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A proposto del “terrorismo islamico” Di: Giacomo Fiaschi

“… Quasi sempre gli autori di attentati sono persone con un passato recentissimo, se non addirittura un presente, di puttanieri, lenoni, alcolisti, drogati, ladri, stupratori di donne e bambini, pluriospitati nelle patrie galere per aver commesso qualcuna di queste prodezze e compagnia cantante che, non si come, passan tre giorni in una moschea e si convertono di bòtto alla vita religiosa abbandonando d’un tratto tutte queste sane abitudini per “radicalizzarsi”, dopodiché ammazzano come nulla fosse chiunque gli càpiti sottomano in nome di Allah…” G. Fiaschi

A proposto del “terrorismo islamico”.

proposto del “terrorismo islamico”.
Allora vediamo in dettaglio un aspetto sul quale non vedo particolare impegno dei terrositislamogi (talvolta a un tanto al minuto televisivo) nel cercar di capire come stiano realmente le cose.
Quasi sempre gli autori di attentati sono persone con un passato recentissimo, se non addirittura un presente, di puttanieri, lenoni, alcolisti, drogati, ladri, stupratori di donne e bambini, pluriospitati nelle patrie galere per aver commesso qualcuna di queste prodezze e compagnia cantante che, non si come, passan tre giorni in una moschea e si convertono di bòtto alla vita religiosa abbandonando d’un tratto tutte queste sane abitudini per “radicalizzarsi”, dopodiché ammazzano come nulla fosse chiunque gli càpiti sottomano in nome di Allah.
Delle due una: o il Padreterno, comunque lo si voglia chiamare, ha davvero deciso di far saltare per aria tutti, oppure c’è qualcuno -che Padreterno non è di sicuro- che sta usando ottimi e concreti argomenti con queste bestie al punto di convincerli ad accettare il rischio di crepare ammazzati dalla polizia o di saltare in aria con una cintura esplosiva, a proposito della quale, pare che di recente abbian preso l’abitudine di indossarne di finte.
Quelli che se la cavano, poi, sembra che ultimamente, dopo la rituale e salvifica carneficina, scappin via lesti come le folaghe, e nessuno li ha mai visti andare in moschea per rendere grazie ad Allah.
Mi sbaglierò, ma credo che ci sia qualcuno che abbia tutto l’interesse a provocare questi orrori.
Mi corre l’atroce dubbio che abbia ad esserci chi investe parecchi quattrini sul terrore della gente per trarne un profitto.
Io non vorrei mai farlo ma, ahimé, da un bel po’ di tempo ogni volta che penso male mi succede d’indovinarci.

Davvero abbiamo il DOVERE MORALE DELL’ACCOGLIENZA? Di: Fabio Cintolesi

“… Al netto delle scelleretezze compiute dalle potenze europee, e del giudizio mio personale sul colonialismo (una vergogna assoluta), i motivi del sottosviluppo africano sono da ricercarsi altrove…” F.Cintolesi

Spesso nel dibattito su immigrazione e islam, qualcuno tira fuori la storia del colonialismo e ripete il mantra che abbiamo un dovere morale di accogliere gli immigrati dall’Africa, perché questo continente è stato impoverito dal colonialismo europeo. Ma è davvero così?

Questa è una mappa tematica, dove i vari paesi del globo riportano colori diversi a seconda della ricchezza pro capite dei suoi abitanti (1). In rosso i paesi ricchi, in rosa quelli un po’ meno ricchi, in bianco quelli a metà strada, in grigio i paesi poveri e in grigio scuro quelli poverissimi.

La domanda è se realmente il colonialismo europeo ha impoverito il continente africano o se la povertà attuale dell’Africa, credo ben evidenziata nella carta, sia dovuto a questo fenomeno o ad altri fattori. In altre parole, secondo voi, se non ci fosse stato il colonialismo, l’Africa sarebbe stata più ricca di adesso?

La risposta non è semplice. La storia non si fa certo coi se e coi ma. Ma ci sono elementi che sarebbe opportuno conoscere, prima di arrivare a conclusioni affrettate. Il primo sono alcune conoscenze storiche, tipo alcuni particolari.

