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Prato nel Mondo

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Month: marzo 2015 (Page 1 of 28)

FI, Bondi e Repetti dicono addio al partito: aderiscono al gruppo misto

NELLA TUA STORIA UN'ALTRA STORIA C'E'.... BONDI E REPETTO, ADDIO FORZA ITALIA.

NELLA TUA STORIA UN’ALTRA STORIA C’E’….
BONDI E REPETTI, ADDIO FORZA ITALIA.

UN PARTITO ALLO SFASCIO. ANCHE LA “STORIA” LO ABBANDONA”

Prato-Scoppia il caso Bondi-Repetti dentro Forza Italia. E Silvio Berlusconi perde un pezzo di storia del suo partito. L’ex ministro e la sua compagna, entrambi senatori, hanno detto oggi ufficialmente addio al partito, aderendo al gruppo misto di palazzo Madama. Le loro dimissioni erano state annunciate anche ai primi di marzo, ma solo l’intervento del Cav con un incontro chiarificatore ad Arcore aveva scongiurato lo strappo.

Il 3 marzo scorso Repetti, infatti, con una lettera al ‘Corsera’ aveva annunciato di voler lasciare il movimento azzurro, ”esaurita dalla vera e propria guerra interna per la successione politica a Berlusconi”. Poi, dopo il colloquio a Villa San Martino, le dimissioni erano state congelate. Ma da allora, evidentemente, nulla è cambiato. E oggi è arrivata la rottura definitiva. Da tempo Repetti e Bondi manifestavano insofferenza verso la linea di Fi, dettata non più, secondo la coppia, dal leader Berlusconi, ma ”da chi lo circonda”, ovvero il cosidetto cerchio magico. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso e spinto Repetti all’addio, raccontano, era stata la rimozione dei coordinatori ‘fittiani’ di Verbania e Torino decisa da Roma, a pochi giorni dal commissariamento in Puglia.

Piemontese è la Repetti, e Bondi qualche giorno prima aveva voluto stigmatizzare il ”metodo adottato dal partito” sotto la Mole, che aveva fatto gridare all’epurazione. ”Abitando in Piemonte -aveva sottolineato l’ex ministro rompendo un lunghissimo silenzio – faccio solo una considerazione: non faccio parte di nessuna corrente, ma constato da tempo che c’è una volontà di emarginare tutti coloro che, per diversi motivi, non si adeguano a cose e metodi inaccettabili”.

“Ormai sono fuori dalla politica, ma resto allibito da certi comportamenti”, aveva detto all’Adnkronos l’esponente azzurro, che nell’aprile 2014 con una lettera alla ‘Stampa’ ufficializzò il suo personale ‘distacco’ da Forza Italia, dichiarandone il fallimento. L’insofferenza di Bondi parte da lontano. Da quando lasciò tra le polemiche l’incarico di ministro dei Beni culturali nel marzo 2011 dopo aver approvato il Fus per l’anno in corso e la tax credit, ultimo atto della sua esperienza governativa.

Allora l’ex coordinatore nazionale di Fi spiegò di essersi sentito abbandonato nel momento del bisogno, soprattutto in occasione del crollo di un muro negli scavi di Pompei. ”Purtroppo -denunciò in una lettera- non sono stato sostenuto con la necessaria consapevolezza dalla stessa maggioranza di governo e da quei colleghi che avreb¡bero potuto imprimere insieme a me una svolta nel modo di concepire il rapporto fra stato e cultura in Italia”.

”E questo mancato sostegno è avvenuto oltretutto nel momento in cui mi sono trovato più in difficoltà, a seguito del crollo di un muro in cemento a Pompei e più colpito dalle iniziative della sinistra, fino alla presentazione di una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti”.

Forza Italia in toscana: la casa degli uomini perduti. Di: Perla Palloni.

