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Prato nel Mondo

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Month: luglio 2016 (Page 1 of 9)

Il futuro inceneritore di Case Passerini

Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: il confronto con i caminetti. Di: Federico Valerio

“…Purtroppo le “diossine” hanno una elevata tossicità e per un adulto di 70 chili, gli esperti della Commissione Europea hanno individuato in 0,140 nanogrammi, la dose massima tollerabile di diossine a cui, giornalmente, un adulto di quel peso può essere esposto attraverso cibo, acqua, aria contaminata…” F.Valerio

Il futuro inceneritore di Case Passerini

Il futuro inceneritore di Case Passerini

Un ennesimo inceneritore, destinato a trasformare in cenere 198.000 tonnellate di scarti prodotti dai toscani, dovrebbe essere realizzato nella Piana fiorentina, nel territorio del comune di Sesto fiorentino, in località Case Passerini, a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi a Firenze.

E poichè l’appetito vien mangiando, l’amministrazione toscana, Regione in testa, in quella stessa piana vorrebbe realizzare anche un aeroporto internazionale, per portare direttamente dalla Cina nuove masse di turisti e allungare le fila in attesa di entrare nei pochi luoghi di Firenze dove le agenzie di viaggio dirigono il turismo di massa.

L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto questi progetti sono fortemente osteggiati dagli abitanti, in particolare le “Mamme No inceneritore” e 272 medici che hanno firmato un documento contrario alla realizzazione dell’impianto per i rischi sanitari connessi al suo funzionamento.

Per tutta risposta, sulla stampa locale, in particolare il Corriere Fiorentino, sono comparse numerose prese di posizioni a favore dell’impianto, che hanno rispolverato una raccolta di stupidaggini che dovrebbero rassicurare la popolazione.

In questa operazione di “tranquillizzazione” si è distinto Sergio Gatteschi che come presidente degli Amici della Terra della Toscana ha affermato che “le emissioni del termovalorizzatore equivalgono a 10 caminetti a legna” e, nelle vesti di responsabile per l’ambiente PD, con una più rassicurante stima al ribasso, ha ribadito “che l’impianto di Case Passerini avrà un inquinamento pari a cinque camini accessi”.

L’ipotesi che i caminetti a legna possano essere la principale fonte di inquinamento della Piana viene attribuita agli studi del professor Roberto Udisti, docente di Chimica all’ateneo di Firenze, il quale in questa dichiarazione segnala, correttamente, il problema emergente della combustione di biomasse quale fonte importante delle polveri sottili che si registrano d’inverno nella piana di Firenze.

Non abbiamo trovato pubblicazione del professore Udisti in cui abbia messo a confronto le emissioni degli attuali caminetti con quelli del futuro inceneritore ma nel frattempo, in base a fonti qualificate, proviamo a vedere come potrebbero stare veramente le cose nella Piana di Firenze, con riferimento agli inquinanti più problematici: le “diossine”, a causa della loro elevata stabilità chimica, dell’accertato accumulo lungo la catena alimentare e del loro effetto cancerogeno e di alterazione dei sistemi endocrini.

Partiamo dalle caratteristiche tecniche dell’inceneritore che si vuole realizzare nella Piana.

L’impianto prevede due linee di combustione separate che funzioneranno contemporaneante e i cui fumi, dopo depurazione, saranno convogliati in due camini alti 70 metri.

Durante 24 ore di funzionamento continuo, dai due camini usciranno 4.080.000 metri cubi di fumi in cui saranno presenti gli inquinanti sfuggiti alla depurazione, alle concentrazioni previste dalle autorizzazioni.

Per quanto riguarda i composti più problematici (diossine, furani e poli-cloro-difenili diossini simili) le concentrazioni all’uscita dei camini, in base ai limiti prescritti, saranno di 0,1 nanogrammo per metro cubo che, moltiplicati per i 4.080.000 di metri cubi di fumi emmessi in 24 ore, corrispondono ad una emissione giornaliera di 408.000 nanogrammi di “diossine”.

Come è stato giustamente affermato alla stampa fiorentina, un nanogrammo è la miliardesima parte del grammo, ma se in ogni metro cubo di fumi in uscita da questo moderno inceneritore (è stato definito di “quarta generazione”) si trovano 0,1 nanogrammi di diossine, questo fatto non è sinonimo di salubrità.

