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Prato nel Mondo

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Month: dicembre 2015 (Page 1 of 8)

...SE QUESTA E' POLITICA...

Esiste un mostruoso conflitto d’interessi che coinvolge Banche e sistema dei partiti Di: Vittorio Lana

Quanti sono I CONFLITTI D’INTERESSE in ITALIA? Il caso della Famiglia Boschi e di Banca Etruria è solo una pagliuzza…

MAria Elena Boschi, sfoggia le sue COMPETENZE - Una carriera fulminante: dal CDA di Publiacqua a Ministro delle Ri-FORME.

MAria Elena Boschi, sfoggia le sue COMPETENZE – Una carriera fulminante: dal CDA di Publiacqua a Ministro delle Ri-FORME.

Sul coinvolgimento di familiari del ministro Boschi nel crac Banca Etruria, forse ci si sta curando della pagliuzza negli occhi altrui, ma il triste destino di migliaia di clienti, famiglie ed aziende che si sono visti sfumare, in un batter di ciglia, tutti i loro risparmi, ci richiama alla dura realtà della vita ed al fatto obiettivo di trovarci di fronte ad una valanga di travi che rischia di rendere orbo l’intero sistema del credito.
Sono troppe le persone turlupinate e rovinate, perciò le polemiche di questi giorni dureranno molto a lungo e finiranno per provocare una pericolosa fibrillazione al cuore pulsante della nostra economia, che è cosa ben diversa dalle fortune politiche della Boschi e dall’evocato, onnipresente canto Renziano degli Strigidi.
Eppure, a ben vedere, sempre di pagliuzza si tratta, poiché, a partire dai Media, pare che nessuno voglia vedere il mostruoso conflitto d’interessi che coinvolge l’intero sistema dei partiti politici nel controllo delle Banche, del sistema finanziario e di una parte rilevante dell’economia del Paese.
Primo fra tutti quel PD che avendo le travi Coop, Società partecipate, TV pubblica, Banche, Credito e Assicurazioni ficcate dentro le orbite, fece una furibonda gazzarra contro Berlusconi-Mediaset e dintorni, salvo poi accomodarvisi nel migliore dei modi stando al governo del Paese.
Forse converrà abbattere le foreste, altro che i leggiadri Boschi e sottoboschi aretini.

Da: http://www.secoloditalia.it/

I Boschi hanno venduto le proprie azioni prima del crac di Banca Etruria

“Le cifre ,… … la stessa Maria Elena Boschi il giorno in cui si è difesa alla Camera dalla mozione di sfiducia presentata… …su Bancopoli dal Movimento 5 stelle. «Come è noto.. …io posseggo, o sarebbe meglio dire possedevo, 1.557 azioni di Banca Etruria che ho acquistato. Mio padre possiede, o meglio possedeva, 7.550 azioni di Banca Etruria, mia madre 2.013, mio fratello Emanuele 1.847 e mio fratello Pierfrancesco 347»….  …la legge non consentiva a nessun membro della famiglia Boschi di nascondere le informazioni su quelle azioni. ….Quindi quelle azioni non avrebbe dovuto rivelarle la Boschi in aula solo una volta messa spalle al muro sullo scandalo….  …era obbligatorio rendere pubblico ogni acquisto e ogni vendita compiuto fra il 2011 quando papà Boschi è entrato nel consiglio di amministrazione della Banca popolare dell’Etruria…. … in quel periodo ci sono stati due rialzi extra dei titoli. Il primo in seguito alla presentazione di un’offerta pubblica di acquisto dell’Etruria ufficializzato dalla Banca popolare di Vicenza a un euro per azione. Fu proprio il cda di cui Boschi era vicepresidente a respingere quella proposta senza mai motivarne le ragioni… …Il titolo crollò. Si è poi ripreso solo nella seconda metà di gennaio 2015 proprio grazie alle prime voci sul decreto Renzi che trasformava in società per azioni le banche popolari. In 15 giorni il titolo dell’Etruria mise a segno un rialzo record del 68%, doppio a quello registrato dalla migliore delle altre banche popolari coinvolte…”

I marchesi del Grillo Di: Giovanni Acuto

Questi dirigenti con i figli in ascesa politica rilevante, vengono accreditati come tecnici competenti al di sopra dei maneggi politici, nel tentativo, che spesso riesce, di persuadere il popolo che la rettitudine morale sia condizione necessaria e sufficiente al buon governo

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Leggendo i giornali di stamani, che chiudono questo anno politico denso di fumo e con poco arrosto, mi soffermo sull’ennesimo articolo riguardante l’immobile affittato dalla famiglia Rocchi e successivamente sequestrato. Sembra quasi di essere catapultati nella Roma papalina di inizio ‘800 dove i privilegi erano per pochissimi e ben introdotti personaggi a cui piace ammantarsi di nobiltà per il semplice gusto di elevarsi sugli altri. Tanti conti Tacchia, con titoli altisonanti da scandire alla servitù e qualche strafottente marchese del Grillo del “io son io e voi nun siete un cazzo!!”. La loro è un’etica che permette e legittima la legge del più forte,  grazie all’applicazione di indici assolutamente “capricciosi”, parziali e facilmente  emendabili che si possono permettere anche di far muovere l’apparato comunale chiedendo il dissequestro dell’immobile per verifiche di parte in spregio all’autorità vigilante che ha elevato denuncia e ordinato il sequestro. Detta in parole povere, il nostro marchese del Grillo ha ripetuto la citazione del suo nobile omonimo rivolgendo il proprio “io son io e voi nun siete un cazzo!!” nientemeno che alla procura della repubblica e agli stessi ispettori inviati dal governatore Rossi. Abbiamo avuto modo di apprendere ancora una volta – qualora ve ne fosse stato bisogno –  che la rettitudine è un’indole o un comportamento soggetto a interpretazioni quanto meno arbitrarie, a umori, criteri e unità di misura perlopiù partigiane e discrezionali. Di volta in volta può essere usata nella maniera più melliflua per muovere quelle leve che al popolo della strada sono precluse. Un semplice cittadino che si fosse trovato in una situazione simile, avrebbe potuto far smuovere la macchina comunale per riavere il magazzino sbugiardando forze dell’ordine, ispettori Asl e regionali? Decisamente no, perché noi cittadini della strada siamo quelli che “nun contano un cazzo”

