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CASO TINTORIA SUPERLATIVA/Interrogazione dell’On. Donzelli al Ministro Di Maio

Su iniziativa dell’Onorevole Giovanni Donzelli, il Parlamento  si occuperà  del caso della riapertura della Tintoria Superlativa.  Nella mattinata di oggi, presentata da parte del Deputato eletto nelle file di Fratelli D’Italia, un’interrogazione a risposta orale.

 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

presentata dall’On. GIOVANNI DONZELLI il 17/07/2019 11:01

Al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali – Per sapere – premesso che:
A Prato il tessuto imprenditoriale è sempre più caratterizzato da una considerevole presenza di
piccole imprese a conduzione cinese, attive soprattutto nel settore tessile, le quali fanno quasi
esclusivamente uso di manodopera extracomunitaria: cinese, africana o pakistana.
Negli ultimi mesi in alcune di queste microimprese si è registrato un peggioramento delle relazioni sindacali con scioperi proclamati dalle maestranze per protestare contro le condizioni di lavoro, l’assenza di diritti minimi come il riposo settimanale, i salari bassi e il mancato rispetto dei contratti collettivi.
Tale stato di agitazione ha trovato ampio riscontro sulla stampa cittadina: del 29/05/2019 c’è la
notizia di uno sciopero davanti alla Tintoria Fada proseguito fino all’accordo del 07/06/2019; ad
Aprile c’era stato il caso della Tintoria Dl dove lo sciopero si era protratto a singhiozzi fino alla fine di Maggio come riportato dall’edizione del Tirreno; a Giugno, il 19 più precisamente, l’episodio più grave sfociato nelle cronache nazionali: un picchetto davanti all’azienda cinese Gruccia Creations finisce in violenza quando i manifestanti vengono aggrediti da uomini orientali provenienti dall’interno della fabbrica.
Di Mercoledì 10 Luglio è la notizia, fonte stampa, di un controllo interforze presso la Tintoria
Superlativa, anch’essa a conduzione orientale, dove dai primi di Luglio si erano registrate forte
proteste dei lavoratori che denunciavano condizioni di sfruttamento.
Nel controllo sono emersi 15 lavoratori senza contratto di cui 6 clandestini. Essendo il numero
superiore al 20% delle maestranze in forza è scattata, ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs. 81/08, in
aggiunta alle sanzioni amministrative, la sospensione dell’attività imprenditoriale e la denuncia per il titolare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Si tratta della terza volta in cui la ditta Tintoria Superlativa viene sanzionata per riscontrati lavoratori in nero da parte degli ispettori. Di ciò ne dà notizia sia la stampa locale sia il segretario generale Filctem- CGIL Massimo Brezzo.
Nonostante la recidività più che sostanziale, l’azienda si è avvalsa delle disposizioni di legge vigenti che consentono comunque, salva la regolarizzazione dei lavoratori in nero con contratti anche part-time, di pagare un’ammenda dai 1.500 € ai 2.500 € al fine di revocare il provvedimento di sospensione.
La Tintoria Superlativa, nel quadro di irregolarità sopra esposto, è stata chiusa per meno di 24 ore.

La Tintoria Superlativa non è l’unico caso, ma si tratta di una situazione diffusa tra le aziende cinesi del territorio pratese e fiorentino come sto verificando anche personalmente con molti sopralluoghi.

-cosa intende fare per fermare il caporalato nelle aziende cinesi che sfruttano clandestini
-cosa intende fare per garantire il rispetto delle regole anche da parte delle aziende cinesi

quindi una corretta concorrenza con le aziende italiane

On. GIOVANNI DONZELLI
Presentatore

Data presentazione: 17/07/2019 11:01

Presentatore: On. GIOVANNI DONZELLI Numero di parole: 440 su 600 2

L’ex-Consigliere regionale FdI, oggi On.Giovanni Donzelli

 

MIGRANTI/ Botta e Risposta con l’On. ANTONELLO GIACOMELLI DI: Giacomo Fiaschi

Antonello Giacomelli. (PD)

Migranti. Lettera aperta agli Onorevoli Giacomelli e Silli.

Agli Onorevoli Deputati 
Antonello Giacomelli
Giorgio Silli

Tunisi, 16 Luglio 2019

  • Giacomo Fiaschi, autore di “Le Veglie del Calibano”

    Carissimi Antonello e Giorgio,
    mi permetto di rivolgermi a voi per presentare un’idea alla quale sto pensando da diversi anni, quella di una Authority per le Migrazioni a presidenza italiana e partecipata da rappresentanti di tutti i paesi membri della UE, che assuma la responsabilità di gestione e di controllo di tutte le misure necessarie per affrontare in modo razionale e sistematico i problemi derivanti dal fenomeno delle migrazioni verso l’Europa di un numero sempre crescente di persone che, per motivi diversi, non ritengono di poter continuare a vivere nei loro paesi di origine, specialmente da quelli del continente africano.

Mi rivolgo ad entrambi non solo perché siete pratesi come me, il che vorrebbe dir poco, ma perché so che questo argomento non può sfuggire alla vostra attenzione sia per la particolare situazione che, a questo proposito, sta vivendo la nostra città, sia perché sono certo della vostra comune sensibilità per ciò che questo soggetto rappresenta dal punto di vista umano, sociale e dunque politico per eccellenza.

L’Italia è il territorio più direttamente raggiungibile, in particolare dalle coste nordafricane. Ed è la sua posizione geografica, prima ancora della UE, a conferirle il ruolo naturale di prima accoglienza. Per una serie di motivi collegati alla congiuntura demografica e ad una situazione politica interna particolarmente problematica, oggi è difficile riuscire ad affrontare questo argomento in modo razionale, senza scontrarsi da una parte con le resistenze di una gran parte della popolazione preoccupata e spaventata, e che sarebbe ingiusto e sbagliato, oltre che fortemente offensivo, interpretare come “problemi di percezione”, e dall’altra con un clima politico avvelenato che finisce per trovare in questo argomento un combustibile a buon mercato, altamente inquinante, per alimentare la caldaia di una vera e propria guerra fra parti avverse che rischia di finire senza vincitori e con un solo sconfitto: il paese.
Che la prima accoglienza sul suolo italiano sia stata mal progettata e peggio ancora gestita non c’è bisogno di dimostrarlo. I fatti purtroppo parlano chiaro. Se i “trentacinque euro a migrante” (oggi ridotti, mi pare, a diciotto) non erano certo una soluzione, meno ancora lo è la chiusura dei porti che non solo non risolve il problema, ma ne apre un altro ancora maggiore che complica e inasprisce ancora di più le polemiche e il mercanteggio politico rischiando di peggiorare, se possibile, una situazione già di per sé drammatica.