VERDINI FOR PRESIDENT

VERDINI FOR PRESIDENT

IL PARTITO DI PLASTICA

Prato-Ci trovassimo, oggi, nei piedi dei potentati di Forza Italia e ci trovassimo di fronte all’ardua scelta di chi candidare per la presidenza della regione in mano a Enrico Rossi, la nostra scelta non potrebbe che essere una scelta estremamente coraggiosa e con il naso ben turato. Non affideremmo la tenzone al giovane Silli, che pur conoscendo una caterva di lingue e pur amando farsi fotografare in ogni dove  non ha la statura politica, non l’aveva neppure come assessore del comune di Prato, per cercar di scalfire il “Re sole” della toscana Enrico Rossi. Silli, non certo per sua colpa ma neppure per nostra, non ha avuto mai modo, salvo qualche viaggio a Roma, di costruirsi delle fondamenta stabili in Toscana e a oggi non può contare neppure sugli elettori “Duri e puri”, hanno, in molti, traslocato per mancanza di partito. Dovendo noi optare una scelta per un avversario, forse ugualmente perdente ma estremamente reattivo e con ottime basi e conoscenze toscane opteremmo, ripetiamo, turandoci il naso, per Denis Verdini, al momento, per la Toscana, non vediamo in Forza  Italia nessun altro che possa infastidire Rossi. Per Berlusconi sarebbe il prendere due piccioni con una fava, un avversario degno di Rossi per la presidenza della regione e un Verdini che, vincente, lasciasse il Parlamento e gli inciuci ivi creati. Il restante degli uomini, e donne, degli azzurri Toscani completamente inesistenti compreso lo stesso Silli che potrebbe, al massimo, ambire a un posto di consigliere se mai un consigliere Pratese, non iscritto al PD, siederà mai sugli scranni regionali. E allora non resta che “Verdini for president” il resto solo raccattaticci vari.

I livelli insopportabili di clientelismo ed inefficienza della sinistra. Di: Vittorio Lana

MA CONSIAG DEVE CHIUDERE?

MA CONSIAG DEVE CHIUDERE?

Inammissibile che Consiag svolga  attività immobiliari di diritto privato.

Prato-Francamente non possiamo pretendere che il PD, SEL o qualsiasi altro, possano suicidarsi. Oramai la commistione o la convergenza d’interessi tra governance locali e nazionale con il sistema Bancario ed Assicurativo, fondazioni, Lega Coop, Soc. Patrimoniali e loro controllate, Sindacati e Istituzioni che dovrebbero garantire la separazione dei poteri, ha raggiunto livelli insopportabili di clientelismo ed inefficienza.

Ed è anche il maggior ostacolo per le riforme, la ripresa economica ed il progresso democratico.

La palla e’ in mano agli elettori. Poco da fare.

Per restare, poi, sul tema Prato, non vi sono dubbi che Consiag spa sia diventata una società patrimoniale di diritto privato, amministrata dal board diretta espressione del PD, in cui vengono assunte decisioni riguardanti destinazioni e gestioni di asset pubblici, come acqua e gas. Una specie di mostro giuridico stile Gazprom.

Vinta dal Comune la gara del gas, la società dev’essere liquidata perche’ la rete idrica e’ demanio comunale e non può stare nel patrimonio di una società di diritto privato. Inoltre, l’acqua e’ pubblica. La partecipazione in Publiacqua spa e’ costata al Comune circa 12 milioni di euro ed è conforme al diritto comunitario, solo se la società mista pubblico-privata 60/40 sia direttamente controllata dall’Ente pubblico.

E non ultimo, il Consorzio Consiag acquisto’ l’area ex Banci con risorse pubbliche, poi confluite nel patrimonio all’atto della trasformazione in spa.

È inammissibile che in ragione di quell’asset pubblico Consiag svolga attività immobiliari di diritto privato. Sulla destinazione dell’area e del suo valore aggiunto dovrà decidere il Comune, non altri.

E come possiamo noi cantare……. Di: Massimo Cecchi.

 

COSA VERRA' DAVVERO ESEGUITO?

COSA VERRA’ DAVVERO ESEGUITO?

ITALIA, SPAGHETTI, SOLE MANDOLINI  E MAFIA.

Prato-Italiani, brava gente, oppure Italia, sole spaghetti e mandolini, così siamo conosciuti nel Mondo. Una ricerca europea, che nessuno o pochi avranno il coraggio di pubblicizzare ci pone all’ultimo posto in Europa per le grandi opere ma ci pone al primo posto in assoluto per la corruzioni nelle opere pubbliche e mafia dunque,  concussioni, ruberie e quanto altro si possa compiere e proprio sulle grandi opere. Ho già avuto modo di ricordarlo ieri da questi microfoni, Cantone delegato dal governo Renzi a vigilare sul cristallino svolgimento delle opere per l’expo milanese altro non ha potuto affermare che “Speriamo di aver allontanato la mafia dai lavori, ma non sarei pronto a mette la mano sul fuoco” detto da lui è da prendere in seria considerazione. Personalmente ho sempre creduto che l’EXPO non fosse che una diavoleria del tutto inutile e costosa per il nostro paese, ho sempre avuto la certezza che sopra all’EXPO galleggiassero interessi più vicini alla mafiosità che alla gloria, alla grande impresa. Sono certo che la parte più pubblica dell’EXPO aprirà tranquillamente i battenti e sarà pronta a ricevere i visitatori come le vecchie opere di regime fascista. Quello che più mi preoccupa e di cui ho più certezza è che tutte le altre opere che sarebbero dovute servire di contorno alla grande esposizione non saranno mai terminate. L’Italia è così, un paese basato da sempre sulla corruzione sia privata che non e anche questa volta non ci deluderà. Quante le carceri costruite e mai inaugurate? Nel frattempo dobbiamo far uscire i delinquenti di carcere e il più delle volte neppure trattenerceli un giorno. E questi, certi dell’impunità, torneranno a delinquere e a  farsi beffe delle forze di polizia. Prato ne è un esempio lampante la criminalità non è in carcere, la criminalità e per strada e persegue il suo intento, arrivando persino a farsi beffe delle forze di polizia, i giudici li ricacciano subito per strada. Quanti, a Prato, i delinquenti neri? Quanti i delinquenti orientali? Questi più raffinati ma pur sempre delinquenti. Nel frattempo che le istituzioni cittadine coccolano amabilmente gli extracomunitari clandestini o meno quanti sono gli italiani, i cittadini pratesi senza un tetto? Secondo il nostro Vicesindaco Faggi “Nessuno a Prato è senza un tetto” e mentre il giovane, come tutti i giovani pieno di certezze e di incompetenze, pronuncia queste parole, un senzatetto viene salvato dai pompieri, stava dormendo, o cercando di farlo, in una delle grandi fogne che sbucano sull’argine del Bisenzio. Nel momento in cui il Sindaco Biffoni si finisce i pantaloni cercando, con la questua, di farsi elargire il prestito per fare il “Buco” al Soccorso quanti sono i cittadini della città, compreso pensionati al minimo, che cercano di racimolare un po’ di cibo fra gli avanzi del mercato o nei cassonetto dell’immondizia posti vicino ai supermercati? Al Comune di Prato quanto costa mantenere famiglie in “Affittacamere” al limite della vivibilità e di contro chi guadagna sull’affare? Nessuno ne parla, cifre non se ne conoscono e tutti, alla domanda, posta anche direttamente rispondono con frasi trite e ritrite di puro politichese. Nel frattempo rimane aperto, o chiuso se volete, il CREAF costato alla città 30 milioni di euro e che ha bisogno di una nuova iniezione di almeno 3 milioni di euro. Quanto cibo si potrebbe acquistare per chi ha fame? Quante le case che si potrebbero, per lo meno, iniziare a costruire? Mi aspettavo da una giunta di sinistra che, oltre a volersi disfare dei pesanti fardelli del passato, riscoprisse in se quei valori ormai da anni dimenticati, oggi l’unico valore accettabile è quello del fruscio degli euro che passano di mano. Da quali mani? Un po’ da quelle di tutti, nessun partito è scevro da malversazioni e accomodamenti, d’altra parte “Una mano lava l’altra…….”

Biffoni, il sindaco che sussurra ai ciuchi. Di: Massimo Cecchi

BIFFONI, IL RAGAZZO CHE SGHIGNAZZA.

BIFFONI, IL RAGAZZO CHE SGHIGNAZZA.

 

“IL RISO ABBONDA SULLA BOCCA DEGLI STOLTI”

Prato-Prendo spunto da una lettera di un cittadino di Prato pubblicata quest’oggi da un noto quotidiano pratese.. La lettera, più o meno, esprime questo pensiero: “Ma cosa mai avrà sempre da ridere sia in foto che in televisione il nostro Sindaco?” Sono mesi che mi pongo la stessa domanda: “ma cosa mai troverà da ridere Biffoni dovendo amministrare una città come Prato ridotta ormai al “Lumicino” di se stessa?” Una delle ultime note pervenutemi mi informano che anche nella riscossione di multe automobilistiche, tasse e gabelle varie, il Comune si trova in netta difficoltà rispetto a coloro che aveva tanto disprezzato nelle passata legislatura. Ma lasciamo per un po’ perdere il problema tasse, che non si risolverà per quanto personalmente mi riguarda, non pagherò più nessuno balzello pubblico, fino a quando l’amministrazione non mi dimostrerà, carte alla mano, che anche i cinesi e gli extracomunitari in genere compiono il loro dovere verso la città. E comunque cosa trova Biffoni di tanto divertente da dover sempre ridere o sorridere, scuola politica Usa? Non riesco a capirlo, e come me non riescono a capirlo in molti. Biffoni sta svendendo la città e lo sta facendo seguendo le logiche di partito che vedono Prato dover andare via via scomparendo in favore della vicina, e scomoda, Firenze. I cinesi che ormai la fanno da padroni nella nostra Prato, una criminalità che dall’avvento di Biffoni pare essere diventata endemica, la perdita delle prerogative di un teatro, il Metastasio, solo per far godere Rossi, la gestione, mai avuta, di un ospedale nuovo, il Santo Stefano che fa acqua da tutte le parti, la gestione, o meglio la non gestione di un ente costato 30 milioni di Euro, il CREAF che Biffoni e il partito mantengono vivo a scopo di futura propaganda. Non possiamo poi dimenticare il problema abitativo e dei senza tetto che prima o poi finirà per scoppiare in mano all’attuale giunta, sapendo ciò che so, e molti altri fatti, mi fanno credere che sarà proprio Biffoni a ritrovarsi con il fiammifero bruciante fra le dita, un “Buco” deciso senza avere i soldi, neppure in piccola parte, per dar inizio ai lavori e per il quale si spera in qualche “Anima” buona romana. Resta ancora molto sul tavolo che non dovrebbe far sorridere il Sindaco ma dovrebbe farcelo vedere ogni giorno con le borse agli occhi per il piangere. Resta l’area ex ospedaliera, resta il problema di dove trovare i soldi per l’acquisto della stessa, resta il problema di cosa farci non tradendo oltre i propri compagni di partito e la città. Città già ampiamente tradita con la mancata firma di ricorso al TAR per l’aeroporto di Firenze per lo stop del quale, continuo beffardamente a ricordare, Biffoni voleva fermare i possibili futuri lavori spargendo balle di pregiatissimo “ Cachemire” sull’autostrada. Ma cosa mai avrà da ridere? Mia nonna e forse anche i vostri nonni amavano ricordarci il detto: “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti” e Biffoni ride a crepapelle, fate voi.

Meglio razzisti che stupidi. Di: David Elmutter

MEGLIO RAZZISTI CHE STUPIDI

MEGLIO RAZZISTI CHE STUPIDI

Lo slogan più bello contro il razzismo è di una studentessa delle Cironi Zhou Liang Yan premiata in Comune per il motto ‘Solo i razzisti parlano una lingua differente’

‘Solo i razzisti parlano una lingua differente’

 

Meglio razzisti che stupidi. Di: David Elmutter

Prato-E con questo slogan, benedetto dal Vice sindaco Faggi, vanno a scomparire, in ultimo, tutte le accuse di razzismo che giornalmente ci vengono scaricate addosso, sia a noi che scriviamo in modo critico sull’accoglienza a tutti i costi, sia di dosso ai cittadini pratesi, che ogni giorno di più,  altro non fanno che lamentarsi delle diverse regole e leggi che valgono solo per neri o per gli orientali. “Solo i razzisti parlano una lingua differente” Bene, e siamo ben felici di poter scrivere che gli unici a Prato che parlano una lingua differente non sono i cittadini della città, gli autoctoni, ma bensì, ad esempio, i cinesi stessi che, spesso, pur essendo molti di loro nati a Prato e qui fatto i loro studi, se interrogati su cose e fatti che a parer loro possono essere scomodi si riparano dietro l’ormai noto “Non capile” E grazie a questo fingere di “Non capile” stanno fregando i cittadini di Prato, l’economia della città, la parte contributiva della città e, questo più facile, il nostro Faggi che spesso par non capire neppure il toscano più schietto. . A pensarci bene, sicuramente più pericolosi e rissosi sono i neri, che però, a differenza degli orientali, si sforzano di adattarsi alla nostra lingua, storpiandola a volte, ma lo sforzo c’è. I cinesi no, loro non hanno bisogno di parlare la nostra lingua, loro sono i “Padroni” delle ferriere a loro tutto è permesso ivi compreso l’uso di una lingua ai più sconosciuta, il cinese.

Non passerà molto tempo che i “Cinesi” di Prato saremo noi cittadini che, visto il comportamento delle nostre istituzioni, dovremo calar testa e calzoni di fronte ai nuovi e indiscussi “Padroni” i cinesi.

 

 

“Politica, Finanza e opere pubbliche: il disastro di Dexia Crediop s.p.a.” Di: Francesco Fedi

DEXIA CREDIOP UN CROLLO ANNUNCIATO.

DEXIA CREDIOP UN CROLLO ANNUNCIATO.

Prato-Un’autentica catastrofe finanziaria potrebbe abbattersi su molti enti locali italiani. Di mezzo, ancora una volta, c’è quella malattia tutta italiana delle opere pubbliche, e dei meccanismi perversi con cui queste vengono realizzate e, soprattutto, finanziate.

Per quasi cento anni Crediop (abbreviazione di Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche) si è occupata delle concessione di mutui e prestiti a lungo termine, per la realizzazione di grandi infrastrutture.

Fu l’economista Alberto Beneduce, nel 1919, a darne impulso all’istituzione, con l’intento di evitare gravi crisi bancarie, secondo una modalità per cui con obbligazioni garantite dallo Stato, si aprivano le porte all’erogare finanziamenti a lungo termine principalmente agli enti locali, riuscendo però così a sganciare la realizzazione pluriennale delle opere dai vincoli posti dalla cadenza annuale del bilancio pubblico.