Purtroppo le “diossine” hanno una elevata tossicità e per un adulto di 70 chili, gli esperti della Commissione Europea hanno individuato in 0,140 nanogrammi, la dose massima tollerabile di diossine a cui, giornalmente, un adulto di quel peso può essere esposto attraverso cibo, acqua, aria contaminata.

Pertanto l’inceneritore della Piana di Firenze, nel pieno rispetto dei limiti prescritti e in base alle migliori tecnologie oggi esistenti, ogni giorno emetterà in atmosfera e di qui al terreno e ai cibi coltivati su questi terreni, 408.000 nanogrammi di “diossine”, equivalente alla dose tollerabile giornaliera di 2,9 milioni di abitanti.

Se, come è stato affermato, le emissioni “garantite” fossero la metà di quella prescritta, avremo sempre una emissione in grado di coprire la dose massima giornaliera di 1,45 milioni di abitanti.

Ovviamente non tutte le diossine emesse dall’inceneritore andranno a finire nei piatti degli abitanti di Sesto e di Firenze, ma ignorare la possibilità che 198.000 tonnellate di scarti urbani potrebbero essere recuperati come materia con trattamenti a “freddo” che, intrinsecamente, non hanno questo “piccolo” problema, meriterebbe una seria riflessione e un altrettanto serio ripensamento del modello di gestione degli scarti prodotti da chi vive in Toscana.

Se questo potrebbe essere lo scenario “diossine” con la messa in funzione dell’inceneritore, come è la situazione ambientale della piana fiorentina a causa dell’amore dei toscani per i loro vecchi caminetti a legna?

In attesa di specifiche misure e valutazioni in ambiente toscano, utilizziamo i risultati di uno studio pubblicato nel 2003 nella rivista “Environmental Science and Technology”che ha stimato i fattori di emissione di diossine e altri composti organici persistenti prodotti da caminetti e stufe a legna, in uso nella baia di San Francisco.

Lo studio ha accertato che la combustione di un chilogrammo di legna, con i fumi in uscita dal camino, emette in atmosfera da 0,25 a 1,4 nanogrammi di “diossine”, a seconda del modello di caminetto e stufa usato.

Nell’ ipotesi di un consumo giornaliero di 50 chili di legna (stima alta, per le condizioni climatiche fiorentine) e considerando il peggiore fattore di emissione dei caminetti (1,4 ng/kg), un singolo caminetto a legna emette giornalmente 70 nanogrammi di “diossine”, da confrontare con i 408.000 nanogrammi emessi, nelle stesse 24 ore, dall’inceneritore.

Pertanto nel periodo invernale le emissioni giornaliere dell’inceneritore equivaranno (nella peggiore delle ipotesi emissive per quanto riguarda i caminetti) a 5.428 caminetti (408.000 ng / 70 ng).

Come si vede, con tutte le approssimazioni di questa stima, siamo ben lontani dai rassicuranti 10 caminetti previsti dagli Amici della Terra.

Ma mentre i caminetti a Firenze devono essere tenuti accesi per soli 169 giorni (dal 1 novembre al 15 aprile), l’inceneritore della Piana di Firenze brucerà rifiuti ininterrottamente per 330 giorni all’anno.

Pertanto se il confronto si effettua più correttamente su base annuale, l’inceneritore, in 330 giorni di funzionamento, emetterà 134.640.000 ng di diossine, mentre un caminetto, nei 169 giorni di riscaldamento, produrrà 11.830 ng di diossine.

In conclusione, su base annua e confrontando il peggiore caminetto a legna con il migliore impianto di incenerimento rifiuti ci vogliono 11.381 caminetti per produrre la stessa quantità di diossine.

Se poi, in modo più corretto, si confrontano le emissioni di un moderno inceneritore della quarta generazione con una moderna stufa a legna (0,25 ng diossine /kg legno), nella Piana dovrebbero essere in funzione 63.733 caldaie a legna, per emettere la stessa quantità di diossine emessa dall’inceneritore.

Federico Valerio

Enno Saccenti, Presidente ANPI- Prato

Caro ENNIO… Di: Aurelio Donzella

“…L’ A.N.P.I. ha contrapposto i valori dell’ Antifascismo all’ iniziativa di questi volontari. Non ho capito!! cosa c’ entra l’ Antifascismo, nei cui valori ogni persona civile dovrebbe credere, con la meritevole opera di alcuni volontari di aver compiuto un’ azione di alto senso civico…” A. Donzella

Enno Saccenti, Presidente ANPI- Prato

Enno Saccenti, Presidente ANPI- Prato

Caro Ennio Ho saputo che l’ A.N.P.I. ha criticato quei volontari che si sono presi la briga di ripulire le piste ciclabili da siringhe ed altro materiale lasciato dai tossici che a prescindere dal degrado che provocano ai luoghi da loro frequentati, costituiscono un serio pericolo per i cittadini. L’ A.N.P.I. ha contrapposto i valori dell’ Antifascismo all’ iniziativa di questi volontari. Non ho capito!! cosa c’ entra l’ Antifascismo, nei cui valori ogni persona civile dovrebbe credere, con la meritevole opera di alcuni volontari di aver compiuto un’ azione di alto senso civico?? A Prato si dice” cosa c’ entra il c… con le quaranta ore?” Ritengo che tra i valori dell’ antifascismo e la lotta al degrado non debba sussistere alcuna contrapposizione! Non solo, mi sembra e sparo di sbagliarmi che il nostro paese sia un’ altra volta sotto il pericolo di un altro fascismo: la cultura della sinistra attuale, mi sembra tipicamente “fascista”, non ammette il confronto democratico, bolla di “razzista” chi non la pensa come loro, chi si batte per la sicurezza dei cittadini e per la legalità, ma noi tutti sappiamo che il razzismo sia ben altra cosa!! Inoltre questa sedicente sinistra, come il fascismo ottanta anni fa, promuove l’ invasione islamica del nostro paese, propugna la cultura islamica, eppure tutti noi dovremmo prendere atto che l’ islam rappresenta il NAZISMO del terzo millennio!!!! Mi auguro che questa notizia della presa di posizione dell’ A.N.P.I. su chi ha ripulito le piste ciclabili sia un’ autentica bufala!! I comunisti settanta anni fa dettero il loro enorme contributo alla ricostruzione dell’ Italia e fecero di Prato un comune tra i primi d’ Italia come strutture ed organizzazione sociale: questa attuale e sedicente “sinistra” ha rinnegato il comunismo e distrutto tutto quanto i comunisti avevano costruito. Io ho ancora la tessera dell’ A.N.P.I. e non vorrei che dopo settanta anni questa gloriosa associazione, sia passata dalla parte di coloro che per me rappresentano il nuovo fascismo!! Sarei contento di un tuo parere su quanto ti ho esposto.

Ti abbraccio,

Aurelio

Il bavaglio alle voci fuori dal coro.

Dato che io non amo la censura… Di: Fabio Cintolesi

L’amica Elisabetta Scarpelli si è vista censurare da Facebook questo intervento. Dato che io non amo la censura, rilancio qui sulla mia bacheca. Non che lo condivida in toto, ma del “politicamente corretto”, detto tra noi, ne ho veramente piene le @@

Fabio Cintolesi

Il bavaglio alle voci fuori dal coro.

Il bavaglio alle voci fuori dal coro.


 

SCORRETTAMENTE PARLANDO di Elisabetta Scarpelli

“Nel mondo 1,6 miliardi di individui sono musulmani. Ovvero osservanti e praticanti regole e stili di vita assolutamente incomprensibili, improponibili ed inaccettabili per noi e per la cultura occidentale in genere.

Sinceramente se 1,6 miliardi di individui vanno in giro con la sottana, il turbante la barba (gli uomini) e il velo, il chador o il burqua (le donne), se olezzano perchè non si lavano in quanto toccarsi è considerato impuro, se non conoscono la gioia di possedere un cane perché lo ritengono un animale impuro, se mangiano schifezze nauseabonde e rinunciano a salsicce, prosciutto e cotechino, se non hanno mai sorseggiato un delizioso vino,se rinunciano alla bellezza di un quadro, di una scultura, di un’ immagine, se si fanno le seghe guardando gli occhi di una donna da una fessura del burqua, invece che un filmino scaricato da youporn, se non giocano a scacchi, a poker, a ruba mazzo o a tana liberi tutti, se non vanno ai concerti rock, se pregano cinque volte al giorno con il culo per aria, se le donne sono contente di essere sottomesse prima al padre e poi al marito, se esse stesse considerano cosa buona e giusta l’ubbidienza incondizionata all’uomo, se si ammazzano, se si buttano giù dai tetti, si tagliano le teste, si lapidano, NON ME NE FREGA UNA CIPPA. BASTA CHE LO FACCIANO A CASA LORO E FRA DI LORO. NON SONO CAZZI MIEI, MA LO DIVENTANO, E GROSSI, se questi individui primitivi ed incivili – perchè io così li considero – e non datemi della razzista, che c’entra la razza?

