Intervista a Marilena Garnier Di: Prato nel Mondo

Buonasera signora Garnier, avrei tante domande da farle, ma credo sia meglio lasciarle la parola: 

La domanda più frequente che mi viene posta da quando ho deciso di presentare la mia candidatura a sindaco di Prato è stata questa: “Ma chi te lo ha fatto fare?”
Molti si sono chiesti perché una donna nata nella val di Susa, con una ottima carriera professionale alle spalle, con una famiglia a cui pensare e che potrebbe ritenersi soddisfatta, si sia messa d’impegno per fare il sindaco. In una città come Prato piena di problemi, per giunta!
Semplicemente perché Prato è la mia città e perché questa città mi ha dato tanto. Perché per l’amore di questa città sono disposta ad affrontare nuove sfide e sono pronta a mettere a disposizione dei cittadini la mia onestà, la mia professionalità ma soprattutto la mia sensibilità femminile per dimostrare che una donna può essere la sindaca migliore di sempre.
A differenza di un uomo una donna con un incarico di responsabilità è soppesata in ogni sua mossa e in ogni sua decisione per dover dimostrare di essere superiore alla mediocrità assunta a regola comune perché quando sbaglia una donna l’errore viene evidenziato in maniera più grave.
Una donna che ambisce ad amministrare una città deve dimostrare tenacia nell’affrontare i problemi e soprattutto una non comune sensibilità nel risolverli. Ecco perché la mia prioritaria missione è quella di ascoltare la gente, le difficoltà di ogni giorno, i problemi che si sono accumulati in questa città dopo anni di malangestione: la mia porta è aperta a tutti !
Permettetemi di far notare che il confronto con gli altri candidati, tutti maschi, è inutile nella maggioranza dei casi perché ognuno affronta il ruolo con un proprio metodo oltre che a esserci diversità dei luoghi di frequentazione. Un candidato a sindaco donna è improbabile che frequenti abitualmente qualche bar del centro o la trasferta della squadra di calcio, ma sarà sicuramente più attenta ai problemi sociali, della famiglia, della scuola avendo più possibilità di interloquire con le mamme o con le signore che fanno la spesa al negozio e perfino con i pensionati, una categoria da sempre inascoltata da tutti.
Dalla mia esperienza personale posso dire che la dignità femminile e le pari opportunità siano traguardi difficili per atavici pregiudizi ancora duri a morire.
Per questo motivo le donne che come me accettano di mettersi in gioco presentandosi al mio fianco nelle liste dei candidati consiglieri sanno che dovranno andare fino in fondo, superando i pregiudizi e le difficoltà perché solo così, con la loro genuina potenzialità, potranno essere accettate per quel loro impegno di voler cambiare la nostra Prato.
Ritengo inoltre che non sia e non possa essere dignitoso per una donna essere relegata nelle “quote rosa” specialmente quando hanno dalla loro parte degli uomini, amici e colleghi di lista, che possono aiutarle ad attuare la loro ambizione di voler dare un nuovo corso politico alla nostra città.

Nuovo Aeroporto di Firenze/ Auspichiamo che la Procura apra gli occhi Di: Ass. VAS Onlus

“… Abbiamo appreso con preoccupazione quanto denunciato da parte della Rappresentanza Sindacale dell’ Arpat, che dimostra come non sia più possibile da parte dei Cittadini avere fiducia negli organi di controllo preposti alla verifica della tutela della salute, osannati furbescamente dalla Regione Toscana solo quando fa comodo e bistrattati in altre situazioni….” Ass. Vas Onlus

Un aereo sulla pista di Peretola/

Abbiamo appreso con preoccupazione quanto denunciato da parte della Rappresentanza Sindacale dell’ Arpat, che dimostra come non sia più possibile da parte dei Cittadini avere fiducia negli organi di controllo preposti alla verifica della tutela della salute, osannati furbescamente dalla Regione Toscana solo quando fa comodo e bistrattati in altre situazioni.

