Toscana, fiume di denaro per l’accoglienza immigrati. Di: On. Giovanni Donzelli (FdI)

“Mancetta” del Pd ai soliti noti

Un fiume di denaro per l’accoglienza immigrati. Ad erogarlo, neanche a dirlo, è la Toscana del governatore Enrico Rossi, che prima di lasciare per sempre la guida della Regione fa un regalo ai soggetti che da sempre si occupano dell’accoglienza. I “soliti noti”, insomma.

A riportare la notizia è il quotidiano La Verità, che specifica come si tratti di un’erogazione da 4 milioni di euro predisposta con un avviso pubblico che ha avuto il preventivo via libera dalla stessa giunta regionale.

Fra i beneficiari con 60 mila euro, c’è (e non poteva mancare), anche la parrocchia di Vicofaro di Don Biancalani, il prete che ha portato gli immigrati in piscina e cantato “Bella Ciao” in chiesa.

Insomma una vera e propria “mancetta” elettorale che la sinistra predispone in vista del voto. Curiose, come sottolinea La Verità, le modalità di adesione al bando: i soggetti hanno 30 giorni per predisporre e chiudere i progetti, un tempo limitatissimo per chi conosce certe procedure. Certo c’è da immaginare che per certi soggetti, a giudicare dai precedenti, l’erogazione non sia stata proprio una sorpresa.

Fatto sta che ad incassare grandi fette del bottino sono nomi ben noti e vicini al governo regionale. L’Arci, ad esempio, con tre progetti di cui è capofila incassa da sola ben 550 mila euro.

On. Giovanni Donzelli ( https://www.giovannidonzelli.it/)

Anche il SiCobas fa politica? Di: Aldo Milone

Anche il SiCobas fa politica invece di organizzare una manifestazione contro il sistema di illegalità presente nel distretto “parallelo”?

Immagine Sciopero COBAS
Foto TV Prato

Sabato prossimo il sindacato SiCobas ha indetto una manifestazione nazionale di protesta  per chiedere l’abolizione del decreto sicurezza, proposto dall’allora Ministro dell’Interno Salvini e poi approvato dal Parlamento. Sembra che l’applicazione di questo decreto abbia permesso al Questore di sanzionare gli scioperanti contro la Tintoria Superlativa, gestita da cinesi. Innanzitutto questo sindacato si è svegliato solo dopo appena 25 anni da quando denunciavo lo sfruttamento di clandestini nelle aziende cinesi. Tra l’altro mi sto chiedendo perchè la protesta è stata fatta solo contro la tintoria la Superlativa e non anche contro altre centinaia, se non migliaia, aziende cinesi al cui interno continua ad esserci lo sfruttamento di clandestini e lavoratori al nero. Questo fa apparire chiaro che se un lavoratore non si iscrive ad un sindacato, non avrà alcuna protezione sul lavoro. Questa manifestazione, indetta dal citato sindacato, fa emergere la natura politica di questa protesta che doveva avere come oggetto principale l’illegalità economica e lo sfruttamento dei clandestini e dei lavoratori e non contro il decreto sicurezza che è legge a tutti gli effetti.. Anche questo sindacato, che vuole apparire diverso rispetto a quelli tradizionali,  dimostra la sua indole politica invece di occuparsi prevalentemente della difesa dei lavoratori sfruttati o combattere un sistema di illegalità.

Aldo Milone, ex assessore alla sicurezza


da: http://www.notiziediprato.it/

Manifestazione SiCobas, la Cgil e il Pd prendono le distanze

Il neosegretario Lorenzo Pancini ribadisce l’impegno contro lo sfruttamento sul lavoro e Decreti Salvini: “Ma non scendiamo in piazza insieme a chi predica il conflitto sociale”

Non ci saranno le bandiere della Cgil sabato prossimo in piazza nella manifestazione indetta dai SiCobas per chiedere la cancellazione dei Decreti Salvini (LEGGI). Lorenzo Pancini, neo segretario generale della Cgil di Prato lo dice senza mezzi termini: “Vanno cancellate le storture dei Decreti Salvini, norme criminogene che impediscono l’integrazione, spingono i lavoratori verso il nero e alimentano il modello produttivo illegale, ma non parteciperemo alla manifestazione di sabato poiché non ci ritroviamo nelle politiche espresse dagli organizzatori che, nelle riunioni e nei documenti… Leggi articolo intero

