NUOVO AEROPORTO DI FIRENZE – COMUNICATO STAMPA Di: Coordinamento Comitati della Piana

“… Per la Nuova Pista abbiamo ribadito che la scelta strategica e lungimirante sarebbe la terza intercontinentale a Pisa per voli diretti da/per qualsiasi parte del mondo, visto poi che a breve sarà collaudato ed omologato il nuovo radar di ultima generazione che aumenterà anche la capacità operativa nonostante l’aeroporto sia Militare e Civile, soluzione che quadruplicherebbe anche i posti di lavori, di fatto con un investimento di 1/5 rispetto al Nuovo Aeroporto di Firenze…” Coordinameto Comitati della Piana

TOSCANA DEL SI CONTRO L’AEROPORTO DI PERETOLA.

 

15-12-17 Comunicato Stampa

Incontro CGIL – Comitati su Aeroporto “A. Vespucci” di Firenze Peretola –
Vecchia e Nuova Pista – Decreto Decisorio del Presidente della Repubblica

Ieri pomeriggio siamo stati ricevuti dalla CGIL Toscana per spiegare nel dettaglio la nostra posizione sulla nuova e vecchia pista.
Gli approfondimenti hanno evidenziato norme e procedure adottate per la nuova VIA per la pista 12/30 in attesa di Decreto Ministeriale, come pure la situazione del rinvenimento dello “sperduto” Decreto Decisorio Presidenziale che obbligava, ma ancora obbliga specialmente i soggetti valutatori, dal momento in cui ne abbiamo contezza – per legge – ad ottemperare verifiche delle prescrizioni a loro attribuite percompetenza.
Per la Nuova Pista abbiamo ribadito che la scelta strategica e lungimirante sarebbe la terza
intercontinentale a Pisa per voli diretti da/per qualsiasi parte del mondo, visto poi che a breve sarà collaudato ed omologato il nuovo radar di ultima generazione che aumenterà anche la capacità operativa nonostante l’aeroporto sia Militare e Civile, soluzione che quadruplicherebbe anche i posti di lavori, di fatto con un investimento di 1/5 rispetto al Nuovo Aeroporto di Firenze.
In riferimento poi al ballo delle cifre lette sui media in questi giorni, abbiamo informato CGIL che lo Studio SIA presentato il 24/3/2015 da ENAC-Toscana Aeroporti parlava di 365Milioni di Euro, al netto di ribassi d’asta, ma escluso l’ IVA, gli espropri dei terreni, la caratterizzazione e bonifica delle terre, per un areale di 240ha. Con il parere 2235 abbiamo poi preso atto che l’aerea di intervento è più che raddoppiata 510ha, ai quali vanno aggiunti oltre espropri e bonifiche anche tutti i costi delle opere idrauliche, elettrodotti, gasdotti, autostrada vasche di laminazione fisse e dinamiche, spostamento stazione carburanti A/11 Art. 6 Aziende a rischio rilevante Seveso III, a fronte del quale i nostri tecnici in via conservativa-cautelativa stimano costi oltre 700M di Euro.
Il che fa dedurre come questa opera non abbia la sostenibilità ambientale-economico-finanziaria.
Tornando al Decreto Decisorio Presidenziale abbiamo comunicato a CGIL che dal 21/11/2017 a nostro avviso tutti i soggetti preposti sono obbligati per legge alle verifiche, ed in mancanza di adempimenti  DEVONO IMMEDIATAMENTE PROVVEDERE AD EMANARE PROVVEDIMENTI CHE RIDUCANO IL FLUSSO DEI VOLI-PASSEGGERI A CAUSA DELLE MANCATE COMPENSAZIONI AMBIENTALI.
Le motivazioni di tutto quello che accade non sta a noi verificarle ma come abbiamo spiegato bene a CGIL, questa nuova situazione potrebbe comportare anche una riduzione  occupazionale, d’altra parte ADF poteva nel 2003 scegliere una strada diversa e procedere con l’allungamento della pista attuale.
La stessa ADF oggi Toscana Aeroporti a nostro avviso con obbligo immediato di ottemperanza visto i principi di diritto comunitario “ chi inquina paga” visto che potrebbe essere senza le dovute autorizzazioni, avendo pubblicamente detto di NON aver mai attivato il Decreto di VIA 0676/2003 dovrebbe immediatamente ridurre il flusso dei voli, visto che non è stata autorizzata in altra maniera per quanto di nostra conoscenza ad aumentare il flusso dei passeggeri ed il relativo inquinamento senza ulteriori misure mitigative.
Abbiamo infatti informato CGIL che lo sviluppo aeroportuale non si è affatto fermato come dimostrano le sottostanti evidenze che contraddicono quando dichiarato da ENAC e Toscana Aeroporti con implementazione della portanza pista per aeromobili (A319), ampliamento del loop testata pista 23, tutte azioni che hanno portato all’aumento del traffico certificato anche da Assaeroporti, 30.860 movimenti aerei registrati nello scalo fiorentino nell’anno 2003, rispetto ai 32.018 movimenti del 2010 e ai 35.645 movimenti del 2016 che altrimenti in assenza di validità del Decreto di VIA 0676/2003 che si dice di non aver mai attivato, NON avrebbero avuto per quanto di nostra conoscenza le necessarie autorizzazioni per gestire tale volume di movimenti.
La dimostrazione è molto semplice, se la pista fosse stata allungata di 250 metri per ogni  testata come “imposto” dal Decreto VIA 0676/2003 gli A319 avrebbero potuto operare a pieno carico, anche su rotte media (Dubai/Abu Dhabi) avendo l’ A319, ben 1000 Km in più di autonomia rispetto a tutti gli altri aeromobili e di fatto avendo anche minor problemi di dirottamenti a causa dei venti di coda, che dal giornale aeroportuale risultano essere solamente l’ 1,9% del totale movimenti.
Perciò abbiamo chiarito a CGIL anche del contesto normativo ai sensi del quale ENAC a nostro avviso non può dichiarare: “”Si evidenzia che l’aeroporto di Firenze è attualmente certificato in accordo alla normativa nazionale costituita dal Regolamento ENAC per la certificazione e l’esercizio degli aeroporti; con tale certificazione viene attestata la rispondenza ai requisiti nazionali e internazionali applicabili in materia di sicurezza individuati dall’Ente.”” essendo ENAC ente pubblico economico, mero Regolatore, di conseguenza soggetto subalterno e sottostante alla Commissione di Ministeriale Nazionale di VIA ed allo stesso Consiglio di Stato, gli è fatto obbligo solo di rispettare e far rispettare le sentenze.
Non certo per mera citazione abbiamo fatto presente che le Sentenze del Consiglio di Stato 1360/1361-2016 favorevoli all’Ente Regolatore una che ha addirittura vietato la costruzione del Nuovo Stadio di Cagliari, ENAC le recepisce perché favorevoli , mentre quelle NON favorevoli forse le disconosce deducendo quindi dal nostro punto di vista una differenza valutativo-comportamentale.
Ci rimane poi difficile pensare come la Regione Toscana che con parere espresso dalla stessa con prot.108/2571/09-02-01 del 16/04/2003 è stata chiamata in causa da ADF, che ha considerato tale parere lesivo degli propri legittimi interessi di parte ADF, acquisito dalla Regione in data 04 Marzo 2004 Sez. 127 con protocollo 2044/06.07.02, che alla Regione non sia stato notificato un Decreto Decisorio Presidenziale quando la sessa era stata chiamata in causa proprio dal Ricorrente.
Abbiamo quindi ribadito a CGIL che da quando ne hanno avuto contezza (21.11.17.. se non prima) i soggetti preposti devono fare rispettare le prescrizioni specialmente per i soggetti istituzionali verificatori Regione e Arpat in primis. Il previsto cambio di orientamento pista non “DEROGA” ed esclude l’obbligo delle prescrizioni-ottemperanze sulla sicurezza e sull’ambiente almeno fino a quando l’attuale pista non sarà dismessa, in rispetto e salvaguardia dell’ambiente, per cui sarebbe OBBLIGO a nostro avviso riportare il flusso dei Movimenti e tipologia aeromobili ex Ante Decreto di VIA 0676/2003 ovvero al massimo 1,5 Milioni di passeggeri anno.
Coordinamento Comitati per la Salute della Piana di Prato e Pistoia

