Archivio mensile:dicembre 2016

LE GRAVI RESPONSABILITA’ DI UNA POLITICA AUTOREFERENZIALE DI: Paolo Andrea Sanesi

UN AUGURIO PER IL 2017

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(RIFLESSIONE 4)

Le comunità devono essere ascoltate, ma non solo, devono essere aiutate a partecipare alle decisioni che riguardano la collettività.
Di questo importante e non secondario segmento della vita pubblica la politica si è sistematicamente disinteressata, rispondendo più alle logiche di partito che ai bisogni dei territori.
Ciò ha provocato immensi disastri sociali, facendo allontanare per sempre i cittadini dalla politica e dalle istituzioni con la motivazione che: “ tanto nulla cambia”, “faranno sempre come gli pare”. Così, a poco a poco, la comunità si è impoverita di un’enorme quantità di “saperi” per sempre perduti ed irrecuperabili ad un’attività partecipativa.
Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un movimento straordinario di cittadini che, con grande entusiasmo, si sono avvicinati alle problematiche civili, mettendo a disposizione il loro tempo, le loro energie e le loro conoscenze. Cittadini che si sono impegnati per la costruzione di un bene comune fatto di competenze, abilità, responsabilità.
La risposta della politica purtroppo è stata inesorabile nel relegare queste forze alla periferia del sistema: abbiamo assistito alla destrutturazione di qualsiasi progetto di società, in assenza di un vero progetto politico capace di supportare e far crescere queste istanze che nascevano dalla comunità.
Questa è stata l’immensa colpa della politica: aver “bruciato” e per sempre cittadini attivi e consapevoli che mai più introdurranno preziose risorse nel sistema sociale. Auguriamoci che il 2017 porti ad una consapevolezza nuova coloro che nei confronti della società hanno enormi responsabilità.

PRATO/ILLEGALITA’ – Ancora 24 Ore di fuoco

PRATO, una città senza tregua

Gli arresti arrivano all'alba.

da: http://www.notiziediprato.it/


 

Il ristorante si trasforma in un saloon: maxirissa con tanto di bottiglie spaccate in testa

Il ristorante si trasforma in un saloon: maxirissa con tanto di bottiglie spaccate in testa

Notte di follia in un locale di via dei Fossi: una quindicina di persone ha preso di mira un gruppo di ragazzi e ha continuato a picchiarli anche fuori dall’esercizio. Intervenuta la polizia con le Volanti e le ambulanze del 118.


In pieno giorno minacciato in strada con un machete e rapinato della bici

In pieno giorno minacciato in strada con un machete e rapinato della bici

E’ successo ieri mattina in via Dora Baltea. La vittima si è rifugiata in un negozio e ha dato l’allarme alla polizia. La bicicletta è stata poi ritrovata a poca distanza, abbandonata dai malviventi.


Agente della polizia municipale in borghese fa arrestare un ladro di scarpe

Agente della polizia municipale in borghese fa arrestare un ladro di scarpeIl tentato furto è avvenuto questo pomeriggio in un negozio di via Roma, sul posto sono intervenuti anche i carabinieri che hanno arrestato il magrebino

Bologna e le RONDE DI SINISTRA Di: Salvo Ardita

“… Per scaricarsi delle proprie responsabilità si convincono i cittadini che la sicurezza “fai da te” è l’unica scelta possibile. Poiché lo chiedono i cittadini, naturalmente disperati per l’incapacità di gestione di politici che sono il disastro del Paese, incompetenti, arroganti, presuntuosi e colpevoli della crescita della criminalità in Italia…” S. Ardita