 Si parla apertamente di carenza di autonomia, di mezzi e personale, in special modo sull’autonomia, modus operandi messo in atto dalla Regione Toscana con la questione aeroporto, visto la delibera 1168/2015, a nostro avviso trasformava illegittimamente il parere negativo dei tecnici Regionali espresso con parere 110/2015, e susseguentemente anche con altri colpi “auto interpretativi” alle stesse regole che la Regione si è data.

 Si passa poi ad un Decreto VIA sulla base di 4 pareri da parte della Commissione Nazionale di VIA, concluso formalmente il 2/12/2016, poi riaggiustati su base retro attiva perché non erano graditi a qualcuno, con un Decreto Legislativo ad hoc che ha permesso tale revisione, procedimento che non conosce eguali in Italia, dal nostro punto di vista significa che c’è una attività di concerto fra i vari livelli amministrativo-istituzionali finalizzati alla realizzazione di opere ad ogni costo.

 In aggiunta ad un Decreto Dirigenziale (20/2017) che permette (unico caso in Italia) ad un Osservatorio di 11 persone ( alcune delle quali senza i requisiti professionali) di verificare l’attuazione delle prescrizioni del Decreto VIA, lavoro e competenza da sempre ( per legge 152/2006 e prassi consolidata) nelle more della Commissione Nazionale di VIA composta da oltre 50 qualificati membri, la stragrande maggioranza dei quali “Dirigenti”.

 Ma la cosa che inquieta di più è la seguente; un Funzionario (non dirigente) in una apposita riunione istruisce la Commissione Nazionale di VIA su come costituire l’Osservatorio  e quali compiti attribuire ( Protocollo 4423 di cui il Ministero nonostante la richiesta atti di tutti i verbali, tiene gelosamente nascosta),  documento citato che ritroviamo all’interno del Parere della Commissione, del Decreto VIA e del Decreto Direttoriale 20/2017.

Tale Prot. 4423 non è controfirmato dal Dirigente Responsabile, quindi se ne deduce che il Funzionario aveva piena autonomia ed il tacito avallo del Dirigente della Direzione Valutazioni Ambientali.

 Allora le domande e le preoccupazioni di cui vi facciamo partecipi sono ancora di più, Cari Sindaci e stimato Dott. Travaglio, visto anche quello che è appena successo in Umbria;

  • Aveva l’autorità ( e/o gli è stata conferita in modo indebito da qualcuno) un Funzionario per imporre queste regole alla CTVA, senza nessun avallo del proprio Dirigente, sostituendo i Comuni dissenzienti nell’ Osservatorio (ovvero Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio) e perché la CTVA le ha passivamente accettate ? oppure le ha subite ? senza neppure chiedere il ragionevole e scontato avallo del Dirigente superiore.?
  • Sulla base di quali regole e modalità un Funzionario (non dirigente) deve presiedere un organo facente funzioni di una Commissione Nazionale di VIA composta da 50 Commissari, molti dei quali Dirigenti ??
  • Perché il Dirigente che guarda caso nomina con Decreto Dirigenziale 20 proprio il funzionario che ha firmato il Prot. 4423 a presidente dell’Osservatorio con compiti da Commissione Nazionale di VIA, Decreta la nomina del Funzionario senza la necessaria verifica di legge da parte degli organi preposti, circa mancanza di incompatibilità e conflitti di interessi dello stesso funzionario??
  • Guarda caso lo stesso Funzionario che “ammette” per conto del Ministero dell’Ambiente che la stessa Direzione Valutazioni Ambientali ha occultato per ben 5 anni la notifica di un Decreto Decisorio Presidenziale, e questo senza che ne il suo Dirigente superiore, ne il Ministro e/o capo di Gabinetto ben edotti ed informati della questione, facciano nulla nei suoi confronti, anzi viene confermato a Presidente dell’Osservatorio, forse un premio ??
  • Lo stesso Funzionario Presidente dell’Osservatorio a cui abbiamo notificato la carenza istruttoria dell’avvenuta ottemperanza relativamente alle Aziende a Rischio rilevante Seveso TER, carenza istruttoria con richiesta di revisione parere da Parte dell’Università di Napoli e dell’Università di Pisa, visto ….. le dimenticanze contenute negli studi, ma alle quali nessuno ha risposto e/o obbiettato, ne gli estensori, ne il verificatore hanno voluto prenderne atto.
 

