Crea sito

Prato nel Mondo

…per conoscere tutto meglio

Month: marzo 2014 (Page 1 of 9)

La stampa italiana e le sue informazioni. Di: Roberto Rosso

Roberto Rosso Parlamentare della Repubblica

Roberto Rosso Parlamentare della Repubblica

Giorgio Gaber consigliava (“C’è un’aria”) di utilizzare i fogli dei quotidiani per accendere il fuoco o “per andare al cesso”. E sicuramente sarebbe difficile trovare un utilizzo migliore per le pagine degli esteri di alcuni grandi quotidiani. Quelli, ad esempio, che solo ieri assicuravano che in Turchia il voto avrebbe punito il premier Erdogan. Che ci sarebbe stato un testa a testa ad Istanbul ed Ankara con probabile successo dell’opposizione. Peccato, per i media italiani, che i turchi non fossero informati di questo radicale cambiamento. E hanno riconfermato il successo del partito di Erdogan. Ma se è questa la qualità dell’informazione italiana sulle vicende straniere, c’è da chiedersi cosa stia davvero succedendo in Ucraina, in Venezuela, in Siria, in una qualsiasi parte del mondo. Sì, meglio riascoltare Gaber

Proteste Venezuela, ucciso studente di origini italiane negli scontri a Maracaibo

Anche uno studente di origine italiane morto negli scontri

Anche uno studente di origine italiane morto negli scontri

Uno studente di 33 anni di origini italiane è stato ucciso nella zona nord di Maracaibo, in Venezuela, raggiunto stamattina da un colpo al petto mentre difendeva una barricata nel quartiere di El Naranjal. È quanto riportano alcuni media locali, secondo i quali il giovane si chiamava Roberto Annese ed era conosciuto come ‘l’italiano’. Stando il giornale ‘La Verdad’, il ragazzo era cugino di Luigi Annese, ex presidente della Camera di commercio di Maracaibo. La Farnesina conferma la morte di un connazionale a Maracaibo, aggiungendo che i familiari sono in contatto con il consolato nella stessa città.

La vittima era uno studente di scienze politiche. I dettagli della morte restano poco chiari. Gli oppositori del governo socialista hanno eretto barricate per le strade in diverse città del Paese nell’ambito delle proteste che proseguono da circa sette settimane. Negli scontri tra manifestanti, polizia e milizie pro governo sono già morte oltre 30 persone.

Brasile, polizia “bonifica” favela

 La polizia di Rio de Janeiro e l’esercito brasiliano sono entrati all’alba nella vasta area delle favela di Marè, per procedere alla prevista occupazione della zona e la sua successiva “pacificazione”, a 74 giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio. Caposaldo dei narcotrafficanti e considerata uno dei luoghi più pericolosi di Rio, la zona di Marè è situata in un’area strategica da dove transiteranno decine di migliaia di fan durante i Mondiali.

La Turchia a un bivio, al voto fra veleni e scandali.

E’ finita come era cominciata, fra scintille, rivelazioni, scandali, minacce e accuse di spionaggio e tradimento alla patria, nelle ultime ore convulse, la velenosa campagna per le cruciali amministrative turche di domenica, da cui potrebbe dipendere il futuro del premier islamico Recep Tayyip Erdogan, in un Paese forse a un bivio fra Europa e Islam. E’ finita senza il protagonista numero uno, tradito dalle corde vocali dopo un’incredibile maratona elettorale durata più di un mese, con tre comizi al giorno in ogni angolo del Paese. Erdogan ha dovuto annullare gli ultimi meeting di oggi: è rimasto senza voce. Durante un comizio a Van, all’improvviso ieri è passato dal solito tono virile a uno squittio da topolino, lasciando sbigottita la folla di sostenitori.

Il paese è ora in inquieta attesa dell’esito del voto di domenica. I sondaggi, visibilmente inaffidabili, fanno previsioni oscillanti a seconda della vicinanza al potere di chi li ha realizzati. Danno al partito islamico Akp del premier fra il 30% e il 48%. E fra il 20% e il 33% al principale partito di opposizione, il socialdemocratico Chp di Kemal Kilicdaroglu. Erdogan, invischiato negli scandali di corruzione esplosi con la tangentopoli del Bosforo il 17 dicembre, martellato di rivelazioni imbarazzanti uscite su internet durante tutta la campagna, ha detto che lascerà se l’Akp perderà il primo posto (dopo il 50% alle politiche del 2011). Ma la posizione del “sultano” turco diventerà difficile se l’Akp perderà Ankara e soprattutto Istanbul, la megalopoli di cui Erdogan è stato il sindaco, capitale economica e finanziaria del Paese, dove vota un elettore turco su cinque.