PROTESTA CONTRO NATURA Di: Gianfredo Ruggiero

“… L’aria che respiriamo è costituita per l’78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di altri gas, dove la CO2 è presente per lo 0,03%. Un eventuale aumento della concentrazione di anidride carbonica quale incidenza può avere nei cambiamenti climatici in atto? Praticamente nulla…” G. Ruggiero

Greta Thunberg in Finlandia
(Immagine tratta da http://www.antimafiaduemila.com/)

Da: https://excaliburitalia.wordpress.com/

     Protestare contro i cambiamenti climatici, che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, è come contestare i temporali. Sono fenomeni che fanno parte delle dinamiche della natura, alcuni sono ciclici e prevedibili come le stagioni, altri sono improvvisi e imponderabili come i terremoti. Eventi che dipendono da un’enorme quantità di fattori in continua modificazione, che nessun modello matematico è in grado di elaborare.

     L’isteria collettiva mette sul banco degli imputati i cosiddetti gas serra e principalmente la CO2, accusata di essere la causa primaria del surriscaldamento del pianeta. L’anidride carbonica è invece fonte di vita: è indispensabile per le piante che la trasformano in ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana. Senza la CO2 non ci sarebbe alcuna forma di vita sulla terra. Per compensare l’aumento dell’anidride carbonica – che comunque va contenuto – basterebbe incrementare la quantità di alberi e di superfice verde.

     L’aria che respiriamo è costituita per l’78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di altri gas, dove la CO2 è presente per lo 0,03%. Un eventuale aumento della concentrazione di anidride carbonica quale incidenza può avere nei cambiamenti climatici in atto? Praticamente nulla.

     Questo, chiaramente, non significa che non va contrastato l’inquinamento dell’aria causato dalle attività umane (industria, riscaldamento, auto). Tutt’altro.

     Il nostro pianeta è un circuito chiuso dove tutto si trasforma, ma nulla si crea e nulla si distrugge (legge della conservazione della massa, Lavoisier). La quantità di energia prodotta è sempre uguale a quella consumata… se non intervengono fattori esterni. L’aumento o la diminuzione della temperatura media della superfice terrestre dipende da due condizioni: il sottosuolo, costituito dalla lava che fuoriesce attraverso i vulcani, e l’irradiazione del sole. E’ sufficiente un aumento delle attività vulcaniche di superficie e/o sotto gli oceani (la terra galleggia su un mare di magma incandescente) o un impercettibile scostamento dell’inclinazione del sole rispetto alla terra per determinare i cosiddetti cambiamenti climatici.

     La terra, da quando è nata, circa quattro miliardi di anni fa, ha subito ben quattro glaciazioni (l’ultima, quella di Würm è avvenuta 100 mila anni fa), e tra una glaciazione e l’altra il clima e la temperatura della superficie terrestre si sono ovviamente modificati. Questi cambiamenti sono avvenuti a volte in maniera graduale e quasi impercettibile, considerato il lungo lasso di tempo in cui sono avvenuti, e altre volte in modo repentino, come avvenne 15 mila anni con l’interstadio di Allerod che portò all’improvviso scioglimento dei ghiacciai alpini.

     Pretendere che il clima sia perennemente stabile e immutabile e attribuisce all’uomo il cambiamento in atto, significa non aver capito nulla di come funziona la natura.

Gianfredo Ruggiero  (Cento Cultrale Excalibur)

Pubblicato il 

GAROFANI E SABBIA Di: Daniele Gostini

“… In quel fatidico 1992, il tasso d’inflazione è al 6,9 per cento, il deficit di bilancio all’11%, il debito pubblico come detto, è al 118% del PIL. Potremmo fare un raffronto con l’oggi ma se questo è l’inferno quello non era il bengodi. …” D.Gostini

In questi giorni tutti stanno parlando di Craxi, dopo l’uscita del film dove il fu leader PSI è magistralmente interpretato da Francesco Favino, in maniera revisionista o addirittura in una sorta di amarcord “dei bei tempi” rispetto ai politici attuali. Prima di proseguire oltre premetto fin da subito che “quelli” di prima erano individualmente (sottolineo questa parola) Politici con la P maiuscola mentre “questi” di adesso poco più che imbonitori televisivi. Certo è un parallelismo che lascia il tempo che trova, un gioco da social o da discussione da bar, giacché se prendiamo per assioma questo concetto anche LVI ha fatto cose buone e i treni arrivavano in orario.
Tornando al periodo che ci interessa, ho fatto delle ricerche su quelli che erano “i bei tempi che furono”. Innanzitutto il rapporto tra debito pubblico e PIL in Italia era del 60% nel 1980 e aumenterà fino al 70% nel 1983 alla fine del governo Spadolini. Nel quadriennio successivo fino al 1987, ovverosia il tempo del governo Craxi, la differenza raggiunge il 92% e tocca addirittura il 118% nel 1992, anno dell’inizio della fine della prima repubblica ma soprattutto l’anno del crollo della lira e del rischio d’insolvenza dello Stato. In quel fatidico 1992, il tasso d’inflazione è al 6,9 per cento, il deficit di bilancio all’11%, il debito pubblico come detto, è al 118% del PIL. Potremmo fare un raffronto con l’oggi ma se questo è l’inferno quello non era il bengodi. ? Voglio riportare tre esempi a caso: la linea 3 della metro di Milano costò 192 miliardi di lire a chilometro, contro i 45 di quella di Amburgo; il passante ferroviario milanese 100 miliardi a chilometro in 12 anni di lavori, mentre quello di Zurigo costò 50 miliardi a chilometro e fu terminato in 7 anni;  l’ampliamento dello stadio di San Siro durarono più di 2 anni e costarono oltre 180 miliardi, mentre per lo stadio olimpico di Barcellona furono sufficenti 18 mesi, con un investimento che non superò i 45 miliardi. La corruzione di allora comportò per le imprese un sistema di accordi di cartello che azzerava il mercato e la libera concorrenza, dilatando i costi delle opere pubbliche mentre per i partiti si trattatava di un sistema di formazione del consenso che usava il denaro pubblico senza badare né all’utilità delle opere realizzate, né all’efficienza dei servizi prestati, né alla compatibilità con i conti dello Stato. Un sistema che finì con l’avvio di tangentopoli e il crollo della cosiddetta “prima repubblica”.

Parlando ancora di quegli anni è doveroso affrontare, con distaccata oggettività, lo sviluppo di tangentopoli e ciò che la vicenda comportò per l’intera classe politica. Si può distinguere tra finanziamento illecito e corruzione, ammettendo che nella Prima Repubblica i partiti si finanziavano in maniera illecita, ma non tutti i politici erano corrotti? Francamente risulta difficile. Proprio Craxi fu condannato in via definitiva, oltre che per finanziamento illecito (4 anni e 6 mesi per le tangenti della metropolitana milanese), anche per corruzione: 5 anni e 6 mesi per le mazzette Eni-Sai. Ma questi soldi (gira la cifra di 150 miliardi di lire) sono effettivamente finiti nelle casse del PSI? No, perché “non ve n’è traccia sui libri contabili del partito, in quanto i soldi erano nelle disposizioni di prestanome di Craxi nelle persone di Giallombardo, Tradati, Raggio, Vallado, Larini, Troielli, Ruju” (fascicolo della procura della repubblica di Milano adotta in tribunale)
La stessa cosa si può leggere tra le carte della sentenza All Iberian a proposito dei conti Constellation Financiere (banca Sbs di Chiasso) e Northern Holding (Claridien Bank di Ginevra): “La gestione di tali conti…non confluiva in quella amministrativa ordinaria del PSI, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari…Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti”.
Sono fatte ipotesi più disparate su dove siano finiti quei soldi: un appartamento a New York, una villa per il fratello Antonio, un hotel a Roma e una stazione televisiva per l’allora amante del leader socialista, Anja Pieroni….

Domande alle quali solo Craxi avrebbe potuto dare risposte se non fosse fuggito in Tunisia come un Luciano Gaucci qualsiasi.

