Alcune riflessioni su ALIA Di: Sergio Benvenuti

“… il vero riciclo richiede politiche industriali di lungo periodo e investimenti mirati sui materiali da recuperare e su adeguati impianti di trattamento. Caro Dr. Giannotti queste sono cose che i comitati da 15 anni vanno dicendo e scrivendo nelle loro proposte alternative all’incenerimento ed oggi sono favorevolmente sorpreso della sua conversione…” S.Benvenuti, Comitato Ambientale di Casale

Sulla Repubblica di ieri c’è un servizio di 2 pagine sui rifiuti urbani scaturito dalle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di ALIA Livio Giannotti che mi hanno sorpreso. Si è accorto solo ora che la raccolta differenziata che viene effettuata da ALIA non è di qualità e che questo dipende in larga misura dai cassonetti stradali che non rispettano i contenuti previsti. Ha scoperto solo ora che che non è solo colpa dei cittadini ma di una comunicazione inefficace dei gestori (depliant farraginosi, scritte non chiare sui cassonetti, orari di conferimento del porta a porta spesso cervellotici). Giannotti si avventura anche su un argomento che fino ad oggi i gestori non hanno voluto mai affrontare con i comitati, cioè sull’importanza dei materiali effettivamente recuperati, quando invece i nostri gestori e le Amministrazioni Comunali si sono sempre concentrati sulla quantità di raccolta differenziata che non ha niente a che vedere con il riciclo. Dice anche che il vero riciclo richiede politiche industriali di lungo periodo e investimenti mirati sui materiali da recuperare e su adeguati impianti di trattamento. Caro Dr. Giannotti queste sono cose che i comitati da 15 anni vanno dicendo e scrivendo nelle loro proposte alternative all’incenerimento ed oggi sono favorevolmente sorpreso della sua conversione. Una cosa che non capisco però è come si faccia a coniugare l’impianto di incenerimento dei rifiuti previsto dal Piano Regionale rifiuti a Case Passerini con il progetto di riciclo del 70% dei materiali. C’è forse un ripensamento? Oppure prevedete di continuare a bruciare il 40% della plastica riciclata come recentemente sostenuto dal COREPLA oppure peggio di ammassarla in piazzali in attesa che qualcuno gli appicchi il fuoco?