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Pazzesco… adesso spuntano anche le ronde di sinistra. Non c’è peggio al peggio. Il PD, che con l’approvazione di norme legislative, ha consentito ai ladri, nel tempo e più volte, la libertà, attraverso alcuni sindaci, che dovrebbero dimettersi all’istante se questo fosse un Paese civile, invitano i cittadini a fare da sé” L’incompetenza prende il posto della dirigenza. E’ incredibile. Per scaricarsi delle proprie responsabilità si convincono i cittadini che la sicurezza “fai da te” è l’unica scelta possibile. Poiché lo chiedono i cittadini, naturalmente disperati per l’incapacità di gestione di politici che sono il disastro del Paese, incompetenti, arroganti, presuntuosi e colpevoli della crescita della criminalità in Italia, essi, da buoni Ponzio Pilato consegnano Barabba senza ricorso alla dignità, evidentemente persa per strada E’ pazzesco quanto sta accadendo. Siamo oramai alla deriva. Per combattere la lega fanno la stessa cosa. Se uno si butta dalla finestra….ma si ….facciamolo tutti, non si sa mai, potremmo perdere voti. Invito i questori e prefetti a prendere posizione e a far rispettare le leggi di questo Stato (TULPS) , le competenze. Nessuno vieta a gruppi di cittadini di tenersi collegati tramite web o chat ma l’incolumità pubblica e il controllo del territorio e il mantenimento dell’ordine pubblico spetta al questore. Così dice la legge e dice bene. Guai se si dovesse cambiare per una serie di incompetenti che non sanno dire che stonate fesserie del tipo ” ce lo chiedono i cittadini ed è pure un modo per frenare la deriva leghista” VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA – RESISTERE RESISTERE RESISTERE!


da: http://www.ilgiornale.it/

Ora anche i “rossi” fanno le ronde contro i furti nelle case

Anche nel cuore dell’Emilia più rossa i Comuni governati dai dem si moltiplicano le ronde di cittadini contro i topi d’appartamento e le truffe agli anziani

 

Eppure oggi c’è chi copia quell’idea, nel cuore dell‘Emilia più rossa. In provincia di Bologna, racconta l’edizione felsinea de La Repubblica, sempre più Comuni governati dal Pd vedono nascere gruppi di volontari che di notte si armano di torce e ricetrasmittenti per presidiare il vicinato contro eventuali furti. A Castenaso le squadre di volontari sono state addirittura contemplate in un progetto del Comune, guidato dal piddino Stefano Sermenghi.

 Nel mirino ci sono (leggi articolo intero)

BOTTI… E RAGGI… DI FINE ANNO Di: Daniele Gostini

“… La Raggi… …E’ ormai rimasta stritolata dall’ingranaggio amalgamandosi con esso come ormai succede a quei grillini che dalle piazze si ritrovano nelle stanze dei bottoni e che, come miseri piccoli dottor Stranamore, impazziscono per la gravosa responsabilità di essere entrati in un meccanismo -appunto- più grande e complesso di quel che credevano…” DANIGOST

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Da: https://considerazionando.wordpress.com

Se governare l’italia è difficile, governare Roma è praticamente impossibile. Se ne sono accorti i Cinque Stelle che hanno scoperto di avere tutti i vizi e i difetti dei vecchi partiti senza avere la necessaria lucidità e obiettività nel saper governare. I grillini mancano di esperienza? Si, forse ma ormai è una scusa che non regge più. Grillo deve ammettere che governeare non è come stare nelle piazze urlando alla gente vaffanculo che poi alla fine diventano micidiali boomerang e deve ammettere la propria incapacità non avendo permesso la crescita di un consiglio ristretto con potere decisionale autonomo. Questa è la gravissima mancanza di ogni uomo che in politica si atteggia a semi-dio attigendo nettare d’ambrosia dalla surrogata corte di yes-man buoni solo a mantenersi un posto all’ombra del capo. E’ successo così a Berlusconi con il cerchio magico, è successo a Renzi con il giglio magico, è successo anche a Grillo che di magico purtroppo non ha nessuno se non imberbe figure avide di ribalta mediatica che politicamente valgono uno sputo per il semplice fatto di non aver saputo gestire situazioni come Parma, Livorno e la stessa Roma. Anzi, il controllo della capitale è stato il tallone d’achille del Movimento che in tutto questo tempo ha fatto di tutto fuorché governare la Città Eterna. L’ennesimo rospo che Grillo ha dovuto ingoiare è stato l’arresto di Marra, personaggio di dubbia fama fortemente voluto alla corte dei propri fedelissimi della sindaca Raggi. Si badi bene, non è per l’appartamento Enasarco ai Prati da 267mila euro ma per quella cafonaggine tutta capitolina di intrecci tra palazzinari e potere che non è mai venuta meno di parenti assunti alle partecipate, case vista colosseo, pranzi a base di aragoste e via e via che adesso hanno infettato il Movimento pentastellato.