Chi ha visto, anche solo in foto, i bassorilievi in cui gli antichi egizi rappresentavano i popoli delle Nubia (l’attuale Sudan settentrionale), sa che i Nubiani venivano ritratti con evidenziate le costole. Ciò stava a significare che già in tempi remoti, alcuni di quei territori erano conosciuti per la fame che ne affliggeva periodicamente le popolazioni.

Chi ha letto i resoconti dei primi esploratori europei, ad esempio Park o Stanley, sa che questi si imbatterono spesso in guerre e conflitti che dilaniavano quel continente già prima del colonialismo.

Se ci si interroga sugli effetti del colonialismo europeo in Africa (specifico europeo, perché si potrebbe parlare anche di quello arabo) per avere un termine di paragone, potremmo prendere in esame quei paesi africani che non sono mai state colonie. Anche se non sembra, ce ne sono due: Etiopia e Liberia.

L’Etiopia non è mai stata una colonia vera e propria, se non vogliamo prendere in considerazione i 5 anni di occupazione italiana dal 1936 al 1941. La Liberia è uno stato indipendente dal 1847 (consiglio di leggerne la storia assai singolare), cioè 170 anni, un lasso di tempo sufficientemente lungo per superare i danni di qualsivoglia scempio coloniale.

Ebbene, se le teorie di chi dice che gli europei hanno impoverito l’Africa avessero un qualche fondamento, questi due paesi sarebbero assai messi meglio dei loro vicini. Invece questi due paesi sono tra i più poveri del continente.

Al netto delle scelleretezze compiute dalle potenze europee, e del giudizio mio personale sul colonialismo (una vergogna assoluta), i motivi del sottosviluppo africano sono da ricercarsi altrove.

Un’ultima domanda: guardando la mappa dei paesi ricchi del mondo. C’è qualcosa che li accomuna secondo voi?

Si parla poi di “multinazionali” e di petrolio: la Norvegia e il Regno Unito producono petrolio e ad estrarlo sono delle multinazionali. Eppure sono paesi ricchi. Non è che forse i problemi dell’Africa sono di diversa natura? Tra l’altro Tra i grandi produttori, in Africa ci sono solo Algeria e Nigeria.

Altra annotazione: molti dei paesi africani hanno un tasso di fecondità di 5/6 figli per donna. A volte di più. Con questi numeri, parlare di sviluppo e’ improponibile.

Altra domanda: Una causa del sottosviluppo potrebbe essere che i paesi africani non commerciano tra di loro?

1) La misura è in base al PIL pro capite 2016 a parità di potere d’acquisto, calcolato dal Fondo Monetario Internazionale.

Lo STATO PUO’ ESSERE ANCHE “ASSENTE” Di: Filippo Boretti

 

DATINI A CONFRONTO… GENTILE DIRETTORE

Francesco di Marco Datini

” …

“…Lo Stato può benissimo essere assente, anzi, meglio che se ne stia fuori dagli affari, ma ne curi la memoria del Mercante adeguatamente, perché cultura oggi è vera ricchezza. Se Prato vorrà mai riprendersi, dovrà investire su uno dei suoi più grandi e mai capitalizzati core business, Datini…” F. Boretti