L’Islam è un’ideologia religiosa PERICOLOSA, non una razza. Semmai datemi dell’Islamofoba (fobia=paura), infatti lo sono, perchè sì, io ho paura dell’Islam. Ho paura perché da 1600 anni pretendono di convertirmi alla loro orribile (de)cultura e per farlo non esitano ad invadermi, a farmi saltare in aria, a sgozzarmi o a prendermi ad accettate per la strada. A me non interessa convincerli che è meglio la minigonna o il push up, che è più buono il prosciutto del Kebab o il Vermentino piuttosto che il Karkadè, che il bagno in mare lo si fa in costume e non con le palandre sudice e puzzolenti, che non pregare (o farlo con il rosario in chiesa o a casa) è meglio che mettersi a buco pillonzo per la strada, che una donna può fare il cazzo che le pare senza dover render conto agli uomini, che il David di Michelangelo o la Cappella Sistina o l’Ultima Cena di Leonardo sono capolavori e che i mosaici delle loro moschee mi ricordano le mattonelle del bagno di casa mia. Non solo non mi interssa convincerli, ma E’ INUTILE.

Hanno avuto 1600 anni per convincersi, se avessero voluto, e non è successo, per cui a loro sta bene vivere come vivono. Ok, benissimo, ma FATELO A CASA VOSTRA FRA DI VOI. IO NON VI VOGLIO A CASA MIA, non vi voglio integrare, non c’è nulla da integrare, io e voi siamo incompatibili, perchè il vostro concetto di integrazione è che io mi sottometta alle vostre abitudini, usanze e stili del vita . E questo non succederà mai. Quindi RAUS, SCIO’, VIA DA CASA MIA. (E qui entrano in causa i responsabili dell’invasione: gli Stati con il welfare e il warfare con la complicità e tolleranza di Santa Romana Chiesa.) “Grazie a DIO” sono atea e non voglio morire ammazzata per-DIO. Né per il tuo né per quello di qualsiasi altra religione.”

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PRATO, un disperato bisogno di CULTURA Di: Filippo Boretti

“…Una “premessa culturale”, dicevo, dove l’incontro di sensibilità politiche, ovvero culturali, diverse ma accomunate dall’essere “alternativa” a Prato e per Prato…” F. Boretti

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Cara Luigia Pallavicini, oltremodo bellissimo nome di nobile origine, quello che presto dovremo fare … è costruire ciò che è sempre mancato a questa città, una premessa culturale “alternativa” a questa ideologizzazione della sinistra storica che nonostante l’evoluzionismo ha mantenuto se stessa inalterata sia nella sua perniciosa educazione delle masse, sia nel mantenimento dei gangli vitali … Una “premessa culturale”, dicevo, di stampo sociale e politico, un luogo di incontro di saperi comuni ed esperti, dove gli esperti si pongono a servizio dei cittadini “comuni” per estrapolare, dalla massa indifferenziata del caotico che avanza, un senso, una interpretazione, una proposta da condividere … Il rischio del comune_cittadino è saper vedere bene il “piccolo”, a volte, di comprenderlo un poco meglio dell’ “esperto”, anche da “fuori”, ma ciò che non riesce è saperlo vedere da “lontano” … Una “premessa culturale”, dicevo, dove l’incontro di sensibilità politiche, ovvero culturali, diverse ma accomunate dall’essere “alternativa” a Prato e per Prato, le educhi ad essere un “Think_tank” che bilanci, contrasti, proponga un’idea di città diversa, un’idea amministrativa diversa, un’idea di partecipazione reale e attiva diversa; ed abbia come metro e progetto a medio termine l’ “unire” , non il dividere ancora le molte “diversità” … Proprio per questo, potremo partire a breve iniziando a “fare il punto o meglio il censimento dei comitati e delle petizioni che sono venute fuori solo nell’ultimo anno”, come giustamente osservavi tu …

Filippo Boretti


Fino a quando abuserete della nostra pazienza… (Quo usque tandem…) di Luigia Pallavicini,

Ebbene a qualche giorno dall’inizio delle vacanze (non per tutti) d’agosto bisogna fare attenzione a leggere a piccole dosi la cronaca quotidiana di Prato.

Non passa giorno che i cittadini non scrivano una petizione per tentare di bloccare l’affarismo da cemento di questa amministrazione.
L’ultima quella del Macrolotto Zero sul costruendo ristorante cinese: un’operazione priva di decoro politico e urbano in un contesto cittadino asfittico.

Dicevo l’ultima, perché di petizioni ne sono state fatte molte altre e altre ancora sono in corso d’opera. Non so se è abbastanza chiaro lo scollamento totale fra i cittadini e questo tipo di politica.

Presto sarà necessario fare.. (Leggi artivolo intero)

Parliamo di panchine, che è meglio! Di: Bavastro

Tutte cose che distraggono dal crescente spaccio di droga in centro, dagli accoltellamenti, dagli scippi continui, dalle secchiate d’acqua sulla movida, dalle risse tra immigrati, dai sacchi neri lasciati in giro, dalla mancanza cronica di posti letto in ospedale, dai cinesi che girano per strada nudi, dai cadaveri trovati in giro……

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Devo dirlo: mi sono sbagliato. Anzi, ci siamo sbagliati. Io e la maggior parte dei pratesi. Tanto di cappello alla genialità di questa giunta, che con quattro panchine in piazza del Comune è riuscita a distogliere la realtà. Vabbè, lo scherzetto è costato 15.000 euro, la forma contemporanea mal si addice al contesto della piazza, il colore bianco sembra fatto apposta per incoraggiare i writers e, cosa non meno importante, la Sovrintendenza ancora non si è espressa creando un ulteriore interrogativo: se non andassero bene, che ce ne facciamo?

Quisquilie pinzillacchere avrebbe detto Totò. Vuoi mettere la discussione che si è creata in città? E pensare che per fare la stessa cosa Cenni organizzava Festival del Pane, mostre.contemporanee altre cose. Dilettante. Gli sarebbe bastato colorare la fontana del Bacchino di giallo fluo e rosso corallo alla maniera di Warhol e avrebbe ottenuto l’attenzione dell’opinione pubblica per tutta la durata del suo mandato senza ulteriori scassamenti. Ah…..

Questi invece hanno capito tutto: prima i pancali per Natale, il Corteggio diviso a metà per i fuochi, la spazzatura in piazzetta del pesce, adesso le panchine obbrobiose. Tutte cose che distraggono dal crescente spaccio di droga in centro, dagli accoltellamenti, dagli scippi continui, dalle secchiate d’acqua sulla movida, dalle risse tra immigrati, dai sacchi neri lasciati in giro, dalla mancanza cronica di posti letto in ospedale, dai disabili che trovano barriere ovunque, dai cinesi che girano per strada nudi, dai cadaveri trovati in giro…… macchisenefrega! Cose senza importanza nella città amministrata dalla giunta dei selfie. Selfie alla passerella, selfie alla Camera di Commercio, selfie al sopralluogo dello stadio, selfie davanti alle scuole, selfie sulle nuove panchine di piazza del Comune …….Ma che cazzo, queste panchine sono orribili ma mi ci voglio fare un selfie anch’io. Pensiamo a quelle che almeno si ride per non piangere, và!

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COSA DOBBIAMO SAPERE DEI PESTICIDI

VI riporto qui di seguito un articolo della Dr.ssa Litta dell’Associazione Medici per l’ambiente ISDE, in merito alle conseguenze dell’uso di pesticidi in agricoltura.

Di seguito un estratto dall’intervento della dottoressa Litta.

Sergio Benvenuti, Comitato Ambientale di CASALE – Prato


Pericolo_pesticidi

“ L’agricoltura intensiva, quella che utilizza sostanze di sintesi chimica, ha avuto un grande sviluppo e diffusione soprattutto dal dopoguerra in poi e già alla fine degli anni 50 del secolo scorso ha mostrato una serie di effetti negativi sulla salute e l’ambiente oggi bene e ampiamente riconosciuti e documentati. Con il termine generico di pesticidi si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.

Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.

In Italia il consumo di tali sostanze è tra i più alti d’Europa; nel nostro paese si utilizzano ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi, con una media di oltre 5 kg di principi per ettaro.

Attualmente, la massiccia diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi.

Da una sempre più attenta valutazione e considerazione dello stretto legame tra effetti sanitari ed esposizione a pesticidi è anche scaturita a marzo u.s. la decisione dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Iarc di classificare l’erbicida glifosato come cancerogeno di classe 2a per l’uomo.