Se questo è il quadro conoscitivo a fronte dei documenti che ad oggi ci sono stati consegnati, ci domandiamo e vi domandiamo quale possa essere la funzione di ARPAT all’interno dell’ Osservatorio per l’aeroporto di Firenze, quale autonomia possa avere, visto che nel comunicato stampa di parla apertamente di difendere l’autonomia e l’esistenza di Arpat dalle “grinfie” della Regione che avrebbe il solo scopo, diminuendo i fondi, di “ indebolire l’Agenzia, vissuta come un fastidioso ostacolo alla realizzazione delle grandi opere (inutili e dannose) e farla diventare di fatto un dipartimento della Regione Toscana”

 Auspichiamo su questo che la Procura Fiorentina, apra finalmente gli occhi come quella Umbra, visto le innumerevoli carte da tempo depositate a comprova circostanziata degli esposti formulati.

 … ai posteri l’ardua sentenza, ma noi tanto per non sbagliare, la settimana scorsa abbiamo notificato l’ennesimo ricorso TAR contro il Ministero dell’Ambiente per le illegittimità procedurali perpetrate durante il procedimento di VIA, a cui questa volta, atti nascosti, omessi e/o elusi, si dovrà certamente rispondere.

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Ne vedremo di tutti i colori: di Bavastro

“Comitato bagnato, comitato fortunato” e a giudicare dalla pioggia di ieri il nostro Daniele Spada potrebbe ambire anche alla presidenza della Repubblica. Al di là di questo, il buffet offerto non era questa gran cosa e neppure l’entusiasmo degli astanti. Se il Belgiorno (ops!) si vede dal mattino, ecco perche ieri ha piovuto tutto il giorno. Molti i riciclati, molti i delusi dal sorriso forzato, tanti che hanno accettato il candidato sindaco del centrodestra a malavoglia e buttato giù questo boccone amaro. Lo slogan “riportare il sorriso” non è dei più azzeccati per le ragioni addotte prima però, a parte il grigiore di certi personaggi che pensavo fossero definitivamente usciti dalla porta rientrare dalla finestra dopo tanti anni, ho trovato il candidato in splendida forma e devo confessare che è ottima la scelta del colore: un fuxia da contrapporre all’arancio “pistoiese” di Biffoni. Qui si vede il genio di Filippo Boretti, architetto e braccio destro accompagnatorio di Spada, nonché di Luigi Salvioli che un fatto di fusto artistico non è secondo a nessuno. Sono loro, assieme a Daniele Spada e alla moglie Rita, i vincitori indiscussi della serata inaugurale del comitato. Quelli che hanno vinto contro tutti i pregiudizi negativi che fino all’altro ieri hanno accompagnato la scelta del candidato di centrodestra. Di fronte al comitato Spada di via Magnolfi, in un locale molto più grande, ci sono i radicali che dicono non abbiano spessore ma sono simpatici disponibili e hanno un buonissimo caffè. Dopo le ultime notizie politiche, dove quello litiga con quell’altro e dove si fanno carte false per sedersi su una poltroncina purché sia, adesso che i comitati elettorali sono stati quasi tutti inaugurati ci sarà da divertirsi perché ne vedremo veramente….di tutti i colori.
P.S. Intanto Biffoni continua a campare di rendita e a vendere borracce.

DANIELE SPADA, la VITTORIA può arrivare anche IN ALLUNGO Di: Stefano Pardi

LA SINISTRA E’ SICURAMENTE IN VANTAGGIO, MA OCCHIO A QUESTO A SPADA..