(Fonte Considerazionando)

LA CONSIGLIERA FALTONI DEVE DIMETTERSI Di: Lega Salvini PREMIER PRATO

Curcio (Lega): “Consigliera #PD di Prato rilancia sui social il gas per Matteo Salvini: #Odio puro, si dimetta”

“Il post di Monia Faltoni, ex assessore e oggi consigliere del PD di Prato, parla da solo: ha rilanciato, applaudendo, una dichiarazione di odio e violenza, quella del ‘gas’ per Matteo Salvini. Mi vengono i brividi, vengono in mente violenze su vasta scala del secolo scorso. Faltoni deve dimettersi, non ha più alcun senso sieda in un’assemblea democratica, è una vergogna per Prato e la Toscana, per l’Italia intera. Mi aspetto che il Sindaco, il capogruppo e il segretario del PD di Prato facciano con la Faltoni ciò che avrebbero chiesto per qualunque altro esponente politico di centrodestra”. Consigliere Marco Curcio, Lega Salvini Premier PRATO


MAFIA Sì/MAFIA NO – Il Dubbio Amletico di Prato Di: Aldo Milone

“… la nuova mafia non ha bisogno di omicidi ma agisce attraverso il riciclaggio di denaro sporco con acquisizioni di attività economiche per poter investire i grossi guadagni derivanti dall’evasione fiscale, traffico di droga, sfruttamento di lavoratori e clandestini. …” A. Milone

 

In questi giorni abbiamo assistito ad un vero e proprio stillicidio di dichiarazioni sull’esistenza della mafia cinese a Prato.

Vi invito a leggere soprattutto la data. Era il 14/2/1996. Quando feci queste dichiarazioni, quasi venivo considerato da ricovero in un ospedale psichiatrico. Dopo 24 anni qualche Fondazione viene a parlare di mafia cinese a Prato. Biffoni si è ribellato al paragone che ha fatto la Fondazione Caponetto “Prato come Corleone”. In questo caso sono d’accordo con lui, però non può neanche affermare che la magistratura giudicante non ha sentenziato la presenza di una vera e propria mafia cinese a Prato. A volte, grazie a qualche cavillo, gli imputati riescono a salvarsi dall’imputazione di mafiosi. Un dato però è chiaro, la nuova mafia non ha bisogno di omicidi ma agisce attraverso il riciclaggio di denaro sporco con acquisizioni di attività economiche per poter investire i grossi guadagni derivanti dall’evasione fiscale, traffico di droga, sfruttamento di lavoratori e clandestini. Queste forme di reato sono tipiche dell’attività delinquenziale della mafia cinese presente in città. Biffoni, quindi, ha ragione solo per il paragone, per il resto hai torto marcio.

Ha poi ragione anche Il dr. Nicolosi  quando afferma che non si riesce a sapere chi dalla Cina fa questi bonifici perché non c’è nessuna collaborazione o accordo con il Governo di Pechino (LEGGI). In concreto però è vero riciclaggio perché i soldi dell’evasione fiscale e contributiva, dello sfruttamento dei lavoratori e dei clandestini e del traffico di sostanze stupefacenti e della prostituzione, vengono ” lavati” attraverso i money transfer e i cosiddetti spalloni che portano questi soldi fuori dall’Italia per poi farli rientrare mediante bonifici bancari.

 

Lo ribadisco ancora una volta. L’evasione fiscale e contributiva, lo sfruttamento di lavoratori al nero e clandestini, il traffico di droga, soprattutto quella sintetica, e la prostituzione, sono le fonti di guadagno i cui proventi vengono poi inviati in Cina e poi fatti rientrare sotto forma di bonifici bancari e quindi ripuliti. Successivamente investiti in acquisizioni di esercizi commerciali.

C’è stato poi anche Il dr. Sangermano che ha esplicitamente detto ciò che in più occasioni io ho ribadito (LEGGI). Biffoni non ha capito o fa finta di non capire e pretende che ci sia una sentenza circa la presenza della mafia “gialla” in Prato. Il fatto che una parte della magistratura giudicante non abbia sentenziato ciò, non significa che le organizzazioni delinquenziali cinesi non si comportino come associazioni mafiose solo perché manca un piccolo tassello, così come prevede l’art. 416bis del C.P.

Anche il Sole24ore, noto quotidiano economico nazionale, si occupò dell’evasione cinese e del mio lavoro di contrasto all’illegalità orientale (LEGGI). Credo che un riconoscimento dal più noto quotidiano economico italiano faccia sempre piacere.

PRATO/CINESI – Una CATASTROFE ANNUNCIATA Di: Giacomo Fiaschi

“… Chi cercava di promuovere una cultura innovativa veniva bastonato senza pietà e chi faceva soldi aprendo le porte ai cinesi che pagavano profumatamente per stabilirsi nei capannoni dismessi dall’industria tessile, veniva applaudito con entusiasmo dal sistema politico ed economico locale.  …” G.Fiaschi

Aldo Milone (Prato libera & sicura) Prato.

Da Tunisi a Prato. Un saluto all’amico Aldo Milone. 

Di recente ho visto il servizio sui cinesi a Prato andato in onda su Retequattro nella trasmissione Quarta Repubblica di Nicola Porro.

Quando, venticinque anni or sono, decisi di emigrare a Tunisi dove mi trovo ancora adesso, avevo previsto la catastrofe e fui preso per pazzo. Avevo sperimentato sulla mia pelle, pagando di persona, la barbarie che si era già radicata nella mia città.

Chi cercava di promuovere una cultura innovativa veniva bastonato senza pietà e chi faceva soldi aprendo le porte ai cinesi che pagavano profumatamente per stabilirsi nei capannoni dismessi dall’industria tessile, veniva applaudito con entusiasmo dal sistema politico ed economico locale. Sui motivi di tanto entusiasmo potrei elaborare un pensiero ispirandomi alle celeberrime parole di Pio XI, che Andreotti ascoltò riportate dal cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggiani nel 1939: “a pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina”. Potrei ma non lo faccio.

Preferisco pensare che si sia trattato di semplice e innocentissima imbecillità.

Saluto quindi con affetto e stima l’amico Aldo Milone, non perché ci aveva visto giusto sin da allora (perché indubbiamente ci avevan visto giusto come lui anche tutti quei politici, industriali e proprietari di immobili che hanno fatto ottimi affari con i cinesi), ma perché fu l’unico personaggio politico a denunciare allora, come denuncia adesso, il troiaio che si stava svolgendo, oggi come ieri, sotto gli occhi di tutti.

Ciao Aldo. Ti voglio bene. Quelli che ti volevano prendere per il culo chiamandoti “lo sceriffo di Prato” oggi cercano maldestramente di imitarti.

E il troiaio continua.

Sarei felice di sapere, anche se ci spero poco, che qualcuno suggerisca a Matteo Salvini di mettersi in contatto con te per le prossime elezioni regionali in Toscana.

Riguardo all’Italia e a noi italiani mi sento abbastanza ottimista. In fondo è da poco più d’un secolo e mezzo che esiste l’Italia unita e se guardiamo a cos’era l’Italia unita agli inizi, cos’è stata sino al secondo dopoguerra e cos’è successo dopo, bisogna riconoscere che in fin dei conti di strada questo nostro paese ne ha fatta. E se poi pensiamo a quanti secoli ci son voluti da altre parti per fare di mille consorterie un sol popolo, direi che abbiamo fatto già un bel po’ di strada. A occhio e croce direi che se tutto va per il meglio di qui ad altri centocinquant’anni il popolo italiano dovrebbe cominciare a diventare una cosa sufficientemente seria da essere credibile.

Il problema non è la Storia, che tira le somme e fa i conti in fondo, ma sono gli anni, i mesi, i giorni e le ore della nostra vita, che passano con il ticchettio del tempo scandito da un orologio che conta minuti e secondi. E un altro problema sono quei politici che si dividono in due categorie: quelli che pensano alle prossime generazioni e quelli che pensano alle prossime elezioni.

Ma ce ne fosse uno, uno solo porcaputtana, che s’accontenti di far bene e a modino quello che serve oggi non solo a se stesso, ma anche a tutti quei coglioni che l’hanno votato, o non sarebbe meglio?