Il candidato dell’opposizione, Mustafa Sarigul, potrebbe farcela contro il sindaco uscente dell’Akp, Kadir Topbas. Sulle ultime ore della campagna si sono rovesciati nuovi veleni. Una registrazione uscita su internet ha accusato Erdogan di avere organizzato nel 2010 la diffusione di un video a luci rosse sull’allora capo dell’opposizione, Deniz Baykal, costretto per questo a dimettersi. Il successore di Baykal, Kenal Kilicdaroglu, ha denunciato una “Watergate turca”. Altrettanto devastante un’altra registrazione uscita su YouTube di una riunione nella quale alti responsabili, fra cui il ministro degli esteri, Ahmet Davutoglu, e il capo dei servizi segreti, Hakan Fidan, vicino a Erdogan, preparano un intervento militare in Siria. Sul nastro il capo degli 007 spiega fra l’altro di poter mandare i suoi uomini in Siria a lanciare qualche missile contro il territorio turco, per giustificare una risposta militare di Ankara.

Qualche giorno fa Kilicdaroglu aveva avvertito che Erdogan pensava a una “avventura” militare in Siria prima del voto per distrarre gli elettori dagli scandali di corruzione che inquinano il regime. Le rivelazioni uscite su Youtube hanno provocato un terremoto politico. Erdogan ha ordinato il blocco di YouTube. Una settimana fa era già stato bandito Twitter, l’altra rete sociale sulla quale da settimane escono le denunce di malversazioni contro il premier e altri dirigenti turchi. Non è chiaro l’impatto che gli scandali avranno sul voto. Erdogan, che l’opposizione accusa di essere un “dittatore” e il “primo ladro”, rimane popolare fra quella parte della popolazione anatolica, rurale, islamica, poco istruita e conservatrice, che forma lo zoccolo duro dell’elettorato Akp. Erdogan ha fatto del voto di domenica un referendum sulla propria persona, spaccando il Paese e denunciando complotti contro il suo proprio governo. Il voto di domenica potrebbe essere un bivio per la Turchia: più autoritaria e islamica, o più europea e democratica.

Pakistan: bomba su riscio’ a Quetta, uccisa una bambina

Esplode un risciò in Pakistan muore una bambina

Esplode un risciò in Pakistan muore una bambina

Islamabad- Un ordigno e’ esploso a Quetta, nel sud-ovest del Pakistan, al passaggio di un veicolo delle forze di sicurezzo, provocando la morte di una bambina e il ferimento di altre 18 persone. Lo riferiscono i siti locali, spiegando che l’ordigno esplosivo improvvisato (Ied) era nascosto su un riscio’ a motore fermo al bordo di Sariab Road. Non e’ giunta per ora alcuna rivendicazioni, ma la polizia sospetta dei gruppi separatisti del Baluchistan, provincia in cui si trova Quetta.

Londra, celebrate prime nozze gay. La legge in vigore da mezzanotte

(Xinhua)
Londra – (Adnkronos) – Le unioni tra coppie dello stesso sesso sono diventate legali in Inghilterra e nel Galles. A febbraio una riforma simile approvata anche in Scozia. Cameron: “L’introduzione di questi matrimoni civili dice chiaramente’sei uguale’ sia etero che gay”. L’arcivescovo di Canterbury: ”La Chiesa anglicana non si opporrà”. Il 58% degli americani dice sì a nozze gay. Obama: ”Ottima notizia”
Londra, 29 mar. (Adnkronos) – Celebrati a Londra i primi matrimoni gay, dopo che a mezzanotte le unioni tra coppie dello stesso sesso sono diventate legali in Inghilterra e nel Galles.
CAMERON – “Questo fine settimana – ha commentato il premier britannico David Cameron in un articolo scritto per PinkNews, il più grande servizio europeo di notizie gay – è un momento importante per il nostro Paese. Per la prima volta, le coppie che si sposeranno non saranno composte solo da donne e uomini, ma anche da uomini e uomini, donne e donne”.
“L’introduzione dei matrimoni civili tra persone dello stesso sesso – ha proseguito il premier britannico – dice qualcosa sul tipo di Paese che siamo. Dice che siamo un Paese che continuerà ad onorare le sue orgogliose tradizioni di rispetto, tolleranza e pari valori. Invia anche un forte messaggio ai giovani che stanno crescendo e sono incerti della loro sessualità. Dice chiaramente ‘sei uguale’ sia etero che gay”.
L’ARCIVESCOVO DI CANTERBURY – Da parte sua, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby ha affermato che, adesso che il Parlamento si è espresso, la Chiesa anglicana non si opporrà più ai matrimoni gay. “La legge è cambiata – ha detto alla Bbc – accettiamo la situazione”.
SCOZIA – A febbraio, una legge simile era stata approvata anche in Scozia, dove le prime nozze tra persone dello stesso sesso sono attese per ottobre. Per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, invece, non ci sarebbe nessuna intenzione di seguire l’esempio.

La Shari’a sbarca in Gran Bretagna. Di: Nicola Seu

 

Quando qualche anno fa l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, previde l’applicazione della legge islamica per la regolazione di certi rapporti nelle comunità islamiche nel Regno Unito, e suscitò non poco scalpore e una nutrita serie di accese critiche. A distanza di qualche anno le previsioni della massima autorità religiosa anglicana si avviano a divenire realtà grazie a “The Law Society”, i cui solicitors (figure legali indipendenti del sistema giuridico britannico attive soprattutto in materie di dispute civili e nella preparazione dei processi) potranno sostenere volontà islamiche nel diritto ereditario.

In pratica, un musulmano inglese potrà far valere il diritto islamico in materie di eredità che gli consentirebbero sia di non destinare alla propria moglie una parte equanime della propria eredità, sia di escludere da essa i figli illegittimi o adottati, secondo appunto la norma islamica. Tale disposizione riguarderebbe ovviamente solo i sudditi di religione islamica, e già in ambienti non-musulmani e alle camere del regno voci di dissenso si alzano, chi accusando il provvedimento come discriminante, chi rimanendo molto più semplicemente basito. Resta un provvedimento non vincolante e qualsiasi musulmano non volesse beneficiarne non sarebbe obbligato a farlo, ma, come argomenta la baronessa Cox, impegnata in parlamento in una campagna contro la discriminazione delle donne, da questo momento in poi la disparità di trattamento verso il gentil sesso, e i figli illegittimi, diventa possibile in Inghilterra e Galles.

Nonostante esso sia un provvedimento strettamente civile, e riguardi una sezione del diritto familiare, questa è la prima volta che la legge islamica mette il piede all’interno del sistema giuridico britannico, e sarebbe opportuno chiedersi non solo se sia appropriato creare una sorta di diritto parallelo alla Common Law, ma anche se questo non sia l’inizio di una islamizzazione crescente del diritto inglese e gallese. La religione islamica prevede un sistema legale completo e universale, capace di regolamentare la vita, in tutti i suoi aspetti, di tutti i credenti nella fede di Allah, ma anche di regolamentare quella di coloro che hanno altre fedi o che non credono affatto in alcuna divinità. Conseguentemente, i timori di chi pensa a una presenza sempre maggiore di giuristi musulmani nel dibattito legale non è infondata. Sarà tuttavia la storia a fare luce sulla reazione e sulle contromisure che gli inglesi e i gallesi vorranno adottare verso questo fenomeno nuovo nella storia della Gran Bretagna.

Quanto appare invece sufficientemente chiaro è il fallimento della società multiculturale sotto un ombrello legislativo ispirato ai principi dello stato di diritto e di una sistema legale mancante di codificazioni generali e in continuo mutamento. Le comunità islamiche inglesi, i cui membri sono già sudditi della corona da due o tre generazioni, non si riconoscono, e non si vogliono riconoscere in un diritto paritario, ma continuano a rimanere legati alla propria identità religiosa e, di conseguenza, legale.

Uno scenario futuro non improbabile vedrebbe il Regno Unito diviso, legalmente parlando, in due o forse più sistemi legali riconducili alla cultura e identità originaria dei cittadini, scardinando non solo il principio fondamentale dell’uguaglianza dei singoli di fronte alla legge, ma perfino diversificando la legge stessa di fronte al singolo cittadino a seconda di quale credo professi. Il cambiamento sarebbe epocale, e rigetterebbe il Regno Unito, e verosimilmente anche l’Europa continentale, dentro logiche che si credevano oramai facenti parte di un passato concluso con la pace di Vestfalia. Chissà se, e in quale misura, i sudditi di sua maestà sono coscienti dell’importanza di un tale stravolgimento.

Afghanistan: esplosione in centro a Kabul, scontri

Scontri a Kabul.