Sì, anch’io ho letto il sondaggio, lo confesso e non sono affatto stupito del risultato, Milone escluso. E’ fuori dubbio che in questi anni Aldo Milone abbia fatto un buon lavoro, prima come assessore e poi come consigliere di opposizione. L’unico che ha saputo sempre dimostrarsi di essere sempre sul pezzo e di saper ribattere colpo su colpo. Penso però che tra l’aver fatto un buon lavoro ed arrivare a prendere oltre 9000 voti, a Prato, con un lista civica, il passo sia davvero tanto lungo.

A destra, non mi stupisce il sorpasso di Fratelli d’Italia su Forza Italia, quest’ultima ormai ridotta ad oggetto imperscrutabile e degna di nota solo per l’aggiornamento del quotidiano elenco di fuoriusciti.

Servo poi fare cenno ad altri? Al Movimento Cinque Stelle, fresco di cambio al vertice, dopo la fuga a gambe levate del primo di un primo candidato sindaco, a guida si una lista di d’improbabili candidati consiglieri? Ad altre liste delle quali il pomeriggio del prossimo 27 maggio, nessuno ricorderà più il nome e con essi anche quelli che li avranno votati per sbaglio, sapendo anche di sbagliare?!…

Allora veniamo alle cose serie e di sostanza.

Vero, io credo, il vantaggio del centro sinistra, ed anche ampio. Ne sia prova, per chi abbia memoria delle precedente, la campagna elettorale alquanto sotto tono, vista la consapevolezza dell’assenza di validi e credibili antagonisti. Una scelta questa per altro condivisibile: profilo basso, più che basso, visto anche il sempre più crescente favore del pronostico. D’altra parte, perché animare una campagna elettorale già largamente vinta con un mese e mezzo d’anticipo, insinuando il dubbio che ciò in realtà non sia, come qualcuno abbia anche a pensare?

Occhio però a Daniele Spada. In tante cose posso essere cambiato, ma in questa no. Lo show-business della politica non mi piace e mi astengo dal partecipare a momenti come quello delle inaugurazioni delle sedi dei comitati elettorali. Ciò nonostante, come non so reggere la curiosità di dare sbirciatine ai sondaggi, allo stesso modo ho avuto modo di raccogliere le impressioni di ieri è andato il quei pochi metri di fondo in Via Magnolfi. Ho visto le foto e ascoltato i commenti e dico che non so chi stia seguendo la parte di comunicazione, ma devo dire che non si ha a che fare con un bischero. Chi si fosse aspettato il fare Berlusconiano con lo sfarzo ostentato in soloni tappezzati d’azzurro e di bandiere italiane, si sbaglia e di grosso. Uguale fa un grosso errore chi, da candidato leghista quale egli si propone di essere, immagina che ieri si sia celebrata una mini-Pontida pratese, con energumeni scesi dai monti in camicia verde, pronti a scendere in Bisenzio a riempire le loro ampolle, come ad essere sul fiume Po, che bagna le terra di Padania…

Niente di tutto ciò. Daniele Spada si è presentato, a detta di tutti, come un simpatico signore in giacca blu e cravatta fuxia, intento a parlare con i giornalisti  di colore, quale alternativa al grigiore dei cinque anni di governo di sinistra, patiti dalla città di Prato.

Un inizio di colore e sobrità, senza fragorsi proclami ed anatemi. Dai racconti, ho percepito una ritrovata speranza che solo fino a qualche  settimana fa era perduta. C’è simpatia e voglia di fare, senza strafare, straparlare o strapromettere. Si vive sulla Terra e si è capito, mettendo da parte qui sogni e tutta quella fantascienza che hanno allontanato la città da sè stessa. Avviandosi fino a non far uscire più nulla.

E se rimango anch’io convinto che la sinistra abbia anche davvero un largo vantaggio, attenzione quelli che partono dopo e piano, perchè la loro strategia è quella di vincere in allungo..

Addio GODENZIO Di: Cosimo Kurt Zecchi

“…A volte ti assentavi per lunghi periodi e ti vedevamo ricomparire nelle prime pagine della cronache delle città più disparate. Ora a Firenze, a fare i bisogni in piazza della stazione, ora a Roma dove le tue gesta scandalizzavano tutta Tor Pignattara…” C.K.Zecchi

Hai scritto pagine memorabili e chissà se ci abitueremo mai all’idea che davvero non ti vedremo più per le nostre strade. La tua presenza era molesta e oggettivamente indecorosa, ma ti volevamo bene, perchè noi pratesi siamo fatti così: si mormora un sacco, s’alza la voce, ma alla fine s’ha un cuore grande.