BUON NATALE UN PAR DI PALLE! Di: Bavastro

“… Idee per il rilancio del centro storico? Niente, rien, none, niet, nada, nichts, 没什么 !! Nessuna idea neppure per il Centro Ricerche ed ALTA Formazione che, a parte il nome altisonante e i soldi spesi, è sempre chiuso per la gioia dei tipi e dei ragni. Avevamo il laboratori del Buzzi ma siamo riusciti a chiudere, o almeno, a rendere improduttivo anche quello. Di tessile c’è rimasto l’eterna crisi…” Bav.

Foto TV Prato

Vorrei dire buon natale a tutti i miei concittadini. Solo dire, senza auguri di sorta perché non c’è niente da augurare. Ormai.

La crisi globale è talmente irreversibile che per Prato ha avuto, ha e avrà conseguenze nefaste. Come non bastasse Prato sta perdendo TUTTO ciò che di buono aveva, grazie a una classe politica inconcludente e lassista.

Avevamo una banca. Noi pratesi potevano dirlo forte. Adesso non c’è più. Ce l’hanno a Vignole, un paesino con quattro strade in croce nel pistoiese, ma a Prato no. Avevamo una discreta squadra di calcio, che però adesso milita nelle serie più che minori e gioca a Montemurlo. Potremmo dire che avevamo anche uno stadio, se non bello, almeno soddisfacente. Chiuso anche quello a marcire. Avevamo un eccellenza nel Centro Giovanile di Formazione Sportiva ma con i licenziamenti chissà come andrà a finire. Così come le piscine, con più problemi strutturali che cloro nell’acqua. Avevamo un centro storico bijou mentre adesso abbiamo saracinesche abbassate a ogni angolo e esercizi commerciali comprati dai cinesi. Almeno in questo non ci è andata tanto male, altrimenti le saracinesche abbassate sarebbero molte di più. Idee per il rilancio del centro storico? Niente, rien, none, niet, nada, nichts, 没什么 !! Nessuna idea neppure per il Centro Ricerche ed ALTA Formazione che, a parte il nome altisonante e i soldi spesi, è sempre chiuso per la gioia dei tipi e dei ragni. Avevamo il laboratori del Buzzi ma siamo riusciti a chiudere, o almeno, a rendere improduttivo anche quello. Di tessile c’è rimasto l’eterna crisi, la continua chiusura di aziende storiche e i sacchi neri sparsi qua e là. Con quest’ultimi non possiamo parlare della gestione della filiera dei rifiuti, con una ex partecipata che, inglobata dai fiorentini in consorzio, predica qui la differenziata mentre da altre parti (a Firenze appunto) tollera i cassonetti. La casalinga di Mezzana potrà forse spendere meno in TARI ma vuoi mettere la comodità di quella di viale Guidoni che scende e getta tutto nel cassonetto, quando più le pare? La chiamano “civiltà ecologista” e vale per noi. Ovviamente. Per quanto riguarda la cultura avevamo il Metastasio, un teatro all’avanguardia, che per non turbare i vicini di capoluogo, abbiamo declassato. Abbiamo anche il Pretorio ma alzi la mano chi sa che mostra ci sia ADESSO. Stesso discorso vale per Pecci. Esiste poi qualcosa che si possa definire “culturale” a Prato? C’è un programma “culturale” per Prato? No!

Ecco perché volevo dirvi buon natale senza augurarvi niente. Senza augurarvi che ci sia il nuovo parco urbano, ormai decaduto nell’oblio perché abbiamo perso le speranze che il vecchio ospedale venga demolito. E senza augurarvi che ci sia una nuova viabilità perché il sottopasso al Soccorso avrà tempi lunghissimi. Farà prima un uomo ad andare su Marte che un pratese ad attraversare il nuovo sottopasso in auto. Ridete, ridete che tanto non posso neppure augurarvi l’ampliamento dell’ospedale Santo Stefano, perché anche quello dovremo tenerlo così, inadeguato, com’è stato concepito da questi geni.

Non c’è proprio nulla che valga la pena di augurare per questo natale? Massì dai. Vorrei dirvi Buon Natale e vi auguro di fare una bella gita con gli autobus Cap, prima che anche questa azienda venga smantellata grazie al presidente della regione Rossi.