In questa vicenda questi dirigenti con i figli in ascesa politica rilevante, vengono accreditati come tecnici competenti al di sopra dei maneggi politici, nel tentativo, che spesso riesce, di persuadere il popolo che la rettitudine morale sia condizione necessaria e sufficiente al buon governo. Anche se poi il popolo della strada si accorge che sono lì perché simpatici o antipatici tonti, dinamici pasticcioni  o imbecilli riflessivi, vengono lo stesso proposti dalla giunta comunale come  simbolo di correttezza, trasparenza, rispettabilità, preferibilmente concentrati su se stessi, inossidabili nell’appagamento della loro ambizione, in modo che possano prestarsi alle bisogna del partito. I pratesi che avevano visto in Biffoni l’idealtipo di un nuovo esercizio della politica sempre in procinto di sconfinare nell’antipolitica si erano probabilmente già ricreduti quando il presidente di Consiag  Luciano Baggiani è stato riconfermato alla presidenza nonostante il comune di Prato sia parte civile contro di lui nel processo che lo vede coinvolto per la turbativa della gara del gas. Dirigenti buoni solo perché hanno appesa al muro, oltre che la laurea, la tessera giusta.
E’ successo in passato che a margine di qualche invettiva contro esponenti del ceto dirigente particolarmente esuberanti, molto affermati, inspiegabilmente arrivati, chi scrive sia stato accusato di nutrire empi sentimenti di gelosia, frustrazione, invidia. Allora non era vero … ma oggi… Oggi no,  lo ammetto. Oggi sono roso da una stizzita acrimonia, da un livido astio per quell’incantevole  quadretto di cari affetti, per quel bellissimo vincolo che combina amore, stima, fiducia, solidarietà, apprezzamento professionale, fedeltà e considerazione  e che lega in maniera indissolubile la politica con il malaffare.

Incurante della sociologia da scompartimento ferroviario o da rete di imbecilli che da sempre mette in guardia sui rischi che si trova ad affrontare qualsiasi relazione che mescoli imprudentemente pubblico e privato devo ammettere che se la legge è uguale per tutti, la famiglia Rocchi chiedendo a nome del comune di Prato il riesame delle carte procedurali che hanno portato al sequestro dell’immobile hanno aperto un precedente che, spero, sia fruibile a tutti i cittadini che hanno affittato angustie topaie ai cinesi decretando così anche una sorta di fallimento degli ispettori regionali che si ritroverebbero le armi spuntate. Con buona pace di Rossi e di Lorenzo Rocchi che anzi, ne esaltava l’operato. Ma si sa, loro son loro e noi nun siamo un cazzo!!

Il bilancio di previsione Di: Erica Mazzetti

Troppe incertezze anche normative e soprattutto troppi dubbi sulle cose da fare , ma quello che emerge è che questo bilancio , che doveva essere quello centrale e decisivo della giunta Biffoni si mostra come un semplice esercizio ragionieristico senza alcuna linfa di innovazione politica.

bilancio 2015

Il bilancio di previsione approvato dalla maggioranza di Prato è un non bilancio. Un asfittico ed ordinario bilancio gestito in modo ragionieristico che non lascia intravedere nessuna spinta , nessun slancio e nessuna programmazione per cambiare l’immagine strutturale della città.

Unica eccezione che realmente i cittadini toccheranno con mano sarà la mancata riduzione delle tasse e burocrazia.

Per quanto riguarda la parte corrente nei prossimi tre anni è la palese fotocopia di quella del 2015 , senza nessun intervento sulle entrate ; sarebbe stata invece occasione giusta per dare un’ accelerata all’economia locale.

Deve sparire  l’IMU anche su beni produttivi ; La giunta Biffoni doveva e poteva farlo grazie ai molti milioni di euro che la scorsa amministrazione aveva lasciato loro in eredita (vincita di gara del gas contro CONSIAG)

Sulle spese correnti manca qualsiasi serio intervento di riduzione , invece si nota l’assenza di un aumento di quelle spese tipicamente di sinistra (servizi sociali ecc….) ; ma sappiamo Renzi e Renziani non sono nè di destra nè di sinistra portano avanti una sola politica, quella dei “DISCORSI”.

Se poi si va a leggere le spese in conto capitale sono il solito libro dei sogni….vedremo quanto riusciranno a fare nei prossimi tre anni , per adesso solo annunci , progetti e pochi fatti , mancano interventi decisivi che possono cambiare il volto della città , qui si è letto solo interventi di manutenzione e ristrutturazione ordinaria.

Dai numeri del bilancio grandi assenti sono le società partecipate comunali , niente su Consiag/Estra per il quale non si prevede alcuna azione ma solo incassi dei dividendi , niente su CREAF e sulla sua situazione disastrata , niente su ASM e sui rapporti che cambieranno a seguito dello svolgimento della gara….cioè rimarranno quelli attuali nonostante passi da una società controllata quasi al 100% ad una che avrà Firenze come socio di maggioranza!

Probabilmente non poteva essere fatto diversamente dalla Giunta Biffoni , volendo presentare un bilancio prima dell’approvazione della legge di stabilità.

Troppe incertezze anche normative e soprattutto troppi dubbi sulle cose da fare , ma quello che emerge è che questo bilancio , che doveva essere quello centrale e decisivo della giunta Biffoni si mostra come un semplice esercizio ragionieristico senza alcuna linfa di innovazione politica che oggi più che mai la città di Prato necessitava.

Erica Mazzetti

Coordinatore Prov. Forza Italia

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Si, al ritorno dei Vigili di quartiere Di: La Città per Noi

I vigili di quartiere erano presenti nelle circoscrizioni fino al 2010. Anno in cui la giunta di allora (la stessa che oggi, all’opposizione, chiede il ripristino dei vigili di quartiere) decise di smantellare i distretti di Polizia Municipale archiviando per sempre i vigili di quartiere.

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La Città per Noi esprime soddisfazione al fatto che l’opposizione si sia allineata a quanto da noi caldeggiato in sede di campagna elettorale ovverosia il ripristino dei vigili di quartiere.

Il nostro movimento civico tiene a ricordare che i vigili di quartiere erano presenti nelle circoscrizioni fino al 2010. Anno in cui la giunta di allora (la stessa che oggi, all’opposizione, chiede il ripristino dei vigili di quartiere) decise di smantellare i distretti di Polizia Municipale archiviando per sempre i vigili di quartiere.

Gli effetti dell’abbandono da parte dei vigili di quartiere dai distretti, si concretizzarono immediatamente con un innegabile aumento del degrado anche in zone centrali cittadine, crebbero gli episodi di microcriminalità di cui si riempirono, le pagine della cronaca locale.

In quell’occasione la sicurezza non fu gestita al meglio ottenendo come risultato i quartieri abbandonati a loro stessi. Dunque uno dei talloni d’Achille nella politica sulla sicurezza fu proprio quello di smantellare la Polizia “di prossimità” dai quartieri.

La Città per Noi rilancia dunque il progetto del ritorno dei Vigili di Quartiere in quanto la Polizia municipale deve ritrovare la capillarità sul territorio. Deve tornare il vigile di quartiere che conosca a menadito la propria zona individuando presenze e comportamenti sospetti. Oggi più che mai il vigile di quartiere è un punto di riferimento fondamentale per il cittadino.

Un aereo sulla pista di Peretola

Gli alberi aspirapolvere di Rossi Di: Associazione Amici di Pisa

Sul Nuovo Aeroporto di Peretola, baggianate a non finire

Un aereo sulla pista di Peretola

Un aereo sulla pista di Peretola

Spett. li Redazioni:
Pisa, 30/12/2015

Oggetto: Gli alberi aspirapolvere di Rossi

Il miglior augurio che si possa fare ai Pisani è di non sentir più le baggianate su Peretola sparate dal loro Governatore, sia come esperto aeronautico che come esperto forestal-biochimico. Recentemente ha affermato: ”Le pubbliche amministrazioni devono in primo luogo assicurare la salute dei cittadini. Per questo ritengo necessario far prevalere su tutto il buon senso ed il principio pedagogico di precauzione. Dobbiamo agire subito dove la situazione è già critica, ma anche prepararci ad affrontarla dove si va creando. E’ dovere dei Sindaci e della Regione predisporre interventi di mitigazione in tutte le aree a ridosso di sforamenti delle centraline di rivelamento dello inquinamento atmosferico”. Per depurare l’inquinamento causato dal Nuovo Aeroporto di Peretola, Rossi ha deciso di spendere 3 Milioni dei nostri soldi, per piantare 250mila alberi, che nei loro 30 anni di vita dovrebbero assorbire 375mila tonnellate di CO2.
La combustione dei motori di un aereo in decollo produce emissioni comparabili a quelle di circa 6000 auto catalizzate. Poichè gli aerei non hanno dispositivi catalizzatori o filtri antiparticolato, non possono ridurre le loro emissioni nocive e pericolose, quali: ossidi di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOX), ossidi di zolfo(SOX), particolati (PM), oltre la produzione di anidride carbonica (CO2), responsabile, col vapore acqueo di favorire l’effetto serra, ma non di essere un gas inquinante, né tossico, altrimenti il Ministero della Salute vieterebbe la vendita di vini e bevande gassate, che la contengono in gran quantità. Invece particolarmente tossici per l’uomo sono i pluriossidi di zolfo che, combinandosi con l’umidità atmosferica, precipitano al suolo sotto forma di piogge acide, favorendo la corrosione di tutto ciò su cui si depositano ed i boschi di S. Rossore lo testimoniano.
Se il Governatore del Lazio Zingaretti adottasse la stessa soluzione per Fiumicino, che con la 4^ Pista arriverà a 60milioni di passeggeri, lo ricovererebbero d’urgenza, perché per poter piantare in proporzione i circa 3,5milioni di alberi, spendendo 20milioni, dovrebbe bonificare il mar Tirreno antistante le piste.
Pertanto Rossi prima di sparare genialità, dovrebbe meditare sulla logicità dei concetti espressi. Garantisce che per la monodirezionalità della pista tutti gli aerei decolleranno verso Prato. Allora i motori riverseranno le loro emissioni inquinanti verso il centro di Firenze, per cui per depurarla dovrebbe piantare i 250mila alberi anche in Piazza della Signoria, sollevando gli anatemi dell’Unesco. Inoltre non gli basteranno i nostri 3milioni di euro per acquistare alberi geneticamente modificati in aspirapolvere, idonei ad aspirare anche le sostanze tossiche, che gli alberi in natura non assorbono.
Rossi dovrebbe studiare di più e spender meglio i nostri soldi. Per essere coerente col principio da lui menzionato di “buon senso e di pedagogica precauzione”; dovrebbe smetterla di sponsorizzare con pervicacia il progetto della Superperetola, visto che i suoi tecnici l’hanno bollato:”Critico-Incompatibile” e che il Regolamento ENAC di Costruzione degli Aeroporti identifica la sua ubicazione:”Pericolo per la Navigazione Aerea”. Auguriamoci che il 2016 gli doni più buon senso.
Con preghiera di pubblicazione; grazie.