Eri a tratti osceno, eppure bellissimo. Facevi cose disgustose, eppure non ti si perdeva mai di vista. Eri cinese eppure ti avevamo accettato.

A volte ti assentavi per lunghi periodi e ti vedevamo ricomparire nelle prime pagine della cronache delle città più disparate. Ora a Firenze, a fare i bisogni in piazza della stazione, ora a Roma dove le tue gesta scandalizzavano tutta Tor Pignattara. E mentre leggevamo di queste tue gite fuori porta, accompagnate da cori di indignazione, ci veniva subito un sorriso beffardo – che ne sapete voi di Godenzio? – ma anche un sospiro di sollievo per non averti perso.

Come tu ci finissi in codeste città rimarrà sempre un mistero, come le tante storie che si inseguono circa i tuoi trascorsi e la tua vita.
Ci mancherai in fondo in fondo perchè eri diventato un personaggio del nostro quotidiano. E a Prato nulla conta più che il patrimonio di personaggi che animano le nostre storie collettive.

Adesso speriamo qualcuno si prenda cura di te. Perchè no, prima che un fenomeno da baraccone, per noi sei e rimarrai sempre un essere umano.

 

POVERI SI’, MA EDUCATI Di: Massimo Cecchi

…GODENZIO non piaceva. Evidentemente neanche alla sinistra. Per GODENZIO nessuno ha manifestato o è andato con le bandiere in piazza. Non serviva a nessuno e il suo modo di essere povero ed emarginato era di disturbo per molti: Il suo allontanamento è stato un bene per tutti…

GLI INVISIBILI SILENTI.

Prato-ma in realtà come deve essere un povero per essere considerato dalle istituzioni? Inanzi tutto ben educato nei confronti delle istituzioni, vengono tacciati di pazzia? Devono soprassedere, far finta di non intendere, insomma far da sordi. Non devono assolutamente parlare con parole meno che buone di coloro che fingono di aiutarli e che invece alle loro spalle si arricchiscono, non devono, mai, menzionare i ricatti che subiscono pena la perdita dell’abitazione di pochi metri quadri che magnanimamente il dirigente di turno ha offerto loro, nella più completa cecità di chi dovrebbe esercitare controllo, l’Assessore, che spesso ha cose ben più importanti da fare, ad esempio cercar di riproporre a Comune e Provincia una triangolazione, blasfema, a cui ho già assistito in un passato non troppo remoto. Il povero non deve far domande e neppure aspettare risposte, il Comune e le “Onlus” fanno già tanto per loro che in fondo non fanno altro che vivere alle spalle degli altri. La pena? La perdita della casa, quando questa c’è, l’allontanamento dai figli, se minori, spediti poi a ingrassare altre strutture gestite, spesso, da cooperative che non si limitano a sfruttare la povertà, si ingegnano a trarne il più alto guadagno possibile sfruttando i loro lavoratori. D’altra parte, a loro volta, le cooperative devono far fronte a spese, ungere ingranaggi, far mangiare i potentati che danno loro da vivere. Il povero deve essere estremamente guardingo, non deve, mai esternare, l’Assessore potrebbe patirne ma più di lui potrebbe patirne un ben collaudato “Sistema” Il povero non deve assolutamente intralciare il lavoro di questi nostri amministratori e dei loro lacchè. I poveri, il vero povero devono imparare, e in fretta, a non esistere, la pena? La perdita della loro ultima stima in se stessi. I poveri non possono fare denunce, gli avvocati poi costano e le amministrazioni pagano anche le spese legali ai loro dirigenti, a coloro che mantengono costantemente in vita il “flusso di denaro” Alla fine dei fatti il povero deve farsi piccolissimo, è povero e dunque inutile alla società. In fondo in fondo i poveri sono come le aragoste la parte più buona sono le braccia. Dunque il povero, quello vero, il professionista, deve aiutare con le sue forze l’amministrazione ma soprattutto deve rimanere in silenzio come in silenzio rimangono gli assessori che di loro dovrebbero occuparsi.