Scontri a Kabul.

Kabul – Una bomba è esplosa questo pomeriggio nel centro di Kabul, in una zona dove il livello di sicurezza è molto alto. Lo riferisce l’agenzia di stampa afghana Pajwhok, spiegando che dopo la deflagrazione nella localita’ di Kart-i-She si sono registrati scontri a fuoco. Al momento non si conosce il bilancio delle vittime, né chi abbia sferrato l’attentato.

“Una potente esplosione si è verificata nella zona di Kart-i-She, a Kabul, verso le 15 e 50 (ora locale, ndr). Si sospetta un kamikaze a bordo di un’autobomba”, ha detto una fonte della sicurezza all’agenzia di stampa Xinhua. Al momento resta ignoto l’obiettivo dell’attentato e nessun gruppo ha finora rivendicato. Nella zona, che è a circa due chilometri dal Parlamento, si trova una stazione di polizia.

La polizia ha chiuso la zona per il timore di una seconda esplosione. Diverse auto della polizia e ambulanze sono giunte sul posto, hanno detto i testimoni.

Obama commosso con il Papa. Poi pranzo con Napolitano.

Roma – Commozione nell’incontro tra papa Francesco e Barack Obama. Il presidente Usa ha incontrato per la prima volta Bergoglio in un colloquio privato di quasi un’ora. Un po’ di imbarazzo, ma soprattutto grande emozione hanno accompagnato le prime parole pronunciate dal presidente Barack Obama dopo la stretta di mano con il Papa. Il capo della Casa Bianca è arrivato in Vaticano scortato da una numerosa delegazione: nel colloquio sono stati toccati vari temi, dalla lotta alla povertà ai diritti degli omosessuali fino all’aborto.
Al termine del faccia a faccia, Barack Obama, è uscito sorridente dalla sala della biblioteca e, prima del congedo finale, Bergoglio ha trattenuto a lungo la mano del presidente Usa, in una calorosa stretta. “Pregate per me e la mia famiglia. Sono con me in questo cammino”, ha detto Obama al Papa.
Piccolo imprevisto al momento dello scambio di doni tra il presidente americano e Bergoglio: le medaglie che il Papa donava a Obama sono cadute a terra, suscitando l’ilarità di Francesco. Barack Obama, invece, ha donato a papa Francesco una scatola di cuoio contenente dei semi (frutta e verdura) provenienti dall’orto della Casa Bianca.
Il leader degli Stati Uniti ha concluso intorno alle 11,30 il suo incontro con Papa Francesco – durato circa 50 minuti – in Vaticano. Poi è arrivato in tarda mattinata al Quirinale per il suo quinto incontro (due al Colle, tre alla Casa Bianca) con Napolitano, volto anche questa volta a ribadire una forte e reciproca stima non solo personale ma anche tra Usa e Italia. I due presidenti sono stati impegnati in un faccia faccia senza interpreti, riferiscono fonti del Quirinale, durante il quale hanno affrontato vari temi: dall’uscita dalla crisi degli Stati Uniti alla discussione in atto nell’Unione europea su come sostenere e accelerare l’uscita del Vecchio continente dalla stagnazione, fino ad arrivare alla stretta attualità della situazione in Ucraina, del conflitto insoluto in Siria e infine della questione Iran.

Tymoshenko intercettata: “Sono pronta a sparare a Putin alla testa”

Kiev – L’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko si sarebbe mostrata disposta a “sparare alla testa” al presidente russo Vladimir Putin in una conversazione telefonica intercettata e pubblicata su YouTube. “Sono disposta ad afferrare io stessa un kalashnikov e sparare in testa a quel mascalzone”, avrebbe detto la leader del partito ucraino “Patria”, riferendosi a Putin, durante una conversazione telefonica con Nestor Shufrich, del filorusso Partito delle regioni. “Dobbiamo afferrare il Kalashnikov e uccidere tutti i russi” avrebbe detto ancora Tymoshenko, che avrebbe parlato anche di “lanciare una bomba nucleare” sui “katsaps” – il termine denigratorio per indicare i russi – ancora in Ucraina. Ma, pur confermando l’autenticita’ di gran parte della conversazione, su Twitter, l’ex premier ucraina ha sottolineando che alcune parti sono state manipolate. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, non ha voluto commentare la conversazione, che risale al 18 marzo, giorno in cui Putin ha firmato l’accordo per l’adesione della Crimea alla Federazione russa. 

 

Page 1 of 9

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén