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Month: agosto 2014 (Page 1 of 2)

Il Democratico Presidente Obama bombarda i fratelli del nuovo stato islamico in Iraq. Di Francesco Fedi

La democrazia non si esporta.

La democrazia non si esporta.

Prato – Primi raid mirati contro i miliziani dello Stato islamico (Is) nel nord. E’ il democratico presidente americano Barack Obama  ad averli autorizzati. “Oggi ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi, proteggere il personale americano e prevenire un potenziale genocidio…. … Non potevamo chiudere gli occhi”. Questo ha spiegato, precisando che i caccia americani si attiveranno solo al bisogno, con “bombardamenti mirati”.

Affermazioni queste che contraddicono fonti curde, secondo le quali  i raid statunitensi sarebbero già iniziati. Tutto ovviamente smentito sia dal Pentagono e che fonti governative di Bagdad.

Tutto nella consapevolezza che la crisi non sarà risolta militarmente dagli Stati Uniti, ma secondo un protocollo che vede quest’ultimi intervenire in aiuto delle minoranze. Nessun altro militare sarà inviato in Iraq e non ci sarà un’altra guerra in Iraq: così dice Obama.

C’è però il nodo della sicurezza delle truppe mandate nei mesi scorsi a contrastare l’avanzata dello Stato islamico, e il Presidente è dovuto intervenire con il suo annuncio, anche su consiglio del suo staff per la sicurezza nazionale.

Al tempo stesso sono previsti anche lanci di viveri e acqua richiesti dal governo di Bagdad: si tratta di aiuti umanitari sono destinati alle decine di migliaia di Yazidi costretti alla fuga quando i miliziani dell’Isis, li hanno costretti a convertirsi all’Islam, pena l’esecuzione capitale. Si parla di un lancio di ottomila pasti pronti e ventimila litri di acqua potabile.

Il generale dell’esercito iracheno Babaker Zebari,ha spiegato che “Le forze aeree americane stanno prendendo di mira le basi dello Stato islamico a Makhmur e nella zona di Sinjar. Ufficiali dell’esercito iracheno, i peshmerga ed esperti americani stano lavorando insieme per selezionare gli obiettivi” e della crisi irachena è tornato a occuparsi anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu, il quale ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché sostenga il governo iracheno, contro quella che viene definita una vera e propria “persecuzione” dell’Isis nei confronti delle minoranze religiose.
Si mobilita anche Papa Francesco il quale ieri aveva chiesto alla comunità internazione di proteggere i cristiani in Iraq e nominato il cardinale Fernando Filoni suo inviato personale in Iraq, per esprimere la sua vicinanza spirituale e la solidarietà della Chiesa”.

Quanto all’Italia, la reazione è stata affidata al sottosegretario agli Esteri Mario Giro: “Sosteniamo l’iniziativa di Obama in Iraq… … una situazione molto grave di cui il governo italiano si sta occupando. Il viceministro Pistelli è a Erbil dove sta portando gli aiuti ai cristiani che sono scappati da Karakosh e dalla piana di Ninive, e a tutte le minoranze”.

Tutte notizie e commenti che conducono ad una realtà incontrovertibile: la democrazia non si esporta. Soprattutto dove sembra proprio che siano in molti a non volerla, a discapito di altri.

 

Obama: autorizzati raid aerei su Iraq

”Per colpire i terroristi e proteggere il personale americano. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficolta’”. Lo ha detto il presidente Usa alla Casa Bianca.

Obama:autorizzati raid aerei su Iraq. ”Oggi ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi e proteggere il personale americano. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficolta’” : lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama. “Bombarderemo i jahidisti se necessario, se avanzeranno verso la citta’ di Erbil”, ha aggiunto Obama parlando in diretta Tv, spiegando che gli Stati Uniti sono stati costretti ad agire “per evitare un genocidio”. ”Non possiamo chiudere gli occhi”, ha proseguito. Il presidente americano ha quindi ribadito che non inviera’ truppe americane sul territorio iracheno.