GENESI ED EVOLUZIONE DELLA PAROLA “DESTRA” Di:Gianfredo Ruggiero

“… Queste destre, tra loro distanti e spesso in conflitto, hanno però qualcosa in comune. Hanno in comune, in antitesi alla sinistra, un certo patriottismo identitario e, soprattutto, l’accettazione del principio del libero mercato teorizzato da Adam Smith il quale sostiene, come il suo omologo di sinistra Karl Marx, che alla base di una moderna società vi siano solo le dinamiche economiche, tutto il resto fa da corollario…” G. Ruggiero

 

Mai termine fu più ambiguo e carico di contraddizioni della parola “destra”.

In questa definizione possiamo trovare, dal punto di vista politico, storico ed ideologico, tutto e il contrario di tutto.

Destra è di fatto un contenitore, o se preferite un’etichetta, che ben si adatta a tutto ciò che non è riconducibile alla sinistra, basta aggiungervi un opportuno aggettivo e il gioco è fatto. Abbiamo infatti una Destra reazionaria, tradizionalista, e antimoderna, quella di De Maistre e di René Guénon, una Destra cristiana conservatrice, quella compassionevole dei teocon americani patrocinata e sostenuta da Bush, un Destra monarchica e una Destra repubblicana, la Destra storica di Cavour; abbiamo una Destra razzista, quella del National Party sud africano di De Klerk e del Ku Klux Klan americano e una Destra golpista, quella dei colonnelli greci, di Pinochet e di Videla e, per finire, la contraddittoria Destra sociale.

Insomma c’è una destra per tutti, per tutti i gusti e per ogni convenienza.

Queste destre, tra loro distanti e spesso in conflitto, hanno però qualcosa in comune. Hanno in comune, in antitesi alla sinistra, un certo patriottismo identitario e, soprattutto, l’accettazione del principio del libero mercato teorizzato da Adam Smith il quale sostiene, come il suo omologo di sinistra Karl Marx, che alla base di una moderna società vi siano solo le dinamiche economiche, tutto il resto fa da corollario.

Per la destra lo Stato è una sovrastruttura, spesso costosa e inefficiente, tuttavia indispensabile per garantire la massima diffusione dell’economia liberale. Non a caso lo slogan preferito della destra è: meno stato e più mercato.

La Destra, declinata come dir si voglia, è quindi sinonimo di capitalismo,come sinistra è sinonimo di egualitarismo.

Il termine “destra” nasce ufficialmente in Francia nel 1789 con la “Rivoluzione Francese” per indicare i parlamentari dell’Assemblea Costituente che siedono alla destra della presidenza.

In quella grande mattanza, tra teste mozzate e terrore giacobino, va al potere la borghesia illuminata e nasce la moderna democrazia parlamentare, forma di stato basata sul potere assoluto dei partiti che, come ben sappiamo, invadono e sfruttano ogni ambito della società civile.

Da precisare che il termine democrazia viene spesso usato a sproposito come sinonimo di libertà, pluralismo e rispetto dei diritti umani. Niente di più errato:Voltaire, ad esempio, ritenuto il padre della democrazia, era, come una buona parte dei pensatori illuministi razzista, antisemita e sostenitore della schiavitù americana.

In Italia il termine destra fa la sua prima apparizione nel 1861 con il primo Parlamento unitario per indicare, anche in questo caso, i deputati e i senatori che si collocano a destra nell’emiciclo.

L’Italia risorgimentale nasce ad opera della borghesia piemontese con il sostegno militare ed economico delle massonerie di Francia e Inghilterra di cui il movimento carbonaro, come pure la Giovine Italia di Mazzini, erano un’emanazione e viene strutturata sul modello francese a partire dalla bandiera tricolore, altro simbolo massonico. Nasce così uno stato fortemente centralizzato e repressivo che a Milano con Bava Beccaris spara cannonate sulla folla che chiede il pane e nel sud d’Italia si impone con le baionette e con massacri indicibili di contadini: questa è la destra elitaria che ha fatto l’unità d’Italia nella totale indifferenza popolare.

Anche se molti cattolici hanno attivamente partecipato al risorgimento come Manzoni, Silvio Pellico e Massimo D’Azeglio, il nuovo stato unitario voluto dalla destra è fortemente anticlericale e avversato dalla Chiesa per la questione di Porta Pia che ha posto fine, dopo due millenni, al suo potere temporale.