 

TARANTO-ILVA/ CHE FARE?! Di: Giacomo Fiaschi

“… sulla sicurezza nel lavoro mi chiedo come sia stato possibile che lo stato, che fu promotore, fondatore e titolare per decenni delle acciaierie di Taranto, non abbia provveduto ad adeguare gli impianti alle norme sulla sicurezza ambientale, che nel frattempo erano entrate in vigore, prima di privatizzare l’azienda. …” G. Fiaschi

Pictured: the Mining Park of the Ilva plant in Taranto, Puglia, Italy. (https://www.ilpost.it/)

Quando ero un bambino “mi divertivo” come tanti altri miei coetanei alla “macchinetta per fare i cannelli” che stava di lato ai due telai a navetta e martello, un Nebiolo e un San Giorgio, del mio babbo, che aveva smesso di fare il contadino per diventare tessitore. I “cannelli” altro non erano che bobine di dimensioni adatte ad essere inserite nella “spola” (detta anche “navetta”) che, colpita violentemente dai due “martelli” posti ciascuno alle estremità destra e sinistra del telaio, attraversava l’ordito distribuendo il filo della trama, dopo di che il “pettine” spingeva la trama comprimendola mentre i licci si alzavano per alternare la disposizione dei fili dell’ordito formando in tal modo la “tela”, ovvero il tessuto che lentamente, battuta dopo battuta si arrotolava sul subbio anteriore.
Chi non è mai entrato in uno “stanzone” dove una decina di tessitori lavoravano a due telai ciascuno non può neanche lontanamente immaginare cos’era, negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, la vita dei tessitori.
Oltre alla fatica fisica, c’era il rumore infernale dei telai e il rischio, tutt’altro che remoto, che una “spola” uscisse dal piano di tessitura per sfrecciare alla velocità di un proiettile ad altezza d’uomo con effetti, quando colpiva il bersaglio, raccapriccianti.
Poi le cose sono cambiate.
Le navette furono abbandonate e sostituite da aghi e tanto il rumore quanto il rischio di incidenti spesso mortali, si ridussero drasticamente.
Gli artigiani investirono per rinnovarsi e rinnovare, con sacrifici notevoli e negli anni ottanta e novanta il tessile pratese era cambiato. Poi la crisi fece piazza pulita e non ci fu soluzione al progressivo declino. Ma questa è un’altra storia, sulla quale ci sono molte cose da dire.
Tornando al disorso sulla sicurezza nel lavoro mi chiedo come sia stato possibile che lo stato, che fu promotore, fondatore e titolare per decenni delle acciaierie di Taranto, non abbia provveduto ad adeguare gli impianti alle norme sulla sicurezza ambientale, che nel frattempo erano entrate in vigore, prima di privatizzare l’azienda.
Oggi le tecnologie permettono di produrre senza l’utilizzazione di combustibile inquinante. Ma si tratta di investimenti che richiedono tempi troppo lunghi per essere compatibili con la redditività di un’azienda privata che, per grande che possa essere, non può accollarsi l’onere di un conto economico che mette in bilancio il “bonum commune” dell’ambiente e della salute pubblica, come invece lo stato può e deve fare.
A Taranto o interviene lo stato con regole serie e con una conduzione a prova di incompetenze e corruzioni di vario genere e livelli, oppure la soluzione non c’è.
Pare che la UE imponga regole che impediscono agli stati membri di farlo.
Dico “pare” perché non sono un esperto in materia. Leggo i giornali e sento quello che dicono in tv gli esperti cercando di capire quello che dicono mentre non si parlano addosso.
Ma se la UE non permette allo stato italiano di intervenire direttamente per salvare ambiente, lavoro e salute dei suoi cittadini, allora mi chiedo cosa aspettiamo a chiedere che queste regole cambino subito e, se non cambiano subito, a fare lo stesso quel che dev’essere fatto?
Forse che restare nella UE si deve pagare con il cancro, la distruzione dell’ambiente e la perdita del lavoro per decine di migliaia di cittadini? Io dico di no. Perché se è vero che il paradiso può attendere, è altrettanto vero che l’inferno è puntualissimo.