Aerei cargo americani hanno iniziato a lanciare viveri e medicine alle decine di migliaia di iracheni intrappolati sulle montagne del Sinjar dai militanti dell’Isis (Stato islamico). Lo riferisce Abc News che cita funzionari Usa. – Un alto ufficiale del Pentagono ha confermato alla Cnn che gli aerei cargo americani sono gia’ in zona per il lancio degli aiuti di viveri e medicine alla popolazione intrappolata. Non si quando la missione sara’ portata a termine, ma dal Pentagono fanno sapere che c’e’ preoccupazione per alcune notizie relative ad almeno 40 soldati Usa ad Erbil che potrebbero essere minacciati dall’Isis.

Oggi l’America interviene per aiutare le minoranze, ma “non permetteremo che gli Usa siano trascinati in un’altra guerra in Iraq”. Così Barack Obama in conferenza stampa alla Casa Bianca.

Jihadisti avanzano nel nord dell’Iraq, fuga in massa dei cristiani

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I miliziani dello ‘Stato islamico’ hanno preso il controllo di diverse città a maggioranza cristiana del nord dell’Iraq, innescando una fuga di massa da queste zone. I jihadisti, scrive l’agenzia di stampa Dpa sulla base di testimonianze di abitanti dell’area ora sfollati, hanno preso anche il controllo di Qaraqoush, la più grande città a maggioranza cristiana, e dei villaggi limitrofi, dopo il ritiro delle forze curde che hanno ‘protetto’ la zona negli ultimi due mesi.

Sempre oggi i miliziani hanno preso il controllo di Talkeef, a nord di Mosul, dopo il ritiro dei peshmerga. “La maggior parte delle famiglie sta fuggendo verso la provincia di Duhok, in Kurdistan”, ha detto un iracheno alla Dpa.

Circa 100mila cristiani sono stati costretti a fuggire dalla provincia settentrionale di Ninive verso il Kurdistan. Il patriarca caldeo di Baghdad, Mar Louis Raphael I Sako, ha raccontato ad Asianews di un “esodo, di una vera via crucis, con i cristiani in marcia a piedi, nella torrida estate irachena, verso la salvezza nelle città curde di Erbil, Duhok e Soulaymiya”.

Molte località irachene dove i peshmerga si erano insediati a giugno sono cadute nell’ultima settimana nelle mani degli insorti. Lo ‘Stato islamico’ a giugno ha preso il controllo di varie zone dell’Iraq. Secondo Sako prima dell’avvio delle operazioni americane in Iraq nel 2003, nel Paese c’erano circa 1,2 milioni di cristiani. Adesso, dopo un anno di violenze, scrive la Dpa, sono circa 500mila.

Oggi, secondo la tv Alsumaria, almeno sei persone sono rimaste uccise a Kirkuk in un attacco con autobomba. Nel mirino, stando a fonti della sicurezza locale, sono finiti un luogo di preghiera e un centro per gli sciiti.

Intanto continua lo stallo politico a causa della mancanza di accordo tra le fazioni politiche rivali sulla nomina del nuovo premier. Il primo ministro uscente, lo sciita Nuri al-Maliki, è al potere dal 2006, è sotto accusa per l’escalation di violenze, per aver posto ai margini la minoranza sunnita e punta al terzo mandato.

Scomparse due cooperanti italiane in Siria. La Farnesina: “Sono state rapite”

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo (foto tratta da Facebook)
Il ministero degli Esteri italiano conferma “l’irreperibilità” da sei giorni di due cittadine italiane ad Aleppo, in Siria. Le due sono state rapite. Fonti della Farnesina riferiscono che sulla vicenda stanno “da subito lavorando l’Unità di Crisi” del Ministero degli Esteri e “l’intelligence” italiana. “Sono stati immediatamente attivati canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti”, hanno aggiunto le fonti, secondo cui “le due cittadine italiane si trovano ad Aleppo per seguire progetti umanitari indipendenti nel settore sanitario-idrico”.
I nomi – Le due cooperanti italiane prese in ostaggio ad Aleppo a fine luglio durante le loro attività di volontariato si chiamano Vanessa Marzullo di Brembate (Bergamo) e Greta Ramelli di Besozzo (Varese). E’ “ancora presto” per dire se gli autori del rapimento delle due cooperanti in Siria siano criminali comuni o appartenenti a qualche milizia. Lo ha detto all’ANSA una fonte informata a Beirut che segue la vicenda. “Ancora non si sa nulla – ha aggiunto – né sul tipo di sequestro né sulla regione dove le due giovani sono tenute”.
“Non le sentivo da un po’” – “Non sentivo Vanessa e Greta da qualche giorno” ha detto Roberto Andervill, terzo responsabile del progetto Horryaty, di cui le due cooperanti rapite in Siria sono fondatrici. Andervill ha detto anche che le due giovani erano arrivate nel Paese lo scorso 28 luglio.
Lavoravano a progetti umanitari – L’Unità di Crisi, hanno aggiunto le fonti, “ha preso contatto con le famiglie” delle due cittadine italiane, “che vengono tenute costantemente informate sugli sviluppi del caso”. Le due donne lavoravano per progetti umanitari ad Aleppo “nel settore sanitario e idrico”, come ha scritto nella sua informativa la Farnesina.

Ebola: l’ospedale Bichat, tutto è pronto per qualsiasi malato. In Francia non pensano al web.

  • Il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, Ospedale Bichat di Parigi, 6 agosto, 2014

Camere di isolamento, misure rigorose di igiene per evitare il contagio, precise istruzioni date al personale ospedaliero: presso l’Ospedale Bichat di Parigi, tutto è pronto a ricevere eventuali pazienti portatori del virus Ebola.

Una porta specifica viene anche fornito per permettere a questi pazienti di entrare nel palazzo che ospita il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali (SMIT), senza mescolarsi con altri pazienti.

Mentre erano in corso lavori di ristrutturazione, tre stanze di isolamento a sette esistenti ubicati al 2 ° piano sono stati riaperti nelle ultime settimane. Altri potrebbero essere in caso di necessità.

“Siamo di fronte ad una situazione nuova, perché non c’è mai stato un caso di Ebola umana in Europa,” dice il Dott. Elisabeth Bouvet, Vice Capo del Servizio SMIT durante una visita in loco.

Ospedale Bichat è con la Pitié-Salpêtrière una delle due istituzioni parigine di riferimento autorizzati a farsi carico di questo raggiunto un paziente febbre emorragica altamente contagiosa che ha avuto più di 900 morti in Africa occidentale dal marzo scorso.

La mobilitazione si è accelerato negli ultimi giorni, insieme con lo sviluppo dell’epidemia che aumenta ogni giorno il rischio di malattie importate in Francia caso. Gli Stati Uniti vengono a loro di rimpatriare un medico e missionario infetti.

– Una trasmissione per contatto “easy” –

Anche se la probabilità per la Francia “non è molto alta”, il professor Bouvet sottolinea che la trasmissione è “facile” dal contatto con fluidi corporei del paziente e soprattutto il sangue, urina e vomito. Lei ha fatto “non richiede il contatto prolungato”, aggiunge.

Pelle, capelli, unghie e le mucose sono gli organi più a rischio di essere contaminati e manifesti riassumono le misure di protezione: Charlotte sulla maschera per capelli sulla bocca, occhiali, due paia di guanti per unico, mantello che copre tutto il corpo e soprascarpe.

Le linee guida forniscono anche che il vestirsi e svestirsi da effettuare in due blocchi su ogni lato della stanza.

Il materiale utilizzato è posto in sacchetti per l’incenerimento e prelievi riscossi direttamente in piccoli ascensori per ridurre la movimentazione.

Le porte si aprono senza contatto: è sufficiente chiudere la mano di un sensore ottico.

Camere di isolamento sono la pressione ulteriormente negativa (la pressione è inferiore a quella nella camera di compensazione o corridoio), una caratteristica molto utile nelle malattie respiratorie trasmissione come l’influenza, la SARS (sindrome respiratoria acuta grave) o MDR-TB.

Anche se vi è una scarsa trasmissione di virus respiratori Ebola, la pressione negativa può essere utile. “Se un paziente vomita, non volerà fuori dalla stanza”, ha detto il professor Bouvet.

Ma per ora, SMIT non ha avuto a che fare con casi noti o fortemente sospetti di Ebola. “Ci sono due o tre mesi, abbiamo visto tre o quattro sospetti nel servizio, ma è stato rapidamente escluso Ebola,» disse il dottore.

La definizione di un caso sospetto è attualmente molto ampio: è sufficiente, secondo l’Istituto di sorveglianza sanitaria (VS), una persona ha la febbre maggiore o uguale a 38, 5 entro 21 giorni dopo il suo ritorno una zona a rischio.

Gestione dei casi sospetti è stata affidata al Centro 15, che in accordo con altre strutture sanitarie, decide o meno di confidare in una delle istituzioni esistenti riferimento a Parigi, ma anche nelle regioni.