Alla confisca dei beni ecclesiastici e alla chiusura dei conventi operati dalla destra storica al potere, la Chiesa romana di Papa Pio IX reagì scomunicando Vittorio Emanuele II e, con il famoso “non expedit”, proibendo ai cattolici di partecipare attivamente alla vita politica italiana. I cattolici torneranno ad impegnarsi in politica solo dopo il primo dopoguerra con il Partito Popolare di Don Sturzo.

L’Italia governata dalla destra è totalmente priva di servizi sociali: non esiste la scuola pubblica, le uniche scuole sono private e destinati ai figli della borghesia o confessionali; la sanità, anch’essa privata, è riservata ai ricchi, i meno abbienti devono affidarsi alle strutture caritatevoli. Non esiste ne pensione ne assistenza contro gli infortuni: un operaio o un contadino che subiva un incidente sul lavoro era abbandonato a se stesso; lo sfruttamento minorile era una pratica ritenuta normale ed ampiamente diffusa. Questa era l’Italia voluta e governata dalla destra che raccoglierà Mussolini nel 1922.

Il Fascismo, e qui entriamo in uno dei più grandi equivoci semantici della storia e della politica, viene considerato dalla pubblicistica marxista, e comunemente accettato, come fenomeno di destra. Niente di più errato.

Il Fascismo con la destra non ha nulla a che spartire.

Sfido chiunque a citarmi un qualunque documento di epoca fascista in cui si parla di destra. Anzi in un suo celebre discorso Mussolini ebbe a dire: “I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari. Le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero “di sinistra”; il nostro ideale è lo Stato del Lavoro…noi siamo i proletari in lotta contro il capitalismo….il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta, viene da destra”. Così Benito Mussolini.

Il Fascismo non è ne destra ne sinistra, ma è una sintesi tra le due ideologie arricchite con delle felici intuizioni finalizzate all’interesse nazionale.

Il Fascismo infatti integra la libertà d’impresa e la tutela della proprietà privata della destra con il principio di giustizia sociale della sinistra, inserendovi la “Socializzazione delle Imprese”, ossia la partecipazione dei lavoratori alla ripartizione degli utili e alla gestione delle grandi aziende e il principio corporativo della democrazia diretta attraverso l’ingresso nel Parlamento e nelle Istituzioni dei rappresentanti della società civile. Nasce così lo Stato Sociale Corporativo, terza via tra socialismo e capitalismo (anche se solo parzialmente realizzato, calato dall’alto e attuato in una cornice totalitaria, processo poi interrotto dalle vicende belliche). In quegli anni, grazie al sostegno del governo e alla diffusa libertà d’impresa, nascono o si rafforzano tutte le grandi industrie, ora finite in mani straniere dopo essere state svuotate e trasformate in semplici marchi.

Stato sociale che ha permesso all’Italia, attraverso un vasto piano di opere pubbliche e alla nascita di istituiti come l’INPS, l’INAIL, l’IRI e provvedimenti come l’abolizione del lavoro minorile, i contratti di lavoro collettivi, la riduzione dell’orario di lavoro,  l’assistenza all’infanzia, le case popolari e le terre risanate ai contadini… di rimanere in piedi quando a seguito della crisi di Wall Street del ’29 tutte le economie occidentali di stampo capitalista crollavano miseramente trascinando nella miseria, nella violenza diffusa, nella disoccupazione e nella fame più nera milioni di persone, sopratutto in America, Germania e Inghilterra. Ma non l’Italia.

Stato sociale fascista poi ripreso da Rooswelt con il New Deal americano che, tuttavia, non sortì alcun effetto in quanto applicato in un contesto capitalista (l’America uscì dalla depressione solo con l’entrata in guerra, fortemente voluta dall’influente apparato industriale e finanziario americano).

Con la seconda guerra mondiale si conclude l’esperienza fascista, ma non le sue idee che vengono riprese dal Movimento Sociale Italiano, erede della Repubblica Sociale Italiana.

Inizialmente il Msi si dichiara apertamente fascista. Con l’introduzione della legge Scelba del ’52 che vieta la ricostruzione del partito fascista si pone i problema di come definirsi. Iniziò allora a circolare la parola destra che fu ufficializzata nel 1973 da Almirante con la nascita della Destra Nazionale. Anche i simboli cambiano con l’abbandono del fascio littorio sostituito dalla croce celtica, anche se estranea alla tradizione romano-fascista.

In quegli anni, caratterizzati da un fortissimo avanzamento politico della sinistra marxista, il Msi subisce una vera e propri invasione di giovanotti borghesi timorosi di perdere la fabbrichetta del babbo o la seconda casa al mare. Queste nuove leve di fascista non hanno assolutamente nulla, del fascismo hanno assimilato solo gli aspetti esteriori in chiave folcloristica e il mito della violenza (viva Duce, saluti romani e morte ai compagni: in questi slogan – purtroppo ancora in voga – si riassume il loro livello culturale). In realtà questi missini sono solo degli anticomunisti che, delusi dalla Dc del compromesso storico, vedono nel Msi una diga contro il comunismo dilagante.

Questa nuova linfa contribuirà a spostare il Msi su posizioni di destra filoamericana e costituirà, soprattutto con l’ascesa di Gianfranco Fini alla presidenza del Fronte della Gioventù nel 1977, la nuova classe dirigente del partito. Nomenclatura che ritroveremo poi ai vertici di Alleanza Nazionale divenuta prima corrente esterna di Forza Italia e poi fagocitata dal partito di Berlusconi, non dopo aver abbandonato tutti gli ideali e valori che hanno caratterizzato i cinquant’anni del Msi.

Con la nascita di Alleanza Nazionale finalmente la destra fa la destra, abbandona definitivamente tutte le residue connotazioni fasciste per accettare appieno il modello americano, quello del pugno duro, della tolleranza zero e della meritocrazia esasperata, contribuisce al definitivo smantellamento dello Stato sociale, diventa antifascista e laica, sostiene Israele e accetta il mito del libero mercato, la società multietnica e la globalizzazione economica. Del vecchio Msi rimane solo un certo patriottismo oramai scolorito che cozza con la politica estera scodinzolante nei confronti dell’America e il mito identitario che fa a pugni con l’apertura all’immigrazione, soprattutto islamica.

E veniamo alla Destra Sociale che rappresenta il tentativo velleitario e per certi versi truffaldino di conciliare il fascismo sociale e riformatore con il libero mercato, attraverso la formuletta della “economia sociale di mercato” che altro non è che capitalismo caritatevole.

