«Voglio esprimere a Marchi e Ovattoni… Leggi articolo intero

Ma e’ vero che GLI IMMIGRATI CI PAGHERANNO LE PENSIONI? Di: Fabio Cintolesi

“…  nel corso della mia vita contributiva sono stato costretto a versare a questo ente abbastanza soldi da comprarci un appartamentino…. ” F. Cintolesi

Profughi. E’ sempre più emergenza.

Ho letto le dichiarazioni di Boeri, presidente dell’INPS, che afferma che gli immigrati ci pagheranno le pensioni.
Ho pensato che nel corso della mia vita contributiva sono stato costretto a versare a questo ente abbastanza soldi da comprarci un appartamentino.
Ho pensato che se avessi oltre 100mila euro in una banca con un amministratore delegato che dicesse delle bischerate simili, io il giorno dopo ritirerei tutti i miei soldi, perchè mi fiderei poco.
Ho pensato che purtroppo con l’INPS non posso farlo e che i miei soldi sono lì in balìa di burocrati e politici che mai risponderanno dei disastri che combinano.
Ho pensato che questi sciagurati possono disporre della mia pensione come meglio credono: mi diranno se la avrò, da quando la prenderò e di quanto sarà il mio assegno. E ogni giorno potranno cambiare idea senza che io abbia voce in capitolo.
Ho pensato che se smetto di pagare mi verrano mandati degli sgherri armati a casa per riscuotere questo pizzo della cosca degli statalesi.
Mi sono sentito vittima di un’estorsione, che vale circa il 30% di quanto onestamente e legittimamente guadagno.
Ho pensato che l’abolizione dell’INPS, come di ogni forma di previdenza pubblica obbligatoria, sia un atto minimo di buonsenso e giustizia.


da; http://formiche.net

Perché le esternazioni di Tito Boeri su Inps e immigrati vanno pensionate

Nicola Scalzini interviene su facebook sulle esternazioni di Tito Boeri a proposito del contributo degli immigrati al sistema pensionistico italiano. Scalzini, oltre ad essere un caro amico di lungo corso, è uno studioso di vaglia. Riporto quindi integralmente la sua opinione. “Boeri interviene su una infinità di argomenti. Le sue affermazioni sono avolte condivisibili, a volte no. Ma le furberie e le manipolazioni tendenziose non sono ammissibili. Sostiene il nostro che gli immigrati versano allo Stato più di quanto ricevono e da le cifre. I contributi ammonterebbero a 8 miliardi mentre le prestazioni a loro favore aggiungerebbero appena 3 miliardi cosicché lo Stato lucrerebbe la bellezza di 5 miliardi l’anno. Niente di più falso. I contributi pensionistici vengono… Leggi articolo intero

Ma.. La COOP SEI DAVVERO TU?!.. Di: Stefano Azzini

“…. Ricordo a tutti che se la Toscana (fatta eccezione per le province di Livorno e Grosseto) ha i prezzi dei supermercati più bassi d’Italia, si deve alla presenza di Esselunga e alle persone lungimiranti che nei decenni 1950 e 1960, consentirono l’apertura dei supermercati dell’imprenditore lombardo nel nostro territorio….” S.Azzini

Il punto vendita Coop di Via Strozzi a Prato

La COOP sei tu?
Negli anni 1960, (la memoria non mi consente di andare più indietro) le COOP erano grandi come negozi di vicinato. Poi vennero i supermercati, grazie al dott. Caprotti di Esselunga. Da allora in poi le COOP iniziarono a ingrandirsi, fino a diventare IPER; per poi tornare SUPER in tempi recenti.
Ricordo a tutti che se la Toscana (fatta eccezione per le province di Livorno e Grosseto) ha i prezzi dei supermercati più bassi d’Italia, si deve alla presenza di Esselunga e alle persone lungimiranti che nei decenni 1950 e 1960, consentirono l’apertura dei supermercati dell’imprenditore lombardo nel nostro territorio.
Oggi sono pochissime le COOP che mantengono le grandezze di un negozio di vicinato; uno di essi è a Prato, in via Strozzi, e rappresenta comunque un punto di riferimento per la comunità, in particolare per gli anziani residenti nella zona che non hanno mezzi propri per spostarsi verso centri commerciali più grandi.
Ora, causa le logiche commerciali che prevedono il massimo contrasto alla concorrenza , i vertici COOP hanno deciso di insediarsi temporaneamente nei locali di via Targetti, dove fino a settembre 2016 era presente la PAM, (perché ogni giorno che passa rappresenta un giorno “perso” nella guerra contro la concorrenza); nell’attesa che si concretizzi il progetto di riconversione di una parte del Fabbricone che (per fortuna) prevede un iter ancora lungo.
Ciò comporterà la chiusura del vicino minimarket di via Bologna e del piccolo negozio di via Strozzi.
Per chi ha un’auto e magari è abituato come me ad andare a fare la spesa in un centro commerciale che dista 4 o anche 10 km da casa, non è un problema. Ma per le persone anziane che non hanno un mezzo proprio la nuova sede (situata ad appena 1.300 metri dalla vecchia) diventa lontanissima.
Nel quartiere non sono presenti altri negozi alimentari, (perché un privato non avrebbe mai potuto reggere la concorrenza con la COOP), e quindi chiuso il locale di via Strozzi molte persone dovranno “dipendere” da altri per fare la spesa, perché impossibilitati a percorrere quella breve distanza che li separerà dal nuovo supermercato.
Cosi va il mondo. I deboli sono sempre più deboli, e i forti, sono sempre meno interessati ai problemi degli altri, nonostante la facciata equo-solidale.
E visto che si parla di faccia, chissà se anche COOP farà un servizio navetta gratuito come fece Esselunga quando aprì il nuovo negozio in viale Leonardo da Vinci, per agevolare quelle persone che non avendo l’auto avevano difficoltà a raggiungere il nuovo centro commerciale posto a 1.400 metri di distanza dal primo.

Comprensibile lo sfogo di Cavallucci Di: Marilena Garnier

“.. Attaccando l’assessore Mangani, da uomo libero e sopra le parti, ha svelato l’inefficienza della politica culturale dell’amministrazione, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, soprattutto per l’incertezza della programmazione futura del museo…” M.Garnier

Museo Pecci di Prato (foto Angel Moya Garcia)

Ho letto il comprensibile sfogo del direttore del museo Pecci Fabio Cavallucci e non posso che condividerlo e apprezzarlo. Condividerlo perché finalmente un personaggio di indubbio spessore culturale come Cavallucci ha denunciato ciò che è evidente a tutti ma che viene sempre taciuto. Apprezzarlo perché ha usato la franchezza che gli è propria per far capire se le decisioni al Museo vengono prese dalla Fondazione o dall’amministrazione comunale che lo finanzia.
Attaccando l’assessore Mangani, da uomo libero e sopra le parti, ha svelato l’inefficienza della politica culturale dell’amministrazione, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, soprattutto per l’incertezza della programmazione futura del museo. Sarà per questo che la regione non ha ancora nominato i propri membri del c.d.a.? Solidarietà e rispetto per Cavallucci, che ha il coraggio di far valere le proprie idee per il bene dell’istituzione culturale che dirige.


da: http://iltirreno.gelocal.it/

Duro attacco del direttore del Pecci: “Il Comune decide senza ascoltare”

Prato, Cavallucci scrive una lettera all’assessore Mangani parlando di “condizionamenti istituzionali” e scarso rispetto per l’autonomia del museo

PRATO. Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci il cui mandato è scaduto il 30 aprile, sceglie di scrivere una lettera aperta direttamente all’assessore alla cultura Simone Mangani per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Senza risparmiare accuse soprattutto sui “condizionamenti istituzionali” delle scelte, in barba a quell’autonomia delle poltiche sul museo che sembrava sancita nel 2015 con la nascita  del Forum per l’arte contemporanea. … Leggi articolo intero

C’eravamo tanto amati Di: Giovanni Acuto

Fabio Cavallucci non è pratese altrimenti queste cose avrebbe dovute saperle. Avrebbe saputo che le cose a Prato funzionano così per le mediocri ambizioni di personaggi che con le loro indebite velleità di protagonismo, soffocano il sensato e opportuno tentativo di dare vita a un qualcosa di sensato dopo la nascita  del Forum per l’arte contemporanea così come è successo per il Metastasio, declassato da teatro stabile a teatro di rilevante interesse culturale.

Prendete uno un po’ fanfarone, belloccio, con gli occhialetti da primo della classe, profumato di Aqua Velva, azzimato, affabulatore. Immaginate che incantati da quella sua aria dinamica, sempre affaccendata e burbanzosa, gli affidiate la poltrona dell’Assessorato alla cultura del comune di Prato. Poi scoprite che dopo tante promesse di fasti e investimenti invece ha accumulato solo fallimenti perché per lui la cultura è soddisfare le ambizioni svegliamoci di partito. Quale sarebbe il vostro stato d’animo? Ve lo dico io: lo stesso di Fabio Cavallucci direttore del museo Pecci. Ma al contrario di noi, che ancora crediamo, o meglio, vogliamo sforzarci di credere, che la giunta Biffoni sia proprio quella di “un’altra storia” Cavallucci ha preso carta e penna e non gliele ha mandate a dir dietro. Perché almeno lui è uomo di spessore, con le palle e non è certo sceso giù con la piena del Bisenzio. Bella sua pubblica epistola più che levarsi i sassolini dalla scarpe, indirizza verso l’assessore alla cultura veri e propri macigni presi in prestito dall’ultima mostra “Dalla Caverna alla Luna” accusandolo senza mezzi termini, di pericolosa ingerenza politica verso il cda del museo stesso nella scelta del proprio successore. A queste parole l’assessore in oggetto si è detto “meravigliato” ma noi che lo conosciamo abbastanza bene sappiamo che certi esponenti della nomenklatura si meravigliano sempre quando vengono scossi dal loro torpore di amministratori, specialmente il nostro assessore che di sicuro si meraviglia di se stesso ogni mattina che si guarda riflesso allo specchio.

Intendiamoci, Cavallucci ha scoperto l’acqua calda. Ha scoperto quel ganglio malaffaristico che porta inetti all’ennesima potenza a occupare posti chiave solo perché hanno la tessera del partito o perché non c’è niente di meglio da offrire sulla piazza. È successo con Biffoni calato e imposto da Roma che pur non essendo un fulmine di guerra è pur sempre un pelino sopra ai pigmei locali, è successo con il vicepresidente di Publiacqua, un ombroso passacarte di cui non ricordo il nome, sotto la cui gestione si è avuto il crollo del lungarno Torrigiani, è successo con l’assessora al bilancio che si giudica talmente secchiona da saper fare uno zero con il bicchiere e succederà ancora con la pretesa di candidare a futuro sindaco di Prato nientepopodimeno che l’attuale assessore all’innovazione tecnologica che ha avuto il merito, da segreteria locale del PD, di consegnare la città a Cenni e C. Fabio Cavallucci non è pratese altrimenti queste cose avrebbe dovute saperle. Avrebbe saputo che le cose a Prato funzionano così per le mediocri ambizioni di personaggi che con le loro indebite velleità di protagonismo, soffocano il sensato e opportuno tentativo di dare vita a un qualcosa di sensato dopo la nascita  del Forum per l’arte contemporanea così come è successo per il Metastasio, declassato da teatro stabile a teatro di rilevante interesse culturale.

Fabio Cavallucci non è pratese, appunto. È per questo che non si è fatto narcotizzare come tutti noi.
  

Ritratto di UN PAESE IN FIAMME Di: Aldo Milone

“… Solo governanti ottusi non riescano a vedere la realtà o non vogliono vederla. Somigliano tanto alle tre scimmiette…” A. Milone

ITALIA… Dove I PROFUGHI RENDONO PIU’ CHE LA DROGA

Ieri sera ho scritto un post in merito all’acquisto di aerei Canadair da parte del Governo per spegnere gli incendi che stanno distruggendo buona parte del nostro Paese. Ho anche detto che bastava utilizzare la metà dei soldi che questo Governo spende per i migranti. E che dire dei miliardi spesi per salvare anche qualche banca molto vicina a qualche ex Ministro e adesso sottosegretario? Notizia di ieri, un vigile del fuoco ferito gravemente nella fase di spegnimento dell’incendio di Fognano. I nostri vigili del fuoco vengono mandati allo sbaraglio senza mezzi come carne da macello.