Per dare una risposta seria a questa situazione occorrono mezzi enormi. Strutture e personale qualificato prima di tutto, e un progetto di accoglienza poi che tenga conto di molti elementi necessari per avviare i migranti verso un percorso di integrazione.

E’ del tutto evidente che l’Italia da sola non può provvedere, né in termini finanziari, né di ricollocamento di queste persone, che rischiano con gli anni di formare un agglomerato sociale di esseri umani senza identità, senza progetti di vita, senza un presente e senza un futuro.

Dare un contributo serio e concreto per mettere sui binari di una soluzione vera, e innanzitutto condivisa con tutti i paesi membri della UE, i problemi che questo fenomeno comporta (fenomeno destinato, peraltro, ad aumentare di anno in anno per i prossimi decenni), credo sia non solo una necessità sempre più urgente, ma anche un preciso dovere da parte di tutti coloro che ne avvertono l’importanza.

Caro Antonello, ti ricordo appena adolescente quando muovevi i primi passi nel sociale, bravo ragazzo intelligente e sensibile, e ho seguito il tuo cammino verso quei traguardi che hai saputo raggiungere percorrendo i sentieri, talvolta tortuosi, della politica e non di meno rimanendo sempre fedele agli ideali cristiani dai quali sei partito. Non ci vediamo da anni ma questo non ha molta importanza; semmai rafforza il momento presente di un incontro che spero prossimo.
Con te, caro Giorgio, ho avuto il piacere di fare conoscenza e amicizia quando, giovanissimo assessore della giunta Cenni, condividevi con l’amico Dottor Dante Mondanelli la sede dei due assessorati in via Roma, in quella ex casa di riposo che trasformaste in casa dell’iperattività.

Questa antica e recente amicizia con tutt’e due non è tuttavia la sola ragione che mi ha spinto a rivolgermi ad entrambi. Le comuni radici culturali cristiane dalle quali trae nutrimento il pensiero e l’azione di tutti noi sono il fondamento di una possibile convergenza verso soluzioni condivisibili e condivise che mettono in primo piano, sempre e in ogni caso, la centralità della persona umana e il bonum commune,

Se riuscite a vedervi, carissimi Antonello e Giorgio, per discuterne insieme credo che sarebbe una cosa buona e giusta e soprattutto un primo passo importantissimo: a voi non manca, infatti, la possibilità e la competenza, se ne condividete il significato, per impostare correttamente questa proposta in modo da renderla oggetto di un iter istituzionale nazionale e in sede UE.

In estrema sintesi ho spiegato recentemente in un post cosa ho in mente a proposito. Lo metto in appendice a questa pagina.

Vi saluto entrambi con amicizia,

Giacomo


Leggi il precedente articolp di Giacomo Fiaschi:

Migranti. Cosa farei.


Antonello Giacomelli. (PD)

Giacomo Fiaschi, un amico a cui riconosco forte personalità e indipendenza di idee, mi scrive esponendo la sua idea per affrontare il tema delle migrazioni e proponendo la costituzione di una authority con ampi poteri per superare caos conflitti e strumentalizzazioni.
Nelle sue argomentazioni trovo spunti che condivido ma anche speranze che temo si rivelerebbero illusorie.
Ad esempio condivido molto l’idea che l’accoglienza senza un lavoro adeguato di inserimento ed integrazione rischia di alimentare nuovi problemi. Ma soprattutto condivido pienamente il punto di partenza: parliamo di esseri umani, parliamo di persone.
Sembra scontato dirlo ma non è così.
I migranti vivono un tragico e crudele paradosso tra il totale disinteresse per la loro condizione di vita fatta spesso di povertà, guerre, fame negazione dei diritti umani e lo straordinario allarme mediatico che scatta non appena quegli stessi soggetti riescono a salire su un fatiscente barcone.
Non raggiungono mai lo status di persone: prima sono “fantasmi” di cui non ci interessa sapere, poi sono un “problema” una “quota” che tentiamo di scaricare.
Per questo, la prima cosa necessaria, a mio giudizio, è che l’Europa e la comunità internazionale si scuotano da questo torpore miope ed ipocrita e promuovano immediatamente ogni iniziativa, non soltanto politica, utile ad assicurare in ogni paese del continente africano condizioni umane ed eque di vita e di sviluppo.
Prima di essere mercato conteso tra le potenze economiche pubbliche e private, l’Europa deve riaffermare la considerazione dell’Africa come un insieme di popoli, etnie, comunità, persone, che hanno il pieno diritto alla pace, alla giustizia allo sviluppo e al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Esattamente come ogni persona, ovunque viva e risieda.
Vorrei vedere liberali, popolari, socialisti, democratici battersi insieme a Bruxelles per questo obiettivo.
Detto questo, credo che dovremmo riprendere nel nostro paese una riflessione seria sulla politica dei flussi, su una immigrazione regolata, gestita, controllata.
Questa scelta, regolare una immigrazione legale, è a mio avviso il presupposto per una impostazione molto severa contro ogni forma di immigrazione clandestina o comunque gestita in modo illegale o opaco. L’esistenza di una modalità legale e controllato di emigrare e venire nel nostro paese, consente infatti di evitare che i barconi dei trafficanti di uomini siano il solo modo possibile, senza limite e senza controllo.
Può essere una authority il riferimento per la determinazione della quantità annuale dei flussi migratori ?
Non ho niente in contrario ma mi chiedo se davvero cambierebbe qualcosa come ritiene Giacomo. Personalmente ho qualche dubbio. Faccio solo un esempio. Chi nominerebbe l’authority ? Dovrebbe essere il governo. O al massimo la maggioranza, in Parlamento. E questo inevitabilmente cozza con l’auspicio di un garante terzo e indipendente dagli schieramenti politici
Inoltre devo dire che personalmente non vedo con grande favore la tendenza al passaggio di poteri e responsabilità dal governo ad authority “tecniche”, “terze”, “indipendenti”. Sarebbe un discorso lungo, mi fermo qui, ribadendo però che, dette le mie opinioni, sono assolutamente disponibile ad approfondire le implicazioni della prooor
Quanto invece alla fase della gestione dei migranti, sottoscrivo il pensiero di Giacomo: l’accoglienza indiscriminata senza un attento e approfondito lavoro di inserimento ed integrazione alimenta problemi molto seri per tutte le parti in causa. Ecco perché non condivido il decreto sicurezza quando cancella il ruolo dei sindaci e affida ai prefetti le responsabilità di gestione.
Per finire, voglio dire senza reticenze quello che penso di un certa tendenza a schierarsi da parte di partiti ed esponenti politici come se tutto quello che è richiesto alla politica di fronte ad un problema così complesso fosse di limitarsi a fare il tifo o a dividere in modo manicheo il campo in buoni e cattivi.
Questo può esser sufficiente a mio giudizio per un comune cittadino ma chi ha responsabilità politiche non può pensare di assolvere fino in fondo al proprio compito con il “tifo” per le ONG o per Salvini senza misurarsi con la difficoltà di individuare le soluzioni necessarie e possibili e creare le condizioni per la loro realizzazione.

ON. ANTONELLO GIACOMELLI


Giacomo Fiaschi, recentemente autore di “Le Veglie del Calibano”

Caro Antonello,
grazie innanzitutto per la tua immediata risposta, articolata e precisa.
Non esiste “una soluzione in tasca” pronta all’uso e convengo sulle difficoltà, soprattutto di natura politica, che una cosa del genere inevitabilmente comporterebbe.
Sono le stesse difficoltà che incontrano tutte le proposte concrete che non vanno nella direzione di un interesse di parte o dell’altro.
Per questo credo che occorrano due cose. La prima una convergenza da parte di quanti, in politica, osano guardare più al bonum commune che al “particulare”. Cosa difficile ma che, nelle emergenze, può avere discrete possibilità di successo. La seconda: idee chiare e competenza.
Proprio per questo ho chiesto una attenzione congiunta a due persone che stimo altamente capaci di fare ed agire in modo eccellente sotto questo aspetto.
Le tue osservazioni nel merito dell’accoglienza mi confermano quanto abbia fatto bene a scriverti. Hai messo in evidenza in modo formidabile il cuore della questione.
Da parte mia ho più volte discusso la cosa con quei protagonisti della “transizione democratica” nel paese in cui vivo ormai da un quarto di secolo, e che potrebbe essere il partner più importante per la messa in funzione di quei famosi “corridoi umanitari” dei quali tanto si parla. La mia partecipazione al periodo più drammatico di questa transizione risale ai primi mesi del 2011 e l’aver portato al meeting di Rimini quello che sarebbe diventato dopo tre mesi il primo presidente del consiglio dei ministri d’un governo uscito per la prima volta dopo cinquant’anni da elezioni libere e democratiche, mi ha permesso di avere una certa considerazione da parte di tutte le componenti politiche, al governo e non, presenti nel paese.
Tutto quello che hai scritto sulle difficoltà di attuazione, e sui limiti, della mia idea è fondato.
Ma, se così non fosse, e se non ne fossi stato cosciente, avrei forse avuto bisogno di disturbare te e Giorgio?
Ci sono idee che hanno bisogno, per essere corrette e perfezionate, e soprattutto per realizzarsi, del contributo di grandi uomini!
Un abbraccio.

Giacomo Fiaschi

SETTE PASSI PER TRATTARE MIGRANTI e le “migrazioni” IN MANIERA CORRETTA Di: Filippo Boretti

“… La delocalizzazione crea lavoro ed economia reale (diversamente dalle politiche assistenzialistiche, che foraggiano la corruzione, o dalle politiche di sfruttamento delle risorse primarie) esattamente nel terzo e quarto mondo e, al contempo, sviluppa un mercato per quei beni e servizi – dal valore aggiunto del primo e secondo mondo – che trovano ulteriore sbocco a beneficio della filiera di chi li crea e/o produce in “patria” evitando così migranti economici ed arricchendo tutti (prodotti di massa a basso prezzo non hanno valore aggiunto per essere concorrenziali se non prodotti dove i costi lo permettono). …” F. Boretti

1️⃣ Isolamento internazionale degli Stati che speculano sui diritti civili ed umani, foraggiando il sistema delle migrazioni, della tratta umana, del terrorismo, e conseguente revisione dei trattati internazionali che legano l’Italia ai loro governi.

2️⃣ Prevedere con gli Stati che si “ravvedono” trattati bilaterali, di libero mercato, delocalizzando imprese nazionali per creare economia e lavoro sui quei territori, importando i loro prodotti secondo standard qualitativi nazionali e/o europei.

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Delocalizzare si può (e si deve).

La delocalizzazione crea lavoro ed economia reale (diversamente dalle politiche assistenzialistiche, che foraggiano la corruzione, o dalle politiche di sfruttamento delle risorse primarie) esattamente nel terzo e quarto mondo e, al contempo, sviluppa un mercato per quei beni e servizi – dal valore aggiunto del primo e secondo mondo – che trovano ulteriore sbocco a beneficio della filiera di chi li crea e/o produce in “patria” evitando così migranti economici ed arricchendo tutti (prodotti di massa a basso prezzo non hanno valore aggiunto per essere concorrenziali se non prodotti dove i costi lo permettono). Inoltre, ulteriore aspetto positivo è che nel primo e secondo mondo innovi, investi sul futuro in beni immateriali quali cultura, maggiori competenze, ricerca , tecnologie, intelligenza artificiale, e richiami saperi e conoscenze anche dall’estero.

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3️⃣ Prevedere un sistema nazionale di accoglienza condiviso e attuato dagli Stati europei, tramite accordi, dove ciascun stato attualizzerà parametri di trattamento e inserimento sociale di diverso livello.

4️⃣ Prevedere sistemi di immigrazione legale basati su una rete di “ambasciate aperte” dei vari Stati europei, nei paesi di partenza, di transito e/o di prima sosta, dove poter presentare le richieste di asilo.

5️⃣ Conseguentemente, per le situazioni più pericolose, attivare corridoi umanitari, in caso di necessità con ponti aerei e navali direttamente gestiti dagli Stati nazionali europei secondo accordi internazionali.

6️⃣ Prevedere a livello nazionale 1xmille da destinare direttamente alle associazioni (terzo settore, ONG, Onlus etc.) che operano sui territori di crisi per garantire un flusso di denaro diretto là dove ce n’è più bisogno senza passare dagli Stati “corrotti” (in quanto non possono più essere sostenuti dagli Stati europei come “guardiani” contro l’immigrazione).