In questo contesto si spaccia per sociale ciò che in realtà è solo assistenzialismo per giunta gestito dai privati che ne fanno un vero e proprio business, allo Stato è riservato l’onere di mantenere, con i cosiddetti ammortizzatori sociali, i disoccupati scaricati dagli industriali che trovano più remunerativo chiudere le fabbriche in Italia per poi riaprirle all’estero (in epoca fascista una tale politica, oggi favorita dalla destra, non sarebbe stata tollerata perché contraria all’interesse nazionale).

La Destra Sociale sostiene la cogestione tedesca, l’azionariato operaio americano e il principio di sussidiarietà di Leone XIII che altro non sono che espedienti per rendere il capitalismo un tantino umano e togliersi dai piedi i relitti della società, ma che nulla hanno a che spartire con lo Stato Sociale Fascista e con la socializzazione delle Imprese della Repubblica Sociale Italiana.

Il Progetto di Destra Sociale era destinato fin dall’inizio a fallire perché o si è di destra o si è fascisti. Alemanno, il principale esponente di questa corrente, una volta eletto Sindaco di Roma grazie a Berlusconi ha trovato del tutto naturale passare dall’altra parte della barricata, mentre le destre che si definiscono sociali (la Destra di Storace e la Fiamma di Romagnoli) si sono tutte accasate alla corte di Berlusconi che, come ben sappiamo, a parte il piglio decisionista che tanto piace a destra, di fascista e di sociale ha ben poco.

Fine ingloriosa di una destra che pensava di essere altro.

 Gianfredo RUGGIERO, presidente Circolo culturale Excalibur

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Per la GIUNTA BIFFONI gli INVESTIMENTI fatti CON DENARO SPORCO sono POSITIVI Di: Aldo Milone

OGGI, SEQUESTRATO IL NEGOZIO EX-CORSI – “…Se ci fosse più personale nella G.d.F, sequestri come questi ne farebbero a centinaia in città…” A. Milone 

Il sequestro del notissimo negozio di scarpe Corsi, passato in mano cinesi due anni fa, rappresenta uno schiaffo morale diretto soprattutto a tutti quelli che in Prato considerano positivamente questi passaggi di mano di storici esercizi commerciali. Sono anni che parlo di riciclaggio di denaro, proveniente in particolar modo da evasione fiscale, rimanendo inascoltato. Questo è un fenomeno tipicamente cinese. Tra l’altro sono convinto che se si facesse un’attività investigativa più pressante si potrebbero sequestrare tante altre attività, come ad esempio gli alberghi, recentemente acquisiti da imprenditori orientali, i ristoranti ed altre attività. Sono anni che chiedo accertamenti di questo tipo nel distretto parallelo cinese. Se ci fosse più personale nella G.d.F, sequestri come questi ne farebbero a centinaia in città. Nonostante ciò, questa Amministrazione continua ad avere un atteggiamento benevolo nei confronti della comunità cinese. Evidentemente per questa giunta, gli investimenti in città, anche se fatti con denaro sporco, sono da considerare positivi.

Ieri poi commentavo il primo rapporto sulla criminalità organizzata in Toscana, che ha evidenziato come a Prato aumentino i reati di corruzione. Questi rapporti e studi commissionati, non fanno altro che rafforzare ciò che vado dicendo da anni e non da ieri.

Anche gli ultimi episodi delittuosi rappresentano un segnale chiaro di una presenza di più organizzazioni delinquenziali all’interno della comunità cinese. Mi dispiace soltanto che ad occuparsi della sicurezza di Prato sia un sindaco con una competenza pari a zero. Come ho già scritto, è stato messo a guidare una Ferrari chi è andato solo in bici.

Prato, la terra promessa o la promessa di una terra? Di: Massimo Cecchi.

“… Fino a oggi la maggioranza della città è stata dalla parte che noi riteniamo giusta, giusta per la nostra cultura e per il nostro rispetto delle leggi, oggi Prato sta sempre più scivolando sul piano sbagliato, sul piano della illegalità diffusa, del degrado urbano della totale mancanza di rispetto verso i nostri usi e costumi…” M.Cecchi

I CINESI QUESTI CONOSCIUTI.

Prato-Ci troviamo a vivere in un città che viaggia su due realtà diverse anche se tra loro cercano colleganza. Abbiamo la Prato che sta riacquistando uno spazio importante nella cultura, nel vivere un centro storico in modo più umano, che cerca spazi per poter crescere ulteriormente dal punto di vista turistico e non solo, una città che cerca di crescere anche per il  rispetto dovuto  a chi la abita e di chi la sente profondamente propria. Abbiamo poi una città, più nascosta, meno accessibile, ma certamente più perniciosa. E’ la città dei clandestini, delle aziende che rendono schiavi i loro operai, una città che piscia sui quei monumenti che non comprendono e che non vogliono comprendere, una città fatta di piccole e grandi violenze. Viene a mancare una cosa basilare fra le due città, un cuscinetto che ammortizzi le due realtà, non c’è, o di qua o di la. Fino a oggi la maggioranza della città è stata dalla parte che noi riteniamo giusta, giusta per la nostra cultura e per il nostro rispetto delle leggi, oggi Prato sta sempre più scivolando sul piano sbagliato, sul piano della illegalità diffusa, del degrado urbano della totale mancanza di rispetto verso i nostri usi e costumi. E’ la città più buia, quella che ogni giorno cresce sotto i nostri occhi e a cui ben poco possiamo fare per opporci. Siamo stati per anni la “Terra promessa” o forse solo la promessa di una terra, a tal motivo l’Italia e Prato sono stati assaliti da torme di extracomunitari che pensavano, speravano, di poter trovare qui la loro speranza di vita, una speranza che ben presto si sono accorti non esistere rendendoli, alla scoperta di ciò, ancor più cattivi di quanto in realtà possano essere. Si sono visti togliere il sogno, hanno visto scomparire la speranza e senza speranza non si vive. Allora l’abbrutimento totale, la sete di vendetta verso chi ha fatto creder loro che il viaggio fosse finito e invece non è nemmeno iniziato, e la loro sete di vendetta la saziano pisciando sui nostri muri, spaventandoci, riducendo i loro consimili a schiavi pur di raggiungere lo scopo della loro avventura, l’arricchimento. I cinesi, alcuni per lo meno, più organizzati anche culturalmente, sono riusciti, vessando, schiavizzando eludendo le leggi e tutto ciò che poteva essere eluso, a raggiungere l’arricchimento, ma non basta, dopo l’oro oggi vogliono il potere, e il nostro terreno, il terreno ben fertilizzato dalla sinistra, farà attecchire anche questo. Quando e se avranno il diritto di voto avranno anche il sindaco e non avranno bisogno di far campagne elettorali i “Capimafia” Che per la magistratura a Prato non esiste per legge, diranno il nome e i cinesi lo voteranno. E noi? Noi cittadini italiani e pratesi saremo nel frattempo sempre a disquisire se è meglio la sinistra o la destra, un Renzi o un Letta, troppo democratici per accorgerci che la democrazia sta per esserci sfilata dalle mani e quando accadrà sarà troppo tardi per intervenire.

Massimo Cecchi.

FAKE NEWS sull’INCENERITORE DI CASE PASSERINI Di: Mamme NO INCENERITORE

COMUNICATO STAMPA

Case Passerini – Un inceneritore da realizza a botte di propaganda

Come si inizia a mettere in discussione un’opera, inizia il balletto delle cifre che si dovrebbero pagare per l’ abbandono del progetto e inizia la gara a spararle più grosse. Questa scenetta era già andata in onda 1 anno e mezzo fa prima delle elezioni comunali a Sesto Fiorentino quando giorno dopo giorno la cifra aumentava. Era partito il direttore di Quadrifoglio con 10 milioni, poi il presidente Quadrifoglio e della partecipata Qthermo Giorgio Moretti con 20 milioni… ora tra 20 e 30 milioni.

Il costo “sparato” da Giorgio Moretti per l’abbandono dell’impianto viene imputato a non ben identificate penali che, con tutta probabilità, potrebbero essere invece le spese delle consulenze di progettazione.

Cifra davvero inquietante per la quale sarà opportuno che ne sia richiesto il rendiconto da parte di qualcuno dei comuni comproprietari di Quadrifoglio che è il socio di maggioranza della Società Qthermo.

Sarebbe interessante ad esempio sapere quanto è costata la progettazione a cura dello studio che faceva capo al rinomato architetto Gae Aulenti.

Vi è comunque un recente precedente per l’abbandono della ristrutturazione dell’impianto di incenerimento di Pontassieve, per cui è stato riconosciuto un indennizzo di “soli” 3 Milioni di Euro alla società proponente.

In attesa della decisione del Consiglio di stato, si deve ricordare che, in ogni caso, è nel potere della Regione Toscana quello di revocare le autorizzazioni se ritenga che l’interesse pubblico alla cancellazione dell’impianto prevalga sulla sua realizzazione. In tal caso la società può essere indennizzata per le spese già sostenute e non altro, nella misura in cui non abbia concorso alla errata valutazione dell’interesse pubblico.

Dal Piano Economico Finanziario di Qthermo non si evince infatti alcun beneficio in termini economici per i Comuni delle province di Firenze-Prato-Pistoia e quindi per i loro cittadini derivante dallo smaltimento nell’impianto di incenerimento di Firenze. Si prevede che il risparmio per gli utenti possa realizzarsi, forse, solo in una prospettiva di circa 15 anni.

Il costo dello smaltimento verrebbe “blindato” contrattualmente alla considerevole cifra di 164,5 Euro/tonnellata – oggi il costo più alto in Italia – cioè un salasso di circa 30 Milioni che i cittadini residenti dovrebbero dare ogni anno a QtHermo, indipendentemente che vi siano effettivamente rifiuti provinciali, regionali o extraregionali da bruciare (cosiddetti meccanismi del “vuoto per pieno” previsti nella convenzione tra Ato Toscana Centro-Quadrifoglio-Qthermo).

A questo si aggiunga il costo che tutti i cittadini italiani pagano nella bolletta dell’energia elettrica come contributo alle fonti rinnovabili a cui ‘incredibilmente’ ancora oggi possono accedere anche gli impianti di incenerimento. L’energia prodotta e immessa in rete dagli impianti viene considerata infatti ‘rinnovabile’ per un forfettario 50%, il che si traduce in altri Milioni di euro che i cittadini italiani verseranno ogni anno a Qthermo.

A questi costi si aggiungano ancora altri Milioni di Euro per tributi speciali, addizionali, compensazioni per disagi ambientali arrecati e per costi di trattamento e smaltimento che i Comuni – ovvero i cittadini – già pagano per il mancato raggiungimento del 65% di raccolta differenziata.

Ed è facilmente verificabile – dati ISPRA alla mano (www.catasto-rifiuti.isprambiente.it) – che nei Comuni dove è presente un inceneritore la raccolta differenziata rimane ben al di sotto del 65%.

Per non parlare dei costi in termini di salute che ogni impianto industriale inquinante aggiunge, aumentando il rischio di incidenza di malattie respiratorie, cardiovascolari e di tumori.

Alla Regione Toscana chiediamo pertanto la revisione del piano rifiuti con eliminazione del progetto dell’inceneritore di Firenze, la dismissione degli altri impianti di incenerimento e combustione in Toscana, l’avvio di politiche serie di riduzione e riciclo rifiuti con raccolta differenziata con porta a porta e tariffa puntuale (paghi in base a quanto rifiuto indifferenziato produci) e con l’incentivazione di impianti per recupero materiali, in modo da avviare a discarica sempre meno rifiuti e sempre meno pericolosi, fino a totale chiusura delle discariche con la riprogettazione di oggetti in materiali totalmente riciclabili. In Italia abbiamo esempi virtuosi con queste modalità di gestione rifiuti che sono eccellenze a livello mondiale, come il consorzio Contarina della provincia di Treviso, in cui il costo della gestione è pari a circa 100 euro/abitante/anno contro i circa 220 euro pagati in Toscana (da rapporto ISPRA 2017). Al governatore Enrico Rossie ai sindaci toscani (Dario Nardella in primis) diciamo: basta copiare!!!

Lo Stato “Sono me” Di: Perla Palloni

“… Rossi è solo un uomo che deve rispondere ai cittadini che amministra, e se questi pensano di esser male amministrati dovrebbe render loro conto..” P. Palloni

SUA MAESTA’ ROSSI.