Se il paziente è stato esposto a un rischio noto o se questo è compatibile con Ebola grave forma clinica, diventa un caso “possibile”. Un campione di sangue viene poi effettuata l’ospedale e inviato ad un laboratorio di riferimento a Lione, con un risultato “in linea di principio disponibile entro 12 ore”, secondo il professor Bouvet.

Gaza: una catastrofe di Obama con la partecipazione di Sarkozi e Cameron. Di: Massimo Cassardo

Il Presidente degli States Obama.

Il Presidente degli States Obama.

A Gaza non vi è affatto una guerra fra Israele e palestinesi, come si vede
dal fatto che Israele non sta affatto combattendo in Giudea e Samaria, né
contro quel 20% arabo della sua popolazione, che vive tranquillo e con
tutti i diritti. Vi sono sì, sia di qua che di là della linea verde,
alcuni gruppi estremisti che cercano di provocare torbidi, vi sono state
manifestazioni violente, scontri ed arresti; ma in proporzioni
infinitamente più basse di quel che accadde durante le ondate terroriste
degli anni Novanta e del 2000-2003. Israele non sta neanche semplicemente
lottando contro Hamas, non si tratta di un conflitto isolato intorno a cui
regna la calma. Tutto al contrario, il Medio Oriente e il mondo arabo sono
molto più agitati e sanguinosi di Israele. Durante il conflitto, giorno
dopo giorno, vi sono sempre più morti in Siria che a Gaza; poco più a
Nord-est, in Iraq, il “califfato islamico”, detto Isis, continua la sua
avanzata,
scontrandosi ormai con le truppe curde e distruggendo tutto quel che trova
di non strettamente islamico-sunnita: le moschee sciite, i monumenti
sumeri, i millenari insediamenti cristiani. Col petrolio ha i soldi, Qatar
e Turchia gli forniscono le armi, chi pensava che sarebbe durato poco è
stato smentito: né i bombardamenti iraniani né le truppe Hezbollah lo
hanno fermato. Più a Ovest di Israele, molto più vicino all’Italia, a
quattrocento chilometri da Siracusa si è appena formato un nuovo califfato
islamico. Se qualcuno ancora si ostina a dare la colpa a Bush per il
disastro iracheno (ma sono passati 11 anni dalla Guerra del Golfo, gli
errori si sono accumulati dopo), quella della Libia è una catastrofe
fabbricata da Obama con la gentile partecipazione di Sakozy e Cameron,
come di Obama, e della sua folle serpentina di indecisioni, è la colpa
della sanguinosa palude siriana. Si ricordi ,poi ,dei cristiani di Mosul,
delle donne infibulate, e
dei siriani uccisi.

“Gaza: due conti tra cinismo e realtà” di Fabio Cintolesi

Gaza sotto le bombe.

Gaza sotto le bombe

“Poco fa ho avuto occasione di vedere questo video https://www.facebook.com/photo.php?v=815402898493826 ) dove sono ben visibili gli effetti di una bomba sganciata da un aereo. Credo si tratti di Gaza e che l’aereo sia israeliano, ma ciò non è fondamentale ai fini del nostro ragionamento. Consiglio a tutti di vederlo, ma avviso: fa impressione. Dopo averlo visto, mi sono posto una domanda: da quasi 30 giorni le forze israeliane stanno martellando duramente la Striscia di Gaza con bombardamenti aerei e di artiglieria. Quante bombe sono cadute su Gaza? Fossero cadute 20 bombe al giorno, ma sono sicuramente molte di più, avremmo un totale di 6mila bombe. La tragica conta dei morti arriva a sfiorare le 2mila vittime. A Gaza ci sono 5.046 abitanti per chilometro quadro (nel comune di Firenze la densità degli abitanti è 3.600 ab./kmq, tanto per fare una proporzione). La domanda è: come è possibile che vi sia stata una vittima ogni due ordigni (posto che siano 6mila) esplosi? Chi conosce un minimo di storia militare, sa che bombardamenti di poche ore fatti su centri urbani hanno causato durante la Seconda Guerra Mondiale, migliaia, anzi, decine di migliaia di morti. Dai 1.500 morti del bombardamento di Roma nel luglio del 1943, ai 30mila morti di quello di Dresda nel febbraio 1945, fino a quello di Tokio: 100mila morti nella notte tra il 9 e il 10 marzo 1945. Le cose son due: o i piloti e i comandanti dell’artiglieria israeliana sono degli analfabeti di ritorno; oppure quegli “stragisti” e assassini di bambini palestinesi dei militari israeliani si sono impegnati e non poco per provocare il minor numero di morti possibili. A me la più plausibile sembra la seconda”