7️⃣ Garantire Nazione europea per Nazione europea condizioni di vita sicure e dignitose ai profughi riconosciuti come tali, mentre clandestini o non aventi diritto a permanere sui suoli nazionali siano immediatamente rimpatriati.

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La democrazia liberale è cultura, o non è

Migranti. Cosa farei. DI: Giacomo Fiaschi

“… la prima cosa che farei è quella di creare una Autorità (ovvero un’istituzione pubblica con il compito di controllare la conduzione di un determinato settore dell’economia oppure della società o dei servizi) per l’immigrazione che operi con competenze e poteri analoghi a quelli delle altre (Autorità per l’energia elettrica e il gas,  Autorità garante per la protezione dei dati personali, Autorità garante della concorrenza e del mercato,  Autorità per le garanzie nelle comunicazioni…)” G.Fiaschi

 

Migranti. Cosa farei.

Scrivo i post di getto, rapidamente, quasi sempre usando lo smartphone quando le pause dal lavoro me lo permettono, e il più delle volte li pubblico senza rileggerli per correggere gli inevitabili errori di grammatica e di sintassi nei quali non di rado -specie nei periodi più lunghi- mi càpita d’incappare. Per questo motivo a volte rispondo a domande impegnative con un certo ritardo, evitando interminabili “botta e risposta” telegrafici che finiscono per trasformare una discussione in un antipatico battibecco, in attesa di avere un paio d’ore libere che mi permettano di scrivere meno indecentemente usando il pc da tavolo con un monitor abbastanza grande da non affaticare gli occhi più di tanto, un word processor che evidenzia gli errori più grossolani, e soprattutto una tastiera vera al posto di quella, miserabile, del telefonino.

Più volte mi si chiede nei commenti ai post sui migranti che cosa farei se toccasse a me occuparmene.

Domanda legittima, alla quale mi son riservato di rispondere quando, per il motivo che ho indicato prima, avrei avuto il tempo di farlo in modo sintetico, ma articolato.

Bene, la prima cosa che farei è quella di creare una Autorità (ovvero un’istituzione pubblica con il compito di controllare la conduzione di un determinato settore dell’economia oppure della società o dei servizi) per l’immigrazione che operi con competenze e poteri analoghi a quelli delle altre (Autorità per l’energia elettrica e il gas,  Autorità garante per la protezione dei dati personali, Autorità garante della concorrenza e del mercato,  Autorità per le garanzie nelle comunicazioni…).

Dar vita a questa istituzione è il primo passo necessario per sottrarre il controllo sulle attività connesse a questo fenomeno non solo al caos istituzionale dovuto alle diverse competenze di più ministeri e ai potenziali (e attuali) conflitti fra loro, ma anche alla strumentalizzazione per fini politici di un argomento così importante e delicato, che vede da una parte la necessità di far fronte a improvvise e talvolta drammatiche emergenze, e dall’altra i rischi che derivano da un’accoglienza sgangherata e totalmente disorganizzata. Rischi reali tanto per le persone migranti quanto per la popolazione residente che diventa terreno di sperimentazioni spesso improvvisate e prive di qualsiasi programma, il che rende, non di rado, quello dell’accoglienza un vero e proprio business in mano a delinquenti che vanificano il lavoro di organizzazioni serie e sostenute dalla straordinaria generosità di volontari.

La chiusura dei porti è stata una misura emergenziale dovuta alla constatazione di comportamenti ambigui da parte di organizzazioni non governative sulle quali cade ragionevolmente il sospetto che, per un motivo o per un altro, di fatto collaborino più o meno volontariamente  con gli organizzatori degli imbarchi per l’Italia. Le prove di questi naufragi programmati, in prossimità delle navi di salvataggio delle ONG, con la complicità evidente della guardia costiera libica esistono e sono di una evidenza tale da renderne inequivocabile la natura criminale e truffaldina.

Una misura che può contrastare il traffico di esseri umani, e che da questo punto di vista è sicuramente importante e lodevolissima, ma che non risolve i problemi delle migrazioni (come dimostrano i continui sbarchi “invisibili”) semplicemente perché non lo affronta se non indirettamente contrastando, al massimo, ripeto, il traffico di esseri umani che dei migranti fa mercato al pari di chi, in Italia, fa mercato di un’accoglienza totalmente fuori controllo.

I migranti “sono una risorsa” dice qualcuno, Sbagliato. I migranti potrebbero essere una risorsa. Primo perché non tutte le persone che migrano (a prescindere dal fatto che lo facciano per sfuggire alle guerre, alla fame o perché semplicemente non ne possono più di stare dove stanno) lo fanno per  lavorare onestamente e vivere in pace rispettando i cittadini del paese che li accoglie.

Secondo perché, senza un programma serio di inserimento e integrazione normalizzato su tutto il territorio, queste persone dopo essere state parcheggiate per mesi in centri di accoglienza, magari gestiti se non addirittura dalle mafie, comunque da associazioni improvvisate e prive di qualsiasi competenza, finiscono per essere abbandonate a se stesse e a cadere in mano al mondo della malavita organizzata.

Io sono dell’idea che i migranti possono diventare una risorsa, ma vederli unicamente come tali significa, oltre ridurre il significato della persona umana al suo controvalore economico, non capire, o far finta di non capire, come stiano realmente le cose.

Affinché possano diventare “anche” una risorsa, occorre che i migranti siano trattati come esseri umani. E rispettarne la dignità di persone che vengono da culture locali diverse, spesso ignare dei diritti e dei doveri che esistono nel paese dove arrivano. Per questo, prima di sbatacchiarli dove càpita senza preoccuparsi di verificare la loro reale intenzione e capacità di integrarsi con la popolazione, è necessario organizzare in modo serio e severo una “prima accoglienza” che permetta a loro di decidere se sia o meno il caso di rimanere in un paese nel quale esistono si diritti, ma esistono anche doveri precisi, e a noi di comprendere se sono arrivati in Italia per vivere in pace e onestamente oppure se hanno in testa strane idee.

Per fare questo, purtroppo, bisogna avere il coraggio e la determinazione di combattere con chi ha tutto l’interesse a che ciò non avvenga.

Se sul fronte della “prima accoglienza” c’è da fare un lavoro titanico per mettere in piedi strutture adeguate e monitorarne costantemente la conduzione e i risultati, sull’altro fronte, ovvero quello del lavoro nero, dello sfruttamento della prostituzione, del mercato della droga e peggio, ci sono i nemici peggiori da combattere, molti dei quali li abbiamo in casa.

