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Confessioni di un Nostalgico Di: Gianfredo Ruggiero

“… L’Italia primeggiava in tutti i campi, nella scienza con Enrico Fermi e suoi avanzatissimi studi sull’energia nucleare, nella tecnica con Guglielmo Marconi inventore del telegrafo, nell’aeronautica con Italo Balbo. Umberto Nobile, con i suoi dirigibili, fu il primo al mondo a raggiungere il  Polo Nord…” G.Ruggiero

 

Roma/Quartiere EUR, Palazzo della Civiltà Italiana

CONFESSIONI DI UN NOSTALGICO

Ebbene si, lo confesso: sono un nostalgico.

Rimpiango quel periodo della nostra storia recente quando i nostri nonni potevano lasciare la porta aperta e dormire con le finestre spalancate. Ora, invece, siamo costretti a barricarci in casa con allarmi e porte blindate.

Allora si poteva passeggiare fino a notte fonda senza temere nulla e non c’erano, come adesso, telecamere ad ogni angolo di strada, carabinieri, polizia, vigili e vigilantes.

Per ritirare la pensione la nonna non aveva bisogno della scorta armata, bastava il nipotino.

Le piazze e le strade erano dei cittadini e non delle prostitute, degli spacciatori o dei balordi d’ogni specie ed etnia.

Il pugno duro del regime e la piena occupazione, che tolse manovalanza alla criminalità, costrinse la Mafia a traslocare in America dove, non a caso, trovò terreno fertile per prosperare e prepararsi a tornare in Patria con i liberatori americani.

Per punire i delinquenti allora bastavano poche carceri perché la giustizia ordinaria funzionava davvero(1). Ora invece le prigioni scoppiano, anche a causa della delinquenza immigrata, della lentezza della giustizia che trattiene in carcere imputati ancora in attesa di giudizio(2), e alla politicizzazione e smania di protagonismo di parte della Magistratura a cui è concessa assoluta libertà e totale impunità, anche quando commette gravi errori.

I dipendenti statali, è vero, erano privilegiati, ma sentivano la responsabilità del ruolo svolto e rispondevano col massimo impegno e se meritevoli facevano carriera. Provate ora ad andare in un qualsiasi ufficio pubblico e vi accorgerete come lo Stato non faccia differenza tra un dipendente coscienzioso ed uno lavativo.

I giovani venivano educati al senso civico(3), all’amor di Patria, al rispetto per il prossimo e al cameratismo. Sapevano cos’era il sacrificio e lo sport era il loro principale svago. Ora invece…lasciamo perdere.

Le famiglie – e per famiglie intendo quelle vere e non i surrogati gay   facevano figli perché lo Stato le sosteneva con Istituiti, molti dei quali poi abrogati, come l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, gli assegni familiari e l’esonero dal pagamento delle tasse per le famiglie numerose e indigenti, le case popolari, le colonie per i figli degli operai, ecc.(4).

Le famiglie povere facevano sacrifici per istruire i loro figli, ma avevano la certezza che una volta conquistato (si, conquistato perché allora si studiava sul serio) il tanto agognato pezzo di carta” i loro figlioli avevano un futuro certo e ben retribuito e se non avevano voglia di studiare un posto da muratore, operaio o contadino per loro si trovava. Per questi lavori ora ci sono gli immigrati.

I treni popolari hanno permesso ai meno abbienti di conoscere l’Italia e i dopolavoro di dare svago e istruzione agli operai.

In ogni città sorgevano le colonie elioterapiche per la cura di malattie croniche, come la tubercolosi e la TBC, allora molto diffuse.

Il sostegno del Governo per il rilancio dell’economia, l’enorme piano di opere pubbliche, i nuovi servizi e le bonifiche integrali del Regime hanno permesso di estendere a tutta l’Italia la piena occupazione e, di conseguenza, a ridurre il fenomeno emigratorio (prima dell’avvento del Fascismo la fame e la mancanza di lavoro costringeva le nostre braccia ad emigrare in paesi dove gli italiani venivano spesso sfruttati e mal tollerati).

Un operaio con il suo lavoro e con l’aiuto della moglie che praticava una sana economia domestica riusciva a mantenere una famiglia, spesso numerosa, e a mettere da parte qualche soldo per poi, una volta andato in pensione, grazie alla liquidazione (istituita in quegli anni), riscattare la casa in affitto e vivere serenamente la sua vecchiaia. Adesso, a parte i ricchi e chi eredita la casa dei nonni, quale famiglia è in grado di comprarsi un pur modesto appartamento in periferia? E la pensione? Per i giovani di oggi una chimera.

Le Fabbriche per produrre bene e a costi contenuti non avevano bisogno del lavoro precario e della mano d’opera extracomunitaria di oggi. Anzi, sia imprenditori che operai avevano uno stimolo in più per dare il meglio di sé: fare grande l’Azienda per fare grande l’Italia.

Le più grandi Aziende italiane sono nate, o si sono consolidate, proprio in quegli anni grazie alla diffusa libertà d’Impresa assicurata dal Governo (si soppresse la libertà politica per esaltare le libertà civili, afferma lo storico Gioacchino Volpe) ed al controllo statale sul sistema bancario sottratto al potere dell’alta finanza e posto al servizio dell’economia, ma soprattutto grazie alla fiducia nelle Istituzioni e all’amor di Patria, quello vero non quello estemporaneo e patetico della nazionale di calcio o del 150° anniversario.

Si producevano di tutto, in Italia e con lavoratori italiani e l’agricoltura ci assicurava l’autosufficienza alimentare.

Ricordate la tanto sbeffeggiata campagna per il grano? E’ servita a ridurre la nostra dipendenza dall’estero(5), a dare lavoro ai nostri contadini e a risanare terre incolte. Adesso, in nome del libero mercato, importiamo di tutto, perfino i pomodori dalla Cina, gli agrumi da Israele e le verdure dalla Spagna e, nel contempo, distruggiamo le nostre arance pur essendo le migliori del mondo e multiamo gli allevatori che producono latte per poi importalo dalla Francia.

Si costruivano autostrade, ferrovie, acquedotti – come quello pugliese, il più grande d’Europa – e intere città rispettando tempi e costi, si bonificavano paludi e s’istituivano parchi nazionali.

L’Italia era un immenso cantiere, dalla Sicilia alle Alpi, e i servizi pubblici funzionava (i treni arrivavano veramente in orario). Ora per togliere la spazzatura dalle strade di Napoli è dovuto intervenire l’esercito. In compenso costruiamo ospedali e strutture pubbliche a costi esorbitanti per poi abbandonarli, come ci documenta quotidianamente “striscia la notizia”.

Per un semplice raccordo autostradale ci voglio decenni e i nostri pendolari  sono ammassati in vagoni fatiscenti o costretti ad alzarsi all’alba per prevenire il traffico.

Con lo slogan “nulla si distrugge” fu avviata, nel 1939, una capillare raccolta differenziata porta a porta per il riciclaggio dei rifiuti.

Il terremoto dell’Aquila ha distrutto tutti gli edifici, tranne quelli costruiti in epoca fascista, un caso?

Le Università sfornavano fior di laureati che sarebbero diventati capitani d’industria, economisti affermati, scienziati di alto livello o uomini di Stato. I grandi statisti del dopoguerra, i Moro, i De Gasperi, i Berlinguer e lo stesso Presidente Napolitano si sono formati come politici integerrimi proprio durante gli anni del Fascismo. Oggi non esistono più statisti, ma solo politicanti che badano ai loro interessi personali e di parte e solo di riflesso a quelli nazionali.

I conti pubblici erano in ordine. Il 1° Aprile del 1924, dopo soli 18 mesi di governo, senza imporre nuove tasse o incrementare quelle esistenti e senza deprimere l’economia il Ministro delle Finanze De Stefani poté annunciare il raggiungimento del pareggio di bilancio.

La crisi finanziaria di Wall Street del ’29, che – come oggi – mise in ginocchio tutte le economie occidentali, fu assorbita senza grossi traumi grazie al vasto piano di opere pubbliche varato dal Governo e allo Stato Sociale istituito dal Fascismo.

Dal 1992 è in atto la vendita (o meglio la svendita) dei beni dello Stato. Beni immobili, demaniali, Aziende e partecipazioni azionari. Ma questi beni quando sono stati creati se non in buona parte durante il fatidico ventennio?

L’attenzione del fascismo alla cultura non fu da meno. Istituti come l’Accademia d’Italia, l’Enciclopedia Italiana, i littoriali della Cultura, l’Istituto Nazionale di Cultura, la Biennale di Venezia, la Mostra Internazionale del Cinema (la prima al mondo, istituita nel ‘32), divennero subito palestre per le migliori menti e permisero a intellettuali, artisti e uomini di cultura dell’epoca di affermarsi e di proseguire la loro attività anche dopo il Fascismo.

In quegli anni si aprono biblioteche pubbliche, teatri e cinematografi in ogni città e si assiste ad un fiorire di riviste e giornali.

La radio fa la sua prima apparizione come pure le prime trasmissioni televisive. Cinecittà apre i battenti.

Nell’arte, nel costume e nella comunicazione il futurismo, uno dei pilastri della cultura fascista,  svecchiò l’Italietta borghese e bigotta.

La minigonna, quella di Mary Quant degli anni sessanta, la vediamo proprio in quegli anni, nei saggi ginnici delle studentesse fasciste.

In campo architettonico un nuovo stile, il razionalismo italiano di Piacentini e Terragni, ha saputo conciliare la tradizione romana con il modernismo più avanzato.

L’Italia primeggiava in tutti i campi, nella scienza con Enrico Fermi e suoi avanzatissimi studi sull’energia nucleare, nella tecnica con Guglielmo Marconi inventore del telegrafo, nell’aeronautica con Italo Balbo. Umberto Nobile, con i suoi dirigibili, fu il primo al mondo a raggiungere il  Polo Nord.

Perfino nello sport la nuova Italia si impose vincendo in continuazione olimpiadi e mondiali di calcio(6).

In soli 15 anni il nostro Paese, arretrato sotto ogni punto di vista, si trasforma in uno Stato moderno ed all’avanguardia mondiale nel campo sociale, tecnico ed economico.

Ora invece siamo un paese super indebitato e succube dei mercati, con una disoccupazione crescente e una immigrazione senza freno, una economia depressa e una pressione fiscale asfissiante, giovani senza futuro e politici affamati, delinquenza dilagante e mafie radicate, Stato sociale distrutto e diritti dei lavoratori cancellati: questa è l’Italia nata dalla resistenza.

Non tenere conto di quanto di positivo fu realizzato durante il Fascismo in un momento drammatico e senza futuro come quello attuale non è solo da stolti presuntuosi, è da criminali.

Qui non si tratta di riscrivere la storia, ma di studiarla per trarne benefici, tenendo ben presente che l’alternativa non è tra libertà e dittatura, come vorrebbero farci credere i nostri politici e i tanti che in questo sistema ci sguazzano, ma tra una democrazia fallimentare ed una che funziona, tra un sistema basato sul potere assoluto e soffocante dei partiti e un rinnovato Stato Sociale a Democrazia Diretta.

Il Fascismo che voglio ricordare non è quello della guerra persa o della lotta fratricida che hanno portato in sé morte e distruzione, questo lo sappiamo già, ci viene rammentato con ossessione da oltre sessant’anni, quello che voglio ricordare è il Fascismo sociale che ha modernizzato un Paese arretrato.

Un Paese, l’italietta giolittiana, privo di servizi pubblici. L’istruzione era un privilegio di pochi e la sanità esclusivamente privata.

Un Paese dove vigeva il lavoro minorile e costringeva le sue braccia ad emigrare, dove – come nel resto del mondo – gli operai non avevano né pensione, né liquidazione e se si ammalavano si dovevano arrangiare. Questa era l’Italia prefascista e che ora sta velocemente ritornando.

E’ vero il fascismo si affermò anche con i manganelli e l’olio di ricino (i social-comunisti che negli anni precedenti hanno terrorizzato l’Italia  non erano certo da meno e a differenza dei fascisti usavano roncole e pistole(7)), ma quale rivoluzione avvenne senza un minimo di violenza? Pensiamo alla madre di tutte le rivoluzioni, quella francese, da cui nacquero le attuali democrazie capitaliste, cosa fu se non un’immensa carneficina? Pensiamo alla rivoluzione bolscevica con il suo corollario d’orrori, per non parlare delle stragi partigiane che hanno accompagnato la lotta di “liberazione” e le nefandezze dei Savoia nel sud d’Italia in epoca risorgimentale.

Il Fascismo fu una dittatura? Anche questo è vero, ma che razza di dittatore fu mai questo Mussolini se per rimanere al potere non ebbe bisogno di campi di concentramento, fosse comuni e deportazioni  di massa?