Trasformato in società per azioni, con la riforma del sistema bancario avvenuta poco più di venti ani or sono,  Crediop, vide l’entrata al suo interno di altri istituti bancari quali, in particolare il San Paolo di Torino, che acquisì completamente nel 1994.

Arriviamo poi al 1999, quando l’istituto fu di nuovo interamente rilavato dalla banca franco-belga Dexia, divenendo così Dexia Crediop S.p.A..

Nuove vendite di pacchetti azionari sono poi avvenute in tempi più recenti ed oggi Dexia detiene il 70% del capitale, mentre le restanti quote sono detenute da Banca Popolare dell’Emilia Romagna (10%), Banca Popolare di Milano (10%) e Banco Popolare (10%) .

Altre annate da ricordare sono però, il 2008, l’annus horribis della finanza internazionale e il 2011: dopo essere stata salvata nel 2008 dai fondi pubblici di Parigi e Bruxelles, dopo il fallimento di Lehman Brothers, nel 2011 Dexia viene considerata troppo esposta, nei confronti dei titoli di Stato ellenici (3,8 miliardi di euro)e con Italia e Francia, dove è presente con le proprie filiali, rispettivamente di Crediop Dexia Sabadell. All’epoca si parlò di 21 miliardi di euro di titoli di Stato giudicati a rischio.

MASSIMO CARLESI PD

MASSIMO CARLESI PD

In Italia la situazione è drammatica, con la follia di comuni, province, regioni indebitati per la costruzione di asili nido, ospedali o strade, pagati grazie a prestiti alimentati dalla speculazione e dalla “operazioni sui derivati”. Un situazione pazzesca che ha portato ad inchieste e contenziosi. Tra questi, tanto per rimanere in Toscana, la Provincia di Pisa, il Comune di Firenze e di Prato.

Il risultato è che Dexie è una banca di appetibilità praticamente nulla per un soggetto privato. Infatti lo smantellamento del gruppo sembrava passare attraverso la Caisse des dépôts et des consignations (Cdc, l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti) e dalla Banque postale, entrambi organismi francesi di ragione pubblica.

Insomma l’”affire-Dexia” sarà destinato a mettere a nudo tutta l’assurdità  della commistione fra settore pubblico, finanza  e speculazione.

Una data importante per Dexia Crediop S.p.A. è poi il 28 dicembre 2012, quando la Commissione Europea ha approvato il piano di risoluzione ordinata del Gruppo Dexia che prevedeva, tra le varie cose, la gestione in ammortamento senza nuove attività di tutte le entità del Gruppo Dexia ad eccezione di Dexia Crédit Local e di Dexia Crediop, soggette a una specifica disciplina. Con particolare riferimento a quest’ultima è stata prevista la possibilità di generare nuovi attivi per un importo limitato a euro 200 milioni, destinati solo alla clientela esistente per un periodo di un annodalla data di approvazione del piano, poi procrastinato al 28 giugno 2014,   nel corso del quale Dexia Crediop doveva essere oggetto di cessione.

Questo però non è avvenuto, e  in data 15 luglio 2014 è stata riconfermata la gestione in ammortamento senza nuova produzione di Dexia Crediop.

Siamo dunque ai Marzo 2015 e Dexia ha avviato qualche giorno fa una cura dimagrante della propria struttura, che altro non appare che il preludio ad una vendita imminente. D’altro canto, poiché la banca si occuperà solo della “gestione in ammortamento” delle attività già avviate e dunque il personale è sovrabbondante.

In un convegno tenutosi alcuni giorni fa all’Accademia dei Lincei, l’ex-premier Giuliano Amato, ha definito la vicenda  «un suicidio» la scelta all’epoca fatta sulla vendita di  Crediop, quando, a fine anni ’90 era così in salute da attirare l’appetito dell’allora gigante franco-belga, Dexia.

Difficile per Crediop pensare a un futuro diverso alla definitiva chiusura, con tanto che ciò si porterà dietro anche la tragica conseguenza che a Prato si è già vissuta con l’acquisto della Cassa di Risparmio di Prato da parte della Popolare di Vicenza, ovvero l’inizio di un progressivo  smantellamento della Galleria degli Alberti; Crediop racchiude infatti al suo interno un’ imponente collezione d’arte, con opere di Fattori, Sironi, Veronese, Vanvitelli, e molti altri.

Difficile dire però quale sarà il danno più importante: quanto all’aspetto finanziario, una nota di FisacCgil, che si sta interessando della difficile situazione dei 177 lavoratori rimasti in bilico in Italia, viene spiegato che un patrimonio di centinaia di milioni di euro che per il 30 % è nelle mani di banche popolari italiane, andrà in fumo con la liquidazione  e  18 miliardi di mutui e bond di regioni, provïnce e comuni italiani saranno ricollocati all’estero, di fatto, senza più possibilità di essere rinegoziati, con un pericoloso aggravio per la flessibilità dei bilanci dei nostri Enti territoriali.

Dunque una vicenda che traccia in modo inequivocabile tutta l’incompetenza di una classe politica italiana, sia livello centrale che locale. Sembra quasi che nella mente di questa classe politica, ci sia in buona sostanza la convinzione che ci si possa permettere di essere e di agire da incompetenti, visto che tanto poi i danni di un simile stato delle cose e di decisioni avventare, finirà per essere immancabilmente spalmato sull’intera collettività.

Con tanto poi che a rappresentare un caso di rilievo in questa densa situazione melmosa, vi è il Comune di Prato, che con Dexia Crediop  ha in corso due diverse cause, una civile, impiantata da Dexia in Inghilterra, e una pensale in Italia, nelle quali si parla di 5 milioni di danni e un aggravio potenziale aggravio dei costi per circa 17 milioni sui conti dell’ente, che rimanendo in tema di disastri della politica, sono pari al circa costo pari di un “viadotto del Soccorso” o di una fetta importante del suo interramento….

Tutto questo, senza considerare quelle che poi saranno i compensi da capogiro dei legali incaricati e con tanto che, anche su questo specifico argomento, il Comune non ha mancato di attirare l’attenzione della Corte dei Conti.  Si dica poi anche che il tema specifico dell’”incompetenza” è al centro degli atti del processo penale.

Abbiamo infatti la controversia presso un tribunale londinese, nella quale Dexia Crediop ha citato il Comune per la sospensione “in autotutela” nel 2010 del pagamento delle rate previste nei derivati swap sottoscritti dall’ente fra il 2002 e il 2006, all’epoca delle sciagurate Giunte Mattei II e Romagnoli.

La partita è tutta da giocare e se vince il Comune, Dexia Crediop potrebbe dover pagare all’ente  risarcimento davvero importante, m se il verdetto sarà di esito contrario allore le conseguenze saranno inimmaginabili.

A Prato… ..la banca è stata sia consulente dell’ente che venditore dei prodotti … …Questa circostanza grave non si riscontra poi in altri luoghi. …”, ha spiegato qualche tempo l’avvocato Manuele Ciappi, incaricato di assistere il Comune di Prato nel giudizio penale italiano. Una situazione di una gravità inaudita.

Lo sa bene ad esempio la Regione Piemonte, che pure avendo sospeso il pagamento di 52 milioni di Euro,  si trova a fare i conti con il pagamento delle spese legali ed interessi di mora.

Sintomatico infatti il caso del ben più piccolo Ente Comune di Forlì il quale, non avendo spalle abbastanza larghe, ha preferito piegarsi al rispetto dei contratti all’epoca sottoscritti; per questo motivi il caso è interessante anche perché chi dice come a non essere stata in alcun modo valutata, è stato anche il rapporto di forza che in caso di controversia per cui, come poi verificatosi, Dexia Crediop avrebbe avuto di fronte ad un qualsiasi ente locale italiano.

Quindi non rimane che rimanere che rimanere a vedere e sperare per il meglio. Dopodichè, in ogni caso,  teniamo ben presente che tutta questa vicenda è ancora una volta figlia della follia della scriteriate realizzazione di opere pubbliche e dei meccanismi ancora più perversi del finanziamento di queste.

 

Prato la città dei paradossi. Di: Roberto Cenni

L' EX SINDACO DI PRATO, ROBERTO CENNI.

L’ EX SINDACO DI PRATO, ROBERTO CENNI.

BIFFONI UN SINDACO “PARADOSSALE”

Prato-Prato è una città di paradossi e paradossale appare l’atteggiamento del Sindaco Biffoni e della sua giunta in almeno due occasioni nella scorsa settimana.

La prima riguarda la presentazione da parte di AdF dello studio di impatto ambientale per il nuovo aeroporto di Peretola che avviene a poche ore dalla nascita del Gruppo Tecnico Intercomunale. Ebbene Biffoni ha annunciato in consiglio comunale che finalmente ci sono i dati per poter valutare l’influenza della nuova infrastruttura ed addirittura che la stessa avrà impatto zero su Prato, dimenticandosi completamente che tali dati sono stati fornita dalla società che la realizzerà e che quindi ha tutto l’interesse affinché la stessa ottenga il parere favorevole. Mi sarei aspettato che lo studio venisse fatto direttamente dalla Regione e valutato da un ente terzo incaricato dal famoso “tavolo” al quale partecipa Biffoni, invece che essere preso per oro colato e sbandierato alla popolazione per indicare gli effetti positivi dell’aeroporto su Prato. Il Sindaco ha anche fornito le percentuali di un sondaggio dove oltre l’ottanta percento della popolazione è favorevole all’aeroporto: chi ha condotto tale sondaggio e quando? Quale campione della popolazione è stato intervistato e dove risiede? E’ stato commissionato anche quello da AdF? A questo punto che senso ha il Gruppo Tecnico Intercomunale che dovrà valutare la ricaduta sul territorio e sulla popolazione sulla base di tutti questi dati esclusivamente positivi, che decantano solo i benefici senza indicare le devastazioni ambientali che verranno perpetrate per la realizzazione dell’aeroporto e le ricadute sulla salute una volta che la pista sarà a regime. Per questo sono pienamente concorde e solidale con Marco Martini, Sindaco di Poggio a Caiano, che nel suo intervento in merito, giudica la nuova opera come profondamente incoerente dal punto di vista politico ed istituzionale. Infatti la Regione Toscana ha approvato la variante al PIT per il nuovo aeroporto senza i dati dello studio di impatto ambientale che, guarda caso, arrivano solo adesso e sono estremamente positivi, prevedendo tra l’altro AdF una pista da 2400 metri perché in questo modo produrrà meno inquinamento e rumore, quando la stessa regione la indicava inderogabilmente da 2000 metri. Insomma questa situazione somiglia tanto a quella in cui si chiede all’oste quanto sia sincero il proprio vino.

L’altro paradosso riguarda la razionalizzazione delle partecipate previsto dalla legge di stabilità 2015 e presentato dalla giunta sempre nel corso del consiglio comunale di giovedì scorso. Di fronte ad un patrimonio di partecipazioni per 150 milioni di euro saranno eseguite dismissioni e razionalizzazioni solamente per circa 150 mila euro. È proprio il caso di dire che l’elefante “giunta Biffoni” ha partorito il topolino ed appare evidente come sia stato disatteso il fine stesso della legge che prevede la dismissione delle partecipate in perdita e la riorganizzazione delle altre per ridurne i costi. Hanno preferito le briciole senza puntare al boccone grosso, ovvero che ce ne sarebbe stata una fondamentale di partecipate da dismettere: Consiag SpA, la holding del gruppo che ha solo un amministratore unico ed è una struttura pesante di costi. Poteva infatti essere messa in liquidazione senza prevedere nessuna vendita effettiva di quote azionarie, in quanto nella liquidazione le singole partecipazioni di Consiag in altre società sarebbero state ridistribuite ai singoli comuni soci in base alla quota azionaria, per poi successivamente decidere quale sarebbe stato opportuno tenere nel portafoglio e quale no. A titolo di esempio il Comune di Prato detiene circa il 38% di Consiag SpA che a sua volta detiene il 25% di Publiacqua, così che dalla liquidazione della holding il comune avrebbe ottenuto il possesso diretto del 9,5% di azioni dell’azienda dell’acqua. Ottenendo in questo caso un risparmio reale di centinaia di migliaia di euro ogni anno, per il solo costo degli amministratori, dei funzionari e della struttura, senza che la stessa sia più operativa perché ogni decisione è demandata alle singole società partecipate dalla capofila. Senza tener conto che uno dei parametri fondamentali della legge è quello di prevedere la dismissione di quelle partecipate dove gli amministratori o i consigli di amministrazione risultano indipendenti dall’amministrazione pubblica che ne detiene le quote. E qui si svela infine l’arcano dove la governance della società che non viene nominata direttamente dal comune esercita un filtro nei confronti dell’ente stesso sul controllo delle società a loro volta partecipate. Filtro ad uso e consumo dell’influenza del partito di riferimento nei confronti delle decisioni dell’amministrazione. Questo dimostra la malafede delle accuse rivolte alla mia amministrazione circa i preconcetti nei confronti delle partecipate, quando invece tutti i gradi di giudizio hanno dimostrato che il vero attacco c’è stato nei confronti dell’amministrazione comunale dalle partecipate che hanno strumentalmente ostacolato la gara per l’affidamento della distribuzione del gas.

Ci risiamo Di: Prato Vera

DISCARICHE ABUSIVE

DISCARICHE ABUSIVE

Prato-Alla fine la nostra previsione sulle #coseconcrete degli altri si è avverata.
In questi giorni l’inizio della pulizia del campo rom di viale Marconi, ora sgomberato, ha suscitato un’onda di polemiche. Presenti, per motivi diversi, il vicesindaco Faggi e il consigliere regionale di FDI Donzelli, che hanno avuto un acceso alterco sulla vicenda.

Come Prato Vera intendiamo affermare che la scelta di ospitare una parte dei ROM sgomberati in strutture di emergenza abitativa è di totale competenza della giunta in carica e, viste le scarse informazioni al momento, non intendiamo valutarla.
Ci saranno richieste e risposte in tal senso nelle sedi opportune e solo allora, se lo riterremo opportuno, le valuteremo.
Tuttavia ci lascia alquanto stupiti l’affermazione di Faggi quando dice che “Noi abbiamo fatto in 8 mesi quello che non era stato fatto prima”.
Peccato che, come già ampiamente dimostrato e documentato, il progetto di riqualificazione di quell’area fosse un progetto della giunta Cenni, presentato a Febbraio 2014 dall’assessore Caverni e che, probabilmente, senza il cambio di amministrazione sarebbe diventato operativo a Settembre 2014.
Quindi: progetto della passata giunta, accordi per gli oneri della passata giunta e sgombero già previsto dalla passata giunta.
Troviamo pertanto alquanto bieca la demagogia di Faggi, che si presenta come salvatore della patria quando questa soluzione l’avevano prevista, pensata e progettata altri e non la sua giunta, che si è limitata semplicemente ad attuarla.
Tutto questo è ancora più ridicolo dal momento che lo stesso Faggi, all’interrogazione specifica di Longo in Consiglio Comunale lo scorso 5 Febbraio, rispondeva ammettendo che questo progetto è “stato trovato” dalla sua giunta; per di più pubblicizza come “miglioria”, promossa da questa amministrazione, la gestione dello sgombero dell’area verde occupata dal campo rom quando, naturalmente, anche lo sgombero era SEMPRE STATO PREVISTO DAL PROGETTO DI CAVERNI!Podcast del Consiglio Comunale del 5 Febbraio 2015, a partire da 1:13:00

Infatti, a Febbraio 2015, lo stesso Caverni affermava: “La riqualificazione di viale Marconi passa necessariamente dallo sgombero delle tre famiglie rom che occupano abusivamente l’area verde adiacente al campo sinti”.
Quindi l’attuale giunta NON HA INVENTATO PROPRIO NIENTE DEL PROGETTO ATTUATO, SE NON LA SCELTA DI ALLOGGIARE ALCUNE DELLE PERSONE ESPULSE DAL CAMPO! Scelta, come già detto, più che legittima, ma della quale si prendono la piena responsabilità. E, soprattutto, opinabile come tutte le scelte del mondo.
Non solo: pare che, come riportato dagli articoli dei principali quotidiani, nei momenti di maggior concitazione Donzelli sia stato apostrofato come “fascista” e “razzista”.
Immaginate pertanto lo stupore nel leggere il comunicato ufficiale di Faggi sull’accaduto!!

Comunicato Faggi

Citiamo: “… quella zona diventasse punto di riferimento anche per i Rom che arrivavano a Prato prevalentemente per delinquere”.
Queste parole se le pronuncia Donzelli è un fascista mentre se le scrive Faggi invece no?
Miracoli delle ideologie.
Per finire, piccola nota di colore.
Pare che Donzelli, durante la mattinata, sia stato invitato dal portavoce del campo Sinti, confinante con quello sgomberato, che gli haorgogliosamente mostrato la tessera di fondatore del PD.

Effettivamente, ora si capiscono molte cose. Infatti, ci risiamo.

ALDO MILONE.

La fame a “La carta” Di: Aldo Milone

Prato-Quasi ogni giorno verso le 19.30 porto il cane a fare il solito giro intorno al Castello dell’Imperatore e ogni sera mi imbatto nella distribuzione dei sacchetti per la cena che vengono distribuiti da personale della Basilica di p..zza delle Carceri ai c.d.bisognosi, tra questi la stragrande maggioranza extracomunitari. La cosa che salta all’occhio è il fatto che vengono lasciati sul pratino del Castello diversi sacchetti con il pane e altri alimenti. Ho assistito anche a chi, soprattutto nordafricani, prende qualcosa dal sacchetto e poi lo va a buttare nel cestino con dentro altri prodotti. La domanda che mi pongo è la seguente: se si ha fame, bisognerebbe o no mangiare tutto? O forse hanno bisogno che al mattino venga dato loro il menù per poter scegliere? Inoltre è veramente uno schifo quest’abbandono di sacchetti sul prato del Castello che, tra l’altro, mi è stato riferito da un operatore di Asm, attira anche i topi. A volte ho qualche dubbio su chi si presenta per chiedere di poter ottenere qualcosa da mangiare.

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