Prato-Purtroppo la politica delle deleghe sta giungendo a un fallimento, è dura da digerire ma il fatto è questo. Una prima avvisaglia è stata l’affermazione del M5S alle ultime politiche, ma in fondo si tratta sempre e soltanto di politica rappresentativa. Ognuno di noi deve farsi parte diligente per quanto riguarda a propria città, nel rispetto della Costituzione, cosa che ultimamente ci sembra che i rappresentanti dei vari partiti politici si siano un po’ lasciati alle spalle. Chiariamo bene, non si tratta di una forma anarcoide ma una forma di partecipazione più diretta e rilevante dei cittadini alla vita della città, della Provincia e della Regione. Abbiamo sentito una volta Rossi affermare “ Il Presidente della Regione sono io e le scelte le faccio io”. Grosso errore, Rossi è solo un uomo che deve rispondere ai cittadini che amministra, e se questi pensano di esser male amministrati dovrebbe render loro conto. Oggi ciò non è possibile, impossibile accedere alle “Stanze” in cui si compiono spartizioni, accordi sopra le righe, e si finge di non vedere cosa accade sotto i propri occhi per poterne poi trarne un vantaggio o politico oppure di altro genere. Se Rossi, citiamo sempre lui per comodità ma altri ne potremmo citare, fosse stato l’Amministratore delegato della Fiat e fossero scomparsi 480 milioni di euro non pensate che la proprietà ne avrebbe reso conto a lui? Ebbene la proprietà siamo noi cittadini, non sono ne i partiti e neppure i politici tanto meno gli uomini che li rappresentano. In questo caso si dovrebbe prevedere che l’Italia fosse per lo meno posta agli arresti domiciliari per furto aggravato e continuato, truffa ai danni dei cittadini, dello Stato e anche evasione fiscale. E’ un fatto questo che a molti, a troppi, fa comodo che noi dimentichiamo, lo Stato siamo noi e non altri, chi vediamo in televisione e a cui a volte pendiamo dalle labbra, sono nostri dirigenti, o compiono al meglio il loro lavoro o devono esser licenziati senza se e senza ma. Non dobbiamo recarci dall’Assessore di turno con il cappello in mano e in ginocchio, è lui che deve aprirci, con gentilezza, la porta e offrirci anche il caffè, siamo i proprietari dell’azienda in visita e come tali dobbiamo esser trattati, con estrema deferenza e non come rompicoglioni. 

… E SE MARX AVESSE RAGIONE?!… Di: Gianfredo Ruggiero

Attualità del pensiero marxista

In foto: Immigrati in rivolta

Esercito industriale di riserva.

Fu questa l’espressione che Carl Marx utilizzò nella sua opera, “Il Capitale”, per indicare la funzione dei disoccupati nell’ambito delle dinamiche capitalistiche.

In sintesi, secondo il meccanismo regolatore della domanda e dell’offerta, una elevata disoccupazione tiene basso il costo della mano d’opera mentre, al contrario, la poca disponibilità di lavoratori ne fa aumentare il valore a scapito del profitto del capitale. Per questo motivo gli economisti liberali vedono la piena occupazione come il fumo degli occhi. Come considerano nemico giurato il cosiddetto “protezionismo”, che altro non è che il legittimo diritto di ogni nazione di difendere la propria economia minacciata dallo strapotere delle multinazionali gestite dalla finanza.

Carl Marx sostiene che per il capitale è di vitale importanza disporre di una massa di disoccupati la cui presenza sul mercato esercita una forte e costante pressione verso il basso delle condizioni di lavoro.

Un disoccupato che sente di avere poche possibilità di trovare una occupazione a causa della forte concorrenza interna e della bassa richiesta di mano d’opera è portato, per una pura questione di sopravvivenza (a meno che non è sostenuto economicamente dalla propria famiglia), ad accettare un lavoro a qualunque condizioni, anche le più sfavorevoli.

In pratica, grazie a questo esercito di riserva – una vera e propria manna per il capitale – i lavoratori sono sempre sotto scacco e viene bloccata sul nascere qualunque richieste di miglioramento salariale. Oltre ad avere a disposizione un serbatoio umano da utilizzare all’occorrenza.

Poiché, come evidenziò Henry Ford, gli operai sono anch’essi dei consumatori, è necessario bombardarli di pubblicità e stimolare sempre nuovi stili di vita che trasformino i bisogni futili in bisogni essenziali. In questo modo aumentano le vendite e crescono i profitti.

La via d’uscita, secondo Marx, sarebbe la “collettivizzazione dei mezzi di produzione e di scambio”. Affidare allo Stato la pianificazione dell’economia nazionale attraverso il controllo della produzione e della distribuzione dei beni permetterebbe di sottrarre al perverso meccanismo della domanda e dell’offerta i lavoratori e di retribuirli secondo “i loro bisogni e le loro necessità”. Su questo concetto torneremo.

All’epoca di Marx non esisteva il fenomeno della delocalizzazione industriale e l’immigrazione aveva tutt’altre caratteristiche, pertanto non ha potuto contemplare queste due variabili nella sua lucida analisi.

Tornando ai giorni nostri, il capitalismo ha nel frattempo cambiato la forma, ma non la sostanza. Per cui le considerazioni che valevano ai tempi di Marx valgono ancora oggi.

La convenienza del capitalismo a trasferire le attività produttive nei paesi a basso costo di mano d’opera e l’incoraggiamento all’immigrazione di massa esercitato dalla sinistra (che evidentemente non ha letto il Capitale e fa il gioco del capitalismo), sostenuta in questa dalla Chiesa di Bergoglio, svolgono la medesima funzione dell’esercito di riserva di marxiana memoria.

Prima dell’avvento della globalizzazione, la singola azienda operante nel mercato interno doveva confrontarsi con la sola concorrenza nazionale, oggi, a parte le aziende che operano nei settori cosiddetti di nicchia, deve lottare soprattutto con le multinazionali che possono contare su grandi numeri di produzione a basso costo. Per non farsi estromettere dal mercato è quindi obbligata a innovare continuamente metodi e strumenti di lavoro al fini di ridurre al minimo utilizzo di  mano  d’opera.

Il progresso tecnico consente oggi alle aziende di produrre lo stesso quantitativo di merci con un numero sempre minore di lavoratori salariati e con l’automazione di fare a meno dell’uomo sostituiti dalla tecnologia contribuendo, in tal modo, a mantenere alto il livello di disoccupazione.

L’avvento delle macchine (robot)  è stato presentato dai neo liberisti come un salutare strumento per alleviare la fatica degli operai e per consentire loro di lavorare di meno e dedicare il tempo risparmiato allo svago e all’istruzione. Quando invece l’obiettivo, mascherato da altruismo, è quello di sostituire l’uomo con la macchina e di espellere  quanti più operai possibile dal processo produttivo.