Gaza, Tel Aviv dice sì a una nuova tregua umanitaria: 72 ore dall’alba


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Entrerà in vigore alle 8 di stamani mattina (le 7 in Italia) la tregua umanitaria di 72 ore accettata da Israele su proposta dell’Egitto, che oggi al Cairo ha ospitato colloqui con delegazioni dell’Olp e di Hamas. Lo rende noto l’agenzia di stampa egiziana Mena citando fonti palestinesi.

In precedenza l’esponente del comitato esecutivo dell’Olp, Hanna Amira, aveva dichiarato ad Aki – Adnkronos International che l’obiettivo, durante la tregua, è quello di avviare ”negoziati indiretti tra palestinesi e israeliani con la mediazione dell’Egitto per raggiungere un accordo duraturo per il cessate il fuoco”.

Bilancio sempre peggiore – Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime nonostante la tregua umanitaria di sette ore, annunciata unilateralmente da Israele e scattata lunedì alle 10 ora italiana a Gaza, ad eccezione dell’area a est di Rafah.

Il portavoce del ministero della Salute della Striscia, Ashraf al-Qedra, ha denunciato che “dopo l’entrata in vigore della tregua umanitaria” una bambina di otto anni è rimasta uccisa e 30 persone sono rimaste ferite a seguito di un raid aereo che ha colpito una casa nel campo rifugiati di al-Shati, a ovest di Gaza.

Attentati a Gerusalemme – E’ poi di due morti e cinque feriti il bilancio di un attacco terroristico a Gerusalemme, dove una scavatrice è andata a schiantarsi contro un bus e un’auto. Lo riferiscono i media israeliani, secondo cui le vittime sono un pedone 25enne e l’uomo alla guida del mezzo, ucciso dalla polizia.

Sempre a Gerusalemme, un uomo armato in sella a una motocicletta ha aperto il fuoco contro una fermata dell’autobus nei pressi dell’Università ebraica, sul Monte Scopus, ferendo una persona. Le forze di sicurezza sono alla caccia dell’assalitore. Secondo quanto riferisce il ‘Times of Israel’, la vittima dell’attacco sarebbe un uomo sui vent’anni, rimasto seriamente ferito all’addome.

Quelli avvenuti nel cuore della Città Santa sono solo gli ultimi di una serie di attacchi terroristici condotti negli ultimi anni con modalità simili. Nell’estate del 2008, nel giro di tre settimane, vennero usati trattori per condurre due attacchi a Gerusalemme, l’anno successivo un altro mezzo venne lanciato contro un’auto della polizia, provocando il ferimento di due agenti. E nell’ottobre dello scorso anno un palestinese a bordo di un trattore venne ucciso dopo aver tentato di entrare in una base militare a nord di Gerusalemme.

Il bilancio delle vittime – Si contano altre vittime. Almeno 11 palestinesi sono rimasti uccisi domenica notte in raid aerei contro la Striscia. Intanto, l’esercito ha dato notizia della morte di un comandante della Jihad islamica in un bombardamento aereo sul nord della Striscia: si tratta di Dayal Mansour, che, secondo informazioni di intelligence, era il responsabile del coordinamento del lancio di razzi contro Israele.

Fonti palestinesi citate da ‘Ynet’, sito del giornale israeliano ‘Yedioth Ahronoth’, sostengono che il campo rifugiati di Nuseirat, nel centro della Striscia, sarebbe stato colpito in un attacco israeliano. Ci sarebbero almeno due feriti. Secondo fonti palestinesi dall’8 luglio, ovvero dall’avvio delle operazioni israeliane, il bilancio delle vittime è di almeno 1.822 morti.

Hamas non crede alla tregua – Per Hamas, il cessate il fuoco unilaterale proclamato da Israele – all’indomani della strage commessa a Rafah, dove dieci civili palestinesi sono rimasti uccisi nel bombardamento di una scuola dell’Onu – è solo un tentativo per “distrarre” l’opinione pubblica mondiale dai “massacri” commessi dallo Stato ebraico.

