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Prato nel Mondo

…per conoscere tutto meglio

Month: agosto 2015 (Page 1 of 10)

Nulla è più importante di un Bambino!!! Di: Vesna J. Tedeschi

 

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Domenica 06 Settembre al Lago Paradiso di Campi Bisenzio (Fi), con il patrocinio di Regione Toscana, sarà organizzata la giornata Cure 2 Children. ( www.cure2children.it )

Cure 2 Children nasce da un motivato gruppo di genitori che hanno vissuto la malattia o/e la morte del proprio figlio, dal sostegno dei medici, che hanno curato i bambini in Italia e all’estero, dalla necessità di migliorare la qualità della vita di tutti bambini con le malattie oncologiche, (il 90% dei bambini vive in realtà famigliare di redditto medio/ basso).In supporto di bambini con tumori e malattie del sangue indipendentemente da etnia, religione o regione geografica.

L’incasso della giornata sarà devoluto all’Associazione Cure 2 Children.

Durante la giornata lo staff di Radio/Video Prato nel Mondo e Tv Etero Pride presenterà la giornata e realizzerà interviste alle personalità intervenute.

Ore 15.00 – Gara di Pesca a Coppie,

Ore 19.00 – Premiazione della Gara di Pesca.

Ore 20.00 – Apericena.

Ore 21.00 – Lotteria di Beneficenza.

Per la gara di pesca potete contattare

Marco: 335/1990777

Maurizio 327/5492382; termine di iscrizione venerdì 4 settembre.

Invece i biglietti della lotteria e l’apericena li potete trovare direttamente sul posto con una donazione simbolica di 1 euro per la lotteria e 5 euro per l’apericena.

logo2015

Saremo presenti anche noi della Redazione Prato nel Mondo e Associazione Etero Pride World (www.eteropride.it), con la nostra presenza e il nostro gazebo speriamo di poter riuscire a dare una mano a chi soffre veramente. Prato nel Mondo non si è mai prestata a delle iniziative di nessun genere, Cure 2 Children, è una organizzazione con sede a Firenze tirata su, dai genitori chè hanno perso dei bambini, genitori chè hanno sofferto e nel loro dolore hanno imparato l’importanza dell’umanità e umiltà.

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Molti sono i bambini chè si ammalano di cancro alcuni guariscano, altri muoiono per cause non controllabili. Ciò che non si può accettare e nessun genitore doverebbe fare mai, é che il proprio figlio muoia per mancanza di farmaci o della strumentazione necessaria ed adeguata.”

il Presidente di Cure 2 Children

Cristina Cianchi

SANITA’ TOSCANA – Il referendum è un percorso positivo Di: Associazione per non Morire LUCCA

Riceviamo e pubblichiamo, in commento al nostro precedente articolo del 11/08/2015,SANITA’ TOSCANA – Prende campo il referendum abrogativo della riforma voluta da Enrico Rossi.

La Toscana e gli ospedali al collasso

La Toscana e gli ospedali al collasso: pazienti barellati nei corridoi per giorni 

Buona Lettura.

Prato nel Mondo

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“La nostra Associazione accoglie di buon grado il processo referendario e, nel contempo, esprime alcune riflessioni inerenti la Sanità Lucchese.

Nel cercare di sintetizzare in modo veramente conciso e, auspichiamo, chiaro, alcune riflessioni sul nuovo Ospedale San Luca, elenchiamo in “ tono” asettico quanto da noi ritenuto inopportuno e poco edificante per una Sanità locale a dimensione di paziente.
Ricordiamo che l’ospedale nasce da aspetti procedurali ed ambientali alquanto difformi e contraddittori che, all’invero, tra regolamenti urbanistici, verbali di variazione del Piano strutturale e altro, ha portato a certi profili di dissesto idrogeologico ad oggi presenti sul territorio di edificazione e sulle aree limitrofe.
Ricordiamo che per quanto riguarda l’aspetto economico e finanziario, il nuovo Ospedale, si identifica in un processo in Projet Financing che, all’inizio indicava un costo di 84,7 milioni di euro, per una definitiva spesa di 160 milioni di euro con la copertura del privato di 45 milioni di euro.
Infine per quanto concerne l’aspetto sanitario, vogliamo ricordare la querelle della mancanza o limitazione dei posti letto nata da una impostazione della Regione Toscana in difformità della legge Balduzzi.
E’ oramai costatato che, con dati ripetuti in più sedi, vi sono in meno circa 100 posti letto e, aggiungiamo, con un impoverimento delle strutture territoriali che, dovrebbero servire da “filtro” alle degenze.
Questa premessa è sostanziale in quanto, secondo noi, dell’Associazione per non morire, tutte queste situazioni combinate tra loro ed aggiunte al diminuito periodo di degenza, la carenza di personale, il blocco del turn over e, la prospettata, “messa in pensione” di alcune decine di dipendenti con forma ante-Fornero,tra l’altro per ora attivata solo per il personale del comparto, in quanto, medici e dirigenti hanno, legittimamente prospettato ricorsi avversi alla decisione, costituiscono la base di un ipotetico non rispetto dell’articolo 32 della Costituzione Italiana.
Con queste fondamenta, la Direzione ASL2, ha attivato un Piano straordinario di “ ridefinizione delle modalità di accesso e delle organizzazione” che, secondo noi, obtorto collo,
costringe a modellare sulle carenze di ordine strutturale e operativo in evidente affanno di prestazioni.
Spesso e volentieri chi si reca al servizio Cup, magari per visite di origine specialistiche, si sente dire che le liste sono bloccate,sono chiuse e che, in un secondo momento, alla riapertura delle stesse, si debba recare nuovamente al Cup per fissare la prenotazione.
O, se sono aperte, come ad esempio la semplice richiesta di elettrocardiogramma e visita cardiologica, ci si può recare a Barga o Castelnuovo, nonostante che, ad oggi la denuncia alla nostra Associazione, si abbia 92 anni e, naturalmente con difficoltà di essere trasportati.
Questo il quadro reale e facilmente riscontrabile con semplici telefonate conoscitive al Cup Aziendale.
Ricordiamo che chiudere le prenotazioni ( fenomeno delle così dette liste di attesa bloccate), è una pratica vietata dalla Legge nazionale n. 266/2005.
Il Sistema Sanitario Locale , secondo noi, è in perenne involuzione e, prova certa è che, sono molti i dipendenti assenti dal lavoro per accertate e giustificate malattie che, derivano da uno stress dovuto alla mancanza di personale, ai turni massacranti, alle situazioni di disagio ambientale, alla mancanza di idonei supporti lavorativi, alla notevole ambiguità e conflitto di funzioni, alle ripetute minacce in azioni disciplinari messe in campo dall’Azienda, e molto altro ancora e, in aggiunta, sottolineiamo che tutto ciò accade sulla pelle di pazienti che hanno reali difficoltà e affetti da gravi infermità o , nei peggiori dei casi, da malattie terminali.
In un recente documento Aziendale con oggetto “Indirizzi per la programmazione 2015” diretto ai responsabili di struttura ed ai coordinatori infermieristici e tecnici (quindi una minima parte del numero complessivo dei dipendenti), si legge al primo punto “Il raggiungimento dell’equilibrio economico”, di per se legittimo ma secondo noi, naturalmente cela tagli e limitazioni prestazionali.
Pertanto questo modo di produrre migliore Sanità, al contrario, fa nascere un impoverimento umano e professionale non voluto, indotto da strategie aziendali, ad esempio per la riduzione del personale o, per una continua “caccia alle streghe” in forma moderna per ricorrere a provvedimenti disciplinari per coloro che, pur lavorando nel SSL, osano pensare “diversamente” e quindi rei di poca fedeltà lavorativa, pertanto in questa cornice il San Luca opera ed assiste, si identifica e si sviluppa, ambiente per noi, negativo e, conseguentemente, rivela una azienda gravemente malata.
In sintesi un mix esplosivo che, in percentuali differenti crea un “disagio assistenziale” molto rilevante e, hainoi, a tutto carico dei pazienti della nostra ASL.
Nel riordino del SSR, con la nascita di tre mega asl, la Regione Toscana, ha attinto a piene mani dal jobs act che, in sanità, di identifica nel comma 566.
Questo comma è uno degli oltre 700 della legge di stabilità che, nei fatti concreti, sta opponendo le due categorie che per antonomasia sono a tutela dei cittadini malati: medici ed infermieri.
Il fulcro principale di questo comma è quello di poter attuare ogni forma di flessibilità a vari livelli professionali e, le competenze avanzate attribuite agli infermieri, fanno parte di un trasferimento medico ad altre figure con un risparmio stipendiale e con , un dumping salariale evidente in quanto, essendo prima attribuite ai medici, una volta eseguite da infermieri non devono essere retribuite.
Una sorta di demansionamento per Legge di Stato, a tutto spregio di tutela e sicurezza che, come del resto riconosciuto Costituzionalmente, dovrebbero essere i cardini “scientifici” del curare e prevenire malattie a vario titolo.
Un demansionamento che, con questo comma horribilis, si espanderà a tutto il personale sanitario con conflittualità e carenze assistenziali.
Semplificando, per ridurre il costo del lavoro in Sanità, ( che in percentuale è quello più cospicuo) si mettono in concorrenza le professioni.
Vicarianza delle professioni, fungibilità delle competenze, demansionamento a catena.
Siamo dell’opinione che, con l’avvallo di soggetti istituzionali, ordinistici e sindacali, a breve termine si potrà arrivare ad una sorta di “diretta assunzione a minimi costi” di tutte le professionalità che concorrono alla salute dei cittadini.
Una provocazione, in presenza di un notevole numero di malati anziani e non autosufficienti, perchè non attribuire mansioni infermieristiche a badanti e prevedere corsi di formazione di poche ore???
Su questi binari “vive” anche il nostro nuovo Ospedale, il San Luca è un vero contenitore di assoluta decapitalizzazione del lavoro professionale, considerandolo non il vero valore aggiunto ma, il principale costo da aggredire.
La Regione Toscana, esaurite le politiche accademiche e consuete: riorganizzazione, razionalizzazione, appropriatezza, sta destrutturando il SSR.
I sistemi attuati essenzialmente quattro: centralizzazione della governance ( 3 ASL), privatizzazione sanitaria con assicurazioni o altre forme mutualistiche, taglio dei posti letto e, naturalmente, ridimensionamento numerico del personale sanitario.
In Toscana, è risaputo, vi sono, secondo il riordino del sistema sanitario Regionale, circa 1800 esuberi e, quindi nella nostra ASL circa 250-300 dipendenti che nei prossimi anni saranno “allontanati” e mai sostituiti con la conseguenza diretta di limitazione o chiusura di servizi sanitari al cittadino.
Ricordiamo, per concludere con un accento “roseo” che negli ultimi anni la Sanità ha perso circa 15000 posti di lavoro.”

ASSOCIAZIONE PER NON MORIRE Lucca

Richiedenti asilo e indigenti italiani: è davvero una “guerra tra poveri”? Di: Vittorio Lana

Chi si occupa degli sfrattati italiani? Chi dà loro ospitalità, schede telefoniche e tre pasti al giorno? Purtroppo loro non sono un business per nessuno…

LA COPPIA PIU' BELLA DEL MONDO, RENZI-ALFANO... ...e i profughi vanno via coma il pane!..

LA COPPIA PIU’ BELLA DEL MONDO, RENZI-ALFANO… …e i profughi vanno via coma il pane!..

Indigenti italiani e richiedenti asilo stranieri. Chi dobbiamo aiutare per primi? Facile dire che si dovrebbe aiutare entrambi, ma se non ci riusciamo?…

A Prato, la Curia Vescovile ristruttura immobili in stato di semi abbandono da anni, per accogliere richiedenti asilo, dei quali si occuperanno alcune cooperative. Si chiama “business del profugo” e da qualche tempo è divenuto anche molto in voga tra gli albergatori, i quali, invece di lavorare solo i pochi mesi di una stagione turistica, hanno capito che se si sceglie di lavorare per il la Prefettura e dunque per il Ministero dell’Interno ed il Ministro Alfano, accogliendo profughi si riesce a fare il pienone tutto l’anno, e le previsioni meteo importano assai poco: piova pure quanto vuole, in autunno come in estate, e forse ci sarà anche qualche ritardo nei pagamenti, ma alla fine i soldi arrivano, sono sicuri, e in fondo all’anno sono tanti di più di quelli che si sarebbero potuti contare alla fine di una stagione, anche andata a gonfie vele.

Per gli indigenti italiani invece non c’è soluzione. Se va bene ci pensa la Caritas, ma la Caritas non ha strutture dove accogliere gli italiani che ogni giorno vengono sfrattati. Per loro la Curia Vescovile non ha immobili da ristrutturare (d’altronde con loro non c’è ritorno) e il Sindaco non ha da offrire niente più che il suolo pubblico sottostante le logge di Piazza del Comune o le arcate del Ponte del Mercatale…

Diciamo poi che c’è chi sostiene che “certi ragionamenti”, alimentano un guerra tra poveri…

In proposito, pubblichiamo di seguito un interessante commento di Vittorio Lana.

Buona Lettura,

Prato nel Mondo

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“Sulla tesi di una guerra tra poveri, occorre qualche riflessione in più, poiché anche chi la fa propria in assoluta nobiltà d’animo, finisce per validare la “vulgata” politica e della parte meno nobile del Paese che ci lucra sopra. Infatti, se così non fosse, non un solo cent dei fondi pubblici destinati all’accoglienza finirebbe in mani sbagliate.
La prova del nove della malvagità di costoro ci viene offerta dalle cronache sugli organigrammi mafiosi già indagati o ancora da scoperchiare che si interpongono nella riscossione e gestione degli #sghei erogati dallo Stato per l’assistenza agli immigrati.
Tanto per esser chiari, in un Paese democratico, sarebbero i senza lavoro ed i senza reddito a gestire quei contributi e quei servizi, invece, come tutti sappiamo, a riscuotere, per ora, son solo tutte coop rosse, bianche o grey e gli immancabili proprietari d’immobili ed albergatori collaterali.
Esattamente come avviene da sempre nella erogazione dei fondi pubblici gestiti dal welfare per l’emergenza abitativa e nella gestione degli Enti per l’edilizia economica e popolare.
Insomma, ricorrendo ad un antico detto: ad ingrassarsi è sempre il padrone, mai l’asino.
È giunta l’ora che il quadrupede si ribelli e lo disarcioni malamente, senza tanti complimenti.”

Vittorio Lana

“CAPORALATO: Un fenomeno dal clamore momentaneo” Di: Vittorio Lana

2_novembre

“Dopo anni, anzi decenni di grida d’allarme di coloro che ebbero cognizione della diffusione del caporalato dentro la filiera delle produzioni agricole del Centro Sud ed Isole, sugli spalti ed i cantieri delle grandi opere pubbliche, come nei distretti industriali del tessile ed accessori abbigliamento, ci son voluti tre o quattro morti agostani perché anche il Governo, i media e addirittura i sindacati alzassero una flebile voce contro le criminalità organizzate (mafia, sacra corona, n’drine, camorra e triadi) che controllano i singoli territori nelle Regioni interessate dal fenomeno criminale. Di fronte alla gravissima distorsione di mercato provocata dal controllo delle mafie di interi comparti dell’economia nazionale, come quelli delle produzioni tipiche Mediterranee, dalla disponibilità delle aree coltivabili, alla raccolta, trasporti su gomma, mercati generali e distribuzione, ci si scandalizza per un cadavere di clandestino sparito nel nulla nelle Puglie, sol perché il fatto sarebbe stato denunziato da un sindacalista. Ma fino ad ora costoro dove sono stati, non videro ciò che fu sotto gli occhi di tutti, con tanto di baraccopoli e migliaia di clandestini al lavoro nei campi sotto il controllo dei caporalati mafiosi? Tra qualche settimana tutto cadrà nell’oblio proprio come avvenne per i 7 poveri cinesi bruciati dentro il laboratorio in quel di Prato. Razza di sepolcri imbiancati e di vigliacchi.”

Dopo Roma, un “tutor” per Biffoni come per Marino? Di:Aldo Milone

La quotidianità nel centro storico di Prato è ormai una quotidianità di furti e di casi di overdose.

58.000 euro spesi per la COOPERATIVA di operatori di strada e I CASI DI OVERDOSE AUMENTANO. Un solo per questo, un Sindaco degno di tanto nome, si sarebbe forse già dimesso?...

58.000 euro spesi per la COOPERATIVA di operatori di strada e I CASI DI OVERDOSE AUMENTANO. Un solo per questo, un Sindaco degno di tanto nome, si sarebbe forse già dimesso?… (Foto IL TIRRENO)

Sarà un caso, ma non credo. Quanto sta succedendo a Prato e ciò che è capitato alla Polizia Municipale, con il sottoscritto, assessore, non si è mai verificato. Avere la delega alla sicurezza e alla Polizia Municipale, significa vivere quotidianamente i problemi degli agenti, essere presente tutti i giorni per motivarli e anche per difenderli quando era necessario. Non si può andare due volte all’anno nella sede del Comando e poi sparire. Quando si organizzavano le ben note operazioni notturne, denominate “Rosa dei venti”, io ero lì a seguirle nella centrale operativa fino a tarda notte proprio perché tutto si svolgesse regolarmente. Tantissime persone sono state portate al Comando in stato di arresto o per identificarle, tutto è filato sempre liscio. La differenza sta nei particolari che ho sopraccennato.
Ogni giorno nel centro storico abbiamo “il nostro furto quotidiano” e in rete spopola un video sulle gesta dei tossici nei giardini alla Passerella . Di questi, se ne dovrebbero occupare gli operatori di strada ma, anche ieri sera abbiamo avuto altri 2 casi di overdose nei pressi di P.zza Mercatale. Cosa questa ci fa viaggiare alla media di un caso al giorno. Questa è la quotidianità di Prato e del suo centro storico: una quotidianità di furti e di casi di overdose.
. Il Comune, unitamente a Regione e Asl, hanno speso 58.000 euro per gli operatori di strada per combattere questo fenomeno. Mi sembra che da quando è partito questo progetto, i casi di overdose siano aumentati. Per non parlare di tutto quello che sta succedendo per quanto riguarda furti, scippi e qualche evasione. Dopo più di un anno credo che Biffoni abbia decretato il suo fallimento nel campo della sicurezza. Ne tragga le conclusioni, anche porchè a Roma, Renzi ha alla fine deciso di mettere un tutor al sindaco di Roma Marino nella persona del Prefetto di Rona, Gabrielli, visto che non decideva a dimettersi neanche dopo la figuraccia dei funerali del boss Casamonica. Voi pensate che alla fine, dopo quanto sta succedendo in città, lo metterà anche al suo amico sindaco Biffoni per il quale è sempre tutto ok o lo dobbiamo sperare?

Toscana, terra di MORTI SUL LAVORO Di: Carlo Soricelli

La Toscana è quest’anno, dall’inzio dell’anno la prima per numero di morti sul lavoro.

Anche in Toscana, vittime del Dio Denaro e Nostra Signora Occupazione...

Anche in Toscana, vittime del Dio Denaro e Nostra Signora Occupazione…

La Toscana è quest’anno, dall’inzio dell’anno la prima per numero di morti, che non sono 39 ma 46 se si contano tutte le persone che muoiono mentre lavorano, se poi si aggiungono le morti sulle strade e in itinere si superano gli 80 morti. Certo, c’è la Lombardia che ha già sessanta morti ma occorre ricordare che ha più del doppio degli abitanti. la propaganda parla sempre di cali favolosi tutti gli anni, ma noi che li monitoriamo tutti, già dal 1° gennaio 2008 possiamo dimostrare che non ci sono mai stati così tanti morti, addirittura più del 2008 e questo nonostante la perdita di milioni di posti di lavoro. le vittime si sono solo spostate in larga parte da lavoratori assicurati all’INAIL al nero, alle partite iva ecc….. E occorre ricordare che l’INAIL monitora solo i propri assicurati e in tantissimi di questi tempi non lo sono. Poi la “favola” dell’indice occupazionale” se si parla di tutte le morti sul lavoro farebbe sorridere se non si parlasse di un problema così serio.Il rapporto va sempre fatto con il numero di abitanti di una regione e in questo caso la Toscana è abbondantemente prima.

Poi ringrazio il movimento cinque stelle che, attraverso un loro parlamentare, ha fatto anche un’interrogazione parlamentare sulle tragedie degli agricoltori schiacciati dal trattore che sono già 89 dall’inizio dell’anno e nel 2014 sono stati 152 nell’indifferenza del Ministro Martina che è stato avvertito dall’Osservatorio già a Febbraio 2014 e 2014 sull’imminente straga di fare almeno una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. In questi ultimi 3 giorni ne sono morti 4 in modo così atroce. In tanti sono morti così anche in Toscana.

Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ( http://cadutisullavoro.blogspot.it/  – Fondato dal metalmeccanico in pensione e pittore Carlo Soricelli. attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo di Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demani, i sette giovani operai della ThyssenKrupp di Torino, morti nella notte del 5/6 dicembre 2007.

Dall’Osservatorio sono registrati e archiviati in appositi file i morti sui luoghi di lavoro del 2008/2009/2010/2011/2012/2013/2014/2015.)

 

 

Tragedia di Livorno – TOSCANA SECONDA IN ITALIA PER MORTI SUL LAVORO Di: Enrico Cantone (Consigliere RegioanleM5S)

M5S SU TRAGEDIA LIVORNO “SOLIDALI CON FAMILIARI DI GABRIELE PETRONE E LAVORATORI FERITI.

Livorno, al Porto ancora un'altra tragedia sul lavoro

Livorno, al Porto ancora un’altra tragedia sul lavoro

Firenze 26 agosto 2015. I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle esprimono il loro cordoglio per la tragedia occorsa a Gabriele Petrone e agli 11 colleghi feriti nell’incidente della nave Urania, in bacino per lavori a Livorno

Enrico Cantone Consigliere Portavoce alla Regione Toscana:
“Mi faccio portavoce del nostro cordoglio per la morte di Gabriele Petrone della nostra solidarietà ai suoi familiari e ai restanti 11 feriti nell’incidente occorso alla nave Urania. Sarà compito della magistratura valutare eventuali responsabilità dell’accaduto, ma ci rincresce riconoscere come questo evento tragico confermi la Toscana come seconda regione italiana per persone decedute durante la loro attività lavorativa, con 39 vittime da gennaio ad oggi.

Trattandosi di una tragedia marittima avvenuta a Livorno è doveroso ricordare che proprio la mia città è stata teatro della più grande strage sul lavoro della storia repubblicana, quella del Moby Prince, dove perirono sul posto di lavoro 65 marittimi, oltre ai 75 passeggeri imbarcati nel traghetto. Per sapere la verità su questa vicenda abbiamo dovuto stimolare una Commissione d’inchiesta parlamentare 24 anni dopo l’accaduto. Ci auguriamo che per i familiari di Gabriele Petrone l’attesa sia molto più breve”

Tragedia MOBY PRINCE, “E se così non fosse?”… Di: Fabio Piselli

Lettera di una persona informata sui fatti

Il relitto del MOBY PRINCE

Il relitto del MOBY PRINCE – Un mistero ancora irrisolto

 

ALLA POLITICA, AL GOVERNO PRO TEMPORE

Mi rivolgo con la presente alla politica tramite lo strumento della lettera aperta come forma di civile protesta e di comunicazione collettiva per sensibilizzare coloro eventualmente interessati ai suoi contenuti per porsi un semplice “e se così non fosse?”.

Con lo scopo non solo di tutelare la mia famiglia e la mia persona contro quanto patito nel corso di trenta anni ma anche per sviluppare una opportunità di confronto collettivo e politico per giungere ad interrompere un metodo investigativo che condiziona una indagine in modo tale da dilatarsi negli anni e non raggiungere mai una compatibilità fra la verità storica e la verità giudiziaria, soprattutto laddove i fatti di specie coinvolgono per la loro gravità la politica e le varie amministrazioni di sicurezza dello Stato. La somministrazione di una semplice domanda potrebbe permetterci di comprendere il metodo tramite il quale dalle indagini svolte da una Autorità Giudiziaria emergono delle presunte verità accertate da parte di chi ha proceduto una inchiesta, i cui risultati appaiono scadenti sotto il profilo probatorio ma sono rinforzati con delle elaborazioni interpretative di un fatto o di un soggetto tali da compensare quelle lacune investigative solo grazie alla relazione valutativa e non qualitativa del fatto o del soggetto stesso,  elaborazione fornita da una agenzia di Polizia o direttamente sviluppata dall’ufficio del Pubblico Ministero che trasforma così un evento giuridico in un  momento giudiziario imposto alla collettività non solo con il suo adattamento alle esigenze dell’ufficio ma anche con una successiva archiviazione che priva la collettività stessa di un dibattimento processuale durante il quale conoscere e riconoscere tutti gli eventi nella loro progressione e complementarità fino a formare la prova, restando invece e di fatto vincolati ai soli elaborati espressi nelle richieste di archiviazione rinforzati proprio da una ampia serie di ricostruzioni interpretative basate sulla raccolta di relazioni valutative di un fatto o di un soggetto in esso coinvolto caratterizzate dal poco spessore qualitativo, ovvero dalla assenza ai riscontri materiali e testimoniali certi, accertati ed accertabili.

Sono trenta anni ormai che vivo all’interno di carte e di fascicoli giudiziari per esserne stato protagonista come indagato, come parte offesa, come testimone, come consulente esperto di parte e come consulente di Polizia Giudiziaria, posso quindi dichiararmi serenamente un veterano che da trenta anni dice sostanzialmente la stessa cosa.

“E se così non fosse?”.

La politica ha uno strumento importante rispetto alla Autorità Giudiziaria che gli è donato dalla minore presenza di procedure e cavilli tali da non poter superare il confine di una azione protesa ad acquisire dei dati per giungere ad una conoscenza e soprattutto dal quel “buon senso” che il tecnicismo procedurale giudiziario non può certamente agire.

La politica può quindi serenamente analizzare un evento e trarne le più ampie conclusioni per meglio comprendere cosa è opportuno fare per impedire che la vita di un cittadino sia distrutta in forza di un metodo investigativo basato sulla supponenza valutativa e su quel terribile meccanismo che definisco essere “la difesa del proprio ufficio” a causa del quale scade l’interesse verso la verità di un fatto grave rispetto alla esigenza di tutelare l’operato di un ufficio investigativo o, purtroppo, anche corporativo laddove si possa mettere in discussione l’agito di un reparto, di un nucleo di interessi diversi da quelli collettivi e, nei casi più impattanti, di un governo pro tempore.

Mi rivolgo alla politica quindi dopo essere stato fiducioso e collaborativo in attesa degli esiti di una indagine relativa alla tragedia del Moby Prince nella quale sono stato coinvolto come persona informata sui fatti che hanno offerto in gran parte proprio una ampia espressione di risultati valutativi, certamente per quanto concerne la mia persona, tali da oggettualizzare un soggetto alle esigenze strumentali di una inchiesta che avrebbe potuto offrire alla collettività quella opportunità cercata e sperata in tante altre inchieste simili, di giungere finalmente al coinvolgimento della politica per ottenere la trasparenza sui segreti di una strage ancora priva di verità, se non quella imposta da una archiviazione rinforzata da ampie ed ancora oggi analizzabili conclusioni meramente valutative.

Ho letto di me in un capitolo della richiesta di archiviazione che la Procura della Repubblica di Livorno ha richiesto ed ottenuto, ho letto della mia vita, della mia storia personale e professionale una ricca descrizione fortemente condizionata da una valenza denigratoria e delegittimante per supportare il più ampio fallimento di una indagine manifestato dalla assenza di una opportunità di dibattimento processuale e conclusasi con la assunzione ipotetica di un fatto, trasformato coi motivi di quella richiesta di archiviazione in un fatto da non porre più in discussione sotto il profilo giudiziario.

Tale descrizione è perciò a disposizione della collettività che ha assunto quindi un pregiudizio fortemente denigratorio associato e rinforzato da una maliziosa divulgazione di notizie di Polizia sul mio conto vere, false e verosimili che compongono quel muro di fango che anche tramite questa semplice lettera intendo abbattere.

Come soggetto che ha ricoperto l’ufficio di testimone ho potuto solo offrire la mia più ampia collaborazione al pool di magistrati procedenti l’inchiesta, facendolo ad ogni effetto di legge ed assumendomene le più complete responsabilità, senza pretendere naturalmente una credibilità per il solo testimoniare e ben cosciente della sua necessaria analisi investigativa ma non ho potuto far altro che subire passivamente l’esito di quella inchiesta e leggere dei fatti e degli eventi che mi riguardano senza poterli anche solo porre in discussione laddove, contestualmente alla indagine, sono stato ingiustamente accusato di aver condotto delle intercettazioni illegali e di aver violato un segreto di ufficio, sottoposto quindi a perquisizioni ed accertamenti per oltre cinque anni fino alla archiviazione della inchiesta perché infondata era la notizia di reato ma soprattutto sottoposto a quella strumentale estorsione rappresentata dalla denuncia parallela nata sostanzialmente all’interno di quelle stesse amministrazioni sottoposte ad indagini, ed è questo uno dei metodi della “difesa del proprio ufficio” adottati da chi fa del proprio ufficio lo scudo per degli interessi diverse da quelli della collettività.

Ho 47 anni ed un famiglia formata da mia moglie Sara giunta al nono mese di gravidanza e dai nostri figli Matilde di 4 anni e Fabio Massimo di 3 anni e mi auguro di stimolare l’interesse della politica anche con lo spessore che una famiglia rappresenta, soprattutto ove la nostra vita personale, sociale e professionale è ed è stata condizionata da una attività giudiziaria che mi riguarda sin dal 1986 fortemente caratterizzata dalla approssimazione da un lato e dalla “difesa del proprio ufficio” dall’altro, tanto che in modo filosofico definisco essere, dopo trenta anni, una sorta di ergastolo quello che ho patito e che patisco ancora oggi, esteso purtroppo a tutta la mia famiglia.

Proprio per il lungo tempo trascorso e per i tanti casi giudiziari in cui a vario titolo sono coinvolto, non posso certo entrare nei dettagli perché non basterebbe un libro ma posso esprimere la mia preghiera di collaborazione oggi rivolta alla politica ed anche ai dicasteri competenti, per verificare nei modi e nei tempi ritenuti più opportuni tutte le singole situazioni giudiziarie che mi hanno riguardato sotto ogni profilo dalle quali ben comprendere il metodo di condizionamento di una indagine ove in essa sono coinvolti degli apparati dello Stato.

Chiedo quindi che siano acquisiti tutti i documenti a mio nome in ogni loro espressione ed eventuale carattere di segretezza di pertinenza del Ministero della Giustizia, del Ministero della Difesa, del Ministero dell’Interno, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da questi alle sedi periferiche competenti per territorio delle Procure della Repubblica, dei Comandi dei

Carabinieri e della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza in ogni loro diramazione e livello operativo, allo scopo di essere valutati sotto il profilo qualitativo per evidenziare invece che la loro qualità è in gran parte caratterizzata da mere valutazioni, da interpretazioni personali del compilatore, da meri assemblaggi di notizie composte insieme a rinforzo di una tesi e sostanzialmente da quella supponenza espressa da un potere di ufficio donato a chi è delegato una indagine che, nei casi che mi riguardano, hanno dato vita ad una progressiva e continuativa serie di denunce strumentali che ho ricevuto nel corso di trenta anni pregne di false ed infamanti accuse che hanno visto un ampio panorama delle fattispecie di reato, sviluppate in forza della opportunità offerta a chi ha inteso agire tale metodo dall’essere interno ad un ufficio di Polizia o di un’altra amministrazione della Sicurezza dello Stato dal quale usare gli strumenti propri dell’ufficio per veicolare l’accensione di una attività indagatoria nei miei confronti ed anche il sereno procedere di ogni attività investigativa che mi ha riguardato, condizionata proprio dalla etero-direzione di una descrizione sommaria della mia persona dalla forte valenza denigratoria e delegittimante che, dopo una attenta analisi, si potrà evidenziare che ha sempre la stessa origine anche se diramata verso più uffici investigativi periferici e centrali.

In buona sostanza prego oggi la politica di attivare ogni risorsa operativa e di buon senso per giungere alla comprensione, tramite il mio caso, dei metodi che sono frequentemente adottati all’interno di una indagine di Polizia Giudiziaria sia essa considerata di spessore ma anche per altri fatti penalmente rilevanti di minore importanza, tramite l’acquisizione di ogni documento investigativo e di intelligence che mi riguardi dall’inizio della mia carriera militare nel 1985 ad oggi, per verificare se ogni singolo documento ha un effettivo riscontro materiale ed oggettivo oppure rappresenta un mero strumentale atto utile per veicolare un pregiudizio e rinforzarlo tramite gli strumenti leciti di Polizia ed anche attraverso l’illecita divulgazione di notizie riservate, come avvenuto in almeno un caso per il quale ho portato alla condanna definitiva di un operatore di Polizia per aver posto in essere un reato in tal senso.

Chiedo questo non per mirare a dei risarcimenti in denaro oppure all’acquisizione di altri vantaggi se non quello di poter vivere la nostra vita familiare, sociale e professionale senza più la percepita minaccia di una nuova falsa accusa che mi vincolerà per anni ad un procedimento penale con tutte le conseguenze negative per poi finire nel nulla, dall’analisi del quale trarre le stesse identiche conclusioni emerse nel corso di questi trenta anni, ovvero strumentalità della denuncia originale, veicolazione del pregiudizio per sviluppare la stessa notizia di reato, infondatezza della notizia di reato e tutto il resto che si potrà evincere dalla analisi del “caso Piselli”.

Quel che mi permetto di suggerire è l’attivazione di un metodo di verifica  diverso da quello classico e già attivato in passato che ha visto chiedere al controllato di controllare se stesso. Per questo ritengo opportuna una verifica politica di un trentennio di eventi che hanno vissuto anche quel terribile periodo compreso fra il 1986 ed il 1994 i cui eventi che sono paradossalmente ancora oggetto di un rinnovato interesse investigativo.

In buona sostanza se sono quel “pazzo” che tanto si tende ad interpretare tramite la descrizione sommaria già menzionata tale da scudare una ulteriore opportunità di approfondimento poco ci vuole a capirlo e, come eventualmente “pazzo”, meriterei il sostegno donato ad un soggetto patologico e non certo quella sbeffeggiante mortificazione che si evince dalle varie carte giudiziarie ma se “pazzo” non sono apprezzerei da cittadino italiano che ha dato parte della sua vita allo Stato ed alla collettività, il giusto interesse col giusto spessore per approfondire non più un solo singolo evento ma un trentennio di fatti che se non interrotti non potranno far altro che reiterarsi ancora in danno di tutta la mia famiglia come purtroppo già avviene.

Mi rivolgo quindi alla politica e non alla mera magistratura perché conscio che il metodo di cui parlo potrà essere interdetto solo da una azione legislativa e non da un atto leguleo.

Ripeto che non ho interesse a raggiungere dei vantaggi diversi dalla sola opportunità di vivere la vita della mia famiglia senza minacce reali o percepite, partendo dallo stato di povertà che attualmente viviamo ma ricchi della nostra compattezza che nessuna illecita ed ingiusta accusa dovrà mai più minare.

Cagliari, li 22 agosto 2015

Con osservanza

Fabio Piselli

 

Via Po 53 0932 Assemini (CA)

Cell. 339 1713218

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Anche Prato ha le sue ILLEGITTIME centrali a biomasse Di: Salvatore Giotta

In Via dei Palli, tra Capezzana e San Paolo, viaggiano a pieno regime due impianti realizzati con la procedura dichiarata illegittima dal TAR TOSCANO.

L'impianto a biomasse il giorno dell'inaugurazione nel 2012 (foto La Nazione)

L’impianto a biomasse il giorno dell’inaugurazione nel 2012 (foto La Nazione)

La scorsa settimana abbiamo dato spazio alla notizia della dichiarazione di illegittimità di una legge della Regione Toscana che consentiva la costruzione di centrali elettriche alimentate da biomasse, senza le necessarie valutazioni d’impatto ambientale, imposte all’Unione Europea. (Leggi: Centrali a Biomasse – Il TAR dà ragione ai Comitati ed annulla la Legge Toscana).

Quello che onestamente, per completezza d’informazione, ci siamo dimenticati di riportare, è che anche la città di Prato non è immune dalle conseguenze dell’incomentenza (o si dica anche MALAFEDE?!..) della politica regionale.

Infatti, come ci ricorda Salvatore Gioitta dal suo blog “PRATO E PROVINCIA“, anche Prato ha il suo bell’impianto nella zona di Via dei Palli, tra Capezzana e San Paolo, in prossimità della rifinizione Santo Stefano (vedi VIDEO DIMOSTRATIVO). A diferenza delle centrali che hanno portato alle sommosse di comitati, privati e del Sindaco di un comune della Val di Merse (leggi l’articolo citato), a Prato la codsa è stata realizzata, in pieno centro abitato ed esattamente secondo i dettami di qulla norma giudicata illegittima dal TAR Toscano. Vale a dire che a Prato abbiamo un’impianto che da tre anni sta funzionando a pieno regime senza che si abbia la men che minima conoscenza dell’impatto che questo sta causando sull’ambiente.

Dunque l’impatto di sicuro c’è, solo che non si conoscono i danni e tantomeno l’entità.

Buona Lettura,

Prato nel Mondo

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“IL TAR, LE CENTRALI A BIOMASSE E PRATO

La sentenza del Tar Toscana n.1071/2015 ha annullato le autorizzazioni per la realizzazione di una centrale a biomasse a Monticiano a  meno di un chilometro dalla famosa Abbazia di San Galgano.
Tale sentenza ha sancito che la L.R. Toscana del 12 febbraio 2010, n. 10 di fatto è illegittima, perché in netto contrasto con la Direttiva Comunitaria Europea del 13 dicembre 2011 n. 2011/92/UE.
Tale decisione riguarda la circostanza che la legge esclude dalla procedura di Valutazione d’Incidenza Ambientale le centrali di potenza inferiore a 1 MegaWatt, senza tener conto, come invece richiede la normativa europea, di altri fattori come la localizzazione, le caratteristiche ambientali e la densità di popolazione.
Con le stesse motivazioni in Aprile il TAR toscana aveva annullato l’autorizzazione ad una centrale Caprese Michelangelo e la Corte Costituzionale con sentenza Corte costituzionale n. 93/2013 ha ritenuto incostituzionale la legge regionale Marche n. 3/2012 in violazione della disciplina europea sulla V.I.A. che applica con maggior rigore i concetti di precauzione e tutela della salute pubblica.

Un altro aspetto da considerare è che le centrali a biomasse con potenza inferiore a 1MW usufruiscono degli incentivi per le energie rinnovabili, al pari di pannelli solari o impianti eolici e anzi godono complessivamente di tariffe più generose e facilitazioni di accesso agli incentivi. Fanno parte cioè di un grave fenomeno di speculazione che distorce il mercato delle rinnovabili (come anche gli inceneritori di rifiuti) e che crea danno alla collettività e ingiusto profitto privato, evidentemente sproporzionato, visto che attira investitori accaniti che usano spesso la minaccia della richiesta di danni contro le amministrazioni che si oppongono alle biomasse, in nome di scelte urbanistiche o di tutela territoriale, come è avvenuto a Capalbio o Pontremoli.

Ora occorre dire che a Prato, nel dicembre 2012, sono state inaugurate due centrali a biomasse della società milanese “Siamo Energia SpA”, entrambe in via dei Palli, tra le lusinghiere descrizioni della festante stampa locale e l’entusiasmo dei politici, tra cui l’allora vicesindaco Borchi che riteneva tale impianto utile “per far capire agli imprenditori del distretto come replicare alcuni aspetti positivi delle energie rinnovabili, traendone giovamento per sé e per l’ambiente in generale. Di sicuro queste sono le strade da seguire in futuro“.

Si tratta di centrali a biomasse oleose, con caratteristiche tali da poter utilizzare le medesime norme e procedure che il TAR Toscana ha ritenuto illegittime, cioè una potenza appena inferiore a 1 MW a testa (anche se risultano di fatto contigue) e tutto senza valutazione d’impatto ambientale, anche se inserite in pieno centro abitato.”

Salvatore Gioitta

I Casamonica e i banchetti delle cooperative rosse Di: Vittorio Lana

40 case del comune si Casamonica: queste sono le politiche per la casa del PD e di Ignazio Marino

LA GRANDE ABBUFFATA: PD, mafiosi e cooperativisti, tutti allo stesso tavolo. L'importante riempirsi la panza...

LA GRANDE ABBUFFATA: PD, mafiosi e cooperativisti, tutti allo stesso tavolo. L’importante è riempirsi la panza…

“Ai Casamonica 40 case del Comune. Campidoglio: “Verifiche a tappeto, dobbiamo reagire” (La Repubblica) –
 
“In un post di ieri l’altro definii Roma, città martire, in ragione dei governi toccategli dopo “mani pulite” sotto l’egida dei partiti PCI e AN usciti indenni da quella tragedia. Ora, appare un’altro spicchio di verità sulle oscene connivenze tra i mafiosi che lucrarono sui contributi per i migranti e campi Rom oltreché terribili “gravattari” o “strozzini” che hanno rovinato migliaia di Romani e la politica Cittadina. Er ora spuntano 40 case del Comune date in un solo quartiere agli zingari in Ferrari, anziché ai cittadini bisognosi. Maledetti ipocriti, pure le pietre sapevano cosa facevano costoro che sedevano a tavola con ministri (Poletti) sindaci e pezzi da 90 della politica e coop rosse.”
Vittorio Lana
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Interessantisima questa riflessione di Vittorio Lana, che publichiamo con piacere accompagnandola con l’orami celebre foto della famosa cena con il Ministro Poletti, che oltre ad essere titoale del dicastero del Lavoro è soprattutto, per usare un sagace eufemismo,  personaggio “non estraneo” all’ambiente delle cooperative.
Questa foto però, in relazione ai contenutoi di Lana è interessante soprattutto per il fatto di mostrare Luciano Casamonica in compagnia di dell’Assessore alla Casa del Comune di Roma, Daniele Ozzimo, indagato per corruzione.
E’ incredibile come di fronte ad un simile credscendo di nefandezze, nessuno, nè all’interno del Governo, nè il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, pensino di dimettersi.
Incredibile anche che, dopo diversi giorni, nè il Premier Renzi, nè sempre lo stesso Marino, abbiano pensato di commentare o spendere almeno qualche parola sulla vicenda.
Prato nel Mondo

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