L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione attraverso il cibo, l’aria e l’acqua e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica, soprattutto in territori come quello dell’Alto Lazio dove la popolazione è stata esposta costantemente e per oltre un decennio anche a valori fuorilegge di arsenico, sostanza tossica e cancerogena presente nelle acque ad uso potabile.

I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti.

Una mole davvero imponente di studi scientifici condotti dagli anni ’70 in poi, iniziati su veterani dell’esercito americano e su vaste comunità di agricoltori statunitensi ma poi ripetuti e con risultati confermati in tantissimi altri paesi del mondo, ha comprovato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue.

In una coorte di agricoltori francesi esposti a pesticidi e monitorati per circa 9 anni è emerso un rilevante incremento di cloni di linfociti con traslocazione (14-18) come già riscontrato nei soggetti della zona A di Seveso, in cui parimenti l’incidenza di tumori del sangue era risultata più elevata. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico.

Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale e proprio il cervello in via di sviluppo appare come un organo estremamente sensibile a tali agenti. Una recente revisione della letteratura scientifica ha confermato che per esposizione in particolare a pesticidi organofosforici si registrano danni della sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria, riduzione del Quoziente Intellettivo e si evidenziano alterazioni specifiche negli esami di RMN cerebrale.

In Svezia, dove dal 1970 sono stati banditi alcuni tipi di pesticidi (clorofenoli ed erbicidi fenossiacetici), si è registrato, a cominciare dagli anni ’90, la riduzione dell’incidenza di linfomi NH.

Tutto ciò conferma che sia scelte politico-economiche (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche rifornite con prodotti biologici), che scelte individuali di sani stili di vita possono generare importanti benefici per la salute pubblica.

E’ necessario quindi un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali i cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie”.

Nota per la stampa a cura dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 23 luglio 2016

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Piazza del Comune/Cosi’ vengono spesi i soldi dei cittadini pratesi Di: Marilena Garnier

“… le panchine che verranno installate in Piazza Duomo costeranno ben 22.904 euro comprensivo di spese di trasporto e IVA. Tutto ciò è preoccupante. Non tanto per le panchine, ma perché se queste sono le idee di questa Amministrazione e il modo in cui vengono spesi i soldi…” Marilena Garnier, Consigliere comunale indipendente

 

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Dopo appena due giorni, come ampiamente prevedibile, le nuove panchine sono già sporche ed ecco che gli operai del Comune cercano di rimediare.
Era così difficile pensare che si sarebbero sporcate fin da subito?Senza entrare troppo nel merito della scelta sconsiderata, è assurdo come questa amministrazione non sia in grado neppure di scegliere 4 panchine in maniera decente.
Ciò dimostra l’inadeguatezza di questa Amministrazione a governare una città come Prato.
Per quanto riguarda i costi , nella determina n.1141 del 29 aprile 2016 si legge che ”la scelta di installare queste panchine è stata condivisa dal competente ufficio qualità urbana e centro storico con gli amministratori optando per dette panchine prodotte da una ditta di Treviso per un importo di 15555 euro comprensivo di spese di trasporto e IVA”
Mentre le panchine che verranno installate in Piazza Duomo costeranno ben 22.904 euro comprensivo di spese di trasporto e IVA.
Tutto ciò è preoccupante. Non tanto per le panchine, ma perché se queste sono le idee di questa Amministrazione e il modo in cui vengono spesi i soldi non vedo come i problemi molto più importanti che affliggono questa città potranno mai essere risolti.

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Piazza Mercatale/ Risposta al Vicesindaco Faggi Di: Paolo Andrea Sanesi

“…dice il vero, infatti a Prato la cultura è assolutamente “distante dal contesto cittadino” se intesa come bene essenziale per la promozione dell’individuo, come necessità immateriale fondamentale per la crescita di una società, come beneficio collettivo su cui investire con progetti strutturati e permanenti fuori da qualsiasi logica economica….” P.A. Sanesi

 

13626368_1755057488067485_7491229571744672232_nRisposta al Vicesindaco Faggi riguardo all’articolo comparso su La Nazione del 20.07.16 e che nessuno pubblicherà mai.