Da: http://www.filippoboretti.it

A confronto con l’abusivismo statale attuale che sta accompagnando l’economia e la società italiana da decenni, il nostro concittadino brilla di luce propria, un faro in mezzo alla nebbia, al buio della notte oscura. Non solo ebbe l’ardire di essere ricco, in una società in cui lui conservava pochi abiti per sé e creava continue occasioni di lavoro per concittadini e non, ma di far girare l’economia; ricorda, direttore, la faccenda della cambiale? Beh, è un fatto storico: i mercanti, non i chierici o i patrizi, inventarono le lettere di cambio, ovvero inventarono la fiducia, il più grande moltiplicatore dell’economia reale. A casa i forzieri! Viva la fiducia di promettersi e di riscuotere soldi! Se Duccio, amico di Cosimo, doveva dare qualcosa a Lapo, ma abitavano lontani, mentre Cosimo si spostava fra l’uno e l’altro, ecco fatto, i soldi li mette Cosimo per Duccio e Duccio rifonderà quanto prima Cosimo, con l’interesse ben s’intende. Qui, lo Stato non c’entra nulla, anzi, era bene che se ne stesse fuori con le sue sole gabelle alle porte della città. Tanti furono i traffici di Francesco di Marco Datini che per un secolo e più, per la grande capacità di aver generato ricchezza reale, la città poté beneficiarne dalla sua morte al sacco del 1512. Fintantoché visse, il nostro Mercante, non lesinò, contrariamente a quanto una vulgata pensi, di partecipare, di essere solidale, di essere responsabile per sé, per i propri soci, per Margherita e la figlia Ginevra. Fu uomo ricco di valori, tanto da pensare per alcuni anni come destinare le proprie ricchezze a beneficio dei molti, presenti e futuri. Giudicare Datini senza etica è avere una vista corta e assai malsana. Anche nell’affrontare casa propria, ebbe l’ardire di pensare diversamente; non solo la volle bella, ma utile, giudicando la casa medievale non più adatta a sé, né alla famiglia, né agli affari. Una casa che comunque in maniera autentica ha attraversato quasi illesa oltre 600 anni per giungere a noi col suo carico di storia. Ancora una volta, i Ceppi ne seppero fare buon uso e rispettosa memoria. Pare che solo l’evo moderno, dagli anni ’70 ai giorni nostri operi per espellere Datini e la sua grandezza da Prato; colpa della politica sempre più ignorante. Francesco si lasciò alle spalle l’evo medio, sicuramente senza piani “B” per salvarsi, e scommise tutto se stesso e tutto ciò che aveva, e riscuoteva, per accrescere fortune che erano inimmaginabili fino a pochi decenni prima. La terra di Toscana libera, affrancata dall’Imperatore, volle dire intraprendenza, valori etici, libertà. Percepì una geografia diversa dai suoi coetanei e non ci fece solo attività, ma credette di poterla materializzare nella sua casa: una novità; una casa aperta, non chiusa come una torre, una casa bassa, non alta come le torri, una casa per accogliere, non per difendersi… inventò anzitempo la rinascenza. Quanto poco è stato studiato il Datini per essere stato illustre e antesignano del rinascimento fiorentino! Ma siamo a Prato, si comprende che soltanto il pratese sputa nel proprio piatto, mentre affitta macrolotti a chi che sia, perde di vista il forziere con ben maggiori ricchezze. Altri si sarebbero già fatti d’oro col Datini e la sua magione. Mentre noi siamo diventati o speculatori o affaristi, ma con lo Stato benedicente o consenziente, ben inteso (novello imperatore). Poco apprezzato, dunque, il nostro Mercante e relegato ad essere solo un losco figuro che tratta denari, mentre per secoli fu apprezzato e ammirato, portato d’esempio forse per educare ed eccellere. Il masetro Garella, scultore di fine ‘800, ne fece una statua, ora per i piccioni e una corona l’anno da parte del Comune. Non si può pretendere di più da chi non ha cultura. Nato e vissuto in un’epoca in cui il moderno stato europeo non esisteva, ben lungi da esserci il pensiero di una rivoluzione, costruì una fortuna non per se stesso. Lui conduceva sempre vita austera e moderata, ben diversamente da ciò che i Medici da lì a pochi anni avrebbero incarnato con la loro tirannide illuminata e finanziaria. Non sperperava, capì fin da giovane, con la modesta ma adeguata dote che i genitori gli lasciarono presi dalla peste, che il denaro è duro da fare, si suda, il rischio, il fallimento è sempre in agguato e, se pur si cade, si deve avere chiaro l’obiettivo e perseguirlo anche per altre strade, sempre mercanteggiando, certamente, ma con un occhio a Dio, ai familiari, ai soci, agli amici e al bello. Personaggio lodevole, non smise mai di leggere i classici, quelli allora conosciuti, e di seguirne le orme, soprattutto sentendosi cittadino, parte di una comunità. Dunque, ancora oggi, Francesco di Marco di Datino insegna a noi pratesi che la vera ricchezza duratura si costruisce solo con l’intraprendenza, l’etica e la libertà. Lo Stato può benissimo essere assente, anzi, meglio che se ne stia fuori dagli affari, ma ne curi la memoria del Mercante adeguatamente, perché cultura oggi è vera ricchezza. Se Prato vorrà mai riprendersi, dovrà investire su uno dei suoi più grandi e mai capitalizzati core business, Datini. Ma vedo che ancora il ritiro dell’immondizia, le auto parcheggiate, i cartellini attaccati con lo scotch, l’illuminazione ingiallita quasi fosse dell’epoca del Datini, la stupida distanza-distinzione mantenuta dal Pretorio, la mancanza di strategia nell’unire le Fondazioni che coabitano in Palazzo Datini (Fondazione Casa Pia dei Ceppi Palazzo Datini e Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica F. Datini), mostrano l’assenza di visione strategica di un’intera classe politica e dirigente della città. Nonostante il nuovo Statuto dei Ceppi, o tutti i soldi che la Amministrazione promette per Prato per progetti deliberati ma discutibili, e non per Datini, il Palazzo e il cuore della città sono abbandonati a se stessi, forse che un sottopasso, genera e moltiplica più economia?

18 Agosto 2017

A proposito dei fatti di questi ultimi giorni Di: Claudio Falcini

“… Queste sono persone che noi abbiamo aiutato…” C. Falcini

In riferimento agli ultimi fatti di cronaca posto alcune foto riprese dal quotidiano La Nazione. …Nelle prime due il killer (perché questo è) ceceno che ha ucciso Niccolò Ciatti. …Un povero ceceno… profugo a Strasburgo vestito con un giubbino in pelle all’ultima moda e che guida un’auto con interni in pelle (presumibilmente una BMW)…e che in quanto scappato da guerra e atrocità si sfoga andando a ballare in una nota località balneare spagnola.

….Nella seconda foto l’articolo Dove la comunità cecena scappata da guerra ed atrocità fa quadrato attorno ai loro figli vittime come Ciatti di questa situazione.

…..Nella terza foto il terrorista che ha colpito a Barcellona. ….foto presa dal suo profilo Facebook dove da povero marocchino sfuggito alla fame e alle oppressioni è al mare a rilassarsi. …Sempre sul suo profilo Facebook si vanta di essere stato in galera. …inneggia alla criminalità e molto altro…..Queste sono persone che noi abbiamo aiutato….ognuno tragga le sue conclusioni. ….Io l’ho fatto. …

E’ arrivata l’ora di CHIUDERE CERTE DISCOTECHE Di: Giacomo Fiaschi

“… vista la situazione, io credo che sia arrivato il momento di chiudere queste discoteche una buona volta per tutte, e consentirne la riapertura solo dopo aver messo in vigore una normativa che preveda il carcere duro per i trasgressori…” G. Fiaschi

So che molti non saranno d’accordo, e mi dispiace se c’è chi lavora onestamente in uno di questi locali, ma sappiamo tutti che esistono discoteche nelle quali alcol e droga vengono consumati senza che nessuno intervenga, anche perché ci vorrebbero migliaia di agenti impiegati apposta per i controlli, il che renderebbe la vita impossibile a tutti, a loro per primi.
Allora, vista la situazione, io credo che sia arrivato il momento di chiudere queste discoteche una buona volta per tutte, e consentirne la riapertura solo dopo aver messo in vigore una normativa che preveda il carcere duro per i trasgressori.
Si, proprio il carcere duro, quello che è riservato per mafiosi e terroristi.
Perché permettere ai ragazzi di di fare e farsi del male in questo modo equivale a distruggere i fondamenti non solo della nostra società, ma anche della nostra civiltà.
Con buona pace di tutti i garantisti, liberisti e menefreghisti del menga.


Jesolo, picchiato in disco: è in coma
Genitori furiosi: «Prendete il colpevole»

Daniele Bariletti, 24 anni, di Pianiga, è ricoverato all’ospedale dell’Angelo a Mestre. Il dramma la notte di Ferragosto al Vanilla Club

JESOLO (Venezia) Ancora una rissa in discoteca, che per un soffio non si è trasformata in una tragedia. Ancora una lite stupida, forse dettata dall’alcol o da una bevanda rovesciata più o meno intenzionalmente. Poi quei pugni, dritti sul volto. E Daniele Bariletti, un 24enne di Pianiga (Venezia), che finisce.. Leggi articolo intero

BIFFONI, un SINDACO DALLE TANTE BARZELLETTE Di: Aldo Milone

“… Ecco come viene smentito Biffoni. Aveva detto che la società organizzatrice non aveva fatto alcuna richiesta per il Gran Premio Industria e Commercio. E non è l’unico caso. È una vergogna…” A. Milone, PRATO Libera e Sicura

Il Sindaco di Prato, Matteo Biffoni (foto: http://www.bloogger.it/)

Quella di Biffoni che fa un’ordinanza per vietare ai privati di annaffiare i giardini per evitare spreco di acqua e’ la barzelletta dell’anno. Domanda: Quanto consuma un privato per annaffiare il giardino e quant’acqua si consuma con le  perdite dell’acquedotto che Publiacqua sembra riparare in tutta calma e tranquillità? Vediamo se il sindaco riesce a rispondere a questa domanda… Intanto a Iolo i cittadini esasperati dalla lentezza di Publiacqua, minacciano di chiamare i Carabinieri...

Ma le barzellette su Biffoni non finiscono certo qui. Non male anche quella sul Gran Premio Industria e Commercio.Ecco come viene smentito Biffoni. Aveva detto che la società organizzatrice non aveva fatto alcuna richiesta per il Gran Premio Industria e Commercio. E non è l’unico caso. È una vergogna. Anche questa gara di livello internazionale viene abolita. Il nostro sindaco è tutto preso dai migranti, visto che è stato anche nominato responsabile dell’immigrazione dal suo partito, e non ha il tempo per dedicarsi alle questioni pratesi.

Il problema delle barzellette di Biffoni è che sono di quelle che fanno sempre  ridere fino a un certo punto. E di mezzo ci sono sempre le sorti di questa città. Povera PRATO…

BALLE AEROPORTUALI Di: Sergio Benvenuti

“… Secondo gli studi sui venti con la nuova pista la situazione risulterebbe addirittura peggiore, del resto ci sarebbe da domandarci perchè la pista è stata originariamente orientata in questa maniera….” S. Benvenuti, Comitato Ambientale di Casale

L’allora Il sindaco di Firenze Matteo Renzi (D) e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi durante la visita in anteprima alla nuova galleria commerciale della stazione Santa Maria Novella, Firenze, 30 luglio 2013. ANSA/ MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

Tutte le volte che per ragioni meteorologiche vengono fatti dei dirottamenti e cancellazioni di voli Carrai ed i giornali lamentano la mancata costruzione del nuovo aeroporto di Firenze, come se un orientamento diverso della pista potesse cambiare le cose. Secondo gli studi sui venti con la nuova pista la situazione risulterebbe addirittura peggiore, del resto ci sarebbe da domandarci perchè la pista è stata originariamente orientata in questa maniera. A questo proposito riporto qui di seguito un commento di Gianfranco Ciulli:
” Se a Malpensa o Linate c’è la NEBBIA qualcuno dice di spostare l’orientamento della pista e/o fare un nuovo aeroporto ?? Il sig. Carrai con i propri tecnici dovrebbero invece spiegare le parole seguenti, visto che sono state scritte dai loro tecnici di fiducia e per questo pagati;
Il progettista aeroportuale Umberto Corvari della Transtech al quale ADF ha commissionato uno studio, a pagina 18 della relazione tecnica allegata al procedimento Variante PIT dichiara; “In termini di capacità aeroportuale, la struttura di rotte e procedure individuate non è molto diversa dall’attuale e lascia, quindi, ipotizzare la possibilità di mantenere l’attuale capacità aeroportuale”. 
Ora se le parole hanno un peso, se il tecnico non è quello dei Comitati ma di ADF oggi Toscana Aeroporti, di fatto il progettista certifica l’inutilità della nuova pista e smentisce proprio il sig. Carrai, visto che indipendentemente dalla nuova conformazione avrebbe la stessa capacità operativa di quella odierna, che rammentiamo attualmente è sotto utilizzata al solo 35% della propria massima capacita operativa, perciò per quale motivo si vuole un Nuovo Aeroporto inutile ?? Forse dietro c’è qualcos’altro ??


da: http://corrierefiorentino.corriere.it/

Il vento a Firenze, radar ko a Pisa. Gli aeroporti toscani vanno in tilt

Ritardi, cancellazioni e dirottamenti nel venerdì che precede il ferragosto

Disagi per i viaggiatori negli aeroporti di Firenze e Pisa: le condizioni meteorologiche di vento sostenuto da sud sul capoluogo toscano, che hanno costretto a dirottare o cancellare più voli, e di criticità codice giallo per venti e temporali nella città della Torre pendente «stanno creando… Leggi articolo intero

La LIBIA E’ UN PAESE CHE NON ESISTE PIU’ Di: Giacomo Fiaschi

“… Oggi sono nella merda solo in apparenza. In realtà non se la passano poi tanto malaccio grazie al contrabbando di tutto, carne umana da macello compresa. Il danaro oltre i confini con la Tunisia si conta a metri lineari (e non è una barzelletta) di mazzette disposte in file parallele…” G. Fiaschi

La Libia come Paese non esiste sin dai tempi di Gheddafi. Il colonnello cocainomane fungeva da segretario coordinatore delle oltre centoquaranta tribù che controllavano, e controllano tuttora il territorio e si prestava in modo buffonesco a fare da copertura istituzionale ad una banda di moderni predoni intelligenti che attraverso la NOC intascavano somme di danaro gigantesche, una piccola parte delle quali servivano per garantire ai sei milioni di abitanti un livello di vita esagerato senza fare una beata minchia dalla mattina alla sera.
La mano d’opera l’importavano in gran parte dall’Egitto e in quote minori dalla Tunisia e dai Centrafrica.
Oggi sono nella merda solo in apparenza. In realtà non se la passano poi tanto malaccio grazie al contrabbando di tutto, carne umana da macello compresa.
Il danaro oltre i confini con la Tunisia si conta a metri lineari (e non è una barzelletta) di mazzette disposte in file parallele. Il fatto che si sparino fra di loro e che di tanto in tanto ci scappi il mortammazzato è una cosa che fa impressione solo a noi. E loro lo sanno benissimo.
I due governi fanno come i ladri di Pisa, che litigavano fra loro di giorno e si spartivano il bottino di notte. Sono entrambi sotto il controllo delle tribù e rimarranno in piedi fino a quando fanno questo gioco, che è indispensabile a lasciare le cose esattamente come stanno oggi.
Il buffone di ieri è stato sostituito con i due burattini di oggi.
Al solo pensiero che in Europa c’è chi sostiene la necessità di dialogare con la Libia mi viene da ridere.
E se penso all’Italia mi viene da piangere.

MATTEO... Il "Biffoncello"...

GP Industria e Commercio/PRATO SPROFONDA ANCORA Di: Stefano Azzini

“… Un altro pezzo della storia di Prato se n’è andato, fra l’indifferenza e il menefreghismo di una cittadinanza che preferisce chiudere gli occhi... …E’ colpa degli amministratori comunali, perché non si rendono conto del danno causato dalla cancellazione della gara, e la conseguente perdita d’immagine e di visibilità internazionale a causa dell’uscita dal circuito professionistico…” S. Azzini

MATTEO... Il "Biffoncello"...

Buongiorno PRATO!

 

Un altro pezzo della storia di Prato se n’è andato, fra l’indifferenza e il menefreghismo di una cittadinanza che preferisce chiudere gli occhi.