Se in Italia ci fosse uno Stato, allora la più grande acciaieria d’Europa sarebbe già stata messa in condizione di funzionare in modo da non nuocere alle persone.
La privatizzazione dell’ILVA si è rivelata per quello che è: un errore sciagurato.
Gli investimenti necessari per il suo recupero sono enormi e solo un soggetto forte, istituzionale e pubblico, che guarda all’interesse nazionale come al bene finale, può essere titolare della proprietà di questo stabilimento.
Lasciarlo in mano ai privati significa subordinare il bene comune agli interessi privati.
Ma soprattutto significa una cosa: che lo Stato in Italia non esiste più. È stato sostituito con una sorta di governatorato sottomesso ai dettami di un potere straniero in mano a Germania e Francia con sede a Bruxelles.

Il motto popolare della moglie ubriaca e della botte piena riassume bene la questione dell’ILVA di Taranto.
Se vuoi produrre l’acciaio devi far funzionare impianti che impattano pesantemente sull’ambiente. Se vuoi un ambiente sano non puoi metterci un’acciaieria.
La via di mezzo accontenta e scontenta tutti. Mettere a norma gli impianti in modo tale che non danneggino l’ambiente è possibile? Qualcuno dice di si e qualcuno dice di no.
E allora? Bisogna scegliere fra la botte piena e la mogli ubriaca. E si torna daccapo.
Ma il governo non ha certo fatto una bella figura.


Arcelor Mittal spegne gli altoforni dell’acciaieria di Taranto Ex Ilva, situazione drammatica

Arcelor Mittal comunica il piano di chiusura degli impianti

A partire dal 12 dicembre si spegneranno alcuni altoforni dell’ex Ilva di Taranto. Prima il 2, poi il 4 a l’1, mentre per due giorni resterà chiuso, a novembre, il treno a caldo per assenza di ordini. La situazione ha assunto ormai toni drammatici, evidenziano i sindacati che con Landini chiedono di non toccare i posti di lavoro. Intanto Confindustria Taranto comunica di non riuscire a far fronte agli stipendi dei lavoratori dell’indotto -…See more at: http://www.rainews.it/

IL SISTEMA PRATO Di: Sergio Castignani (Fronte Verde)

“… a nostro avviso si devono adottare provvedimenti che vadano a contrastare a monte, modificando o cambiando i regolamenti comunali, per quello che è possibile, per non permettere di lavorare o di aprire nell’illegalità, altrimenti, con i controlli gli faremo solo il solletico…” S. Castignani (F.V.)

Noi del Fronte Verde non siamo rimasti sorpresi dalla magistratura che ha definito il distretto illegale “sistema prato” in quanto era arcinoto da decenni quello che succedeva e succede in prato, pertanto nessuno di noi è caduto dal pero…come si suole dire.

Ci sembra di aver letto una proposta per fare una nuova commissione di studio sul fenomeno, come se non ci fossero pagine e pagine che descrivono i problemi, dettagliatamente, insieme ai comitati, persone e aziende che ogni giorno vivono questo disagio, altra proposta è quella di intensificare i controlli, niente di nuovo, ci avevamo già provato nei cinque anni di giunta Cenni, con risultati mediocri, infatti non è cambiato niente, che dire? Crediamo che ancora una volta queste proposte siano fuori tempo massimo.

Con questo non vogliamo dire che siamo contro i controlli, anzi è giusto e necessario farli, ma non sono risolutivi per dare un fermo all’illegalità, di qualunque tipo, a nostro avviso si devono adottare provvedimenti che vadano a contrastare a monte, modificando o cambiando i regolamenti comunali, per quello che è possibile, per non permettere di lavorare o di aprire nell’illegalità, altrimenti, con i controlli gli faremo solo il solletico, basta fare due calcoli, dividere le aziende della provincia di prato con i controlli minuziosi che potremmo fare in una settimana, se poi teniamo conto che una azienda ha una vita media di tre anni, per nascere il giorno dopo con nuova partita iva, il risultato sarà che tra cinquant’anni saremo sempre qui a parlarne.

Noi Del Fronte Verde crediamo di poter dare una mano in proposito, avendo da anni studiato il problema in questione, se qualcuno sarà interessato a consultarci, per sapere cosa abbiamo elaborato, ci mettiamo a disposizione per il bene della città, nel caso a nessuno interessi i nostri progetti continueremo a seguire le vicissitudini cittadine e, le varie tifoserie…

Segretario Federale Prato

Sergio Castignani

Cell. 348 7313556

Email [email protected]