La Raggi dopo un guerra fraticida tra correnti (perché in tutti i partiti esistono le correnti, è inutile negarlo!) ha confermato persone garantendo per loro e per la loro competenza, mettendoci la faccia replicando all’autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone,  circa la propria responsabilità anche sulla delibera con cui suo fratello, Renato Marra, veniva collocato a capo della direzione turismo. Più Cantone e la giustizia le pezze al culo del Movimento sono state mostrate nel comportamento, appunto, che ha portato allo scontro con “l’aneme de Roma” rappresentate dalla Lombardi e dalla Taverna convinta di avere dalla sua il direttorio guidato da Di maio che però esiste solo sulla carta e non nella realtà dei fatti. A questo punto della storia, con la giustizia che ha falcidiato anche l’ultimo fedelissimo e con un Grillo sempre più imbestialito, la Raggi dovrebbe avere la decenza di dimettersi rimettendo il mandato. Ma non può.
E’ ormai rimasta stritolata dall’ingranaggio amalgamandosi con esso come ormai succede a quei grillini che dalle piazze si ritrovano nelle stanze dei bottoni e che, come miseri piccoli dottor Stranamore, impazziscono per la gravosa responsabilità di essere entrati in un meccanismo -appunto- più grande e complesso di quel che credevano. A questo punto la sindaca Raggi ha un solo modo per uscire dall’ingranaggio in cui è rimasta invischiata: trasformarsi in un Pizzarotti romano oppure in un redidivo Marino entrando in rotta di collissione con i conque stelle. Come ho detto, i tempi dell’«uno vale uno» sono finiti ed è lei che siede in Campidoglio e che i romani hanno scelto. Oppure dimettersi, senza attenuanti e scomparire dalla vita politica per sempre.

Non è una novità che dopo le selezioni della classe dirigente a là Berlusconì, le figurine di Walter Veltroni, la teoria dei partiti liquidi ridotti a comitati elettorali, i cinque minuti di celebrità alla Leopolda, i “vaffanculo” di piazza, le primarie sempre e comunque come metodo di selezione che possono generare ingestibili mostri, alla gente sia tornata voglia di prima repubblica. Corrotti forse, capibanda forse, signori delle tessere forse, ma almeno con un briciolo di finta dignità morale anziché di genuina dannosa incompetenza.


da: http://www.quotidiano.net/

Botti di Capodanno a Roma, Tar sospende divieto della Raggi

Con decreto cautelare urgente

Roma, 28 dicembre 2016 – Diventa un vero e proprio caso la vicenda dei botti di Capodanno a Roma. Dopo l’ordinanza della Raggi che vietava i tradizionali fuochi d’artificio nella Capitale – e le conseguenti polemiche – arriva oggi lo stop del Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo, accogliendo un ricorso presentato dalle associazioni di categoria, ha sospeso con un decreto cautelare urgente l’ordinanza della sindaca di Roma e … (Leggi articolo intero)

LE MIGRAZIONI DELLA PREISTORIA Di: Gianfredo Ruggiero

“…Come per l’evoluzione, così per le migrazioni la scienza c’entra poco, mentre c’entra molto la speculazione ideologica….” G. Ruggiero

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“…Come fecero degli uomini primitivi ad attraversare a piedi terre impervie con temperature glaciali, a raggiungere le più sperdute isole degli oceani, senza mezzi di trasporto e sistemi di orientamento è un mistero a cui la scienza ufficiale, accecata dalle teorie evoluzioniste, non sa e non può dare risposta….” G. Ruggiero

da: https://excaliburitalia.wordpress.com

LE MIGRAZIONI DELLA PREISTORIA

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La teoria delle grandi migrazioni della storia non ci ha mai convinti, soprattutto oggi che viene utilizzata come paradigma per giustificare le ondate migratorie che stanno sconvolgendo l’Europa.

La nostra contestazione si basa su semplici ragionamenti e altrettanto semplici rilievi.

Secondo la scienza ufficiale il genere umano (Homo Sapiens) ha fatto la sua comparsa in Africa 500 mila anni fa secondo alcuni, 200 mila anni fa secondo altri. Le prime migrazioni dal continente africano verso tutto il mondo iniziarono, sempre stando alla paleontologia ufficiale, 120 mila anni fa e culminarono 15 mila anni fa quando l’Homo Sapiens-Sapiens è giunto nel continente americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dal Canada.

La motivazione principale a sostegno della tesi migratoria è la scarsità di cibo dovuto all’ultima glaciazione (Würm) che spinse i primi uomini ad abbondonare l’Africa per sbarcare in Europa e poi nel resto del mondo.

Siamo in pieno Paleolitico, un’era caratterizzata da grandi sconvolgimenti climatici che hanno cambiato la faccia della terra. I ghiacciai coprivano la superficie di gran parte dell’Europa centro settentrionale e le successive piogge torrenziali e il disgelo dei ghiacciai sommersero terre e crearono laghi e acquitrini.

Come abbiano fatto in queste condizioni i nostri antenati, senza alcuna cognizione di dove fossero e dove stessero andando, a piedi, senza mezzi di trasporto, strumenti di orientamento e tracciati da seguire, a superare impervie catene montuose, attraversare fiumi, laghi e oceani, terre sterminate e foreste impenetrabili; come fecero a resistere alle temperature polari senza morire assiderati è il primo dei numerosi quesiti a cui la scienza ufficiale non sa rispondere.

Inoltre, se in Africa le condizioni ambientali volgevano al peggio per quale motivo si incamminarono verso nord dove le condizioni erano addirittura peggiori? E perché mai in quella direzione se non avevano nessuna conoscenza di cosa ci fosse al di fuori del loro minuscolo ambito territoriale? Cosa li spinse ad abbandonare l’Africa per andare in Europa e poi verso il Mar Glaciale Artico e da qui al Canada?

Altro quesito senza risposta: i primi esseri umani erano organizzati in piccoli gruppi e nuclei familiari sparsi in un territorio immenso e totalmente scollegati fra loro. Come fecero quindi a organizzare e dirigere quella fiumana di persone e metterla in cammino verso luoghi sconosciuti senza carri per trasportare le vettovaglie (la ruota sarà introdotta dai Sumeri 12 mila anni più tardi), cartine geografiche per orientarsi e esprimendosi con mugugni animaleschi?

Passi per l’attraversata del mar Mediterraneo che all’epoca, dicono i soliti scienziati, non c’era perché Europa e Africa erano uniti in un unico continente; passi per lo stretto di Bering che doveva essere completamente ghiacciato e che permise di passare dalla siberia all’Alasca, ma come riuscirono a raggiungere, ad esempio, l’Australia, un continente situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico? Come fecero, a bordo di improbabili zattere, ad avventurarsi in mare aperto senza bussola e senza alcuna conoscenza delle stelle per orientarsi? Lo stesso vale per la Britannia, l’Irlanda e altre isole come l’Islanda. Potrebbe essere stato l’istinto come avviene per uccelli e animali migratori a guidarli? Tesi inverosimile se consideriamo che gli animali migratori vanno a svernare verso aree calde e ben definite e non certo all’avventura verso zone ancora più fredde. A meno che non ammettiamo un qualche intervento divino, come quello che guidò la biblica attraversata del deserto.

La nostra opinione è che i paleontologi nelle loro formulazioni sono pesantemente condizionati dall’evoluzionismo. Per non contraddire Darwin hanno elaborata la teoria secondo cui da un unico ceppo scimmiesco si è sviluppato l’uomo che poi è migrato ai quattro angoli della terra dando origine alle odierne razze umane.