Se il Gran Premio Industria e Commercio di Prato è sparito definitivamente, è colpa di tutti.
E’ colpa dei cittadini pratesi, che dimenticano quanto importante sia stato il ciclismo per la nostra storia locale e nazionale.
Il ciclismo non è uno sport per sfigati, ma è parte della nostra storia e della nostra cultura. Ricordo a tutti che nel 1948 un ciclista, vincendo il giro di Francia, contribuì a stemperare gli animi in un’Italia sull’orlo della guerra civile, salvandola da un’ulteriore spargimento di sangue. Non esiste calciatore, podista o altro atleta al mondo che abbia fatto altrettanto.
E’ colpa degli amministratori comunali, perché non si rendono conto del danno causato dalla cancellazione della gara, e la conseguente perdita d’immagine e di visibilità internazionale a causa dell’uscita dal circuito professionistico.
E’ colpa degli organizzatori, che, dopo l’esperienza dell’anno scorso avrebbero dovuto capire che non c’era da fidarsi di questa amministrazione e quindi dovevano rivolgersi altrove per reperire le risorse necessarie. Ricordo l’esempio della Firenze-Viareggio, classica di ferragosto, diventata ora Firenze-mare, proprio perché, tre anni fa il comune di Viareggio, negando il contributo economico “costrinse” gli organizzatori a spostare l’arrivo al Lido di Camaiore.
Una sottoscrizione pubblica avrebbe messo in cattiva luce l’amministrazione, ma forse sarebbe servita allo scopo.
Oppure: perché no? Batter cassa a Firenze! E’ li che decidono le sorti della nostra città, potevano anche farsi carico della gara.
Io credo sempre in un risveglio della città e dei cittadini, perché solo cosi possiamo sperare in un riscatto.

Promemoria per chi vuole dedicare strade e piazze a Yasser Arafat Di: Fabio Cintolesi

Terrorismo filopalestinese a Roma, un promemoria (assai incompleto)

Terrorismo filopalestinese a Roma, un promemoria (assai incompleto) per chi vuole dedicare strade e piazze a Yasser Arafat:

Agosto 1969, un commando palestinese dirotta verso Damasco il volo Los Angeles Tel Aviv, durante uno scalo tecnico a Fiumicino.
Maggio 1972, un gruppo terroristico giapponese sale armato di pistole, mitra e bombe sul volo per Tel Aviv, dove faranno una strage: 24 morti e 80 feriti.
Agosto 1972, un mangianastri imbottito di tritolo, caricato a Fiumicino su un aereo diretto in Israele, esplode in volo senza danni a persone,
Settembre 1973, 5 fedayn palestinesi arrestati ad Ostia, mentre preparavano un attentato contro un aereo israeliano.
Dicembre 1973, un commando palestinese assalta l’aeroporto di Fiumicino, è una strage: 32 morti e decine di feriti.
Agosto 1981, bomba contro la sede di Fiumicino della El Al, un ferito.
Ottobre 1982, attentato palestinese alla sinagoga di Roma, muore un bambino di 2 anni. 37 i feriti.
Dicembre 1985, un commando di terroristi palestinesi facente capo da Abu Nidal assalta l’aerea di imbarco di Fiumicino, provocando la morte di 16 persone e il ferimento di oltre 100.
Agosto 2017, la giunta grillina di Roma vuole intitolare un parco di Roma a Yasser Arafat. Visti gli eventi, perché non intitolargli direttamente l’aeroporto di Fiumicino?


da: http://www.opinione.it/

POPULISMI FRA IGNORANZA DELLA STORIA E FALSA TRASPARENZA

C’è qualcosa di peggiore del populismo? C’è qualcosa che lo superi in errori, tanto più gravi se si governa una Capitale, tali comunque da gettare un’ombra (starei per dire sinistra) su chi dovrebbe, soprattutto nelle sbandierate promesse elettorali, esercitare la guida di una città, di una regione, di un Paese in nome e per conto della trasparenza? Senza sapere niente del passato, senza conoscere la storia, anche e specialmente la più tragica e più significativa come quella del popolo ebraico? Ebbene, nella gara con se stessi ad arrivare primi battendo il proprio target populista, i grillini ci stanno riuscendo, alla grande. La vicenda della delibera per dedicare un’area verde ad Arafat è in tutto e per tutto emblematica di quanto stiamo dicendo – e lo diciamo con un senso di smarrimento – perché l’accostamento del nome (e della gesta) di uno dei padri fondatori del terrorismo… Leggi articolo intero