Che invece di fucilare i suoi oppositori, come facevano i suoi colleghi Hitler e Stalin, li mandava al confino trovandogli casa e passandogli un vitalizio? E permetteva a Gramsci, uno dei pochissimi avversari incarcerati, di scrivere i suoi libri contro il regime e di assisterlo, quando si ammalò, in una clinica privata a spese dello Stato?

Gli si rinfaccia di essere entrato in guerra (poteva forse restarne fuori?(8)), ma adesso, dopo quasi settant’anni, siamo forse in pace?  Non vi è angolo del mondo senza guerre, ingiustizie, fame e miseria. Grazie anche alle ingerenze “umanitarie” dell’occidente e alle multinazionali degli armamenti che non lavorano certo per la pace.

Mussolini fece molti errori, come l’anacronistica guerra coloniale, le vergognose leggi razziale e la guerra persa a fianco di un alleato che non volle scaricare quando le vicende belliche volsero al peggio, ma pagò. Pagò con la vita e con lo scempio del suo corpo.

Quanti dei responsabili dello sfacelo in cui si trova oggi l’Italia stanno pagando per la loro incapacità e bramosia di potere.

E ora che le vestali dell’antifascismo si scatenino pure!

Gianfredo Ruggiero

(Pubblicato il di

Note.

(1)    Per non inquinare la giustizia civile furono istituiti i tribunali speciali che giudicavano i reati connessi alla politica e contro lo Stato. Vigeva la pena di Morte è vero, ma come deterrente. Infatti fu applicata in pochissimi casi e per reati particolarmente efferati (a differenza della democratica America  e della comunista Cina che ancora oggi mandano sulla sedia elettrica o impiccano decine di condannati a morte).

(2)    Circa il 40% della popolazione carceraria è in attesa di giudizio, metà della quale poi risulta innocente.

(3)    L’educazione civica era materia di studio.

(4)    Michele Giovanni Bontempo “Lo Stato Sociale nel Ventennio”, ed. I libri del Borghese, Roma 2010.

(5)    L’importazione del grano, principalmente dall’Argentina, fu ridotta del 75%.  Nel 1922 i braccianti erano oltre 2 milioni: nei primi anni del ‘40 il loro numero si ridusse a soli 700 mila, gli altri erano divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole o grandi aziende. Nella sola Sicilia i proprietari terrieri passarono dai 54 mila a 223 mila.             

(6)    Secondo posto alle olimpiadi americane di Los Angeles del ‘32, duplice vittoria ai mondiali di calcio del ’32 e del ’34. Primo Carnera è campione mondiale dei pesi massini nel ‘33, Gino Bartali in quegli anni vince due giri d’Italia  nel 1936 e nel 1937 e un Tour De France nel 1938.

(7)    Durante il famigerato “biennio rosso” 1919-22 la sinistra massimalista mise a ferro e fuoco l’Italia con occupazioni di fabbriche e scioperi selvaggi, di aggressioni e violenze a carico dei soldati che tornavano dal fronte a cui la polizia e l’esercito rispondevano con altrettanto durezza e i padroni con le serrate. Il Fascismo si affermò anche come risposta dei ceti medi e popolari stanchi delle violenze dei social-comunisti e delle imposizioni dalle leghe rosse e bianche nelle campagne.

(8)    L’Italia non poteva rimanere fuori da un conflitto di dimensioni mondiali e che si sarebbe sviluppato nel Mediterraneo. Mussolini entrò in guerra un anno dopo in quanto perfettamente conscio dell’impreparazione militare dell’Italia e dell’assoluta inaffidabilità dei vertici militari ed in particolare di quelli della Regia Marina legati ai circoli massonici inglesi. Quando si decise a compiere il passo la Germania era vittoriosa su tutti i fronti, aveva occupato gran parte dell’Europa e si apprestava ad invadere l’Inghilterra. Con chi avrebbe dovuto allearsi l’Italia in quelle circostanze, con la parte soccombente per essere a sua volta occupata dai tedeschi?

I CINESI DI PRATO UFFICIALMENTE NON ESISTONO Di: Michele Ricci Palmieri

“… a Prato i cinesi sono in forte aumento, circa 4 residenti al giorno…” M.R.Palmieri

  • Prato- Piu’ e piu’ volte ho ascoltato la “Leggenda metropolitana” secondo la quale I cinesi starebbero lasciando Prato.  Su questo fatto, non ha caso, nessuno ha mai dato dati né certi e neppure incerti. Tuttavia non sono mancati economisti, politici, sociologi e, perché no, anche qualche paragnosta, che si siano avventurati  nel tentativo di formulare una qualche spiegazione, che fosse anche più o meno logica, del perché i cinesi ci stavano lasciando. Nell’ascoltare, come capita, certe blaterazioni, mi sono sempre  chiesto: “Ma chi ve lo ha detto? Da cosa lo desumete?”. Non c’era infatti una risposta logica: quelli che lo dicevano, lo sapevano e basta I cinesi lasciavano Prato, punto è basta. Tra i tanti, ricordo bene il faccione barbuto e con sottili ochhiali da intellettuale, di colui che si spinse perfino a dire che i cinesi abbandonavano Prato perché non avevano più lavoro e andavano cercando zone più fertili in cui attecchire. Nel frattempo quella che per noi era la “Cartina al tornasole” del fatto, scuoteva il capo incredulo a queste parole che andavano diffondendosi in città. La nostra cartina al tornasole era l’allora Assessore alla sicurezza urbana, Aldo Milone, il quale raccontava invece di non aver mai rilevato, nei suoi quasi giornalieri blitz nei  fatiscenti capannoni occupati da aziende cinesi, dei chiari segnali che il loro lavoro fosse in calo. Per quanto riguardava i cinesi che se ne andavano, chi poteva affermalo con sicurezza?! I clandestini che nessuno ha mai avuto modo di contarli? Quelli vanno e vengono. Mentre questa leggenda si propagava per la città è forse anche oltre, capitava di leggere che a Prato i cinesi erano in forte aumento: circa 4 nuovi  residenti al giorno. E’ ovvio e scontato che fra le due tendenze, quella dell’esodo cinese verso altri lidi e quella del continuo arrivo a Prato di nuovi immigrati esisterà anche una via di mezzo. I cinesi, ma qui si parla sempre e soltanto  di cinesi residenti, censiti più o meno, dopo la “Grande ondata” che ci colpì a suo tempo, sono rimasti per lo più invariati. Lo ripeto con convinzione:  nessuno, e dico nessuno, sa quanti siano, dove siano e cosa facciano. Sono i cinesi clandestini nella nostra città. Sono quest’ultimi la parte più variabile dell’occupazione cinese di Prato e sono anche coloro che meno possono esser controllati proprio perché ufficialmente non esistono. Quel poco che sappiamo lo dobbiamo all’ex-Assessore alla Polizia Urbana che  toccava con mano al momento dei blitz quanti fossero i cinesi clandestini in quei capannoni. Si trattava, e’ pur vero, dimDati aleatori, che come tutte le cose aleatorie non lascian traccia e non fanno testo. Tuttavia Aldo Milone ci dava delle ipotesi. A mio parere i cinesi di Prato restano più o meno sempre i soliti, con qualcuno che va e qualcuno che arriva. I cinesi, come tutti i popoli, ma forse loro lo sono in modo particolare, sono un popolo in cammino. Per raggiungere cosa, non lo sappiamo, ma certamente sono in camminano.

    A Prato, soprattutto da tre anni a questa parte,  i cinesi hanno trovato anche chi gli spiana la strada… Per quale assurda ragione se ne dovrebbero mai andare?!…

PRATO/ Tra meno di un decennio la popolazione pratese sarà costituita da extracomunitari DI: Aldo Milone

“…  Con questi numeri è evidente che 3/4 poliziotti non potevano assolutamente fare verifiche su 30 mila richieste di permessi di soggiorno riguardanti cittadini cinesi. Ovviamente tutto ciò facilitava  lavoro “sporco” di chi curava gli interessi degli orientali. I dati emersi da questo processo devono però far riflettere sul futuro della città…” A. Milone, Prato Libera e Sicura

Cinesi a Prato.

Durante il processo, riguardante i permessi facili rilasciati ai cinesi in cui sono coinvolti due poliziotti, sono emersi dati, anche se scontati, preoccupanti per il futuro di Prato. Nel 2015 sono stati richiesti 46.000 permessi di soggiorno, di questi 30.475 sono cittadini cinesi. L’ultimo dato sui residenti cinesi a Prato, fino a giugno scorso, ha certificato una presenza di circa 20.000 persone con un trend di crescita di 2000 all’anno. Ritornando al processo in corso, è bene evidenziare un particolare preoccupante che riguarda la scarsissima percentuale di verifiche, solo il 3%, sulle richieste dei permessi di soggiorno. Questa scarsissima percentuale non può assolutamente essere attribuita alla mancanza di volontà da parte della Polizia di Stato ma ad un organico carente proprio per l’alto numero di extracomunitari presenti in città. Problema da me sollevato svariate volte a chi si ritiene amico di questo Governo e di quello precedente, ovvero al sindaco Biffoni, detentore di molteplici incarichi. Con questi numeri è evidente che 3/4 poliziotti non potevano assolutamente fare verifiche su 30 mila richieste di permessi di soggiorno riguardanti cittadini cinesi. Ovviamente tutto ciò facilitava  lavoro “sporco” di chi curava gli interessi degli orientali. I dati emersi da questo processo devono però far riflettere sul futuro della città. Da mesi vado affermando che tra un decennio, forse anche meno, la popolazione extracomunitaria, in particolare quella cinese, raggiungerà il 50% della popolazione residente. Alcune avvisaglie le abbiamo avute da alcuni report pubblicati in quest’ultimi mesi. Ne cito qualcuno: 1 adolescente su 5 è extracomunitario, ovvero il 20% della popolazione adolescenziale, mentre il dato nazionale è dell’8%. Inoltre proprio qualche giorno ho letto su questo giornale che nel noto Convitto Cicognini sono state formate alle elementari 2 classi di soli alunni cinesi. E questo sarebbe un esempio di integrazione? Credo di no, è solo un avvertimento di cosa sarà il futuro di Prato. Per concludere, mi sono giunte voci circa i potenziali acquirenti dei terreni, siti nel Macrolotto 2, messi all’asta dal Comune. Sarebbero imprenditori cinesi. Questo significa che anche il Macrolotto2, dopo il Macrolotto1, diventerebbe territorio orientale. Pongo ai pratesi una domanda: desiderate questo futuro per Prato?

Rifletto poi anche sul fatto che sui giornali online è riportata una notizia riguardante la lotta all’evasione fiscale portata avanti dal Comune di Prato. Nel comunicato si legge che il Comune di Prato risulta il quinto in Italia negli accertamenti fiscali. Ho letto inoltre una dichiarazione del sindaco Biffoni che si rallegrava per questo riconoscimento e per il mezzo milione di euro con cui il Governo “premiava” Prato. Biffoni non ha avuto neanche l’onestà intellettuale di riconoscere in questo campo i meriti della giunta Cenni che ha portato avanti, attraverso il mio ex assessorato, e soprattutto iniziato questa lotta all’evasione fiscale i cui risultati si stanno vedendo proprio in questi ultimi 3 anni. Biffoni si attribuisce un successo immeritato e lo conferma una mia interrogazione presentata qualche mese fa a cui rispose l’assessore Faltoni la quale dovette ammettere che la convenzione con la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate con cui si portava avanti la lotta all’evasione fiscale mediante segnalazioni qualificate, ancora non era stata firmata e quindi l’Agenzia delle Entrate di Prato non procedeva all’elaborazione delle relative segnalazioni che pervenivano dal Comune. Inoltre Biffoni con questa sua presunzione ha dimostrato ancora una volta di non conoscere i meccanismi dei pagamenti di chi evade il Fisco. Ha dimostrato di essere come quei furbetti che cercano di ingannnare il prossimo attribuendosi meriti altrui. Se proprio bisogna riconoscere un merito a Biffoni è quello di aver assegnato due alloggi del Comune a due nomadi che avevano un conto corrente sostanzioso, come è emerso dalle recenti indagini della Guardia di Finanza.

Anche questa non mi sembra una poi così grande nota di merito…

 

La POLIZIA PENITENZIARIA e’ costretta ad OPERARE IN CONDIZIONI INDENGNE Di: Giovanni Donzelli (FdI)

POLIZIA PENITENZIARIA COMPIE 200 ANNI, MA NON FESTEGGIANO

Oggi a Roma davanti alla Camera dei deputanti sono scesi in piazza tutti i sindacati della Polizia Penitenziaria, in occasione dei duecento anni del corpo. Mentre alle Terme di Caracalla sarà festeggiato il Bicentenario del Corpo alla presenza del Presidente della Repubblica, gli agenti scendono in piazza e non festeggiano, anzi chiedono più sicurezza, investimenti e risoluzione delle condizioni critiche del personale nelle carceri.
In molti si preoccupano solamente delle condizioni dei detenuti, ma non di chi vive in carcere non per colpa ma per lavoro. 
Più volte ho visitato alcune strutture, sollecitato dagli agenti, denunciando la situazione vergognosa in cui sono costretti a vivere, condizioni indegne per dei servitori dello Stato.
Esprimo vicinanza agli agenti che manifestano a Montecitorio, anche Giorgia Meloni è passata al presidio oggi per portare la propria solidarietà.

A Proposito della Legge FIANO Di: Gianfredo Ruggiero

“… finiamola di usare la storia per bassi e miserevoli intenti politici. La storia non si processa, si studia per trarne insegnamento. Come le idee, qualunque esse siano, che vanno discusse. Perché la diversità di opinioni è una ricchezza che porta giovamento a tutti…” G.Ruggiero

Sono da sempre un appassionato di storia, in particolare di storia contemporanea che, come tutti, ho appreso sui banchi a scuola e poi approfondito nelle biblioteche e leggendo libri di diversi autori e di diverso orientamento. Alla mia conoscenza ha poi contribuito, in maniera notevole, il dibattito. Soprattutto con persone con opinioni diverse dalle mie.

Discutere con chi la pensa come me all’inizio è piacevole, ma poi mi annoia. Al contrario il dibattito con persone che esprimono in maniera civile, educata e, soprattutto, rispettosa, opinioni distanti dalle mie l’ho sempre considerata una occasione di crescita.

Il fascismo è stato condannato dalla storia, quella ufficiale, perché nei suoi vent’anni di vita avrebbe portato morte e distruzione.  Se così fosse (io non ne sono per nulla convinto)  sarebbe perfettamente legittimo bandire tutti quei movimenti e partiti che si richiamo al fascismo e sarebbe  altrettanto legittima la legge Fiano, recentemente approvata alla Camera, che vieta anche gli atteggiamenti riconducibili al fascismo.

Secondo la legge Fiano, se faccio il saluto romano rischio fino a due anni di carcere perché il fascismo ha portato morte e distruzione…e se mi faccio il segno della croce cosa rischio, l’ergastolo? Se pensiamo a cosa ha fatto la Chiesa nei suoi duemila anni di storia. Pensiamo alla Santa Inquisizione, pensiamo a come sono state cristianizzate le Americhe. Pensiamo all’antisemitismo creato dalla Chiesa con l’accusa rivolta agli ebrei di aver voluto la morte di Gesù. Nel 1096, alla partenza della prima crociata indetta da Papa Urbano II sono stati massacrati 50 mila ebrei in Renania accusati di essere miscredenti ad opera dei predicatori Pietro d’Amiens e Gualtieri Senza Averi.  Entrati a Gerusalemme i crociati hanno massacrato l’intera popolazione, cristiani, musulmani ed ebrei che fino ad allora convivevano in pace.

E se sventolo la bandiera americana? Finisco sulla sedia elettrica se pensiamo a cosa hanno fatto gli americani in passato e ancora adesso. La storia dell’America è iniziata con il genocidio dei pellerossa, oltre 10 milioni, e con i 15 milioni di neri prelevati a forza dall’Africa e ridotti in schiavitù; la segregazione razziale è rimasta in vigore fino agli anni 60. In alcuni stati erano addirittura proibiti i matrimoni misti. E’ proseguita con le armi di distruzione di massa: le bombe atomiche sul Giappone prossimo alla resa, le bombe al napalm per incendiare i villaggi vietnamiti con le persone dentro, alle bombe al fosforo sulla città irachena di Falluja, ai proiettili radioattivi nei Balcani. Ai colpi di stato organizzati dalla Cia negli anni 70 in Cile, Argentina e Grecia all’operazione Gladio in Italia. Non c’è guerra e violenza senza America.

E se mostro la bandiera francese? Finisco alla ghigliottina, se pensiamo che le moderne democrazie parlamentari sono state partorite nel sangue della Rivoluzione francese tra teste mozzate, terrore giacobino e il Genocidio dei cristiani in Vandea dove venivano uccise principalmente le donne per evitare che partorissero briganti. Su 800 mila abitanti ne sono stati uccisi 280 mila, più di un terzo della intera popolazione.

E se esibisco la bandiera rossa con la farce e martello? finisco come minimo ai lavori forzati se pensiamo alla deportazioni in Siberia di Stalin ai tre milioni di cambogiani uccisi da Pot-Pot e al sangue versato durante la rivoluzione culturale di Mao.
In definitiva, se dovessimo giudicare la storia sulla base dei crimini compiuti, qui non si salva nessuno.

Non si salva l’Italia per Mussolini e la Germania per Hitler, ma non si salva neppure la Chiesa per le crociate, la santa inquisizione e l’antisemitismo, non si salva l’America per il razzismo e le bombe, non si salva la Francia per Robespierre e Napoleone che ha depredato mezza Europa e l’Intero Egitto. Non si salva il comunismo per Stalin, Mao e Pol Pot.

Per cui finiamola di usare la storia per bassi e miserevoli intenti politici. La storia non si processa, si studia per trarne insegnamento. Come le idee, qualunque esse siano, che vanno discusse. Perché la diversità di opinioni è una ricchezza che porta giovamento a tutti.

Io ho un sogno, parafrasando Luther King, di vedere un giorno giovani destra e giovani di sinistra, disoccupati e immigrati, ognuno con le proprie idee, uniti da un unico obiettivo: salvare l’Italia.
Il nostro nemico non è il comunismo, non è il fascismo, il nostro nemico non sono gli immigrati.

Il nostro nemico è il capitalismo che affama i popoli e genera ingiustizie; che per prosperare ha bisogno di una massa sempre più grande di disperati e immigrati da sfruttare.

Il nostro nemico è l’America. Non quella di Trump, l’America di sempre che pretende di controllare i destini del mondo.

Se non capiamo questo e continuiamo invece a parlarci addosso, fra dieci anni saremo ancora qui a discutere di neofascismo. Intanto l’Italia sprofonda sempre di più.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur – Lonate Pozzolo (VA)

(https://excaliburitalia.wordpress.com)

PRATO 2013/ Numeri e prospettive del SETTEMBRE PRATESE CHE FU

  • SETTEMBRE PRATESE – Scopri le differenze…

    Settembre PRATESE. Migliaia di persone in Piazza Mercatale perbintanti eventi

    Prato nel Mondo25 settembre 2013 ·

  • Prato-Il sindaco Roberto Cenni: “Prato ha dimostrato di essere una città che attrae e con un potenziale enorme da sfruttare”

    Oltre 40 mila persone all’interno dell’arena e 20 mila transitate in piazza Mercatale in 17 giorni di eventi. Il 30 per cento in più di presenze rispetto allo scorso anno. Questi sono i numeri del settembre pratese presentati dal sindaco Roberto Cenni durante la conferenza alla quale ha partecipato anche l’assessore all’Urbanistica Gianni Cenni, insieme all’organizzatore della manifestazione Claudio Belgiorno e al presidente dell’associazione Palla Grossa Lorenzo Patriarchi. 

    “Facendo un raffronto tra il settembre 2008 – afferma il sindaco Roberto Cenni – in cui gli eventi programmati erano soltanto il Corteggio storico, la Commemorazione dei 29 martiri di Figline e il Luna Park, che da solo costava 210 mila euro, e questo appena trascorso, in cui siamo stati capaci di offrire, con una spesa inferiore, quasi venti giorni di eventi di intrattenimento e cultura che hanno attirato in centro migliaia di persone ogni sera, non si può che pensare di aver fatto la scelta giusta e sono certo che il prossimo anno sia possibile fare ancora meglio. Un settembre questo che segue quello del 2012 che già aveva visto un fiorire di eventi e appuntamenti sempre gremiti di pubblico”.

    Quanto visto in piazza Mercatale – continua il sindaco –, in particolare per il gioco della Palla Grossa, è frutto di un lavoro annuale intenso e appassionato di molte persone che nel corso di questi mesi hanno coinvolto circoli e anche parrocchie dando vita a un’ampia attività sociale. Certamente le cose da fare per migliorare la macchina organizzativa sono molte e il potenziale è enorme così come deve esserlo l’impegno di tutti. Abbiamo dimostrato che Prato può essere una città che attrae gli artisti e che trattiene i propri giovani. Offrire occasioni di intrattenimento che vadano incontro a gusti diversi si è rivelata una scelta vincente che i pratesi hanno apprezzato affollando ogni sera le strade e le piazza del centro”.

    Da parte loro gli organizzatori hanno ringraziato il sindaco e l’assessore Gianni Cenni per l’appoggio costante dimostrato nei loro confronti. “Piazza Mercatale – ha ricordato Claudio Belgiorno – non è un luogo facile da gestire, non è chiudibile e al suo interno ha molte attività presenti con le quali abbiamo instaurato un ottimo rapporto. Certo le cose da rivedere sono molte, come l’aumento delle tribune, la sistemazione degli stand e l’eventuale ampliamento della manifestazione così da coinvolgere altre zone della città, ma il successo ottenuto è innegabile sia dal punto di vista delle presenze che dell’ordine pubblico. Abbiamo cercato di offrire spettacoli per tutti i gusti dando a realtà locali la possibilità di presentare le loro attività e abbiamo avuto ospiti di livello nazionale che hanno apprezzato l’accoglienza calorosa del pubblico pratese. Per quanto riguarda la Palla Grossa dal prossimo anno le tribune, escluse le curve, avranno posti numerati e stiamo valutando la possibilità di aumentarli. Inoltre sono in costruzione, utilizzando la sabbia tolta da piazza Mercatale e i soldi della sponsorizzazione, due campi da allenamento, per dare la possibilità ai quartieri di avere una maggiore stabilità durante tutto l’anno. Circa 30 mila euro saranno impiegati per la realizzazione del campo a Tavola per il quartiere Rosso e altri 30 mila per quello degli Azzurri a Mezzana”.

C’è un’Italia benestante e un’Italia che sta male. Di: Giacomo Fiaschi

A questa Italia del cambiamento non gliene può fregar di meno.

C’è un’Italia benestante e un’Italia che sta male.
Sia l’una che l’altra, per motivi opposti, vivono un disagio.
La seconda perché non ce la fa ad andare avanti, la prima perché teme di perdere quello che ha. Entrambe vogliono un cambiamento, una in un verso e l’altra nel verso opposto.
Poi c’è la terza Italia, quella della maggioranza silenziosa e sorniona che, tutto sommato, sta bene come sta: tira a campare e si arrangia.
A questa Italia del cambiamento non gliene può fregar di meno. Anzi. meno si cambia e meglio è. Si cambia quel tanto o quel poco che è necessario cambiare perché tutto resti così com’è.
E’ l’Italia Gattoparda, paradiso della premiata ditta Furbi & Fessi Spa che controlla Stato, Chiese, Partiti e Movimenti politici, Banche, Assicurazioni, Sindacati e Associazioni di Categoria.
E’ l’Italia che ha in mano il potere vero, quello che cambia colore, etichetta e simboli allo stesso barattolo di merda che alimenta il sistema e il cui contenuto non cambia mai, elezioni dopo elezioni, governo dopo governo.
Ultimamente è stato aggiunto un nuovo ingrediante che introduce una nota piccante: il “Vaffanculo”.
L’Italia Gattoparda è riuscita a digerire e metabolizzare anche quello.


Italia, famiglie sempre più in miseria: 4,5 milioni in povertà assoluta. Trentino sempre più a rischio.

Prato-Soccorso, Il QUARTIERE MENZOGNA Di: Vladimiro Zanchi

Ecco Come il PCI edificò al Soccorso di Prato

Il quartiere del Soccorso a Prato

.Il Partito Comunista prima, PDS poi e poi ancora i DS, fino ad arrivare al PD oggi ci hanno abituato a posizioni e dichiarazioni infarcite di profonde falsità, cosi tante e così profonde che non riusciamo se definire il tutto frutto di semplice demenza o se al contrario siano dettate da un piano sempre ben definito. Preferiamo pensare e ne siamo quasi certi, noi le certezze assolute non le abbiamo, che sempre si tratti senz’altro di pura demenza. Se si parla di Prato l’argomento del raddoppio della declassata nella zona del Soccorso. Mio malgrado ho capelli bianchi a sufficienza per ricordare i te!pi di quando una giunta di sinistra, progettò e fece un anello di scorrimento veloce intorno alla città, dimenticandosi o non si accorgendosi o ancor peggio, non volendosi accorgere della strozzatura viaria che si sarebbe creata in quella che sarebbe dovuta essere, appunto, una strada a scorrimento veloce. Lasciarono tutto com’era, molto probabilmente pensando “Ci penseremo dopo”. Così poi non è stato  e non ci hanno pensato nè prima nè dopo. I capelli bianchi non mi servono pricordare anche quando Il Presidente beneamato Rossi, più volte, quando si parlava dell’aeroporto, ci sbatteva sul naso il fattore della declassata e strozzatura del Soccorso. Nel frattempo la richiesta di fondi per affrontare il problema giacevano in qualche cassetto e si andavano ricoprendo di una polvere sempre più fitta. Ci volle l’intervento dell’allora Ministro Lupi, che dopo avergli tirato gli orecchi, lo costrinse a firmare, obtorto collo, la richiesta di finanziamento. E finanziamento fu. Ma un partito come il PD, un partito senza capo ne coda niente altro poteva fare, non avendo nessuna politica con una visione chiara del futuro, che dare battaglia per la scelta di un sovrappasso al posto di un sottopasso. Voglio ricordare ai più giovani che nel PD voglion far politica, che lo stesso problema sorse sul tratto  della tangenziale che, all’altezza di San Paolo, doveva superare via Pistoiese e la ferrovia, sovrappasso o sottopasso? La scelta fu facile, i comunisti all’epoca non erano del tutto stupidi, no al sottopasso, si disse ai tempi, troppo pericoloso una escavazione così profonda in quella zona, come in altre della città, così vicinia al sottopasso di via Ciulli e dunque fu optato per il sovrappasso che a dire il vero rimase fermo per lungo tempo visto che sul tracciato sorgeva un’abitazione, ma poi fu compiuto. Oggi i nipotini di Lenin pretendono di fare un sottopasso al Soccorso, della vita della gente non interessa niente. Dal nulla abbiamo visto inventarsi dei “Comitati”. Si e’ cosi’ parlato della divisiome in due del quartiere e arrivando, pur sottovoce, a dire che il quartiere è stato, ai tempi, costruito male.  Noi anziani, allora sì, diciamolo anche che siamo vecchi, anche se non ancora del tutto rincoglionito,  la storia di questa città l’abbiamo vissuta e non ce la siamo fatta raccontare da chi sta sopra di noi. Il raddoppio della declassata ad esempio, era necessario e non lo è da adesso, lo è da quando la giunta di sinistra, a suo tempo, progettò e fece un anello di scorrimento veloce intorno alla città, nel progettare questo anello si dimenticarono o non si accorsero o ancor peggio, non vollero accorgersi della strozzatura viaria che stavano creando in quella che sarebbe dovuta essere, appunto, una strada a scorrimento veloce. Lasciaro tutto com’era, molto probabilmente pensando “Ci penseremo dopo”. Così non è stato non ci hanno pensato dopo, proprio non ci hanno pensato per niente. Il loro Presidente, il beneamato Rossi, più volte, quando noi parlavamo dell’aeroporto ci sbatteva sul viso il fattore declassata e strozzatura del Soccorso, nel frattempo la richiesta di fondi per affrontare il problema giacevano in qualche cassetto e si andavano ricoprendo di una polvere sempre più fitta. Ci volle l’intervento del Ministro Lupi, che dopo avergli tirato gli orecchi, a cui Rossi ha già tanti fastidi a colpa dei tintinnii che ode, lo costrinse a firmare, obtorto collo, la richiesta di finanziamento. E finanziamento sia. Ma un partito come il PD, un partito senza capo ne coda niente altro poteva fare, non avendo nessuna politica con una visione chiara del futuro, che dare battaglia per la scelta di un sovrappasso al posto di un sottopasso. Vogliamo ricordare ai più giovani dei nostri lettori e più con più ai lattonzoli che nel PD voglion far politica, che lo stesso problema sorse sul tratto  della tangenziale che, all’altezza di San Paolo, doveva superare via Pistoiese e la ferrovia, sovrappasso o sottopasso? La scelta fu facile, i comunisti all’epoca non erano del tutto stupidi, no al sottopasso, si disse ai tempi, troppo pericoloso una escavazione così profonda in quella zona, come in altre della città, così vicinia al sottopasso di via Ciulli e dunque fu optato per il sovrappasso che a dire il vero rimase fermo per lungo tempo visto che sul tracciato sorgeva un’abitazione, ma poi fu compiuto. Oggi i nipotini di Lenin pretendono di fare un sottopasso al Soccorso, della vita della gente non interessa niente. Si inventano dal niente “Comitati” si parla di dividere in due un quartiere e si arriva a dire, ma piano, perché non siano in molti a sentire, che il quartiere è stato, ai tempi, costruito male. Bosi, ragazzo nostro, ma chi vuoi prendere in giro? Noi la storia di questa città l’abbiamo vissuta e non ce la siamo fatta raccontare da qualcuno  che sta sopra di noi e ci dice cosa dire e cosa fare.

Se al Soccorso ci sono dei problemi, questi problemi li ha creati la sinistra che governato dal ’45 in avanti. Se il Soccorsoe’ un quartiere spaccato, la spaccatura l’ha creata la sinistra che ha fatto murare di sopra e di sotto dalla declassata, e ora la stessa sinistra vuole risolvere il problema con la stessa soluzione che fu scartata permla tangenziale a San Paolo.

Bisogna essere bugiardi.   Ma bugiardi forte!

RENZI A PRATO/ ECCESSIVO PARLARE DI SUCCESSO Di: Aldo Milone

“… Aspettiamo le elezioni in Sicilia e poi le politiche del 2018. A quel punto sarà difficile che lo vedremo di nuovo in giro a presentare libri. …” A. Milone

Foto Notizie di Prato

Forse sarò io a non capire ma dire che la presenza di 400 persone alla presentazione del libro di Renzi ai giardini Buonamici sia stato un successo, mi sembra eccessivo o sbaglio? Il Pd a Prato, e dico solo a Prato, ha preso più di 40.000 voti. Mi piacerebbe sapere se Renzi è contento di questo ” exploit “. Adesso capisco perché continua a crollare nei sondaggi. A

Io credo che Renzi meriti questi ultimi trionfi con 3/400 persone perché per lui poi continueranno le batoste dopo quella del referendum. Aspettiamo le elezioni in Sicilia e poi le politiche del 2018. A quel punto sarà difficile che lo vedremo di nuovo in giro a presentare libri. E poi in una città in cui il Pd ha superato il 40%, cosa sono 3/400 persone?ggiungo, infine, che buona parte dei presenti erano politici o nominati negli Enti. §Tanto per intendersi quelli che vivono di prebende grazie alla politica.


da: http://www.notiziediprato.it/

Tutto esaurito al giardino Buonamici per l’incontro con Matteo Renzi

Il segretario del Pd a Prato per presentare il suo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma”. Stoccate a tutti i suoi avversari da Berlusconi a Salvini per finire al Movimento Cinque Stelle

Tanta gente al giardino Buonamici, oggi 11 settembre, per assistere alla presentazione del libro di Matteo Renzi  “Avanti. Perché l’Italia non si ferma”. L’ex premier, e attuale segretario del Pd, è arrivato verso le 18.45, con circa tre quarti d’ora di ritardo sul previsto. Il giardino e la terrazza soprastante erano già affollate di persone. In totale si calcolano .. Leggi articolo intero

LAVORO E IMMIGRAZIONE/ Attualità del PENSIERO MARXISTA Di: Gianfredo Ruggiero

…E SE MARX AVESSE RAGIONE?…

“Esercito industriale di riserva”. Fu questa l’espressione che Carl Marx utilizzò nella sua opera, “Il Capitale”, per indicare la funzione dei disoccupati nell’ambito delle dinamiche capitalistiche.

In sintesi, secondo il meccanismo regolatore della domanda e dell’offerta, una elevata disoccupazione tiene basso il costo della mano d’opera. Mentre, al contrario, la poca disponibilità di lavoratori ne fa aumentare il valore a scapito del profitto del capitale. Per questo motivo gli economisti liberali vedono la piena occupazione come il fumo degli occhi. Come considerano nemico giurato il cosiddetto “protezionismo” che altro non è che il legittimo diritto di ogni nazione di difendere la propria economia minacciata dallo strapotere delle multinazionali gestite dalla finanza.

Carlo Marx sostiene che per il Capitale è di vitale importanza disporre di una massa di disoccupati allo scopo di esercitare una costante pressione verso il basso sulle condizioni di lavoro delle maestranze. In pratica, grazie a questo esercito di riserva i lavoratori sono sempre sotto scacco. Oltre ad avere a disposizione un serbatoio umano da utilizzare all’occorrenza.

Poiché, come evidenziò Henry Ford, gli operai sono anch’essi dei consumatori, è necessario bombardarli di pubblicità e stimolare sempre nuovi stili di vita che trasformino i bisogni futili in essenziali. In questo modo aumentano le vendite e crescono i profitti.

La via d’uscita, secondo Marx, sarebbe la “collettivizzazione dei mezzi di produzione e di scambio”. Affidare allo Stato la pianificazione dell’economia nazionale attraverso il controllo della produzione e della distribuzione dei beni permetterebbe di sottrarre al perverso meccanismo della domanda e dell’offerta i lavoratori e di retribuirli secondo “i loro bisogni e le loro necessità”. Su questo concetto torneremo.

All’epoca di Marx non esisteva il fenomeno della delocalizzazione industriale e l’immigrazione aveva tutt’altre caratteristiche, pertanto non ha potuto contemplare queste due variabili nella sua lucida analisi.

Tornando ai giorni nostri, il capitalismo ha nel frattempo cambiato la forma, ma non la sostanza. Per cui le considerazioni che valevano ai tempi di Marx valgono ancora oggi.

La convenienza del capitalismo a trasferire le attività produttive nei paesi a basso costo di mano d’opera e l’incoraggiamento all’immigrazione esercitato dalla sinistra (che evidentemente non ha letto il Capitale e fa il gioco del capitalismo), sostenuta in questa dalla Chiesa di Bergoglio, svolgono la medesima funzione dell’esercito di riserva di Marxiana memoria.

Prima dell’avvento della globalizzazione la singola azienda operante nel mercato interno doveva confrontarsi con la sola concorrenza nazionale, oggi deve lottare soprattutto con le multinazionali che possono contare su grandi numeri di produzione a basso costo. Per non farsi estromettere dal mercato è quindi obbligata a innovare continuamente metodi e strumenti di lavoro.

Il progresso tecnico consente alle aziende di produrre lo stesso quantitativo di merci con un numero sempre minore di lavoratori salariati, che vengono sostituiti progressivamente dal macchinario contribuendo, in tal modo, al mantenimento della disoccupazione.

A ciò si aggiunge un altro importante fattore, quello della crescita: per il capitalismo è di vitale importanza mantenere alti i livelli di crescita.

Questo obiettivo viene perseguito, come detto, dalla pubblicità martellante ed è agevolato dal precoce invecchiamento dei prodotti (vedi computer e cellulari) e dalle mode che impongono di aggiornare continuamente il guardaroba. Per sostenere l’aumento dei consumi è necessario incrementare la produzione e di conseguenza, nonostante la meccanizzazione dei cicli produttivi, attingere a nuova mano d’opera, anche per sostituire i lavoratori prossimi alla pensione.

Il rischio paventato dal capitale – se il livello di disoccupazione dovesse abbassarsi oltre la soglia di guardia – è quello di dover offrire migliori condizioni di lavoro ai nuovi assunti, con il conseguente effetto domino su l’intera classe lavoratrice.

Ecco all’ora scendere in campo il secondo esercito di riserva, rappresentato dai nuovi proletari: gli immigrati.

Gli extracomunitari svolgono, loro malgrado, la funzione di mantenimento dell’alto livello di disoccupazione sostituendosi ai lavoratori italiani, divenuti nel frattempo, non più “competitivi”, soprattutto nelle mansioni a prevalenza manuale.

Non a caso l’occupazione cresce, ma la disoccupazione non diminuisce.

Tralasciamo poi gli aspetti collaterali come l’insorgenza di sentimenti xenofobi, estranei alla nostra cultura, causati dalla gestione pasticciona e ideologica delle derivanti emergenze da parte dei governi.

Che fare, direbbe Lenin. La risposta è uscire dalle perverse logiche del capitalismo e riportare il lavoro nella sua dimensione umana e rivalutarlo nella sua valenza sociale.

Marx ci è stato di grande aiuto per comprendere il capitalismo. Adesso tocca a noi superarlo.

Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur,