Archivio mensile:luglio 2015

La giunta del “NON CORAGGIO” Di: Fabio Nesti

FABIO NESTI.

FABIO NESTI.

Finalmente è stato presentato il progetto che ridisegnerà l’area attualmente occupata dal vecchio (ma tanto rimpianto) Misericordia e Dolce. Il sindaco Matteo Biffoni e l’assessora all’urbanistica Valerio Barberis, si compiacciono di presentare alla città una tavola verde !! Il coraggio e l’innovazione di questa Giunta comunale, si concretizzano non con una rielaborazione, non con una valorizzazione di un’area, bensì con una demolizione !!
E’ nota ormai da tempo, ed ammessa anche ampiamente da questa amministrazione comunale, l’inadeguatezza del nuovo ospedale di Prato S.Stefano, alle esigenze del nostro territorio; una città che ha, a maggior ragione, estrema necessità di strutture sanitarie intermedie che vadano finalmente a sopperire alle carenze strutturali del piccolo NOP.
Il vecchio Misericordia & Dolce, poteva ampiamente tamponare tali carenze, in un’area centrale alla città e già impostata ad esigenze di carattere sanitario; non lo potrà più fare ed al suo posto la Giunta “dell’innovazione” ha pensato bene di creare un parco, che con molta probabilità si andrà ad affiancare agli altri parchi cittadini, Passerella in primis, per diventare crocevia di spaccio ed uso di droga.
Poco importa se a Prato continueranno a mancare adeguate strutture sanitarie, l’importante è soddisfare gli ecodem retrò che vedono nel nuovo parco, la cattedrale di una rivincita naturista\ecologica\new age della città.
Ecco l’esordio in materia urbanistica della giunta Biffoni, che dopo la “genialata” in capo culturale, rappresentata da Clet che disegna gli occhi ed i nasi alle porte delle mura cittadine, ci stupisce con effetti speciali …… semplicemente radendo al suolo !
Ci si aspettava molto coraggio in materia di urbanistica e ripensamento degli spazi cittadini, ci si aspettava una lungimirante sintesi tra esigenze della città a carattere strutturale e Sanitario e necessità di spazi verdi, nel ridisegnare l’area M&D, ed invece ci troviamo di fronte alla presentazione di un immenso giardino per il quale (adesso) il Comune chiede il confronto con la città per la sua realizzazione !! Ed il dibattito, ora, su cosa dovrebbe vertere ? su quali fiori piantare o quante panchine installare nel nuovo parco ?

biffoni barberis                                         Matteo Biffoni e Valerio Barberis, i “nuovi vecchi”

Da tutto questo una sola incrollabile certezza: questa giunta è veramente renziana…..cioè….nuova nell’involucro….ma stra-vecchia al proprio interno !!

Salute a PRATO SUD – Altro passo falso della Giunta Biffoni Di: Prato nel Mondo

Una chiara manifestazione di debolezza, la conferenza stampa di ieri.

Nessuno è convinto di potersi tranquillizzare.

Il Dott. Lugi Biancalani, Assessore alla Salute del Comune di Prato - Con Alessi non ha convinto

Il Dott. Lugi Biancalani, Assessore alla Salute del Comune di Prato – Con Alessi non ha convinto

Diciamolo fin da subito, quello degli Assessori Alessi e Biancalani è stato proprio un tentativo disperato.

Dopo due anni di reiterate richieste dei cittadini l’Assessore all’Ambiente e alla Sanità del Comune di Prato, si sono finalmente decisi a divulgare i risultati i dati sugli esami epidemiologici, sul territorio pratese.

Il tutto in occasione di una conferenza stampa appositamente indetta presso un Sala del Palazzo Comunale, e dal titolo “Profilo di salute della Circoscrizione Sud del Comune di Prato”.

Diciamoci anche che nessuno, almeno tra i ben informati, si aspettava di vedere i due assessori che, con muso lungo e volto scavato, sarebbero venuti a dare atto della grave situazione della zona, annunciando clamorosi interventi risolutivi

Non c’era alcun dubbio che i due sarebbero venuti lì a raccontare che a Prato SUD, si muore né più né meno come altrove e che tutti i dati sono in linea…

In fondo l’ipotesi di partenza è che i cittadini siano dei deficienti, pronti a bersi tutto quello che gli si racconta.

Per certa politica però il problema è che ogni giorno, di grulli se ne sveglia sempre meno.

Da qualche tempo nella zona di Prato SUD, si è costituito un comitato che sta dimostrando di sapere il fatto suo: è il comitato “Difendiamo la nostra salute”, del quale abbiamo parlato anche la settimana scorsa.

Riprendiamo il testo di seguito dal quotidiano on-line Notizie di Prato:

“Le affermazioni tranquillizzanti fornite dagli assessori contrastano clamorosamente con i dati in nostro possesso. Asl e Comune vorrebbero tranquillizzarci con qualche numero non sufficientemente disaggregato. Questa non è una guerra, il comitato intende collaborare con il Comune per fare chiarezza sulla situazione ambientale e sanitaria di Prato sud ma non può accettare che i suoi concittadini corrano il rischio di essere presi in giro”. Così il comitato “Difendiamo la nostra salute” .. … un’analisi sulla mortalità per tumore nel raggio di circa 1.500 metri dall’inceneritore Gida elaborata dal professore Biggeri dell’Università di Firenze e confermata dal centro oncologico di Firenze incaricato nel 2007, proprio dal Comune di Prato, di verificarne la validità. “Anche il centro oncologico consulente del Comune ha confermato l’anomala maggiore incidenza di tumori maschili nei 500 metri intorno a Gida” – scrive il Comitato che cita anche uno studio dell’istituto Buzzi a supporto di una situazione di alute diversa da quella descritta ieri dagli assessori: “Alcune analisi fatte presso il Buzzi qualche anno fa sulla concentrazione a terra di metalli pesanti hanno concluso che le prime abitazioni vicine a Gida dovrebbero stare a 3 chilometri dal suo inceneritore per rispettare le leggi vigenti. Invece case, scuole e campi sportivi le avete fatte costruire anche a meno di 50 metri”.
“Cari assessori – scrivono –  dateci i dati aggregati ed anche quelli opportunamente disaggregati per consentirci di fare le opportune e necessarie valutazioni. Se raggiungeremo le vostre stesse conclusioni i cittadini di Prato sud saranno i primi ad essere lieti perché opportunamente tranquillizzati. Il comitato “Difendiamo la nostra salute” non si diverte a diffondere dati allarmistici. I dati con i quali informa i residenti non se li inventa ma li trova semplicemente su internet. Fate anche voi una semplice ricerca su internet e potrete anche voi verificare che i dati che preoccupano i residenti di Prato sud non li inventa il nostro comitato”.

L'Impianto di Baciacavallo: un vero Cerbero per i vicini residenti..

L’Impianto di Baciacavallo: un vero Cerbero per i vicini residenti..

Tutte osservazioni che, oggettivamente non fanno una piega e che si vanno a sommare al problema delle molestie odorigene (Sempre da NdP): “Cosa brucia Gida di notte? Non potete cavarvela promettendo la copertura delle vasche perché se il male odore venisse da lì allora dovrebbe ammorbare l’aria anche e soprattutto di giorno. Cosa che invece non avviene. Cari assessori siete al corrente che una recente sentenza considera penalmente perseguibili le emissioni di cattivi odori?”. Appunto, una sentenza della quale c’eravamo occupati anche noi di Prato nel Mondo.