Gianni Conzadori ( presidente Comitato Piccoli Azionisti T.A. )

Franco Ferraro ( presidente “ Associazione degli Amici di Pisa “, fondata nel 1959)

 

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IL simobolo di una città Di: Francesco Fedi

PRATO, Piazza del Pesce – L’ Implosione dell’opera”, ovvero il monte di sudicio è crollato su se stesso… ..e questa è l’immagine e il simbolo della città

 

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“Non ci si deve stupire più di tanto delle reazioni scontrose delle persone che passando da piazza del Pesce hanno visto anziché i classici addobbi natalizi un’installazione d’arte contemporanea. Pur non rendendosene conto, i passanti, i pratesi, diventano protagonisti e co-autori di questa installazione artistica, con un carattere performativo, perché il tutto è ripreso scrupolosamente da una videocamera prossima a partorire materiale che, opportunamente montato, diventerà l’opera stessa.. …Co-autori perché l’artista MO2 (Jacopo Buono) riutilizza materiali di scarto che i pratesi hanno “creato”; protagonisti perché più aumentano le chiacchiere, gli insulti, i complimenti, più l’opera cresce e prospera: come dovrebbe essere l’Arte. Un’opera viva e autonoma, che terminerà nel momento in cui la piazza resterà vuota. Un monumento all’effimero, alimentato dalle chiacchiere e valorizzato da una città che tende a non-valorizzare il proprio potenziale. Normale non comprendere le forme e le finalità di questa corrente così giovane che, paradossalmente, proprio nei contesti più disagiati e popolari trova le sue migliori espressioni; Prato, “periferia” fiorentina è scenario perfetto. Allora la Street Art diventa riscatto, necessità di riappropriarsi di certi spazi (Piazza del Pesce, proprio dietro al Palazzo Comunale, era ormai diventata squallido parcheggio) e di rivendicare una libertà artistica”.

No, non è uno scherzo. Le farneticanti parole che avete appena letto non sono uno scherzo, ma si tratta di un estratto della nota inviata da tale Sig.Luca Sposato a un blog locale (LEGGI). Non un Sig. Luca Sposato qualsiasi, ma quel LUCA SPOSATO che è stato supervisore dell’allestimento dell’installazione, che per diversi giorni ha occupato la Piazza del Pesce, facendo discutere in lungo e in largo.

Ora diciamo da subito che a qualsiasi LUCA SPOSATO, o MARIO ROSSI, o VITTORIO BIANCHI, che si arrichischiasse a parlare di PRATO come di “periferia fiornetina”, ben si meriterebbe gli sputi in faccia anche del più ignobile dei cittadini pratesi…

Ma detto questo, bisogna riconoscere al Sig. SPOSATO, grandi doti di sincerità e franchezza, perchè quello che egli scrive nel suo scritto psichedelico (…notevole anche: “.. il sondaggio che vede Prato al primo posto nella classifica dell’imprenditoria giovanile…” …che molti, indicandogli la Stazione del Serraglio, commenteranno con il più classico dei “CAMBIA SPACCIATRE!”…), è una tanto somma quanto drammatica verità. Una verità che si va  affermando sempre più di  giorno in giorno e che ha dei responsabili ben precisi.

Dei responsabili che i pratesi, in occasione di questa o quella consultazione elettorale, hanno in passato anche più e più volte votato e che speriamo che adesso, anche grazie a questa perla, siano sempre più in grande di rendersi conto di quale cazzata abbiano così fatto.

Della nota, va poi detto che è interessante in passaggio, dove si dice che i pratesi sarebbero stati dei “…co-autori… …perché l’artista MO2 (Jacopo Buono) riutilizza materiali di scarto che i pratesi hanno “creato”; un passaggio tanto interessante quanto misterioso, anche in relazione al fatto che, la cosa certa di quest’opera, è che, di sicuro, i pratesi possono ben dire di essern sono i CO-FINANZIATORI, se non addirittura I FINANZIATORI, o, ancora meglio, i CO-GLION-FINANZIATORI.

Che l’opera fosse piaciuta o meno, la certezza del pratese, bruto abitante della remota periferia fiorentina, è che, poco o tanto che sia, se l’è pagata e anche due volte: la prima volta quando ha pagato la prevista tassa comunale, che ogni cittadino paga al suo comune per la gestione dei rifiuti, e la seconda perchè, per taluni di questi rifiuti, è poi accaduto che, dopo essere stati ritirati come tali, sono finiti per essere riadattati a componenti di quest'”opera d’arte” e dunque ri-pagati, sotto forma di contributo, all’allegra combriccola che di questa se ne è dedicata all’installazione.

Ma il fatto del giorno è che adesso si è arrivati all'”Implosione dell’opera”, ovvero, più semplicemente, il monte di sudicio è crollato su se stesso….

Più che un monito, questo finale appare più assimilabile all’immagine e al simbolo della città. Una città implosa che, come scrive Sposato,   è perfetto scenario  di “periferia” fiorentina… …una periferia idonea a farvi confluire di tutto.. 

ALDO MILONE (PRATO LIBERA E SICURA)

PRATO- I Profughi, i furti e i “disegni” del Sindaco Biffoni Di: Aldo Milone

Mentre il Sindaco Biffoni si trastulla con i suoi progetti sul Macrolotto Zero, aumentano i profughi da ospitare e gli episodi di furto da contrastare. E prato sprofonda nelle classifiche sulla qualità della vita…

ALDO MILONE (PRATO LIBERA E SICURA)

ALDO MILONE (PRATO LIBERA E SICURA)

A Prato ci sarà un altro bando della Prefettura per l’arrivo di altri 300 profughi. Mai che ne facessero uno per chi vive in un’auto o in un camper. Per ora di profughi ne ospitiamo già più di 400. Ricordo ancora la risposta del Vice Sindaco Faggi ad una mia interrogazione con cui affermava che il periodo di permanenza in città era fissato a settembre di quest’anno. Mi sembra che siamo andati ben oltre e non si sa quanto durerà ancora. Voglio vedere quando a questi profughi non verrà riconosciuto lo status di rifugiato politico, cosa succederà.

Intanto in questi giorni stiamo assistendo a triste spettacolo di una città in cui può davvero accadere di tutto: dal terzo furto in poco più di un mese alla scuola Don Bosco di Mezzana, al furto di bottiglie di vino pregiato, bicchieri e posate per migliaia di euro al Cartabianca Cafè di via Valentini, e poi la razzia della sede della Croce d’Oro, i tentativi di furto alla Coop di Piazza San Marco…

Quindi, cos si può dire se chi ha la delega alla sicurezza non riesce neanche a difendere gli istituti scolastici?E’ come sparare sulla Croce Rossa, con tanto che ci sarà sempre qualcuno che questi furti sono stati fatti negli anni precedenti e pubblicati solo nel 2015…

Anche il quotidiano Italia Oggi nella sua classifica annuale sulla qualità della vita delle province italiane ci pone al 105 posto su 110 province. Del resto come non crederci dopo quanto sta succedendo solo in questi ultimi giorni in città tra furti e scipppi.
Italia Oggi ha evidenziato proprio i due elementi più critici che caratterizzano la nostra città e oggetto di continue lamentele da parte dei pratesi.

Intanto perà il Sindaco Biffoni si diverte a fare i disegni di come potrebbe diventare il Macrolotto zero. Forse sarebbe il caso che prima si occupasse delle cose terrene e quotidiane e poi si può permettere di volare verso l’alto. Intanto inizi a bloccare il mega ristorante cinese di 1000 posti che dovrebbe sorgere proprio nel Macrolotto zero.

Un'immagine della nebbia, già tipica,  nella zona del Mugello

NEBBIA E IMPIATI A BIOMASSE Di: Paolo Chiarini

Le interessanti considerazioni dell’esperto Ing. Paolo Chiarini, sulla realtà delle nebbie di questi giorni nella zona dell’altopiano del Mugello, in relazione anche all’ipotesi sull’ipotesi della discussa realizzazione dei centrale a Biomasse nella zona

Un'immagine della nebbia, già tipica,  nella zona del Mugello

Un’immagine della nebbia, già tipica, nella zona del Mugello

(Tratto dalla testata On-line: http://www.okmugello.it/)

“…Chi vive nel Mugello in particolare nel fondovalle antropizzato è abituato a svegliarsi, soprattutto nei periodi invernali di tempo stabile e soleggiato, con la brina e la presenza di nebbia che si dirada più o meno tardi durante la giornata, lasciando intravedere il cielo azzurro e filtrare qualche raggio di sole che riscalda l’aria al suolo prima del tramonto. Chi scende al mattino dalle colline attorno l’ampia vallata, per recarsi nei centri urbani della pianura, spesso parte con il sole in quota e si immerge nel mare di nebbia al freddo umido. In questo anomalo dicembre, tutti si saranno resi conto però che il perdurare dell’alta pressione e l’assenza di ventilazione hanno garantito la presenza di nebbia nella conca del Mugello per diverse giornate e soprattutto la sua permanenza per giorni consecutivi senza diradarsi e far vedere il sole.Questa condizione atmosferica di alta pressione “schiaccia” e comprime l’aria umida che, a causa dell’inversione termica al suolo, determina la formazione di una densa coltre di nebbia. Vengono trattenute, concentrate al suolo e miscelate nella massa umida, come un aerosol, anche le varie sostanze inquinanti prodotte dal traffico veicolare, dalle attività industriale e dagli impianti termici che emettono sostanze chimiche, gas, fumi e polveri.

Il particolato atmosferico tende sempre a ristagnare nei fondovalle e nelle pianure, ma soprattutto in certe situazioni ambientali, come la condizione meteo-climatica che si è presentata più marcata in questi giorni, ma che è presente da tutto il mese di dicembre. Lo smog si concentra e rimane confinato nello strato di nebbia come se fosse una grande “copertura” del territorio sovrastato, senza disperdersi o diluirsi nell’atmosfera circostante e determinando la qualità dell’aria che opprime chi si trova sotto e ci vive.

… … [Dal Passo della Colla n.d.r.], si osserva il Mugello in questi giorni visto dall’Appennino  con il “mare” di nebbia che copre il fondovalle e contiene al suo interno lo smog, più o meno concentrato, in relazione all’inquinamento prodotto. Se non vi fosse produzione di emissioni inquinanti, questo “fluido bianco” consisterebbe di sola nebbia, ossia di una sospensione nell’aria di minutissime gocce di vapor acque condensato e quindi un puro e naturale fenomeno meteorologico della bassa atmosfera, che non comporta nessun problema alla salute. Purtroppo i fondovalle rappresentano anche la concentrazione antropica e la sede delle attività industriali che producono le sostanze inquinanti.

In vari territori, con presenza di grandi città all’interno di ampie vallate e pianure, soprattutto dell’area Padana, sono state emesse ordinanze per contrastare lo smog, oltre che mediante la riduzione della circolazione automobilistica, il blocco del traffico nei centri urbani, dotando il trasporto pubblico di mezzi a minore emissione; anche attraverso il contenimento della temperatura dei riscaldamenti domestici, limitando attività industriali fortemente inquinanti e addirittura il divieto per camini e stufe alimentati a biomassa legnosa (legna), e l’accensione di fuochi per la combustione di materiale vegetale e ramaglie…. Insomma, con ragione, tutto ciò che produce inquinamento atmosferico.

Ora vorrei far riflettere sulle scelte tecnico-politiche che vedano con lungimiranza nella direzione di non incrementare il tasso di inquinamento, problema che si fa più serio in condizioni ambientali come quella che stiamo trascorrendo e che può durare anche mesi e quindi sull’ipotesi di realizzazione della discussa centrale a Biomasse nel cuore del Mugello.

Ogni scelta di pianificazione territoriale, urbanistica, di approvvigionamento energetico, di viabilità e mobilità dovrebbe essere concepita nel senso di risparmio ed efficienza energetica, riduzione dei consumi e della produzione di inquinanti e alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica.

Al di là adesso dei pareri, delle varie tesi e motivazioni sulla fattibilità a favore o contro l’ipotesi di una centrale a Biomasse. Se è stato deciso di realizzarla e vi è un progetto, vi devono essere delle forti motivazioni che giustifichino il costo, che pagherà il territorio e la popolazione, dovuto all’incremento di emissioni inquinanti sull’attuale contesto della vallata, al confronto dei benefici che verranno apportati dalla realizzazione dell’impianto.

Nel piano di gestione è stato previsto l’eventuale blocco delle emissioni per adeguati periodi, nel caso si verifichino contesti ambientali che favoriscono la concentrazione e permanenza di inquinanti, come quello di questi giorni? In queste condizioni, qualsiasi attività industriale andrebbe limitata, perché è come fumare continuamente in una stanza chiusa e poi viverci e soggiornare!

Inoltre, inviterei a responsabilizzare i proponenti e i concessori, nonché i politici fautori e di seguito i vari sostenitori, in modo che, se un domani ci fossero determinate ripercussioni negative dovute ad eventuale inquinamento atmosferico, tutela della salute della cittadinanza, deprezzamento del territorio, svalutazione dei prodotti agricoli e dei marchi di qualità del territorio, nonchè ripercussioni sul turismo locale, vi siano dei precisi responsabili su cui poter fare riferimento e rendere merito. Che portino avanti le loro istanze e i loro progetti, se questi sostengono che non vi saranno ripercussioni negative e che questa è una scelta giusta e oculata e che va nell’interesse della collettività, basta che ne siano responsabili.”

Ing. Paolo Chiarini

Una veduta della città di Firenze, in un momento di smog intenso

MISURE ANTISMOG, Ammazziamo tutti i vegetariani Di: Silvia Noferi (M5S-Firenze)

E’ suffuciente ridurre l’inquinamento in aree così ristrette, come i centri storici o poco più? I cittadini della periferia godranno dell’effetto balsamico delle Ordinanze? Le considerazioni di una consigliera comunale fiorentina…

Una veduta della città di Firenze, in un momento di smog intenso

Una veduta della città di Firenze, in un momento di smog intenso

Si impara presto che l’ironia non alberga nei palazzi del potere, quindi quello che vi può sembrare buffo o pazzesco e farvi ridere a crepapelle vi accorgerete ben presto che è una storia maledettamente seria, talmente seria che semmai c’è da piangere come una fontana.
Strano ma vero, una cosa assurda fa ridere proprio perché contrasta con il buon senso e con quello che siamo abituati a vedere, ma una cosa assurda realizzata a dispetto della razionalità fa disperare e quindi piangere, è assodato.
Facciamo un esempio pratico, lo smog a Firenze.
Da diversi giorni si parla di allarme smog e sullo sforamento dei limiti già alti degli inquinanti, interrogazioni, litigate in consiglio, comunicati stampa, la solita tiritera che “loro” stanno facendo di tutto, eh si, stanno costruendo la tranvia, misura antismog più antismog di quella non ne conosce nessuno.
Il Sindaco, anzi il suo addetto stampa su Facebook, capisce che è il momento giusto di intervenire e pubblica le foto di una passeggiata in campagna mentre cerca tartufi con la famiglia chiosando: “L’aria fresca, il silenzio, la brina, il profumo delle piante e del muschio…”
Ti verrebbe da ridere invece no, perché subito dopo parte l’ordinanza, eh si l’ordinanza che limita la circolazione delle auto (con una paginata di eccezioni) e l’accensione del riscaldamento nella zona centrale, nella zona a traffico limitato.
Tu ti chiedi, sempre indeciso fra il ridere o il piangere: “Ma basterà a ridurre l’inquinamento un’area così ristretta? Ma i cittadini della periferia godranno dell’effetto balsamico dell’ordinanza?”
Quelli ormai son vaccinati, riescono a sopravvivere già adesso, resisteranno a tutto per le difese “naturali” anticancro che ormai hanno sviluppato.
Soprattutto quelli dell’area Nord sono fantastici, già oggi senza centraline, senza registro tumori, senza maschera antigas riescono a sopportare l’alta concentrazione di fumi e veleni che circolano sulle loro case.
Per questo sono stati scelti e nell’anno delle “sfide”, il 2016 appunto, avranno modo di dimostrare a tutti le loro straordinarie capacità; potranno non solo cimentarsi nel resistere alla concentrazione di una decina di cantieri di opere infrastrutturali non coordinate fra loro (non esiste da nessuna parte una razionalizzazione dell’impatto di tutti i cantieri e dei conseguenti trasporti via camion) ma soprattutto godranno dell’effetto benefico della tranvia una volta finita.
Si perché l’aumento esponenziale degli inquinanti dovuto all’aumento vertiginoso dei voli aerei (hanno studiato i vortici ad alta quota, sembrano camere stagne aeree, avveleneranno solo i pratesi) sommato ai fumi del nuovo inceneritore e al maggior numero di macchine in transito grazie alla nuova corsia autostradale sarà compensato dalle migliaia di alberi che verranno piantati in compensazione.
Poco importa se questi alberi avranno una chioma di un certo volume fra una decina d’anni, non si può sempre spaccare il capello in quattro! Per favore!
Ci sarà la tramvia a combattere tutto questo nuovo smog, quante volte bisogna ripeterlo?!
Si, ci sarà lei a raccogliere i due milioni e mezzo di passeggeri in più che arriveranno a Peretola, e se il progetto non coincide con il masterplan aeroportuale non è un problema, i passeggeri saranno portati con dei pullman alla fermata di testa della tranvia.
L’ultima risorsa poi per chi non è convinto di questa “razionalizzazione antismog” e prevede come al suo solito un aumento delle macchine in circolazione, grazie allo stadio, ai turisti, all’autostrada, ai nuovi mercati generali, si tranquillizzi.
L’inceneritore provvederà a spargere veleni sulle verdure della nuova Mercafir, i vegetariani moriranno e il livello delle persone in circolazione diminuirà naturalmente.
Semplice come bere un bicchier d’acqua ma rimane sempre il dilemma se ridere o piangere.

Silvia Noferi – M5S Firenze – 29 dicembre 2015

Veduta dell'Aeroporto di Malpensa

La Lezione di MALPENSA DI: Rino Tipodi

 

Intervista a Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo culturale Excalibur di Lonate Pozzolo (Varese), che si batte contro i vecchi e i nuovi guasti ecologici, civili e sociali dell’aeroporto lombardo

Veduta dell'Aeroporto di Malpensa

Veduta dell’Aeroporto di Malpensa

Da: https://excaliburitalia.wordpress.com/

 Malpensa Sfruttamento, danni ambientali e… ’ndrangheta

http://www.informazioneonline.it/LAY009/L00907.aspx?arg=1004&id=1685

A cavallo tra Piemonte e Lombardia, sorge il più antico parco regionale d’Italia (1974): ilParco naturale della Valle del Ticino, zona ricca di laghi, canali, boschi e tanto verde spontaneo, classificata dall’Unesco «riserva naturale della biosfera». Tutto questo rischia di scomparire per sempre, se si dovesse costruire una terza pista per l’aeroporto di Malpensa, che cancellerebbe l’Area del Gaggio: 330 ettari di brughiera, di verde incontaminato, di testimonianze storiche del secondo conflitto mondiale.

Una delle associazioni che si oppone con più forza a tale progetto è Excalibur di Lonate Pozzolo, 12.000 abitanti in provincia di Varese, e il cui territorio comunale è in parte già occupato dal mega aeroporto. Si legge nel suo sito ufficiale: «Siamo di DESTRA perché sosteniamo la libertà d’impresa e la proprietà privata; siamo di SINISTRA perché vogliamo la giustizia sociale; siamo AMBIENTALISTI perché rispettiamo la natura e amiamo gli animali». Tra le proprie iniziative, ad esempio, un volantino (aprile 2011) che invitava i cristiani a Pasqua e i mussulmani in genere a pregare di più e a uccidere meno agnelli, vari interventi sulla “storia scritta dai vincitori”, non ultima quella dell’Unità d’Italia, sulla falsa democrazia vigente oggi in Occidente, sulla bontà della scelta vegetariana, sullo sfruttamento degli immigrati, con ricadute negative anche sui lavoratori italiani.

Abbiamo intervistato il leader storico del gruppo, Gianfredo Ruggiero, nelle recenti amministrative candidato sindaco al comune del Varesotto per Alternativa verde.

Il vostro nome-logo, unito al “no” a Malpensa, potrebbe far pensare a re Artù, a nostalgici di un Medioevo preindustriale o al mondo di Tolkien…

«Preciso subito: la nostra opposizione a Malpensa non è di natura preconcetta, non siamo contro gli aeroplani e non auspichiamo un ritorno al calesse o alla società bucolica (anche se le civiltà contadine erano molto più sagge di quelle attuali). Siamo semplicementecontrari alle devastazioni ambientali perpetrate in nome di un supposto progresso e non accettiamo il principio del cosiddetto “prezzo da pagare per…”. Il progresso o rispetta la natura, la qualità della vita e la dignità del lavoro o è, come in questo caso, solo speculazione più o meno mascherata. Il problema non sono le infrastrutture, strade, ferrovie e aeroporti che, se necessarie, vanno fatte, il problema è come sono realizzate e quali sono le vere finalità».

Vale a dire?

«Su Malpensa si sono concentrate le attenzioni di speculatori di ogni sorta e nazionalità che stanno facendo tabula rasa di ciò che resta del Parco del Ticino e della nostra Brughiera. Tutto questo grazie a una legge regionale del 2000, il Piano d’Area Malpensa, che ha permesso ad alcuni imprenditori locali e a varie multinazionali di aggirare i vincoli ambientali per costruirvi di tutto: capannoni industriali, grandi alberghi, mega parcheggi e gli immancabili centri commerciali, grazie anche al placet delle amministrazioni locali (più alberghi, più denari nelle casse comunali)».

Ma non pensate alla benefica ricaduta sull’occupazione, specie in tempi come quelli odierni?

«I sostenitori e, soprattutto, i beneficiari della grande Malpensa affermano che il nuovo aeroporto è indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese e per rilanciare l’occupazione: niente di più falso.

Partiamo dal lavoro: è vero, Malpensa porta lavoro, ma quale lavoro e a quali condizioni i sostenitori di Malpensa si guardano bene dal dirlo.

A parte le funzioni impiegatizie riservate agli italiani, il grosso della manodopera proviene dal settore dei servizi e dal cosiddetto indotto e vede l’utilizzo quasi esclusivo di extracomunitari. Non perché i lombardi siano improvvisamente diventati un popolo di lazzaroni e di scansafatiche, ma perché le (pseudo) cooperative, alle quali sono appaltate le attività di supporto a Malpensa, per mantenere bassi i prezzi e alti i guadagni, trovano più conveniente usare gli immigrati invece dei nostri operai disoccupati. Immigrati che, stando peggio di noi, sono disposti ad accettare condizioni di lavoro e di retribuzione al limite, spesso superato, dello sfruttamento. Condizioni indegne di un Paese che si ritiene civile».

E i lavoratori della zona?

«Nella nostra provincia, tra aziende che chiudono e altre che si trasferiscono altrove, la disoccupazione ha raggiunto livelli record. Le famiglie sono in crisi e i giovani senza speranza, eppure vi sono oltre 52 mila extracomunitari stabilmente occupati a cui si aggiungono le migliaia di immigrati in nero, soprattutto nell’edilizia. Il rischio è quello di una guerra tra poveri che vede disoccupati italiani contro immigrati sfruttati. Se aggiungiamo la perdita di professionalità che ha portato negli anni scorsi  tantissimi giovani ad abbandonare la loro occupazione stabile in laboratori artigianali e piccole officine meccaniche per un posto alla Sea, la società di gestione aeroportuale; giovani che ora si ritrovano, nelle migliori condizioni, con un contratto a termine, il quadro si completa».

Malpensa, però, non resta, comunque, un volano per l’economia?

«Altra bufala! Trent’anni fa il nuovo aeroporto è stato pensato come strumento di supporto alle nostre esportazioni ma ora, tra la delocalizzazione delle aziende che chiudono in Italia per riaprirle all’estero e l’affacciarsi di nuovi Paesi produttori che si apprestano a invadere i nostri mercati con i loro articoli a basso costo, la situazione si è letteralmente ribaltata.

Malpensa sarà utilizzata non tanto per esportare le nostre merci, quanto per agevolare le importazioni dall’estero. Infatti il vero business di Malpensa non è, come molti credono, il traffico passeggeri, bensì il trasporto merci (Cargo City) che sarà ulteriormente potenziato a latere della terza pista. È sufficiente visitare i capannoni e i centri logistici sorti negli ultimi anni lungo la strada provinciale 52 per scoprire che le merci ivi stoccate sono quasi esclusivamente di provenienza orientale.

Sulla terza pista si è inoltre recentemente espressa l’associazione nazionale dei vettori e operatori del trasporto aereo che, attraverso un comunicato stampa diramato l’1 giugno 2011, parla esplicitamente di inopportunità di una nuova pista per Malpensa ed esprime preoccupazione “per l’aumento dei costi previsti sugli scali milanesi, che andranno inevitabilmente a gravare sulle compagnie aeree e sui passeggeri”. Motivazione, questa, che non si esclude abbia contribuito alla decisione di Lufthansa di abbandonare Malpensa dopo appena tre anni (novembre 2008) dall’avvio del nuovo brand “Lufthansa Italia”».

È vero che, come ormai denunciato da articoli, libri e inchieste televisive, la criminalità calabrese è divenuta potentissima nella vostra area?

«L’indotto di Malpensa passa anche attraverso organizzazioni criminali, come dimostra il processo in corso alla ’ndrangheta lonatese che vede alla sbarra 41 imputati per vari reati di estorsioni, spaccio di droga e rapine e l’indagine tuttora aperta sul caso “Pirellino”, la costruzione di un edificio di 13 piani nella frazione di Sant’Antonino a Lonate Pozzolo, la cui autorizzazione edilizia è stata concessa in virtù del Piano d’Area Malpensa. Con il suo corollario di attentati all’assessore al territorio Danilo Rivolta e auto bruciate che hanno portato la responsabile del settore lavori pubblici a chiedere e ottenere il trasferimento ad altro Comune.

Malpensa è diventata anche il crocevia della droga: non passa giorno che non siano fermati passeggeri carichi di sostanze stupefacenti destinate al mercato europeo e a quello locale, come confermato dalla recente retata delle forze dell’ordine sempre a Lonate Pozzolo».

Vi è dunque anche un degrado civile e sociale?

«La terza pista comporta altresì un ulteriore processo di delocalizzazione a carico dei residenti della frazione di Tornavento. Oltre seicento famiglie sono destinate ad abbandonare la propria casa, i propri affetti e i propri vincoli di amicizia per fare posto a Malpensa. A questi si aggiungono i nuovi residenti: nonostante la spada di Damocle della terza pista, Tornavento ha conosciuto in questi ultimi anni un incredibile sviluppo di edilizia residenziale con la costruzione di nuove case e condomini, soprattutto sul lato sud di via Goldoni e lungo via Sant’Anna. Di questo la “Valutazione d’impatto ambientale”, la cui impostazione risale a dieci anni fa, non tiene conto. Sarebbe opportuno che essa fosse riformulata in virtù dei nuovi scenari abitativi e dei conseguenti costi, economici a carico della collettività e sociali a carico dei residenti».

Conseguenze su ambiente e salute?

«Salute: sulle ali di Malpensa sono giunte a noi nuove specie infestanti come la Diabrotica virgifera, un insetto di origine americana che infesta le coltivazioni di mais, rivenuto inizialmente nei pressi dell’aeroporto Marco Polo di Venezia e successivamente nell’intorno di Malpensa; l’Anoplophora chinensis malasiaca (tarlo asiatico), un parassita che distrugge gli alberi, comparso per la prima volta nel Comune di Parabiago vicino a Malpensa; la più conosciuta Ambrosia, diffusasi in Europa come conseguenza della contaminazione di sementi importate dal Nordamerica; per quanto riguarda il Nord Italia, il focolaio iniziale si è sviluppato nelle vicinanze dell’aeroporto della Malpensa.

Quando nel 2003 ci fu l’epidemia di polmonite atipica (Sars) proveniente dalla Cina, uno dei primi casi sospetti su individuato, e non a caso, proprio a Malpensa».

In conclusione?

«Un’ultima riflessione, sui falsi miti di Malpensa e sugli aspetti poco dibattuti del nuovo aeroporto, riguarda il presunto benessere arrecato da Malpensa. Se è vero che Malpensa porta benessere, bisogna chiedersi a chi? Ai residenti e a tutti coloro che ne subiscono i disagi? No, i benefici finiscono nei bilanci della Sea, i cui maggiori azionisti sono il Comune di Milano e la Provincia di Varese, di alcune multinazionali come l’olandese Avioport e la catena Jolly Hotel e ai quei quattro imprenditori locali che hanno fatto man bassa di terreni una volta vincolati e protetti. A noi cosa rimane? A noi rimane l’inquinamento e il rumore degli aerei, il cemento al posto del verde, un aumento impressionate della delinquenza e l’illusione che Malpensa un giorno ci farà… tutti ricchi».

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno VI, n. 68, agosto 2011)


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