Come per l’evoluzione, così per le migrazioni la scienza c’entra poco, mentre c’entra molto la speculazione ideologica. Non si vuole ammettere, pena sconfessare la teoria dell’evoluzione, che in un determinato momento sulla terra sono apparse le specie animali (e vegetali), differenti per area geografica, alcune delle quali sono giunte a noi come i coccodrilli, mentre altre si sono estinte (dinosauri e Mammuth). Allo stesso modo, nei vari continenti, in epoche presumibilmente diverse, è apparso l’uomo in tutte le sue varianti (razze) moltiplicandosi in funzione della sua capacità di adattamento alle diverse latitudini (in questo concordiamo con Darwin).

Come sia apparsa la vita sulla terra e, soprattutto perché, è materia di filosofi e credenti, la scienza c’entra poco. Lasciamola stare e pensiamo a migliorare l’uomo, la cui unica “evoluzione” è stata quella di passare dalla clava alla bomba atomica.

STRENNA della BCE per MPS Di: Aurelio Pianigiani

CRISI MPS – Sempre di più una corsa contro il tempo.

MPS - Una STORIA LUNGHISSIMA

MPS – Una STORIA LUNGHISSIMA

Ecco il regalino di Natale della Banca centrale europea: per salvare Mps, occorrono almeno 8,8 di miliardi, ovvero un aumento del 76 per cento rispetto alla richiesta iniziale, che soltanto il 23 novembre scorso era stato fissato in 5,5 miliardi.

Questo il contenuto della lettera inviata a sorpresa al ministero del Tesoro. E’ SEMPRE DI PIù una corsa contro il tempo. Una corsa che si fa sempre più affannosa dopo il fallimento del piano JpMorgan/Mediobanca, prima, e poi il provvedimento d’urgenza del governo per mettere 20 miliardi a disposizione degli istituti di crediti in difficoltà, tra i quali, in primis, proprio l’istituto senese.

In ogni caso il punto fondamentale è che la Bce non si fida e da qui il rialzo sulla  richiesta di aumento di capitale; come detto 8,8 miliardi, ripartiti in 4,5 miliardi a carico dello stato (LEGGI: “contribuenti italiani”), e 4,3 a carico degli obbligazionisti (LEGGI: “i nuovi truffatti del momento”?!…).

Interessante è sapere che la cifra di 8,8 miliardi è stata indicata mediante l’applicazione delle stesse regole usate per le quattro banche greche che nel 2015 il governo ellenico decise di nazionalizzare. E’ vero anche che  il provvedimento indirizzato alle banche greche era parte di una serie di più ampi accordi ed intese con l’allora Troika sul debito pubblico.
Altro aspetto che sarà poi da approfondire è riguardo ai tempi con cui la Bce abbia effettivamente deciso di intervenire: possibile che la missiva abbia visto la luce  proprio in concomitanza dell’approvazione del decreto “salvabanche”?!…

Tutti particolari che sembrano proprio destinati ad essere approfonditi solo in seguito.

LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA Di:Paolo Andrea Sanesi

“.. viviamo all’interno di società complesse, è diventato impensabile, e soprattutto “inefficace”, mantenere la presunzione di governare e dirigere queste collettività dall’alto mentre risulta, invece, fondamentale attivare il “sapere sociale diffuso” delle conoscenze e delle esperienze…” P.A. Sanesi

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LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA (RIFLESSIONE 3)