Così, mentre l’ Italia sta andando a fuoco, questo Governo pensa allo Ius Soli. Se avesse speso la metà dei soldi, che spende per i profughi, per l’acquisto di Canadair, forse qualche incendio si sarebbe spento molto prima e senza chiedere aiuto ad altri Stati.

Ripenso poi all’analisi perfetta che Ernesto Galli della Loggia ha fatto la scorsa settimana sul Corriere della Sera sul nostro Paese, il Governo e  relative Istituzioni in questo periodo. Innanzitutto ha fatto riferimento agli sbarchi continui e poi alla perdita di controllo del territorio come le nostre città e credo che Prato rappresenti un esempio. Solo governanti ottusi non riescano a vedere la realtà o non vogliono vederla. Somigliano tanto alle tre scimmiette.

Dunque è presto spiegato il perchè dell’arrivo di centinaia di migliaia di profughi nei nostri porti, trasportati da navi dei Paesi dell’Unione europea. Questo è veramente il massimo della solidarietà europea nei nostri confronti. Intanto il nostro Governo per ora fa solo annunci e zero fatti. È inutile che Minniti, il quale aveva dato l’impressione di essere un Ministro con il pugno di ferro, vada in Libia a cercare accordi con i sindaci del posto perché per ora continuano a sbarcare da noi grazie anche all’Unione europea. Credo che se un Governo serio vuole veramente avere rispetto dagli altri Paesi, debba necessariamente piazzare le nostre navi nelle acque libiche e impedire le partenze. Altrimenti sono solo chiacchiere mentre veniamo invasi.

 

Professionisti dell’accoglienza DI: Sergio Castignani

“… Questo governo dopo averci fracassato le palle, con l’accoglienza a tutti i costi, e dopo aver chiesto specificatamente che gli sbarchi avvenissero nei nostri porti, come scritto e detto dalla Bonino e mai smentita, chiede di modificare gli accordi…” S.Castigani

Si avvicinano le elezioni e, come è naturale per una classe politica a dir poco incompetente, per governare una nazione, ma piena di risorse nell’intortamento degli elettori, iniziano le giravolte per recuperare i voti persi con delle scelte disastrose, confidando in un popolo di sudditi disattenti e con poca memoria, una di queste giravolte è l’accoglienza, una volta solo umanitaria, rivolta alle persone Italiane e straniere con vere necessità, adesso è una vera e propria professione a buon reddito, forse anche “esentasse” e qui qualcuno, con più competenze e poteri di me, a mio modesto avviso dovrebbe approfondire.

Questo governo dopo averci fracassato le palle, con l’accoglienza a tutti i costi, e dopo aver chiesto specificatamente che gli sbarchi avvenissero nei nostri porti, come scritto e detto dalla Bonino e mai smentita, chiede di modificare gli accordi, chiede che anche gli altri paesi accolgano i clandestini, clandestini si, perché una persona che entra in un altro paese senza permesso rimane un clandestino, finché la sua posizione non è chiarita, che può diventare un rifugiato nel 6% circa e del 94% un migrante economico.

Con l’avvicinarsi delle elezioni il governo di centrosinistra con questa politica della giravolta vuol recuperare i consensi, ma scontenta i professionisti dell’accoglienza, che come sappiamo incassano € 35,00 a persona più i soldi dei vari progetti per quell’integrazione tanto sbandierata, ma altrettanto bufala per spillare soldi, chi si vuole integrare nella nostra società non ha bisogno di niente, lo fa e basta.