Gent.mo Vicesindaco Faggi,
Le rispondo con difficoltà in quanto mi risulta difficile comprendere cosa intenda quando parla di “rimanere ancorati a concetti vaghi”. PratoPartecipa (mi dispiace che Lei non ne sia a conoscenza) ha sempre presentato progetti scritti e dettagliati nel corso degli ultimi dodici anni, a cominciare dalla “Proposta per la Partecipazione dei cittadini nell’attività amministrativa della città”, e sulla quale ancora aspettiamo un responso dall’attuale Giunta.
In quanto alle proposte su Piazza Mercatale, non “vaghe” ma puntuali, sono state presentate alle precedenti Giunte( Romagnoli e Cenni) , protocollate in un forum partecipativo sul “Settembre Pratese” ed in occasione di un incontro promosso dalla vostra Giunta sulla “riqualificazione di piazza Mercatale”, tenutosi a Palazzo Pacchiani il 29 novembre 2014, e sulla cui attuazione non abbiamo avuto più alcuna notizia.
Le nostre proposte riguardavano non solo piazza Mercatale, con l’ovale del Valentini ed i suoi giardini, ma tutto il quartiere: comprendevano nuove funzioni per il Bastione delle Forche, la “casa dei cittadini e della cultura” in Palazzo Pacchiani (inutilizzato da tempo immemorabile), lo studio di “nastri di riqualificazione urbana” per le vie del quartiere, la gestione condivisa di alcuni spazi con gli esercenti della piazza, nonché l’istituzione di una nuova figura ormai nota nel panorama europeo: il “curatore urbano”.
Quindi, come vede, gent.mo Vicesindaco non si tratta di “concetti vaghi” ma – per riprendere le sue parole – di “idee concrete capaci di avere un impatto positivo” non solo sulla piazza ma su tutto il centro storico e non in maniera episodica ma permanente.
Altra annotazione: quando Lei dice che “La Versiliana di Prato è naufragata essendo distante fin dal nome, dal contesto cittadino” dice il vero, infatti a Prato la cultura è assolutamente “distante dal contesto cittadino” se intesa come bene essenziale per la promozione dell’individuo, come necessità immateriale fondamentale per la crescita di una società, come beneficio collettivo su cui investire con progetti strutturati e permanenti fuori da qualsiasi logica economica.
Riguardo al nome “Versiliana” mi sembra fin troppo banale sottolineare che si trattava di una semplificazione per far comprendere il concetto di un’attività culturale diffusa, accessibile e varia, limitata al periodo estivo.
Mi permetta un’ultima considerazione, che potrebbe sembrare fuori tema ma che invece è assolutamente pertinente: con il termine “movida” si intendeva originariamente un movimento sociale ed artistico che si era diffuso in Spagna dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta. Descriveva una speciale atmosfera di vitalità nel campo culturale e artistico, un particolare dinamismo formativo dopo gli anni del regime franchista. Partendo da questo concetto e dal suo tradimento semantico dovremo ri-considerare la necessità di sollecitare un dibattito sul tema: “promozione culturale/promozione sociale nelle comunità contemporanee”.
La invito, per PratoPartecipa, ad un pubblico incontro sul tema.

Cordiali saluti.

Paolo Andrea Sanesi

Tav Fiorentina - Storia di "accanimento terapeutico" diun progetto da tempo già morto e sepolto

Binari in più per i treni? Eccoli, in superficie Di: Comitato No TUNNEL TAV – FIRENZE

COMUNICATO STAMPA – Firenze, 27 luglio 2016

Tav Fiorentina - Storia di "accanimento terapeutico" diun progetto da tempo già morto e sepolto

Tav Fiorentina – Storia di “accanimento terapeutico” per un progetto  già morto e sepolto da tempo

Una piccola delegazione del comitato No Tunnel TAV di Firenze, con l’assistenza dell’ingegner Vincenzo Abruzzo e del professor Giorgio Pizziolo, ha condotto una breve visita nei Giardini dell’Orticultura accanto ai quali passano i binari della linea da Firenze Campo Marte a Firenze Santa Maria Novella.
È stato mostrato visivamente come ci sia la possibilità di realizzare un altro binario (il quinto) accanto a quelli esistenti con lavori certamente importanti, ma molto meno invasivi che non scavando tunnel in area urbana. L’allargamento di una galleria di poche decine di metri sotto la via Bolognese e il sacrificio di pochi piccoli annessi privati sarebbero ripagati dalla velocità di realizzare l’opera con costi molto contenuti. Se si volesse realizzare un sesto binario accanto ai due binari della linea da Campo Marte a Firenze Rifredi si avrebbe il sacrificio di un paio di edifici vicino alle Cure e la necessità di un tunnel, accanto a quello esistente, di 480 metri di lunghezza; non si avrebbero impatti sulla falda né rischi di cedimenti non essendoci terreni alluvionali.
La semplicità ed efficacia di questo progetto è nota ormai da 16 anni, ma la politica fiorentina ha voluto tenere gli occhi ermeticamente chiusi sull’elegante semplicità di un progetto che cerca di essere il meno invasivo possibile basandosi soprattutto sul riuso di quanto esistente.
Statuto come fermata per i treni a lunga percorrenza avrebbe il vantaggio di essere vicina a Santa Maria Novella (raggiungibile con un tapis roulant o con treni regionali), vicina alla Fortezza da Basso e molto centrale, il terrapieno sotto di essa sarebbe facilmente scavabile per realizzare servizi di fermata bus e taxi e collegare le parti di città attualmente separate dalla ferrovia. Gli edifici adesso abbandonati dell’ex deposito locomotori potrebbero essere riutilizzati per servizi ai viaggiatori.
L’ottenimento di un fascio di sei binari tra Firenze Campo Marte da una parte e Santa Maria Novella e Rifredi dall’altra consentirebbe non solo una linea dedicata all’alta velocità, ma due binari per il servizio dei treni regionali e due binari per un servizio di metrotreno urbano con fermate alle Cure, all’Orticultura, a Statuto per poi collegarsi a Santa Maria Novella e al restante servizio ferroviario toscano e nazionale.
Una proposta semplice, fattibile davvero in poco tempo (due anni con cantieri normali, cioè gestiti come appalti tradizionali senza la presenza di soggetti criminogeni come il general contractor) che è stata ottusamente e colpevolmente ignorata dalla politica ufficiale fiorentina e toscana.
L’eleganza e la modernità di questo progetto (che si basa sul riutilizzo e perciò è molto attento agli aspetti ambientali e ai cambiamenti climatici)  cozza contro le fantasmagoriche dichiarazioni politiche che si susseguono in questi giorni su minitunnel, stazioni sotterranee sotto Santa Maria Novella, tunnel senza stazione; ciò nasconde solo lo scoramento di chi vede venti anni delle proprie politiche dei trasporti a Firenze naufragare sotto l’IMPOSSIBILITÀ di realizzare i due tunnel previsti dal proprio progetto adesso felicemente abbandonato.
Una ultima notazione che ci sembra però quella più politicamente rilevante: l’ottuso silenzio di Regione, Comune, Partito Democratico, sindacati confederali su questa ipotesi di superficie ci pare il sintomo di una profonda crisi della democrazia; quando si ignora con accanimento ciò che la cittadinanza attiva elabora e propone, allora davvero c’è da chiedersi dove stia andando la politica.

Comitato No Tunnel TAV Firenze

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Panchine perdute Di: Roberto Cenni


Mi chiedo quindi come per Piazza del Comune non si sia pensato a delle sedute realizzate da un artista di fama che avrebbero potuto fare da contraltare ai monumenti storici esistenti – Pretorio, Fontana del Bacchino e statua del Datini – ed affiancare l’arte moderna del Prometheus di Lipchitz.

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Ho sempre sostenuto la visione di una Prato città storica permeata dalla presenza di opere d’arte moderna e contemporanea.
Infatti, nel corso del mio mandato, molte sono state le proposte di questo tipo e vi ricordo soprattutto quanto realizzato durante “Prato Contemporanea” del maggio 2014 con il centro storico cittadino trasformato in museo a cielo aperto, oppure con la proposta di utilizzare le opere d’arte del Museo Pecci per arredare alcuni luoghi della città, proposta alla quale la nuova amministrazione comunale e la nuova Fondazione Pecci non ha dato seguito.
In quest’ottica si inseriva anche l’idea di arredare la nuova Piazza delle Carceri con “panchine artistiche” create da Michelangelo Pistoletto, progetto che purtroppo non ha avuto l’approvazione della Soprintendenza.
Mi chiedo quindi come per Piazza del Comune non si sia pensato a delle sedute realizzate da un artista di fama che avrebbero potuto fare da contraltare ai monumenti storici esistenti – Pretorio, Fontana del Bacchino e statua del Datini – ed affiancare l’arte moderna del Prometheus di Lipchitz.

La mia non è una critica alla scelta delle sedute moderne ma un rammarico per l’ennesima occasione perduta per la nostra città: avremmo potuto unire l’utilità di un punto per il riposo e la sosta con un’opera d’arte riconosciuta ed attrattiva sia per i cittadini pratesi che per i turisti.

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