Oggi la crisi della democrazia può essere identificata in due grandi cause:
A) crisi della governabilità – Il governo di una società complessa come la nostra richiede accentramento dei poteri e sistemi super semplificati delle procedure democratiche;
B) crisi della legittimazione – Le decisioni che vengono prese dagli organi deputati a decidere molto spesso sono sentite come poco condivise e non pienamente legittime. Tuttavia sappiamo che una scelta politica, anche se non approvata dalla comunità, andrebbe comunque accettata perché prodotto della concezione giuridica della democrazia. Ma questa rappresentazione deve scontrarsi con due fattori che ne limitano proprio la solidità giuridica: la mancanza di una rappresentanza diretta (intesa come rapporto diretto con i delegati nelle istituzioni) e la mancanza di una legittimazione numerica.
Oggi, proprio perché viviamo all’interno di società complesse, è diventato impensabile, e soprattutto “inefficace”, mantenere la presunzione di governare e dirigere queste collettività dall’alto mentre risulta, invece, fondamentale attivare il “sapere sociale diffuso” delle conoscenze e delle esperienze. Abitiamo un tempo nel quale nessun apparato tecnico-burocratico o nuove forme di “governo dei custodi” possono conservare l’arroganza di prendere buone decisioni disconoscendo le numerose variabili informative e cognitive che sono racchiuse nella complessità di un territorio.
D’altra parte l’attivazione del sapere sociale, delle conoscenze e delle esperienze diffuse nella società rappresenta ormai, nelle nazioni più evolute, un elemento costitutivo della così detta “governance”.
Così, mentre la “partecipazione” dei cittadini alla “decisione” si sta affermando in molte realtà europee, in Italia dobbiamo ancor oggi accettare la confusione concettuale proposta da una politica che, attraverso mistificazioni semantiche, la relega in territori marginali o addirittura ben al di fuori degli ambiti amministrativi-decisionali. Esclusione che deriva certamente da carenze culturali ma anche da vissuti che la connotano come fonte di conflitto o antagonismo. Ciò è dimostrato dallo scarsissimo consenso e dal mancato sostegno per qualsiasi forma partecipativa da parte del mondo politico – istituzionale, nonché dall’esiguità dei finanziamenti divenuti sempre più limitati nel tempo.
E’ tuttavia indubbio che un’amministrazione condivisa può nascere solo dalla mediazione fra forze opposte che oscillano fra un antagonismo verso il potere costituito e l’auto-organizzazione della società civile all’interno di una cornice istituzionale.
E anche l’auto-organizzazione della società civile non promette aprioristicamente un atteggiamento a-conflittuale ma solo un aiuto al potere amministrativo attraverso la forza delle idee che sostengono argomenti e proposte in grado di migliorare i percorsi decisionali. Tutto ciò con l’ulteriore finalità di superare la fase del “dire” (con nessun potere vincolante) per entrare nell’ambito del “fare”, implementando l’elemento politico-culturale attraverso la relazione e la dialettica con i pubblici amministratori.
Ma proprio il rapporto con i pubblici amministratori rappresenta oggi, in Italia, un’altra importante criticità. Il cittadino che deve confrontarsi con rappresentanti delle istituzioni incontra, oltre alle consuete resistenze messe in campo da una politica che non tollera interferenze, un personale amministrativo vecchio e per niente preparato alle innovazioni formative che rappresentano il portato della partecipazione. Dipendenti con scarse o nulle conoscenze della materia per mancanza di una formazione culturale specifica e pertanto incapaci di comprendere il reale valore del sapere condiviso.
In questo contesto risulta realmente difficile, da parte della politica, afferrare l’importanza di un ruolo attivo dei cittadini nei processi decisionali, ruolo peraltro sancito dal diritto costituzionale. Risulta difficile considerare che le comunità sono perfettamente in grado ci individuare ciò che rappresenta un interesse generale. E l’interesse generale, o se vogliamo il “bene comune”, è un processo dinamico che si trasforma nel tempo e a seconda dei luoghi. L’interesse generale si costruisce socialmente e culturalmente. E non esiste delega perché non è pensabile di delegare qualcuno a decidere cos’è l’interesse pubblico o il “bene comune”.

Buon Natale a tutti. “Deboli” compresi Di: Calibano

“..la colpa è nostra, e finché continueremo a gratificarli di un voto democratico che li promuove ad amministratori delle nostre comunità dovremo solo recitare il mea culpa…” Calib.