Detto questo viene fuori, ma solo per chi casca dal pero, che quel 95% ai quale viene rifiutato lo stato di profugo deve abbandonare i luoghi di accoglienza, siccome in un paese delle banane come il nostro, incapace di rimpatriare chi non ha diritto di rimanere, ci troviamo con centinaia se non migliaia di persone nullafacenti a giro, e senza la dote dei € 35,00 a nessuno frega qualcosa, dato che questo governo non può garantire ai suoi cittadini una vita dignitosa, come può garantirla ai migranti economici? I quali trovandosi in mezzo alla strada senza nessuna copertura sono facile preda della criminalità.

Questo è il quadro della situazione, ecco allora che vengono fuori i futuri professionisti dell’accoglienza, quelli che nella prima fase, dell’enorme torta hanno preso solo le briciole, i quali facendo un breve calcolo di sottrazione tra migranti economici e rifugiati, si schierano subito per l’aiuto ai primi presentando progetti e richieste di finanziamenti, volti a scongiurare una ipotetica”guerra” sociale che potrebbe avvenire a breve, ricordatevi che quello del mantenimento sarà il nuovo businness.

In tutto questo marasma si parla solo di soldi, ci si dimentica volutamente le cose più importanti, il rispetto delle regole, il ripristino della legalità, la certezza della pena e l’abolizione della Cirielli, contemporaneamente togliere i finanziamenti ai parassiti, i quali dovranno reinventarsi un lavoro, ridare dignità e servizi ai cittadini che meritano, tramite una partecipazione vera…e non per soli leccaculi di partito.

 

Quell’ultima sigaretta Di: Massimo Cecchi

 

“…Mentre scrivo, cose assurde forse, accendo l’ennesima sigaretta della giornata, anche questa è dipendenza, ma accendendola penso che so di poterla spegnere, che a pochi metri da me mi aspetta una famiglia, il mio cane, i miei gatti, le mie abitudini ma penso anche, in contrapposizione, quante volte ho pensato di poter farla finita con i problemi, ma avevo qualcuno, avevo a chi aggrapparmi, quasi tutti abbiamo a chi aggrapparci, ma chi non ce l’ha?…” M.Cecchi («Quell’ultima sigaretta. Di: Massimo Cecchi» è apparso il giorno 12 maggio 2014  alle ore 23:11 sul Prato nel Mondo, http://ilpuntodiprato.altervista.org/)

ultima sigaretta

“… MI è tornato in mente quell’articolo che per lui era il fiore all’occhiello. Il racconto di “quell’ultima sigaretta”: storia di un tossicodipendente morto d’overdose un anno fa, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia, a partire dal dono di una coperta e di qualche sigaretta.Mi raccontava che quello era il suo articolo più letto ed io sono andato a leggerlo solo oggi, di ritorno del suo funerale. E’ un articolo bellissimo, pieno di carità, di umanità…” F.Fedi“Massimo Cecchi, l’ultimo saluto”Scritto il  by 