Ho spiegato, in modo sintetico come si addice a un post su Facebook, ma spero chiaro, qual è ciò che penso si debba fare.

Se qualcuno delle istituzioni mi chiama e mi invita a farlo sono pronto, come ho fatto in passato, a rimboccarmi le maniche. Esattamente come lo sono altre decine di italiani più giovani e competenti di me.

Se non viene fatto non è perché non si può.

E’ perché non si vuole fare.

E se non si vuole fare allora sono e saranno dolori.

 

TINTORIA SUPERLATIVA/La RIPRESA dell’ATTIVITA’ E’ UNA SCONFITTA DELLO STATO E DELLE IMPRESE CHE OPERANO NELLA LEGALITA’ DI: Aldo Milone

“… sono rimasto stupito dalla ripresa dell’ attività, nello spazio di 24 ore, da parte della nota, ovviamente in senso negativo, tintoria cinese La Superlativa. Una ditta, tra l’altro con gravissimi precedenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sfruttamento di clandestini e lavoratori al nero…” A. Milone

Foto: https://sicobas.org

La ripresa dell’attività, dopo la sospensione avvenuta 24 ore prima, rappresenta una sconfitta per lo Stato e soprattutto un’umiliazione per chi opera correttamente bel mondo produttivo.

Devo dire che sono rimasto stupito dalla ripresa dell’ attività, nello spazio di 24 ore, da parte della nota, ovviamente in senso negativo, tintoria cinese La Superlativa. Una ditta, tra l’altro con gravissimi precedenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sfruttamento di clandestini e lavoratori al nero, ha ripreso la sua attività dopo 24 ore dalla sospensione della stessa a seguito di un controllo del gruppo interforze. Non ho memoria di una ripresa dell’attività così celere da parte di una ditta la cui attività era stata sospesa 24 ore prima. Durante il mio assessorato i controlli del gruppo interforze erano di gran lunga più afflittivi e più incisivi. Per questo motivo sono rimasto basito anche dai precedenti molto recenti della stessa ditta cinese. Non ho conoscenza dei provvedimenti adottati nei confronti della Superlativa da parte di chi ha operato però, come ho già detto, precedenti del genere non ricordo di essere a conoscenza durante il mio assessorato. Posso sicuramente affermare che le sanzioni che venivano inflitte erano abbastanza durature nel tempo. Sono, tra l’altro, convinto che questa ditta cinese se verrà di nuovo controllata tra qualche mese si riscontreranno le medesime violazioni di legge. Forse non si vuole o non si riesce a comprendere un fattore importante. Quasi tutte le aziende cinesi presenti sul territorio pratese per essere competitive devono assolutamente operare con queste modalità altrimenti rischiano di andare “fuori mercato” per la concorrenza di altri Paesi asiatici e dei loro stessi connazionali che vivono in Cina. Per concludere invito tutte le Forze di Polizia e tutti gli organi dello Stato competenti ad effettuare seri e rigidi controlli perche questa rapidissima ripresa dell’attività da parte dell’azienda cinese rappresenta una sconfitta per lo Stato ma soprattutto un’umiliazione per quelle aziende che operano correttamente sul mercato.

Aldo Milone

Prato libera e sicura


Superlativa, è stato un pit-stop: produzione ripartita

Alla tintoria di via Inghirami era stata sospesa l’attività dopo un controllo della Squadra interforze che aveva accertato irregolarità. Il Panificio Toscano: “Da noi tutto in regola, lo dicono Cgil e Uil”

PRATO. È durata un battito di ciglia la sospensione dell’attività della tintoria Superlativa di via Inghirami, annunciata mercoledì pomeriggio, 10 luglio, a causa della presenza di lavoratori irregolari (senza contratto o clandestini) dopo un controllo della Squadra interforze e in seguito alle proteste del sindacato Si Cobas che da giorni ha mobilitato i suoi iscritti ed è stato protagonista di un duro scontro con la polizia. Già nella serata di mercoledì i macchinari erano di nuovo in funzione, come hanno constatato gli operai in sciopero. Il Tirreno ne ha chiesto conto alla proprietà, che però ieri non ha risposto. Si può solo concludere che siano state pagate le sanzioni previste dalla normativa di settore: tre mesi di contributi per ogni lavoratore senza permesso di soggiorno; assunzione part time a tempo indeterminato o full time a tempo determinato per chi era senza… Leggi articolo intero


[PRATO] Se Superlativa continua a tenere aperto e lavorare, i lavoratori continuano a scioperare dai cancelli

Ieri, Superlativa ha continuato a tenere aperto e a lavorare!

Anche ieri notte, picchetto ai cancelli.

Dopo i controlli dell’Ispettorato la Questura ha ancora il coraggio di venire qui a manganellare gli operai che chiedono un contratto regolare?

S.I. Cobas Prato e Firenze


COMUNICATO STAMPA

Lo stop alla tintoria Superlativa decretato dopo i controlli dell’Ispettorato del Lavoro conferma quanto andiamo denunciando dall’inizio dello sciopero.

Mentre la polizia manganellava i lavoratori, nella fabbrica altri operai continuavano a lavorare senza contratto.

Nonostante la sospensione l’azienda risulta in normale attività già dalla giornata di ieri.

Come è possibile?

Il punto resta questo: di fronte ad un sistema di sfruttamento così consolidato, la sindacalizzazione dei lavoratori resta l’unica vera cura a questo cancro.

Si aspetta da giorni la convocazione in Prefettura dell’azienda per un tavolo di incontro dove avanzeremo la richiesta di regolarizzazione dei contratti di tutti i lavoratori, riconoscimento delle 40 ore settimanali (contro le 84 attuali), riposi settimanali, ferie e malattie.

Lo sciopero, intanto, va avanti.

Convocato invece per mercoledì 17 il tavolo di incontro in Prefettura da noi richiesto per la vertenza Panificio Toscano.

Abbiamo richiesto la partecipazione anche di CGIL e UIL: è per l’applicazione del contratto nazionale firmato proprio dai sindacati confederali che i lavoratori stanno scioperando.

Ci è voluto l’intervento della Prefettura per invitare l’azienda a incontrare le rappresentanze dei lavoratori iscritti al S.I. Cobas: da sei mesi tutte le nostre richieste sono state respinte, fino ad arrivare allo sciopero di questi giorni.
L’assemblea dei lavoratori ha deciso di continuare ad oltranza lo sciopero ed il presidio permanente h24 davanti alla fabbrica.

Già a Dicembre un tavolo in Prefettura si chiudeva con molti impegni mai mantenuti dall’azienda.

Questa volta lo stato di agitazione si concluderà solo con l’applicazione corretta del CNNL.

11 luglio,

S.I. Cobas Prato e Firenze


CONSIGLIO COMUNALE/ Il Presidente ALBERTI REPRIME una pacifica manifestazione di DISSENSO Di: Marco Boretti

…. Questi sono i metodi che mette in atto la cara giunta Biffoni, cioè quelli di non ascoltare la cittadinanza e di non premettere nessun tipo di dissenso o protesta riguardo le problematiche presenti sul territorio. …” M. BORETTI

Ieri in consiglio comunale sono state discusse due interrogazioni sulle problematiche ambientali provocate dalla stamperia Artestampa nella zona di Viaccia.

Durante la discussione di una delle due interrogazioni un abitante della zona ha esposto, e ripeto soltanto esposto, un cartello di protesta.
Immediatamente il presidente del consiglio comunale Alberti ha fatto intervenire gli agenti di polizia municipale per rimuovere l’innocuo cartello.
Questi sono i metodi che mette in atto la cara giunta Biffoni, cioè quelli di non ascoltare la cittadinanza e di non premettere nessun tipo di dissenso o protesta riguardo le problematiche presenti sul territorio.

Per l’occasione ho spulciato anche il regolamento del consiglio comunale di Prato, (presente online sul sito del comune al link http://www2.comune.prato.it/regolamenti-del-comune-di-prato/istituzioni-e-organizzazione-dei-servizi-comunali/media350.php) ed all’articolo 38 che regola il comportamento del pubblico, che assiste alle sedute del consiglio, non c’è nessuna traccia che reciti il divieto di esporre cartelli o striscioni durante lo stesso consiglio, quindi il comportamento del presidente Alberti lo trovo molto grave e lesivo del diritto di libertà di pensiero ed espressione

PARTECIPAZIONE/ AL PEGGIO NON C’E’ LIMITE! Di: Paolo Andrea Sanesi

“… su quei luoghi che dovevano essere sedi di aggregazioni spontanee di cittadini, di eleborazione di progetti e di idee, di formazione di cittadinanza attiva e cooperante, si allunga la lunga mano della politica e del suo controllo. …” P.A. Sanesi

MASSIMO CARLESI PD

Come avevo previsto “al peggio non c’è limite!!” Ho letto la “Mozione per l’istituzione dei Consigli di Quartiere” a firma Massimo Carlesi del 08.07.19. Ebbene si profila ciò che Pratopartecipa aveva sempre paventato. Dice la mozione: ” ritenuto utile che nella nostra città si istituiscano cinque Consigli di Quartiere aventi la stessa configurazione geografica delle precedenti Circoscrizioni con i componenti nominati dal Consiglio Comunale in rappresentanza proporzionale fra le liste partecipanti alle ultime elezioni amministrative”. Ecco fatto ! Si creano cosi cinque parlamentini, popolati dagli eslcusi della politica che riprodurranno in scala minore la composizione del Consiglio Comunale. Quindi anche su quei luoghi che dovevano essere sedi di aggregazioni spontanee di cittadini, di eleborazione di progetti e di idee, di formazione di cittadinanza attiva e cooperante, si allunga la lunga mano della politica e del suo controllo. Eppure sarebbe bastato guardarsi intorno, neanche lontano, non pensiamo all’Europa  per carità, ma almeno in Toscana per es. a Pisa. A Pisa era partita un’esperienza che si chiamava Pisapartecipa. Ebbene quell’esperienza è naufragata e non ha avuto il sostegno della cittadinanza proprio per la presenza dei politici (come essi stessi confermavano). La politica che dovrebbe favorire al massimo la nascita e lo sviluppo di questi centri distrettuali di aggregazione e di  libera progerttazione, ancora una volta impone un proprio controllo, non essendo capace di sviluppare visioni ed orizzonti alternativi. Non c’è nel pensiero politico nostrano l’idea grande della “partecipazione”, del cittadino portatore di “saperi”, di collaboratore esperto e responsabile, Non esiste nell’immaginario dell’Amministrazione la possibilità di promuovere una nuova idea di cittadinanza. Tutto deve passare da falsi processi partecipativi costruiti per esaltare l’autocelebrazione della politica. Oggi la nuova piazza, domani il marciapiede, poi i cestini per l’immondizia e infine anche il colore delle panchine, dando l’impressione che queste scelte epocali siano state fatte con l’incredibile sostegno della comunità. Banalità mentre la nostra società avrebbe necessità di ben altri interventi, di ben più alti argomenti e soprattutto di idee nuove. Magari copiando quanto di buono già fatto in altre realtà.

REGIONE TOSCANA/ ANCORA FAVORITISMI ALLE AZIENDE CINESI DI:Aldo Milone

“… Questa è la nuova politica di questo governo regionale. Siamo veramente giunti ad una sorta di razzismo all’inverso, ovvero nei confronti delle imprese italiane. Nasce un progetto, finanziato dalla Regione Toscana e promosso dalla CNA Firenze Metropolitana, denominato “Check up imprese” con cui viene offerto gratuitamente una consulenza dei tecnici di Ambiente Impresa alle aziende cinesi per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro…” A. Milone

ROSSI E I CINESI, VERO AMORE?

In Toscana, grazie a Rossi, se si violano tutte le leggi che riguardano la sicurezza sui luoghi di lavoro e si evade il fisco, come moltissime aziende orientali, si viene premiati con le consuleze gratuite dei tecnici he verificano la sicurezza sul lavoro, mentre alle aziende virtuose tocca sobbarcarsi di quanlsiasi onere. Questa è la nuova politica di questo governo regionale. Siamo veramente giunti ad una sorta di razzismo all’inverso, ovvero nei confronti delle imprese italiane. Nasce un progetto, finanziato dalla Regione Toscana e promosso dalla CNA Firenze Metropolitana, denominato “Check up imprese” con cui viene offerto gratuitamente una consulenza dei tecnici di Ambiente Impresa alle aziende cinesi per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. Siamo arrivati al paradosso. La maggior parte delle aziende cinesi, che hanno evaso il fisco e continuano a farlo, sfruttato e sfruttano i clandestini e i lavoratori al nero, (è sufficiente vedere le prime proteste dei lavoratori e cosa emerge dai controlli del gruppo interforze), adesso usufruiranno anche di una consulenza gratutita da parte dei tecnici di Ambiente Impresa. Ovviamente il costo di tale operazione è finanziato dal sig. Rossi, presidente della Regione, che qualche settimana fa addirittua ha parlato di mafia cinese in Toscana. Questa governo regionale, dopo aver stanziato 4 milioni per i migranti per poi lamentarsi che in Toscana scarseggiano alcuni farmaci antitumorali forse perche si sono fatti dei tagli?, adesso finanzia anche le consulenze gratuite per aziende cinesai che in questi ultimi 20 anni hanno violato i più elementari diritti dei lavoratori e hanno evaso il fisco per milioni e milioni di euro. Intanto le nostre imprese, già gravate da tasse e altre forme di balzelli, sono anche costrette a pagare le consulenze periodiche di tecnici privati per l’osservanza delle leggi in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. In Toscana allora vale la legge del più furbo e di chi la viola, mentre le imprese virtuose sono costrette a sobbarcarsi di tutti gli oneri che gravano su un’azienda.
Guardiamo poi anche la vicenda delle proteste dei lavoratori pakistani che stanno andando avanti ormai da diverso tempo. Il Pd è subito pronto a chiedere un incontro con il Prefetto per presunti atti di violenza da parte della Polizia nei confronti di esponenti sindacali e non si chiede il perchè il sindacato setto stava manifestando nei confronti dell’azienda orientale. Il Pd pratese, unitamente a qualche suo esponente del consiglio regionale, manifesta la sua indignazione e chiede un incontro con il Prefetto dopo gli scontri tra la Polizia e alcuni esponenti del sindacato Sì Cobas. Io non riesco a dare una valutazione su questi episodi anche perché vanno visti in un contesto generale però se c’è stato un abuso dell’uso della forza da parte di qualche esponente della Polizia, è giusto che si intervenga con provvedimenti disciplinari.
È paradossale invece il comportamento del Pd, pronto a protestare e a chiedere di incontrare il Prefetto per questi atti di presunta violenza da parte dei esponenti della Polizia nei confronti di esponenti di un sindacato mentre continua a tacere per quanto succede in aziende a conduzione cinese al cui interno ci sono le più svariate violazioni di leggi quali lo sfruttamento dei lavoratori clandestini e al nero, solo per citarne alcune. E proprio per queste violazioni di leggi il predetto sindacato stava manifestando. Quindi il Pd pratese non si è chiesto assolutamente del perchè c’era questa manifestazione e i motivi che l’hanno determinata. Forse la presenza dei neo consiglieri comunali di origine cinese può creare qualche imbarazzo o porta il Pd a non voler vedere cosa succede in queste aziende? Forse farebbe bene a fare denunce pubbliche anche contro questo fenomeno cronico dello sfruttamento della manodopera clandestina o del lavoro nero che impera nelle aziende orientali. Poi se vorranno occuparsi anche delle condizioni igienico-sanitarie degli stessi esercizi commerciali orientali, come viene quasi quotidianamente testimoniato dalle foto che appaiono su Fb che mostrano come avviene il trasporto di carni nelle strade del Macrolotto Zero.
Aldo Milone

Prato libera e sicura

TAV FIORENTINA/ GRAVI INADEMPIENZE DEL MINISTERO

LA RISPOSTA DEL PROFESSOR PONTI ALLA LETTERA APERTA DEL COMITATO NO TUNNEL TAV FIRENZE

Il Prof. Marco Ponti, ordinario di Economia applicata, Politecnico di Milano ( Foto Corriere Torino)

” Mica capito. È ovvio che il virgolettato che riportate è sbagliato. Non posso certo io dire “l’analisi di Ponti e compagnia…”.  Sono tutte parole del giornalista. Io poi come per gli altri progetti mi limito a coordinare il gruppo, e in questo ruolo sono intervenuto con raccomandazioni importanti di metodo su questo progetto come su tutti gli altri, ma i numeri li ha in mano il PM, prof.Beria, con cui siete già in contatto. Lo metto qui per conoscenza.   Credo invece che abbiate perfettamente ragione a chiedere a gran voce un dibattito pubblico dopo la pubblicazione dei conti e prima di ogni decisione. Ed anche una sollecita pubblicazione dei conti stessi dopo che sono stati consegnati e accettati dal committente. Sul primo di questi punti (il dibattito) finora il ministero è stato gravemente inadempiente, e avete e avrete la mia piena solidarietà, in tutte le forme possibili.”

Marco Ponti

 

Prolegomeni ad ogni progetto futuro che vorrà presentarsi come Repubblica Italiana. Di: Giacomo Fiaschi

«La parola “Italia” è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle»
(Klemens von Metternich, testo che compare in una nota inviata il 2 Agosto 1847 al conte Dietrichstein)

Anche la Repubblica Italiana, come il Regno d’Italia ottantacinque anni prima di lei, nacque da una sorta di rivoluzione che, nel primo e nel secondo caso, ebbe come nobilissimo scopo quello di raggiungere nel primo e di proteggere nel secondo, l’unità di una nazione, prima conquistata a fatica dopo secoli di dominio straniero, e infine ricostruita sulle rovine lasciate da una guerra mondiale al termine della quale rischiò di essere anch’essa persa come lo era stata la guerra stessa.

La data di nascita della Repubblica Italiana fu fissata il giorno del referendum, 2 giugno 1946, con il quale gli italiani furono chiamati a decidere fra Regno e Repubblica.

Ma la strada di questa ritrovata unità non fu facile da percorrere, soprattutto per chi, come Alcide De Gasperi, ebbe l’onere più che l’onore di rappresentare la neonata Repubblica Italiana davanti ai vincitori.

Palais de Luxembourg, sede del Senato francese, ore 16 del 10 agosto 1946. Dopo tre giorni di anticamera, di fronte ai rappresentanti dei 21 Stati vincitori della seconda guerra mondiale, riuniti nella «Conferenza di pace» di Parigi Alcide De Gasperi inizia così il suo discorso: «Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico che mi fa considerare come imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni. Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa portavoce di egoismi nazionali e di interessi unilaterali? Ho il dovere, innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo, di parlare come italiano».

James Byrnes, segretario di Stato americano scriverà in seguito nelle sue memorie «Carte in tavola»: «Quando De Gasperi lasciò il rostro per tornare al suo posto nell’ultima fila, nessuno gli parlò. La cosa mi fece impressione; mi sembrava inutilmente crudele». Per questo, quando arriva davanti alla delegazione americane Byrnes gli tende la mano: «Volevo fare coraggio a quest’uomo che aveva sofferto nelle mani di Mussolini e ora stava soffrendo nelle mani degli Alleati».

Come andò in seguito lo sappiamo tutti, Il genio, la creatività, lo spirito di iniziativa la volontà di riscattarsi di un italiano reduce dall’umiliazione di una sconfitta della quale non è stato responsabile è qualcosa che nessuno, che non sia un italiano, può lontanamente immaginare dove possa arrivare.

Lo fecero intendere al mondo intero personaggi come De Gasperi che considerava la politica come la più nobile delle missioni, o come Mattei che ammetteva di usare i partiti politici come taxi per arrivare dove aveva deciso di arrivare. Entrambi democristiani e nondimeno distanti l’uno dall’altro come Marte da Urano, ebbero in comune la cosa più importante, che fu un amore senza limiti per l’Italia e per il popolo italiano.

Facevano entrambi parte di una élite nazionale, all’interno della quale il primo che avesse mostrato cenni di cedimento alle lusinghe del potere usato per fini personali, sarebbe stato buttato fuori a calci nel sedere se gli andava bene. L’inizio della Repubblica fu esaltante. In una manciata di anni fu dato il via ad una ricostruzione che mise il mondo di fronte a quello che fu riconosciuto ovunque come il “miracolo italiano”. Un balzo stupefacente che portò l’Italia sulla scena mondiale come paese protagonista di una leggenda fantastica.
Poi, quando sembrava che la barca stesse andando a gonfie vele, si risvegliò il genio maligno che, come una maledizione biblica, ritorna più cattivo che mai per ricacciare all’Inferno un Paese al quale non è concesso di sostare per più di qualche anno in Paradiso.

Attardarmi nel descrivere la tragedia degli anni di piombo e il dramma dello sfacelo degli anni seguenti, che rinuncio a definire con espressione analoga alla precedente per il rispetto che devo a quei pochi amici che mi leggono, è del tutto inutile e mi porterebbe a rivivere stati d’animo che, con l’avanzare dell’età mi porterebbero ad aggiungere alle grinze sul viso un disvalore aggiunto di cupa tristezza del quale cerco di fare a meno il più possibile.

Ma torniamo all’oggi, e a quello che sta accadendo nel nostro stranissimo paese. Non entrerò nel merito delle vicende politiche, degli scandali e dei misfatti che stanno spezzando la schiena di un popolo che appare confuso e smarrito di fronte all’accumularsi inarrestabile di problemi irrisolti che paralizzano la vita sociale. Anche questo sarebbe un argomento troppo doloroso da affrontare in un fine settimana di luglio funestato da temperature torride, Del resto si tratterebbe di parlare di cose che abbiamo davanti agli occhi e che non hanno certo bisogno di essere descritte.

Quello che trovo sconcertante è il bisogno morboso di sentirsi partigiani di fronte ai problemi. Mi spiego. In Italia esiste un problema serio riguardo alla sicurezza, Un problema che nessuna statistica, nessuna analisi socio-psicologica può darci ad intendere che abbia a trattarsi di un fenomeno di percezione, quasi si trattasse d’un incubo, d’un miraggio o d’una fisima che, al pari d’un’epidemia, contagia e si propaga generando stati di allucinazione collettiva.
Furti, rapine, pestaggi, stupri, omicidi, interi quartieri popolari presi d’assalto da bande di mafiosi nigeriani che si affrontano di notte e di giorno per il controllo del territorio sul quale rivendicano ciascuna il diritto allo spaccio e al business della prostituzione trasformando in un inferno la vita di persone anziane e di donne giovani e meno giovani le quali rischiano di essere aggredite da qualche rifugiato in calore non sono “percezioni”, sono situazioni vere, reali, concrete.

Ecco, di fronte a queste situazioni in un paese normale la politica cerca soluzioni pratiche, che mettano rapidamente i diritti umani delle persone indifese al sopra di quelli dei delinquenti, nazionali o d’importazione che siano. In un paese normale si accantonano e si dimenticano gli interessi di parte e si affrontano le emergenze sottraendole ai giochi politici.

In un paese normale si fa così. In Italia no. Qualsiasi problema che affligge i cittadini, dalla gestione della spazzatura, al trasporto pubblico, alla sicurezza e via discorrendo, diventa motivo di scontro ideologico permanente fra bianchi e neri, fra sovranisti ed unionisti, fra destri e sinistri.

E quando si è a corto di definizioni si disseppelliscono i cadaveri e lo scontro è fra fascisti e antifascisti.

Ora va di moda quello fra salvinisti e antisalvinsti.

E intanto la spazzatura resta dov’è, le bande di delinquenti affiliati alle mafie nostrane e d’importazione continuano a imperversare, la droga continua ad essere spacciata, i migranti non si sa dove metterli ma siccome “rendono più della droga” la mafia diventa paladina dell’accoglienza e chi s’azzarda a sollevare i problema è un razzista fascista e via di questo passo.

Quindi oggi in Italia o sei un salvinista o sei un antisalvinista.
L’idea che uno possa avere un pensiero autonomo e magari possa riconoscere le ragioni degli uni e degli altri per tentare di arrivare ad un accordo e trovare una soluzione ai problemi non esiste, Non esiste proprio. Ti devi decidere: o stai da una parte o stai dall’altra. L’importante è che i problemi restino lì dove sono, perché se vengon risolti allora si che son problemi. Vogliamo scherzare?

La Repubblica Italiana oggi questo è: il campo da gioco, il colosseo dove i politici fanno spettacolo di fronte a una folla urlante di due tifoserie,

E questa è l’Italia dei nostri giorni.

Mi piace terminare questo articolo con una nota ottimistica, e lo faccio citando ancora una volta Metternich, al quale non venne mai meno quell’onestà intellettuale che gli aveva fatto dire le parole che ho riportato all’inizio, e che gl’impose di ammettere che «in Europa allo stato attuale esiste un solo vero uomo politico, ma disgraziatamente è contro di noi. È il conte di Cavour.»

In attesa che il genio maligno si riaddormenti conviene guardarsi intorno e cercare dove si sono rifugiati i conti di Cavour perché ne avremo davvero bisogno. Unico indizio utile alla ricerca: scrutare in luoghi distanti almeno un raggio di trenta chilometri dalle segreterie dei partiti.