Prato, PIAZZA DUOMO

Prato, PIAZZA DUOMO

PRATO, CORREVA L’ANNO 2008…

Da: https://perfettaletizia.wordpress.com/

 

Calibano, schizzo di Alberto Bogani

Calibano, schizzo di Alberto Bogani

Da tanti anni non torno nella mia città: una sempre maggiore intolleranza per i lunghi viaggi, gli anni che cominciano a pesare sul groppone e, infine, le notizie sempre più sconfortanti su un inarrestabile imbastardimento gabellato per multiculturalità, multirazialità e altre “multisciocchezialità” del genere, mi han trattenuto dal prendere un aereo per portare i fiori sulla tomba dei miei cari.
Ma, dopo aver letto questa notizia dal giornale online della mia città, m’è venuta voglia di saltar sul primo aereo e tornare per qualche ora.
Giusto il tempo sufficiente per mandare al diavolo, a chiare note e senza mezzi termini, qualcuno. Ecco la notizia:

Bagarre in Consiglio per il presepe all’ingresso del Comune.

Alcuni consiglieri abbandonano l’aula per protesta.

Prato, 23 dicembre 2008 – Con un’accesa bagarre sono stati aperti stamani i lavori del Consiglio comunale dedicato alla discussione del bilancio di previsione 2009. L’oggetto della protesta era il presepe allestito all’ingresso del Palazzo comunale, contro cui si sono scagliati i capigruppo Massimo Taiti della lista civica Taiti per Prato e Mauro Vannoni di Sinistra per Prato viva.

Taiti ha esordito chiedendo al presidente del Consiglio comunale Daniele Mannocci di poter fare una comunicazione all’assemblea per chiedere “chi avesse deciso di porre un simbolo cristiano e cattolico all’entrata di una sede istituzionale laica come il Comune”. Mannocci ha replicato che in base all’articolo 44 del regolamento comunale sullo svolgimento del Consiglio, le comunicazioni devono essere chieste almeno un’ora prima dell’avvio dei lavori e che è il presidente a poterle autorizzare, aggiungendo che della questione si sarebbe discusso dopo le delibere relative al bilancio.

Da qui è nata la protesta di Taiti e Vannoni, che hanno chiesto di interrompere per qualche minuto la seduta e al diniego hanno ugualmente preso la parola per esprimere le proprie considerazioni: «Il Comune è la casa di tutti i cittadini, cattolici e non – ha affermato Taiti – E se qualcuno volesse allora venire a mettere una statua di Buddha all’ingresso? O se i cinesi volessero esporre il dragone? Dovrebbero essere autorizzati anche altri simboli religiosi oltre il presepe».

«Credo che Prato sia l’unico Comune in Italia ad allestire il presepe – ha aggiunto Vannoni – Oltre tutto è il primo anno che viene fatto: se fosse stata una tradizione o un uso consolidato il discorso sarebbe stato diverso, ma non è così e almeno se ne sarebbe potuto discutere in conferenza dei capigruppo. Invece siamo di fronte ad un atto d’imperio del presidente del Consiglio».

La presa di posizione è stata condivisa anche da Moreno Zazzeri dei Comunisti indipendenti, Tommaso Rindi dei Verdi e Paolo Fattori di Rifondazione comunista, che hanno lasciato l’aula insieme a Vannoni e Taiti. Quest’ultimo ha annunciato che non avrebbe partecipato nè alla discussione nè al voto del bilancio.

Da vomitare.

Mi chiedo come sia stato possibile un simile degrado, una simile caduta di civiltà.

Ma siamo davvero impazziti? Vogliamo lasciare che la barbarie travolga ogni valore, cancelli ogni traccia, distrugga ogni riferimento alla cultura che ha reso grande la nostra civiltà europea? Vogliamo davvero permettere che sia  soffocato nella melma della confusione “multiculturale” il patrimonio artistico che ha accompagnato nel corso dei secoli il progresso civile delle nostre comunità?

Ma attenzione: se siamo sempre più circondati da:

  • imbecilli,
  • corrotti,
  • corruttori,
  • esaltati d’ogni fazione,
  • facinorosi e strampalati paladini del nulla,
  • aspiranti faraoni, faraoncini e faraonetti specialisti dello sbafo continuo,
  • fuedatari, valvassori vassalli e valvassini che ci dissanguano con tasse esose iniqui balzelli e infinite gabelle per garantirci:
    • una sanità che non funziona,
    • una scuola che fa acqua da tutte le parti,
    • servizi da terzo mondo e scioperi selvaggi che lasciano viaggiatori intere notti abbandonati a se stessi nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti,

la colpa è nostra, e finché continueremo a gratificarli di un voto democratico che li promuove ad amministratori delle nostre comunità dovremo solo recitare il mea culpa.