Ciao. Prato-Ne avevo parlato da queste pagine, ne avevo parlato di quel giovane che dormiva su una coperta davanti alla farmacia comunale di San Paolo, una sera particolarmente fredda tornai a casa e gli portai una coperta, non aveva neppure quella. Da quel giorno siamo diventati ”Amici” come si può diventare amici di un personaggio così. Da quella sera mi aspettava, aspettava che io portassi fuori il mio cane, sempre tardissimo o prestissimo secondo cosa si intenda per le due del mattino, e sempre mi chiedeva, aggiungendo un “per piacere”, una sigaretta, a me non ha mai chiesto di più, solo una sigaretta. Sono venuto a sapere, più tardi dal nostro primo incontro, che era tossicodipendente ma ciò non mi ha creato nessuna repulsione come era avvenuto a molti nel quartiere. Le dipendenze sono dipendenze non si combattono sentendosi soli, non si combattono con le cure imposte, si combattono quando esiste una ragione per farlo, una ragione sola, forse la più stupida immaginabile, ma una ragione. Ebbi modo di incontrarlo anche in centro, nel corso mentre con il Consigliere comunale Paradiso stavamo parlando, lui riconoscendomi mi salutò e con una sorta di riserva mi chiese una sigaretta, gli detti quelle che avevo, sapevo di poterle ricomprare e dunque ero tranquillo. E’ stata l’ultima volta che ci siano parlati. Ho avuto ancora modo di vederlo ridotto a dormire su dei cartoni steso su una panchina dei giardinetti vicino a casa mia, ma appunto dormiva e non mi chiese l’ultima sigaretta. Alcuni giorni fa un overdose da cui fu salvato dal pronto intervento di un autoambulanza, rifiutò il ricovero, lo fanno tutti. Nel frattempo è stato scacciato dal luogo dove dormiva dove in effetti aveva creato un gran sudicio, oggi mi hanno detto che è stato trovato ancora in overdose in piazza del mercato nuovo, questa volta non tornerà a chiedermi una sigaretta, è morto, è morto come forse aveva sempre vissuto, steso sull’asfalto. So che molti di voi, amici lettori, in questo momento starete pensando, “l’ha voluto lui, un drogato in meno.” Ma le dipendenze sono dure da combattere come sono facili da acquisire, un attimo di debolezza, un po’ di depressione, la solitudine, portano alle volte alle scelte più stupide e a ciò che più si avvicina al suicidio, alla fuga, alla speranza di trovare nell’oblio, sia questo alcolico o dovuto a droghe, un po’ di pace dentro e alla base sempre e soltanto paura e solitudine. Mentre scrivo, cose assurde forse, accendo l’ennesima sigaretta della giornata, anche questa è dipendenza, ma accendendola penso che so di poterla spegnere, che a pochi metri da me mi aspetta una famiglia, il mio cane, i miei gatti, le mie abitudini ma penso anche, in contrapposizione, quante volte ho pensato di poter farla finita con i problemi, ma avevo qualcuno, avevo a chi aggrapparmi, quasi tutti abbiamo a chi aggrapparci, ma chi non ce l’ha? Bene è facile che si trovi a morire su quell’asfalto che da sempre è stata la sua casa. Comunque anche stasera porterò con me un pacchetto con tre o quattro sigarette per ricordare uno dei fantasmi della nostra città, anche questa è un’illusione ma serve a vivere

Nel RICORDO del NOSTRO LEONE

Due anni fa, nella notte tra il 13 e il 14 Luglio, ci lasciava il direttore Massimo Cecchi, fondatore del nostro Blog. Oggi sarà per tutti noi una giornata dedicata al ricordo sua figura e delle sue idee. Un ricordo vivente che vogliamo esprimere attraverso le parole della moglie, Sig.ra Neva Cecconi.

Ciao caro Massimo, il nostro è un abbraccio che non vuole finire. 

Prato nel Mondo

MASSIMO CECCHI.

 

 

Due anni fa ,proprio a questa ora condividevi con noi il tuo calvario iniziato la notte prima , ricordo la tua voce ,un lamento ,un grido di dolore , un imprecazione STO male !la corsa in autostrada rovente una coda pazzesca !si perché se il destino si mette contro non c’è niente da fare!vince lui ! io e la Chiarina arriviamo al Santo Stefano che già ti portavano in sala operatoria ! il volto preoccupato dei medici mi diceva che la speranza era vana che solo un miracolo avrebbe potuto salvarti ! raggomitolata come un animale ferito ho pregato per tutto il tempo ;in un lampo ho visto il film della nostra vita insieme ! ti ho visto chino sulla culla dove beate dormivano Valentina e Chiara ti ho sentito mentre nel letto mi cercavi ,la mattina prima di uscire che mi portavi il caffè con latte senza zucchero come piace a me. Non ti ho più’ visto ! non ho voluto vederti nudo sul marmo dell’obitorio ! voglio ricordarmi di te come ti ho conosciuto alto con la barba per ingannare e sentirti più grande ! in questi due anni sono successe tante cose belle la Chiara si è sposata con il suo Andrea è nato Lorenzo che è la tua copia ! vicino a me c’è un amico che mi aiuta nelle sere di solitudine !Ciao ma mi manchi !manchi alle nostre figlie ai nipoti ,ai tuoi amici che non si stancano di dire “manca la zampata del leone ! da lassù veglia sulla tua famiglia !so che cristiana mente non dovrei dirlo ! ma perché ti ha strappato a noi così presto ?

Neva Cecconi, 13/07/2017