E il premier israeliano Benjamin Netanyahu avverte: “L’operazione a Gaza continua”. E aggiunge come l’esercito abbia quasi completato l’opera di distruzione dei tunnel, ma i raid non cesseranno fino a quando non verrà ristabilito un quadro di sicurezza a lungo termine per i cittadini israeliani. La ricostruzione di Gaza deve essere legata alla demilitarizzazione del territorio della Striscia, dice Netanyahu.

Ban Ki-moon condanna gli attacchi antisemiti in Europa – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, “deplora il recente aumento degli attacchi antisemiti, in particolare in Europa”, collegati alle “proteste per l’escalation della violenza a Gaza”. In una nota, Ban sottolinea come “il conflitto in Medio Oriente non debba costituire un pretesto per pregiudizi che potrebbero avere conseguenze sulla pace e sull’armonia sociale”.

Mogherini – “Quello che sta succedendo a Gaza è inaccettabile. Colpire edifici dell’Onu, bambini, civili, è del tutto inaccettabile e va fermato”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini. “Siamo consapevoli -ha aggiunto – del fatto che il cessate il fuoco va collegato a una prospettiva politica. E l’unica prospettiva politica è il rafforzamento del governo palestinese, di Abu Mazen, e la soluzione per creare uno Stato palestinese che possa vivere a fianco dello Stato israeliano in pace e sicurezza. E’ lo sforzo in cui tutti siamo impegnati”.

Una scelta scontata. Di: Piero Govoli

Case come tombe.

Case come tombe.

La scelta, che già si sentiva nell’aria, che già intravedevamo dai media, che già iniziava a pesare da parte di molta politica è stata fatta. Non l’hanno fatta i politici, per una volta, non ne hanno avuto il tempo presi come sono nel cercar di varare una nuova serie di leggi che ci salvino dallo sfacelo. La scelta l’hanno compiuta le “Onlus” che non è come si pensa siano, quattro poveri impiegati che prestano gratuitamente il proprio lavoro per una nobile causa, le Onlus sono delle vere e proprie aziende che mirano alla percentuale del 5×1000 delle nostre dichiarazioni dei redditi, e non solo, mirano anche alle donazioni  che milioni di italiani potranno fare. Si, parliamo di milioni di italiani e non di poche centinaia,  questo significa che anche la donazione di uno o due euro farà affluire nelle casse delle varie onlus milioni di euro, linfa vitale per il loro sostentamento più che per il sostentamento di coloro per cui si battono o fingono di farlo. Le onlus italiane hanno compito la loro scelta e hanno optato per i bambini di Gaza. Con questo non voglio schierarmi contro i palestinesi ma neppure ritengo giusto, pur conoscendo abbastanza profondamente la realtà storica del territorio di cui stiamo parlando, schierarmi contro gli aiuti ai bambini israeliani, che sotto i missili muoiono e sono feriti o perdono la famiglia in ugual modo dei bambini palestinesi. Ma le Onlus, queste mega imprese che possono permettersi consigli di amministrazione strapagati, Presidenti che non prestano la loro faccia solo per la beneficenza, hanno scelto, o meglio le loro agenzie pubblicitarie e di marketing hanno operato la scelta e questa cade sui bambini palestinesi. Quanti dei soldi raccolti, e saranno molti, andranno in aiuto dei bambini palestinesi? Questo non è dato saperlo, comunque non molti rispetto alla raccolta. Ho avuto modo di assistere, più volte, a cosa arrivasse in numerosi altri paesi in cui era in atto una guerra, ho visto giungere panettoni in Uganda per i bambini e le famiglie affamate, cesti di banane in Somalia e così via. L’importante è far vedere che qualcosa viene inviato, anche solamente per salvare la faccia, nel frattempo qualcuno ingrassa sulla vita e sulla morte di bambini palestinesi o israeliani o della Repubblica del Centr’Africa. Possiamo far finta di non sapere, possiamo lavarci un po’ la coscienza con queste donazioni ma siate certi che qualcuno, oltre lavarsi la coscienza, riuscirà nel tirar fuori anche una vasca da bagno Jacuzzi di ultima generazione.

Ebola spaventa gli USA. Virus in Liberia. In arrivo anche seconda persona infetta

Migliorano le condizioni di Kent Brantly, il medico americano che ha contratto il virus di Ebola in Liberia arrivato ieri negli Stati Uniti e tenuto in isolamento all’Emory University Hospital di Atlanta. Il paziente, il primo malato di Ebola sul suolo americano, risponderebbe bene alle terapie, ha detto il direttore del Cdc (la massima autorita’ sanitaria Usa) Tom Frieden.

Il virus Ebola spaventa gli Stati Uniti
Per la prima volta sul suolo americano e’ arrivata una persona che ha contratto il virus. Si tratta del medico Kent Brantly, 33 anni, volontario che lavorava in Liberia, uno dei Paesi in cui si trovano i focolai della malattia. Brantly – originario del Texas, arrivato in Liberia due anni fa con la moglie e due figli con l’organizzazione non governativa Samaritan’s Purse – e’ giunto in Georgia. E, tra mille precauzioni, e’ stato trasportato dalla base militare in cui e’ atterrato l’aereo all’Emory University Hospital di Atlanta.  Le autorita’ sanitarie americane ripetono come i rischi di contagio siano quasi inesistenti, rispondendo anche ai tanti che si opponevano al trasferimento in Usa di persone infettate. Ma le immagini da ore trasmesse su tutte le principali tv americane non rassicurano molto, almeno dal punto di vista psicologico: si vede un’ambulanza blindata e scortata da un corteo di auto, col paziente che arrivato davanti all’ingresso dell’ospedale scende completamente coperto, dalla testa ai piedi, con una tuta bianca, cosi’ come le numerose persone che gli stanno intorno e lo guidano all’interno della struttura. I responsabili dell’ospedale spiegano come ci siano buone speranze di rimettere in sesto Brantly, cosi’ come Nancy Writebol, la missionaria americana, originaria dalla North Carolina, che arriverà negli Usa nelle prossime ore.

La storia. Biologa italiana: “Ho visto malati guarire”

Esperti Usa tranquillizzano, ma paura su social media
I maggiori esperti americani di malattie infettive stanno cercando di tranquillizzare il pubblico sulla scarsissima possibilita’ che il virus dell’Ebola si diffonda negli Stati Uniti. Ma il timore sta crescendo e tweet allarmati si sono sparsi sui social media alla notizia del prossimo rimpatrio dei due medici Usa colpiti dalla febbre emorragica in Liberia. “L’Ebola pone poco rischio per la popolazione Usa”, ha ribadito Tom Frieden, direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, pur ammettendo che siamo di fronte al “contagio piu’ vasto e complesso mai registrato”.

Obama: qualcosa da prendere molto seriamente

Per Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale contro le malattie Infettive, “certo c’e’ la possibilita’ che qualcuno infetto con il virus in Sierra Leone o Liberia salga su di un aeroplano e venga negli Stati Uniti. Ma le probabilita’ che il virus si diffonda qui come sta succedendo nei Paesi colpiti in Africa sono straordinariamente basse. Sia io che i Cdc siamo fiduciosi che non ci sara’ un’epidemia”. Ma su Twitter un americano ha scritto, riferendosi al rimpatrio

Infografica: i Paesi colpiti

Società malattie infettive, improbabile arrivo Italia
La diffusione del virus Ebola in Italia è ‘improbabile’. Lo afferma la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) in una nota. A sostegno di questa affermazione, scrivono gli esperti, si ricorda che i focolai di infezione si generano attraverso la trasmissione del virus da parte di un animale ospite in aree prossime alla foresta, lontane da aree metropolitane e dagli aeroporti internazionali. Inoltre la malattia si manifesta nella maggioranza dei casi con gravi sintomi che obbligano il malato al letto e ne impediscono gli spostamenti. Tenuto conto anche della relativa brevità dell’incubazione, l’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa è destituita di fondamento. ”L’infezione da virus Ebola è solo una delle numerose infezioni emergenti segnalate negli ultimi anni – spiega Massimo Galli, infettivologo SIMIT, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “L. Sacco” di Milano – Di alcune di esse, come la SARS e la MERS, sono stati osservati in Italia solo casi importati, senza che si generassero nuove infezioni nel paese. Altre invece sono presenti in Italia, come la febbre da virus West Nile, mentre un’epidemia di febbre da virus Chikungunya è stata registrata in Romagna nel 2007”.

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