Non certo più conciliante il solito Gianfranco Ciulli, portavoce del Coordinamento dei Comitati per la Salute della Piana “Difficile stare tranquilli i dati sono del 2005 e quindi obsoleti. Un anno fa qualcuno citava dati del 2010: allora ci sono o non ci sono analisi più recenti… … Dati obsoleti, quasi inattendibili per il reale ed attuale stato di salute dei cittadini divulgato i dati relativi al profilo di salute della circoscrizione Sud… … E’ stato detto come scusante che tali dati ancorché parziali sono arrivati dall’Asl solo pochi giorni fa, ma allora ci domandiamo come mai dati del 2005 siano stati divulgati solo pochi giorni fa quando il sindaco ha ricevuto nostre richieste esattamente un anno fa? Richieste reiterate sia al sindaco che alla Asl 4 più e più volte anche dallo stesso Difensore civico regionale. Ci viene il sospetto che sia stata l’ultima nostra lettera del 23 luglio con copia alla procura della Repubblica la quale ha messo di fronte alle responsabilità penali il sindaco e la Asl, così che i dati “parziali” sono magicamente apparsi con la promessa di avere dati finalmente aggiornati al 2014 entro la fine del 2015 per i quali ovviamente rimaniamo in trepida attesa.. … Noi abbiamo buona memoria e alla rassicurazioni di ieri si contrappongono le notizie di un anno fa quando qualcuno aveva detto che tra il 2008 e il 2010 c’era stato per Prato un incremento del 17,3 per cento del cancro allo stomaco comparato al 16 per cento regionale: ma allora questi dati ci sono almeno fino al 2010… [Di nuovo] … nella autorizzazione Aia per l’inceneritore di Baciacavallo si legge che dal verbale depositato agli atti relativo alla riunione della Conferenza dei servizi del 21 maggio 2015, sulla base di quanto deciso dagli enti presentei, Arpat, in via cautelativa e precauzionale ha provveduto ad effettuare visti i dati di superamento di diossina e metalli per le aree residenziali.. .. Qualcuno ci può spiegare come si possono concedere autorizzazioni in presenza di certificati superamenti di limite di legge, specialmente quando la legge prescrive che in assenza di dati aggiornati (e la Asl altri non ne ha come ha dichiarato ieri il Comune) venendo a mancare la base necessaria ed aggiornata per le valutazioni sanitarie come previsto dalla sentenza 163/2015 del Consiglio di Stato non si possono concedere autorizzazioni perché la tutela della salute della popolazione è primaria rispetto anche alle esigenze di pubblico interesse soddisfatte dall’impianto-opera. Qualcuno ce lo vuol spiegare?”

Alla fine, viste le reazioni scatenate, l’impressione è che la mossa dei due assessori comunali non abbia fatto altro che mettere a nudo un forte stato di disagio del Comune ed una palese manifestazione d’insicurezza.

E’ difficile pensare che di fronte a persone che vivono disagi quotidiani ed ha famiglie che hanno dovuto affrontare la malattia e talvolta anche la morte di propri cari, ci si possa presentare con dei giri di parole, arricchiti un po’ da qualche numero. Se a Paperino o a Le Fontanelle, come pure a San Giorgio a Colonica c’è chi si organizza in comitati e si attiva in manifestazioni ed azioni di protesta, mentre a La Pietà, la Castellina o in Giolica, i cittadini se ne stanno a casa a vedere la TV e sorseggiare qualche drink insieme agli amici, è ragionevole pensare che non sia poi così vero che a Prato tutte queste differenze sulle condizioni di vita non ci siano.

Il business ‘parcheggi a pagamento’ negli ospedali Luogo di sofferenza e di cura Di: Vesna J. Teseschi

11830742_1033187393359043_422834633_n La pubblicità nel retro del ticket, 
 del parcheggio di S. Stefano

Prato, Ospedale Santo Stefano – A proposito del parcheggio interno al Nuovo Ospedale di Prato, ed all’istituzione in questo di un pedaggio, desideriamo rendere pubbliche alcune considerazioni in merito. E’ eticamente corretto trasformare la sosta nella “cittadella ospedaliera” in un “business del parcheggio?

L’ospedale è un luogo di sofferenza non è un luogo ludico, non è una discoteca, non è una struttura di svago e di divertimento, non è il centro storico dove fare shopping o un supermercato, bensì una struttura creata per la cura dei i malati, per chi li deve assistere.

Ci si reca solo e soltanto per bisogno per soddisfare inderogabili necessità, per queste ragioni dovrebbe essere gratuito. Questa classe politica, ed in particolare chi ne è resposanbile all’interno della Regione Toscana, da questo punto di vista ha dimostrato di essere di scarso valore morale e umanità. Questo accade a cuasa di un contratto che permette al gestore di fare quasi ciò che vuole all’interno della recinzione dell’ospedale. 

Così non si è tenuto conto che gli Ospedali sono un servizio fondamentale per una società civile e che le strutture d’appoggio, quali appunto i parcheggi dovrebbero essere, costituiscono un  supporto necesario per coloro che hanno ben altri problemi d’affrontare. 

In questo modo, e non solo, l’ospedale è stato lasciato nelle mani di logiche del profitto  e dell’imprenditoria privata, senza particolari possibilità d’intervento da parte anche del Comune.

Come se tutto questo non bastasse, il gestore della struttura,  ha escogitato anche un nuovo modo, per lucrare ulterirmente, attraverso la vendita di pubblicità sul ticket del parcheggio.

Da qualche tempo infatti, dietro ogni biglietto emesso per poter usufruire del posto auto, vi sono stampati dei  messaggi pubblicitari. Quindi, doppio guadagno: prima dal semplice e banale pagamento del ticket e poi dalla  vendita della pubblicità.

Ecco dunque forse anche la spiegazione della resistenza del gestore alla richiesta del Sindaco di Prato, Matteo Biffoni, di ridurre il pedaggio e la contro-richiesta dell’impegno del Comune a non costruire parcheggi gratuiti nel raggio di qualche centinaio di metri dall’Ospedale.

L’intenzione è chiara: si vuole che i cittadini si servano del parcheggio interno, per lucrare sui pedaggi e sulla pubblicità presente sui ticket, con tanto che per quest’ultima il ritorno sia tanto più alto quanti più ticket vengono emessi.

Una bella beffa per i cittadini pratesi.

Nuovo Ospedale di Prato, la causa di tutti i nostri i mali Di: Carla Meiattini (…e i TROGLODITI di Via Ciulli..)

 PRATO- In Via Ciulli ci si ammala per colpa del Nuovo Ospedale di Prato 

Il Nuovo Ospedale di Prato e SMONA CARLI, Direattrice della ASL. Lei sorride perchè va tutto bene.

Il Nuovo Ospedale di Prato e SMONA CARLI, Direattrice della ASL. Lei sorride perchè va tutto bene.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della lettera di una cittadina esasperata [Prato nel Mondo]

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Correva l’anno 2003 quando Spagnesi decretò la fine di questa zona. “Zona residenziale tranquilla e quindi atta ad ospitare il nuovo Ospedale” da costruirsi nel campo alluvionale inidoneo, fino ad allora,
ad essere edificato…. Perchè????

Oggi, fine luglio 2015, sono 2 anni esatti che il Nop è entrato in funzione. ( Parlo dell’accensione delle turbine logicamente ) Due anni di sofferenze e di esposti per far mettere a norma una struttura pubblica che di pubblico non ha più nulla. Una struttura commissionata dalla nostra regione a Gesat, la quale ha operato al risparmio e non ha coibentato rumori e messo a norma fumi fin dalla sua apertura. Una struttura che sta creando problemi a non finire sia dentro che fuori. Una struttura ospedaliera piccola e insufficiente… ma che crea grandi disagi ai cittadini facendoli ammalare. Orbene, siamo sempre il solito gruppo abitanti dietro il Nop…. i famosi abitanti di via Ciulli.. un viale bello e alberato ormai deturpato irrimediabilmente. Si…Siamo sempre noi.. ci hanno chiamato visionari e faziosi, fascisti, trogloditi e quant’altro. Noi siamo qui da oltre 40 anni e vorremmo solo che quella struttura fosse a norma, come dovrebbe essere a norma qualsivoglia struttura prima di essere aperta…… in particolar modo una struttura per la salute pubblica…Ma purtroppo così non è…
Noi siamo violentati, lo ripetiamo con forza ormai da due anni, dentro le nostre case… proprio da coloro che dovrebbero curarci..
Costretti a subire il rumore tonale continuo e invalidante del Nop…..non si sta parlando di decibel ma di HZ. (vedete lo storico). Loro sono stati multati per il rumore…( ma chissà perchè negano e non hanno pagato la multa.. provate a non pagare voi…) hanno avuto l’avviso di reato per i fumi… all’interno so che ci sono problemi a non finire… ma questa è un’altra storia…

Enrico Rossi sempre sorridente.. ..infatti tanti problemi non sono suoi..

Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscnana, sempre sorridente.. ..infatti sa che tanti problemi non sono suoi..

Noi sappiamo come è il retro del Nuovo Ospedale S.Stefano ( povero Santo che fardello ti hanno dato)
le cose non sono state fatte in regola , chi lo ha progettato o realizzato , non ha tenuto conto che a poche decine di metri , sul retro erano presenti da decenni alcune abitazioni ( la mia addirittura dal 1863.. costruzione ferrovia), alle quali l’immediata vicinanza di possenti turbine , generatori , condizionatori e pompe aspiranti ha reso la vita difficile… e il riposo impossibile…
Tutti sanno quali disturbi può procurare il rumore e la mancanza di riposo per colpa di questo…
Il negare, il rinviare, il prendere tempo , il far finta di nulla ha poco a che vedere con la coerenza, la legalità ,la giustizia, l’etica , elementi necessari per una rinascita non solo morale. Questa è distruzione del territorio.
Oggi chiediamo ancora una volta al Sindaco ( lo avevamo già fatto in passato ) che faccia rispettare almeno quelle regole che Arpat ha imposto dopo le prime misurazioni…. tenere i portelloni chiusi… non si puo stare sempre di vedetta alle finestre a fare foto… ma il famoso rumore “tonale” viene dal corpo centrale .. e ora anche dalla palazzina ( forse le cucine??) e non è stato diminuito.
Anzi, per l’esattezza, hanno messo qualcosa per abbassarlo dalle 11 di sera alle 00,30 .. e il resto?? non è che hanno messo un congegno a tempo perchè sanno che Arpat misura generalmente a quell’ora?? penserò male… ma in genere a farlo ci si azzecca sempre…
A proposito, nel caso non lo sapeste, Via Ciulli è quel viale che va da Galciana alla croce di Narnali.. deviato da un sottopasso ancora sotto sequestro nonostante la messa a norma e segnali funzionanti… già.. ma c’è chi ha detto che siamo noi a volere la chiusura..
Comunque, tornando al rumore, siamo stufi di questa violenza. abbiamo fatto una decina di esposti ad ARPAT ( che ci ha dato ragione)
abbiamo fatto, fino ad oggi 4/5 denunce presso i Carabinieri… ma da parte di ASL e Gesat non ci sono state risposte concrete.
Ci siamo ammalati, mancanza di riposo dovuta al rumore, acufenia, ansia, infarti e ipertensione dovute ai disagi creati da rumore.
Ma la Asl non dovrebbe curare i cittadini? perchè li fa ammalare?
Ci hanno chiesto se lo vogliamo far chiudere… assolutamente no.. vogliamo che sia messo a norma.. non ci sembra di chiedere troppo…
Vogliamo che questi signori mantengano quanto detto e promesso negli incontri del mese di ottobre 2013.

Il Dott. Edoardo-Michele-MajnoArea Vasta Nord Ovest - Sorridente anche grazie alle sue teorie sulla capacità spesa della Aziende Sanitarie  Locali

Il Dott. Edoardo-Michele-Majno, direttore Area Vasta Nord Ovest – E’ Sorridente, anche grazie alle sue teorie sulla capacità spesa della Aziende Sanitarie Locali

” Non vi preoccupate… negli anni 2000 basta spendere” ( parole di Majno)… appunto basta spendere… cosa che chi ha costruito non ha fatto.
Anzi sono andati al risparmio su tutto… ma cosa pensavano che fosse in aperta campagna???
con il caldo, poi, le finestre si aprono e allora è il delirio—– il rumore delle turbine insopportabile….
Quindi, Noi , ancora una volta, urliamo forte che siamo stufi di essere presi in giro da dirigenti pubblici che avevano tutti gli strumenti per valutare correttamente il problema, che dovevano sapere, prima di aprire l’ospedale, come risolverlo visto che l’ospedale è nuovo ….ma le nostre abitazioni sono li da una vita.
Come ho già detto in una passata lettera, Questa non è democrazia. Come non è democrazia non aver informato i cittadini correttamente, anzi, a dicembre 2006 alla circoscrizione ovest qualcuno ha detto che sarebbe stato una rivalutazione del territorio, ed è stato presentato come un giardino fiorito e costruito ad hoc.. Così non è ! !!!!!!!!!!
Quando protestavamo per i fumi eravamo considerati sognatori notturni , il problema dei fumi ci sembra risolto , non sappiamo se grazie alle nostre denunce e all’intervento delle istituzioni preposte…..
quello che invece non è stato risolto sono le fonti di RUMORE già individuate con le misurazioni dell’Arpat …..

Con un primo intervento nel 2013 furono chiusi e coibentati dei finestroni alla sala macchine al piano terra.. ma non è servito perchè con il caldo vengono spesso aperte le finestre e le porte, .. e noi fotografiamo il misfatto….quindi la relativa coibentazione risulta inefficace, rigenerando lo stesso inquinamento acustico accertato ….ma LA “SECONDA FONTE” .. la componente tonale…non è MAI cessata…..
Abbiamo comunque il dubbio che questi signori se ne freghino ampiamente della salute dei cittadini ( dentro e fuori l’ospedale) facendoli ammalare invece che curarli.. pensando che sia piu importante un parrucchiere, o un negozio ( ma è un ospedale o un centro commerciale? ) che posti letto in piu…. la dicono lunga sul loro modo di pensare.

Il Sindaco Matteo Biffoni parla con Enrico Rossi - SI FARA' UN TAVOLO?!!!..

Il Sindaco Matteo Biffoni parla con Enrico Rossi –
SI FARA’ UN TAVOLO?!!!..

Egregio Sig. Sindaco, Asl. Gesat, presidente Rossi,… sarò, anzi saremo ripetitivi ma…..noi, anche se pochi, continueremo a urlare forte e a combattere, a fare denunce e quanto è in nostro potere di cittadini per far valere le nostre ragioni e tutelare la nostra salute attraverso la giustizia… Che , se pur lentamente si sta muovendo
Ci siamo già attivati da circa un anno, per una giusta causa e una denuncia alla Corte Europea .
Oltre, naturalmente, che proseguire per la strada già intrapresa di denunce su carte da bollo…..
ringraziando per l’attenzione

Carla Meiattini e gli abitanti (I Trogloditi) di Via Ciulli….   

IL TAVOLO - Il Sindaco Biffoni ce lo ha insegnato: oggigiorno  è impensabile fare politica senza UN TAVOLO

IL TAVOLO – Il Sindaco Biffoni ce lo ha insegnato: oggigiorno è impensabile fare politica senza UN TAVOLO

Riccardo Mazzoni, uno dei “10” di Verdini Di: Francesco Fedi

Senatore Riccardo Mazzoni.

Senatore Riccardo Mazzoni.

Forza Italia, al Senato perde pezzi e Mazzoni va con Verdini… ..a Prato che succederà?…

Ieri abbiamo anche noi riportato la notizia della nascita di Ala, «Alleanza liberalpopolare – Autonomie», il nuovo gruppo di parlamentari Ex-Forza Italia, che si è formato al Senato. Sono i famosi “verdiniani” ed in testa a questi c’è appunto Denis Verdini. 

Abbiamo anche ricordato come tra questi ci sia il senatore pratese Riccardo Mazzoni, sul quale c’eravamo soffermati nel febbraio scorso. Allora era stata un’intervista a lui fatta dal  quotidiano “La Nazione” di Prato, ad attirare la nostra attenzione. Lì Mazzoni spiegava di ritenere la vicenda del declassamento del  Teatro Metastasio “..una Caporetto, una sconfitta secca… .. dell’amministrazione comunale verso un governo che avrebbe dovuto esser amico e invece è del tutto ostile a Prato”.

Mazzoni lì si definì anche “… un nazareniano puro, favorevole alle alleanze sulle riforme e non contrario a prescindere a Renzi…”.

Alla luce degli ultimi sviluppi, tutto ci lascia pensare che qualcosa bollisse già in pentola.

In quell’occasione ci venne da ricordargli come ancor prima di essere un “nazareniano”, si sarebbe dovuto ricordare di essere un “pratese”, visto come sia davanti agli occhi di tutti, il modo con cui il Governo Renzi sta riducendo Prato a una degradata periferia di Firenze.

Cosa assai divertente, ci fu che lo stesso giorno (25 Febbraio scorso) il settimanale Panorama, proponeva un approfondimento di David Allegranti, sulla figura di Marco Carrai. Ancora si parlava della storia della famosa casa in via degli Alfani, a Firenze, affittata e pagata dallo stesso Carrai per quasi tre anni, e nella quale il premier, allora Sindaco di Firenze, si tratteneva dopo le lunghe ed estenuanti giornate di lavoro: “…Forse, se ci mostrasse le sue analisi, anche di Carrai scopriremmo che lui il Patto del Nazareno ce l’ha nel sangue, tant’è vero che, tra gli aneddoti della sua gioventù, in quel di Greve in Chianti, spunta l’essere stato tra i fondatori di un club di Forza Italia… dalle nostre parti, Carrai è famoso per essere il presidente di Adf, la società proprietaria dell’aeroporto di Firenze, prossima alla fusione con Sat, proprietaria dell’Aeroporto di Pisa, divenendo così “Toscana Aeroporti”. Un gioco che vale 150 milioni di Euro, provenienti dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (…50 già previsti nel Decreto Sblocca-Italia…) e che l’amico Carrai si troverà a poter amministrare, nell’ambito dell’operazione della costruzione del Nuovo Ampliamento di Firenze…” (leggi l’articolo al link precedente)

Denis Verdini l'uomo di Renzi in Toscana.

Denis Verdini l’uomo di Renzi in Toscana.

Dunque Mazzoni si diceva favorevole alle riforme di Renzi, amico di Carrai, ex-fondatore di di una sezione di Forza Italia… …tutti intrecci molto interessanti…

…e poi c’è Verdini…

Giusto, ma.., Verdini chi?!.. Ricordiamoci sempre di Verdini, sebbene nato a Fivizzano,  lo possiamo definire un “campigiano”, essendosi trasferito ancora molto giovane a Campi Bisenzio. Qui tutti se lo ricordano come presidente del locale Credito Cooperativo Fiorentino, nonché per il CRAC della medesima banca.

Un crac che riguarda anche pratesi, come l’imprenditore Riccardo Fusi, titolare, assieme ada ltri, di BTP s.p.a., una società nei confronti della quale quella banca si era eccessivamente esposta. Con questa, Fusi fu coinvolto anche in indagini sugli appalti per dei lavori eseguiti in occasione di un incontro del G8 di qualche anno fa, avvenute nell’ambito di un’inchiesta promossa dalla Procura di Firenze.

Diciamo  anche che quando si dice “G8” e si aggiunge poi la parola “Firenze”, la mente vola subito al G8 del 2017 e al Nuovo Aeroporto di Firenze… …poi si mettono insieme gli appalti e i costruttori… insomma, il quadro, ammesso che ancora così lo fosse, si fa sempre meno fumoso e incerto…

C’è poi che già da ieri questo nuovo gruppo parlamentare, non certo ostile a Renzi, ma anzi, entrato in conflitto con Berlusconi, proprio perché lo stesso si stava dimostrando  sempre meno “nazareniano”, ha fatto cenno di un progetto a più lungo termine, per la formazione di un gruppo unico, o alleanza (staremo a vedere), con NCD e UDC…

Rita Pieri. (FI)

Rita Pieri. A Prato, in FI, una militanza di lungo corso.

Allora la sostanza è che dopo quel “RICORDATI CHE SEI PRATESE”,  che a Mazzoni avevamo detto Febbraio, oggi non vale più neanche la pena si sprecare il fiato, con moniti di chissà quale tenore. Piuttosto ci aspettiamo che Mazzoni ci venga anche magari a raccontare che, in fondo in fondo, le scelte fatte sul Teatro Metastasio, non sono poi così malaccio… …poi ci dirà che il Nuovo Aeroporto di Firenze è un’opera strategica che porterà benefici e sviluppo anche a Prato, e siamo posto!..

Dopodiché la curiosità sarà anche stare alla finestra e vedere che movimenti ci saranno all’interno di Forza Italia, in quel di Prato…

 ..Ma soprattutto, poi non possiamo non chiudere ricordando come allora, cinque mesi fa, il caro Massimo Cecchi, pensò di intervenire quel giorno. Rileggendo le sue parole, alla luce dei fatti di questi giorni, ci appaiono ancora più acute e pungenti…

(LEGGI) Pararafrasando “Armani” L’interesse ha scelto Prato. Di: Massimo Cecchi

 

 

 

PD: dopo il salvataggio di Azzolini, la resurrezione di Verdini Di: Michele Ricci Palmieri

Renzi e Verdini: NEMICI MAI

Renzi e Verdini: NEMICI MAI

Con il pretese Riccardo Mazzoni al Senato Nasce Ala, il gruppo dei “verdiniani”, EX-Forza Italia

Ancora fresca la vicenda del salvataggio dall’arresto del Senatore NCD, Antonio Azzolini, che subito il PD ne combina un’altra, non da meno.

Denis Verdini, raschiando il barile del suo consenso interno a FI, è finalmente riuscito a mettere insieme quel drappello di dieci senatori, per dare vita ad un nuovo gruppo al Senato. Subito convocata una conferenza stampa, è stato così formalizzato il divorzio da Forza Italia e la nascita di «Alleanza liberalpopolare – Autonomie».

Ai giornalisti Verdini mostra tutta la sua sofferenza spiegando che si tratta di un divorzio che «fa male» e continua con fare struggente: «Come tutti gli strappi addolora e fa male. Quando non ci sono identità di vedute nessuno finisce o muore, uno vede le cose in maniera diversa. Ho una grandissima lealtà che mi lega a Berlusconi ma vediamo le cose in maniera diversa. Lui è sempre stato in questi 20 anni lungimirante. Come tutti gli strappi fanno male, il dolore uno se lo tiene e tira fuori l’ottimismo. Eravamo a disagio nei gruppi dove avevamo militato. La nostra storia legata a Berlusconi è straordinaria. Non ne vogliamo parlare, parliamo di quello che facciamo». Con lui Antonio Scavone, Lucio Barani, Vincenzo D’Anna, Langella, Eva Longo, Giuseppe Compagnone, Ciro Falanga, Riccardo Conti, Antonio Scavonelo e (udite,udite!) il nostro concittadino, pratese, Riccardo Mazzoni!

Per il gruppo alla Camera «si vedrà a settembre». Adesso ci sono altre impellenze: «Il ddl Boschi va approvato così com’è e se non venisse approvato si ritorna nel pantano» spiega Verdini.

Poi Verdini mostra tutto il suo pudore spiegando che, da uomo tutto d’un pezzo, non entrerà mai nel Pd. «Tranquillizziamo la sinistra Pd, non vogliamo entrare in quel partito che ha luci e ombre… ». Lui, si sa, al primo posto ha sempre messo la trasparenza e lo correttezza: e’ il VERDINI STYLE.

Il pensiero è anche al futuro non immediato, per il quale non si esclude  una futura confluenza in un unico gruppo con Ncd e Scelta Civica. Ancora una volta Verdini è chiaro: «Vogliamo portare a termine la legislatura costituente volta a dare una cornice moderna all’impianto istituzionale dello Stato… …c’è una prospettiva politica che è nelle cose e che ritiene che l’area moderata sia il centro del Paese. Il centro determina sempre la vittoria dell’una o dell’altra parte ma per determinarla deve avere la libertà di potersi muovere senza pregiudizi e realizzare le riforme con una maggioranza allargata significa dare stabilità agli elettori… … Nella nostra componente c’è chi ha votato le riforme e c’è chi no ed è libero di mantenere questa posizione». Insomma, riassumendo, una questione di coerenza.

Comunque, per il momento, Ala sarà una solida stampella per il Governo Renzi. Complimenti al PD.

D’altronde, senza certe prospettive garantite dall’antica amicizia con Matteo Renzi, forse questa “Ala” non sarebbe mai esistita.

Il Nuovo Aeroporto di Firenze, le Grandi Opere e la partecipazione negata Di: Francesco Fedi

Aeroporto di Peretola - Effettivamente... di cosa vogliamo discutere?...

Aeroporto di Peretola – Effettivamente… di cosa vogliamo discutere?…

In Italia, tante “GRANDI OPERE” e ZERO DIBATTITO

“Il dibattito pubblico mancato al Vespucci” di Massimo Morisi (REPUBBLICA FIRENZE, 30/07/2015)

Il Prof. Massimo Morisi

Il Prof. Massimo Morisi

“QUANDO il nuovo aeroporto di Peretola andrà a cumularsi ai cantieri della tramvia, per quanti anni a venire ci tormenteranno i lavori? Non lo sappiamo. Oggi il Ministero dell’Ambiente impone a tutti gli attori in gioco l’urgenza di un approfondimento conoscitivo proprio sui presupposti tecnici del progetto di nuovo aeroporto e lo fa in modo puntuale, entrando nel merito di una serie di questioni che giudica irrisolte: l’impatto idrogeologico, l’impatto atmosferico, la mancata comparazione di opzioni alternative, la qualità dei dati utilizzati a supporto dell’ipotesi progettuale privilegiata, l’attendibilità cartografica e documentale, la compatibilità con le previsioni del Piano di indirizzo territoriale della Regione e via e via enumerando. Il fatto è che in Italia – in nome del qui ed ora – ci si rifiuta di imparare dall’esperienza delle “mille” grandi opere mai realizzate o eternamente incompiute. Anche quando si hanno gli strumenti per farlo.
In Toscana lo strumento principe era ed è l’istituto del “dibattito pubblico”, voluto da una legge sulla partecipazione considerata a parole d’avanguardia ma poco amata da molta politica locale proprio per questo suo strumentario; e prescritto da una norma specifica del piano regionale di governo del territorio, il Pit.
LA PRIMA dispone (la norma è vigente) che la progettazione dell’Aeroporto vada sottoposta a una preventiva discussione pubblica quale parte integrante del procedimento amministrativo che dovrebbe portare all’apertura dei cantieri (e addirittura prima che la Regione esprima il proprio parere ai fini della Valutazione di impatto ambientale). In tale discussione le ragioni, gli argomenti e le valutazioni dell’impresa, delle amministrazioni locale e regionali, delle popolazioni interessate, dell’Università avrebbero potuto trovare le forme e i limiti di un confronto serio, trasparente e produttore di una vicendevole responsabilizzazione. In una parola, quella sarebbe stata la sede per “chiudere” i pro, i contro, i se e i ma entro un perimetro argomentativo chiaro e definitivo: che avrebbe fornito adeguata legittimazione operativa alle scelte che ne sarebbero derivate circa la funzionalità del nuovo aeroporto, la sua compatibilità con la Piana e col suo  ipotetico Parco, le sue effettive potenzialità di sviluppo, il suo impatto sociale e ambientale, le risorse pubbliche e private necessarie allo scopo e il sistema di cautele e di conseguenti prescrizioni necessarie. E’ curioso che ci si sia inventati una legge e una norma di Piano proprio a tale fine e che poi, alla prima vera prova di utilizzabilità politica, le si sia accuratamente lasciate in freezer nonostante l’obbligatorietà del dibattito pubblico (ex art. 8 commi 1 e 2 da leggersi in combinato con l’art. 5 comma 1, lettera a, legge toscana 4612013). Invece, se utilizzate a tempo debito, è del tutto probabile che oggi non ci si troverebbe davanti a uno stop di certo imbarazzante per gli stessi fautori del nuovo aeroporto (e che conferisce ulteriore legittimità all’osservazione istituzionale presentata dall’Università). Ebbene un simile esito, che sarà pure momentaneo e tutt’altro che definitivo, lo si sarebbe potuto evitare con una  progettazione preventivamente filtrata da quel dibattito e dunque congruente alla complessità del contesto territoriale. Per riuscirvi bisognava soddisfare almeno tre condizioni: una classe politica che adotti la partecipazione nelle politiche pubbliche proprio al fine di non perdere tempo, e dunque accetti di misurare tempestivamente nel dibattito pubblico la fondatezza tecnica delle soluzioni e l’implausibilità delle alternative; strategie d’impresa che contestualizzino i propri obiettivi assumendo la discutibilità di mezzi e strumenti in un dibattito pubblico come positiva risorsa di progettazione; un’autorità preposta alla partecipazione che faccia della propria indipendenza un esercizio faticoso e talvolta ruvido da giocare in prima persona. Tutte e tre le suddette condizioni sono rimaste un mero auspicio. Ma la loro rimozione non sembra produrre risultati brillanti. Eppure, si potrebbe forse ancora rimediare.”

Prof. Massimo Morisi, Docente all’Università di Firenze

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Parla bene il Prof. Morisi. Lo fa dalle pagine di Repubblica di Firenze. Una testata che , assieme al Corriere di Firenze, è divenuta una sorta di House-organ della società che gestisce l’aeroporto di Firenze.

Nel mio caso si tratta di una conoscenza personale. Risalente a quell’anno, il  2009 , insieme a molti altri cittadini della Piana, ci imbarcammo nell’avventura dei percorsi partecipativi del Parco della Piana. Il Parco che avrebbe dovuto essere l’”ELEMENTO ORDINATORE” per il futuro sviluppo di quella zona. Vale a dire che avrebbe dominato su tutto il resto. Ci furono incontri, visite, dibattiti… ..Tutte attività che si svolgevano  mentre nel frattempo tanti progetti proseguivano nel loro iter. Due su tutti: l’Inceneritore di Case Passerini e il Nuovo Aeroporto di Firenze. Allora il Prof. Morisi era il Garante della Comunicazione, nominato dalla Regione Toscana.

Quei percorsi partecipativi non furono opera di volontariato, ma furono pagati, come sempre, anche profumatamente. Denari pubblici buttati. Centinaia e centinaia di migliaia di Euro in fumo.

Parco della Piana - Aerei al pascolo (foto di http://www.toscanaoggi.it/)

Parco della Piana – Aerei al pascolo (foto di http://www.toscanaoggi.it/)

Tutto cancellato dalla variante al PIT. Anche per questa, le richieste di percorsi partecipativi e dibattito pubblico non sono mancate. Lo sanno bene gli amici di Piana Sana, che queste procedure hanno provato ad attivarle, anche secondo le più recenti norme approvate dalla Regione Toscana.

Il risultato è ridicolo, con gli organi preposti che danno ragione della necessità di attivare il dibattito pubblico, ma nell’impossibilità d’imporlo a chi di dovere. Significa che per il proponente del progetto, Toscana Aeroporti, è stato invitato a recepire certe indicazioni, ma poi accade che questo non avviene e si scopre che non esiste nessun organo, a nessun livello, che abbia il potere di imporsi in tal senso.

Il fatto è che ci sono degli interessi che di per sè prevaricano quelli delle comunità e dei cittadini. Per questi interessi è impossibile che possa esistere un “…un dibattito pubblico come positiva risorsa di progettazione…”, come ben dice Morisi.

Questa mattina, abbiamo letto il Comunicato del Comitato Ambientale di Casale: e’ impensabile che a Casale si possa pensare di far coesistere le esigenze di salute e di benessere dei residenti, con quelle di chi ha necessità di trovare un’area di stoccare e trattare terre e  macerie di demolizione, provenienti da decine di chilometri di distanza.

Allora è anche vero che il dibattito serve a poco: o si sta con i cittadini, o si sta con chi di questi se ne strafrega e pensa a curare i propri interessi.

Se si apre al confronto, al dibattito, si scopre che da una parte, quella di  questi “interessi”, argomenti proprio non ce ne sono. Non ci possono essere argomenti che possano essere messi a confronto con i disagi patiti dai cittadini.

Dunque, alla fine, non condivido la conclusione del Prof. Morisi: qui non si può pensare che ancora si potrebbe rimediare. Rimediare cosa? Rimediare a dei danni che, se ci saranno, saranno privi di ogni possibilità di compensazione?…

Qui si può solo combattere. Continuare a combattere.

( Leggi anche: Corruzione e grandi opere Di: Prof. Alberto Vannucci)

Il Sindaco Biffoni si sottrae al confronto Di: Comitato Ambientale di Casale

Comitato di Casale - Evidentemente Prato è piena di "TROGLODITI"

Comitato di Casale – Evidentemente Prato è piena di “TROGLODITI”

Comunicato Stampa del Comitato Ambientale di Casale

 Nel 2013 l’appello di Giovanni Mosca al Presidente della Regione per bloccare la Varvarito a Viaccia. Oggi, invitato dai cittadini di Casale, dove il Comune intende trasferire l’impianto, Giovanni Mosca non risponde.

 Prato – Era il 26 giugno 2013 quando l’allora Presidente della Circoscrizione Ovest, Giovanni Mosca, scriveva addirittura al Governatore Rossi per chiedere un suo intervento per bloccare il trasferimento dell’attività di Varvarito nella zona de “Le Lame” a Viaccia.

Giovanni Mosca, ex-Presidente della Circoscrizone Ovest ed autore della famosa le lettera al "Santissimo Enrico". Dalla foto, percepiamo il sentimento di  forte compiacimento per l'incarico ricevuto dal Sindaco Biffoni

Giovanni Mosca, ex-Presidente della Circoscrizone Ovest ed autore della famosa le lettera al “Santissimo Enrico”. Dalla foto, percepiamo il sentimento di forte compiacimento per l’incarico ricevuto dal Sindaco Biffoni

Nella sua lettera Mosca scriveva: “Caro Enrico, ho bisogno del tuo aiuto, la nuova attività comporterà grandi quantità di polveri anche sottili con conseguenti esposti dei cittadini residenti e degli industriali che hanno già dichiarato che tali polveri danneggeranno le loro delicate attività tessili ma soprattutto incentiverà nuova sfiducia nelle istituzioni incapaci di tutelare la qualità della vita e la salute dei cittadini.

Nel 2015, ad appena due anni da quelle dichiarazioni, la Giunta Biffoni ha predisposto la Variante urbanistica – già votata dal Consiglio Comunale lo scorso 25 giugno – che prevede al Casello di Prato Ovest, in zona a ridosso del paese di Casale e ad appena 100 metri dalle prime case, un sito adibito ad impianti per la frantumazione e lo stoccaggio  di rifiuti inerti.

Nonostante la decisa posizione assunta nel 2013 in difesa della qualità della vita e della salute dei cittadini di Viaccia, oggi non si ritrova alcuna dichiarazione o iniziativa di Mosca in difesa dei cittadini di Casale. Che la salute dei Casalesi nel 2015 conti meno di quella dei cittadini di Viaccia nel 2013?

Giovanni Mosca è attualmente il consigliere del Sindaco Biffoni per la valorizzazione delle frazioni, ma di lui nessuna traccia a Casale, che  evidentemente non è neanche considerata tale. Non si è visto neppure dopo l’invito ufficiale ad un incontro pubblico con la cittadinanza che il locale Comitato Ambientale gli ha rivolto lo scorso 1° luglio e rinnovato il 27 del mese.

Assieme a lui sono stati invitati il Sindaco, l’Assessore Barberis e il Consigliere comunale Gabriele Alberti. Il Sindaco, con l’occasione, ha ribadito che vi è tempo fino al 6 settembre per presentare le osservazioni alla Variante, fatto ben noto perché previsto dal procedimento urbanistico. Ha inoltre fatto sapere che i competenti Servizi del Comune, capeggiati dall’Assessore Barberis, restano a disposizione per un incontro, al quale dovrebbero partecipare, al massimo, solo 3-4 persone in rappresentanza della cittadinanza.

Non si capisce, quindi, perché proprio ora che i cittadini hanno a disposizione le carte, pubblicate a seguito del voto in Consiglio Comunale, l’Amministrazione si sottragga ad un’assemblea pubblica nella quale affrontare, prime fra tutte, le preoccupazioni dei residenti sulle forti ripercussioni sanitarie derivanti dal massiccio carico di polveri che saranno originate dal futuro impianto (la loro previsione ottimistica sarebbe la produzione di circa 900 gr di polveri ogni ora i cui contenuti non sono definiti) e dall’appesantimento ambientale dovuto all’utilizzo di una delle ultime aree verdi rimaste a Prato Sud.

Quanto a Mosca, stante il suo incarico di consigliere del

Comitato di Casale - In piazza per manifestare il l'entusiaso e l'approvazione delle scelte della Giunta Biffoni per valorizzare la Frazione

Comitato di Casale – In piazza per manifestare il l’entusiaso e l’approvazione delle scelte della Giunta Biffoni per valorizzare la Frazione

Sindaco per la valorizzazione delle frazioni, viene da pensare che effettivamente nulla abbia a che fare con Casale, destinata a diventare il distretto toscano degli inerti visti gli attuali 5 impianti situati nel raggio di circa un chilometro considerando i vicini impianti nel comune di Agliana.  A noi casalesi tocca quindi solo la valorizzazione del degrado e dell’inquinamento.

Prato, 29 luglio 2015

Il Comitato Ambientale di Casale

Prato, i trogloditi e il “giustizialista” Rossi Di: Prato nel Mondo

Corruzione e grandi opere Di: Prof. Alberto Vannucci

Alberto Vannucci, Docente di Scienze Politiche all'Università di Pisa

Alberto Vannucci, Docente di Scienze Politiche all’Università di Pisa

La realtà intrinsecamente criminogena delle GRANDI OPERE in Italia 

Durante la giornata, abbiamo continuato ad affrontare il tema del Nuovo Aeroporto di Peretola, ricordando anche che questo può essere anche visto come né più, né meno che una delle tanti GRANDI OPERE, quasi sempre INUTILI, che popolano il panorama delle realizzazione di opere pubbliche in Italia. Di recente dal 17 al 19 luglio scorso, a Bagnaria Arsa (Friuli) si è tenuto un interessante convegno sul tema. Nell’ambito di questo si avuto un interessante intervento di Alberto Vannucci, docente della facoltà di  Scienze politiche, all’università di Università di Pisa, dove dirige il Master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, organizzato insieme a Libera e Avviso pubblico ed autore del libroAtlante della corruzione“, edito da EGA Edizioni Gruppo Abele, nel 2012 (ISBN 8865790237, 9788865790236).

Già in passato abbiamo affermato che GRANDI OPERE e CORRUZIONE, o più in generale il MALAFFARE, sono cose che stanno insieme in modo pressoché inscindibile. Adesso lo facciamo anche con la sintesi del citato intervento del Prof. Vannucci, inviataci dal Comitato No Tunnel-TAV di Firenze, tramite un lettore.

Un intervento di livello, che sicuramente tutti avranno il piacere di apprezzare.

Prato nel Mondo

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Sintesi dei principali contenuti dell’intervento:

1)     Le nuove forme della corruzione sistemica in Italia: non più e non solo un’attività illecita, una violazione del codice penale, ma un meccanismo complesso, consolidatosi nel tempo, realizzato con modalità sofisticate frutto di un lungo processo di apprendimento,  attraverso il quale un piccola minoranza di soggetti che appartengono alla classe dirigente (politici e burocrati corrotti, imprenditori, professionisti, faccendieri) e soggetti criminali (organizzazioni mafiose) si impossessano congiuntamente di beni comuni, attraverso una privatizzazione di fatto di risorse di proprietà collettiva: risorse di bilancio, ma anche ambientali, paesaggistiche (consumo di territorio), politiche (reinvestimento dei proventi per acquistare consenso), ecc.. La realizzazione della grande opera permette di accrescere considerevolmente la scala di questo processo di appropriazione criminale di rendite parassitarie, concentrando le opportunità di profitto illecito entro sedi istituzionali e processi decisionali circoscritti e più facilmente controllabili, minimizzando così i rischi delle corrispondenti attività illecite.

 2)    Corruzione e pressioni politiche per la realizzazione di grandi opere (denominate nella letteratura internazionale “white elephants” – elefanti bianchi – per la loro capacità di gravare con costi insostenibili su una comunità) si sviluppano in simbiosi.  Grande opera è spesso sinonimo di grande corruzione, e viceversa. La presenza di un tessuto di corruzione capillare e le aspettative di guadagno illecito dirottano quote crescenti di bilancio verso i settori nei quali sono attesi maggiori profitti illeciti, come quello delle grandi opere (oltre a forniture militari, etc.). Le fasi di progettazione, finanziamento, realizzazione, etc. delle grandi opere presentano a loro volta molteplici passaggi particolarmente vulnerabili alla realizzazione di scambi occulti.

 3)    La natura intrinsecamente criminogena delle grandi opere. Nella letteratura scientifica sono stati individuati una serie di fattori (sintetizzabili in una “formula della corruzione”) che descrivono le condizioni nelle quali è più alta la probabilità che vi sia corruzione. Tutti questi fattori, senza eccezione, convergono nel rendere più redditizie e meno rischiose le opportunità di corruzione nel caso di grandi lavori pubblici. Molto brevemente, la probabilità che si realizzino scambi occulti crescono se:

 4)    – Il soggetto che prende decisioni pubbliche opera in un regime di monopolio, e chi voglia conseguire quello specifico beneficio non ha altri cui rivolgersi. La grande opera non ha alternative, la sua realizzazione è programmata, progettata, deliberata, realizzata sotto la supervisione di un unico soggetto pubblico di fatto monopolista, che potrà “capitalizzare” in tangenti la sua posizione privilegiata rispetto agli imprenditori e agli altri soggetti privati che partecipano alla procedura di aggiudicazione dei corrispondenti contratti.

 5)    – Le rendite create tramite le decisioni pubbliche sono consistenti. La grande opera permette per sua stessa natura la gestione di ingenti, talora estremamente ingenti, talora colossali quantità di risorse pubbliche, facile preda degli appetiti di corrotti e corruttori. Lo “spread etico” che separa i paesi più corrotti da quelli meno corrotti è quantificabile nel differenziale del costo medio delle opere nei paesi dove le tangenti sono la regola (vedi ad esempio linee Tav, passante ferroviario, Mose, etc., costati in Italia tra il doppio e sei volte tanto rispetto a equivalenti realizzazioni in altri paesi).

 6)    – L’opacità dei processi decisionali, dalla fase della giustificazione e del finanziamento a quella della realizzazione, che si lega alla grande complessità degli aspetti tecnici, al fatto che molti di quei passaggi – stante la strutturale inefficienza delle strutture tecniche pubbliche che dovrebbero gestirli, particolarmente marcata nel caso italiano – sono di fatto delegati a soggetti privati, o utilizzano forme pseudo privatistiche (project financing, general contractor) che di fatto sottraggono alla trasparenza dei processi decisionali pubblici i corrispondenti passaggi decisionali. Informazioni  confidenziali possono così diventare una risorsa di scambio nella corruzione. Particolarmente preoccupante è l’opacità che investe la fase di definizione delle stesse esigenze collettive e dei bisogni pubblici che la grande opera dovrebbe soddisfare, resa possibile dall’ambiguità che circonda molti parametri utilizzati nei calcoli dei “costi-benefici” dell’eventuale realizzazione, che permette ai decisori di accampare un qualche reale “interesse pubblico” come motivazione della decisione di investire ingenti risorse in quella specifica realizzazione, che appare invece di dubbia utilità (o nel peggiore dei casi di sicura nocività).

7)    – L’elevata discrezionalità dei processi decisionali, che spesso si associa alle condizioni di pseudo-emergenza costruite fittiziamente o a tavolino (emergenza legata anche alle vischiosità dei corrispondenti processi decisionali “ordinari”, che possono essere aggirati solo tramite ordinanze in deroga a tutte le disposizioni vigenti, secondo il modello “cricca della protezione civile”). Nella grande opera le iniziali decisioni di fondo sono altamente discrezionali – quali “grandi opere” siano meritevoli di finanziamento per la realizzazione – e un analogo livello di discrezionalità accompagna molti altri passaggi. Naturalmente la decisione discrezionale può essere più facilmente “venduta” dagli amministratori e dai politici corrotti in cambio di tangenti.

 8)    – L’indebolirsi dei controlli, di tutti i meccanismi di supervisione e sanzione delle condotte devianti e della corruzione (non solo il controllo giudiziario, ma anche quello amministrativo, contabile, politico, sociale, concorrenziale). Nelle grandi opere spesso i controlli istituzionali sono largamente vanificati dalle caratteristiche “straordinarie” adottate in molte procedure di aggiudicazione e di gestione dei lavori, oltre che dalla estrema complessità dei contenuti tecnici dei corrispondenti atti e provvedimenti, dal moltiplicarsi di soggetti istituzionali e di attori pubblici coinvolti (che offusca le responsabilità individuali nella decisione finale). Il controllo politico (oltre che dal reinvestimento nella creazione di reti clientelari di consenso dei proventi degli scambi occulti) è vanificato dal cemento invisibile delle reti di corruzione: il reciproco potere di ricatto che fa sì che si formi un “partito unico degli affari”, avente natura bipartisan dato il coinvolgimento di soggetti di ogni colore politico, che protegge i corrotti, ne favorisce l’ascesa nelle rispettive carriere, si compatta assicurando un convergente appoggio quando occorre, ossia nelle diverse fasi dei processi decisionali che accompagnano la realizzazione delle grandi opere. Il controllo concorrenziale è vanificato dall’orientamento collusivo largamente prevalente tra gli imprenditori, specie tra i pochi di dimensioni tali da poter partecipare alle gare per la realizzazione di grandi opere: nessuno denuncia l’altrui corruzione, preferendo aspettare il proprio turno in una spartizione che assicura a tutti ingenti margini di profitto, irrealizzabili in un contesto economico aperto e concorrenziale.

 9)    L’utilizzo estensivo nel discorso pubblico di argomenti di ordine simbolico legati al un presunto valore intrinseco delle grandi opere, accompagnati spesso da una retorica giustificatrice che si accompagna al richiamo alle esigenze del “progresso”  o all’”orgoglio di patria” nella loro realizzazione (vedi il caso della diga del Vajont, la più alta diga al mondo con quelle caratteristiche tecniche, “orgoglio dell’ingegneria italiana”) produce un duplice effetto: (a) crea un clima favorevole (ovvero non ostile) in settori dell’opinione pubblica in ordine alla sua realizzazione, attenuando ulteriormente il controllo sociale; (b) può attenuare nei partecipanti ai corrispondenti processi decisionali – tramite un meccanismo psicologico di auto-giustificazione – le barriere morali al coinvolgimento in attività illecite, che finiranno per essere ritenute in qualche modo funzionali al “bene superiore” per gli interessi collettivi della realizzazione dell’opera.

 10) La grande opera si associa spesso a lunghi tempi di realizzazione. Si dilatano i tempi anche a seguito delle frequenti lacune progettuali (causate dalla debolezza dell’amministrazione) e del fatto che per sua stessa natura la realizzazione della grande opera espone a una probabilità più elevata – per la sua complessità progettuale, per l’alto impatto sui territori, etc. – di incorrere in difformità rispetto a quanto inizialmente previsto. Questi fattori costringono a interruzioni e ritardi legati all’esigenza di rinegoziare i termini contrattuali. La rinegoziazione espone di per sé a un ulteriore rischio corruzione, mentre l’allungamento dei tempi giustifica inefficienze nella realizzazione che diventano il “serbatoio” cui attingere per prelevarvi le risorse di scambio della corruzione.

 11)  Grande opera significa anche grande complessità e difficoltà tecniche nella gestione che si proiettano nei futuri lavori di manutenzione. Questo è un valore aggiunto nella prospettiva di corrotti e corruttori, i quali sanno che una volta completata la realizzazione della grande opera potranno comunque continuare a contare su un flusso ininterrotto e costante di tangenti grazie appunto alle successive forniture, opere di supporto, contratti per la manutenzione, etc. (vedi caso Mose).

12) L’inutilità della grande opera è un valore aggiunto quando la sua finalità è l’arricchimento di pochi. Infatti la grande opera utile, che risponde a un concreto bisogno sociale da soddisfare, crea aspettative e attese nella popolazione, e dunque un diffuso controllo sociale su tempi e costi della realizzazione. Ma la grande opera inutile, quando si siano vinte le resistenze degli (talora sparuti) oppositori che ne contestano le ragioni, diventa semplicemente un “bancomat” cui attingere per l’arricchimento illecito dei corrotti e dei corruttori, senza che vi siano pressioni dal basso per accelerarne e neppure completarne la realizzazione.

13)  L’infiltrazione mafiosa è più facile nel corso della realizzazione di grandi opere, perché i soggetti criminali possono inserirsi facilmente in quei lavori in subappalto e forniture a bassa intensità tecnologica, riciclandovi capitali, sversandovi rifiuti tossici (vedi realizzazione dell’autostrada Bre-Be-Mi) e soprattutto possono fornire utili servizi di “regolazione interna” nelle transazioni illegali che coinvolgono un’estesa rete di corrotti e corruttori. I protagonisti delle estese reti di corruzione e di scambio illecito che si formano attorno alle grandi opere, in altri termini, formulano una “domanda di protezione” nei loro scambi occulti che può essere soddisfatta dalle organizzazioni mafiose, le quali si inseriscono stabilmente in quel tessuto criminali dandogli forza e stabilità – vedi i casi Mose (alcune piccole imprese subappaltanti confiscate per mafia), Salerno-Reggio Calabria, (irrealizzato) Ponte sullo stretto.

 14) Grande opera significa grande rischio di disastro: disastro ambientale od ecologico (vedi Mose), ma anche catastrofe in termini di vite umane – si veda il caso della diga del Vajont.

 15) Come spezzare il nesso simbiotico che lega grandi opere e grande rischio corruzione? Difficile credere nella palingenesi di soluzioni ed efficaci proposte anticorruzione calate dall’alto – nelle sedi istituzionali dove troppo spesso dominano lobbies, cricche, comitati d’affari che grazie alla corruzione hanno costruito le proprie fortune, e di quella realtà criminale sono partecipi, beneficiari o conniventi. Occorre piuttosto sostenere, promuovere e valorizzare tutte le esperienze di anticorruzione dal basso, a livello di comunità e di enti locali, attraverso la conoscenza della reale natura di questi fenomeni criminali, della zavorra insostenibile che essi rappresentano degradando la qualità della vita civile e dei servizi pubblici, cancellando opportunità di sviluppo economico, conducendo all’affievolirsi o all’espropriazione di fatto dei diritti politici e civili.  Movimenti, gruppi, associazioni, comitati di cittadini possono e devono contribuire a riallacciare i circuiti di controllo democratico che li legano ai loro amministratori locali e ai decisori pubblici, elaborando insieme le migliori strategie di prevenzione e controllo delle distorsioni e delle degenerazioni nella gestione della cosa pubblica e del bene comune.