Massimo Cecchi, 26/06/2015

QUANDO SUI POVERI NON SI GUADAGNA Di:Giacomo Fiaschi

Prato. Forti con i deboli e deboli con i forti.

Foto da TV Prato

“… Godenzio, evidentemente, “non rendeva”…” G.Fiaschi

Si chiama Hu Li Xia, ma a Prato lo chiamavano Godenzio.

Ha problemi mentali ma non aveva mai fatto del male a nessuno.

In questo caso la parola “accogliere”, come sottolineato da un commento all’articolo, avrebbe trovato l’occasione giusta per non suonare un insulto all’intelligenza.

Ma non è stato così.

Due mesi fa è stato impacchettato e rispedito come un oggetto in Cina.

Con lui a quanto pare non è stato difficile.

Godenzio, infatti, non spacciava, non era al servizio dello sfruttamento della prostituzione, né del lavoro nero, né di qualche banda di mafiosi.

Al massimo poteva mostrare culo e genitali ai pratesi quando faceva il bagno nudo nella fontana del Bacchino, o quando stendeva i panni bagnati davanti al Duomo.

Per Godenzio niente accoglienza.

Nessuno fra amici, compagni, camerati e fratellincristo in politica è riuscito a dimostrate quella solidarietà, laica o cattolica o mussulmana o ebrea o zoroastriana che sia, tanto invocata dagli apostoli dell’accoglienza pronti ad “accogliere” e a stracciarsi le vesti e inscenare proteste per la chiusura dei porti, quando si tratta di migranti clandestini, irregolari ma “giusti”, conformi cioè a quello “standard” che ne certifica l’ammissibilità ad entrare e risiedere nel territorio italiano più d’un visto Schengen.

Eh già.

D’altra parte questa categoria per chi è nel business dell’accoglienza “rende più della droga”, come ammise qualche tempo fa un delinquente del settore.

Godenzio, evidentemente, “non rendeva”.

E forse è stato per questo che con lui il rimpatrio è stato possibile e così rapido.

Per quanto spesso tu l’abbia fatto, non hai mostrato il culo abbastanza, caro Godenzio, a tutti quegli amici, compagni, camerati e fratellincristo che dal pulpito politico predicano e invocano l’accoglienza per tutti ma non per te, e che ti hanno rispedito da dove eri arrivato.

I have a dream: vedere Prato e tutte le città d’Italia tapezzate di gigantografie con te che mostri il culo con scritto ben leggibile: “Grazie per l’accoglienza”.

 

L’ESERCITO DEL SELFIE Di: David Elmutter

 

Non sono certo un giovanissimo, anzi. Sono di quelli che a citazioni potrebbe ben attingere da quei favolosi anni ’60, dei quali la memoria mi arreca tanta nostalgia, un pò per la giovane età di allora ed un pò per il mondo che fu. Nonostante ciò, ho buona memoria di avere in tempi recenti ascolatato alla radio, una canzone che trattava il tema dell'”esercito del selfie”.

Non voglio passare per l’uomo attempato che si  perde nello snocciolare i vizi dei giovani e della gioventù del suo tempo e che, alla fine, altro non sarebbe che un’esercizio per dare sfogo a quell’invidia che i vecchi hanno nei confronti dei giovani, proprio per la giovinezza dei secondi, (…e qui mi viene in mente il vecchio personaggio di Mazzarò di Giovanni Verga…) .

Dico però che quello della pratica del selfie, mi distuburba alquanto quando diventa una questione di ordinario onanismo della classe politica del momento.

A farsi i Selfie abbiamo visto più volte il nostro sindaco Biffoni. L’abbiamo visto farsi i selfie di fronte alle gigantografie dei grandi progetti o le ruspe che avrebbero dovuto abbattere il vecchi Ospedale Misercordia e Dolce e che ancora è in piedi. Tant’è vero che verrebbe quasi da scrivere un pò l’equivalenza che il selfie sta al taglio del nastro, come i grandi progetti e le opere mai avviate, stanno alle cose fatte. Oppure il selfie sta alla masturbazione, come l’inaugurazione dell’opera sta all’amplesso.

Ora dopo cinque anni di giunta Biffoni e di selfie, progetti e incompiutezze, quelli che dovrebbero a questi contrapporsi nella prossima competizione elettorale, cosa fanno?!.. Ebbene, come prima cosa si fanno un bel selfie!…

E si comincia di nulla!… L’occasione è stata quella della conferenza stampa di sabato scorso, per la presentazione del Candidato Sindaco Daniele Spada e c’erano proprio tutti (…belli e brutti!..).

Smessi i panni degli sputazzatori compulsivi, tanto che solo fino a una settimana fa la discussione politica non appariva dissimile a quella della contesa di una femmina in un recinto di lama, adesso sono tutti sorridenti davanti alla camera di uno smartphone…

A mancare però è sempre lei: la soluzione di continutà. Effettivamente, a vedere le facce e a conoscere i trascorsi, per quale ragione un cittadino pratese dovrebbe votare per la coalizione dei lama del centrodestra?… Per cambiare?!… Cambiare cosa?!…

…ma per ora non importa… ..per ora facciamoci un selfie…

 

 

 

Le pecore e i leoni: di Michele Arcangelo Pezza

“…  È più importante tirare a campare che tirare le cuoia e certi personaggi l’hanno capito benissimo, tant’è che da decenni sono la massima espressione di quel gattopardismo raccontato magistralmente da Tomasi di Lampedusa. Ma sempre di animali si tratta! …” M.A. Pezza

“Le pecore si contano a maggio” ha detto il deputato Silli alla presentazione ufficiale di Daniele Spada come candidato sindaco di Lega Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ero anch’io alla presentazione al caffè delle Logge e non ho avuto bisogno di aspettare maggio per contare le pecore. Anzi, le capre. Perché la maggior parte di quelle persone che aveva d’intorno non vanno più in là di un belato nella vasta prateria della politica destrista pratese e anche oltre. Persone che fino all’altro ieri usavano il renzianismo “Spada chi?” si sono affrettati a salire sul carro principale speranzosi di qualche poltrona sedia strapuntino o al massimo un canapè per potersi distendere e tirare a campare. È più importante tirare a campare che tirare le cuoia e certi personaggi l’hanno capito benissimo, tant’è che da decenni sono la massima espressione di quel gattopardismo raccontato magistralmente da Tomasi di Lampedusa. Ma sempre di animali si tratta! Animali che hanno innato il senso di sopravvivenza, in questo caso politica, e a cui non interessa passare da carne da macello o da mungere purché la mangiatoia della fattoria sia piena. Forse il deputato Silli con il suo “le pecore si contano a maggio” perché da fine politico quale è non poteva certo dire che le pecore del centrodestra si sono contate fino a ora, dopo 5 anni di opposizione inesistente e dopo gli ultimi litigi per la scelta del candidato. Anche Spada, che non avrà spessore né carisma ma che non è un fesso, ha capito che il detto “meglio tirare a campare che tirare le cuoia” vale anche per le pecore e si è dunque affrettato a crearsi una propria lista “civica” che verosimilmente somiglierà a un allevamento di ovini buoni per la caciotta da sacrificare un po’ più in là della Pasqua. Cosa non si farebbe per una caciotta! La ricetta è semplissima: si prendono dei leoni, come quelli dello zoo che non vanno oltre a un ruggito per dare un piccolo brivido ai visitatori, e si travestono da pecore perché di questo la fattoria politica ha bisogno. Mi direte che così però la caciotta verrà schifo…. Certamente, tanto ve la dovrete mangiare voi che votate, mica loro che stanno sempre alla mangiatoia! Meditate gente, meditate.