Ma è Natale e non possiamo dimenticarcene. Auguriamo dunque a tutti ogni bene.
Anche a quei semplici (vedi commento) che, illuminati di quando in quando da bagliori di debolezza (vedi commento), credono di difendere la libertà e la dignità dell’uomo calpestando ogni valore, ogni riferimento alla propria identità, ogni simbolo della civiltà che li ha nutriti.

Tanti Auguri per per un sereno Natale ed un nuovo anno di impegno civico e consapevolezza Di: Paolo Andrea Sanesi

“…Nell’augurio che tante persone si uniscano all’attività di PratoPartecipa formulo a tutti i nostri migliori auguri per un sereno Natale ed un nuovo anno di impegno civico e consapevolezza…” P.A. Sanesi

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Vorrei, oltre a formulare i migliori auguri per le prossime festività a tutti i componenti di “Prato nel Mondo“, ringraziare di cuore per aver diffuso in quest’anno le idee di PratoPartecipa. Quello che hanno scritto i signori Gucci e Bacci (Leggi) ci fa comprendere che la partecipazione, che noi portiamo avanti da dieci anni, non potrà essere arrestata. Partecipare significa restituire dignità ai cittadini, renderli partecipi delle decisioni sul territorio ab initio, riaffermare quel diritto di cittadinanza che non può esaurirsi solo nel giorno del voto. I cittadini devono – obbligatoriamente – essere ascoltati ed avere istituti propri – istituzionalizzati – che ne garantiscano l’ascolto e la risposta alle loro richieste. Nell’augurio che tante persone si uniscano all’attività di PratoPartecipa formulo a tutti i nostri migliori auguri per un sereno Natale ed un nuovo anno di impegno civico e consapevolezza. Grazie.

AMMINISTRAZIONE CONDIVISA, RIFLESSIONE 2 Di: Paolo Andrea Sanesi

“…occorre costruire procedure che consentano di arrivare ad una “decisione” condivisa, in modo che il “dire” e il “fare” trovino una sintesi all’interno di una dimensione collettiva: la democrazia partecipativa…” P.A. Sanesi

AMMINISTRAZIONE CONDIVISA (RIFLESSIONE 2)

Per giungere ad impostare un’ “amministrazione condivisa” occorre realizzare una cornice giuridico-amministrativa che permetta ai cittadini non solo di discutere con l’istituzione politica, ma anche di giungere alla risoluzione dei problemi del territorio, attraverso normative che consentano la partecipazione diretta delle comunità locali. In altre parole occorre costruire procedure che consentano di arrivare ad una “decisione” condivisa, in modo che il “dire” e il “fare” trovino una sintesi all’interno di una dimensione collettiva: la democrazia partecipativa.
Questa prassi, il cui decollo stenta in Italia per le infinite resistenze del potere politico, che vede nella democrazia partecipativa un’interferenza insopportabile, ha trovato numerosi consensi a livello internazionale. Infatti uno dei problemi che le società più evolute stanno cercando di risolvere è rappresentato dalla “costruzione di procedure” in ambito burocratico–amministrativo che diano elementi di certezza alla democrazia partecipativa, superando una volta per tutte la visione “spontaneistica” ed obsoleta di partecipazione.
Ed è proprio a livello internazionale che si coglie l’importanza di dare forza e potere alle proposte dei territori per collegarle poi laddove le decisioni diverranno definitive. Per tutto questo le “procedure” rappresentano un momento fondamentale del processo che conferiscono ad una rete di attori – pubblici, privati, associazioni, ecc. – la possibilità di surrogare un organo formale giuridico con una reale “governance” della cosa pubblica. Non più oligarchica ma aperta e partecipativa, in grado di agire sulla formazione di buone politiche.
Tutto ciò non rappresenta una grande utopia ma un movimento intellettuale che si muove rapidamente, come una grande onda mossa da un sentire “diverso”, per gran parte dell’Europa.