In sostanza: la delocalizzazione delle attività produttive, l’automazione dei processi industriali e l’immigrazione di massa sono i tre elementi indispensabili per mantenere alti i livelli di disoccupazione e basse le retribuzione e scoraggiare le rivendicazioni salariali.

A ciò si aggiunge un altro importante fattore, quello della crescita: per il capitalismo è di vitale importanza mantenere  alti i livelli di crescita del mercato, attraverso l’incremento illimitato dei consumi. A dispetto delle leggi della natura che pongono un limite alla crescita di qualunque essere  o cosa.

In aiuto al capitalismo, per indirizzate le persone sulla strada del consumismo, interviene involontariamente Gustav Le Bon, uno dei fondatori della “Psicologia sociale,” che con il suo libro “Psicologia delle folle” ha saputo ben interpretare il comportamento della massa, intesa come una

«grande quantità indistinta di persone che agisce in maniera uniforme»

Le Bon, nella sua opera, individua i caratteri peculiari e comuni delle masse e propone le tecniche adatte per guidarle e controllarle. Nata con finalità politiche a vantaggio dei dittatori, è stata poi mutuata dagli esperti di marketing in strumento utile per affinare le tecniche di vendita dei prodotti di largo consumo.

La manipolazione delle masse avviene attraverso semplici parole d’ordine e facili concetti ripetuti con ossessione del tipo: liberi di scegliere, comode rate mensili, benessere e comodità, sicurezza, tranquillità…associate a immagini di volti felici, bambini sorridenti che corrono liberi nei prati fioriti, donne entusiaste dei nuovi prodotti che puliscono la casa in un batter d’occhio, il profumo che rende irresistibili le donne e il deodorante che ti trasforma in macho.

In sostanza, sostiene Le Bon, il moderno dittatore, in questo caso le multinazionali, deve saper cogliere i desideri e le aspirazioni segrete della folla e proporsi come colui che è capace di realizzare tali aspirazioni.

L’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili, anzi impossibili sogni come “usa il prodotto x e vedrai che ti ricrescono i capelli, scompaiono le rughe e perdi peso in due settimane”,  quanto far credere alla massa di consumatori di essere capace di farlo. Nella storia, aggiunge Le Bon,

«l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà»

Infatti le masse ancora oggi non seguono i ragionamenti, ma si lasciano influenzare dalla bellezza delle cose e dai miracolosi risultati propagandati.

Per spingere ulteriormente le famiglie a spendere tutto quelle che faticosamente guadagnano intervengono le banche e le finanziarie le quali, attraverso il cosiddetto credito al consumo, agevolano il consumatore (nuova definizione dell’essere umano) nella sua dissennata opera di dissipazione delle sue risorse.

Questo obiettivo viene inoltre perseguito, come detto, dalla pubblicità martellante ed è sostenuto dal precoce invecchiamento dei prodotti (vedi computer e cellulari) e dalle mode che impongono di aggiornare continuamente il guardaroba o dalle offerte a basso costo che poi riempiono i cassonetti dei rifiuti.

Per sostenere l’aumento dei consumi è però necessario  incrementare la produzione e, nonostante la meccanizzazione dei cicli produttivi, attingere a nuova mano d’opera. Anche per sostituire i lavoratori prossimi alla pensione.

Il rischio paventato dal capitale – se il livello di disoccupazione dovesse abbassarsi oltre la soglia di guardia – è quello di dover offrire migliori condizioni di lavoro ai nuovi assunti, con il conseguente effetto domino su l’intera classe lavoratrice.  Ecco all’ora scendere in campo il secondo esercito di riserva rappresentato dai nuovi proletari: gli immigrati, non a caso definiti una risorsa.

Gli immigrati svolgono, loro malgrado, la funzione di mantenimento dell’alto livello di disoccupazione sostituendosi ai lavoratori italiani, divenuti nel frattempo, non più “competitivi”, soprattutto nelle mansioni a prevalenza manuale. Non a caso

l’occupazione cresce, ma la disoccupazione non diminuisce, e se diminuisce ciò avviene in misura minore rispetto all’incremento dell’occupazione

Tralasciamo poi gli aspetti collaterali, come l’insorgenza di sentimenti xenofobi, estranei alla nostra cultura, causati dalla gestione pasticciona e ideologica della cosiddetta accoglienza da parte dei governi e dell’interesse economico che ne deriva.

Che fare?

Direbbe Lenin. La risposta è uscire dalle perverse logiche del capitalismo e riportare il lavoro nella sua dimensione umana e rivalutarlo nella sua valenza sociale. 

Marx ci è stato di grande aiuto per comprendere il capitalismo. Adesso tocca a noi superarlo.

Gianfredo Ruggiero, Presidente Circolo Culturale Excalibur

 

Il NUOVO OSPEDALE DI PRATO e la IATTURA DELL’INTENSITA’ DI CURA Di: Simone MASI

“…capita che sei ricoverato e ti promettono l’intervento il giorno dopo. Peccato che un intervento di quasi routine sia ancora in attesa da 6 giorni, procastinato giorno dopo giorno a causa dei continui ricoveri, con il malcapitato che viene tenuto ogni giorno a digiuno perché ogni giorno potrebbe essere quello giusto…” S. Masi

Ospedale Santo Stefano – Una struttura con tante criticità

Il NOP, lo chiamo NOP, perché chiamarlo Santo Stefano mi sembra di bestemmiare un Santo, è stato costruito con i nostri soldi da un privato che incasserà ancora per tanti anni, tramite tutti i servizi che offre, dal parcheggio a pagamento, al coiffeur.
Fu progettato per offrire l’intensità di cura.
Cosa vuol dire? Vuol dire che se io mi faccio male, per esempio mi rompo un arto, mi operano subito, visto la brutta frattura e faccio la degenza necessaria post operatoria.
A Prato si fa diversamente e non per colpa dei medici, ma perché la struttura non è minimamente sufficiente a servire un bacino di 250000 persone.
Quindi capita che sei ricoverato e ti promettono l’intervento il giorno dopo. Peccato che un intervento di quasi routine sia ancora in attesa da 6 giorni, procastinato giorno dopo giorno a causa dei continui ricoveri, con il malcapitato che viene tenuto ogni giorno a digiuno perché ogni giorno potrebbe essere quello giusto. Nel frattempo, mente e corpo si debilitano, peggiorando una situazione delicata.
Alcuni, compreso me, avevano previsto anni fa anche questa situazione. Ma come sempre si lascia sempre tutto correre.


da: http://www.lanazione.it/

Ospedale, ecco le pagelle. Primo problema le liste d’attesa

Centro diritti malato: le criticità nel tradizionale report di ferragosto

Pubblicato il 
Il nuovo ospedale di Prato

Prato, 15 agosto 2016 – Liste d’attesa: ecco la principale criticità del Santo Stefano, nel tradizionale report di ferragosto del Centro per i diritti del malato. Il presidente Fabio Baldi stila anche quest’anno il suo decalogo sulla sanità pratese.

