Alla ricerca del COCOMERO PERDUTO Di: Aurelio Massai

BEATO CHI HA UN TETTO A PRATO (Antico detto popolare)

Al di là delle molte leggende metropolitane, nate proprio dal frutto della totale mancanza di informazioni  serie a riguardo, sembra che di queste “Leggende” ce ne sia una che poi così “leggenda” non lo sia poi così tanto. Mi riferisco ovviamente a quella dei cinesi che non muoiono mai,e che è legata a quel particolare fenomeno per cui esiste un sproporzione tra il  numero dei cinesi che vivono in città e il numero dei decessi che si in questi si registrano. E’ ormai noto che a fronte di una comunità che senza ombra di dubbio conta un numero di presenze stabili di qualche decina di migliaia di unità, ogni anni si registrano in questa un numero di decessi che spesso fatica ad arrivare alla decina. Per giunta tutti causati da incidenti stradali o in ospedale per malattie sopravvenute. Vale a dire che non vi è nessun caso di decesso denunciato come avvenuto tra le mura domestiche… …Cosa forse anche vera, visto che poi vine da chiedersi quali siano davvero le “mura domestiche” di questi cittadini cinesi, spesso clandestini?  Alcune spiegazioni ufficiali riportano che i cinesi che giungono per di più a Prato in giovane età e dunque ben difficilmente trovavano qui la morte. Quelli anziani o che nel loro soggiornare qui sviluppano gravi malattie, preferiscono tornare a morire nella loro lontana patria. Anche su questa ipotesi, si sa però che non si ritrovano grandi riscontri, dal momento che di certi voli per la Cina che avessero ammalati, se non gravissimi, non vi è alcun dato ufficiale. Da qui la facile conclusione per cui molti dei defunti cinesi vengono semplicemente fatti “scomparire”, per poter aver libera accesso ai loro documenti da riciclare con l’ingresso di l’ingresso di nuovi immigrati.Ipotesi questa della quale vi è invece il chiaro riscontro nel ritrovamento di un cadavere semi seppellito in un campo della nostra periferia, a Iolo per l’esattezza, o  il corpo, quello di una donna, privo di  tracce di violenza ma con evidenti segni folgorazione. Vale a dire uno dei mille incidenti sul lavoro che accadono a Prato, dei quali non si sa assolutamente nulla, a meno che non accadano tragedie, come quella di Via Toscana.

UNA STORIA GIA' VISSUTA. (foto do giovanni cocco)UNA STORIA GIA’ VISSUTA. (foto  Giovanni Cocco)

Ma di fronte a tutto ciò, in tutti questi anni, la domanda più stupida che i pratesi hanno continuato a farsi, è cosa sarebbe oggi Prato senza i cinesi. Una domanda che assilla tutta la città, fatta eccezione di tutti quelli che con dai cinesi, quasi sempre illecitamente,  ritraggono forti guadagni. Qui poi c’è chi si spertica nel ricordare come a loro volta i pratesi, in tempi in cui non vi erano particolare impedimenti a metter s’ un attività  ed arricchirsi, hanno fatto in passato, nè più nè meno quello che fanno i cinesi oggi. e nel ricordare ciò ci si dilunga nel ricordare i telai che viaggiavano giorno e notte, negli stanzini dietro alle case, o le roccature e orditure infilate nei tuguri più impensabili, o le strade solcate da donne e bambini che trasportavano la “Pezza” da “smollettare” su barroccine e biciclette.

Le stesse cose che compiono oggi i cinesi di Prato, ma oggi non è più ammesso, come non è più ammesso il lavoro nero, lavoro nero che ha reso ricca Prato. Ma c’è il risvolto della medaglia, i cittadini pratesi il guadagno del lavoro svolto a nero lo reinvestivano sul territorio, qui compravano le case, qui acquistavano i vestiti per la famiglia e qui i soldi rimanevano. Per i cinesi è diverso. I soldi non rimangono a Prato, se non per qualche spicciolo, i soldi volano verso la Cina, e per i cinesi più furbi, visto che anche tra di loro ci sono i più e i meno furbi, verso paradisi fiscali. E i cittadini di Prato si trovano a pagare le tasse anche per coloro che le eludono e le evadono.

Così, pensando che oggi è il 31 di Luglio, tra quindici giorni tanti di questi cinesi, ce li vedremo in Piazza, tutti sgomitanti alla ricerca di una fetta di cocomero, con il quale a Prato è tradizione fare festa a Ferragosto. Una fetta che magari verrà lui passata direttamente dalle mani del Sindaco di Prato. Che a pensarci, già mi pare un’immagine già di beffarda ironia…

Avviene così da alcuni ed è anche bene. Perchè no? E se i cinesi sono così tanti che a qualche pratese la sua fetta potrà mancare, sicuramente di tutto il male che c’è a Prato, non sarà certo quello peggiore.

E mentre c’è chi continua a chiedersi cosa sarebbe Prato senza i cinesi, c’è chi non sa neanche cosa chiedersi o forse è fin troppo preso dalla ricerca di quella fetta, o quel cocomero perduto, che chissà se tornerà mai più..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*