1) LISTE D’ATTESA. I tempi per effettuare visite mediche e accertamenti diagnostici continuano a essere troppo lunghi e non soddisfano…  Leggi articolo intero

PUBLIACQUA/ Il NUOVO “TRUCCHETTO” Di: Fabio Cintolesi

(Immagine da www.lineefuture.it)

C’è tempo fino al 30/11/2017 (dopodomani) per inviare a questo modulo a Publiacqua e dichiarare che siamo residenti all’indirizzo dell’utenza. In caso contrario, Publiacqua applicherà (retroattivamente dal 1° gennaio 2017) la tariffa per non residenti, con un congruo aumento annuale. Il documento, compilato e con allegata copia di un documento di identità, va inoltrato a Publiacqua nei seguenti canali:

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• Tramite posta all’indirizzo Via Villamagna, 90/c – 50126 Firenze

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Tramite PEC all’indirizzo [email protected]

• Tramite fax al numero 0556862451

Saluti a tutti

 

NUOVO AEROPORTO DI FIRENZE/“Fatti, non comunicati stampa” Di: Coordinamento Comitati della Piana

RISPOSTA DEI COMITATI A TOSCANA AEROPORTI

Un aereo sulla pista di Peretola

Prendiamo atto del goffo tentativo di Toscana Aeroporti (TA) di delegittimare le prescrizioni di VIA del DCC 0676/2003 LEGGI, adducendo motivazioni generiche e comunque errate.

Intanto, ci pare davvero singolare che il decreto del Presidente della Repubblica del 5.6.2012 che ha deciso, respingendolo, il ricorso straordinario proposto, nell’anno 2003, da Società Aeroporto di Firenze (AdF) sia stato conosciuto dall’Ente Gestore dello scalo fiorentino, soltanto in data 21.11.2017, posto che i decreti presidenziali vengono immediatamente trasmessi, dal Ministro competente, al legale della parte ricorrente. In ogni caso, non occorreva certo attendere l’esito di tale ricorso straordinario per ottemperare il decreto VIA 0676/2003, che -nonostante il suo gravame- restava medio tempore pienamente valido ed efficace. Toscana Aeroporti rimaneva dunque vincolata ad ottemperare tutte le prescrizioni del l’anzidetto decreto VIA, cosa che non ha  invece fatto.

Nel merito, poi, se il Piano Generale di Sviluppo dell’Aeroporto orizzonti 2005 – 2010 non fosse davvero mai stato portato in esecuzione, come asserito da TA, a fronte di quale autorizzazione è stato possibile trasferire gli hangar Meridiana, Polizia e Torre di Controllo ENAV, interventi tutti già realizzati ed espressamente citati a pagina 3 del Decreto 0676/2003?

La risposta (salvo documentate smentite, che attendiamo) ci pare scontata: dando esecuzione (per la parte che interessava a TA) a quel piano approvato con il predetto Decreto 0676/2003, ma con pesanti prescrizioni, rimaste (queste sì!) lettera morta.

In riferimento al Comunicato Stampa di ENAC, al quale riconosciamo il Ruolo di Ente Regolatore, seppur in conflitto di interesse (essendo nella fattispecie pure proponente la VIA attualmente in esame al Ministero dell’Ambiente), vorremmo sapere a fronte di quale autorizzazione e/o deroga l’aeroporto di Firenze opera oggi, con l’attuale flusso di passeggeri ed aeromobili, preso atto che il Piano di Sviluppo e la conseguente VIA 0676/2003, per espressa affermazione di TA, non sarebbero stati mai attuati.

In ogni caso, l’eventuale rinuncia (tutta da dimostrare) del proponente al Piano Generale di Sviluppo dell’Aeroporto orizzonti 2005 – 2010, non priverebbe di efficacia cogente il Decreto VIA 0676/2003 ed in particolare le relative prescrizioni (rimase inattuate) poste a tutela dell’ambiente e della salute e funzionali a rendere compatibile l’infrastruttura con tali indeclinabili valori, ciò a maggior ragione in considerazione dell’avvenuta (in tale arco temporale) sensibile implementazione del traffico aereo.

Partendo dal presupposto che Decreto VIA 0676/2003, alla luce anche delle precisazioni offerte sul relativo contenuto dal decreto presidenziale del 5.6.2012, sia ancor oggi pienamente valido ed efficace, si ritiene dunque, che, nell’esercizio delle rispettive competenze, TA debba ottemperare alle relative prescrizioni e ad esse debba adeguarsi anche ENAC, senza porsi al di sopra delle decisioni prese dagli organi preposti (Consiglio di Stato e Presidente della Repubblica).

Finché le prescrizioni di cui al Decreto VIA 0676/2003 non saranno puntualmente ottemperate, riteniamo che nessun altra VIA possa essere rilasciata, in ossequio al generale principio per cui una nuova autorizzazione non possa mai innestarsi su di una situazione di non piena conformità ai precedenti provvedimenti.

Infine, ci sia consentita un’evidenziazione “sulla sicurezza voli”: visto che il Decreto VIA 0676/2003, proprio in virtù dell’incidente occorso a Firenze nell’anno 1997, poneva specifiche prescrizioni finalizzate ad evitare il ripetersi di tali problematiche, viste anche le motivazioni rese dal Consiglio di Stato nel parere allegato al Decreto Presidenziale del 5.6.2012 e la successiva sentenza dello stesso Consiglio di Stato n. 5291/2013, l’ENAC non può affermare apoditticamente che la pista, senza ottemperare a tali prescrizioni (che prevedevano, fra l’altro, l’interramento dell’ultimo tratto dell’autostrada A11), sia sicura.

Ciò considerato anche il fatto che, dopo l’incidente del 1997, si sono verificati sulla pista altri due incidenti similari, fortunatamente senza conseguenze.

Da cittadini, considerate anche le numerose istanze di accesso agli atti protocollate presso i competenti enti e rimaste puntualmente inevase, vorremmo avere, in risposta, specifiche e documentate assicurazioni, e non semplici comunicati stampa.